Massime per Atto Ricercato: Deliberazione n. 30 del 16/03/2005

Deliberazione n. 30 del 16/03/2005 legge 109/94 Articoli 17, 21 - Codici 17.1, 21.4
La disposizione del disciplinare di gara di cui al punto 1. lett. A, che, nella parte relativa all’offerta tecnica, richiede la presenza in organico dei restauratori dei beni culturali, appare legittima nella misura in cui essa è intesa come richiesta attinente non ai requisiti di partecipazione ma ai criteri di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, e in tal senso sembra riguardare non tanto la presenza in organico del restauratore (che è già comprovata dall’attestato SOA), quanto piuttosto lo specifico curriculum di tale soggetto e quindi la sua competenza nelle particolari lavorazioni comprese nell’appalto in questione.La disposizione di cui all’art. 5 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 30, che al comma 3 prevede: “le stazioni appaltanti possono individuare, quale ulteriore requisito di partecipazione al procedimento di appalto, l’avvenuta esecuzione di lavori nello specifico settore cui si riferisce l’intervento, individuato in base alla tipologia dell’opera oggetto di appalto” è valida “fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1 e delle modificazioni di cui al comma 2” ossia, in sostanza, sino all’introduzione di modifiche ed integrazioni al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 attinenti il sistema di qualificazione delle ditte operanti sui beni tutelati. Ebbene il recente D.P.R. n. 93/2004 ha effettivamente introdotto rilevanti modifiche al D.P.R. n. 34/2000, tuttavia tali modifiche non riguardano la specifica materia della qualificazione nel settore dei beni culturali; pertanto deve ritenersi ancora vigente, alla data di pubblicazione del bando di gara in esame, l’anzidetta formulazione dell’art. 5, comma 3, del D.P.R. 34/2000. Ne consegue la legittimità della disposizione del disciplinare di gara di cui al punto 1. lett. B, che richiede la dimostrazione di aver eseguito, nel quinquennio antecedente la pubblicazione del bando di gara, almeno tre interventi ascrivibili alla Categoria OS2, ossia nello specifico settore cui si riferisce l’intervento in questione. Deve, tuttavia, osservarsi che la richiesta di dimostrare di aver eseguito almeno tre lavori di tipologia analoga a quello da appaltare, per un importo complessivo di 1.500.000 Euro, presenta alcuni profili di ambiguità in quanto: - la stessa è inserita tra i criteri di valutazione dell’esperienza lavorativa e capacità professionale del concorrente (cui è assegnato un punteggio complessivo di 25 punti) e non, come sarebbe coerente aspettarsi, quale requisito di partecipazione; - al contempo, è richiesta, a pena d’esclusione, l’attestazione dei suddetti lavori eseguiti, clausola di per sé incongruente con quanto sopra, ossia con la connotazione quale criterio di valutazione;- resta indeterminata quanta parte del suddetto punteggio di 25 punti è attribuita con riferimento al criterio di cui alla lett. A (curriculum del restauratore) e quanta al criterio di cui alla lett. B (lavori eseguiti dall’impresa).La previsione del disciplinare di gara che limita la documentazione disponibile per l’acquisto da parte dei concorrenti alle sole copie del capitolato speciale d’appalto e del piano di spesa, mentre tutti gli altri elaborati progettuali sono visionabili solo presso l’amministrazione, e stabilisce, altresì, che, nei venticinque giorni compresi tra la pubblicazione del bando e la consegna delle offerte, l’intero progetto a base di gara sia esibito ai richiedenti 2 giorni alla settimana per due ore, non appare idonea a garantire la piena conoscibilità del progetto esecutivo da parte dei concorrenti, necessaria alla produzione delle proposte migliorative richieste dal bando stesso.