Massime per Atto Ricercato: Deliberazione n. 43 del 13/06/2006

Deliberazione n. 43 del 13/06/2006 legge 109/94 Articoli 1, 17 - Codici 1.1, 17.3.3
Non sussiste la possibilità per le Amministrazioni appaltanti di rinegoziare con il soggetto prescelto come contraente alcune condizioni di esecuzione dei contratti aggiudicati in esito a procedure concorsuali. In particolare, va negata la possibilità di modificare l’oggetto del contratto di affidamento di un servizio o di una fornitura o della realizzazione di un’opera, perché vi è palese violazione delle regole di concorrenza e parità di condizioni tra i partecipanti alla gara e si è, pertanto, in presenza di illegittimo esercizio della funzione amministrativa, in palese contrasto con le norme in tema di procedure di evidenza pubblica (cfr.: Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 13 novembre 2002, n. 6281; Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 25 marzo 2003, n. 1544). Un siffatto modus operandi altera il contesto di rigore e di imparzialità entro cui, conformemente alla normativa generale e speciale di riferimento, necessariamente deve svolgersi la competizione e di cui resta unicamente garante proprio la stessa Amministrazione aggiudicatrice.Il conferimento di un ulteriore incarico professionale di progettazione di opere pubbliche, mediante affidamento diretto, c.d. “intuitu personae”, completamente svincolato da qualsiasi onere procedimentale, appare in contrasto con i principi di cui all’art. 1 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., ed in particolare con i principi di trasparenza, di correttezza e di libera concorrenza tra gli operatori, nonché in contrasto con l’art. 17, comma 10, della citata legge n. 109/94 e s.m. che, per l’affidamento di incarichi di importo pari o superiore alla soglia comunitaria, stabilisce l’applicazione della disciplina di cui al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, ossia l’affidamento effettuato sulla base di un procedimento di evidenza pubblica.