Massime per Atto Ricercato: Deliberazione n. 59 del 27/07/2006

Deliberazione n. 59 del 27/07/2006 d.lgs 163/06 Articoli 10 - Codici 10.1
Come previsto dall’Autorità nella deliberazione n. 273bis del 19 luglio 2001, “l’articolo 7, comma 5, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., laddove stabilisce una specifica disciplina in caso di particolare necessità dei Comuni con popolazione inferiore a 3000 abitanti e per appalti di importo inferiore a 300.000,00 euro, va inteso nel senso che lo stato di necessità agisce quale presupposto per l’attribuzione delle competenze di Responsabile del Procedimento al responsabile dell’Ufficio Tecnico o della struttura corrispondente, individuando una doppia casistica da non intendersi necessariamente in senso cumulativo”. L’ipotesi, dunque, è eccezionale, in quanto negli altri casi, vale la regola generale per la quale il RUP deve essere un tecnico in possesso di titolo di studio adeguato alla natura dell’intervento da realizzare, abilitato all’esercizio della professione o, quando l’abilitazione non sia prevista dalla normativa vigente, è un funzionario con idonea professionalità e con anzianità di servizio in ruolo non inferiore a 5 anni. Mentre il riferimento “all’abilitazione all’esercizio della libera professione” sembra scaturire dal fatto che allo stesso Responsabile vengono attribuite dal regolamento tutte le funzioni dell’ingegnere capo, il riferimento alla “idonea professionalità” sembra riferirsi non solo al titolo di studio in possesso del funzionario (laurea/diploma) e/o alla figura professionale (architetto, ingegnere, geometra ecc.), bensì anche alla professionalità acquisita dal soggetto medesimo nel corso del tempo (deliberazione n. 141 del 28 luglio 2004).Nulla è previsto in relazione all’impossibilità che il dirigente dell’unità organizzativa o il responsabile dell’ufficio tecnico espleti contemporaneamente le funzioni di Responsabile del Procedimento, dal momento che ciò che legittima la titolarità della funzione di RUP è il possesso dei requisiti tecnico-professionali che la legge all’uopo prescrive. L’ordinamento non sembra, pertanto, escludere il conferimento del ruolo di RUP al dirigente dell’unità organizzativa o al responsabile dell’ufficio tecnico, qualora ciò sia giustificato dalla titolarità in capo a costoro delle capacità tecnico-professionali prescritte dalla legge. A conferma di ciò si sottolinea come l’ipotesi eccezionale prevista dall’art. 7, comma 5, del D.P.R. n. 554/1999, volta a sanare eventuali carenze di professionalità nei piccoli comuni, annovera tra i soggetti cui può conferirsi la funzione di RUP il responsabile dell’ufficio tecnico, il responsabile dell’unità organizzativa corrispondente all’ufficio tecnico e il responsabile del servizio al quale attiene il lavoro da realizzare, individuando cioè, all’interno dell’organico di un’amministrazione di piccole dimensioni, figure professionali che, seppure con minore qualificazione, potrebbero avere una competenza funzionale idonea a svolgere le funzioni di RUP. Occorre, peraltro, far osservare che l’espletamento delle funzioni proprie del RUP da parte di un soggetto che ricopra il ruolo decisionale più elevato nell’ambito di un’amministrazione appaltante, pur non essendo contemplata dalla legge quadro sui lavori pubblici alcuna ipotesi di incompatibilità specifica, è da ritenere quanto meno inopportuno, atteso che lo stesso ordinamento distingue tra responsabilità dell’intero programma e dei singoli interventi. In particolare, l’art. 7, comma 3, del Regolamento generale disciplina dettagliatamente i rapporti tra RUP e dirigente responsabile della programmazione triennale, al quale spetta anche di esercitare poteri di direttiva e di controllo in relazione alle segnalazioni (dovute dal RUP) riguardanti eventuali disfunzioni, impedimenti o ritardi nell’attuazione dell’intervento ovvero le principali fasi di svolgimento del processo attuativo.