Massime per Atto Ricercato: Deliberazione n. 105 del 24/11/2011 - rif. VISF/GE/11/13643

Deliberazione n. 105 del 24/11/2011 - rif. VISF/GE/11/13643 d.lgs 163/06 Articoli 1, 131 - Codici 1.1, 131.1
Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 contiene le disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili indistintamente a tutti i settori; l’art. 37 impone ai datori di lavoro l’obbligo di assicurare una formazione adeguata sia sul tema della sicurezza che su quello dei rischi specifici trattati nel testo normativo, ivi inclusi quelli propri dell’attività di costruzione. Come già evidenziato dalla Regione Sicilia, in base allo stesso articolo la durata, i contenuti minimi e le modalità della formazione dovevano essere definiti mediante accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottato, previa consultazione delle parti sociali, che però non è mai stato adottato. Per quanto qui interessa, si evidenzia anche che “la formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro”. In base all’art. 2 lett. ee) gli organismi paritetici sono “organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, quali sedi privilegiate per: la programmazione di attività formative e l'elaborazione e la raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti alla salute e alla sicurezza sul lavoro; l'assistenza alle imprese finalizzata all'attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento”. Tra le recenti modifiche apportate al testo dal d.lgs. 3 agosto 2009, n. 106, poi, ve ne sono alcune finalizzate a definire con maggiore compiutezza i compiti e le prerogative degli organismi paritetici, il cui ruolo è nel testo notevolmente valorizzato. In particolare, è stato inserito il comma 3-bis dell’art. 51 ove si prevede che “Gli organismi paritetici svolgono o promuovono attività di formazione, anche attraverso l’impiego dei fondi interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni, e dei fondi di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, nonché, su richiesta delle imprese, rilasciano una attestazione dello svolgimento delle attività e dei servizi di supporto al sistema delle imprese, tra cui l’asseverazione della adozione e della efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione della sicurezza di cui all’ articolo 30, della quale gli organi di vigilanza possono tener conto ai fini della programmazione delle proprie attività”. Inoltre, proprio per il settore edile, è stato inserito il comma 7-bis all’art. 37 ove si prevede che la formazione dei preposti (che rivestono un ruolo fondamentale in cantiere) in materia di salute e sicurezza deve essere favorita anche programmandola e realizzandola presso gli enti bilaterali o le casse edili e non solo nelle imprese. Il quadro normativo di riferimento è poi completato dall’allegato 21 al contratto collettivo nazionale dei lavoratori edili, con il quale si disciplina un unico sistema formativo nazionale paritetico di categoria che - come già chiarito - è strutturato in organismi territoriali denominati scuole edili, in organismi regionali, denominati Formedil regionali e nell’organismo nazionale di raccordo coordinamento e indirizzo, Formedil. Sia il Formedil nazionale che quelli regionali sono preposti al coordinamento, indirizzo e promozione delle attività formative anche quali forme privilegiate di accesso al settore. Come evidenziato dalla Regione, le parti contraenti hanno stabilito un meccanismo che - oltre all’obbligo di effettuare un corso di 16 ore di formazione alla sicurezza a favore dei lavoratori – prevede l’impegno delle imprese edili a comunicare l’assunzione di ogni operaio che acceda per la prima volta al settore alla Cassa Edile territoriale e soprattutto l’automatica convocazione dello stesso lavoratore da parte della Scuola Edile; in seguito al completamento del corso di formazione, è previsto che quest’ultima rilasci un attestato di partecipazione che il lavoratore dovrà consegnare all’impresa al momento dell’accesso in cantiere. Dalla ricognizione fin qui effettuata emerge con tutta evidenza che la legislazione nazionale attribuisce agli organismi paritetici di categoria un ruolo di primo piano nella formazione dei lavoratori che consiste in particolare nella promozione e nel coordinamento dei datori di lavoro che si accingono ad organizzare dei corsi per i propri dipendenti; al contempo, la legge contempla anche la possibilità che detti organismi svolgano direttamente attività di formazione; sembra, invece, da escludere l’interpretazione per cui gli organismi paritetici siano da considerare gli unici soggetti abilitati a svolgere servizi formativi, atteso che nessuna delle disposizioni richiamate prevede un’esclusiva in favore degli stessi. In ambito edile con l’allegato 21 del contratto collettivo di settore, le parti hanno disciplinato in concreto il ruolo del Formedil - preesistente sistema formativo nazionale paritetico - assegnando allo stesso funzioni di promozione, coordinamento e organizzazione di attività formative; le parti contraenti hanno anche assegnato al Formedil il compito di impartire la formazione a tutti i nuovi lavoratori e quello di fornirne la relativa certificazione; il che – secondo la Regione Sicilia – condurrebbe ad escludere che altri enti, in quanto privi delle medesime caratteristiche, possano ritenersi legittimati a svolgere attività formative. Questa ricostruzione determina un consistente vantaggio concorrenziale in favore del Formedil che di fatto beneficerebbe di un’esclusiva, pur in assenza di una previsione normativa in tal senso. Infatti, il sistema che attribuisce un ruolo preminente al Formedil è stato concepito nell’ambito della contrattazione collettiva di settore e non dalla legge. Al riguardo, viene in rilievo la questione che riguarda l’efficacia soggettiva dei contratti collettivi che certamente devono applicarsi anche a lavoratori non iscritti ad alcun sindacato o a datori di lavoro non iscritti ad associazioni di categoria, in forza di alcuni meccanismi quali il rinvio ai contratti previsto in norme di legge, ovvero l’etero integrazione del contratto individuale di lavoro operata dal giudice; deve, invece, dubitarsi della possibilità che clausole di un contratto collettivo, come quelle esaminate – che pure hanno un’efficacia obbligatoria nei riguardi delle parti contraenti - possano anche avere, quale effetto indiretto, quello di garantire ad un determinato organismo l’esclusiva nell’erogazione di un servizio nei riguardi della pubblica amministrazione; quest’ultima, infatti, è estranea alla contrattazione, oltre ad essere soggetta al rispetto della disciplina del codice dei contratti. Pertanto, pur dovendosi prendere atto della mancanza di quella regolamentazione integrativa prevista in materia di formazione che doveva essere concordata “in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, previa consultazione delle parti sociali”, nonché della esistenza di accordi tra le parti sindacali che attribuiscono al Formedil una funzione in parte diversa da quella delineata dal legislatore, si ritiene che la stazione appaltante nel caso in esame avrebbe dovuto adeguarsi solo alla disciplina di cui al d.lgs. 81/08, oltre che alle disposizioni del codice dei contratti. Infine, si ritiene opportuno evidenziare anche che le considerazioni sopra svolte valgono per tutti i casi nei quali una stazione appaltante che esegua delle opere in amministrazione diretta, debba avvalersi di prestatori di servizi esterni per assolvere, agli obblighi di formazione previsti dalla legge, per gli operai impiegati nei lavori. Tutto quanto sopra premesso si ritiene che l’allegato 21 del contratto collettivo del settore edile non può avere, quale effetto indiretto, quello di garantire ad un determinato organismo l’esclusiva nell’erogazione di un servizio nei riguardi della pubblica amministrazione e che, pertanto, la stazione appaltante, nel caso in esame, avrebbe dovuto adeguarsi solo alla disciplina di cui al d.lgs. 81/08, oltre che alle disposizioni del codice dei contratti.