Deliberazione  n.    39                                                                              Adunanza   del 17/09/08

 

R/390-01

Oggetto: Lavori   di realizzazione della Nuova Scuola Marescialli dei Carabinieri in località   Firenze Castello – Lotti “A” e “B”.  

Cod.   univoci:  - Lotto A  99200100506 ; - Lotto B  99200100505.        

Stazione   appaltante: Ministero Infrastrutture.

Riferimenti   normativi: art.341 della Legge 20.3.1865 n.2248, all. F; art.24, 30, 31 della legge   109/94.

 

Il   Consiglio

 

Vista la relazione della Direzione generale della   vigilanza lavori

 

Considerato in   fatto

 

L’Autorità è già precedentemente intervenuta   relativamente agli interventi indicati in oggetto; in particolare il Consiglio   si è pronunciato con deliberazioni n.235 del 6.6.2001 e n. 61 del 27.7.2006;   inoltre, nell’adunanza del 4.4.2006, ha formulato osservazioni, riportate alla   stazione appaltante con nota prot. 20156/06/ISP del   10.5.2006.

Con deliberazione n.235 del 6.6.2001, a seguito   di esposto dell’A.G.I. in data 15.3.2001, che segnalava alcune irregolarità   procedurali e l’incompletezza degli atti posti a base di gara, il   Consiglio:

       
  1. -                       riteneva giustificato il   rifiuto della stazione appaltante a fornire copia degli elaborati, stante la   segretazione dell’opera;
  2.    
  3. -                       rilevava che la visione della   documentazione era stata consentita ai concorrenti per un tempo sostanzialmente   congruo;
  4.    
  5. -                       rilevava che le lamentate   incongruenze erano state oggetto di esame da parte della stazione appaltante,   che aveva operato rettifiche ed integrazioni, senza però specificare se il   progetto, dopo le integrazioni, avesse i contenuti previsti dalle norme   vigenti;
  6.    
  7. -                       riteneva la pubblicazione del   bando in data 25.7.2000 e, pertanto, anteriormente alla entrata in vigore del   D.P.R. 554/99, non sufficiente ad escludere che sarebbe stato più opportuno   fornire in visone ai partecipanti anche il computo metrico   estimativo;
  8.    
  9. -                       accertava come la mancata   indicazione delle voci di prezzo, sulle quali presentare le giustificazioni   dell’offerta e pari nel loro complesso ad almeno il 75% dell’importo a base   d’asta, costituisse un’anomalia del procedimento, per l’inosservanza   dell’art.21, comma 1bis, della L.109/94;
  10.    
  11. -                       osservava che l’assunzione   dell’impegno di spesa per l’intero appalto in rate costanti per 15 anni a   partire dal 2000, comportante di fatto l’assunzione di oneri finanziari da parte   dell’aggiudicatario (prevedendosi di contro l’esecuzione dei lavori in 5 anni),    introduceva nell’appalto una variabile   non prevista dalle disposizioni vigenti, che avrebbe potuto essere causa di   contenzioso in sede di esecuzione, al punto da legittimare l’eccezione di   inadempimento ex art.1460 cod. civ., richiamato espressamente dall’art.26 della   legge quadro.

I lavori venivano comunque aggiudicati in data 28.9.2001   all’A.T.I. Baldassini-Tognozzi S.p.A. Costruzioni Generali – IRTI Lavori S.p.A.,   unica offerente, con il ribasso dello 0,12%.

Successivamente, nell’anno 2005, il Servizio Ispettivo,   rilevando dai dati presenti presso l’Osservatorio l’avvenuta la consegna dei   lavori del solo lotto A in data 22.3.2004, chiedeva informazioni alla stazione   appaltante, dalle quali emergeva che, per l’opera, erano stati stipulati due   contratti di appalto in data 8.10.2001:

       
  1. -                       lotto A : dell’importo   contrattuale di € 169.198.268,44   di cui €167.980.215,18 per lavori (al netto del ribasso dello 0,12%) ed   €1.218.053,26 per oneri della sicurezza;
  2.    
  3. -                       lotto B : dell’importo   contrattuale di € 21.018.436,95   di cui €20.773.119,72 per lavori (al netto del ribasso dello 0,12%) ed   €245.317,02 per oneri della sicurezza.

I termini stabiliti per l’esecuzione delle opere erano   rispettivamente di giorni 1825 per il lotto A e di giorni 1095 per il lotto   B.

Per quanto riguarda i pagamenti in acconto, l’art.4 dei   contratti rimandava all’art. 22 dei capitolati speciali d’appalto (parte   generale), che precisava come l’intervento fosse finanziato dal Ministero   dell’Interno, con assunzione dell’impegno di spesa per l’intero finanziamento in   15 anni a decorrere dall’anno finanziario 1999, con ratei annuali di L.   26.157.139.910 (€ 13.509.035,37).

Il pagamento degli acconti sarebbe dovuto avvenire,   pertanto, “fino alla concorrenza delle quote annue già maturate e quindi   disponibili”. “Esaurite le somme maturate, si provvederà differendo gli   ulteriori pagamenti dei lavori al 30 aprile degli esercizi finanziari successivi   e, comunque, non oltre l’esercizio finanziario 2013”.

I capitolati precisavano che gli eventuali oneri   finanziari si intendevano “compresi e remunerati nell’importo totale “a   corpo” dei lavori offerto dall’Impresa in esplicita deroga alle norme di legge e   di capitolato Generale”.

I contratti erano approvati presso il Ministero delle   Infrastrutture e dei Trasporti con D.D. 2121 e 2122 del 28.12.2001 (registrati   all’UCB il 27.2.2002); quindi erano approvati dal Ministero dell’Interno con   D.D. 47 e 48 del 7.3.2002, registrati alla Corte dei Conti il   16.7.2002.

In data 11.10.2001 la stazione appaltante consegnava   all’appaltatore le aree di sedime per le operazioni preliminari ai lavori   (misurazione, impianto cantiere, recinzione area, allacci alle utenze,   ecc.).  Prima di procedere alla consegna   dei lavori, emergeva, però, la necessità di bonifica da ordigni bellici   dell’area interessata.

Al riguardo, dagli elementi forniti, risultava che la   stazione appaltante aveva già effettuato una bonifica finalizzata all’esecuzione   delle indagini geognostiche; la ditta incaricata aveva rilasciato, in data   3.8.1998 e  27.11.1998, dichiarazioni di   garanzia per la profondità di 1,00 m dal piano di campagna, con   esclusione di piazzole bonificate in profondità (in totale 45 piazzole),   precisando che il terreno poteva essere interessato da ordigni inesplosi a   profondità superiore.

In data 20.3.2002 la stazione appaltante interessava   quindi nuovamente il Comando Regione Militare Centro, specificando di essere in   procinto di consegnare i lavori, che avrebbero comportato scavi alla profondità   di 4,00-5,00   m dal piano di campagna, oltre pali di   fondazione.

Con nota del 18.4.2002, il Comando Regione Militare   Centro – 5° Rep. Infrastrutture – Ufficio B.C.M. comunicava la necessità di una   ulteriore bonifica, in quanto quella precedentemente eseguita garantiva solo la   sicurezza delle attività di indagine geotecnica, senza interessare in modo   completo l’area.

Per la nuova bonifica veniva incaricata una ditta   specializzata, che rilasciava garanzie relative ad aree parziali in varie date   (fino al 16.5.2003); con verbale in data 5.2.2004 il predetto 5° Rep.   Infrastrutture – Ufficio B.C.M. constatava l’avvenuta bonifica concordemente   alle prescrizioni della Direzione Genio Militare di   Firenze.

La stazione appaltante, avute riconsegnate alcune aree   dalla ditta esecutrice della bonifica ordigni bellici, con nota del 25.11.2002   convocava l’appaltatore per una consegna parziale in data 6.12.2002; poiché   l’appaltatore non si presentava alla consegna, il direttore dei lavori, con nota   del 12.12.2002, provvedeva ad una seconda convocazione per la data del   19.12.2002, ma anche in tale occasione l’appaltatore non si   presentava.

Nel frattempo l’A.T.I., con nota del 26.11.2002 (appena   successiva alla prima convocazione), comunicava al Ministero di ritenere il   contratto risolto per inadempimento della stazione appaltante o, in subordine,   per sopravvenuta onerosità della prestazione.

L’istanza veniva respinta dal Ministero con nota del   3.12.2002.

L’A.T.I., quindi, notificava al Ministero istanza di   arbitrato in data 23.12.2002, chiedendo al collegio arbitrale di riconoscere la   nullità dei contratti per inadempimento della stazione appaltante ai sensi   dell’art. 1453 c.c., nonché in via subordinata ai sensi dell’art. 1418 c.c., per   avere il Ministero posto in gara un progetto privo delle indagini ed   autorizzazioni prescritte dalla normativa vigente, ovvero di ritenere, in via   ancora subordinata, gli stessi contratti risolti per eccessiva onerosità   sopravvenuta della prestazione, ai sensi dell’art.1467   c.c.

Con la stessa istanza chiedeva il riconoscimento delle   somme di €19.021.670,00 per mancato utile e € 492.000,00 per prestazioni   eseguite e spese sostenute (oltre rivalutazione ed   interessi).

Il Ministero chiedeva parere all’Avvocatura dello Stato   circa la possibilità di risolvere transattivamente il contenzioso insorto e, a   seguito di detto parere, perveniva ad un atto transattivo con l’appaltatore in   data 30.1.2003, con il quale gli riconosceva la somma di € 12.650.000,00, che teneva conto   dell’adeguamento del prezzo dell’appalto, della rivalutazione monetaria e degli   interessi sulla tardata percezione dell’utile, sulla base di criteri individuati   da una relazione a firma del Direttore Generale per l’Edilizia Statale e per gli   Interventi Speciali, accompagnata da valutazioni del Responsabile del   procedimento.

Venivano, inoltre, rideterminate (riducendole) le somme   minime per l’emissione di stati d’avanzamento.

L’atto era approvato con D.D. del   4.2.2004.

Stante il fallimento della IRTI lavori S.p.A., rimaneva   quale unica impresa esecutrice la capogruppo Baldassini-Tognozzi S.p.A.   (attualmente Baldassini – Tognozzi – Pontello S.p.A.).

Ulteriori criticità sono emerse in sede di esecuzione   dei lavori.

Già in data 2.4.2004 (10 giorni dopo la consegna)   l’impresa evidenziava la necessità di adeguare il progetto alla vigente   normativa sismica, portando il valore del coefficiente di protezione sismica a   1,4 in   luogo del valore 1 previsto dal progetto; l’amministrazione replicava che,   trattandosi di un complesso polifunzionale destinato prevalentemente ad attività   didattica, sportiva, direzionale e alloggi di servizio, era da ritenersi   corretto il valore del progetto.

Ne derivava un nuovo contenzioso, nel quale l’impresa,   oltre a ribadire la necessità di adeguamento, evidenziava presunte discordanze   tra progetto architettonico e strutturale.

Con ordine di servizio n.1 del 17.12.2004, il   Responsabile del procedimento, a seguito di contraddittorio tra le parti e   sentito il progettista delle strutture, disponeva la realizzazione dell’opera   come progettualmente prevista.

L’impresa disattendeva l’ordine di servizio proponendo,   di contro, la realizzazione dei pali di fondazione con tecnologia diversa,   nonché un nuovo cronoprogramma, che prevedeva tempi di esecuzione   rispettivamente di 5 e 3 anni per i lotti A e B; in data  17 e 21.2.2005 presentava alcuni elaborati   grafici riferiti alla proposta di una variante migliorativa, che   l’amministrazione riteneva, però, carenti ai fini di poter prendere in   considerazione detta proposta. L’impresa, quindi, in data 4.3.2005, dichiarava   di aver abbandonato l’ipotesi di variante dei pali, decidendo l’esecuzione degli   stessi come da progetto.

Nel permanere della situazione di contenzioso, la   stazione appaltante faceva rilevare all’impresa il forte ritardo con varie note   ed ordini di servizio; di contro l’impresa replicava con atto di diffida in data   4.7.2005, nel quale, tra l’altro, evidenziava una presunta disposizione di   sospensione dei lavori da parte dell’ARPAT (Agenzia Regionale Protezione   Ambiente Toscana).

La stazione appaltante, in data 28.7.2005 ed in data   4.8.2005, rispettivamente per il lotto B e per il lotto A, formulava due atti di   ingiunzione all’impresa perché procedesse alla realizzazione dell’opera come   previsto dal progetto, assegnando termini (15.10.2005) oltre i quali si   riservava di procedere all’esecuzione in danno dell’impresa stessa.

Agli atti di ingiunzione della stazione appaltante   l’impresa rispondeva con domanda di arbitrato (notificata il 3.10.2005   all’Avvocatura dello Stato ed il 4.10.2005 al Ministero delle Infrastrutture),   nella quale ribadiva l’esigenza di adeguamento del coefficiente di protezione   sismica, errori e manchevolezze progettuali, la inadeguata portanza di pali di   fondazione sottoposti a prove di carico in sito, effettuate dall’impresa in   adempimento alle prescrizioni del D.M. 11.3.1988, mancata attività preventiva di   verifica del sito dal punto di vista ambientale (da cui l’intervento   dell’ARPAT), mancata bonifica da ordigni bellici di una parte dell’area del   lotto B, precedentemente occupata da una strada comunale che era stato possibile   chiudere al traffico solo a seguito della realizzazione di un asse viario   alternativo.  

Stante la rilevanza delle circostanze segnalate, il   Dirigente Generale del Servizio Ispettivo dell’Autorità, convocava il R.U.P. ed   il Direttore Generale dell’Edilizia Statale e gli Interventi Speciali del   Ministero Infrastrutture e Trasporti per un’audizione presso la sede   dell’Autorità, al fine di acquisire informazioni e chiarimenti circa i   provvedimenti adottati e lo stato del procedimento; questi, nel corso   dell’audizione in data 21.2.2006, evidenziava di aver avviato, trascorso   inutilmente il termine assegnato, le attività per l’esecuzione in danno, ai   sensi dell’art.341 della Legge 20.3.1865 n.2248, all. F, di tutte le opere ad   oggi non realizzate (quasi l’intero appalto).  

Era stato nel contempo avviato il procedimento di   arbitrato. Il Ministro e l’impresa avevano infatti provveduto alla nomina del   proprio arbitro e le parti avevano convenuto sul nominativo del terzo arbitro.   Al riguardo, il predetto Direttore Generale evidenziava come i provvedimenti   dell’amministrazione relativi alla procedura arbitrale fossero avvenuti a   livello superiore della Direzione di propria competenza; quest’ultima aveva   invece avviato il procedimento di esecuzione in danno.

Precisava, inoltre, di aver sottoposto nuovamente il   progetto all’esame del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, che aveva   ritenuto lo stesso pienamente eseguibile.

In coerenza con il provvedimento di esecuzione in danno   la Direzione stava procedendo    all’affidamento dei lavori mediante procedura negoziata, per la quale   erano state interessate tutte le imprese che, a suo tempo, avevano manifestato   interesse per l’appalto dei lavori.

Nonostante la contrarietà, manifestata dai Dirigenti   dell’Autorità presenti all’audizione, all’applicazione della procedura di   esecuzione in danno, con successiva nota acquisita al prot. dell’Autorità   n.11020 del 10.3.2006, la   Direzione per l’Edilizia Statale del Ministero trasmetteva la   documentazione, che confermava le informazioni fornite in sede di   audizione.

Infatti, il Direttore Generale dell’Edilizia Statale e   gli Interventi Speciali del Ministero Infrastrutture e Trasporti, con decreti n.   B3/0/386 del 3.11.2005 e B3/0/421 del 16.11.2005 aveva disposto la conclusione   dei procedimenti di esecuzione in danno dell’appaltatore delle attività   contrattuali riferite ad entrambi i lotti, ai sensi dell’art.341 della legge   20.3.1865 n.2248.

Evidenziando come l’opera, in base al decreto del   Ministro della Difesa del 26.3.1998, rientrava tra quelle da realizzarsi con   “speciali misure di segretezza” di cui all’art.33 della legge 109/94 e s.m.i.,   aveva, quindi, proceduto ad avviare la trattativa privata previa gara informale,   interpellando, con nota in data 14.12.2005, le ditte che in occasione del primo   appalto avevano manifestato interesse (ma non avevano poi presentato offerta).

Con successiva nota del 24.1.2006 era stata richiesta a   dette imprese la documentazione od autocertificazione dei requisiti necessari a   partecipare alla procedura negoziata.

Nel contempo, in relazione alla domanda di arbitrato,   con successiva memoria del 16.1.2006, l’appaltatore aveva quantificato la   richiesta di risarcimento in €41.428.785,52.

La Direzione dell’Edilizia Statale e gli Interventi Speciali del   Ministero Infrastrutture e Trasporti, pur procedendo parallelamente con   l’esecuzione in danno, forniva controdeduzioni alle contestazioni   dell’appaltatore, dopo aver acquisito il parere del Consiglio Superiore dei   lavori pubblici – Assemblea Generale in data 10.2.2006:

Sostanzialmente controdeduceva   che:

       
  1. -                       l’Amministrazione aveva   ritenuto di non dover attribuire all’opera i requisiti di struttura operativa ai   fini della protezione civile, trattandosi di un complesso   didattico-addestrativo-alloggiativo;
  2.    
  3. -                       le ulteriori presunte   manchevolezze del progetto erano in realtà elementi di dettaglio, tali da non   compromettere l’eseguibilità dell’opera e risolvibili nell’ambito dell’autonomia   della Direzione dei lavori;
  4.    
  5. -                       la campagna di prove di   carico su pali eseguita dall’impresa non appariva esaustiva ed i risultati   comunque ottenuti non mettevano in discussione l’eseguibilità   dell’opera;
  6.    
  7. -                       la presunta mancata attività   di verifica del sito dal punto di vista ambientale risultava superata dalla nota   del Comune di Firenze in data 10.6.2005, in esito alle indagini svolte con   l’ARPAT;
  8.    
  9. -                       l’area ancora da sottoporre a   bonifica bellica costituiva circa il 2% dell’intero terreno di sedime, per cui   la relativa contestazione appariva strumentale.

Il Consiglio dell’Autorità, a seguito di esame di quanto   comunicato dalla stazione appaltante nell’adunanza del 4.4.2006, disponeva di   contestare alcune circostanze alla stazione appaltante, chiedendo alla stessa di   comunicare i provvedimenti adottati a seguito di tali contestazioni. Con nota   dell’Autorità prot. 20156/06/ISP del   10.5.2006 -   esclusa ogni valutazione di merito circa il contenzioso tra stazione appaltante   ed appaltatore -  in particolare era evidenziata la criticità   che derivava dalla contemporanea adesione ed avvio, da parte di soggetti   differenti della stessa amministrazione (Ministro e Direzione Generale), di due   diversi procedimenti (arbitrato ed esecuzione in danno), constatando come un   lodo arbitrale che avesse eventualmente riconosciuto le contestazioni più   rilevanti dell’appaltatore avrebbe delegittimato di fatto il procedimento di   esecuzione in danno avviato.

Relativamente a quest’ultimo procedimento, la nota   evidenziava come l’articolo 341 della L.2248/1865, facesse riferimento alle   opere necessarie per “assicurare il compimento nel tempo prefisso dal   contratto”, ovvero ad interventi di completamento, tali da potersi eseguire   “d’ufficio, in economia o per cottimi”; il riferimento a “tutte le   opere, o parte soltanto delle medesime” non poteva ritenersi sancire, come   indicato dalla stazione appaltante, la possibilità di esecuzione in danno di un   intero appalto, di notevole  entità, le   cui attività erano di fatto appena intraprese.

Si osservava come, nel caso di gravi comportamenti   omissivi dell’appaltatore – tra i quali sicuramente si possono annoverare i   ritardi di notevole consistenza, l’omesso impiego di attrezzature adeguate,   ecc.-, la disposizione della L.2248/1865 cui fare riferimento fosse l’art.340,   che prevede la rescissione in danno del contratto ed il successivo riappalto dei   lavori.

In sostanza, veniva evidenziato dall’Autorità alla   stazione appaltante, che il provvedimento invocato di esecuzione in danno, pur   sempre di natura coercitiva, si presentava quale strumento meno drastico della   rescissione in danno e, quindi, adeguato a situazioni in cui, pur mantenendo il   contratto con l’appaltatore, la stazione appaltante interveniva per assicurare   “il compimento nel tempo prefisso del contratto” a “maggiori spese   dell’impresa o sua sicurtà”; con esso, infatti, l’appaltatore veniva   estromesso dal cantiere e privato della gestione dei lavori (o di parte di   questi), senza, però, essere rimosso totalmente dall’appalto e mantenendo,   pertanto, il diritto di vigilare sullo svolgimento degli   stessi.

Nella esecuzione in danno la stazione appaltante si   sostituisce, quindi, in tutto o in parte all’appaltatore nella gestione del   cantiere, sopperendo alle carenze organizzative e tecniche di questi; tutto ciò   appariva inadeguato al caso in questione, ove, invece, la stazione appaltante   ricercava di fatto un nuovo appaltatore, cui affidare l’intero intervento, con   completa gestione del cantiere ed organizzazione delle relative   attività.

In relazione, poi, al fatto che si manteneva il rapporto   contrattuale con il precedente appaltatore, non poteva trascurarsi la   problematica conseguente alla presenza di questi, che, estromesso dalla gestione   del cantiere, sarebbe stato sicuramente pronto a contestare i lavori eseguiti da   altri, nonché ogni modifica apportata, a conforto delle contestazioni   precedentemente formulate.

Altre rilevanti questioni si evidenziavano, con la   medesima nota, per la procedura di affidamento dell’esecuzione in danno dei   lavori: al di là di valutazioni sulla legittimità della procedura negoziata, che   trovava giustificazione nella “segretazione” dell’opera, si osservava come la   stazione appaltante si fosse rivolta a soggetti già a suo tempo invitati al   primo appalto e che, all’epoca, non avevano presentato offerta; a meno di   diverse e più complesse motivazioni i soggetti interessati avevano, quindi, già   manifestato disinteresse per l’appalto.

Il Direttore dell’ Edilizia Statale, con nota assunta al   prot. 23701 del 31.5.2006, sosteneva la legittimità del procedimento di   esecuzione in danno attuato, ai sensi art.341 della Legge 20.3.1865 n.2248, all.   F, evidenziando come, a suo parere, non vi fosse dottrina univoca che affermi la   impossibilità di applicazione della norma (non abrogata) alla totalità delle   opere di un appalto, anche di notevole entità; ribadiva che la scelta del   procedimento di esecuzione in danno, in luogo della rescissione del contratto in   danno e del successivo riappalto delle opere, era motivata dal fatto che “la   rescissione avrebbe determinato il disimpegno della spesa con la conseguenza   contabile della caduta in economia ed impossibilità di riappaltare l’opera per   carenza della copertura finanziaria”.

Circa le osservazioni in relazione all’affidamento con   procedura negoziata, rappresentava che la procedura adottata trovava radice   nello stesso art.341 della Legge 20.3.1865 n.2248, all. F, secondo il quale   “l’esecuzione d’ufficio consegue alla ricerca di una Impresa di fiducia   dell’Amministrazione che esegua le opere non realizzate dall’appaltatore   inadempiente”.

Il Responsabile del Procedimento, dal canto suo, con   nota acquisita al prot. dell’Autorità n. 24278 del 18.5.2006, riferiva circa   l’esito della gara informale svoltasi per l’affidamento dell’esecuzione in danno   dei lavori e circa i successivi provvedimenti adottati.

Risultava che, a seguito di invito alla gara informale,   esteso ad 8 imprese, avevano presentato offerta tre concorrenti; la gara   informale, svoltasi in data 27.3.2006, individuava quale migliore offerta quella   dell’A.T.I. Grandi Lavori Ficonsit S.p.A. – Siemens S.p.A. – Pietro Cidonio   S.p.A. – Cofathec Servizi S.p.A., con il prezzo complessivo per i due lotti di €   228.990.000,00 (di cui € 1.154.723,80 per oneri di sicurezza), con aumento,   pertanto, di circa il 21% sull’importo a base d’asta di €   188.254.117,29.

Con decreto B3/0/268 del 27.3.2006 i lavori venivano,   quindi, aggiudicati provvisoriamente al predetto raggruppamento di imprese, al   quale era chiesto, al fine di procedere alla consegna dei lavori, di fornire   documentazione, nonché cauzioni definitive e polizze assicurative per danni di   esecuzione e responsabilità civile verso terzi.

La Fincosit S.p.A., dopo aver ottenuto proroghe dei termini, non aveva   consegnato le polizze, per cui la stazione appaltante aveva annullato   l’aggiudicazione a favore del raggruppamento della stessa ed aveva aggiudicato i   lavori all’A.T.I. Astaldi S.p.A. – Costruzioni Rosso geom. Francesco & Figli   S.p.A. – Carlo Gavazzi Impianti S.p.A. – S.I.R.I. S.p.A., seconda classificata   nella gara informale con l’importo offerto di € 261.466.109,92 (di cui €   1.154.723,80 per oneri di sicurezza), con aumento, pertanto, sull’importo a base   d’appalto, di circa il 39%. Quest’ultima accettava di migliorare l’offerta di   €200.000,00 ed, in data 4.5.2006, consegnava alla stazione appaltante   documentazione e cauzioni definitive.

Rispetto all’importo appaltato, l’aggiudicazione   comportava un aumento di €73.011.992,63.

Nel contempo perveniva all’Autorità, assunta al prot.   21512 del 18.5.2006, la nota dell’Impresa Baldassini - Tognozzi – Pontello (nei   confronti della quale la stazione appaltante aveva proceduto all’esecuzione in   danno) per segnalare l’illegittimità dell’imminente affidamento alla ditta   Astaldi, con un prezzo ben superiore a quello del contratto in essere,   sicuramente foriero di danno erariale.  

Inoltre, con nota pervenuta all’Autorità in data   29.5.2006 prot. 23245, la Procura Regionale della   Corte dei Conti trasmetteva, per opportuna conoscenza, alcuni esposti della   Baldassini Tognozzi –Pontello che, in relazione alla controversia insorta tra la   stessa ed il Ministero delle Infrastrutture circa la eseguibilità del progetto   dei lavori in argomento, evidenziavano la pendenza del giudizio arbitrale,   ribadendo come il procedimento posto in essere dal Ministero avrebbe determinato   danni per il pubblico erario.

Con la stessa lettera la Procura della Corte dei Conti   trasmetteva anche due note pervenute alla stessa per conoscenza dal Ministero   Infrastrutture.

 Con la prima,   diretta al Presidente della Regione Toscana e all’Ufficio Regionale per la   tutela del territorio di Firenze, il Ministero contestava il parere, attinente   alla questione più rilevante del contenzioso (coefficiente di protezione sismica   da applicare nel calcolo delle strutture), rilasciato dal suddetto Ufficio   Regionale su istanza di professionisti, i quali, pur senza precisare di far   riferimento alla Nuova Scuola Marescialli dei Carabinieri di Firenze, avevano   richiamato puntualmente tutte le caratteristiche di detto intervento; il parere   era contestato in quanto difforme da quello rilasciato dal Consiglio Superiore   dei Lavori Pubblici, unico organo competente sulla   materia.

Il Ministero diffidava, inoltre, l’Ufficio Regionale per   la tutela del territorio di Firenze dall’esprimere parere su opere, oggetto di   contenzioso, di esclusiva competenza statale e chiedeva al Presidente della   Regione Toscana di diffidare, parimenti, detto Ufficio dal rilasciare pareri ed   interviste in ordine al contenzioso insorto relativamente all’intervento in   oggetto.

Con la seconda nota, diretta al Presidente della Regione   Toscana, il Ministero, prendendo atto di come l’Ufficio regionale avesse, benché   diffidato, rilasciato il parere a seguito di una riunione cui avevano   partecipato i consulenti di parte e d’ufficio del collegio arbitrale costituito   per dirimere la vertenza con la Baldassini Tognozzi -   Pontello, avvertiva di avere in corso una verifica della circostanza per   valutare l’opportunità di una denuncia alla Procura della Repubblica per abuso   d’ufficio.

Il Consiglio, prendeva atto della situazione di   criticità, nonché dell’assenza, da parte della stazione appaltante, di qualsiasi   provvedimento di conformazione alle precedenti osservazioni dell’Autorità e, con deliberazione n. 61 del 25.7.2006,   si esprimeva nel modo seguente, rilevando che:

       
  1. -                        la stazione appaltante aveva   proseguito nel procedimento di esecuzione in danno, ribadendo la correttezza   dello stesso, senza porre in atto alcun provvedimento conseguentemente alle   osservazioni formulate dall’Autorità;
  2.    
  3. -                        la procedura di gara   informale per l’affidamento dei lavori residui (costituenti pressoché l’intero   intervento) si era conclusa con l’aggiudicazione degli stessi all’A.T.I. Astaldi   S.p.A. (capogruppo) con un rilevante aumento rispetto all’importo posto a base   d’appalto (€73.011.992,63);
  4.    
  5. -                        le circostanze che avevano   caratterizzato lo svolgimento della gara informale – prima aggiudicazione   all’A.T.I. Fincosit con aumento di circa il 21% e successiva nuova   aggiudicazione all’A.T.I. Astaldi con aumento del 39% circa – evidenziavano   l’assenza di qualsiasi valutazione della congruità economica del progetto posto   in gara e delle offerte ricevute, tanto più necessaria in relazione al carattere   negoziato della procedura di affidamento;
  6.    
  7. -                        ove si ritenesse congruo   l’incremento del 39% sull’importo dei lavori a base d’asta, la somma destinata   agli oneri per la sicurezza sarebbe risultata, di contro, fortemente   sottostimata, con la conseguenza di un totale stravolgimento delle finalità   dell’art. 31 della legge 109/94;
  8.    
  9. -                        l’A.T.I. Fincosit S.p.A.   aveva potuto non prestare fede all’offerta formulata, lasciando il campo a   quella dell’A.T.I. Astaldi S.p.A. di importo ben superiore, in quanto la lettera   d’invito alla gara (punto 6) aveva espressamente previsto che, per la   partecipazione, non dovesse prestarsi alcuna cauzione provvisoria, in palese   contrasto con l’art.30, comma 1 della legge n.109/94;
  10.    
  11. -                        contestualmente era pendente   il giudizio arbitrale, avviato per iniziativa della Baldassini Tognozzi Pontello   e finalizzato a dichiarare legittima la risoluzione del contratto per colpa   della stazione appaltante, con conseguente risarcimento economico   all’appaltatore, che, qualora fosse stata accolta anche in parte le ragioni   dell’impresa, avrebbe determinato maggiori oneri per   l’amministrazione;
  12.    
  13. -                        allo stato non vi era   certezza di finanziamento dell’intera opera;
  14.    
  15. -                        le circostanze segnalate   dalla Procura Regionale della Corte dei Conti sembravano, infine, evidenziare un   contrasto tra le attività di organi istituzionali statali e regionali.

Stante le criticità di cui   sopra e valutata la rilevanza dell’opera, il Consiglio disponeva l’invio della   deliberazione al Direttore dell’Edilizia Statale del   Ministero delle Infrastrutture e al Responsabile del Procedimento per le   valutazioni di competenza ai fini del procedimento di   riesame.

Disponeva, inoltre, l’invio della deliberazione al   Ministro delle Infrastrutture, nonché all’Organo di controllo interno del   Ministero e alla Procura Regionale   della Corte dei Conti, per quanto di propria   competenza.

Nonostante gli interventi dell’Autorità, in ultimo con   la citata deliberazione n.61/2006, la stazione appaltante non riteneva di   adottare alcun provvedimento in autotutela.

Su richiesta della Direzione Vigilanza Lavori, il   Responsabile del procedimento, con nota acquisita al prot. n.26101/VILA in data   6.5.2008, ha segnalato che per il lotto A, ad opera dell’ATI Astaldi, sono state   completate tutte le fondazioni e sono in corso di realizzazione le strutture di   elevazione di alcuni edifici; per il lotto B sono state, invece, realizzate le   strutture di tutti i fabbricati e sono in corso di realizzazione le tamponature   degli stessi.

Per il lotto A, a tutto il 31.3.2008, risultavano emessi   2 SAL, dell’importo complessivo di € 23.603.149,30, mentre, per il lotto B, sono   stati emessi 3 SAL, a tutto il 31.1.2008, dell’importo complessivo di €   4.338.061,65.

Il R.P. ha evidenziato che non sono state redatte   perizie di variante, per cui, si desume, le strutture sono eseguite secondo il   progetto originario, che prevede un coefficiente di protezione sismica I=1 (e   non I=1,4, come invece sostenuto necessario dalla   Baldassini-Tognozzi-Pontello).

Al riguardo il Collegio Arbitrale si è pronunciato con   lodo definitivo in data 27.7.2007 sulle questioni oggetto di contenzioso tra   S.A. ed impresa Baldassini-Tognozzi-Pontello.

Dei diversi argomenti, oggetto della domanda di   arbitrato dell’Impresa, la questione relativa al coefficiente di protezione   sismica, da applicare per la verifica della struttura del complesso,  ha assunto carattere assorbente e per essa il   Collegio si è fatto carico di assumere determinazioni, sulla base delle   valutazioni dei CTU.

In particolare, ha osservato che, con parere prot.   11/2006 del 10.2.2006, il Consiglio Superiore LL.PP. ha ribadito come, al fine   di stabilire se la struttura in esame fosse o meno destinata ad ospitare “reparti operativi o solo allievi” (e   stabilire di conseguenza il livello di protezione sismica da adottare), fosse   necessario il pronunciamento del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri; ha   ritenuto, quindi,  che dovesse applicarsi   il coefficiente I=1, motivando il parere sulla base di una nota del Comando   Generale dell’Arma CC (prot. 3983/1247 del 29.11.2005), nota che, però, ha   rilevato il Collegio, è del tutto postuma alla vicenda contrattuale ormai   connotata da contenzioso.

Il Collegio richiama inoltre note del Comando Generale,   anche quasi coeve (21.7.2005), del tutto discordanti, che evidenziano come il   complesso sia destinato a soddisfare “anche pressanti fabbisogni di settore di   ulteriori Reparti dislocati nell’area, con inevitabili incidenze in tema di   efficienza operativa”.

Cita anche una nota del progettista (n.189 del   27.7.2005) che precisa che l’adozione del “coefficiente di importanza sismica I=1,4 è   la decisione corretta, a norma di legge, dopo l’emanazione dell’Ordinanza   Sismica [OPCM n.3274/2003] ed in previsione della pubblicazione del Testo Unico   delle N.T.” (anche se, al riguardo, il Collegio evidenzia come la richiamata   Ordinanza non incida sulla precedente classificazione del   coefficiente).

La CTU, riporta il Collegio, ha evidenziato, anche   (richiamando un precedente parere del Servizio Tecnico Centrale del Ministero   delle Infrastrutture) come ad alcuni edifici del complesso immobiliare in   questione, ove progettati singolarmente, si sarebbe dovuto comunque applicare un   coefficiente di protezione sismica >1 (ad esempio per scuole   I=1,2).

Inoltre, secondo il Collegio, sono da ritenersi decisivi   la dichiarazione del Ministero della Difesa del 2.2.1998, finalizzata alla   dichiarazione dell’opera di “difesa militare” e, quindi, all’esclusione della   stessa dalla disciplina del D.P.R. 383/1994 relativa ai procedimenti di   localizzazione delle opere di interesse statale, nonché il D.M. Difesa   26.3.1998, che ha dichiarato l’opera segreta nell’interesse della sicurezza   dello stato. Richiama, al riguardo, la sentenza della Corte Costituzionale n.150   del 18.3.1992, che evidenzia l’esigenza, per qualificare l’opera come “destinata   alla difesa militare”, di profili non solo riferiti alla natura   dell’amministrazione interessata dai lavori, ma anche alle caratteristiche   oggettive e alle finalità dell’opera.

In definitiva il coefficiente di protezione sismica si   sarebbe dovuto stabilire pari a I=1,4; anche ove attribuita la funzione di   scuola al complesso il coefficiente non sarebbe stato pari a 1.

Il Collegio ha pertanto ritenuto che dalla   documentazione versata in atti e dalla relazione dei CTU emergano l’errore   progettuale in cui è incorsa l’Amministrazione committente e la violazione da   parte del Ministero del dovere di cooperare all’obbligo di adempimento   dell’appaltatore.

Ha dichiarato, quindi, legittima l’intervenuta   risoluzione di diritto per colpa del Ministero dei due contratti, ed inefficaci   i provvedimenti di esecuzione in danno disposti da   quest’ultimo.

Ha riconosciuto all’appaltatore la somma, da   corrispondere da parte del Ministero, di:

       
  1. -                        €  17.093.599,80 per mancato   utile
  2.    
  3. -                        €   6.786.775,25  per spese generali improduttive fino alla   risoluzione contrattuale
  4.    
  5. -                        €   2.348.705,04  per spese generali improduttive dalla   risoluzione al verbale consistenza
  6.    
  7. -                        €   1.225.967,93  per mancato ammortamento   macchinari
  8.    
  9. -                        €   1.879.065,69  per impianto e disimpianto   cantiere
  10.    
  11. -                      €   5.075.948,05  per mancata   formazione dei requisiti

           € 34.410.061,76

 Rilevando, poi,   che con precedente transazione era stata corrisposta all’appaltatore la somma di   € 12.650.000,00, che, pur annessa prevalentemente alle esigenze di bonifica   ordigni bellici, è stata imputata anche a corrispettivo per la tardiva   percezione dell’utile di impresa e rideterminazione transattiva dell’ammontare   degli SAL, ha ritenuto di detrarre dall’importo sopra riconosciuto il 75% di   quanto corrisposto con la precedente transazione.

In definitiva ha riconosciuto all’appaltatore la somma   di  € 25.922.561,76 (di cui 23.253.741.73   con rivalutazione monetaria e interessi dal 3.10.2005 ed €2.668.820,03 con   rivalutazione monetaria e interessi dal 7.7.2006).

Sono stati, inoltre, valutati i lavori eseguiti in €   2.187.107,38 (oltre interessi legali e moratori).

Con nota del 3.10.2007 il Ministero delle Infrastrutture   ha chiesto all’Avvocatura dello Stato di intraprendere ogni azione utile alla   sospensione dell’efficacia e all’impugnazione del lodo arbitrale, rilevando il   sussistere dei presupposti del fumus boni   iuris e del grave ed irreparabile   danno, ove fosse eseguito il lodo.

L’Avvocatura dello Stato, con atto del 6.11.2007, ha   chiesto alla Corte d’Appello di Roma di sospendere, in via pregiudiziale,   l’esecutività dei lodi arbitrali parziale (sottoscritto in data 22.3.2007) e   definitivo (sottoscritto in data 27.7.2007), nonché, nel merito, il loro   annullamento.

Tra le motivazioni della richiesta di annullamento, si   rappresenta quale infondato l’assunto del Collegio, in quanto basato su un grave   difetto istruttorio: gli Arbitri (ed i propri CTU) avrebbero deciso in ordine al   coefficiente di protezione sismica dell’opera senza mai aver esaminato il   progetto strutturale (o altro elaborato progettuale), basandosi su rilievi di   ordine generale e apodittici (l’amministrazione richiama calcolazioni del   progettista, che evidenzierebbero una scarsa significatività del valore del   coefficiente di protezione sismica adottato, stante le caratteristiche delle   opere da realizzare ed il sistema di prefabbricazione   adottato).

Si evidenzia anche la differenza tra opere di difesa   militare e opere di importanza primaria ai fini della protezione civile (solo   quest’ultime da assoggettare a coefficiente di protezione sismica I=1,4), che   sarebbero state impropriamente assimilate dal Collegio.

E’, inoltre, ritenuto errato il calcolo del   corrispettivo per mancato utile, ove non si limita a considerare i 4/5 del   valore dell’appalto, bensì prende in considerazione ai fini del calcolo l’intero   importo contrattuale.

Infine, è valutato come assolutamente errato il   pronunciamento arbitrale ove riconosce corrispettivi in assenza dell’onere   probatorio, in particolare per quanto riguarda impianto e disimpianto cantiere e   costi del personale sulla base del dimensionamento teorico del cantiere, o per   il danno per mancata formazione dei requisiti.

L’Impresa Baldassini–Tognozzi–Pontello, con nota   acquisita al protocollo dell’Autorità n. 21945 del 15.4.2008, ha richiamato la   situazione di cui sopra ed il lodo arbitrale, evidenziando l’assoluta mancanza   di copertura economico/finanziaria dei lavori in danno della stessa Impresa,   attualmente in corso di esecuzione da parte dell’A.T.I. Astaldi S.p.A.   (capogruppo).

Inoltre ha segnalato che, successivamente al lodo, ha   inviato diffida al Ministro delle Infrastrutture e alla Direzione Generale   dell’Edilizia Statale ed Interventi Speciali, perché fosse disposta la   sospensione dei lavori in corso in virtù dell’affidamento in danno dichiarato   illegittimo, anche al fine di evitare la prosecuzione di lavori secondo progetti   dichiarati tecnicamente inidonei e, come tali, suscettibili di arrecare   ulteriore danno all’erario.

L’Impresa ha evidenziato di essersi dichiarata, con la   predetta diffida, disponibile ad un ultimo tentativo di accordo bonario, ma di   non aver ricevuto alcuna risposta dal Ministero. Ha segnalato, quindi, la   situazione all’Autorità, affinché assuma le determinazioni conseguenti in ordine   alla corretta ed utile prosecuzione  dei   lavori, con particolare riferimento alla prosecuzione di una procedura in danno   assolutamente illegittima, priva di copertura economica e volta alla   realizzazione di una struttura di interesse nazionale carente di requisiti di   idoneità sismica.

 

Ritenuto in   diritto

 

La stazione appaltante, come   già posto in evidenza con la richiamata deliberazione n.61 del 25.7.2006,  ha respinto tutte le osservazioni formulate   dall’Autorità, che, sostanzialmente, invitavano a procedure conformi alle   disposizioni normative attinenti al caso in questione e di maggiore tutela per   l’amministrazione, rispetto all’esecuzione in danno   dell’appaltatore.

Procedimento questo da   ritenersi non conforme rispetto alla corretta interpretazione della norma di   riferimento all’epoca vigente (art. 341 della Legge n. 2248/1865), che non   consentiva il completo riappalto di un’opera, come di fatto si è verificato, sia   passibile di determinare una carenza della copertura finanziaria, assicurata   solo nell’ipotesi della possibilità di piena rivalsa nei confronti   dell’appaltatore degli oneri derivanti dall’affidamento dell’esecuzione dei   lavori ad altra impresa.

Non è da sottovalutare, poi,   la già evidenziata criticità dell’affidamento dell’esecuzione dei lavori in   danno, attraverso una gara informale con modalità in tutta evidenza inadeguate,   come precisato nella citata deliberazione n. 61/2006  e richiamato nella precedente   trattazione.

Le procedure seguite, già   viziate a monte dall’improprio ricorso al procedimento di esecuzione in danno di   cui all’art. 341 della L.2248/1865, appaiono, infatti, del tutto contrarie a   principi di economicità, efficacia, trasparenza ed inidonee ad assicurare   un’adeguata concorrenza, ove si rivolgono ad un limitato gruppo di imprese, che   già nel primo appalto non avevano presentato offerta, benché invitate.

La stazione appaltante non   ha ritenuto di attuare eventuali provvedimenti in autotutela, che l’Autorità ha   chiesto di comunicare, nemmeno quando l’esito della gara informale per   l’affidamento dell’esecuzione in danno, a seguito delle vicende richiamate nella   precedente trattazione, ha fatto registrare un aumento rispetto all’importo a   base della procedura negoziata di  €   73.011.992,63, maggiore importo che la stazione appaltante ha ritenuto di   accettare senza alcuna valutazione di congruità dello   stesso.

Allo stato, ove non dovesse   essere accolta la richiesta avanzata dall’Avvocatura dello Stato di annullamento del lodo arbitrale, la   situazione, alla quale la stazione appaltante è pervenuta per effetto dei   provvedimenti assunti, sarebbe di estrema gravità:

       
  1. -                        si determinerebbe un danno   economico di elevatissima entità, stimabile, in via puramente indicativa, nel   seguente importo:

€     12.650.000,00    (prima transazione)

€   73.011.992,63    (maggiore costo lavori per effetto del   successivo

                                     affidamento)

€     25.922.561,76    (importo riconosciuto con l’arbitrato alla   B-T-P)

          €   111.584.554,39

          oltre ad interessi e   rivalutazione monetaria;

       
  1. -                        i   lavori in corso di esecuzione sarebbero privi di adeguata copertura   finanziaria;
  2.    
  3. -                        la struttura dei costruendi   edifici, secondo il lodo, non sarebbe calcolata in conformità alle norme   sismiche vigenti all’epoca dell’appalto, considerata la destinazione degli   stessi edifici, che potrebbero risultare, pertanto, strutturalmente non idonei a   svolgere la funzione cui sono destinati.

Dalle circostanze di cui   sopra emergono evidenti profili di responsabilità nei confronti dei responsabili   dell’amministrazione e del progettista delle strutture.

Riguardo alla conformità dei   costruendi edifici alle norme sismiche si evidenzia la particolare circostanza   per cui il Collegio arbitrale ha assunto posizione, sulla scorta della CTU,   circa il coefficiente di protezione sismica da assumere ai fini della verifica   strutturale dei costruendi edifici, ritenendo che il coefficiente corretto sia   I=1,4; tale posizione è stata assunta nonostante il Consiglio Superiore dei   lavori pubblici si sia espresso, in Assemblea Generale, con parere prot. 11/2006   del 10.2.2006, sostenendo, sulla base di una nota del Comando Generale dell’Arma   dei Carabinieri (del 29.11.2005) che precisava la destinazione degli immobili,   la conformità del progetto alle norme sismiche vigenti all’epoca dell’appalto,   e, quindi, corretta l’assunzione, in sede di progettazione, del coefficiente di   protezione sismica I=1.

In relazione a tale   circostanza, si osserva come il Consiglio Superiore dei lavori pubblici sia   l’organo istituzionalmente preposto all’esame e parere dei progetti di   competenza statale, di importo superiore a 25 milioni di euro; detto organismo è   anche istituzionalmente preposto ad esprimere parere sulle norme tecniche,   emanate dal Ministro dei lavori pubblici (oggi delle Infrastrutture e dei   Trasporti) ai sensi dell’art.21 della Legge n.1086/1971 (Norme per la disciplina   delle opere in conglomerato cementizio, normale e precompresso ed a struttura   metallica), nonché sulle norme tecniche, emanate dal Ministro dei lavori   pubblici, di concerto con il Ministro dell’Interno, ai sensi dell’art.1 della   Legge n.64/74 (Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per   le zone sismiche).

Tuttavia, gli Arbitri hanno   ritenuto che il parere del Consiglio Superiore “pur assolutamente autorevole per le   considerazioni generali espresse, non  è   decisivo al fine di definire la controversia, perché è motivato in punto di   fatto sulla base di una nota del Comando Generale del tutto postuma alla vicenda   contrattuale, emessa anzi quando la questione aveva da tempo assunto carattere   contenzioso ed era anzi iniziato da qualche settimana anche il presente   procedimento arbitrale” (pag. 69 del lodo).

 

In base a   quanto sopra considerato,

Il   Consiglio

       
  1. -    rileva come la stazione   appaltante abbia proseguito nel procedimento di esecuzione in danno, senza porre   in atto alcun provvedimento conseguente alle osservazioni formulate   dall’Autorità, che ponevano in evidenza la non riconducibilità del caso   specifico alle circostanze  di cui   all’art. 341 della Legge n.2248/1865;
  2.    
  3. -    rileva come la stazione   appaltante, abbia di fatto individuato un nuovo appaltatore, con modalità in   contrasto con i principi di economicità, efficacia e trasparenza e, nonostante   le osservazioni formulate al riguardo dall’Autorità, abbia confermato la   procedura seguita, procedendo ad aggiudicare l’esecuzione delle opere con un   ingente aumento rispetto all’importo posto a base della procedura   negoziata;
  4.    
  5. -    rileva come, nel merito del   contenzioso tra   stazione appaltante e appaltatore, il   Collegio Arbitrale si sia pronunciato con lodo definitivo in data 27.7.2007,   dichiarando legittima l’intervenuta risoluzione di diritto per colpa del   Ministero dei due contratti ed inefficaci i provvedimenti di esecuzione in danno   disposti da quest’ultimo, con conseguenti rilevanti somme da corrispondere da   parte dello stesso all’appaltatore;
  6.    
  7. -    rileva che, con lo stesso   lodo, il Collegio arbitrale ha ritenuto la struttura dei costruendi edifici non   calcolata in conformità alle norme sismiche;
  8.    
  9. -    per quanto sopra evidenzia   come, allo stato e ove non accolta la richiesta avanzata dall’Avvocatura dello Stato di annullamento del lodo arbitrale, si   appalesi un ingente danno per il pubblico erario, l’intervento in corso   risulterebbe privo di adeguata copertura finanziaria e le costruende opere   potrebbero risultare inidonee alla destinazione d’uso   prevista;
  10.    
  11. -    dispone l’invio   della presente   deliberazione al Direttore Generale dell’Edilizia Statale e Interventi Speciali   del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed al Responsabile del   Procedimento, per le valutazioni ed i   conseguenti provvedimenti di competenza, da comunicare entro il termine di 30   gg. dal ricevimento della stessa deliberazione;
  12.    
  13. -    dispone, inoltre, l’invio   della presente deliberazione alla Procura della Repubblica, alla competente   Procura Regionale della Corte dei   Conti, all’Organo di controllo interno del Ministero, per i profili di rispettiva   competenza;
  14.    
  15. -    incarica la Direzione   Vigilanza lavori di procedere nel monitoraggio dell’intervento e del contenzioso   in corso tra stazione appaltante ed appaltatore;
  16.    
  17. -    dispone, infine, di   segnalare la vicenda al Ministro delle Infrastrutture e dei   Trasporti.

 

          I Consiglieri Relatori                                   Il   Presidente

       Alessandro   Botto        Guido Moutier                         Luigi Giampaolino

 

 

 

 

 

 

 

 

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in   data  14 ottobre   2008

Il Segretario

                                                                                                                      Maria Esposito