11  luglio 2007

AG 6-07

Oggetto: richiesta di chiarimenti in  ordine all’applicazione dell’art. 1, comma 593, legge n. 296/2006 (Finanziaria  2007).

In  esito a quanto richiesto con vs. nota del 13 giugno 2007, si comunica che il  Consiglio dell’Autorità nell’adunanza del 11 luglio 2007 ha esaminato la  questione in oggetto ed ha approvato le seguenti considerazioni.

L’art.  1, comma 593, della legge finanziaria 2007 fissa un limite massimo per la  retribuzione dei dirigenti delle P.A. di cui all’art. 19, comma 6, del D.Lgs.  165/2001, dei consulenti, dei membri di commissioni e di collegi e dei titolari  di qualsivoglia incarico corrisposto dallo Stato, da enti pubblici o da società  a prevalente partecipazione pubblica non quotate in borsa.

La  disposizione in esame ha effettivamente creato numerosi dubbi interpretativi.

Al  fine di garantire una corretta interpretazione della disposizione, sono  intervenuti, in prima battuta, il Ministero per le Riforme e le Innovazioni  nella Pubblica Amministrazione con la direttiva n. 3 del 22 febbraio 2007 e,  successivamente, il Presidente del Consiglio dei Ministri con direttiva del 16  marzo 2007, registrata dalla Corte dei conti in data 14 giugno 2007.

Quest’ultimo  atto impartisce indirizzi interpretativi in relazione a tutti gli aspetti della  norma (ambito soggettivo, ambito oggettivo, limite della retribuzione, obblighi  di trasparenza e pubblicità, sanzione) con lo scopo di garantirne una  applicazione omogenea.

La  sezione dedicata all’individuazione dell’ambito oggettivo della noma chiarisce  numerosi aspetti, anche in riferimento al quesito posto.

Viene  infatti affermato che, quanto ai consulenti, il riferimento normativo deve  intendersi riferito alle consulenze caratterizzate da durata o continuità “che  si configurano come supporto all’attività corrente dell’amministrazione, per il  cui esercizio non si disponga delle necessarie risorse interne” ritenuto che la  ratio della disposizione sarebbe quella di contenere le spese di supporto di  carattere continuativo cui le amministrazioni non possono assolvere con le  risorse di personale proprie.

Vengono  quindi espressamente esclusi dall’ambito di applicazione della norma, oltre alle  prestazioni professionali affidate dall’Amministrazione in assenza di qualsiasi  attività discrezionale (ad esempio, patrocinio legale, incarichi di  progettazione, incarichi di collaudo), le prestazioni professionali aventi ad  oggetto prestazioni specifiche, disciplinate da contratti d’opera o d’opera  professionale, il cui importo è determinato dalle tariffe professionali o  dall’ordinaria contrattazione del mercato.

Circa  poi la figura dei “titolari di qualsivoglia incarico”, viene ribadito lo stesso  criterio interpretativo applicato ai consulenti e, pertanto, devono ritenersi  esclusi dall’ambito di applicazione della norma gli incarichi professionali con  contenuto ben specificato, frutto di professionalità non normalmente  disponibili da parte dei destinatari della disposizione, il cui compenso è  determinato in base a tariffe o è oggetto di libera contrattazione sul mercato.  In particolare, vengono ritenuti non rientranti nella nozione di “qualsivoglia  incarico” i contratti di servizio a società.

Sulla  scorta delle indicazioni fornite dalla direttiva, può ritenersi corretta  l’interpretazione secondo cui i servizi sopra e sottosoglia regolati e affidati  in conformità al D.Lgs. n. 163/2006 sono esclusi dall’ambito di applicazione  della norma in commento.

Si  tratta infatti di servizi, dal contenuto necessariamente specifico, il cui  corrispettivo viene determinato dalla libera contrattazione del mercato, come  richiesto dalla direttiva ai fini della non applicazione della norma, nell’ambito  di procedure ad evidenza pubblica che garantiscono, da una parte, che il prezzo  di aggiudicazione sia il miglior prezzo che il mercato può offrire (ovvero, il  prezzo più basso fermi i requisiti di qualità richiesti), e, dall’altra, la  trasparenza e la pubblicità che il Legislatore, con l’introduzione dell’obbligo  della pubblicazione sul sito web del nominativo del soggetto cui è stato  conferito un incarico e l’ammontare del compenso, ha dimostrato di voler  valorizzare. L’interpretazione in tal senso è rafforzata dall’ulteriore precisazione  che, comunque, la norma non si applica ai contratti di servizio affidati a  società.

Per  quanto riguarda le prestazioni professionali soggette a tariffa, si può  ritenere che non rientrino nell’ambito di applicazione della norma a condizione  che, come previsto nella direttiva, abbiano ad oggetto prestazioni esattamente  specificate e non siano caratterizzate da durata o continuità. In altre parole,  non deve trattarsi di prestazioni professionali svolte da risorse che si  configurino come supporto all’attività corrente dell’amministrazione.

Infine,  per quello che concerne in particolare i componenti dei collegi arbitrali, occorre  fare riferimento ad un ulteriore passaggio della direttiva nel quale i componenti  di commissione o di collegio vengono ritenuti, del pari dei dirigenti, come  soggetti legati da rapporti aventi tipicamente carattere continuativo e quindi,  implicitamente, rientranti nell’ambito di applicazione della norma. Si ritiene  che questa interpretazione debba essere di volta in volta valutata rispetto al  caso concreto. Nel caso di specie, ad esempio, i collegi arbitrali non sembrano  svolgere una attività continuativa ma vengono nominati per portare a termine un  incarico precisamente delineato sia rispetto all’oggetto che alle finalità. Si  ritiene, pertanto, che nel limite in cui i compensi del Presidente e dei  componenti dei collegi arbitrali sono determinati in base a tariffe  professionali, possono ritenersi esclusi dall’ambito di applicazione della  norma.