AG10-08

17 aprile 2008

In esito a quanto  rappresentato, si comunica che il Consiglio dell’Autorità nell’adunanza del  16-17 aprile 2008 ha approvato le seguenti considerazioni.
La problematica  relativa all’obbligo di iscrizione alle Casse edili sollevata dall’ANCE  sembrerebbe nascere da una interpretazione elaborata dalla stessa Associazione  della deliberazione n. 91/2007 di questa Autorità.
In detta deliberazione  l’Autorità ha ritenuto sussistere l’obbligo di versamento alla Cassa edile per  tutti gli aderenti al contratto collettivo del settore stesso e che le imprese  che eseguono appalti pubblici di lavori sono del pari obbligate a detta  iscrizione.
Il problema sollevato  dall’ANCE sostanzialmente ha riflessi su due aspetti fra loro collegati:

       
  • se cioè detto obbligo di iscrizione alle  Casse edili sorge per tutte le imprese che eseguono appalti pubblici di lavori  ovvero, nell’ambito di tale categoria, solo per quelle che applicano il CCNL  del settore edile;
  •    
  • se possono eseguire lavori edili le  imprese che applicano un differente CCNL, con ciò non essendo soggette  all’obbligo del versamento in questione.

La problematica sopra  riportata è direttamente collegata all’istituzione del DURC avvenuta con la  legge 266/2002 avente la finalità di semplificare l’attestazione di regolarità  contributiva da parte delle imprese partecipanti ad appalti pubblici. Il d.lgs.  251/2004, poi,  ha esteso l’obbligo del  DURC anche ai lavori edili privati.
Successivamente il  codice dei contratti all’art. 38 ha previsto come requisito generale per la  partecipazione alle gare di appalto la presentazione del detto documento di  regolarità contributiva.
L’obbligo della  presentazione del DURC, quindi, per quanto attiene agli appalti pubblici  riguarda tutti i settori ovvero lavori, servizi e forniture. Se, tuttavia, l’oggetto  dell’appalto riguarda lavori edili, il DURC verrà rilasciato dalla Cassa edile  competente per territorio. Chiaramente in detta evenienza il DURC attesterà la  correntezza contributiva anche relativamente ai versamenti a favore della Cassa  edile.
Dalla sintetica  ricostruzione sopra riferita, appare chiaro che l’obbligo di iscriversi alla  Cassa edile e, quindi, di effettuare i dovuti versamenti, vige solo ed  unicamente per i lavori riguardanti il settore dell’edilizia, ad esclusione  quindi di quelle imprese che svolgono attività che non rientrano propriamente  in detto settore.
E’ quanto peraltro si  evince con chiarezza dalla giurisprudenza in materia che, nel sancire l’obbligo  dei versamenti a favore delle Casse edili, fa comunque sempre riferimento al  settore dell’edilizia.
Per quanto riguarda il  secondo profilo, occorre evidenziare che l’art. 118 del Codice dei contratti ha  stabilito che l’impresa che opera negli appalti pubblici è tenuta ad osservare  integralmente il trattamento economico e normativo stabilito dai contratti  collettivi nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona  nella quale si eseguono le prestazioni. 
Inoltre, il Consiglio  di Stato (sent. n. 6320/2004), nel pronunciarsi su un ricorso contro la  sentenza n. 3547/2003 resa dal Tar Lombardia, ha statuito il medesimo principio  (l’appaltatore di opere pubbliche è tenuto ad osservare integralmente il  trattamento economico e normativo stabilito dai contratti collettivi nazionale  e territoriale in vigore per il settore e la zona nella quale si svolgono i  lavori) e ciò al fine di assicurare l’uniforme trattamento delle maestranze  nell’esecuzione di lavori oggetto di contratti pubblici e, quindi, anche la  parità di trattamento tra i concorrenti alla medesima gara. Il giudice  amministrativo ha sancito peraltro il divieto per le imprese operanti nel  settore dell’edilizia di giustificare i prezzi offerti invocando l’applicazione  di un differente CCNL.
Sulla medesima  questione si è anche pronunciato il Ministero del Lavoro con la circolare in  data 20 novembre 2007.
Quest’ultima infatti ha  evidenziato che in molti casi i certificati di regolarità contributiva vengono  rilasciati dagli Istituti INPS ed INAIL e non dalla Cassa edile, sulla base  della dichiarazione fornita dall’impresa di applicare un contratto diverso da  quello edile e quindi di non essere tenuta al versamento dei relativi oneri  contributivi.
Ciò anche nel caso di  imprese che invece applicano, se pur parzialmente, il CCNL del  settore edile.
Il Ministero del Lavoro  ha inteso al riguardo chiarire che ogni impresa, qualunque sia la sua  specializzazione edile, è tenuta al rispetto del contratto collettivo di lavoro  e di conseguenza all’iscrizione alla Cassa edile.
In linea generale,  sulla base di quanto sopra riportato, non sembrano porsi particolari difficoltà  interpretative nel caso in cui l’impresa eserciti una specifica attività edile  ed applichi di conseguenza il CCNL di settore.
Il problema, invece,  riguarda essenzialmente quelle imprese che esercitano più attività ricadenti  nell’ambito di applicazione di differenti CCNL.
In questi casi sembra  doversi far riferimento all’art. 2070 del cod. civ. ed alla giurisprudenza  formatasi al riguardo. La disposizione in questione stabilisce che, ai fini  dell’applicazione del contratto collettivo, la categoria professionale si  determina in base all’attività effettivamente esercitata  dall’imprenditore. Nel caso, tuttavia, che  l’imprenditore eserciti più attività autonome, per ciascuna delle stesse  trovano applicazione i corrispondenti CCNL.
Sul punto la Cassazione  civile (Sez. Lavoro- sent. N. 1083 del 11 febbraio 1983) ha stabilito che  allorchè lo stesso datore di lavoro eserciti  attività molteplici tra loro differenziate, sì da potersi considerare autonome  fra loro, si verifica il caso di una molteplicità di aziende distinte, facenti  capo ad un unico imprenditore, con la conseguenza che sarà applicabile nei  confronti dei singoli lavoratori la regolamentazione corrispondente ai diversi  rami di attività presso cui ciascuno di essi presta la propria attività. Se,  invece, tali attività sono connesse, in quanto dirette al conseguimento di una  stessa finalità produttiva o se l’imprenditore eserciti un’attività principale  unica, cui accedono attività sussidiare o complementari, si applicherà la  disciplina relativa all’intero ciclo produttivo o, comunque, all’attività  principale svolta dal datore di lavoro.
Da ciò deriva, come  logico corollario, che solo le imprese che   applicano nei confronti dei propri dipendenti il CCNL edile possono  svolgere le attività analiticamente indicate nell’allegato 1 al CCNL stesso,  salvo il caso in cui dette attività edili siano da considerarsi meramente  accessorie rispetto alla attività principale. E ciò anche al fine di  scongiurare il pericolo, paventato dal Consiglio di Stato nella citata  sentenza, di alterazione della concorrenza mediante un’offerta contenente  prezzi delle lavorazioni difformi da quelli vigenti nel settore cui le  lavorazioni stesse si riferiscono.
Tornando, quindi, alla  deliberazione n. 91/2007 di questa Autorità sembra potersi ritenere che il  principio generale in essa contenuto sia conforme all’orientamento sopra  descritto.
In quella fattispecie,  infatti, oggetto della contestazione era una appalto per la realizzazione di un  centro sportivo, per il quale era richiesta l’attestazione di qualificazione in  OG1, la cui declaratoria prevede la costruzione, manutenzione o  ristrutturazione di interventi puntuali di edilizia……completi delle necessarie  strutture e impianti elettromeccanici, elettrici ecc. (allegato A D.P.R.  34/2000).
Si trattava, quindi, di  attività prettamente edili e come tali rientranti espressamente fra quelle  previste nell’allegato 1 del CCNL del settore edile, ove le attività  impiantistiche previste erano da considerarsi meramente di completamento  rispetto a quella principale.
La conclusione cui è  giunta l’Autorità, ossia quella di ritenere necessaria l’iscrizione dei  lavoratori dell’impresa alla Cassa edile, non sembra quindi potersi ritenere in  contrasto con il quadro normativo vigente.