Deliberazione  n.  50  - Adunanza  del  27 Luglio 2010

VISF/GE/09/74046

Oggetto:Convenzione  con l’AC di Foggia per regolamentazione sosta e rilevazione infrazioni al  Codice della strada;

Stazione appaltante: Comune di Chieuti;

Esponente: Consiglieri di minoranza del Comune di Chieuti;

Riferimenti normativi: art. 2  comma 1 del d. lgs. 12 aprile 2006, n. 163, art. 15 l. n. 241/90;

 

Il Consiglio

Visto  il decreto legislativo n. 163/2006 e s.m.i.;

Vista la relazione della Direzione generale  vigilanza servizi e forniture in data



Considerato in fatto

In data 31 dicembre 2009, è pervenuta a questa Autorità una segnalazione sottoscritta da alcuni consiglieri comunali di minoranza, nella  quale si rappresenta che con deliberazione n. 12 del 29 maggio 2008, il Comune  di Chieuti ha affidato all’Automobile Club (AC) di Foggia il servizio di accertamento delle violazioni al codice della strada, senza esperire alcuna  procedura di evidenza pubblica. In effetti, con il richiamato atto negoziale il  Comune ha affidato all’AC locale, per un periodo di sei anni, il servizio sperimentale di regolamentazione della sosta tariffata e la fornitura degli strumenti per le rilevazioni delle infrazioni del codice della strada a mezzo apparecchiature  elettroniche.
Questa Autorità, osservato che poteva suscitare perplessità la supposta  riconducibilità dell’affidamento in oggetto all’art. 15 della legge n. 241/1990  – espressamente richiamato nella convenzione –  ha avviato un’istruttoria, richiedendo all’amministrazione comunale di voler  fornire dei chiarimenti. Nel frattempo, i segnalanti hanno integrato la  documentazione inviata, trasmettendo copia del parere già espresso sulla  medesima questione in data 17.02.2010 dall’Autorità Garante della concorrenza e  del mercato. Nel citato documento, l’AGCM conclude ritenendo che “….la convenzione proposta dall’AC Foggia  contrasta con la normativa posta a  tutela della concorrenza e del mercato, dal momento che l’affidamento del  servizio, con la determinazione delle relative caratteristiche e modalità di  gestione, non è stato preceduto dall’espletamento di una procedura di evidenza  pubblica, così da garantire la c.d. concorrenza per il mercato”.
Il Comune ha  risposto con una nota corredata di documentazione, nella quale si chiarisce che  all’originaria convenzione con l’AC Foggia - stipulata con atto pubblico rep.  n. 35 del 17.06.2008, successivamente modificato con atto rep. n. 57 del  26.03.2009 – è seguita la convenzione n. 65 del 21.01.2010, la quale prevede  ulteriori modifiche al testo base approvato nel 2008. In buona sostanza, si  tratta di aggiustamenti riguardanti la clausola originariamente pattuita, in  forza della quale il Comune riconosceva un corrispettivo forfettario per ogni  contravvenzione correttamente incassata nell’ambito del servizio di accertamento delle infrazioni in materia di sosta ed uno per ogni contravvenzione correttamente incassata, a fronte della fornitura di sistemi di prevenzione ed accertamento delle infrazioni a mezzo di apparecchiature elettroniche  (autovelox e rosso/stop). Nella nuova versione della convenzione si prevede,  invece, che per il servizio di accertamento delle infrazioni sarà riconosciuto  “un importo annuo riferito al recupero  delle spese e costi di ammortamento dei beni strumentali e dei servizi pari ad €  333.000,00 oltre iva come per legge, da corrispondersi in rate mensili  posticipate di € 27.750,00 oltre iva come per legge1.  La modifica si è resa necessaria per conformare il contenuto della convenzione  alle istruzioni impartite dal Ministero dell’Interno, che con circolare del 14  agosto 2009 ha diffuso una direttiva (cd. "direttiva Maroni”), in base  alla quale l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale  non può essere delegato a terzi ed il corrispettivo per il fornitore  dell’apparecchiatura per il rilevamento dell’infrazione non può essere  commisurato alle sanzioni riscosse2.
Nella nota si  rileva, altresì, che come chiarito dall’art. 9 della convenzione in esame, l’atto  sarebbe riconducibile proprio allo schema di cui all’art. 15 della legge  241/90, trattandosi di accordo tra pubbliche amministrazioni. Infatti, l’AC è  un ente pubblico non economico senza scopo di lucro che annovera tra le sue  finalità anche quelladi collaborare “con le  Autorità e gli organismi competenti all’analisi, allo studio ed alla soluzione  dei problemi relativi allo sviluppo ed alla organizzazione della mobilità delle  persone e delle merci, nonché allo sviluppo ed al miglioramento della rete  stradale, dell’attrezzatura segnaletica ed assistenziale, ai fini della  regolarità e della sicurezza della circolazione” (art. 4 lett. c) dello Statuto  dell’Ente). Non viene in rilievo, nel caso di specie, la circostanza che l’ente  possa agire anche come soggetto privato per svolgere un’attività economica  imprenditoriale; infatti, ai fini della convenzione in esame l’AC persegue  soltanto finalità istituzionali, restando esclusa ogni possibilità di percepire  un corrispettivo ulteriore rispetto alla mera compensazione delle spese  sostenute; né rileva il fatto che l’accordo preveda che la sperimentazione e la  redazione del piano del traffico siano svolte da una società all’uopo  costituita, in quanto la stessa è totalmente partecipata dall’AC; l’AC ne  garantisce la cessione dell’intero capitale sociale a titolo gratuito al  Comune, nell’ipotesi di consolidamento della sperimentazione.
Nella versione  da ultimo concordata tra le parti, poi, il corrispettivo annuale previsto (pari  ad € 333.000,00) è stato determinato dividendo i costi dei servizi indicati nel  prospetto di spesa allegato alla delibera del Consiglio Comunale (n. 27 del 21  dicembre 2009), con la quale è stata approvata l’ultima modifica della  convenzione3.
Sempre secondo  l’Ente procedente, anche la giurisprudenza amministrativa confermerebbe la  legittimità dell’atto in esame, avendo sancito che non violano il principio  dell’evidenza pubblica gli accordi tra le pubbliche amministrazioni che si  configurino quali rapporti collaborativi autorizzati dalla legge che non siano  a titolo oneroso, prevedendo solo il rimborso delle spese sostenute.
Infine, nella  nota difensiva si sottolinea che il Comune ha ritenuto opportuno avvalersi di  un soggetto all’uopo qualificato dalla legge come l’A.C. “senza affidare all’esterno a soggetti privati data l’importanza  strategica dell’attività che coinvolge il tema della sicurezza della  circolazione stradale e della vivibilità della città”.
In buona  sostanza, dunque, secondo il Comune di Chieuti, l’oggetto della convenzione non  si sostanzia in un appalto di servizi, bensì nella “sperimentazione e gestione coordinata e sinergica del traffico e della  sosta dei cittadini: in tal guisa l’AC Foggia unitamente al Comune realizza  l’interesse pubblico per il quale è costituita, quello di collaborare con le  autorità competenti allo studio e alla soluzione dei problemi relativi allo  sviluppo ed alla organizzazione delle mobilità di persone e merci”. D’altra  parte, il Comune aveva in precedenza provato ad affidare a privati lo  svolgimento di singoli servizi come quello di rilevazione delle infrazioni  attraverso meccanismi elettronici, ma le relative procedure di gara sono andate  deserte. Pertanto, si conclude che del tutto legittimamente l’ente è ricorso  allo strumento dell’accordo, di cui all’art. 15 della legge n. 241/90.
In un’articolata nota difensiva,  prodotta in sede di audizione anche l’AC Foggia ha prospettato diverse  argomentazioni a sostegno della legittimità della convenzione in contestazione.  In particolare, ha rilevato che:

  • l’ACI è un ente pubblico non economico che ha un proprio bilancio ed è soggetto  al controllo da parte del Ministero del Turismo. Il Bilancio dell’AC Foggia è  inviato anche all’ACI ed è sottoposto anche al controllo della Corte dei Conti.  Federati dell’ACI sono gli AC Provinciali, enti associativi anch’essi, ai quali  sono iscritti i soci dell’ACI e a cui vengono forniti i servizi attraverso le  numerose società dell’Ente tutte di capitale pubblico;
  • L’AC Foggia si avvale, per il perseguimento dei fini di cui all’art. 4 dello  Statuto ACI, di tutte le società a capitale interamente pubblico ricollegabili  all’ACI. In particolar modo, per l’esecuzione degli accordi convenzionati con  il Comune di Chieuti, si avvale della competenza specifica della società ACI  Consult – Compagnia Nazionale Parcheggi S.p.A., a cui sono affidati i compiti  di pianificazione degli interventi sul territorio;
  • l’Ente AC Foggia ha individuato, sulla base del know how di ACI una serie di interventi che saranno svolti nell’ambito dell’affidamento per un periodo determinato; alla fine della sperimentazione le attività oggetto di convenzione  diventeranno strutturali all’amministrazione comunale, senza alcun costo  diretto per la stessa;
  • il rapporto convenzionale tra il Comune di Chieuti e l’AC Foggia non viola il  codice della strada, in quanto il “corrispettivo” da versarsi sulle sanzioni  incassate non è determinato in misura percentuale rispetto alla sanzione  amministrativa, ma è quantificato in misura fissa proprio perché rappresenta il  “costo” del servizio relativo all’accertamento che, ovviamente, prescinde  dall’entità della sanzione irrogata e riscossa;
  • la convenzione è inquadrabile nell’istituto di cui all’art. 15 della legge 241/90.  L’istituzione di una società dell’AC finalizzata al passaggio gratuito dei beni  in proprietà comunale non implica alcun mutamento della natura dell’intesa tra  gli enti pubblici stipulanti;
  • l’assenza della previsione di corrispettivo a favore dell’AC è questione nodale  per il corretto inquadramento giuridico del rapporto in esame, infatti, è  prevista la corresponsione dal Comune all’AC di un importo annuo di €  333.000,00 riferito al recupero delle spese e dei costi di ammortamento dei  beni strumentali. Al punto 5.1 è stato espressamente previsto che “Le parti prendono atto che l’importo annuo  per il servizio svolto è commisurato esclusivamente al costo dei servizi  effettuati ed al noleggio delle apparecchiature, rimanendo assolutamente  svincolato dall’importo delle sanzioni eventualmente riscosse, che rappresenta  il frutto di una attività svolta esclusivamente dal Comune di Chieuti, senza  alcuna partecipazione all’attività di accertamento da parte dell’AC Foggia e/o  del suo gestore operativo.”;
  • il T.A.R. Lombardia di Milano (sentenza n. 612/2005) ha affermato la piena legittimità di un accordo di collaborazione sottoscritto da un azienda ospedaliera lombarda e la C.R.I. (Croce Rossa Italiana). Il Giudice  Amministrativo ha evidenziato che i proventi riconosciuti alla C.R.I., così  come determinati per un importo fisso ed erogati in misura costante su fatturazione mensile, non possano far desumere ipso facto l’esistenza di un  profitto, dal momento che risultano commisurati ai costi preventivati dalla C.R.I. in base ai servizi resi.

Si afferma, infine, la completa  estraneità della fattispecie in esame rispetto a quella disciplinata dall’art.  23-bis del D.L. n. 112 (servizi pubblici locali), richiamata nel parere  dell’AGCM. Infatti, se i casi ricadenti nella disciplina di cui all’art. 23-bis  sono quelli di servizi offerti alla collettività che, per poterne usufruire, corrisponde  un canone (o prezzo), nel caso di specie, l’AC non svolge un servizio pubblico,  ma la sua funzione consisterebbe in un’assistenza qualificata al Comune.  Peraltro, la sicurezza stradale, le campagne educative ed informative, il  controllo delle infrazioni e della segnaletica stradale, sono dei servizi che,  inquadrati nell’ambito di un piano nazionale, appartengono alla competenza del  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; sicché se alla realizzazione di  questi servizi contribuiscono nell’ambito dei territori di competenza i Comuni,  questo non consentirebbe di affermare che i detti servizi assumono carattere  locale.
Si richiama, infine, come precedente  a sostegno della legittimità della convenzione, la sentenza della Corte di  Giustizia, Grande Sezione, del 9 giugno 2009 nella causa C-480/06.
In sede di audizione, i  rappresentanti dell’Ente hanno anche chiarito che l’AC Foggia, pur gestendo una  serie di servizi a favore di province ed altri enti locali, non partecipa alle  gare d’appalto in quanto ente pubblico senza scopo di lucro. In ogni caso,  tutti gli acquisti necessari per l’erogazione dei servizi vengono effettuati  sul mercato secondo le regole previste dal Codice dei Contratti.

Considerato in diritto
Al  fine di risolvere le questioni sottoposte a questa Autorità, occorre verificare  se, nel caso in esame, l’amministrazione procedente abbia correttamente  utilizzato lo strumento della convenzione di cui all’art. 15 della legge n.  241/1990, oppure se viceversa un servizio idoneo a rientrare nell’alveo della  figura degli appalti pubblici, sia stato sottratto all’applicazione della  normativa sull’evidenza pubblica e affidato in via diretta in assenza dei  necessari presupposti.
Preliminarmente,  occorre rilevare che la fattispecie in contestazione esula sia dallo schema  dell’in house providing4,  che dall’ambito di operatività della deroga di cui all’art. 19 comma 2 del codice degli appalti, secondo  il quale la disciplina dei contratti pubblici non si applica agli appalti di servizi aggiudicati da un'amministrazione ad un'altra amministrazione aggiudicatrice o ad un'associazione di amministrazioni aggiudicatrici, in base ad un diritto esclusivo di cui esse beneficiano in virtù di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative pubblicate e purché tali  disposizioni siano compatibili con il trattato. Infatti, l’ACI svolge, in via  esclusiva, i soli servizi di riscossione - per conto dello Stato - delle tasse di  circolazione degli autoveicoli e quello di gestione del Pubblico Registro  Automobilistico, ma non le attività oggetto dell’affidamento in esame; è utile  chiarire che la convenzione in oggetto prevede che l’AC debba svolgere per il  Comune diverse tipologie di prestazioni e in particolare:

  • fornitura e  installazione di segnaletica, strumentazione hardware e software, colonnine parcometro, sensori per gli  accessi dei flussi veicolari e per la raccolta dei dati, impianti semaforici,  sistemi photored e autovelox;
  • acquisizione della disponibilità delle aree di sosta e attivazione della  gestione delle entrate da parte dell’Amministrazione Comunale (l’AC Foggia non  incassa direttamente il corrispettivo per l’utilizzo delle aree di sosta che è  di competenza dell’amministrazione comunale);
  • raccolta e analisi dei  dati;
  • selezione del personale  con contratto a tempo determinato per la qualifica di Ausiliare del Traffico e relativo corso presso  la sede ACI di Roma;
  • attivazione del  progetto di educazione stradale denominato “EducAci”;
  • consulenza e supporto  legale per la realizzazione del Regolamento Comunale per la  videosorveglianza.

Quanto al profilo - evidenziato sia dal Comune che  dall’AC Foggia nelle rispettive memorie difensive – per cui espressa previsione  legislativa attribuisce all'ACI e agli AC provinciali natura di enti pubblici  non economici senza scopo di lucro, va rilevato che la sola natura di organismo  di diritto pubblico del soggetto che svolge il servizio per la stazione appaltante  non consente di escludere, in ogni caso, l’esistenza di un appalto e, dunque,  la necessità di svolgere un procedimento concorsuale rispettoso delle  disposizioni del codice dei contratti.
Infatti, anche gli enti pubblici rientrano nella  definizione comunitaria di operatori economici, in particolare, se si tratta di  enti pubblici economici. Quanto agli enti pubblici non economici, come noto, di  recente la Corte di Giustizia (quarta sezione sentenza 23 dicembre 2009, causa  C-305/08) ha chiarito che le Università e gli istituti di ricerca che non  perseguono un preminente scopo di lucro devono poter partecipare a una  procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, qualora siffatti soggetti siano  autorizzati dal diritto nazionale ad offrire sul mercato i servizi oggetto  dell’appalto considerato; ciò, in quanto “l’art.  1, n. 8, primo e secondo comma, della direttiva 2004/18 riconosce la qualità di  operatore economico non soltanto a ogni persona fisica o giuridica, ma anche,  in modo esplicito, a ogni ente pubblico, nonché ai raggruppamenti costituiti da  tali enti, che offrono servizi sul mercato. Pertanto, la nozione di ente  pubblico può includere anche organismi che non perseguono un preminente scopo  di lucro, che non hanno una struttura d’impresa e che non assicurano una  presenza continua sul mercato”.
Non  sembra, poi, utile al fine di sostenere la  legittimità dell’affidamento in esame, il richiamo alla giurisprudenza della Corte di Giustizia – a  cui si rinvia nella memoria del Comune di Chieuti - riguardante il caso  della Croce Rossa Italiana (Corte di Giustizia Europea, III sezione, Causa  C-119/06 sentenza 29 novembre 2007). Infatti, come rilevato da tutti i  commentatori che si sono occupati della nota pronuncia, nel citato precedente  non è stata accertata la legittimità dell’accordo quadro stipulato con la Croce  Rossa per il servizio di trasporto sanitario, in quanto  il rigetto del ricorso per inadempimento  proposto dalla Commissione nei confronti dell’Italia è dipeso dalla mancata  allegazione di prove in merito alla sussistenza di un interesse  transfrontaliero per l’affidamento contestato. In quell’occasione, la Corte ha,  infatti, chiarito che ai fini dell’applicazione della disciplina comunitaria  degli appalti pubblici, nella definizione di operatore economico può ben essere  ricompreso un ente pubblico, e a maggior ragione un organismo no-profit.  Inoltre, la Corte ha rigettato le argomentazioni del governo italiano, relative  al fatto che il servizio sarebbe prestato da organizzazioni no profit,  osservando che deve considerarsi contratto a titolo oneroso un accordo il quale  preveda un corrispettivo superiore alle spese sostenute dalla controparte della  stazione appaltante.
Più recentemente, la Corte  di Giustizia tornando sull’argomento (cfr. sentenza 9 giugno 2009, causa  C-480/06, Commissione delle Comunità europee c. Repubblica federale di  Germania) ha, invece, affermato che è legittimo il contratto stipulato da  alcune circoscrizioni amministrative relativo allo smaltimento dei rifiuti  direttamente con i servizi della nettezza urbana di un Comune anche se in  assenza  di una gara d’appalto a livello  comunitario, in quanto un’autorità pubblica può adempiere compiti di interesse  pubblico mediante propri strumenti o in collaborazione con altre autorità  pubbliche. Nell’ipotesi in cui tale contratto costituisce il fondamento per la  costruzione e gestione future di un impianto destinato all’espletamento di un  servizio pubblico (nel caso di specie la termovalorizzazione dei rifiuti), se è  stato stipulato solo da autorità pubbliche senza la partecipazione di una parte  privata e non prevede né pregiudica l’aggiudicazione degli appalti  eventualmente necessari per l’espletamento del servizio pubblico (nella specie  la costruzione e gestione dell’impianto di trattamento dei rifiuti), non viola  la normativa comunitaria in materia di appalti pubblici5.  In buona sostanza, si ammette una forma di cooperazione orizzontale tra  amministrazioni aggiudicatrici, quando la stessa comporta la conclusione di  contratti non coperti dalla normativa comunitaria e sempre che ricorrano le  seguenti condizioni:

  • sono coinvolte  solo entità pubbliche;
  • la  cooperazione deve essere finalizzata ad assicurare la realizzazione congiunta  di un servizio pubblico con una effettiva condivisione di compiti pubblici e  responsabilità;
  •  tale cooperazione non deve comportare  trasferimenti finanziari, a parte quelli corrispondenti ai costi effettivi  sostenuti per le prestazioni;
  • vi è il  perseguimento di interessi esclusivamente pubblici senza coinvolgere anche  considerazioni di natura commerciale6.

Parte della giurisprudenza  nazionale ha sostenuto che il nostro ordinamento prevede numerosi istituti che  consentono un’agevole trasposizione dei principi espressi dalla Corte di  Giustizia nella sentenza esaminata, il principale dei quali disciplinato  proprio dall’art. 15 L. n. 241/90, secondo il quale “le amministrazioni  pubbliche possono sempre concludere tra loro accordi per disciplinare lo  svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune”.7
D’altro canto, altra recente giurisprudenza8 ha annullato le determinazioni assunte da una Azienda sanitaria che aveva  affidato la progettazione per la realizzazione di un nuovo plesso ospedaliero  all’Università, senza espletare alcuna procedura di evidenza pubblica,  utilizzando lo strumento convenzionale, ai sensi dell’articolo 15 della legge  241 citata.
Alla luce di quanto fin qui esposto deve  concludersi che, fuori dai casi diin house providing, e da quello contemplato dall’art. 19 comma 2  del codice dei contratti, vi è l’ipotesi della cooperazione orizzontale tra  soggetti pubblici, nella quale è legittimo l'affidamento diretto a enti  pubblici non economici; si tratta di casi nei quali, comunque, sembra potersi  escludere la stessa sussistenza di un contratto d'appalto, tenuto conto che gli  elementi costitutivi della fattispecie sono, da un lato, l’assenza di un  corrispettivo per le prestazioni previste nell’accordo, essendo ammessa la sola  copertura dei costi (nella definizione contenuta nel codice, invece, gli appalti pubblici sono  contratti a titolo oneroso) e dall’altro una effettiva e reale divisione di  compiti e responsabilità pubbliche (l’appalto ha ad oggetto, invece,  l’esecuzione di un’opera, un servizio o una fornitura in favore della stazione  appaltante). Occorre, dunque, verificare se ricorrono i presupposti per  ricondurre la fattispecie in esame nell’alveo della cooperazione orizzontale  tra pubbliche amministrazioni.
Come  già evidenziato nella parte in fatto, in seguito alle modifiche successivamente  introdotte, la convenzione prevede la corresponsione di un importo annuale pari  ad € 333.000,00 approvato  dal Comune sulla base del prospetto predisposto dall’AC. Non avendo le parti  indicato come si è giunti alla determinazione di tale valore, si deve ritenere  che il corrispettivo versato dal Comune di Chieuti non contenga al più un  margine a vantaggio dell’AC Foggia. L’assenza di un margine sui costi è comune  a tutti i soggetti no-profit, ma ciò non fa venir meno il carattere di  onerosità degli affidamenti e, dunque, l’assoggettamento al Codice dei  contratti. Peraltro, nel caso di specie, l’importo è determinato ex ante e non  a consuntivo.
Quanto  all’oggetto della convenzione, si è già evidenziato che l’AC di Foggia - oltre  ad attività più prettamente istituzionali, quali ad esempio quelle di studio e  di analisi dei dati ovvero quelle correlate all’attivazione del progetto di  educazione stradale nelle scuole – deve effettuare numerose altre prestazioni comunemente  svolte dagli operatori presenti sul mercato per lo più correlate alla gestione  dei parcheggi pubblici, nonché la fornitura di apparecchiature per la  rilevazione delle infrazioni ed di altra variegata strumentazione tecnologica.  Nello svolgimento di queste attività, sembrerebbe difettare il requisito della  collaborazione per la realizzazione congiunta di un servizio comune. A questa conclusione - seppure al fine di  escludere la riconducibilità della fattispecie nel novero dei servizi pubblici  locali soggetti all’applicazione dell’art. 23-bis del d.l. 112/08 e successive  modificazioni – giunge anche l’AC nelle proprie note difensive dove si afferma che l’ente non svolge un servizio pubblico, ma la sua funzione consiste in un’assistenza qualificata al Comune. In effetti, sebbene includa prestazioni inerenti la gestione  dei parcheggi pubblici - normalmente inquadrabile quale concessione di servizi  – nel caso di specie non è previsto che l’AC abbia in gestione i parcheggi, ma  che ne agevoli la gestione da parte del Comune, attivando la strumentazione per  il pagamento da parte degli utenti. Ugualmente, la funzione di accertamento  delle infrazioni resta di stretta competenza del Comune.
Si ritiene, pertanto, che la fattispecie in esame - certamente  estranea allo schema della concessione di servizi, difettando il necessario  elemento di accollo del rischio di gestione in capo all’affidatario - sia da  inquadrare come appalto di servizi, in quanto tale soggetto all’applicazione  delle disposizioni del codice dei contratti.
Al contempo, in forza di quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, con  riferimento agli AC provinciali ed anche all’ACI che, come altri operatori economici, offre servizi sul  mercato9,  non si ravvisa alcun ostacolo alla partecipazione alle procedure di evidenza  pubblica, ivi incluse quelle riguardanti l’affidamento dei servizi oggetto  della convenzione in esame. D’altro canto, sebbene  non persegua un preminente scopo di lucro, per espressa previsione statutaria, l’ACI, che  non riceve alcun contributo pubblico, è abilitato a provvedere al conseguimento  dei suoi fini di tutela degli interessi dell’automobilismo, attraverso i  proventi delle attività svolte sul mercato oltre che attraverso le quote  annuali dei contributi dei soci, ai quali, comunque, l’ACI si propone come  prestatore di diversi servizi, in concorrenza con altri operatori del mercato.

In base a quanto sopra considerato,

Il Consiglio

ritiene  che:

  • i servizi oggetto  della convenzione stipulata con l’AC Foggia devono essere affidati dal Comune a  seguito di procedura ad evidenza pubblica, nel rispetto delle disposizioni in  materia di appalti pubblici di servizi;
  • difettando i requisiti della  collaborazione per la realizzazione congiunta di un servizio pubblico e dell’assenza  di corrispettivo per tale collaborazione,  nel caso in esame non è legittimo ricorrere allo strumento della convenzione ex  art. 15 della legge 241/1990;
  • l’AC Foggia, al pari  degli altri AC Provinciali e dell’ACI, quali operatori economici che offrono  stabilmente servizi sul mercato, sono legittimati a partecipare alle procedure  ad evidenza pubblica bandite per l’affidamento di appalti di servizi e  forniture;
  • dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza  Servizi e Forniture perché comunichi la presente deliberazione al Comune di  Foggia ed alla segnalante e affinché disponga la pubblicazione della delibera  sul sito internet dell'Autorità.

Firmato:

Il Consigliere Relatore: Piero Calandra

Il Presidente f.f.:  Giuseppe Brienza

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 3 agosto 2010

Per il Segretario: Adele Fioroni


1 Con le prime modifiche apportate sul punto, con  l’atto rep. n. 35 era stato chiarito che le attività sanzionatorie sarebbero  state svolte dall’Ufficio di Polizia Municipale, ma permaneva la previsione di  un corrispettivo forfettario correlato all’incasso della singola  contravvenzione.

2 Al riguardo, si fa presente che con la recente ordinanza 28 gennaio  2010, n. 1955 la Suprema Corte civile reiterava il principio (cfr. Cass. Civ.  n. 22816 del 2008), secondo cui in tema di accertamento della violazione di  norme del C.d.S sui limiti di velocità mediante strumenti elettronici omologati  (c.d. “autovelox”), l’accertamento delle violazioni delle norme del Codice  della Strada sui limiti di velocità non può essere affidato interamente a  soggetti privati stabilendo, quindi, che l’assistenza tecnica delle società  appaltatrici dei servizi deve limitarsi alla sole fasi di installazione ed  impostazione delle apparecchiature elettroniche volte all’accertamento de quo, e non può estendersi anche alla  lettura dei risultati delle rilevazioni, alla verbalizzazione e alla notifica  dei verbali, pena la evidente violazione delle norme di legge che riservano i  servizi di polizia stradale ai pubblici ufficiali (artt. 11 e 12 C.d.S.). Con  la sentenza n. 10620 del 17 marzo 2010, anche la Cassazione penale ha ribadito in  linea generale l’orientamento suddetto, specificando, ancora una volta, che  l’accertamento delle violazioni (ai sensi dell’art. 11 lett. A C.d.S.), ricade  tra le attività di servizio della polizia stradale, e non è, pertanto,  delegabile a terzi ed in più punta l’indice sulle finalità di questo tipo di  rilevazioni delle infrazioni che dev’essere considerata esclusivamente  preventiva e non repressiva o di finanziamento pubblico o lucro privato.

3 in realtà nella delibera citata  si dà atto che i costi complessivi dei beni e servizi offerti sono stati verificati  in base alla documentazione prodotta dall’AC.

4 Affinchè sussistano i presupposti per la  deroga c.d. “in house” in materia di  aggiudicazione degli appalti pubblici, è necessario da un lato che  l’amministrazione aggiudicatrice eserciti sulla sua controparte contrattuale,  soggetto da esso distinto, un controllo analogo a quello da esso esercitato sui  propri servizi e, dall’altro lato, che tale soggetto realizzi con l’ente  pubblico la parte prevalente della propria attività (si v. in tal senso, la sentenza 18 novembre 1999, causa  C-107/98, Teckal).

5 Nello stesso senso la Corte si era espressa  nella sentenza del  13 novembre 2008,  causa Coditel Brabant C 324/07.

6 Al riguardo, si veda anche la circolare della  Presidenza del Consiglio dei Ministri del 9 marzo 2010 avente ad oggetto la  “cooperazione tra amministrazioni pubbliche (cooperazione pubblico-pubblico),  ed in particolare gli accordi ex art.15 della legge n. 241 del 1990”.

7 Tar  Lombardia, Milano, sentenza n. 74 del 19 gennaio 2010, nella quale si ritiene  legittimo l’avviso di selezione per l’affidamento dell'incarico di studio e di  consulenza tecnico-scientifica per la redazione del Piano di Governo del Territorio comunale rivolto alle sole  Università, sul presupposto che concretamente non si è dato luogo ad alcuna  vera e propria procedura di evidenza pubblica, ma ad un accordo tra Enti  Pubblici, sebbene preceduto da una fase di potenziale scelta tra più Università  eventualmente interessate.

8 TAR Puglia, Lecce, Sez. II, 2 febbraio 2010, n. 417  e n. 418.

9 L’ACI è presente nel settore assicurativo, tramite la società SARA Assicurazioni S.p.A.; nel settore bancario e finanziario con BANCA SARA; nel turismo tramite la società VENTURA,  nel soccorso stradale, per il tramite della ACI Global S.p.A.; nell’ambito dei servizi di ITC, con la ACI Informatica S.p.A.; nella gestione della mobilità,  con ACI Consult – Compagnia Nazionale Parcheggi S.p.A.; nella Infomobilità, tramite la RADIO TRAFFIC; nella gestione degli autodromi, con ACI Vallelunga  S.p.A.; nell’editoria, con ACI Mondadori; nell’assistenza nel settore medico e legale, con la ALA Service.