Deliberazione n. 80 Adunanza  del 14 dicembre 2010

Rif. Fascicolo 778/10/VILA, Prot. 26536/10/VILA/VL4,  22570 /10/VILA/VL4     

Oggetto: Progetto delle opere di completamento, pavimentazioni, illuminazione, pareti divisorie, finitura ed allestimenti degli interni nell’edificio dell’ex cavallerizza di via Fanfulla – affidamento del progetto ­– procedura ai sensi dell’art.91 comma 2 ed art. 57 comma 6 del Dlgs 163\2006 – S.A. Comune di Lodi

 

Il Consiglio

Visto il D.lgs. n. 163/2006 e s.m.i.;
Vista la relazione della Direzione Generale Vigilanza Lavori datata 03 novembre 2010.

Considerato in fatto

In data 12 aprile 2010 con istanza assunta a prot. n. 22570 l’arch. Sergio Ugetti segnalava presunte anomalie relative all’affidamento dell’incarico in oggetto. Dichiarava l’istante che il progetto di che trattasi era stato a lui affidato nel 1999, ed i relativi lavori erano al tempo ancora in corso sotto la propria direzione.
Contestava l’istante che l’oggetto dell’appalto era il medesimo di quello ad egli a suo tempo affidato e successivamente integrato; segnalava che al riguardo non aveva mai ricevuto alcuna obiezione di sorta sul proprio operato. Inoltre, per ciò che attiene la procedura di selezione avviata dal Comune, rilevava che lo stesso aveva pubblicato, sul proprio sito istituzionale ed all’albo pretorio, una la “lettera di invito formale ai 5 professionisti designati dal Comune”; successivamente tuttavia la partecipazione era stata consentita anche ad altri professionisti che ne avevano fatto richiesta, ma di tale possibilità non ero stato dato alcun pubblico avviso.
Ed infatti i partecipanti alla gara in definitiva erano risultati complessivamente pari a 16. Allegava l’istante documentazione di supporto tra cui un ricorso straordinario ex D.P.R. 119/1971 al Presidente della Repubblica.
Con riferimento alla medesima gara perveniva, in data 26.04.2010, un ulteriore esposto da parte dell’Ordine degli Architetti Pianificatori della Provincia di Lodi che segnalava altre possibili difformità normative della procedura adottata.
Segnalava l’Ordine in particolare che per quanto il servizio fosse stato affidato con un importo inferiore a 100.000 euro, tuttavia l’importo a base d’asta non era stato dichiarato nel bando. Veniva invece dichiarato l’importo presunto dei lavori da progettare stabilito pari a 2,4 mil. di euro, rilevava l’Ordine che, se valutato l’importo del servizio di progettazione con riferimento all’importo presunto dei lavori in base alla tariffa professionale, il valore sarebbe risultato maggiore  di 100.000 euro (pari a circa 130.000 euro), ed in tal caso pertanto la procedura adottata non sarebbe risultata conforme alla norma.
L’Ordine rilevava inoltre che l’invito a presentare offerta era stato inviato dal Comune a 5 studi professionali. Segnalava al riguardo la possibile esistenza di coincidenze di interessi fra quattro (tra cui anche il vincitore) dei cinque studi originariamente invitati alla trattativa privata.
Dalla documentazione acquisita dall’ufficio istruttore nel corso del procedimento si è rilevato quanto segue.
L’originario progetto del recupero dell’edificio denominato “ex Cavallerizza” fu affidato all’arch. Uggetti nel 1995 con deliberazione n. 493 del 05.05.95. Il suddetto progetto ha subito diverse modifiche anche per il “rinvenimento di reperti archeologici”, per tale motivo il progetto è stato successivamente revisionato sempre dall’Arch. Uggetti nel 1999.
In data 18.05.1999 veniva affidato, infatti, all’arch. Ugetti con disciplinare n. 284, il seguente incarico: “redazione di progetto globale dell’ex cavallerizza  di San Domenico, la cappella cinquecentesca, gli spazi di sacrestia ed il deposito costruito in aderenza alla cappella siti in via Fanfulla per un loro riutilizzo a museo”.
Con determina n. 1703 in data 03.12.2003 i lavori di cui al progetto, a seguito di gara d’appalto, sono stati aggiudicati alla Ditta Romano costruzioni di Casoria che ha offerto un ribasso pari al 13,89% su un importo assunto a base d’asta di Euro 2.377.465 comprensivo di oneri di sicurezza.
Il RUP dei lavori al tempo, ing. Giovanni Ligi, ha riferito che alcune lavorazioni, ed in  particolare le pavimentazioni interne del palazzo previste nel progetto esecutivo del 1999, erano state in sede di appalto stralciate. Da un confronto fra il computo metrico di progetto esecutivo, riferito allo stralcio come inviato dall’arch. Uggetti, e quello del progetto mandato in appalto si evince infatti che le pavimentazioni, sia esterne che interne dell’edificio, pur essendo presenti in entrambi i computi e con la medesima specifica tecnica, tuttavia differiscono per le quantità immesse; in particolare nel computo del progetto mandato in appalto le pavimentazioni interne venivano conteggiate per pochi mq, mentre nel P.E. risultavano notevolmente maggiori (qualche centinaio di metri).
In data 13.10.2004, con determinazione dirigenziale n. 1620, veniva affidato dal Comune di Lodi allo stesso arch. Uggetti l’incarico relativo alla Direzione artistica e supervisione alla Direzione Lavori.
In data 07.05.2009 con determina n. 749 veniva approvato l’atto di collaudo dei lavori suddetti.
In data 18.11.2009 con determinazione n. 1920 del Dirigente ing. Luigi Trabattoni (responsabile del Procedimento) veniva attivata una procedura ai sensi dell’art.91 comma 2 ed art. 57 comma 6 del Dlgs 163\2006 per l’affidamento del “progetto delle opere di completamento, pavimentazioni, illuminazione, pareti divisorie, finiture ed allestimenti degli interni, nell’edificio dell’ex Cavallerizza di via Fanfulla”. Era specificato nella determina che “trattasi di intervento di completamento dell’edificio da portare alla fase realizzativa in tempi brevi” ed inoltre si legge nella medesima determina: “ Ritenuto di procedere ad invitare a presentare offerta per il progetto di completamento… n. 5 professionisti, riportati nell’elenco degli atti del settore 6 e sottratto all’accesso, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e rotazione negli inviti alle gare, ai fini del rispetto delle disposizioni per la segretezza”. Veniva disposto nella determina la pubblicazione dell’atto all’Albo Pretorio del Comune per 15 giorni consecutivi, “ai fini della pubblicità degli atti e della trasparenza dell’azione amministrativa”.
Nella lettera di invito veniva indicato l’importo presunto delle opere da progettare assunto pari a 2.400.000 Euro ma non era indicato un importo base per i servizi in gara.
La gara si svolgeva con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Alla voce ” Modalità e criteri di affidamento dell’incarico” venivano definiti i punteggi assegnati per l’esperienza professionale specifica (20), la riconosciuta capacità professionale (40), la relazione illustrativa (20); tra i criteri di valutazione veniva menzionata l’offerta economica per la quale era genericamente indicata la dicitura “offerta economicamente inferiore” con un punteggio max  pari a 20.

Dal verbale di gara, datato 15 dicembre 2009, si rileva che sono pervenute n. 16 offerte; è stato dichiarato  vincitore , con un punteggio complessivo pari a 80.30, l’arch. Michele De Lucchi di  Milano che ha offerto un importo per le prestazioni pari a 94.000 euro.

 

Ritenuto in diritto

Le problematiche poste dagli istanti si sostanziano essenzialmente nelle seguenti:

  1. La legittimità dell’indizione di una nuova gara per l’affidamento del progetto delle opere di completamento, pavimentazioni, illuminazione, pareti divisorie, finiture ed allestimenti degli interni, nell’edificio dell’ex Cavallerizza di via Fanfulla, posto che alcune attività, quali quelle relative alle pavimentazioni, erano già state espletate dall’arch. Uggetti;
  2. La correttezza delle procedure poste in atto per la gara stessa.

Per ciò che riguarda il punto 1 sono stati acquisiti e confrontati i disciplinari di incarico di entrambi i progettisti, arch. Uggetti e arch. De Lucchi. La genericità degli articolati non consente di comprendere con chiarezza le attività eventualmente interferenti tra i due. L’arch. Uggetti ha tuttavia inviato copia del progetto da lui redatto dall’esame del quale sono evidenti gli interventi di recupero architettonico previsti per il fabbricato, gli interventi strutturali, nonché l’impiantistica comprensiva anche dell’impianto di illuminazione.
Traspare inoltre che è stata definita, e sembrerebbe anche concordata con la competente soprintendenza, la progettazione della pavimentazione dell’edificio. Nella relazione illustrativa del progetto esecutivo è specificato che “l’impianto di illuminazione comprende tutti i corpi illuminanti degli spazi…l’installazione dei binari e le linee di alimentazione per l’impianto di illuminazione del materiale espositivo senza arrivare però ad includere i corpi illuminanti che verranno definiti in dettaglio nel progetto di allestimento delle opere”. Sembra pertanto che già all’epoca della redazione del progetto esecutivo era stato ritenuto necessario un “progetto di allestimento”, che dovrebbe di fatto essere quello di recente affidamento all’arch. De Lucchi.
Dall’analisi delle singole voci costituenti la stima sommaria dei costi degli allestimenti, il cui importo complessivo è stato stimato pari a 2,4 milioni di euro, si evidenzia una voce relativa alle pavimentazioni “interne ed esterne non eseguite” computata pari a 400.000 Euro. L’arch. Ligi, Rup dei lavori al tempo, ha infatti dichiarato con propria nota che “non sono mai state appaltate le pavimentazioni e gli allestimenti della sala museale”.
Al riguardo tuttavia si osserva che se pure la pavimentazione del museo non era stata a suo tempo eseguita (non è noto il motivo dello stralcio) tuttavia dagli atti inviati dall’arch. Uggetti la stessa appare comunque progettata, in condivisione fra l’altro con la competente Soprintendenza; si rileva che non traspaiono, nei documenti acquisiti, le ragioni che hanno determinato l’inserimento di tale lavorazione tra le voci che compongono il progetto degli allestimenti.
Ciò ha una sua valenza anche ai fini dell’offerta fatta dai concorrenti in sede di gara; questi ultimi infatti hanno assunto quale importo delle opere da progettare, ed annoverato tra le attività oggetto di progettazione, anche la suddetta pavimentazione. Si osserva inoltre che concorrono all’importo complessivo dei lavori, assunto quale riferimento delle opere da progettare, anche i costi di alcune forniture (corpi illuminanti) che come tali pertanto non andrebbero inserite “tout court” tra le attività di progettazione.
L’evenienza suddetta si collega fra l’altro alla problematica di cui al punto 2.
Dall’esame del bando si evidenzia infatti che non risulta esplicitato l’importo a base gara del servizio.
Si osserva inoltre che nel bando non è stato indicato l’algoritimo adottato per l’assegnazione del punteggio dovuto al prezzo; in merito si rileva che le offerte economiche ricevute, come risulta dal verbale di gara, sono state molto variabili e comprese fra un minimo di 39.000 euro, cui in sede di gara è stato assegnato il punteggio più alto assunto pari a 20, ed un massimo di 130.000 euro, a  quest’ultima offerta è stato assegnato un punteggio pari a 6. Ciò induce a ritenere, in assenza di una esplicita formula nel bando, che tale ultima offerta (sovra soglia) non sia stata ritenuta, di fatto, la “massima offerta possibile”, ovvero che in realtà l’ipotetico importo a base d’asta assunto quale riferimento dalla Commissione di gara fosse superiore.
Questa Autorità con propria Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010 ha fornito chiare indicazioni riguardo le corrette modalità da seguire per l’affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria.
 Nella suddetta determinazione in particolare si legge “il vigente quadro normativo in  materia di compensi per le attività  in questione, sebbene non contempli più  l’obbligo, per le stazioni appaltanti, di applicare tariffe fisse o minime, non  vieta affatto il ricorso alle stesse, al fine di determinare tali  corrispettivi, se utilizzate come parametri di riferimento ed “ove motivatamente ritenute adeguate”  come può ritenersi una tariffa approvata con legge”, ed inoltre afferma che “La stazione appaltante, nel fare  riferimento al d.m. 4 aprile 2001, deve darne chiara indicazione ed applicarlo  con correttezza, nonché in modo analitico; laddove, invece, decida di avvalersi  di altri parametri di riferimento (listini, prezziari), gli stessi dovranno  essere resi pubblici e controllabili. Il regolamento di attuazione del Codice, in corso di emanazione, all’articolo 264, comma 1, lett. d) ha precisato che il  bando deve contenere l’indicazione delle modalità di calcolo in base alle quali  è stato definito l’ammontare presumibile del corrispettivo dei servizi posto a  base di gara.”
Come già evidenziato da questa Autorità  (cfr. determinazioni nn. 1/2006 e 4/2007), le stazioni appaltanti, nella  determinazione dell’importo a base di gara per l’affidamento dei servizi di  ingegneria, non possono limitarsi ad una generica e sintetica indicazione del  corrispettivo, ma devono indicare con accuratezza ed analiticità i singoli  elementi che compongono la prestazione ed il loro valore. L’importo a base di gara- le cui modalità di calcolo, con l’entrata in vigore del nuovo  regolamento, dovranno essere espressamente indicate nel bando- dovrebbe trovare  dimostrazione in un dettagliato computo delle attività che devono essere svolte  e dei loro costi. Auspicabile sarebbe la compilazione di un documento analogo  al computo metrico ed al capitolato d’oneri, previsti per gli appalti di lavori  pubblici e di altri servizi.”
 Il bando dunque presenta gravi carenze con riferimento alle su indicate istruzioni.
Si ravvisa inoltre nella procedura effettuata una generale mancanza di trasparenza.
Come rappresentato dagli istanti, e confermato dallo stesso RUP, inizialmente la S.A. per l’affidamento del servizio in oggetto,  ha ritenuto di avviare una procedura negoziata ai sensi dell’art. 57 comma 6 del codice con invito a cinque progettisti.
La lettera di invito è stata pubblicata sul sito internet del comune ed affissa all’albo pretorio dello stesso.
Successivamente, a seguito della ricezione di ulteriori offerte  è stata consentita la partecipazione ad altri concorrenti.
 Tuttavia il “bando” ha in tutto la forma di una lettera di invito riservata, come si legge nella stessa, ai “destinatari in allegato” (allegato non presente nel sito internet) e non risulta sia  stato dato alcun pubblico chiarimento o avviso che manifestasse la possibilità ad altri concorrenti, oltre gli ignoti “destinatari” della lettera, di partecipare alla gara. 
Con riferimento alla su citata determinazione 5/10 in essa è rappresentato che “Il principio più significativo, che  connota la procedura, è quello di trasparenza: la Corte di giustizia C.E. con  sentenza del 7 dicembre 2000, causa C-324/98, ha ritenuto che l’obbligo di  trasparenza cui è tenuta l’amministrazione aggiudicatrice consiste nel  garantire, in favore di ogni potenziale offerente, un adeguato livello di  pubblicità che consenta l’apertura degli appalti di servizi alla concorrenza, nonché  il controllo sull’imparzialità delle procedure di aggiudicazione”.
 Nel caso specifico non può non rilevarsi una certa ambiguità nella modalità di pubblicazione del “bando” che dava adito a diverse possibili interpretazioni.
Per ciò che riguarda l’evenienza segnalata dall’Ordine della possibile esistenza di coincidenze di interessi fra quattro (tra cui anche il vincitore) dei cinque studi invitati alla trattativa privata, l’arch. Munari, Rup dell’intervento, ne ha scongiurato la possibilità.
Le informazioni ricevute dall’Ordine non si ritengono sufficienti per attestare le possibili coincidenze di interessi fra i professionisti invitati; tale accertamento è in ogni caso nelle competenze della S.A. che si assume in toto la responsabilità degli eventuali necessari controlli.

In base a quanto sopra considerato,

Il Consiglio

ritiene che la procedura adottata dalla S.A. non sia in linea con la normativa vigente, riguardo:
- la mancata esplicitazione nel bando dell’importo del servizio assunto a base di gara;
- la carenza di trasparenza della procedura adottata sia in termini di pubblicità che di attribuzione dei punteggi in fase di gara.
Rappresenta inoltre che l’eventuale riprogettazione della pavimentazione, poiché già effettuata nell’ambito di altro appalto, avrebbe dovuto essere adeguatamente motivata in relazione ai costi già sostenuti per tale attività dall’Amministrazione.
- Dispone l'invio da parte della Direzione Generale Vigilanza Lavori della presente deliberazione al Comune di Lodi nelle persone del Sindaco e del Responsabile del Procedimento con l’invito a comunicare le risultanze del procedimento di riesame;
- Dispone l'invio da parte della Direzione Generale Vigilanza Lavori della presente deliberazione all’organo di controllo interno del Comune di Lodi;
- Dispone altresì l'invio, da parte della Direzione Generale Vigilanza Lavori, della presente deliberazione ai segnalanti ed ai partecipanti al procedimento istruttorio già destinatari della comunicazione di avvio al procedimento medesimo.

 

Il Consigliere Relatore: Alfredo Meocci

Il Presidente: Giuseppe Brienza

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 21 gennaio 2011

Il Segretario Maria Esposito