Parere n. 10 del 12/01/2011

PREC  232/10/S

Oggetto: Istanza di parere per la  soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del DLgs. n.  163/2006 presentata dall’ing. Giovanni Giusti – Procedura aperta per  l’affidamento della progettazione preliminare, definitiva, ed esecutiva,  direzione lavori, coordinamento della sicurezza sia per la progettazione che  per la l’esecuzione, relazione geologica e geotecnica, misure e contabilità dei  lavori – Importo a base d’asta € 249.315,58 –   S.A.: Comune di Bojano

Il Consiglio

Vista la relazione  dell’Ufficio del Precontenzioso

Considerato in fatto

In  data 27 settembre  2010 è pervenuta l’istanza  di parere indicata in oggetto, con la quale l’ing. Giovanni Giusti  ha chiesto l’avviso di questa Autorità in  merito al bando di  gara  redatto dal Comune di Bojano per regolare la  procedura indicata in epigrafe. L’istante  censura il predetto bando sotto tre distinti profili.
 In primo luogo lamenta la mancata applicazione  ai punti 5 e 7 del disciplinare di gara dell’art. 37 Dlgs. 163/06, in quanto la lex specialis, pur avendo riferito i  servizi oggetto dell’appalto a classi eterogenee, non distinguerebbe tra il  servizio di punta e gli altri servizi, creando in tal modo incertezza sui  requisiti di partecipazione alla gara dei raggruppamenti temporanei.
In secondo  luogo l’istante lamenta l’illegittima e scorretta applicazione delle norme in  vigore con riferimento ai requisiti di capacità tecnica-organizzativa, in  quanto la stazione appaltante non avrebbe correttamente considerato la  determinazione n. 5 del 27 luglio 2010 dell’AVCP ed avrebbe, conseguentemente,  introdotto condizioni di partecipazione alla gara de qua contrarie ai principi di concorrenza e di più ampia  partecipazione.
In terzo  luogo l’istante lamenta l’illegittima e scorretta applicazione della normativa  in vigore in merito ai criteri di valutazione dell’offerta economicamente più  vantaggiosa, per non aver  la stazione  appaltante esplicitato questi ultimi in modo trasparente ed efficace.
A  riscontro della richiesta di informazioni avanzata dall’Autorità  nell’istruttoria procedimentale il Comune di Bojano ha confermato la  legittimità del proprio operato.
 La stazione appaltante osserva preliminarmente  che l’istante non ha partecipato alla gara de  qua, nè ha lamentato in alcun modo la mancata opportunità di parteciparvi,  né ha specificato un suo diretto interesse alla stessa, pertanto non avrebbe  diritto ad impugnare il bando. Inoltre la stazione appaltante fa presente che  il bando in esame è stato pubblicato il 29.07.2010, mentre la determinazione  dell’AVCP n.5/2010 invocata dall’istante è stata pubblicata sulla Gazzetta  Ufficiale del 18.08.2010 n.192, conseguentemente la stazione appaltante sarebbe  venuta a conoscenza dell’orientamento dell’AVCP sulle questioni dibattute solo  tre settimane dopo la pubblicazione del bando di gara.
Nel  merito, sulla prima censura, la stazione appaltante eccepisce, da un lato, di  aver correttamente richiamato nel bando di gara la disciplina di cui all’art.  37 Dlgs. 163/2006  e, dall’altro, di aver  indicato al punto II.2.1., come richiesto dal citato articolo, la prestazione  principale riferita alla categoria VIb. Conseguentemente,  se l’istante avesse voluto partecipare  mediante RTI verticale, avrebbe saputo, leggendo il bando, quali requisiti  erano richiesti alla mandataria e quali alle mandanti.
Sulla  seconda censura, la stazione appaltante ritiene che l’istante abbia  erroneamente interpretato la lex  specialis con riferimento alla prova della capacità tecnica ed economica,  in quanto, il punto III.2.1.3. del bando riproduce al riguardo esattamente la  previsione dell’art. 66 D.P.R.   n.554/1999 ed il punto 7 del disciplinare di gara specifica chiaramente  che il fatturato globale deve essere riferito all’insieme dei servizi attinenti  all’ingegneria o all’architettura realizzati negli ultimi cinque anni, e non  solo a quelli analoghi ai servizi messi in gara. 

Sulla terza censura, la stazione appaltate  ritiene che ha correttamente individuato i sub punteggi da attribuire  all’offerta tecnica, tanto è vero che questi ultimi risulterebbero conformi  anche alla determinazione dell’AVCP citata dall’istante.

 

Ritenuto in diritto

Le eccezioni  sollevate dalla stazione appaltante inducono ad effettuare alcune considerazioni  preliminari.
In relazione  all’asserita assenza di un diritto dell’istante ad impugnare il bando di gara,  si osserva che nella prassi dell’Autorità la partecipazione alla procedura  concorsuale contestata viene generalmente considerata requisito necessario per  poter presentare istanza di parere ex  articolo 6, comma 7, lettera n) del DLgs. n. 163/2006,  anche in considerazione della specifica causa di inammissibilità della stessa  di cui all’art. 3 del Nuovo Regolamento sul procedimento per la soluzione delle  controversie, adottato dall’Autorità e concernente “l’assenza di una  controversia insorta tra le parti”, dal momento che chi non ha presentato la  propria offerta non può essere considerato parte della procedura concorsuale  rimanendo soggetto terzo rispetto alla stessa.
Conseguentemente,  non può negarsi che in linea di principio la stazione appaltante correttamente  ritenere che la mancata partecipazione ad una gara possa impedire ad un  operatore economico di impugnare la relativa lex specialis per carenza di interesse, ma va, tuttavia,  considerato il principio più volte ribadito anche dall’Autorità secondo cui, laddove  si sia in presenza di clausole c.d. escludenti - cioè di clausole che  precludono la partecipazione alla gara, impedendo l'ammissione alla stessa, o  di quelle che non consentono di effettuare un'offerta concorrenziale - l'onere  di presentare la domanda di partecipazione costituisce un inutile aggravio a  carico dell'impresa (Consiglio Stato, sez. V, 25 maggio 2009, n. 3217).
Inoltre, nei  casi in cui, come quello in esame, la richiesta di parere censuri profili della lex specialis che attengono alla  corretta applicazione della disciplina legislativa di settore, impedendo la  partecipazione, ostacolando  o, comunque,  restringendo la concorrenza, può sussistere un interesse strumentale di un  soggetto non partecipante alla gara all’enunciazione di principi che possano  orientare, anche in futuro, le stazioni appaltanti nella stesura dei bandi di  gara nel pieno rispetto della disciplina legislativa vigente in materia di  appalti pubblici.
 Peraltro, come già evidenziato nei pareri n.  33 del 10.2.2010 e n. 95 del 20.3.2008, l’Autorità è competente ad esaminare  l’avvenuto rispetto della concorrenza sotto il profilo della garanzia di  un’ampia apertura al mercato a tutti gli operatori economici del settore ed in  particolare è chiamata a vigilare su un’effettiva concorrenza che, come statuito  dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 22 novembre 2007, n. 401, deve  essere intesa come concorrenza “per” il mercato, in cui il contraente venga  scelto mediante procedure di garanzia che assicurino il rispetto dei valori  comunitari e costituzionali. Pertanto questa Autorità, valutate le doglianze  dell’ing. Giusti, ha ritenuto di potersi pronunciare sulla procedura in  oggetto, censurando l’istanza in esame anche un indebito restringimento della  concorrenza a causa della fissazione non corretta dei requisiti di  partecipazione alla gara.
In relazione  alla contestata possibilità di valutare l’operato della stazione  appaltante  richiamando la determinazione  n. 5/2010 dell’Autorità, occorre precisare che la questione in esame inerisce  al tema dell’affidamento dei servizi attinenti all’architettura ed  all’ingegneria. Tale argomento è stato già affrontato dall’Autorità con le  determinazioni nn. 30/2002, 1/2006, 4/2007, anteriori alla pubblicazione del  bando de quo, e da ultimo con la  determinazione n. 5/2010, posteriore alla pubblicazione del predetto bando.  Tali atti, è bene sottolinearlo al fine di evitare fraintendimenti, non hanno  capacità innovativa dell’ordinamento giuridico, ma costituiscono uno strumento  di ausilio per le stazioni appaltanti e per i concorrenti, in quanto forniscono  a tali soggetti indicazioni operative e chiariscono  questioni controverse. Ne consegue, allora,  che, diversamente da quanto assume la stazione appaltante, l’orientamento già  fornito dall’Autorità sulle questioni in esame ben può essere qui richiamato,  dal momento che lo stesso attiene alla corretta applicazione di quella normativa  vigente in materia di affidamento dei servizi relativi all’architettura ed  all’ingegneria, che il Comune di Bojano era tenuto ad osservare nella  predisposizione della lex specialis.
Ciò premesso,  venendo alla prima censura concernente i requisiti di partecipazione alla gara  del raggruppamento temporaneo di imprese, si ritiene opportuno ricordare che  con determinazione n. 30/2002 l’Autorità ha affermato che  occorre indicare nel bando di gara la classe e  la categoria o le classi e le categorie dell'intervento, in quanto ciò è  funzionale alla dimostrazione dei requisiti minimi di partecipazione. I lavori  cui si riferiscono detti requisiti devono, infatti, appartenere alla classe e  categoria (o alle classi e categorie) dell'intervento cui si riferisce il  bando. Inoltre con determinazione n. 5/2010 l’Autorità ha sottolineato che il  Codice dei contratti pubblici consente la partecipazione alle gare di appalto  di lavori, servizi e forniture sia al concorrente singolo sia al concorrente  riunito in RTI o in consorzi ordinari.
 L’art. 37 del predetto Codice detta la  disciplina dei raggruppamenti temporanei, specificando che questi ultimi  possono essere orizzontali, verticali oppure misti. Nel caso di forniture o  servizi per raggruppamento di tipo orizzontale si intende quello in cui i  concorrenti riuniti eseguono il medesimo tipo di prestazione, mentre per  raggruppamento di tipo verticale si intende quello in cui  la capogruppo esegue la prestazione  principale e le mandanti eseguono le prestazioni secondare. Ne consegue che nel  primo caso i requisiti di partecipazione debbono essere posseduti da ciascun  membro del raggruppamento nella misura percentuale fissata dalla lex specialis, nel secondo caso, invece,  ogni partecipante deve possedere il 100% dei   requisiti relativi alla prestazione che andrà a svolgere. Alle tipologie  di raggruppamento sin qui delineate  si  aggiunge quella del raggruppamento c.d. misto di cui all’art. 37 comma 6, in virtù del quale, nel  caso di raggruppamenti verticali, le lavorazioni della categoria prevalente e  quelle della categorie scorporabili possono essere assunte da imprenditori  riuniti in raggruppamento di tipo orizzontale.
L’Autorità con la determinazione n. 5/2010 ha precisato al  riguardo che: “nel caso dei servizi  tecnici l’ipotesi che siano presenti nell’oggetto del contratto più  prestazioni, una delle quali è da definirsi la principale (quella di importo maggiore) e le  altre secondarie, è molto frequente, in quanto gli interventi da progettare  rientrano spesso in più classi e categorie, così come definite dall’articolo  14, della più volte citata legge n. 143/1949. (…) Alla luce di quanto  illustrato, si possono quindi verificare due ipotesi: l’appalto prevede  l’affidamento di servizi appartenenti ad una sola classe e categoria; l’appalto  prevede l’affidamento di servizi appartenenti a più classe e categorie. Nel  primo caso, possono partecipare all’appalto concorrenti singoli e  raggruppamenti temporanei di tipo orizzontale. Nel secondo caso, possono  partecipare concorrenti singoli e concorrenti in raggruppamento di tipo  verticale o misto. Si precisa che, nel caso di raggruppamenti orizzontali, il  requisito di cui all’articolo 65, comma 4 del d.P.R. n. 554/1999 per la  mandataria riguarda una  percentuale di requisiti minimi, che la stazione  appaltante può fissare entro il limite massimo del 60%. Le mandanti devono  coprire la restante quota del limite stabilito per la mandataria. (…) Nel caso  di raggruppamento di tipo verticale, la mandataria, ai sensi di quanto disposto  dall’articolo 37, comma 2, del Codice, deve possedere i requisiti nella  percentuale del 100% di quanto previsto nel bando e con riferimento alla classe  e categoria dei lavori di maggiore importo e, pertanto da considerarsi la  classe e categoria principale in termini economici, e ognuna delle mandanti  deve possedere i requisiti nella percentuale del 100% di quanto previsto nel  bando e con riferimento alla classe e categoria dei lavori che intende  progettare. Sulla base di quanto sopra evidenziato, in caso di raggruppamento  di tipo misto, qualora il bando preveda una prestazione principale e più  prestazioni secondarie, deve essere presente per ogni classe e categoria un  concorrente che possieda i requisiti nella percentuale almeno pari a quella  indicata nei documenti di gara come requisiti minimi della mandataria”.
Nel caso in esame la stazione appaltante ha agito correttamente  per quel che riguarda la determinazione delle classi e delle categorie degli  interventi cui si riferiscono i servizi tecnici da affidare, puntualmente  indicate sia nel bando (punto II.2.1) sia nel disciplinare di gara (punto 2),  ma poi, pur richiamando l’art. 37 del Dlgs. n. 163/2006, ha disciplinato i  requisiti di qualificazione dei   componenti del RTI in maniera contraddittoria e ambigua. Da un lato,  infatti, la circostanza che l’appalto de  quo ha ad oggetto diverse prestazioni rientranti in più classi e categorie  di cui l’una economicamente prevalente rispetto alle altre, lascerebbe pensare  che i requisiti richiesti debbano essere riferiti ad un  RTI di tipo verticale, con la conseguenza che  la mandataria dovrebbe possedere il 100%   dei requisiti relativi alla prestazione principale, ma tale conclusione  sembra contrastare  con la lettera del  disciplinare di gara (punto 7), dove si legge che “nel caso di raggruppamenti temporanei in riferimento ai requisiti a),  b) e d), la Capogruppo  deve possedere almeno il 60%, la restante percentuale del 40% è posseduta  cumulativamente dalle mandanti. Il requisito sub c) può essere posseduto dal  raggruppamento nel suo complesso”, e con i modelli allegati sub n.3, 3bis,  3ter, 3quater al bando di gara. Il contrasto potrebbe essere superato se, in  applicazione del principio di conservazione degli atti giuridici, si leggesse  la lex specialis, stante il generico  riferimento del citato punto n.7 ai raggruppamenti temporanei,  nel senso di ritenere che essa abbia dapprima  distinto la prestazione principale da quelle secondaria, richiamando  implicitamente il raggruppamento temporaneo di tipo verticale, e  successivamente abbia previsto la possibilità che tanto la prestazione  principale quanto quelle secondarie potessero in realtà essere realizzate da un  soggetto singolo o da un raggruppamento temporaneo di tipo orizzontale e,  pertanto, al citato punto n.7 avrebbe disciplinato la ripartizione dei  requisiti in capo a quest’ultimo. In altri termini la lex specialis avrebbe regolato un raggruppamento di tipo misto.
E’ evidente che, sebbene la presente interpretazione consenta di  superare la contraddittorietà su rivelata, sarebbe stato, comunque, auspicabile  che la stazione appaltante nel predisporre gli atti di gara avesse disciplinato  in maniera chiara ed univoca i requisiti di partecipazione, in quanto la  contraddittorietà su rilevata ha reso l’appalto de quo meno contendibile, limitando di fatto la concorrenza ed  esponendo la stazione appaltante a futuri contenziosi.
Passando all’esame della seconda censura concernente i requisiti  tecnico-organizzativi, si ricorda che, fino all'entrata in vigore del  regolamento di attuazione del Codice dei contratti pubblici, alla disciplina  relativa agli incarichi dei servizi di ingegneria e architettura continuano ad  applicarsi, nei limiti di compatibilità, le disposizioni contenute nel Titolo  IV del D.P.R. n. 554/1999, secondo quanto disposto dall'articolo 253, comma 3,  DLgs. n. 163/2006. In particolare, per quanto attiene agli appalti di importo  superiore ai centomila euro, i requisiti economico-finanziari e  tecnico-organizzativi di partecipazione alle gare sono definiti dalle stazioni  appaltanti in conformità all’articolo 66 del D.P.R. n. 554/1999, il quale si  riferisce genericamente ai servizi di cui all’articolo 50 D.P.R. n. 554/1999,  ovvero a “servizi attinenti  all’architettura ed all’ingegneria anche integrata e gli altri servizi tecnici  concernenti la redazione del progetto preliminare, del progetto definitivo ed  esecutivo nonché le attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione”.
Con deliberazione n. 385/2001 l’Autorità ha chiarito che “rientrano nell'ambito oggettivo di  applicazione dell'articolo 50 del Regolamento attuativo, tutte le attività di  progettazione di opere e lavori pubblici finalizzate alla redazione dei  progetti, consistenti nel tipo e numero di elaborati individuati per i singoli  livelli di progettazione - preliminare, definitivo ed esecutivo - dagli  articoli da 18 a  45 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 e s.m., nonché l'attività di direzione  lavori e quelle di tipo accessorio connesse alla predetta attività di  progettazione elencate nell'articolo 17, commi 1 e 14 quinquies della legge  quadro” (oggi, articolo 90, comma 1 ed articolo 91, comma 3, del Codice).
Successivamente, con la determinazione n. 5/2010 l’Autorità ha  precisato, inoltre, che “nell’ipotesi di  affidamento della progettazione e della direzione lavori, ai fini della  dimostrazione della specifica esperienza pregressa, anche per i servizi cd. di  punta, in relazione ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si  riferiscono i servizi da affidare, detti requisiti sono dimostrati con  l’espletamento pregresso di incarichi di progettazione e direzione lavori, di  sola progettazione ovvero di sola direzione lavori. Si deve, infatti,  considerare che la logica sottesa alla richiesta del requisito del “servizio di  punta” è quella di aver svolto singoli servizi di una certa entità  complessivamente considerati e non di aver svolto servizi identici a quelli da  affidare (…). Pertanto, a titolo esemplificativo, nel caso di affidamento della  progettazione e della direzione lavori, è necessario e sufficiente che il  concorrente dimostri di aver espletato, in relazione ad ognuna delle classi e  categorie e per gli importi dei lavori indicati, o incarichi di progettazione e  direzione lavori, o incarichi di progettazione ovvero incarichi di direzione  lavori, purché ciascuno di essi sia di importo almeno pari a quello richiesto  (…). Non può non rilevarsi, inoltre, che l’articolo 66, comma 1, lett. a) del  d.P.R. n. 554/1999, laddove riferisce il fatturato globale, esigibile in seno  al bando, nell’importo variabile tra 3 e 6 volte l’importo a base di gara, tout  court ai servizi di ingegneria di cui all’articolo 50 dello stesso d.P.R., non  lascia spazi, in tale ambito, per l’esercizio della discrezionalità  amministrativa, limitata all’individuazione del valore “tra 3 e 6 volte l’importo  a base d’asta”. Di conseguenza, per i servizi attinenti all’ingegneria ed  all’architettura, non rientra nel potere discrezionale della stazione  appaltante integrare i requisiti di partecipazione alle procedure di evidenza  pubblica ovvero fissare requisiti di partecipazione ad una singola gara   più rigorosi e superiori a quelli previsti dal d.P.R. n. 554/1999, in  ordine al fatturato globale”.
Nel caso in  esame l’istante ha correttamente rilevato una limitazione della partecipazione  alla gara contraria al principio della massima concorrenza, per aver la  stazione appaltante fissato i requisiti tecnico-organizzativi di partecipazione  in maniera difforme rispetto al citato art. 66, ed, in particolare, in modo più  restrittivo. Difatti, mentre tale norma ai fini della dimostrazione della  capacità tecnica ed organizzativa, ritiene utile l’esperienza acquisita nello  svolgimento di tutti i servizi di ingegneria di cui al citato art. 50, il bando  di gara al punto III.2.1.3) prende in considerazione o i soli servizi di progettazione  o i soli servizi  di direzione dei  lavori, ed, in particolare, per la figura del direttore dei lavori  l’esperienza professionale che il bando  richiede  è esclusivamente quella  acquisita nello svolgimento dei  servizi  di direzione dei lavori.
Conseguentemente,  sotto il  profilo qui considerato, le  clausole del bando in esame risultano essere state assunte in violazione  dell’art. 66 D.P.R. n. 554/1999. Peraltro, tale violazione è particolarmente  evidente, se si considera che per quanto riguarda la capacità  economico-finanziaria correttamente la stazione appaltante ha richiesto al  concorrente di aver realizzato un certo fatturato globale per i servizi di cui  all’art. 50 D.P.R. n. 554/1999.
A ciò si  aggiunga anche la contraddizione in cui è caduta la stazione appaltante in  merito alla capacità tecnico-organizzativa, avendo disciplinato quest’ultima in  maniera difforme nel bando e nel disciplinare di gara. La distonia all’interno  della lex specialis è, ad esempio,  particolarmente significativa per qual che concerne i requisiti di  organizzazione, in quanto il bando richiede di dare la prova di aver utilizzato  un numero medio di personale annuo in misura non inferiore a otto unità (punto  III.2.1.3), mentre il disciplinare   richiede sei unità (punto 7).
Venendo alla  terza censura relativa agli elementi di valutazione dell’offerta economicamente  più vantaggiosa, occorre al riguardo considerare la Direttiva CEE  18/2004, in virtù della quale: “l'aggiudicazione  dell'appalto deve essere effettuata applicando criteri obiettivi che  garantiscano il rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e  di parità di trattamento e che assicurino una valutazione delle offerte in  condizioni di effettiva concorrenza. Di conseguenza occorre ammettere soltanto l'applicazione  di due criteri di aggiudicazione: quello del "prezzo più basso" e  quello della "offerta economicamente più vantaggiosa". Al fine di  garantire il rispetto del principio della parità di trattamento in sede di  aggiudicazione degli appalti è opportuno prevedere l'obbligo - sancito dalla  giurisprudenza - di assicurare la trasparenza necessaria per consentire a  qualsiasi offerente di essere ragionevolmente informato dei criteri e delle  modalità applicati per individuare l'offerta economicamente più vantaggiosa”  (considerando 46).
L’art. 64,  comma 2, D.P.R. n. 554/1999 prevede che, nel caso di aggiudicazione di servizi  attinenti all’architettura e all’ingegneria mediante il criterio dell’offerta  economicamente più vantaggiosa, vanno presi in considerazione i seguenti quattro  criteri di valutazione: - professionalità desunta dalla documentazione grafica,  fotografica e descrittiva - caratteristiche qualitative e metodologiche  dell’offerta desunte dalla illustrazione delle modalità di svolgimento delle prestazioni  oggetto dell'incarico e dai curriculum dei professionisti che svolgeranno il  servizio - ribasso percentuale unico indicato nell'offerta economica -  riduzione percentuale indicata nell'offerta economica con riferimento al tempo.
Con  determinazione n. 4/2009 l’Autorità ha  chiarito che la fissazione della scala delle valutazioni in riferimento sia al  criterio di valutazione a) (professionalità o adeguatezza dell’offerta) sia al  criterio di valutazione b) (caratteristiche qualitative e metodologiche  dell’offerta o caratteristiche metodologiche dell’offerta) impone che il  disciplinare di gara stabilisca i cosiddetti criteri motivazionali che  consentono di ritenere una offerta migliore di un’altra. Nel caso in esame dalla  documentazione trasmessa non risulta che la stazione appaltante abbia fissato  tali criteri.
A ciò si aggiunga che con la  determinazione n. 5/2010 l’Autorità ha chiarito che “qualora la prestazione riguardi opere caratterizzate da più aspetti per  esempio, qualora si tratti di progetti integrati e, cioè, progetti che  prevedano prestazioni di natura architettonica, strutturale ed impiantistica,  il criterio di valutazione a)  (professionalità o adeguatezza dell’offerta) dovrebbe essere suddiviso in sub  criteri e relativi sub pesi (professionalità o adeguatezza dell’offerta sul  piano architettonico, professionalità o adeguatezza dell’offerta su piano  strutturale, professionalità o adeguatezza dell’offerta sul piano  impiantistico). Tale tipo di scomposizione non deve, invece, riguardare il criterio  di valutazione b) (caratteristiche qualitative e metodologiche dell’offerta o  caratteristiche metodologiche dell’offerta), in quanto è proprio la metodologia  progettuale offerta che deve tenere conto che il progetto, pur presentando  aspetti architettonici, strutturali ed impiantistici, resta un unico ed è  proprio la migliore modalità proposta dai concorrenti per dare soluzione al  rapporto fra i tre aspetti che condiziona la valutazione dell’offerta”.
Nel caso in  esame non si rinviene la fissazione di sub criteri da parte della stazione  appaltante, la quale si è limitata a stabilire cinque elementi di valutazione  (relazione metodologica, proposta progettuale, gruppo di lavoro, termini di  esecuzione della progettazione; prezzo),   e ad attribuire ad ognuno di essi il relativo peso, senza individuare,  là dove necessari, i sub criteri. Né può considerarsi corretto l’iter logico seguito al riguardo dalla  stazione appaltante ed evidenziato nella nota inviata all’Autorità, in cui il  Comune di Bojano afferma che avrebbe correttamente agito in quanto “il disciplinare di gara non divide la  proposta in sub criteri, ma assegna punti 50 alla proposta progettuale nella  sua interezza. Di contro, nella metodologica (….) il disciplinare suddivide i  25 punti in due sub criteri: il primo su come si intende svolgere il servizio  con il sub criterio chiamato appunto relazione metodologica con l’assegnazione  di 20 punti ed il secondo quale valutazione del gruppo di lavoro rispetto alle  problematiche prestazionali da sviluppare con l’assegnazione di punti 5”. In realtà come si evince chiaramente dal punto 9  del disciplinare di gara la relazione metodologica ed il gruppo di lavoro sono  due distinti criteri di valutazione a sé stanti e non due sub criteri.

In base a quanto sopra considerato

il Consiglio

ritiene, nei limiti di cui in motivazione, che la lex specialis non sia conforme alla  specifica normativa di settore e risulti lesiva della concorrenza, per aver  fissato requisiti di partecipazione   tecnico-organizzativi più rigorosi rispetto a quelli richiesti dall’art.  66 D.P.R. n.554/1999, e, per aver omesso di indicare i cd. criteri  motivazionali, e, là dove necessari, i sub criteri di valutazione dell’offerta.

Consiglieri Relatori: Alessandro Botto, Sergio Santoro

Il Presidente: Giuseppe Brienza

Depositato presso la segreteria del Consiglio in data 25  gennaio 2011

Il Segretario: Maria Esposito