Deliberazione n. 29 Adunanza del 24 febbraio 2011

 

Rif. Fasc. 545/10

Oggetto: Ristrutturazione sede comunale ex Scuola Pascoli a Perugia. Precisazioni, chiarimenti e valutazioni della stazione appaltante a seguito della deliberazione dell'Autorità n. 44 dell'8 luglio 2010.

Stazione appaltante: Comune di Perugia.

Esponente: Avv. Urbano Barelli (Presidente della Sezione di Perugia dell'Associazione Italia Nostra)

Rif. normativi: art. 37-bis della Legge n. 109/1994.

 

Il Consiglio

Vista la deliberazione dell’Autorità n. 44 dell’8 luglio 2010;

Vista la relazione della Direzione Generale Vigilanza lavori;

 

Considerato in fatto

A seguito della segnalazione dell’Avv. Urbano Barelli, Presidente della Sezione di Perugia di Italia Nostra, e della istruttoria della Direzione Vigilanza Lavori, il Consiglio dell’Autorità, si è espresso, relativamente all’intervento indicato in oggetto, con  deliberazione n. 44 dell’8.7.2010, con la quale:

  • ha ritenuto la procedura di project financing adottata non coerente con i principi che sottendono a tale modalità di realizzazione delle opere pubbliche, mancando nel caso in esame la capacità dell’opera da realizzare di generare significativi flussi di cassa mediante la gestione; la previsione di utilizzazione di alcuni locali ad uso bar-mensa dipendenti (solo in un secondo tempo aperti anche al pubblico) è apparsa, infatti, non rilevante in misura sostanziale rispetto all’investimento richiesto;
  • ha rilevato come il concessionario abbia beneficiato della possibilità di apertura al pubblico dei locali inizialmente destinati a bar-mensa aziendale e come tale possibilità, riconducibile a provvedimenti adottati dallo stesso Comune, esuli dall’alea insita nella gestione, che, in positivo o negativo, è rimessa al concessionario; al riguardo, pur prendendo atto della volontà dell’amministrazione di adeguare la convenzione per ristabilire l’equilibrio del PEF, ha osservato come la rinegoziazione con il concessionario, successiva alle procedure concorsuali espletate, presenti elementi di criticità relativamente alla economicità e alla trasparenza del procedimento e ha ritenuto, pertanto, che siano da effettuare con criteri quanto più possibile oggettivi e rigorosi la valutazione dei maggiori introiti per il concessionario e i conseguenti adeguamenti della convenzione;
  • non ha ravvisato margini di intervento per l’Autorità in relazione alle ulteriori questioni evidenziate dall’esponente, essendo state le stesse già poste all’attenzione ed esaminate da parte degli organi competenti in materia;
  • ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei Conti per i profili di competenza.

Il Comune di Perugia, con nota assunta al prot. dell’Autorità n. 53325 del 25.8.2010, ha fornito riscontro alle osservazioni dell’Autorità, ribadendo la legittimità del percorso seguito e fornendo ulteriori ed attuali elementi atti ad evidenziare la legittimità e la convenienza economica della procedura adottata.
Con successiva nota, acquisita al prot. dell’Autorità n. 79339 del 4.11.2010, ha integrato le considerazioni già formulate, ponendo particolare attenzione alle motivazioni che hanno indotto l’Amministrazione alla procedura del project financing, in luogo della concessione di costruzione e gestione, benché fosse già in possesso del progetto preliminare, redatto da dipendenti dell’ente.
Con la prima nota, in relazione alla legittimità della scelta del ricorso alla finanza di progetto, l’amministrazione comunale, argomentando nel modo seguente, ha evidenziato come non preclusiva la circostanza che trattasi di opere c.d. “tiepide o fredde”.
L’art.19 della L.109/94 (vigente all’epoca dei fatti) prevedeva, infatti, che “le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare in concessione opere destinate alla utilizzazione diretta della pubblica amministrazione” (comma 2-ter, introdotto dalla Legge n.166 del 1.8.2002).
Tale possibilità appare confermata anche dall’Autorità nella determinazione n. 2 dell’11 marzo 2010 “Problematiche relative alla disciplina applicabile all’esecuzione del contratto di concessione di lavori pubblici”. La determinazione richiama la decisione Eurostat dell’11.2.2004, ribadendo che l’essenza della concessione, per cui la stessa si distingue dall’appalto, è il rischio.
In particolare, si possono individuare tre principali forme di rischio:

  1. di costruzione: legato ai ritardi nella consegna, ai costi addizionali, a standard inadeguati, a inconvenienti di tipo tecnico;
  2. di disponibilità: legato alla performance dei servizi che il partner privato deve rendere o alla disponibilità dell’opera che il privato realizza e mette a disposizione della p.a.;
  3. di domanda: legato all’utenza e ai diversi volumi di domanda che il partner privato deve soddisfare.

 Condizione essenziale per potersi parlare di concessione è che il partner privato assuma il rischio di costruzione e almeno uno tra i due restanti rischi, che, nel caso di opere fredde, può identificarsi nel rischio di disponibilità.
Affinché il rischio sia effettivamente trasferito è dunque necessario che i pagamenti pubblici siano correlati all’effettivo grado di disponibilità fornito dal privato, secondo la qualità e quantità predeterminata, in applicazione del principio del take-and-pay. Più specificatamente l’attività del concessionario deve essere remunerata con un “canone” connesso all’effettivo utilizzo dell’opera, mentre dovrà accollarsi gli eventuali oneri conseguenti ad imprevisti tecnici o costruttivi oltre l’eventuale rischio di mercato.
L’amministrazione comunale ha ribadito, in definitiva, come nel caso in questione abbia legittimamente operato, alla luce delle previsioni dell’art.19, comma 2-ter della L.109/94, come modificata dalla L.166/2002; al fine di ridurre gli oneri a proprio carico, ha, inoltre, previsto anche attività di reddito per il privato, quali il bar e altri spazi destinati all’Università per un totale di circa 800 mq.
Per quanto riguarda i rischi, ha evidenziato che l’art.12 della convenzione prevede che “il concessionario assume tutti i rischi connessi alla realizzazione e gestione dell’opera, compresi quelli conseguenti a maggiori costi, ad eventuali inconvenienti tecnici e per il mancato compimento dei lavori”.
Al riguardo ha precisato che il contributo pubblico in conto costruzione è stato erogato solo a stati di avanzamento dell’opera e, a seguito di una prima variante (che ha contemplato una modesta riduzione della superficie da realizzarsi), è stato ridotto da €1.500.000,00 a €1.470.000,00; gli aumenti di costo dei lavori sono stati, invece, imputati al concessionario, ritenendoli contemplati nel rischio di costruzione e respingendo, pertanto, con determinazione dirigenziale n.36 del 12.7.2010, le riserve apposte sul certificato di collaudo per maggiori opere eseguite, per un importo di €1.165.027,40 oltre IVA.
In relazione al rischio di disponibilità ha richiamato la Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 27.3.2009 “Criteri per la comunicazione di informazioni relative al partenariato pubblico-privato”, ove evidenzia che “nel caso di realizzazione di uffici pubblici,..., ad uso esclusivo della pubblica amministrazione, in cui al privato che progetta, realizza e gestisce l’infrastruttura viene corrisposto un canone per la disponibilità in piena efficienza della struttura stessa e per la gestione dei servizi correlati (ordinaria e straordinaria manutenzione, pulizia ecc...), il rischio di disponibilità si può considerare trasferito al privato qualora contrattualmente sia prevista l’applicazione automatica di penali che incidono sul canone corrisposto dal soggetto pubblico sia nel caso di indisponibilità completa o parziale della struttura, sia di erogazione di servizi non corrispondenti agli standard contrattuali”
Orbene, l’art. 13, comma 6, della convenzione prevede l’applicazione automatica di specifiche penali che incidono sul canone corrisposto al concessionario, in caso di ritardo nella progettazione, nella esecuzione dell’opera e nella manutenzione. Rientra, inoltre, nel rischio del concessionario l’attività di manutenzione (art.11 convenzione), da effettuarsi, oltre che sulla base del programma di manutenzione previsto in sede di offerta, anche sulla base di esigenze dell’amministrazione non programmabili e prevedibili anticipatamente, senza ulteriore incremento del canone.
Ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. b) della convenzione (come aggiornata in data 23.4.2009), il canone di disponibilità deve essere correlato alla quantità e alla qualità della gestione, con conseguente possibilità di variazione nel tempo. Rientra, inoltre, nel rischio del concessionario l’alea derivante da tassi di inflazione superiori al 2,4% annuo medio.
Ha evidenziato, inoltre, anche un rischio di domanda, comunque presente nel caso in oggetto, relativo all’alea connessa alla gestione della porzione di immobile al piano terra (mq 330) destinata a bar-ristorante e della porzione di immobile al piano seminterrato (mq  470), destinata a sale studio o laboratorio, locate dal concessionario all’Università degli studi di Perugia (non menzionata, quest’ultima, nella deliberazione dell’Autorità).
Con la successiva nota, il Comune ha maggiormente puntualizzato le motivazioni del ricorso al project financing, in alternativa alla concessione.
Ha richiamato come, nella concessione di costruzione e gestione, l’amministrazione predisponga il progetto preliminare corredato da indagini specifiche, valutazioni economico-finanziarie, gestionali e tecniche, con relativi costi e impiego di risorse a carico della stessa p.a., che deve avere, quindi, chiarezza dell’opera da realizzare, delle modalità di realizzazione, della fattibilità dell’operazione e della redditività della stessa, atteso che tali elementi costituiscono oggetto dell’unica gara prevista per aggiudicare la concessione. Il progetto preliminare redatto dalla p.a. e posto a base di gara può essere migliorato dai concorrenti, ma con un ridotto grado di libertà, stabilito e delimitato nei documenti di gara.
Il project financing, invece, rappresenta un istituto più flessibile, che in caso di opere complesse consente all’amministrazione di avvalersi del know how del privato anche dal punto di vista della impostazione complessiva dell’operazione; l’iniziativa progettuale è infatti in capo al privato, è il promotore che redige il progetto preliminare e svolge le analisi economico-finanziarie necessarie, presentando un piano economico finanziario asseverato dai soggetti competenti (analisi approfondita dei flussi di cassa, elaborazione di un'ipotesi di finanziamento specifica e flessibile, predisposizione di meccanismi contrattuali funzionali ad un'efficiente collocazione dei rischi), mentre l'ente fornisce, attraverso uno studio di fattibilità, le linee guida per la redazione della proposta del progetto, evidenziando i bisogni e le prescrizioni ritenute necessarie alla corretta interpretazione delle proprie esigenze e delle scelte irrinunciabili già effettuate e non derogabili dai proponenti. 
Il project financing è caratterizzato anche dalla possibilità di costituzione da parte del concessionario privato di una società di progetto, che ha lo scopo di isolare il progetto da un punto di vista giuridico, patrimoniale ed economico e finanziario, consentendo ai soggetti finanziatori di giudicare esclusivamente la redditività del progetto e non la consistenza patrimoniale dell’impresa.
Ha evidenziato, quindi, per quanto concerne la fattispecie in esame, come l’amministrazione, pur avendo la disponibilità di un progetto preliminare redatto dai tecnici interni, abbia scelto il project financing anziché la concessione, proprio in ragione delle caratteristiche che differenziano tale istituto dalla concessione e, in particolare, per avvalersi del know-how del privato anche sotto il profilo progettuale, consentendo al promotore di arricchire sostanzialmente le idee progettuali dell’amministrazione, tenendo conto al contempo dei risvolti economici e fermo restando ovviamente la soddisfazione delle esigenze pubbliche.
Come noto, in un primo tempo l’amministrazione comunale aveva previsto di realizzare l’intervento di riqualificazione e ampliamento dell’edificio comunale ex Pascoli, da destinare esclusivamente ad uffici dell’ente, mediante un’ordinaria procedura di appalto di lavori. A tal fine era stato redatto dagli uffici tecnici interni un progetto preliminare, per l’importo complessivo di €9.037.996,00.
Successivamente, tuttavia, in considerazione del cospicuo importo del progetto redatto, l’amministrazione ha valutato la possibilità di ricorrere a forme alternative di finanziamento (rispetto all’assunzione di un mutuo) finalizzate a ridurre gli oneri finanziari a carico del Comune, e, pertanto, in assenza di adeguate professionalità ed esperienze interne, è stato conferito apposito incarico a un soggetto specializzato esterno operante nel settore finanziario.
La relazione del consulente incaricato (Deloitte & Touche Management Solution s.r.l.)  ha individuato come conveniente per il Comune e di sicuro interesse per eventuali soggetti privati disponibili all’investimento di propri capitali nella realizzazione dell’intervento di ristrutturazione, il ricorso al project financing, e nel contempo, al fine di ampliare le possibilità di sfruttamento economico dell’intervento ed accrescere l’interesse di soggetti privati a concorrere, ha evidenziato l’opportunità di prevedere la possibilità di destinare parte dell’edificio ristrutturato, per circa 1.000 mq, anche ad attività commerciali e uffici privati, ottimizzando in tal modo gli aspetti economico-patrimoniali e finanziari connessi all’intervento di ristrutturazione.
Il progetto preliminare redatto dal Comune, ove si fossero perseguite procedure diverse, avrebbe dovuto essere rielaborato alla luce delle indicazioni del consulente, prevedendo una parziale destinazione dell’edificio ad attività di soggetti terzi (commerciali, uffici privati, ecc.) ed, inoltre, se l’amministrazione avesse voluto procedere ad una concessione, avrebbe dovuto elaborare analisi e valutazioni di carattere economico-finanziario.
Il ricorso alla finanza di progetto ha consentito, invece:

  • di risparmiare costi e risorse interne per la redazione di un nuovo progetto preliminare;
  • di superare le difficoltà dell’ente, in assenza di figure specializzate interne, di effettuare analisi e valutazioni di carattere economico-finanziario preliminari all’intervento in concessione;
  • di utilizzare il know how privato sia in termini di qualità progettuale (di fatto nella procedura in esame sono pervenute due proposte diverse fra loro) che economico-finanziari, con conseguente individuazione della soluzione ottimale nel rapporto costi/benefici;
  • la costituzione della società di progetto “Pascoli s.r.l.”

Il progetto preliminare redatto internamente all’ente, unitamente ad un precedente piano di dislocazione degli uffici comunali e alla relazione sopra citata del consulente esterno, è stato utilizzato quale studio di fattibilità e parametro di congruità per la valutazione delle proposte pervenute.
Con la prima nota fatta pervenire dal Comune, sono stati, inoltre, diffusamente trattati aspetti connessi all’economicità della procedura attuata.
Richiamando il sicuro e non trascurabile risparmio di 443.397,90 euro a favore della finanza progetto, che già emergeva a favore di tale procedura dall’esame comparato fornito tra questa e l’appalto di sola costruzione, ha evidenziato come detto esame non abbia tenuto conto degli oneri che sicuramente il Comune avrebbe dovuto sostenere per la redazione della progettazione definitiva ed esecutiva; ipotizzando una progettazione interna e limitando la valutazione al solo incentivo del 2%, l’ente avrebbe sostenuto una ulteriore spesa diretta di circa 150.000,00 euro, oltre a distogliere proprio personale da altre attività.
Ha evidenziato, inoltre, come l’ipotesi di ribassi in sede di gara, ove l’amministrazione comunale fosse ricorsa all’appalto, sia stata contemplata anche nella procedura di project financing seguita, sia relativamente al contributo da corrispondere, da parte del committente, sull’esecuzione dei lavori, che sul canone annuale.
Tra l’altro, è noto come nelle procedure ordinarie si possano verificare incrementi dei costi preventivati e dei tempi di esecuzione previsti; nel caso di specie, invece, i lavori si sono conclusi nei tempi previsti e le statuizioni della convenzione hanno consentito di respingere le ulteriori richieste economiche del concessionario per maggiori opere.
L’amministrazione comunale ha rammentato, infine, come siano stati rispettati pienamente i principi di non discriminazione, trasparenza, par condicio e concorrenza, applicando le norme vigenti che prevedevano la pubblicazione di due bandi e due selezioni pubbliche (una per la scelta del promotore e una per l’affidamento della concessione).
Per quanto concerne la qualità e l’adeguatezza dell’opera, ha rappresentato che il progetto è stato elaborato sulla base di indicazioni preliminari dell’amministrazione, è stato verificato e monitorato sia in fase di approvazione (preliminare, esecutivo, definitivo) che nel corso dei lavori, tant’è che l’opera presenta riconoscimento unanime di autorevoli riviste nazionali e operatori del settore per l’elevato livello qualitativo sia dei materiali utilizzati che delle tecniche innovative impiegate (bioedilizia), contribuendo alla qualificazione del centro storico.
La qualità e l’adeguatezza del progetto incide anche sulla remuneratività dello stesso, in quanto il concessionario ha interesse a realizzare un’opera efficiente, essendo allo stesso rimessa la manutenzione.
In definitiva, l’Amministrazione comunale ha evidenziato come, con la procedura in oggetto, siano stati di fatto ottenuti risultati concreti e positivi, in termini di convenienza economica, di qualità dell’opera e di certezza dei costi e dei tempi di ultimazione dei lavori, conseguendo quei vantaggi che convenzionalmente si attendono dal project financing.
In ordine all’apertura al pubblico dei locali inizialmente destinati a bar-mensa interni, ha rappresentato come, già con nota del 7.7.2010 (prima del ricevimento della deliberazione dell’Autorità), abbia reiterato al concessionario la richiesta di revisione del PEF e della convenzione.
In mancanza di una specifica proposta del concessionario, con detta nota, ha:

  • fatto presente che la revisione, con effetti retroattivi a decorrere dall’apertura del bar-ristorante, deve essere effettuata sulla base di parametri oggettivi (listini prezzi), ricavati da pubblicazioni ufficiali edite dall’Agenzia del Territorio e dalla Camera di Commercio di Perugia, riferiti al periodo in cui è stata approvata la variante urbanistica (aprile 2009);
  • quantificato in € 88.110,00 il valore annuo dei locali in questione;
  • rappresentato al concessionario che le liquidazioni del “canone di disponibilità” riferito all’anno 2009 sono state disposte salvi eventuali conguagli in ordine alla necessità di revisione della concessione;
  • diffidato il concessionario e avviato la procedura prevista dall’art.18 della convenzione (Definizione delle controversie), prodromica alla eventuale successiva azione giudiziale.

Con nota del 9.8.2010 è stata ribadita al concessionario la necessità di procedere ad una revisione della concessione, rimettendo allo stesso la deliberazione dell’Autorità n. 44/2010.
L’Amministrazione comunale, relativamente alla presunta carenza di trasparenza del procedimento di modifica della convenzione, ha evidenziato che la bozza di convenzione, facente parte della proposta del promotore posta a base di gara, già prevedeva la possibilità di tale variazione; pertanto qualsiasi interessato era in condizione di conoscere che, ove aggiudicatario della concessione, avrebbe potuto richiedere il cambio di destinazione d’uso di detti locali.

Inoltre, pur condividendo quanto affermato dall’Autorità, circa il fatto che tale modifica non rientra nell’alea normale della gestione, ha precisato come l’art.143, comma 8, del D.lgs. 163/2010 preveda espressamente la possibilità di “variazioni apportate dalla stazione appaltante ... ai presupposti e alle condizioni di base che determinano l’equilibrio economico finanziario degli investimenti e della connessa gestione”.

 

Ritenuto in diritto

L’Amministrazione comunale, in riscontro alla deliberazione dell’Autorità n. 44/2010, ha fornito le proprie valutazioni, al fine di supportare la legittimità e la validità economica della procedura seguita; ha, inoltre, fornito informazioni circa i provvedimenti assunti in relazione all’esigenza, evidenziata dall’Autorità,  di adeguare la convenzione per ristabilire l’equilibrio del PEF, a favore dell’amministrazione, con criteri quanto più possibile oggettivi e rigorosi, in conseguenza dell’apertura al pubblico dei locali inizialmente destinati a bar-mensa ad uso esclusivo dei dipendenti.
In relazione alla legittimità della procedura posta in atto ha affermato la possibilità di affidamento della concessione di costruzione e gestione dell’opera, essendo contemplati dalla convenzione i rischi di costruzione e di disponibilità, nonché, sebbene in misura contenuta, anche di domanda (con riferimento a locali non in uso all’amministrazione comunale).
Per quanto concerne i rischi e la loro allocazione occorre infatti ricordare - come ribadito tra l’altro anche nella recente Determinazione n. 2 dell’11 marzo 2010 dell’Autorità - che la condizione essenziale in una operazione di concessione/project è che il partner privato assuma il rischio di costruzione e almeno uno tra il rischio di disponibilità e il rischio di domanda, rimanendo a carico della parte pubblica i rimanenti rischi.
In particolare, in caso di opere fredde, una ripartizione dei rischi conforme a quella indicata dalla Decisione Eurostat 11.02.2004  richiede che i rischi di costruzione e disponibilità siano a carico del  partner privato, mentre il restante rischio di domanda a carico del partner pubblico, salvo che non vengano previste porzioni di opera destinate ad attività produttive di reddito per il concessionario.
Al fine di ridurre gli oneri della PA - come è avvenuto nel caso di specie - insieme all’opera principale sono state realizzate dal concessionario anche opere strutturalmente e direttamente collegate ad essa dalle quali poter ricavare degli utili da utenza che integrano il canone.
La remunerazione in queste tipologie di opere viene infatti ad essere costituita dalla corresponsione in favore del promotore/concessionario, oltre che di un contributo posto a carico dell’Amministrazione aggiudicatrice, di un canone variabile in dipendenza dell’erogazione e dell’effettivo utilizzo del servizio. Mentre dovrà essere a carico del privato il rischio di doversi accollare gli eventuali oneri conseguenti a imprevisti tecnici e costruttivi che potranno intervenite in corso di realizzazione oltre l’eventuale “rischio di mercato”.
A ciò si aggiunga che quando il legislatore ha ammesso la possibilità di realizzare un’opera che non ha una immediata capacità di produrre reddito con lo strumento del project financing (art. 143, comma 9, del D.Lgs. n. 163/2006, ex art. 19 comma 2 ter della legge n. 109/1994), ha previsto che nella “gestione” venissero ricomprese tutta una serie di attività che vanno dalla manutenzione dell’opera realizzata alle attività necessarie a consentire che un’opera venga utilizzata per il fine cui era destinata.
Con più specifica attinenza ai rilievi formulati dall’Autorità - che investono più puntualmente la scelta della procedura di project financing – l’Amministrazione comunale ha evidenziato come la scelta di questa, in luogo della concessione, benché l’amministrazione disponesse già di un progetto preliminare, sia derivata in particolare dal fatto che, alla luce del parere fornito dal consulente incaricato (Deloitte & Touche Management Solution s.r.l.), il progetto preliminare redatto dal Comune avrebbe dovuto essere rielaborato, prevedendo una parziale destinazione dell’edificio ad attività di soggetti terzi (commerciali, uffici privati, ecc.) ed inoltre, se l’amministrazione avesse voluto procedere ad una concessione, avrebbe dovuto integrare lo stesso con analisi e valutazioni di carattere economico-finanziario.
Di contro, la procedura di project financing ha consentito, secondo quanto evidenziato dall’amministrazione comunale, di procedere con un istituto più flessibile, avvalendosi del know how privato sia in termini di qualità progettuale (nella procedura in esame sono pervenute due proposte diverse fra loro) che economico-finanziari, con conseguente individuazione della soluzione ottimale nel rapporto costi/benefici.
Dal punto di vista della economicità della scelta, ha posto in evidenza:

  • che oltre al risparmio di € 443.397,90, che già emerge dall’esame comparato tra la procedura dell’appalto e quella del project financing, occorre tener conto degli oneri che sicuramente il Comune avrebbe dovuto sostenere per la redazione della progettazione definitiva ed esecutiva, stimabile, nell’ipotesi più restrittiva di progettazione svolta dai dipendenti dell’ente, in circa € 150.000,00, oltre al fatto di non poter destinare tali dipendenti ad altre attività;
  • la procedura adottata, accollando al concessionario il rischio di costruzione ha consentito, oltre al pieno rispetto dei tempi di realizzazione, la possibilità dell’ente di respingere le richieste economiche per maggiori opere formulate dallo stesso per un importo di € 1.165.027,40 oltre IVA).
Infine, relativamente all’esigenza manifestata dall’Autorità di effettuare con criteri quanto più possibile oggettivi e rigorosi la valutazione dei maggiori introiti per il concessionario e i conseguenti adeguamenti della convenzione, relativamente all’apertura al pubblico, con funzione di bar-ristorante, dei locali inizialmente destinati a bar-mensa aziendale, ha evidenziato come il Comune, già prima della deliberazione dell’Autorità abbia proceduto in tal senso; ha, infatti, provveduto a quantificare il valore annuo dei locali in questione sulla base di parametri oggettivi e, diffidando il concessionario, ha avviato la procedura prevista dall’art. 18 della convenzione (Definizione delle controversie), prodromica alla eventuale successiva azione giudiziale.
La stazione appaltante ha, quindi, motivato la scelta operata con l’intento perseguito di non vincolare in modo troppo rigido le offerte al progetto preliminare già disponibile, al fine di consentire un apporto dei promotori in termini di qualità progettuale e di soluzioni atte a ridurre il peso economico per l’ente.
Si osserva, tuttavia, come la destinazione di alcuni locali a bar-mensa, già prevista dal consulente Deloitte & Touche Management Solution s.r.l., sia stata trascurata dagli aspiranti promotori nell’offerta formulata e solo successivamente, su indicazione del Comune, contemplata dal promotore; ciò appare sottolineare la marginalità della rendita derivante da tali locali, inizialmente accessibili ai soli dipendenti comunali, rispetto al canone da corrispondere da parte dell’amministrazione e, in sostanza, la limitata possibilità di soluzioni economiche sostanzialmente diverse da quelle che già poteva contemplare l’amministrazione con il ricorso all’appalto o alla concessione sulla base del progetto preliminare disponibile.
In ragione di ciò le precisazioni fornite consentono sostanzialmente di superare i rilievi formulati dall’Autorità circa la scelta della procedura adottata nel caso specifico.
Appaiono rilevanti, al fine di superare le criticità segnalate alla competente Procura della Corte dei Conti, le precisazioni di carattere economico fornite.

Oltre agli ulteriori elementi circa la convenienza economica della procedura (economia delle spese di redazione dei successivi livelli di progettazione), la stazione appaltante ha evidenziato, infatti, una posizione coerente con il generale profilo della concessione attuata nell’aver respinto le richieste del concessionario, formulate in relazione alle maggiori opere eseguite per un importo significativo (€ 1.165.027,40 oltre IVA), e nell’aver intrapreso azioni per modificare la convenzione a vantaggio dell’ente, per adeguarla, con criteri oggettivi come indicato dall’Autorità, all’apertura al pubblico dei locali inizialmente destinati a bar-mensa ad uso dei soli dipendenti.

In base a quanto sopra considerato,

 

Il Consiglio

  • ritiene che le argomentazioni addotte dall’ente e l’intento evidenziato di avvalersi con maggiore flessibilità del know how privato sia in termini di qualità progettuale che economico-finanziari consentano di superare sostanzialmente i rilievi precedentemente formulati dall’Autorità relativamente alla scelta dell’amministrazione di procedere alla realizzazione dell’intervento con il ricorso alla finanza di progetto;
  • ritiene rilevanti, al fine di superare le criticità segnalate alla competente Procura della Corte dei Conti, le precisazioni di carattere economico fornite, che evidenziano, in particolare, come l’amministrazione comunale, coerentemente con la procedura adottata ed i rischi che la stessa rimette al concessionario nonché con le osservazioni formulate dall’Autorità, abbia respinto le richieste del concessionario per l’esecuzione di maggiori opere ed intrapreso azioni per la modifica della convenzione, conseguentemente all’apertura al pubblico di locali inizialmente destinati ai soli dipendenti dell’amministrazione;
  • dispone l’invio della presente deliberazione ai soggetti interessati (Stazione appaltante ed Esponente) e alla Procura Regionale della Corte dei Conti per evidenziare i chiarimenti forniti che sottolineano il risparmio conseguito.

 

Il Consigliere Relatore: Piero Calandra

Il Presidente: Giuseppe Brienza

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 11 marzo 2011

Il Segretario: Maria Esposito