Deliberazione n. 83 Adunanza del  06 Ottobre 2011

 

VISF/GE/11/28920

 

Oggetto: segnalazione relativa alla costituzione della società “Farmacom s.r.l.” per la gestione delle farmacie comunali

Stazione appaltante: Comune di Tortona

Esponente: Consigliere di minoranza Paolo Maria Ronchetti

Dirigente Responsabile: dott. Alberto Cucchiarelli;

 

Il Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 163/2006 e s.m.i.;

Vista la relazione della Direzione generale vigilanza servizi e forniture in data  19.04.2011

 

Considerato in fatto

E’ pervenuta a questa Autorità una segnalazione nella quale si riferisce che il Comune di Tortona ha deliberato in data 29.11.2010, di costituire una società (la “Farmacom s.r.l.”) con i farmacisti locali per la gestione delle farmacie comunali, in spregio di quanto disposto dal decreto legge 31 maggio 2010 n° 78 recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività”, che all’art. 14 comma 32 pone il divieto per i Comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti di detenere partecipazioni societarie.

Con nota del 30 marzo 2011, è stato avviato un procedimento istruttorio, nell’ambito del quale l’amministrazione comunale ha illustrato la vicenda, chiarendo che fino al 2010 le farmacie comunali sono state affidate in gestione alla società multiservizi A.T.M. spa a totale partecipazione pubblica; il relativo contratto di servizio era stato stipulato nel 2004 e prorogato nel corso 2008, con scadenza al 31 dicembre 2010. Dopo un vano tentativo di alienare una delle due farmacie comunali (alla data prevista non sono pervenute offerte), si è reso necessario definire le nuove modalità di gestione in vista dell’imminente scadenza del contratto in esecuzione. Il vaglio delle opzioni previste dalla legge per la gestione delle farmacie comunali avrebbe, poi, condotto alla conclusione che l’unica alternativa percorribile era appunto quella della costituzione di una società con i farmacisti in servizio presso le strutture interessate. Infatti, in materia di gestione delle farmacie comunali, l’art. 23-bis del d.l. 25 giugno 2008, n. 1121 , come da ultimo modificato dall'art. 15 del d.l. 25 settembre 2009, n. 1352 - prima dell’abrogazione disposta dall'art. 1, comma 1, D.P.R. 18 luglio 2011, n. 113, a decorrere dal 21 luglio 2011, a seguito di referendum popolare - faceva salve le disposizioni della legge 2 aprile 1968, n. 475, come modificata ed integrata dalla legge 8 novembre 1991 n. 362 recante “Norme di riordino del settore farmaceutico”.

Secondo la richiamata disciplina, le farmacie di cui sono titolari i comuni possono essere gestite, ai sensi della legge 8 giugno 1990, n. 142, nelle seguenti forme:

a) in economia;

b) a mezzo di azienda speciale;

c) a mezzo di consorzi tra comuni per la gestione delle farmacie di cui sono unici titolari;

d) a mezzo di società di capitali costituite tra il comune e i farmacisti che, al momento della costituzione della società, prestino servizio presso farmacie di cui il comune abbia la titolarità.

Obiettivo dell’amministrazione procedente era quello di reimpiegare il personale della ATM spa in servizio presso le farmacie che non poteva essere assorbito né presso il Comune, ove si fosse optato per una gestione in economia, né presso un’azienda speciale o consortile, ove invece fosse stata scelta questa modalità; peraltro, anche la possibilità di assumere nuovo personale risulta preclusa per effetto dei vincoli correlati al patto di stabilità e definiti con lo stesso articolo 14 del d.l. 78/2010.

Riguardo alla contestata violazione del divieto di partecipazione societaria per i Comuni di piccole dimensioni di cui all’art. 14 comma 32, l’amministrazione procedente rileva che dalla comparazione di quanto previsto nel citato articolo, con la richiamata disciplina relativa alle modalità di gestione delle farmacie comunali, emergerebbe un evidente contrasto, in quanto quest’ultima annovera tra quelle elencate anche l’opzione della società.

Secondo la ricostruzione del Comune di Tortona il conflitto deve essere risolto, applicando il principio generale (lex specialis derogat generalis) in base al quale la disciplina speciale prevale su quella generale anche quando quest’ultima è adottata successivamente. Sicché, nel caso di specie, la disciplina speciale che regola il settore e che consente la costituzione di società di capitali da parte dei Comuni per la gestione delle farmacie comunali, costituirebbe una deroga al divieto di carattere generale invocato dal segnalante; né potrebbe configurarsi un’altra ricostruzione, atteso che le altre opzioni proposte dal legislatore sono di fatto precluse e che diversamente tutti i comuni nelle condizioni nelle quali si trova Tortona sarebbero obbligati a cedere le farmacie di cui sono titolari anche quando – come nel caso di specie – non vi sono compratori disposti a corrispondere il prezzo corrente, con conseguente depauperamento del patrimonio degli enti.

In forza delle predette considerazioni, il Comune di Tortona conclude per la legittimità del proprio operato.

Al fine di completare il quadro delle risultanze istruttorie, occorre anche evidenziare che dall’esame della documentazione pervenuta ed in particolare dalla delibera n. 135/10 è emerso che la revisione dell’assetto gestionale avviata dall’Ente riguarda non solo le farmacie comunali, ma anche tutti i servizi (attività strumentali e servizi pubblici locali) affidati alla ATM spa, nonché i servizi di accertamento e riscossione dei tributi locali, fin ora gestiti direttamente dal Comune e quello non ancora attivato della valorizzazione del patrimonio immobiliare. Infatti, oltre alla immediata costituzione della società preposta alla gestione delle farmacie comunali, il Comune ha già approvato un piano che prevede l’istituzione di altre due società miste, previa procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato.

In particolare, rispetto ad alcuni servizi affidati ad ATM spa (manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade, sgombero neve, manutenzione segnaletica, movimentazione transenne, supporto a manifestazioni ed elezioni, manutenzione del verde pubblico, servizio di trasporto alunni, servizio per la gestione del canile, servizi socio-educativi, culturali e ricreativi, servizi di pulizia e gestione delle mense) il provvedimento in esame prevede la forma gestionale della concessione a terzi, previo esperimento di procedure di evidenza pubblica; per altri (accertamento e riscossione tributi e valorizzazione e gestione del patrimonio), si dispone di avviare procedure di evidenza pubblica per la scelta del socio privato, con il quale costituire una società mista. Quanto al servizio di gestione delle farmacie comunali, con la delibera si dispone di costituire una società a responsabilità limitata, di cui il Comune detiene il 90% del capitale sociale ed aperta alla partecipazione dei farmacisti dipendenti delle farmacie per quote individuali comprese tra l’1% e il 10%. Successivamente, con deliberazione della Giunta n. 188 del 7 dicembre 2010, è stato approvato l’atto costitutivo e lo Statuto della società Farmacom s.r.l. ove si prevede che la quota di partecipazione del Comune di Tortona è il 90,004%, pari a un capitale sociale di 90.004,00 euro, mentre la quota di ciascuno dei 7 farmacisti dichiaratisi disponibili è il 1,428%, pari a un capitale sociale di 1.428,00 euro.

 

Ritenuto in diritto

Alla luce di quanto fin qui riferito, in merito alle diverse determinazioni contenute nella delibera con la quale il Comune procedente ha approvato le nuove modalità per la gestione delle farmacie comunali, occorre valutare non solo la legittimità di quest’ultima previsione – che risulta già eseguita con la costituzione della Farmacom s.r.l. – ma anche di quelle di carattere programmatico relative alla costituzione delle altre due società, preposte rispettivamente alla gestione dei servizi di accertamento e riscossione tributi ed alla valorizzazione del patrimonio immobiliare. Come chiarito, infatti, dalla stazione appaltante l’urgenza di ridisegnare le modalità di gestione riguardava tutti i diversi servizi pubblici e attività strumentali che nel precedente assetto sono state oggetto di affidamenti diretti ad un’unica società a totale partecipazione pubblica; nelle premesse della delibera in esame si evidenzia proprio la necessità di separare le gestioni, tenendo conto delle diverse specificità di ciascuna attività3 .

Quanto al primo profilo, inerente la gestione delle farmacie comunali, l’amministrazione ha già correttamente rilevato che l’abrogato art. 23-bis recante la disciplina applicabile a tutti i servizi pubblici locali e prevalente sulle relative discipline di settore incompatibili, faceva comunque salve le disposizioni di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475, come modificata ed integrata dalla legge 8 novembre 1991 n. 362 recante “Norme di riordino del settore farmaceutico”. Non sembra, invece, da condividere quanto asserito dallo stesso Comune in merito al fatto che, secondo l’interpretazione già avallata dalla Corte dei Conti, l’art. 9 della predetta legge sarebbe da ritenersi prevalente – in forza del principio di specialità – sulla disposizione generale successivamente introdotta dal legislatore che vieta la costituzione o la partecipazione societaria ai comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti. Al contrario, le conclusioni a cui addiviene la magistratura contabile in alcuni pareri emessi dalla sezione di controllo della Lombardia sembrano orientate in senso opposto.

Come rilevato dalla dottrina4 , infatti, con l’art. 14 comma 32 del d.l. 78/2010, è stata “radicalizzata” la limitazione già prevista dall’art. 3 comma 27 e ss. della legge 244/07 che dispone il divieto per tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 del d.lgs. 165/01 di “……costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni anche di minoranza in tali società”. La misura è diretta a contenere il fenomeno della proliferazione delle società pubbliche, per garantire un maggior grado di trasparenza e responsabilità nella spesa pubblica ed il rispetto del patto di stabilità interno. Sicché con la norma in esame si vieta - ai soli Comuni con meno di 30.000 abitanti - la possibilità di procedere alla costituzione di società imponendo l’obbligo di liquidare anche quelle eventualmente già costituite alla data di entrata in vigore della norma con bilancio in perdita. Infatti, sono previste delle deroghe per quelle società che:

“a)  abbiano, al 31 dicembre 2013, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi;

b)  non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio;

c)  non abbiano subìto, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il comune sia stato gravato dell’obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime”.

La disposizione, inoltre, non si applica alle società “con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti, costituite da più comuni la cui popolazione complessiva superi i 30.000 abitanti; i comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti possono detenere la partecipazione di una sola società”.

Poiché l’art. 14 fa salve le disposizioni di cui all’art. 3 commi 27, 28 29, in merito al raccordo tra le due disposizioni richiamate, si è pronunciata la Corte dei Conti5 , evidenziando che i Comuni che possono procedere alla costituzione di società per la gestione di servizi pubblici ai sensi del predetto art. 14 dovranno rispettare anche i limiti di cui all’art. 3. Con questa interpretazione, la Corte dei Conti ha, invece, escluso la diversa lettura che era stata prospettata, secondo la quale, facendo salva la previsione di cui all’art. 3 della finanziaria 2008, il divieto di cui all’art. 14 non avrebbe riguardato la partecipazione di comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti in società che producono servizi di interesse generale, sempre ammessa in base a quanto previsto dalla prima disposizione.

Nel medesimo parere, poi, si rileva che l’art. 14 non ha abrogato quelle normative speciali che prevedono che alcune attività debbano essere svolte dagli enti locali con la costituzione di specifiche società di capitali, ma di queste disposizione occorre dare una lettura restrittiva; infatti, si conclude che “a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 14, co. 32 del d.l. n. 78, conv. in l. n. 122 del 2010 gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti non possono procedere, in linea di massima, alla costituzione di società di capitali, se non associandosi con altri enti per raggiungere una quota minima di popolazione pari a 30.000 abitanti, ad eccezione dei casi nei quali sia lo stesso legislatore, nazionale o regionale, a prevedere che specifiche attività siano svolte per il tramite della partecipazione a società di capitali”.

Le considerazioni appena esposte, sono state meglio precisate in un successivo parere6 , nel quale la stessa sezione della Corte dei Conti ha esaminato proprio la disciplina speciale in materia di farmacie comunali. Al riguardo, la conclusione è che gli enti locali con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti, non possano avvalersi di un organismo societario per la gestione della farmacia comunale se non associandosi con altri enti che insieme superino i 30.000 abitanti, assumendo una partecipazione societaria paritaria o proporzionale al numero degli abitanti; infatti, “..eventuali eccezioni ai limiti di attività e numerici fissati per le partecipazioni societarie dei comuni potrebbero essere consentite solo nei casi in cui il legislatore, nazionale o regionale, prescriva che determinate attività siano svolte esclusivamente per il tramite della partecipazione a società di capitale e non siano esperibili altre forme organizzative.”

Per completare il quadro delle posizioni espresse sull’argomento dalla magistratura contabile occorre, infine, esaminare anche il parere al quale il Comune di Tortona fa riferimento nella propria memoria7 ; in questo caso, la Corte ha vagliato il rapporto tra il divieto in discorso e le previsioni di cui all’art. 23-bis – al momento ancora vigente - al fine di risolvere l’antinomia tra la scadenza del 31.12.2010 originariamente fissata dall’art. 14 del D.L. 78/10 per la dismissione delle partecipazioni societarie da parte dei comuni con meno di 30.000 abitanti e quella del 31.12.2011, che era fissata dall’art. 23-bis del D.L. 112/08 per la cessione di almeno il 40 per cento del capitale, prescritta per le società in house, ai fini della prosecuzione della gestione fino alla data di scadenza del contratto di servizio. Sul punto, la Corte si è espressa ricostruendo in termini di specialità Il rapporto tra i due regimi transitori. Sicché “le società in house che gestiscono servizi pubblici locali rimangono soggette al regime transitorio stabilito dall’art. 8, lettera a) del D.L. 112/08 e conseguentemente, qualora intendano conservare l’affidamento fino alla data di naturale scadenza del contratto di servizio, devono avviare le procedure per la cessione del 40% del capitale sociale entro il 31.12.2011. Tale conclusione, che comporta l’applicazione alle società in house di una disciplina delle dismissioni diversa rispetto a quella delle altre società partecipate, trova peraltro conferma nella differente ratio legis che ha ispirato il legislatore del Decreto 78/10”.

In buona sostanza, dunque l’orientamento che si ricava dai pareri della Corte dei Conti appena esaminati è il seguente:

  • è da escludere la possibilità che un comune con meno di 30.000 abitanti possa costituire una società per la gestione delle farmacie comunali, in quanto non si tratta dell’unico modello gestionale previsto dalla disciplina speciale del settore;
  • ove già esistente in un comune con meno di 30.000 abitanti, la società in house che gestisce servizi pubblici locali costituita nel rispetto della relativa disciplina può proseguire la gestione fino al termine previsto nel contratto di servizio se entro il 31.12.2011 dismette almeno il 40% del capitale sociale; la disciplina di cui all’art. 23-bis del d.l. 112 relativa al procedimento di dismissione doveva ritenersi prevalente rispetto a quella di cui all’art. 14 del d.l. 78.

Pertanto, il giudizio di prevalenza espresso dalla Corte - al quale fa riferimento il Comune di Tortona - riguarda il solo procedimento di dismissione e non era comunque, idoneo a dirimere la più generale questione che emergeva dalla comparazione della disciplina contenuta nei due articoli, relativa alla possibilità per un Comune con meno di 30.000 abitanti di optare nella gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica per la modalità (ordinaria) della società mista o per quella (eccezionale) della società in house, come previsto dall’art. 23-bis, prima della abrogazione.

In conclusione, non sussistendo ragioni per non  aderire alla posizione della Corte dei Conti deve escludersi la possibilità che il Comune di Tortona gestisca le farmacie comunali tramite la società neo costituita. In applicazione dell’art. 14 citato, pertanto, la società Farmacom s.r.l. dovrebbe essere dismessa anche ove in attivo, in quanto costituita dopo l’entrata in vigore della disposizione.

Quanto alla previsione relativa alla costituzione di una società mista per la gestione dei servizi di accertamento e riscossione, si rileva che in materia di riscossione delle entrate locali, è prossima la scadenza - da ultimo prorogata con d.p.c.m. 25 marzo 2011 al 31 dicembre 2011 – del regime transitorio di cui all’art. 3, comma 25bis, della legge 248 del 2005 che consente di prorogare i contratti di affidamento dei servizi di riscossione e di accertamento delle entrate locali stipulati con soggetti esterni. Successivamente, si dovrà procedere secondo quanto previsto dall’art. 52 comma 5 del d.lgs. 446/97. Anche in questo caso, dunque, le modalità di gestione del servizio sono quelle indicate dalla normativa di settore, mentre era da escludere - come indicato dalla giurisprudenza8 e dall’Autorità garante per la Concorrenza ed il Mercato9 - che all’attività di accertamento e riscossione dei tributi locali, avente natura strumentale potesse applicarsi l’art. 23-bis del d.l. 112/08.

Sebbene nella già richiamata disciplina di settore siano indicati tra le forme di gestione sia l’affidamento a società interamente pubblica (in house) che a società mista10 , anche in questo caso valgono gli stessi rilievi formulati rispetto alla disciplina in materia di farmacie; pertanto, pur trattandosi di disciplina speciale essa non può prevalere sul divieto posto in capo ai comuni con popolazione inferiore ai 30.000 abitanti, in quanto la partecipazione societaria non è indicata come forma esclusiva di gestione del servizio.

Infine, quanto al servizio di gestione del patrimonio immobiliare, suscita perplessità anche la circostanza che il Comune di Tortona intenda affidare ad una società mista – previo esperimento di una procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato – attività quali la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, la gestione ordinaria e straordinaria dei cimiteri, la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto. Infatti, l’affidamento programmato comprenderebbe attività di diversa natura alcune delle quali – manutenzione immobili – certamente non riconducibili nel novero dei servizi pubblici locali a rilevanza economica11 . Inoltre, ove pure si fosse ritenuto applicabile all’affidamento in questione l’art. 23-bis del d.l. 112/08, avrebbe dovuto risolversi preliminarmente la questione – mai affrontata nei pareri emessi dalla magistratura contabile - relativa alla possibilità per il Comune di Tortona di optare nella gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica per la modalità della società mista o per quella della società in house, nonostante il divieto di cui all’art. 14 co. 32 del d.l. 78/10.

Infatti, nella vigenza dell’art. 23-bis, potevano sostenersi due opposte tesi, una in base alla quale il divieto di cui all’art. 14 non poteva applicarsi quando comuni con meno di 30.000 abitanti avessero disposto affidamenti di servizi pubblici locali aventi rilevanza economica o dei servizi esclusi ed attratti dalle discipline di settore, in quanto il ritenere preclusa anche in questi casi la gestione tramite società mista e l’in house providing, avrebbe vanificato le previsioni di cui all’art. 23-bis, comma 2, lettera b) e comma 3. Al contrario, poteva concludersi per la prevalenza dell’art. 14, in quanto la disapplicazione in concreto del divieto ivi previsto avrebbe di fatto vanificato l’intento del legislatore di limitare la praticabilità della partecipazione societaria al di sotto degli indicati limiti dimensionali.

Con l’abrogazione dell’art. 23-bis disposta dall'art. 1, comma 1, D.P.R. 18 luglio 2011, n. 113, a decorrere dal 21 luglio 2011, a seguito del referendum popolare del 12 e 13 giugno, in mancanza di una specifica e diversa disciplina dettata per le società in house affidatarie di servizi pubblici locali, deve ritenersi ancor più che il divieto di cui all’art. 14 comma 32 del d.l. 78/2010 sia applicabile anche alla fattispecie in esame. Resta ferma la possibilità per il Comune di associarsi con altri enti locali, assumendo una partecipazione societaria proporzionale al numero degli abitanti.

In base a quanto sopra considerato,

Il Consiglio

ritiene che:

  • in applicazione del divieto di cui all’art. 14 comma 32 del d.l. 78/2010 è da escludere la possibilità che la città di  Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti possa costituire una società per la gestione delle farmacie comunali;
  • in applicazione del divieto di cui all’art 14 comma 32 del d.l. 78/2010 è da escludere la possibilità che la città di Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti possa costituire una società mista ai sensi  dall’art. 52 comma 5 lett. b) n. 4 del d.lgs. 446/97 per la gestione del servizio di accertamento e riscossione dei tributi;
  • in applicazione del divieto di cui all’art. 14 comma 32 del d.l. 78/2010 è da escludere la possibilità che la città di  Tortona, Comune con meno di 30.000 abitanti possa costituire una società mista per la gestione dei servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, la gestione ordinaria e straordinaria dei cimiteri, la gestione dei parcheggi a pagamento e del parcheggio coperto.

dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza Servizi e Forniture affinché comunichi la presente deliberazione al Comune di Tortona e disponga la pubblicazione della delibera sul sito internet dell'Autorità.

 

Il Consigliere Relatore: Alfredo Meocci

Il Presidente supplente: Piero Calandra

 

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 14 ottobre 2011

Il Segretario: Maria Esposito

 


1 Convertito, con modificazioni dalla legge di conversione 6 agosto 2008, n. 133. 

2 Convertito, con modificazioni, dalla L. 20 novembre 2009, n. 166. 

3 Al riguardo, si fa presente che  l’Autorità ha di recente esaminato il caso di una società a totale partecipazione comunale preposta alla gestione di diversi servizi pubblici (Deliberazione n. 51 del 18 maggio 2011), ivi incluso quello della farmacia comunale e di altre attività strumentali, rispetto al quale - anche in considerazione della disomogeneità degli affidamenti disposti - si è concluso per l’insussistenza dei presupposti dell’in-house; si è, altresì, rilevato che la società che gestisce la farmacia comunale deve avere oggetto esclusivo e che, ove in deroga a questa regola si sia proceduto alla costituzione di un’unica società in house che svolga anche attività di altra natura, occorre in ogni caso garantire la rigorosa separazione delle diverse contabilità. 

4 F. Capalbo “Società miste: natura giuridica alla luce dei recenti interventi normativi e del regolamento per la gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica”, in www.amcorteconti.it. In tal senso, anche G. Piccinni “Incompatibilità e divieti nei servizi pubblici locali – ambito di applicazione dell’art. 8 del d.p.r. 168/2010”, in Gazzetta Amministrativa n. 1 – 2011, pag. 12 e ss. 

5 Corte dei Conti, sezione regionale per il controllo della regione Lombardia, parere n. 86 del 15 settembre 2010. 

6 Corte dei Conti sezione regionale per il controllo della Regione Lombardia parere n. 70 del 3 febbraio 2011. 

7 Corte dei Conti Sezione regionale per il controllo della Regione Puglia deliberazione n. 56 del 2010. 

8 Tar Toscana, Sezione prima, sentenza 01 marzo 2011 n. 377: “Quanto ai profili inerenti la dedotta violazione dell’art. 23 bis del d.l. 112/2008, come eccepito dalla parte ricorrente, deve dunque rilevarsi che il servizio in oggetto ha natura strumentale, e come tale non rientra nei servizi di pubblica rilevanza, come messo in evidenza anche dalla Autorità Garante della concorrenza e del mercato. Ne consegue che non trova applicazione il detto art. 23 bis, e, quindi, non trovano fondamento nemmeno le doglianze della ricorrente attinenti la mancata valutazione delle possibilità alternative di ricorso ad altre procedure e ad analisi del mercato. Trattandosi di attività strumentale che esula dall’ambito di applicazione dell’art. 23 bis, e che è invece disciplinata dall’art. 52 l. 446/97 e dall’art. 13 d.lgs. 223/06, deve quindi concludersi per la teorica ammissibilità dell’istituto dell’in house”. 

9 Parere reso ex art. 23-bis del d.l. 112/08 del 02.09.2009 (AS580). 

10 “5. I regolamenti, per quanto attiene all'accertamento e alla riscossione dei tributi e delle altre entrate, sono informati ai seguenti criteri:

a) l'accertamento dei tributi può essere effettuato dall'ente locale anche nelle forme associate previste negli articoli 24, 25, 26 e 28 della legge 8 giugno 1990, n. 142 ;

b) qualora sia deliberato di affidare a terzi, anche disgiuntamente, l’accertamento e la riscossione dei tributi e di tutte le entrate, le relative attività sono affidate, nel rispetto della normativa dell’Unione europea e delle procedure vigenti in materia di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, a:

1) i soggetti iscritti nell’albo di cui all’articolo 53, comma 1;

2) gli operatori degli Stati membri stabiliti in un Paese dell’Unione europea che esercitano le menzionate attività, i quali devono presentare una certificazione rilasciata dalla competente autorità del loro Stato di stabilimento dalla quale deve risultare la sussistenza di requisiti equivalenti a quelli previsti dalla normativa italiana di settore;

3) la società a capitale interamente pubblico, di cui all’articolo 113, comma 5, lettera c), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, mediante convenzione, a condizione: che l’ente titolare del capitale sociale eserciti sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente che la controlla; che svolga la propria attività solo nell’ambito territoriale di pertinenza dell’ente che la controlla;

4) le società di cui all’articolo 113, comma 5, lettera b), del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, iscritte nell’albo di cui all’articolo 53, comma 1, del presente decreto, i cui soci privati siano scelti, nel rispetto della disciplina e dei princìpi comunitari, tra i soggetti di cui ai numeri 1) e 2) della presente lettera, a condizione che l’affidamento dei servizi di accertamento e di riscossione dei tributi e delle entrate avvenga sulla base di procedure ad evidenza pubblica;

c) l'affidamento di cui alla precedente lettera b) non deve comportare oneri aggiuntivi per il contribuente;

d) il visto di esecutività sui ruoli per la riscossione dei tributi e delle altre entrate è apposto, in ogni caso, dal funzionario designato quale responsabile della relativa gestione”.  

11 TAR Campania, Napoli, Sez. I, 24/4/2008 n. 2533 “In primo luogo, va ritenuta la natura di servizio pubblico locale con riferimento all’attività di manutenzione del patrimonio immobiliare del Comune di Sant’Arpino”.