Deliberazione n.103 Adunanza del 23 novembre 2011

 

10-32081;Fasc. 444/2010

Oggetto: Lavori di recupero e riqualificazione mercato di Senise

Stazione appaltante: Comunità Montana “Alto Sinni”, Senise (PZ)

Esponente: Nicola Granata, amministratore unico della Cavaliere Nicola Granata Srl.

Importo lavori a b.a.: €. 735.135,70 al netto oneri sicurezza

Rif. normativi: L.109/1994 e s.m.i.; D.P.R. n. 554/1999 e s.m.i., D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.

Il Consiglio

Vista la relazione della Direzione generale della vigilanza lavori

 

Considerato in fatto

Con nota pervenuta in data 14.05.2010, n. 32081, il sig. Nicola Granata, amministratore unico della Cavaliere Granata Nicola srl, aggiudicataria dei lavori in oggetto, aveva segnalato presunte irregolarità nell’esecuzione dell’intervento, in particolare variazione del progetto posto a base di gara, gravi errori progettuali e ordini di servizio di variazione strutturale in assenza di comunicazione al genio civile.

Dagli atti e dalla documentazione fornita dalle parti è emerso quanto segue.

In data 15.01.2004, la Comunità Montana Alto Sinni, ente attuatore dei lavori in oggetto, al fine di ottenere le relative autorizzazioni, ha convocato una apposita conferenza dei servizi sul progetto preliminare per il giorno 19.02.2004 invitando, quali enti interessati, l’ANAS, l’ENEL e il sindaco del Comune di Senise.

In tale sede, come sostenuto dal RUP, ing. Angelo Patti, nella propria relazione esplicativa, non veniva segnalata l’esistenza del vincolo ambientale e non venivano sollevate obiezioni da parte del Comune di Senise, territorialmente competente.

In data 15.12.2004, ai sensi della L. 109/1994, è stata bandita la gara d’appalto, mediante pubblico incanto, per l’aggiudicazione dei lavori in oggetto con un importo a base di gara di € 735.135,70 al netto degli oneri di sicurezza.

I lavori sono stati aggiudicati in data 29.03.2005 all’ATI GRANATA-GIUSTO-AGRELLO, con capogruppo l’impresa Granata Nicola, per l’importo di € 592.688,46 al netto del ribasso d’asta del 19,377% sull’importo a base di gara.

In data 24.05.2005 è stato firmato il contratto d’appalto e in data 23.06.2005 è stata effettuata una consegna parziale dei lavori ai soli fini della predisposizione e messa in sicurezza del cantiere e delle opere di scavo per la posa in opera dei cavi elettrici da parte dell’Enel.

In data 29.07.2005, la Comunità Montana ha ricevuto dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Basilicata richiesta di trasmissione del progetto al fine di esprimere il proprio parere.

In data 02.08.2005 con nota n. 2347 la Comunità Montana “Alto Sinni” ha trasmesso copia del progetto per ottenere il parere della Soprintendenza.

In data 29.08.2005 sono stati depositati i calcoli statici, presso il Dip. Infrastrutture e Mobilità, Ufficio Difesa del Suolo di Lagonegro (PZ), del progetto esecutivo andato in gara.

In data 08.09.2005 è stato redatto il verbale di consegna definitiva dei lavori nel quale veniva stabilito che l’effettivo inizio dei lavori, da trasmettere con apposito verbale a tutti gli Enti interessati, non doveva avvenire prima del 19.09.2005.

La Soprintendenza, con nota n. 12560 del 16.09.2005, ha risposto alla richiesta di parere della Comunità Montana osservando l’interesse storico-architettonico del compendio strutturale sottoposto alle disposizioni di vincolo ai sensi dell’art. 10 del D. L.vo 42 del 22 gennaio 2004 ed esprimendo parere negativo, in ordine alla totale ricostruzione della ipotetica sagoma volumetrica preesistente, sul luogo delle tracce dell’antico mercato, cancellate da oltre due secoli.

Con nota n. 2943 del 21.09.2005, il RUP, ha ordinato all’ATI Granata-Giusto-Agrello, di non proseguire con ulteriori interventi in quanto oggetto di parere della Soprintendenza.

In data 01.12.2005, in seguito a diversi incontri con la Soprintendenza, il progetto definitivo ha ottenuto il nulla osta, prevedendo, però, una rotazione di 90° gradi del nuovo corpo di fabbrica, previsto nel progetto iniziale in continuità dei resti della struttura esistente, sull’impianto della preesistente fabbrica medievale, una riduzione della sua lunghezza al fine di rispettare la distanza dalla S.S. n. 653, Sinnica, nonché dai tralicci della rete ENEL ed infine una modifica della copertura del corpo “B”.

Successivamente con nota n. 7958 del 03.06.2006 è stato ottenuto parere favorevole da parte della Soprintendenza anche per il progetto di riqualificazione esterna, con conseguente autorizzazione comunale del 28.06.2006 che ha ritenuto le modifiche adottate non costituenti variazione essenziale al progetto approvato con Permesso di Costruire n. 83 del 30.12.2005.

In data 17.07.2006 l’ATI GRANATA-GIUSTO-AGRELLO ha inviato una nota alla S.A. in cui si chiedeva il pagamento per le opere realizzate e le spese, sino ad allora sostenute, per il cantiere.

In data 25.07.2006 il RUP ha invitato l’impresa a prendere visione e a ritirare gli elaborati progettuali di variante e ad esprimersi in merito al fine della ripresa dei lavori.

Dalla relazione del CTU, nominato dal Tribunale di Lagonegro in seguito al ricorso ex artt. 696 e 696 bis c.p.c. da parte dell’ATI, si apprende che, in data 09.08.2006, a seguito del ritiro degli elaborati del progetto di variante e del sollecito sul parere in merito, richiesto dal RUP con nota del 07.08.2006, l’ATI ha comunicato, in una nota pervenuta all’ente in data 10.08.2006 n. 2178, nove contestazioni oltre all’invito “a quantificare i danni subiti ed a provvedere alla loro liquidazione prima di concordare una eventuale ripresa dei lavori secondo il nuovo progetto mutato rispetto a quello appaltato”.

Dal 24.07.2006 al 06.10.2006, inoltre, il coordinatore per la sicurezza, costituito dall’ATP Arch. Maria Antonietta Di Tommaso (Capogruppo), Ing. Egidio Uccelli, Geom. Giuseppe Angrisano, il D.L: e il RUP, hanno inoltrato numerosi inviti all’ATI per la esecuzione dei lavori di messa in sicurezza del cantiere, presentandosi quest’ultimo carente in numerosi punti.

Con nota del 7.11.2006, acquisita dall’ente in data 13.11.2006 prot. 3535, l’avv. Andrea Di Nunno, per conto dell’ATI ha richiesto il pagamento delle somme maturate sino a quel momento computate in 57.642,33 Euro.

In data 17.01.2007, ai sensi dell’art. 24 comma 4 del Capitolato Generale d’Appalto di cui al D.M. LL.PP. n. 145/2000, l’ATI ha fatto istanza di risoluzione del contratto con formale richiesta di risarcimento danni.

A seguito di tale richiesta la S.A. si è opposta ed in data 30.01.2007 è stato stilato un verbale di riunione e un successivo verbale di accordo del 06.02.2007 sottoscritto dalle parti per accettazione di quanto stabilito nella riunione precedente.

L’ATI, in tale sede, ha accettato il progetto di variante sottoscrivendo i relativi elaborati progettuali e l’atto di sottomissione.

Nel verbale di accordo risultava il seguente quadro economico:

a) Lavori a corpo del progetto di variante: €. 708.058,85

di cui per oneri per la sicurezza: €. 17.489,05

b) a detrarre ribasso d’asta del 19.377% su (708.058,58-17.489,05) : €. 133.811,71

c) restano lavori al netto del ribasso e compreso gli oneri per la sicurezza: €. 574.247,14

d) oneri aggiuntivi per la sicurezza: €. 8.982,71

Totale complessivo al netto del ribasso e compreso oneri di sicurezza: €. 583.229,85

Oltre le somme, già concordate ed accettate, di:

  • €. 20.789,90 per lavori da liquidare su presentazione di fattura ad effettivo inizio dei lavori;
  • €. 25.378,90 per lavori eseguiti alle strutture del vecchio mercato, lavori ENEL e zanelle, da liquidare entro 15 giorni dall’inizio-ripresa dei lavori;
  • €. 40.000,00 da ripartire sui SAL e liquidare in concomitanza di questi nella misura percentuale corrispondente.

In riferimento alle somme, di cui sopra, l’Autorità ha chiesto dei chiarimenti ed il RUP nella relazione integrativa ha sostenuto che “gli importi di €. 25.378,90 e €. 20.789,90, per un complessivo importo di €. 46.169,00, erano il risultato del contraddittorio avvenuto tra la D.L. e l’ATI circa l’esame delle richieste da quest’ultima presentate. L’importo liquidato, pertanto, era inferiore all’importo di €. 57.642, 33, richiesto dall’ATI, essendo state eliminate le spese non ammissibili e rettificate diverse quantità.” mentre per quel che attiene la somma di 40.000 euro il RUP sostiene che “onde evitare l’attivazione di vertenze ed a tacitazione di ogni richiesta, titolo o diritto, veniva stabilito tra le parti il pagamento della somma di €. 40.000,00, quale riconoscimento all’ATI dei maggiori oneri per portare a termine i lavori, causa il periodo di sospensione.”

In data 12.02.2007, con verbale di consegna e ripresa dei lavori, è stato stabilito che l’effettivo inizio dei lavori era fissato per il giorno 13.02.2007 e per l’esecuzione degli stessi venivano assegnati 260 gg. naturali e consecutivi, decorrenti dalla data del verbale, fissando così la scadenza dei lavori al 30.10.2007.

Dalla nota del 12.03.2007 del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità- Ufficio difesa del suolo- Servizio decentrato – Lagonegro si evince l’avvenuto deposito dei calcoli strutturali al n. 101 in data 05.03.2007.

Il RUP, nella relazione esplicativa ha sostenuto che i lavori, iniziati effettivamente il 13.02.2007, “hanno attuato solo una parziale costruzione del nuovo corpo di fabbrica con la realizzazione delle strutture in conglomerato cementizio armato (fondazione in travi rovesce, pilastri e travi in elevazione), il getto dei solai di copertura inclinata dei corpi “A” e “C”, la muratura di tompagno nonché la pavimentazione di parte dei viali interni ed esterni, la realizzazione di parte degli impianti e i lavori di pronto intervento sull’antica struttura degradata.

La realizzazione di quanto sopra descritto avveniva unitamente a molteplici comunicazioni di inadempienza, ordini di servizio e diffide, emessi nei confronti dell’impresa Granata Nicola, Capogruppo dell’ATI GRANATA-GIUSTO-AGRELLO, esecutrice delle opere di che trattasi, da parte del Coordinatore della Sicurezza in Esecuzione, della Direzione dei lavori e del sottoscritto Responsabile del Procedimento che comportavano per detta Impresa la rescissione del contratto in danno per grave ritardo nell’esecuzione dell’opera, grave inadempienza e grave irregolarità”.

Dall’esame degli atti e della documentazione si evince che dal momento dell’inizio dei lavori tra la S.A., i diversi attori dell’esecuzione (DL, CSE, RUP) e l’ATI sono intercorse numerose contestazioni, tanto che con nota del 06.07.2007 l’impresa ha comunicato al RUP la sospensione dei lavori poichè, a suo avviso, vi era la necessità di far esaminare i materiali alla Soprintendenza per acquisirne il parere, verificare le quantità delle lavorazioni degli elaborati progettuali e si chiedeva di “rifare un nuovo progetto in quanto i calcoli in possesso non permettono la realizzazione della copertura”.

La direzione dei lavori, in seguito alla nota di cui sopra, ha provveduto ad emettere gli ordini di servizio n. 12 del 10.07.2007 e n. 13 del 23.07.2007 con i quali si ordinava all’impresa l’immediata ripresa dei lavori ed una serie di obblighi ed adempimenti tra cui la diminuzione del numero di capriate della copertura.

La D.L., unitamente al RUP , in data 24.07.2007, ha provveduto ad emettere l’ordine di servizio n. 14 che l’impresa ha disatteso.

Il Coordinatore per la sicurezza, nello svolgimento dei propri compiti, ha constatato che la recinzione del cantiere non era idonea a delimitare l’area e a impedire l’accesso ai non addetti ai lavori; pertanto, ai fini della salvaguardia della pubblica incolumità, ha redatto numerosi inviti e moniti, anche questi disattesi dall’ATI.

Con nota del 06.08.2007 l’ATI ha comunicato al RUP la volontà di ripresa dei lavori e con nota del 22.08.2007 ha trasmesso il nuovo cronoprogramma dal quale si desumeva la ripresa dei lavori il giorno 22.08.2007 e la fine dei lavori il giorno 15.12.2008.

A seguito, però, del protrarsi dell’inadempienza dell’ATI riguardo gli ordini di servizio e inviti ad adempiere formulati, il Coordinatore per la sicurezza e il D.L. hanno proposto al RUP la rescissione del contratto.

Con determinazione del RUP e Responsabile del Servizio Tecnico n. 06 del 17.01.2008, ai sensi dell’art. 14 del contratto d’appalto e dell’ art. 136 del D. Lgs. n. 163/2006 e s.m.i., il contratto di appalto è stato rescisso a far data dal 29.01.2008.

In data 07.03.2008 prot. n. 690, il Tribunale di Lagonegro ha notificato alla Comunità Montana il ricorso prodotto dall’ATI ex art. 700 del c.p.c. avverso l’avvenuta decisione di risoluzione del contratto in danno, il quale, con ordinanza del giudice Roberto Notaro del 28.04.2008, R.G. n. 127/08, è stato rigettato.

L’impresa, con nota del 16/09/2008, ha comunicato al RUP che con procedimento n. 419/08 R.G. ha proposto ricorso ex artt. 696 e 696 bis c.p.c. innanzi il Tribunale di Lagonegro richiedendo la nomina di consulenza tecnica preventiva sul cantiere in oggetto.

Il giorno 08.10.2008 è stato nominato il Consulente Tecnico d’Ufficio, ing. Giuseppe Ferrari, che ha depositato la propria relazione nel dicembre 2009.

La Comunità Montana, in sua difesa, ha investito un Consulente Tecnico di Parte dell’incarico di valutare la relazione del CTU.

La Comunità Montana, con determinazione del Responsabile del Servizio Tecnico n. 10 del 04.02.2010 ha approvato la relazione del CTP incaricato; si è quindi attivata, con le determinazioni del Responsabile del Servizio Tecnico n. 12 e n. 16, ed in data 18.03.2010, ha provveduto all’acquisizione forzata del cantiere, più volte richiesto e mai consegnato, per la sua custodia ed alla sostituzione della recinzione, inidonea a garantire l’inaccessibilità del cantiere.

In data 23.04.2010, la Comunità Montana ha proceduto alla chiusura contabile dei lavori eseguiti dall’ATI GRANATA-GIUSTO-AGRELLO, ed alla quantificazione dei danni da richiedere alla stessa Impresa.

Con Determinazione n. 27 del 26.04.2010, la Comunità Montana, previo aggiornamento dei prezzi e quantificazione delle opere ritenute prioritarie, ha approvato i lavori di completamento indicendo una nuova gara d’appalto, aggiudicata in data 16.06.2010 all’ATI TOTARO COSTRUZIONI SRL (Capogruppo) – MARTINO Enrico (Mandante)

In data 14.07.2010 si è proceduto alla consegna dei lavori, fissando la scadenza degli stessi in giorni 180, naturali e consecutivi, e pertanto terminanti il giorno 09.01.2011.

Dalla relazione integrativa del RUP emerge che, allo stato attuale, i lavori sono in avanzata fase di ultimazione in seguito allo slittamento dei termini contrattuali causati da interventi di consolidamento dovuti ad erronee lavorazioni del contratto precedente.

Per quel che attiene i calcoli statici, il RUP ha dichiarato che “le dimensioni degli elementi delle capriate di legno garantiscono l’incolumità di persone e cose e l’eventuale variazione in discussione (eliminazione di n. 1 capriata) è comunque garantita dai calcoli strutturali in quanto questi considerano un interasse di calcolo delle capriate di mt. 4,00.” (…) “Le travi previste in progetto sono state calcolate adeguatamente con il metodo Ritter e con lo schema di capriata alla palladiana. Il dimensionamento strutturale adottato è ampiamente verificato.” Nella relazione del CTP (Consulente Tecnico di Parte), la cui conclusione è stata integralmente riportata nella relazione esplicativa del RUP, si legge : “Per quel che riguarda la struttura di copertura in legno: l’eventuale riduzione del numero delle capriate non avrebbe comportato alcuna variazione dei calcoli strutturali, essendo l’aumento dell’interasse delle travi già considerato in sede di calcoli depositati al Genio Civile. L’eventuale riduzione delle sezioni delle aste, in caso di indisponibilità documentata degli elementi secondari con sezioni uguale a quelle di progetto, era stata ampiamente verificata e solo un’eventuale adozione delle stesse sarebbe stata, certamente, preceduta dal deposito presso il Genio Civile”.

 

Ritenuto in diritto

Dall’analisi della documentazione e dalla ricostruzione della procedura attuata dalla S.A. a partire dal progetto preliminare fino all’aggiudicazione dei lavori si rileva che è stato posto in gara un progetto esecutivo carente di una delle autorizzazioni necessarie alla effettiva cantierabilità del progetto: nello specifico, il nulla osta della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Basilicata, competente per argomento in quanto trattasi di lavori su di un compendio strutturale sottoposto alle disposizioni di vincolo ai sensi dell’art. 10 del D. L.vo 42 del 22 gennaio 2004.

Si rileva che la Comunità Montana, a lavori appena consegnati ma non ancora effettivamente iniziati, nel novembre 2005 ha redatto un “progetto di variante in corso d’opera” per l’ottenimento dei necessari nulla osta della Soprintendenza.

Al di là del nomen attribuibile alla progettazione redatta al fine di superare l’evidente non cantierabilità del progetto posto a base di gara, ed in quel momento già allegato sostanziale del contratto di appalto, quale “progetto di variante” o “variante in corso d’opera”, ciò che emerge con evidente chiarezza è che l’attività della S.A. successiva alla stipulazione del contratto di appalto, tende a sanare la non cantierabilità del progetto in quanto carente di una delle necessarie autorizzazioni, da acquisire da parte dell’Ente preposto alla salvaguardia del vincolo a cui il bene medesimo è stato sottoposto, violando così le norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali.

Pertanto, quanto emerso, appare riconducibile all’ipotesi di errore progettuale di cui all’art. 25, co.5 bis della L. 109/1994 così come definito al co.1, lett. d) del medesimo articolo, il quale avrebbe dovuto essere oggetto, da parte del RUP, di immediata comunicazione all’Osservatorio ed al progettista.

La S.A. ha, quindi, consegnato definitivamente i lavori in data 08.09.2005, ha sospeso gli stessi a partire dal 21.09.2005 e fino al 13.02.2007, per ben 17 mesi, superando abbondantemente il quarto della durata complessiva dei lavori stabilita in 260 gg. (pari a circa 8 mesi e mezzo), e mettendo in condizione l’appaltatore di richiedere, come in effetti avvenuto, lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 24, comma 4 del Capitolato Generale d’Appalto di cui al D.M. LL.PP. n. 145/2000.

La S.A. opponendosi di fatto, ma senza un’apparente adeguata motivazione, alla richiesta dell’impresa ha ritenuto invece opportuno pervenire ad un accordo per la ripresa dei lavori. Infatti, in data 30.01.2007, è stato redatto un verbale tra la S.A. e l’ATI, con il quale è stata stabilita la ripresa dei lavori per il 13.02.2007, con il conseguente riconoscimento , ai sensi dell’art. 7 comma 4 del Capitolato speciale d’appalto del “diritto alla rifusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre i termini suddetti” (ovvero, un quarto del tempo contrattuale).

Alla richiesta di chiarimenti in merito alla somma “da ripartire sui SAL e liquidare in concomitanza di questi nella misura percentuale corrispondente” di 40.000 Euro di cui all’accordo suddetto, accordata senza apparente motivazione, il RUP ha risposto che “onde evitare l’attivazione di vertenze ed a tacitazione di ogni richiesta , titolo o diritto, veniva stabilito tra le parti il pagamento della somma di 40.000 euro, quale riconoscimento all’ATI dei maggiori oneri per portare a termine i lavori, causa il periodo di sospensione. Tra le parti veniva stabilito, a garanzia dell’esatto adempimento contrattuale da parte dell’ATI, che l’Ente avrebbe corrisposto il predetto importo in concomitanza dei SAL e quindi in funzione dei lavori eseguiti. L’Ente comunitario, infatti, in occasione del 1° SAL corrispondeva all’ATI la somma di 10.492,00 euro, quale percentuale sull’importo dei lavori contabilizzati rispetto al totale di 40.000,00 euro. L’ATI, accettando quanto sopra evidenziato, non richiedeva pagamenti né prima l’emissione del citato 1°SAL e ne, per la residua parte, dopo tale liquidazione o in fase di rescissione contrattuale. Rispetto alle pretese di danni dell’ATI, la Comunità Montana ha perseguito una considerevole riduzione e nello stesso tempo, a propria garanzia, ha vincolato il pagamento di quanto concordato alla realizzazione dell’intera opera”.

Orbene, seppure è vero che ai sensi dell’art. 24, co.4 del C.G.A. l’impresa in caso di opposizione da parte della S.A. allo scioglimento del contratto per decorrenza di oltre un quarto del tempo contrattuale, ha diritto alla refusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento dei tempi, dall’esame degli atti, ed in particolare dell’accordo del 30/01/2007, non appare emergere alcuna indicazione contabile del quantum attribuibile all’impresa a tale titolo (eventuali maggiori oneri per guardiania, mancata produttività, oneri finanziari, noleggio macchinari e ponteggi, etc.).

Tale previsione, pertanto, appare priva di adeguato titolo ai fini del pagamento ed in contrasto con quanto stabilito dall’art. 11, co. 2, del Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, nonché con il principio di ordine generale di esatta quantificazione delle somme che l’appaltatore ritenga gli siano dovute, anche a titolo di risarcimento del danno patito.

Si ritiene, inoltre, che tale generica previsione possa profilare una ipotesi di danno all’erario. In tal senso si ritiene debba essere investita la competente Procura della Corte dei Conti.

Si rileva, altresì, che non sembra sia stata svolta con la doverosa diligenza la validazione del progetto posto a base di gara, in quanto tale progetto appare privo delle adeguate autorizzazioni necessarie per la piena cantierabilità dell’opera. Tale comportamento appare pertanto in contrasto con quanto disposto dall’art. 47 del DPR 554/1999, in quanto in sede di validazione del progetto esecutivo il responsabile del procedimento ha l’obbligo di procedere in contraddittorio con i progettisti a verificare la conformità del progetto esecutivo alla normativa vigente ed al documento preliminare alla progettazione (cfr Deliberazione n. 21 del 11/03/2009); ciò che per tabulas non appare essere stato svolto.

Per quel che attiene la sospensione dei lavori da parte dell’ATI aggiudicatrice e l’ordine di servizio n. 12, con il quale veniva intimato sia l’immediata ripresa dei lavori, sia l’eliminazione di una capriata della copertura, sebbene è vero che ai sensi dell’art. 134 comma 4 del DPR 554/99 “l’appaltatore ha l’obbligo di eseguire tutte le variazioni ritenute opportune dalla stazione appaltante e che il direttore dei lavori gli abbia ordinato purché non mutino sostanzialmente la natura dei lavori compresi nell’appalto”, nella fattispecie, si ritiene che ordinare la riduzione del numero di capriate (elemento strutturale portante la copertura) lasciando inalterate le sezioni degli elementi di cui sono composte le capriate stesse ed i relativi calcoli statici, pur non costituendo una mutazione sostanziale della natura dei lavori compresi nell’appalto, sia, però, una variazione progettuale da comunicare obbligatoriamente ai sensi dell’art. 4 della Legge n. 1086/1971, in quanto ridurre il numero di capriate mantenendo la medesima luce di copertura comporti sicuramente una rivisitazione dei calcoli strutturali.

Pertanto, in difetto di tale comunicazione, l’appaltatore si ritiene possa svolgere le proprie opportune opposizioni, trattandosi di fattispecie sanzionata penalmente, ai sensi dell’art. 14 della Legge 1086/1971 nel quale si stabilisce che “Il costruttore che omette o ritarda la denuncia prevista dall'articolo 4 è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda da Lire 100.000 a Lire 1.000.000” (L’art. 65 del D.P.R.380/2001 ha modificato tali importi in 103 euro e 1.032 euro, mantenendo la sanzione penale).

Il CTU nominato dal Tribunale di Lagonegro ha sostenuto che “ordinare la riduzione del numero delle capriate lasciando inalterate le sezioni degli elementi di cui sono composte le capriate stesse, sia una modifica sostanziale della natura dei lavori compresi nell’appalto, quindi la ditta esecutrice poteva rifiutarsi di attuare l’ordine”, giustificando con ciò la sospensione dei lavori attuata dall’impresa.

In ultimo, resta da rilevare che l’art. 90 del D.Lgs. 81/2008 co. 4, stabilisce che nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente o il responsabile dei lavori, prima dell'affidamento dei lavori, designa il “coordinatore” per l'esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti professionali personali stabiliti dall'articolo 98 del medesimo D.Lgs. 81/2008.

Dall’esame della documentazione si è rilevato che questo incarico è stato affidato ad un’associazione temporanea di professionisti (ATP) costituita dall’Arch. Maria Antonietta Di Tommaso (Capogruppo), Ing. Egidio Uccelli, Geom. Giuseppe Angrisano.

Tale affidamento contrasta con le norme vigenti in quanto siffatta attività costituisce una prestazione specialistica nell’ambito dell’attività di progettazione e di direzione lavori, da eseguirsi a cura del singolo professionista all’uopo abilitato.(cfr. Parere sulla normativa AG41-08 del 21 gennaio 2009.). Pertanto affidare l’incarico di coordinatore per la sicurezza ad una associazione temporanea di professionisti, ovvero ad un soggetto giuridico diverso dal singolo professionista, pare configurarsi come affidamento del “coordinamento” della sicurezza in luogo di individuare ed affidare al singolo professionista l’incarico di “coordinatore” in quanto in possesso di specifici e professionalmente qualificati requisiti personali. La distinzione, ancorché semantica, appare rilevante poiché in un caso si affida la sola attività, senza responsabilità personale diretta, mentre nell’altro si investe il singolo di una piena responsabilità, derivante dall’attribuzione personale dell’incarico assegnato.

Pertanto l’assegnazione dell’attività di coordinamento in luogo dell’affidamento dell’incarico di coordinatore della sicurezza appare non conforme al principio dell’unicità ed unisoggettività di detto incarico derivante dal combinato disposto di cui agli articoli 90 e 98 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., la cui ratio è rappresentata dall’opportunità di concentrare l’adozione degli atti di competenza del coordinatore della sicurezza in capo ad un unico soggetto, ai fini di certezza e celerità dell’azione amministrativa, nonché di ineludibile responsabilità personale. (cfr. Deliberazione n. 321 del 17/12/2003).

In base a quanto sopra considerato,

il Consiglio

  • rileva nelle procedure adottate per la realizzazione degli interventi in oggetto, l’inosservanza delle norme di cui agli artt. 25 co. 1 lett. d), e 30, co. 6 della L. 109/1994 e sue successive integrazioni (attuali artt.112, co. 2, e 132 co.6 del D.Lgs 163/2006), agli artt. 47 e 134 co. 4 del DPR 554/1999, all’art. 4 della Legge n. 1086/1971, all’art. 24, co. 4 del Capitolato Generale d’Appalto di cui al D.M. LL.PP. n. 145/2000, agli artt. 90 e 98 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., nonché dei principi di correttezza, trasparenza e libera concorrenza, sanciti dall’ordinamento interno e comunitario;
  • invita la Comunità Montana Alto Sinni ad una più scrupolosa osservanza delle citate disposizioni;
  • manda alla Direzione Generale Vigilanza Lavori affinché notifichi la presente deliberazione alla stazione appaltante e all’esponente.

 

il Consigliere Relatore: Piero Calandra

il Presidente f. f.: Sergio Santoro


Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 5 dicembre 2011

Il Segretario: Maria Esposito