Deliberazione n. 2 Adunanza del 13 gennaio 2013

 

Fascicolo n.  442/2012

Oggetto: affidamento della gestione di 4 punti  di ristoro presso l’ingresso principale di p.le Aldo Moro n. 5 (lotto A);  presso l’ingresso di v.le dell’Università (lotto B); presso l’ingresso di v.le  Regina Elena (lotto C); ubicato all’interno di Villa Mirafiori (lotto D) per la  durata di quattro anni – aggiudicazione disposta in data 09 maggio 2000.
Stazione appaltante: Università degli Studi di Roma “La  Sapienza”

Il Consiglio

Visto  il decreto legislativo n. 163/2006 e s.m.i.;
Vista  la relazione della Direzione generale vigilanza lavori, servizi e forniture.

Considerato  in fatto

In seguito alla  presentazione di un esposto, relativo all’affidamento in oggetto, acquisito al  protocollo generale di questa Autorità al n. 9211 il 27/01/2012, è stato  disposto l’avvio d’ufficio di un procedimento istruttorio per la verifica dei  contratti e delle eventuali proroghe e/o rinnovi relativi alla gestione dei  punti di ristoro all’interno del complesso Universitario La Sapienza, che  risultano ininterrottamente affidati ai medesimi gestori, aggiudicatari di una  procedura di evidenza pubblica espletata nel 1999.
Con nota  acquisita al protocollo generale di questa Autorità al n. 28711 il 26 marzo  2012, la stazione appaltante in merito a quanto contestato ha esposto e  documentato quanto segue.
Con bando spedito  per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee il 16  novembre 1999, venia avviata una procedura aperta per l’affidamento del  servizio di gestione di punti di ristoro all’interno del complesso  Universitario. La durata del servizio era stata stabilita in quattro anni ed  era previsto un canone mensile a carico del gestore. In data 9 febbraio 2000,  la Commissione di gara ha proceduto con le aggiudicazioni definitive per tutti  e quattro i lotti in gara e successivamente sono stati sottoscritti i  rispettivi contratti con scadenza fissata al 2004. Nel 2001, fu disposta la  risoluzione per inadempimento del solo contratto relativo alla gestione del  punto di ristoro presso l’ingresso di viale dell’Università stipulato con la  Cyrano Golosità; pertanto, in seguito all’aggiudicazione disposta in favore  della seconda classificata, veniva stipulato un nuovo contratto con decorrenza  dal 2001 e scadenza fissata nel 2005.
Tutti gli  immobili adibiti a punto di ristoro, fatta eccezione per quello sito in Villa  Mirafiori, erano di proprietà demaniale ed in uso perpetuo e gratuito  all’Università; nell’ambito dell’attività di censimento finalizzata al  trasferimento in proprietà all’Università dell’intero compendio immobiliare,  allo scadere dei contratti, l’Agenzia del Demanio (Filiale del Lazio) avrebbe  stipulato, con i gestori aggiudicatari della predetta gara, contratti di  locazione di immobili ad uso commerciale   (nella relazione si cita la l. n. 392 del 27 Luglio 1978) ovvero atti di  concessione (ai sensi della l. 11 luglio 1986 n. 390) della durata di sei anni.  Pertanto, secondo quanto riferito dalla stazione appaltante, mediante questi  ultimi atti, l’Università avrebbe perduto la disponibilità dei locali presso i  quali si svolge il servizio di ristoro.
Quanto al  contratto relativo ai locali di Villa Mirafiori, la stazione appaltante ha  riferito di aver sottoscritto un atto di concessione della durata di sei anni,  in analogia con quanto disposto dall’Agenzia del Demanio. In seguito al  trasferimento della proprietà degli immobili in capo all’Università,  quest’ultima è subentrata nei contratti stipulati dall’Agenzia del Demanio  (Filiale del Lazio). Successivamente, come previsto nei rispettivi atti di  concessione, in seguito alla richiesta avanzata dai rispettivi titolari,  l’Università ha disposto atti di rinnovo degli affidamenti per ulteriori sei  anni.
Anche l’Agenzia  del Demanio (Filiale del Lazio) ha inviato la propria relazione registrata al  protocollo generale al numero 35503 il 13 aprile 2012, nella quale si  forniscono i seguenti chiarimenti e si espongono le seguenti considerazioni.
Nell’ambito  dell’espletamento delle proprie funzioni istituzionali di vigilanza, la Filiale  ha rilevato, negli immobili appartenenti allo Stato e in uso all’Università La  Sapienza, la presenza delle società risultate aggiudicatarie della procedura di  evidenza pubblica bandita per la gestione dei punti di ristoro all’interno  dell’Ateneo. Pertanto, al solo fine di “assentire l’utilizzo di beni  appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato” da parte dei contraenti  scelti mediante procedura di evidenza pubblica e conseguentemente per garantire  all’erario i canoni dovuti, sono stati stipulati degli atti di  concessione/locazione di beni demaniali. In nessun caso, l’Agenzia del Demanio  avrebbe potuto occuparsi della scelta dell’affidatario del servizio, attività  di esclusiva competenza dell’Università.
Al fine di  inquadrare la fattispecie in oggetto, l’Agenzia ha richiamato alcune circolari  interne (prot. 2007/22858/DAO-CO/PA del 18 giugno 2007, Linee Guida per le  attività di regolarizzazione del 14 dicembre 2010) relative alle attività  svolte da privati all’interno di immobili demaniali assegnati in uso alle  amministrazioni dello Stato; l’Agenzia del Demanio provvede alla  quantificazione del canone dovuto, mentre spetta all’amministrazione usuaria la  scelta del gestore e la specificazione delle condizioni per l’erogazione del  servizio. Pertanto, ove l’amministrazione usuaria esperisca una nuova selezione  per la scelta dell’affidatario, “i contratti di concessione/locazione di spazi  conclusi dall’Agenzia del Demanio con i precedenti prestatori di servizi  cesseranno la loro efficacia, in virtù della loro ineludibile dipendenza  dall’affidamento del servizio operato dall’amministrazione usuaria”.
Infine,  l’Agenzia ha evidenziato che dopo il trasferimento in proprietà all’Università  del compendio immobiliare in questione, quest’ultima ha “autonomamente  provveduto a rinnovare le citate concessioni senza che a ciò fosse in alcun  modo vincolata”.
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Con nota del 29.05.2012, sono state  esposte all’Università La Sapienza di Roma le risultanze istruttorie del  procedimento in oggetto; pertanto, con ulteriore comunicazione pervenuta in  data 02.07.2012, la stazione appaltante ha ribadito che, a prescindere dal  nomen iuris utilizzato dai contraenti, quelli conclusi dall’Agenzia del Demanio  – nei quali l’Università è poi subentrata nel 2008 a seguito della  ricognizione effettuata dalla stessa Agenzia e del conseguente trasferimento in  proprietà dell’intera Città Universitaria all’Ateneo - sono da considerare  contratti di locazione, soggetti al regime giuridico di cui alla legge n.  392/78 (Locazione di immobili urbani), con particolare riferimento alla durata  di sei anni tacitamente rinnovabili per ugual periodo, in difetto di ragioni  ostative, di cui agli articoli 27, 28, 29 e 42. I contenuti della nota da  ultimo menzionata sono stati illustrati nel corso di un’audizione con i  funzionari dell’Ateneo, che si è svolta in data 14 settembre u.s. ed all’esito  della quale si è ritenuto opportuno svolgere ulteriori approfondimenti  istruttori, interpellando, oltre che la Filiale del Lazio, anche gli uffici  centrali dell’Agenzia del Demanio.
Con nota registrata al protocollo generale dell’Autorità al  n. 102246 il 24 ottobre u.s., illustrata nel corso di un incontro che si è  svolto in data 12 novembre u.s., l’Agenzia del Demanio Direzione Generale Area  Operativa ha evidenziato che la concessione/locazione di immobili dello Stato  per uso diverso da quello residenziale è disciplinata dal d.p.r. 296/2005, il  quale prescrive che la scelta del contraente avvenga secondo procedure di  evidenza pubblica.
La durata del contratto è stabilita ordinariamente in sei  anni, con possibilità di rinnovo solo in presenza di specifiche condizioni,  mentre è sempre escluso il rinnovo automatico.
Nelle ipotesi in cui si tratti di immobili conferiti ad  amministrazioni pubbliche per finalità istituzionali, come per l’Università nel  caso in questione, possono ritenersi compresi nelle finalità istituzionali  anche alcuni servizi rivolti ai dipendenti (bar, mensa, spacci, uffici postali,  sportelli bancari etc.). In questi casi, l’Agenzia comunque deve determinare e  provvedere alla riscossione del canone; pertanto, procede alla stipula del  contratto di concessione/locazioni con gli operatori economici, sebbene la  scelta degli stessi spetti all’amministrazione usuaria, responsabile  dell’immobile. Pertanto, nei casi in cui un’amministrazione intenda assegnare  una concessione o anche un appalto di servizi ed, al contempo, sottoscrivere un  contratto di locazione/concessione di locali ad essa strumentale, l’Agenzia del  Demanio dovrà essere coinvolta per la stipula del contratto e l’importo del  canone dovuto dovrà essere indicato nel bando di gara per la scelta  dell’operatore.
Da ultimo, in data 21 novembre u.s. la Filiale Lazio ha  illustrato nel corso di un incontro quanto comunicato con la nota acquisita al  protocollo generale dell’Autorità al n. 100376 il 18.10.2012; tra l’altro, ha  ribadito che la sottoscrizione dei contratti di locazione/concessione, è  avvenuta quando - in occasione dei sopralluoghi effettuati nella città  universitaria in vista del trasferimento nella proprietà dell’Ateneo della  città universitaria - è stata rinvenuta la presenza di operatori economici che  utilizzavano i locali in questione per finalità non istituzionali. Avendo  riscontrato che si trattava di occupazione irregolare, ma non abusiva (in  quanto originariamente la disponibilità dei locali era stata concessa in forza  di contratto stipulato a seguito di procedura di evidenza pubblica  dall’Università), sono stati sottoscritti dei contratti di  locazione/concessione, con l’intento di recuperare anche i canoni dovuti per  l’utilizzo successivo alla scadenza di quelli sottoscritti dall’Università;  infatti, detti atti di disposizione – che, ad ogni modo, non costituirebbero una  concessione di servizi - sono stati sottoscritti solo in seguito al recupero  degli arretrati dovuti all’erario, calcolati facendo riferimento ai prezzi  praticati in regime di libero mercato.

Ritenuto in diritto

Inquadramento  della fattispecie (La gara bandita nel 1999).
Preliminarmente  deve evidenziarsi che, al fine di individuare la normativa applicabile alla  fattispecie in esame, occorre comprendere quale fosse l’intento  dell’amministrazione procedente e conseguentemente riferirsi agli atti relativi  alla procedura aperta bandita nel 1999 ed ai contratti stipulati con le società  aggiudicatarie, considerato che, negli anni, sia l’attività svolta dagli  operatori che il rapporto tra quest’ultimi e l’Ateneo non sono mai mutati.
Orbene, poiché per la gara è stato predisposto un  disciplinare contenente il tariffario dei prodotti in vendita e in generale la  regolamentazione del servizio, concernente anche gli orari di apertura ed i  rapporti con il personale impiegato, si può ritenere che il fine dell’Ateneo  fosse quello di garantire agli studenti dei punti di ristoro a prezzi  contenuti, interni alla città universitaria e di buona qualità; il bando  prevedeva, infatti, che le offerte dovessero essere valutate in relazione a  caratteristiche qualitative, metodologiche e tecniche, ma anche in base al  ribasso sui prezzi indicati nel tariffario. Quanto alla messa a disposizione  dell’immobile di proprietà demaniale, si è trattato di accordo necessario, ma  al contempo funzionale alla realizzazione dell’oggetto principale  dell’affidamento, concernente appunto il servizio da offrire alla popolazione  studentesca, secondo specifiche direttive. Non si è trattato, pertanto, di  consentire ad un privato l’utilizzo di locali di proprietà pubblica, ma di  affidare a degli operatori del settore l’espletamento di un servizio per gli  studenti, all’interno dei complessi immobiliari pubblici destinati alle  attività universitarie; sicchè, il servizio da assicurare alla popolazione studentesca ed agli eventuali  altri avventori assume carattere preminente rispetto alla locazione dei locali  concessi in uso dall’Ateneo.
Al  riguardo, occorre, poi, rilevare che - non essendo previsto alcun corrispettivo  a carico della stazione appaltante, bensì un canone a carico del gestore, la  cui remunerazione sarebbe derivata solo dallo sfruttamento economico del  servizio - l’utilizzo del termine appalto sia negli atti di gara che nel  contratto successivamente stipulato non era del tutto appropriato (cfr. Tar  Umbria sez. 1^ 21/01/2010 n. 26). E’ di tutta evidenza, infatti, che  l’affidamento in questione deve essere ricondotto nel novero delle concessioni  di servizi, non soggette alle disposizioni sull’affidamento dei contratti di  appalto, pur sussistendo l’obbligo per la stazione appaltante di individuare il  gestore nel rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento  e trasparenza. Infatti, come rilevato nella comunicazione della Commissione  Europea 12 aprile 2000, dalla coeva giurisprudenza comunitaria (cfr. Corte  giust. Ce, 7.12.2000, C-324/98), dalla giurisprudenza nazionale (cfr. Cons.  Stato, sez. V, 21.11.2006, n. 6796; sez. IV, 17.1.2002, n. 253) e  dalla circolare del Dipartimento per le  Politiche Comunitarie 1.3.2002, n. 945, l’affidamento delle concessioni di  servizio non può essere sottratto ai principi ed alle norme espressi dal  Trattato in tema di tutela della concorrenza, non discriminazione, parità di  trattamento, pubblicità e trasparenza.
L’obbligo  di garantire un confronto competitivo - certamente vigente in forza dei richiamati  principi del Trattato in materia di concorrenza (art. 81) anche nel 1999 - è  stato dunque assolto, in quanto è stata bandita una procedura aperta da  aggiudicare in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa,  seppure nel rispetto del d.lgs. n. 157/95 che riguardava più specificamente  l’affidamento degli appalti di servizi.
Deve,  infine, rilevarsi che diversamente da quanto avvenuto, la stazione appaltante  in considerazione dell’originaria appartenenza allo Stato dei locali dove doveva  svolgersi l’attività, avrebbe dovuto coinvolgere l’Agenzia del Demanio, competente  per la fissazione e per la liquidazione del canone dovuto da indicare nel bando  di gara per la scelta dell’operatore.
Le  vicende successive ed i contratti sottoscritti dall’Agenzia del Demanio.
Proseguendo  nell’analisi delle vicende successive, deve rilevarsi che, pur essendo prevista  una durata di quattro anni e non essendo indicata negli atti di gara, né nel  contratto, la possibilità di una proroga ovvero di un rinnovo dello stesso, il  rapporto con gli aggiudicatari della procedura è, di fatto, proseguito anche  dopo la data di scadenza, che doveva aver luogo nel 2004; faceva eccezione il  solo contratto relativo al punto di ristoro sito presso l’ingresso di p.le Aldo  Moro stipulato con la società La Cascina seconda classificata, in seguito alla  risoluzione in danno all’aggiudicataria, che è scaduto a Luglio del 2005.
Al  riguardo, i chiarimenti forniti risultano in parte contrastanti; infatti,  secondo l’Università in seguito alla scadenza dei contratti, l’Agenzia del  Demanio avrebbe autonomamente stipulato i contratti di concessione/locazione;  questa versione sembra confermata da una nota del 9 aprile 2004 (prot. n. 7244)  dell’Agenzia del Demanio indirizzata direttamente alla società La Cascina,  nella quale, sempre per il punto di ristoro di piazzale Aldo Moro, si esprime  “l’assenso al rinnovo della locazione che potrà essere formalizzata mediante la  stipula di un atto avente validità sessennale e con decorrenza dal giorno  immediatamente successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.
Nella  medesima nota si legge anche che “in mancanza della formale accettazione, la  proposta stessa sarà ritenuta non accolta, permettendo a questa Filiale di  avviare la procedura ad evidenza pubblica per la scelta del contraente” 1 .  In ogni caso, sembra che l’intervento del Demanio fosse finalizzato ad  acquisire dagli operatori economici i canoni dovuti per l’utilizzo di beni  demaniali, come prescritto in una risalente circolare del Ministero della  pubblica Istruzione del 1° dicembre 1951, n. 5884 recante “Beni demaniali  concessi in uso perpetuo e gratuito alle Università”, ove si sottolineava che  in caso di ulteriori concessioni da cui potesse derivare (per l’Università o il  diverso concessionario) una fonte di reddito il relativo canone sarebbe  spettato allo Stato; nella più recente circolare dell’Agenzia del Demanio  (prot. 2007/22858/DAO-CO/PA del 18 giugno 2007) è fatta salva “l’individuazione  del soggetto tenuto all’erogazione del servizio e le condizioni contrattuale  per l’erogazione dello stesso, evidentemente rimessa alla libera scelta  dell’Amministrazione interessata”.
Ad  ogni modo, deve rilevarsi che  il  successivo contratto di concessione/locazione relativo ai locali di P.le Aldo  Moro è stato stipulato dall’Agenzia del Demanio solo il 1° marzo del 2007 con  decorrenza dalla medesima data e scadenza nel 2013. Anche il contratto di  concessione/locazione relativo al punto di ristoro di v.le dell’Università  sottoscritto sempre con la società La Cascina, aggiudicataria anche del lotto  B, è stato sottoscritto il 1° marzo 2007 ancora con decorrenza dalla medesima  data e scadenza nel 2013. Pertanto, per quanto riguarda i due affidamenti  appena menzionati nel periodo tra il 2004 e il 2007, la gestione è proseguita  pur in assenza di un titolo e in violazione del divieto di rinnovo tacito dei  contratti di forniture di beni e servizi, valevole anche per le concessioni di  servizi.
Per  gli altri due punti di ristoro, invece, nei nuovi contratti la decorrenza è  stata indicata nel giorno successivo a quello di scadenza dei precedenti. In  particolare, per il punto di ristoro posto all’ingresso in v.le Regina Elena,  l’Agenzia del Demanio, in data 7 Luglio 2005, ha stipulato un contratto di  durata sessennale con decorrenza retroattiva a far data dalla scadenza  dell’originario affidamento, avvenuta nel 2004; lo stesso è avvenuto per i  locali di Villa Mirafiori, per i quali è stato stipulato un contratto di  concessione/locazione in data 23 Ottobre 2006 con decorrenza retroattiva,  ancora a far data dalla scadenza dell’originario affidamento, avvenuta nel  2004; in questo caso, però il contratto è stato sottoscritto dall’Università  riguardando un immobile che è sempre stato di proprietà dell’Ateneo.
Rispetto  a tutti e quattro i contratti stipulati tra il 2005 e il 2007 occorre rilevare  che, pur essendo mutato il nomen iuris – non più contratto d’appalto bensì  locazione di bene demaniale - e la normativa di riferimento richiamata – non  più il d.lgs. n. 157/95, bensì la l. n. 390 del 11 luglio 1986 successivamente  sostituita dal d.p.r. n. 296 del 13 settembre 2005 –, non è invece mutato  l’oggetto dell’affidamento come definito e regolamentato in base al capitolato  predisposto per la gara del 1999; ne è conferma il rinvio di cui all’art. 5  dell’atto di concessione sottoscritto dall’Università per il bar di Villa  Mirafiori. In buona sostanza, attraverso la sottoscrizione dei contratti di  locazione/concessioni di bene demaniale - che avrebbe dovuto avere il solo scopo  di “regolarizzare” l’utilizzo di un bene immobile dello Stato da parte del  gestore del servizio scelto mediante gara pubblica - di fatto è stato  prolungato l’originario affidamento, in violazione delle regole dell’evidenza  pubblica che governano non solo la scelta del concessionario di servizi, ma  anche quella del concessionario del bene pubblico, secondo quanto prescritto  dallo stesso d.p.r. n. 296/05 (sul punto, cfr. Consiglio di Stato sez. V  sentenza decisione 31 maggio 2010 n. 8236 “la mancanza di una  procedura competitiva circa l’assegnazione di un bene pubblico suscettibile di  sfruttamento economico, introduce una barriera all’ingresso al mercato,  determinando una lesione alla parità di trattamento, al principio di non  discriminazione ed alla trasparenza tra gli operatori economici, in violazione  dei principi comunitari di concorrenza e di libertà di stabilimento”). Al  riguardo, si evidenzia che anche le Linee Guida del 14 dicembre 2010,  richiamate dall’Agenzia del Demanio con riferimento alle istruttorie da  svolgersi in caso di occupazione di fatto regolarizzabile, chiariscono, al pt.  5, che la valutazione dell’opportunità della regolarizzazione doveva essere  effettuata verificandone la legittimità “nel rispetto dei principi comunitari  di trasparenza e libera concorrenza” effettuando una “verifica dell’esistenza di  altre domande di utilizzazione del bene”.
Sul punto, questa Autorità ha già chiarito che  “l’utilizzo del contratto di locazione di un immobile ad uso commerciale non  può, in ogni caso, costituire lo strumento per l’attribuzione senza limiti di  tempo di posizioni di privilegio concorrenziale senza il necessario  espletamento di una previa procedura di evidenza pubblica; pertanto, occorre  sempre verificare che non si tratti di fattispecie per le quali, invece, è  certamente doveroso lo svolgimento di una procedura comparativa di scelta del  contraente” (Deliberazione n. 75 del 1° agosto 2012).
Vicende  successive al trasferimento degli immobili all’Ateneo.
In  seguito alla sottoscrizione in data 21 gennaio 2008 del relativo atto pubblico,  l’intero complesso immobiliare è stato trasferito all’Università La Sapienza.
Per  quel che qui interessa, non rileva approfondire la questione relativa alla  appartenenza dei locali in discorso – non più qualificabili come beni demaniali  dello Stato - al patrimonio indisponibile o a quello disponibile dell’Ateneo da  cui dipende, ai fini della cessione del godimento del bene in favore di  privati, la riconducibilità del relativo rapporto contrattuale alla concessione  amministrativa piuttosto che allo schema privatistico della locazione (Cfr.  Cass. SS.UU. sentenza 28 giungo 2006 n. 14865).
Deve,  invece, evidenziarsi che per tutti gli immobili, l’Università ha già disposto  il rinnovo dei rispettivi atti/contratti in precedenza sottoscritti  dall’Agenzia Demanio, pur non essendo in alcun modo vincolata in tal senso,  giacchè al riguardo era prevista una mera facoltà, nel caso in cui  l’interessato avesse presentato la relativa istanza (cfr. art. 3 del contratto  stipulato nel 2007 relativo ai locali dell’ingresso di p.le Aldo Moro, art. 3  del contratto stipulato nel 2007 relativo ai locali dell’ingresso di v.le  dell’Università, art. 9 dell’atto di concessione del 2005 relativo al locale  situato presso l’ingresso di via regina Elena e anche art. 9 dell’atto di  concessione del 2006 relativo al locale situato nell’immobile Villa Mirafiori,  sottoscritto dall’Università). Questa circostanza è stata più volte confermata  anche dall’Agenzia del Demanio la quale ha sottolineato che, nel richiamare la  disciplina dettata dal d.p.r. n. 296/05, i contratti in questione non ponevano  alcun obbligo di rinnovo in capo alla concedente. Nonostante ciò, mediante gli  atti aggiuntivi da ultimo sottoscritti concernenti l’uso degli immobili, vi è stato  un ulteriore prolungamento degli affidamenti in corso dal 2000. In particolare,  con riferimento ai due contratti di locazione del 2007 e in scadenza nel 2013,  l’Università in data 15 marzo 2011 ha anticipatamente sottoscritto degli “Atti  di integrazione”, mediante i quali in considerazione dei rispettivi progetti di  ristrutturazione e valorizzazione del bar, presentati dal medesimo operatore  che gestisce entrambi i punti di ristoro, si dispone il rinnovo fino al 2019;  per gli altri due punti di ristoro (Villa Mirafiori e v.le Regina Elena), i  rispettivi atti di concessione scaduti nel 2010 sono stati rinnovati sino al  2016.
Per  quanto già chiarito in relazione alla natura degli affidamenti in questione, i  predetti provvedimenti si pongono in contrasto con l’art. 30 del codice dei  contratti pubblici, in tema di concessioni di servizi, che impone per la scelta  del concessionario il rispetto della regola dell’evidenza pubblica.

In  base a quanto sopra considerato:

Il Consiglio

ritiene che:
- gli affidamenti  esaminati devono ricondursi nel novero delle concessioni di servizi, in quanto  l’attività di ristoro da assicurare alla popolazione studentesca ed agli  eventuali altri avventori ha carattere preminente, rispetto alla locazione dei  locali nei quali l’operatore economico svolge l’attività; pertanto, gli stessi  devono essere disposti conformemente a quanto previsto dall’art. 30 del codice  dei contratti, previo espletamento di una procedura comparativa e pubblicazione  di avviso recante l’importo dell’affidamento, calcolato - nel rispetto delle  regole di cui all’art. 29 del codice dei contratti - con riferimento al  fatturato presunto derivante dalla gestione del servizio e non solo al canone  richiesto per l’uso dell’immobile;
-  negli affidamenti disposti negli anni in cui l’Ateneo era mero usuario degli  immobili facenti parte della città universitaria, è mancato il coordinamento  con l’Agenzia del Demanio, al tempo necessario in ragione della appartenenza  allo Stato dei locali concessi in uso agli operatori economici; infatti, nei  casi in cui un’amministrazione intenda assegnare una concessione di servizi ed,  al contempo, sottoscrivere un contratto di locazione/concessione di locali ad  essa strumentale, qualora si tratti di beni demaniali in uso  all’amministrazione procedente, spetta comunque all’Agenzia del Demanio il  calcolo dell’importo del canone alla stessa dovuto, sebbene sia la prima a  dover espletare la procedura comparativa per la scelta dell’operatore; in  questi casi, negli atti di gara deve essere chiaramente indicato il canone  dovuto, rispetto al quale può richiedersi eventualmente un’offerta a rialzo;
-  attraverso la sottoscrizione dei contratti di locazione/concessioni di bene  demaniale, l’Agenzia del Demanio ha prolungato l’originario affidamento, in  violazione delle regole dell’evidenza pubblica che governano non solo la scelta  del concessionario di servizi, ai sensi dell’art. 30 del codice dei contratti,  ma anche quella del concessionario del bene pubblico, secondo quanto prescritto  dallo stesso d.p.r. n. 296/05;
-  tenuto conto che i predetti contratti, stipulati ai sensi del d.p.r. n. 296/05,  non ponevano alcun obbligo di rinnovo in capo alla concedente, anche i  successivi atti di integrazione sottoscritti dall’Università La Sapienza si  pongono in contrasto con l’art. 30 del codice dei contratti pubblici.

Dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza  Lavori, Servizi e Forniture affinché comunichi la presente deliberazione  all’Agenzia del Demanio ed all’Università di Roma La Sapienza ed inviti  quest’ultima a far conoscere le eventuali iniziative che intende adottare al  riguardo.

Il Consigliere Relatore: Giuseppe Borgia

Il Presidente: Sergio Santoro

 

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data: 20  febbraio 2013

Il Segretario: Maria Esposito


1 Nella propria relazione l’Agenzia del Demanio sottolinea al contrario che la  scelta dell’affidatario del servizio era di esclusiva competenza  dell’Università usuaria e che l’attività contrattuale posta in essere aveva la sola  finalità di assentire l’utilizzo del bene demaniale da parte dell’operatore  scelto dall’Ateneo.