All’ Istituto Poligrafico Zecca dello Stato

 

AG 21/13
18 luglio 2013

Oggetto: istanza di parere di Istituto Poligrafico Zecca dello Stato – procedure in economia ex art 125 Codice – iscrizione all’elenco di operatori economici – richiesta di diritti di segreteria – riserva relativa di legge del divieto di prestazioni patrimoniali imposte – iniquità ed illegittimità della richiesta.

Con nota prot. 12893 del 25 febbraio 2013, acquisita al prot. dell’Autorità al n. 21670 del 26 febbraio 2013, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. (di seguito indicato anche come IPZS o l’Istante), ha sottoposto all’attenzione di questa Autorità un’istanza di parere concernente la legittimità della richiesta di pagamento di un corrispettivo a carico dei soggetti che richiedono l’iscrizione all’elenco di operatori economici per le procedure in economia, esperite ai sensi dell’art. 125 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (di seguito, Codice), quale rimborso forfettario delle attività connesse alla gestione del medesimo elenco.

In particolare, l’Istante riferisce di svolgere attualmente le procedure in economia, ai sensi del richiamato articolo, servendosi di un elenco di circa 800 imprese, appositamente predisposto e gestito in modalità prevalentemente cartacea; rileva, altresì, che, nell’anno 2012, più della metà di tali imprese non ha risposto agli inviti ricevuti e soltanto il 6% ha presentato offerte a tutti gli inviti ricevuti. In previsione di una riorganizzazione e razionalizzazione della gestione del proprio elenco di operatori economici, attraverso uno strumento di e-Procurement, l’Istante domanda, quindi, se sia possibile richiedere il pagamento di un corrispettivo, a carico dell’operatore economico, per l’iscrizione nell’elenco, quale rimborso forfettario delle attività di gestione dello stesso, anche al fine di ottimizzare l’effettiva partecipazione delle imprese.
La questione è stata sottoposta al Consiglio dell’Autorità, che, nella seduta del 16, 17 e 18 luglio 2013, ha approvato le seguenti considerazioni.

Anzitutto, si rileva che l’Autorità ha già avuto modo di affrontare la questione nella deliberazione AVCP n. 141/2007, con la quale è stato osservato che la istituzione e gestione di elenchi è una soluzione riconosciuta alla stazione appaltante “al fine di agevolare l’operato della stessa, che in tal modo può più facilmente e celermente individuare i contraenti idonei, evitando le prescritte pubblicità ed indagini di mercato, da disporre di volta in volta per gli specifici appalti, ed i conseguenti relativi oneri. Pertanto, trattandosi di un’opzione riconosciuta dalla norma alle stazioni appaltanti al fine di semplificare l’adempimento di forme di pubblicità stabilite dalla legge, appare incongruo nonché contrario all’esigenza della stazione appaltante di favorire la massima partecipazione, far gravare sugli operatori i costi della redazione e tenuta degli elenchi ufficiali”.

A ciò può aggiungersi che la fattispecie de qua, non costituendo un corrispettivo per un servizio reso dalla pubblica amministrazione, sarebbe assimilabile, piuttosto, alla riscossione di diritti di segreteria, intesi quali importi richiesti per la prestazione di servizi al pubblico, applicati sull’attività amministrativa quale l’iscrizione in albi, elenchi, registri, ruoli, il rilascio di licenze, certificati e autorizzazioni.

Si rammenta, al riguardo, che, ai diritti di segreteria, dovuti a fronte di un’attività compiuta  dall'ente pubblico nello svolgimento delle sue funzioni di diritto pubblico, è concordemente attribuita natura di tributi (cfr. Corte costituzionale, sentenza 4 aprile 1990, n. 156) e gli stessi, pertanto, rientrano nel campo di applicazione dell’art. 23 della Costituzione con conseguente  assoggettamento alla riserva relativa di legge ivi prevista (cfr. Cons. Stato, I, parere 15 maggio 1987, n. 892). Ne consegue che, in assenza di espressa previsione di legge, nessuna amministrazione può richiedere contributi ai cittadini/utenti per prestazioni riconducibili all’esercizio delle proprie funzioni. Nel caso di specie, manca una previsione di legge che consenta la riscossione di un siffatto contributo, con la conseguenza che le stazioni appaltanti non appaiono legittimate ad imporlo all’atto della presentazione della domanda di iscrizione nell’elenco dei fornitori, quale rimborso forfettario delle relative spese di gestione.

Si rileva, ulteriormente, che il rimborso delle spese sostenute a fronte di specifiche attività amministrative è sempre contemplato da specifiche disposizioni normative. A titolo esemplificativo, può citarsi il caso del rimborso, da parte dell’aggiudicatario, delle spese di pubblicazione di cui al secondo periodo del comma 7 dell'articolo 66 e al secondo periodo del comma 5 dell'articolo 122 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (cfr. art. 34, comma 35, del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito con modificazioni dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221); parimenti, si osserva che  il legislatore – con l. 12 novembre 2011, n. 183, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, Legge di stabilità per l’anno 2012” - ha previsto espressamente, per i concorsi pubblici di reclutamento del personale dirigenziale, il pagamento forfetario di un diritto di segreteria, quale contributo per la copertura delle spese della procedura, da fissarsi con la lex specialis e nei limiti di un importo compreso tra i 10 ed i 15 euro (art. 4, comma 45).

In conclusione, in assenza di una espressa previsione di legge, non appare legittima la richiesta di un contributo per diritti di segreteria, comunque denominati, finalizzati a fornire alla stazione appaltante un rimborso, seppur in via forfetaria, delle spese di gestione dell’elenco dei fornitori a carico delle imprese intenzionate a iscriversi al relativo elenco.

 Lorenza Ponzone