Alla  Assispettori
Saronno  (VA)

 

AG 57/13
19/12/13

Oggetto: Richiesta di parere Assispettori  (Associazione Ispettori Efficienza Energetica) – Avvalimento – Requisiti  generali – Certificazione di qualità – Utilizzo da parte del singolo ispettore  della certificazione rilasciata all’impresa.

Con  nota acquisita al prot. n. 67411 in data 18 luglio 2013, la Assispettori -  Associazione Ispettori Efficienza Energetica - ha posto due quesiti giuridici  in materia di avvalimento, con particolare riferimento alla possibilità di  avvalersi in gara, ex art. 49 del D.Lgs. 163/06, della certificazione di  qualità rilasciata a favore di un altro operatore economico nonché per vedere accertato “se le certificazioni sono riferibili anche al singolo e,  pertanto, se la certificazione di qualità ottenuta dall’impresa o ditta  individuale sia riferibile anche al singolo ispettore, partecipante alla  procedura di gara in qualità di libero professionista, per le specifiche  attività di ispezione”.
Nell’Adunanza  del 17/19 dicembre 2013 il Consiglio ha adottato le seguenti determinazioni.
In  relazione al primo quesito, malgrado continui a sussistere un contrasto  giurisprudenziale in ordine alla possibilità di ricorrere all’avvalimento della certificazione di qualità richiesta come  requisito di partecipazione, il TAR Lazio, con due recenti pronunce  (V. TAR Lazio n. 4126 e n. 4130 del 24 aprile  2013), ha aderito alla ricostruzione più volte sostenuta dall’Autorità di  Vigilanza sui contratti pubblici in base alla quale deve ritenersi  inammissibile l’avvalimento avente ad oggetto il requisito in parola. 
Il  TAR, dichiarando apertis verbis di mutare il proprio indirizzo rispetto a  precedenti pronunce,  mostra di non  condividere il più recente orientamento del Consiglio di Stato, secondo il  quale la certificazione di qualità   potrebbe essere oggetto di avvalimento (cfr. Cons. St., sez. V, 6 marzo  2013, n. 1368, secondo cui “la certificazione di qualità, essendo connotata dal  precipuo fine di valorizzare gli elementi di eccellenza dell’organizzazione  complessiva, è da considerarsi anch’essa requisito di idoneità tecnico  organizzativa dell’impresa, da inserirsi tra gli elementi idonei a dimostrare  la capacità tecnico professionale di un’impresa, assicurando che l’impresa cui  sarà affidato il servizio o la fornitura sarà in grado di effettuare la  prestazione nel rispetto di un livello minimo di qualità accertato da un  organismo a ciò predisposto”).
Ad  avviso del TAR Lazio sarebbe, invece, preferibile “interpretare l’art. 49 del  codice dei contratti pubblici nel senso che l’avvalimento della certificazione  di qualità non sia consentito ad accezione delle ipotesi in cui la stessa sia  compresa nell’attestazione SOA”.
La  motivazione adottata richiama pressoché integralmente la posizione già espressa  dall’Autorità nella Determinazione del 1 agosto 2012, n. 2 e nel parere sul  precontenzioso dell’8 febbraio 2012, n. 6. Nei suddetti provvedimenti, l’Avcp  ha sottolineato, in particolare, che “l’intima correlazione tra l’ottimale  gestione dell’impresa nel suo complesso ed il riconoscimento della qualità  rende la certificazione in questione un requisito connotato da un’implicita  soggettività e, come tale, non cedibile ad altre organizzazioni se disgiunta  dall’intero complesso aziendale in capo al quale è stato riconosciuto il  sistema di qualità”. In altri termini, poiché la certificazione di qualità non  è riferita al prodotto finale o al servizio realizzato, ma testimonia  semplicemente che l’operatore economico, nel processo produttivo, rispetta determinati  standard di qualità, è assimilabile “ad un requisito soggettivo in quanto  attinente ad uno specifico “status” dell’imprenditore”.
Inoltre,  viene anche osservato che “il legislatore italiano, nel recepire l'istituto  dell'avvalimento all'art. 49 del Codice, ha riconosciuto allo stesso la  medesima portata attribuitagli dal diritto comunitario. La norma nazionale,  infatti, come quella comunitaria, ne circoscrive l'ambito oggettivo di  applicazione ai soli requisiti di carattere economico-finanziario e tecnico-organizzativo  ovvero alla certificazione SOA. Pertanto, l'avvalimento ha portata generale  solo nel perimetro sopra evidenziato, tanto è vero che dottrina e  giurisprudenza non hanno mai messo in dubbio l'inapplicabilità dell'avvalimento  ai requisiti di ordine generale, tradizionalmente definiti di ordine pubblico o  di moralità. Sotto questo profilo, si sottolinea che la certificazione di  qualità non è compresa né tra i requisiti concernenti la capacità  economico-finanziario né tra quelli concernenti la capacità  tecnico-organizzativa dell'operatore economico di cui agli artt. 41 e 42 del  Codice, ma risulta disciplinata da un altro articolo del Codice, l'art. 43”.
Infine,  “occorre considerare che […] l'art. 49, comma 6, del Codice, in estrema  sintesi, prevede che i requisiti che concorrono al rilascio dell'attestazione  SOA non possono essere oggetto di utilizzo frazionato. […] Poiché la  certificazione di qualità rientra nel complesso dei requisiti necessari per il  rilascio dell'attestazione SOA, se ne deduce che consentire l'avvalimento della  sola certificazione di qualità, disgiunta dall'avvalimento della SOA, finirebbe  per tradursi nella legittimazione di un frazionamento dei requisiti, in aperto  contrasto con la ratio che permea l'art. 49, comma 6, del Codice. Né può, in  senso contrario, osservarsi che, così argomentando, si creerebbe una disparità  di trattamento tra il settore dei lavori e quello dei servizi e delle forniture  (ove è invece permesso il frazionamento dei requisiti non esistendo un sistema  di qualificazione centralizzato), in quanto, come rilevato, è proprio il  legislatore ad avere introdotto regole diverse”.
Pertanto,  confermando quanto già espresso in passato da questa Amministrazione dovendo si  ritiene che l’avvalimento della certificazione di qualità ex art. 49 del D.Lgs.  163/06 non è consentito ad eccezione delle ipotesi in cui la stessa sia  compresa nell’attestazione SOA
Per  quanto riguarda il secondo quesito, pare opportuno preliminarmente sottolineare  il fatto che la certificazione di qualità attesta la capacità di  un’organizzazione ad operare in qualità sulla base del proprio capitale fisico  ed umano, nonché in ragione delle procedure e dei procedimenti adottati nello  svolgimento dell’attività. In pratica, la certificazione di qualità ISO 9001  non copre, quindi, il prodotto realizzato o il servizio/la lavorazione resi, ma  testimonia semplicemente che l’imprenditore opera in conformità a specifici  standard internazionali per quanto attiene la qualità dei propri processi  produttivi.
Sulla  scorta di tale premessa, si deve escludere che la certificazione possa essere  riferibile anche al singolo professionista che opera nell’impresa.
Peraltro,  un’eventuale utilizzazione della certificazione di qualità uti singuli da parte  di un ispettore partecipante ad una procedura di gara in qualità di libero  professionista non sarebbe comunque possibile vista la necessaria  corrispondenza tra soggetto titolare della certificazione e concorrente alla  gara.
La  certificazione di qualità può, dunque, essere utilizzata dalla sola  organizzazione nei cui confronti è stata rilasciata dal competente Organismo di  certificazione.


Lorenza  Ponzone