DELIBERAZIONE N. 37 Adunanza del 17 dicembre 2013

Fascicolo n. 3107/2012

Oggetto:. procedura aperta per affidamento in concessione della gestione dei servizi cimiteriali ammodernamento e relativa gestione dell’impianto di illuminazione votiva nel cimitero comunale per la durata di 22 anni.
Stazione appaltante: Comune di Pompei
Riferimenti normativi: D.Lgs. 163/2006, artt. 2, 30, 41, 46, 66, 70, 143;  D.P.R. 207/2010 art. 275

IL CONSIGLIO

Vista la normativa sopra richiamata;
Vista la relazione della Direzione Generale Vigilanza Lavori Servizi e Forniture;

Considerato in fatto
In relazione alla procedura in oggetto, la società Manuten Service S.r.l., in qualità di concorrente, ha lamentato che la stazione appaltante: 1) avrebbe apportato “modifiche sostanziali al bando di gara sul sito web (fino agli ultimi giorni dalla scadenza della gara)”; 2) avrebbe ritenuto “di dare punteggio per la redazione del progetto esecutivo anche se non previsto nel bando di gara”; 3) avrebbe ammesso “la società Mirca s.a.s. anche se non presenta idonee referenze bancarie ma una dichiarazione redatta dal rappresentante legale”; 4) avrebbe ammesso “anche le imprese che non si occupano di servizi cimiteriali ma soltanto di illuminazione votiva non curandosi del fatto che la gara prevede anche opere edili, giardinaggio, sepolture; 5) non avendo previsto il subappalto, potrebbe correre il rischio che “in caso di aggiudicazione [le suddette, ndr] imprese non potrebbero eseguire i lavori per i quali non posseggono l’iscrizione alla CCIAA”.

L’Autorità, accertata la ricorrenza dei presupposti per l’avvio dell’attività istruttoria, ha comunicato l’avvio del procedimento al Comune di Pompei, chiedendo chiarimenti ed informazioni in merito alle censure dell’esponente, nonché, riguardo: 1) alla lunga durata della concessione; 2) alla previsione che l’offerta economica deve indicare la “percentuale di ribasso offerto rispetto al prezzo posto a base di gara”, considerato che la procedura di gara è una concessione e non un appalto di servizi; 3) al divieto di “subappalto del servizio pena la risoluzione del contratto”; 4) al fatto che “le referenze bancarie devono essere almeno una”; 5) alla previsione che: “il concessionario provvederà all’ammodernamento dell’impianto votivo in regime di autofinanziamento, recuperando l’investimento attraverso i ricavi di gestione”, atteso che il “costo totale ammodernamento impianti” è pari ad € 670.500,00” ed il “totale ricavi annuali presunti per la gestione dei servizi” è pari ad “€ 293.206,60”; 6) al criterio “Modalità di gestione del servizio – Max 20 punti”; 7) alla possibilità di inserire nella busta C, insieme all’offerta economica, l’indicazione della “durata della concessione” e del “tempo massimo di esecuzione dei lavori”, criteri inerenti, invero, all’offerta tecnica; 8) allo stato della procedura; al numero dei partecipanti e dei soggetti ammessi alla gara; al nominativo dell’eventuale aggiudicatario; alla documentazione di gara; allo “studio di fattibilità”.  
Il Comune di Pompei ha prodotto le proprie controdeduzioni con nota del 29.03.2013 (v. infra).
Le risultanze istruttorie, che hanno confermato quanto in precedenza rappresentato al Comune di Pompei, sono state comunicate alla S.A. la quale con successiva nota acquisita in atti il 24.10.2013, si è limitata ad evidenziare che: 1) il contratto è stato stipulato in data 19.06.2013; 2) “i giudizi di merito1 che hanno esaminato tra le questioni sollevate anche la [possibilità di sostituire le referenze bancarie con dichiarazione resa in sede di gara, ndr] si sono conclusi a favore dell’operato dell’amministrazione con le Ordinanze”; 3) “la questione [contenuto delle buste e relativa documentazione, ndr] e i dubbi sollevati sono stati tutti chiariti e risolti nel corso dell’espletamento della procedura di gara con il ritiro di tutte le eccezioni e/o ricorsi”; 4) la commissione  di gara ha valutato le proposte progettuali a prescindere se siano state prodotte come progetto definitivo o preliminare; è stata, infine, fornita la griglia di valutazione dei quattro criteri di cui ai “punti” a) – d) del Regolamento di gara.

Ritenuto in diritto

Alla luce della documentazione acquisita nel corso delle varie fasi istruttorie si rimettono le seguenti valutazioni.

Valore del contratto di concessione
Si evidenzia una criticità riguardo alla stima del valore della concessione effettuata dalla stazione appaltante sulla base dello “studio di fattibilità”.
Pur non entrando nel merito strettamente tecnico dei singoli parametri scelti e della loro valutazione quantitativa ed economica, si evidenzia l’incongruità del metodo adottato dal Comune di Pompei per il calcolo di tale valore.
Secondo le prescrizioni del 1° dell’art. 29, D.Lgs. 163/2006, il calcolo è basato sull’importo totale pagabile al netto dell’IVA, valutato dalle stazioni appaltanti; importo che, nel caso delle concessioni, proviene dal flusso dei corrispettivi pagati dagli utenti per i servizi in concessione.
È evidente, infatti, che l’interesse del potenziale offerente è ricollegato al valore globale dell’operazione economica così come è interesse della stazione appaltante considerare quest’ultimo valore al fine di una migliore individuazione dello stesso canone minimo (c.d. base d’asta a rialzo).
Nel caso di specie il totale dei corrispettivi pagati dagli utenti è pari a 6.450.545,20 €, ossia 293.206,60 € (introiti annuali derivanti dall’utenza) * 22 (durata della concessione).
Invero, secondo la formula2 adottata dal Comune di Pompei tale valore è pari a:
{293.206,00 € (C) – [227.500,00 € (B) + 14.660.00 € (D) + 11.230,12 € (F)]} = 39.815.88 € (G) * 22 = 875.949,36 €.
L’Autorità è più volte intervenuta sulla questione della corretta determinazione del valore della concessione di servizi, per cui non si può che ribadire quanto già chiarito “sull’importanza di garantire condizioni di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione, che si traducono innanzitutto nell’informare correttamente il mercato di riferimento sulle complessive e reali condizioni di gara … al fine di evitare di porre le imprese partecipanti alla gara in una situazione di incertezza nella formulazione della propria offerta … ” (di recente, la Deliberazione Avcp n. 10/2013). È importante evidenziare, inoltre, come l’esatta determinazione del valore complessivo dell’affidamento assuma un particolare rilievo anche al fine della congruità dei requisiti speciali di partecipazione, dell’importo delle cauzioni e del contributo dovuto all’Autorità.

Durata della concessione
Per ciò che concerne la durata della concessione in 22 anni - configurabile come una concessione di servizi, ex art. 3, co. 12, D.Lgs. 163/06 e non concessione di lavori, poiché la realizzazione dei previsti lavori (di ammodernamento dell’impianto delle lampade votive) è strumentale alla gestione del servizio pubblico assicurato da un’opera esistente (C.d.S, Sez. V, n. 1600/2008) - si osserva che le concessioni soggiacciono al principio di proporzionalità, ai sensi del terzo comma del predetto art. 30: ciò significa, in particolare, che le amministrazioni concedenti devono adottare provvedimenti adeguati in relazione allo scopo ricercato.
Tale principio trova applicazione anche sotto il profilo della durata della concessione che non può eccedere il periodo necessario per ammortizzare gli investimenti e remunerare i capitali investiti in misura ragionevole, ferma restando la permanenza del rischio di gestione sul concessionario (cfr. Tar Campania, sentenza 8 luglio 1999, causa T-266/97, Vlaamse Televisie Maatschappij NV). Il 2° comma dell’art. 30, cit., ha previsto, infatti, in capo al concessionario la responsabilità della gestione, da intendersi come assunzione del rischio, che dipende direttamente dai proventi che il concessionario può trarre dall’utilizzazione economica del servizio.
La decisione della stazione appaltante di prolungare a 22 anni la durata dell’affidamento non appare dunque aderente al principio di proporzionalità, ex artt. 2, co. 1 e 30, co. 3 e alla previsione codicistica della necessaria permanenza dell’alea economica in capo al concessionario, ex art. 30, co. 2, e neanche alla disposizione di valenza generale dell’art. 12 del R.D. n. 2440/1923 che stabilisce un tempo massimo di nove anni.
Inoltre, non si possono sottacere i rischi connessi a concessioni di servizi a lungo termine.
In primo luogo, si potrebbero creare fenomeni di lock-in, ossia vincolare le stazioni appaltanti per lungo tempo con lo stesso operatore economico, precludendo la possibilità di rimettere l’operazione sul mercato e avvantaggiarsi di una migliore qualità dei servizi grazie all’impiego di nuove tecnologie e/o di nuove formule organizzative/gestionali nell’erogazione dei servizi. Specularmente, impedendo ad altri operatori di inserirsi nel mercato, si potrebbero violare, tra l’altro, i principi di matrice comunitaria di libera circolazione delle persone e delle merci (cfr. TAR Calabria, Sez. II, n. 1023/2009).
In secondo luogo, si potrebbe restringere la concorrenza, creando disparità di trattamento a causa delle asimmetrie informative tra l’incumbent ed i potenziali concorrenti interessati ad entrare nel mercato una volta scaduto il precedente contratto.
In terzo luogo, posizioni di privilegio potrebbero svuotare di effettivo contenuto il necessario requisito nelle concessioni di servizi dell’alea di gestione in capo al concessionario.

Subappalto (rectius: subcontratto) nella concessione di servizi
Quanto al divieto di “… subappaltare tutta o parte della gestione dei servizi in concessione” (art. 24 – “Subappalto”, Capitolato Speciale di Concessione), si ritiene che, dal combinato disposto dell’art. 30 co. 1 -“salvo quanto disposto nel presente articolo, le disposizioni del Codice non si applicano alle concessioni di servizi”, tra le quali non figura detto divieto - e dell’art. 27, co. 3 – relativo ai vari contratti in tutto o in parte esclusi dall’applicazione del Codice dove è espressamente previsto che “le amministrazioni aggiudicatrici stabiliscono se è ammesso o meno il subappalto” - non possa discendere la preclusione alle stazioni appaltanti di vietare il subappalto (rectius: subcontratto).
Sotto il profilo in esame appare dunque ragionevole e sostenibile sul piano sistematico non introdurre una diversa disciplina tra gli appalti in tutto o in parte sottratti all’applicazione del Codice (cfr. art. 27, co. 3, cit.) e le concessioni di servizi.
Inoltre, sul piano strettamente terminologico, non si tratterebbe di subappalto ma di subcontratto; infatti, il subappalto costituisce una species del più ampio genus del subcontratto o contratto derivato.      

Prestazioni ulteriori rispetto all’oggetto della concessione
Si pone in rilievo che l’oggetto della prestazione è molto più ampio rispetto a quanto indicato nel Bando, che comprende i servizi cimiteriali nonché i lavori di ammodernamento e i servizi di gestione dell’impianto di illuminazione votiva nel cimitero comunale. Il Capitolato Speciale di Concessione, invero, fa riferimento al “Servizio di manutenzione” sia ordinaria (manutenzioni edili, elettriche, idrauliche, delle scale metalliche in dotazione, ecc.) ma soprattutto straordinaria; infatti, l’art. 11 prevede: “nel caso che si rendessero necessari interventi di manutenzione straordinaria … qualora l’Amministrazione Comunale non fosse in grado di provvedervi che il Concessionario può essere autorizzato a provvedere ai lavori stessi in modo diretto …”. Si evidenzia, pertanto, una difformità tra bando e capitolato.
Peraltro, la stima del valore di tali ulteriori servizi doveva essere ricompresa nel calcolo del valore complessivo del contratto indicato nel bando di gara e, inoltre, gli atti di gara avrebbero dovuto indicare le relative modalità di progettazione ed esecuzione, nonché i prezzi/prezzari di riferimento.
Infine, si osserva che la previsione nel bando di gara della realizzazione di interventi di manutenzione (ordinaria o) straordinaria sulle opere in concessione, richiedeva la previsione della relativa qualificazione o l’obbligo di affidare i lavori mediante procedure ad evidenza pubblica (cfr. Deliberazione Avcp n. 207/2007). Diversamente, tali prestazioni che potrebbero anche assumere notevole entità economica verrebbero sottratte alle regole dell’evidenza pubblica.

Referenze bancarie
Quanto alla censura concernente le referenze bancarie, si osserva in linea generale che il principio di “autocertificabilità” dei requisiti di capacità economico finanziaria – nel settore degli appalti – subisce una eccezione per il requisito di cui alla lett. a), comma 1 dell’art. 41 D.Lgs. 163/2006 per il quale è richiesta la esibizione delle dichiarazioni degli istituti di credito o intermediari finanziari “già in sede di offerta” (cfr. Parere Avcp n. 152/2009).
Tuttavia, vertendosi in tema di concessione di servizi, la previsione degli atti di gara secondo cui: “i requisiti  … possono essere provati in sede di gara, mediante dichiarazione conforme alle disposizioni del D.P.R. n. 445/2000 …”, nella parte in cui fa riferimento anche al requisito in esame, non appare in contrasto con la disciplina codicistica delle concessioni di servizi per le quali il Codice non si applica, se non nella misura dei principi fissati dal Codice stesso.
Quanto all’altro aspetto relativo alla produzione delle referenze bancarie “da parte di almeno due istituti bancari …“, si osserva – da un lato - che il legislatore italiano ha scelto di rafforzare gli adempimenti a carico dei partecipanti rispetto alla direttiva comunitaria che richiede genericamente la produzione di “idonee dichiarazioni bancarie” (art. 47, Direttiva 2004/18/Ce) e, dall’altro, che dottrina e giurisprudenza non escludono la possibilità di produrre una sola dichiarazione bancaria o di intermediari purché nel bando la stazione appaltante abbia indicato gli specifici documenti alternativi da produrre (cfr. art. 41, co. 3, ultima parte; Cons. di Stato, sez. IV, n. 5542 del 22 novembre 2013).

Sub-pesi e sub-punteggi
Per ciò che concerne il criterio di valutazione dell’offerta tecnica n. 3 “Modalità di gestione del servizio – Max 20 punti”, si osserva che la mancata previsione nel bando dei sub-pesi/sub-punteggi relativi ai quattro relativi sub-criteri non risulta conforme a quanto stabilito dall’art. 83, co. 4, D.Lgs. 163/2006: “il bando per ciascun criterio di valutazione prescelto prevede, ove necessario, i sub-criteri e i sub-pesi o sub-punteggi … ”.
Tali subpunteggi devono essere stabiliti dalla stessa stazione appaltante ed indicati già nel bando per consentirne la conoscenza ai concorrenti prima della formulazione delle offerte; dunque non possono essere stabiliti “dalla commissione di gara dopo la presentazione delle offerte, sia pure prima della loro apertura”; ciò al fine di “ridurre gli apprezzamenti soggettivi della commissione giudicatrice, garantendo in tal modo l’imparzialità delle valutazioni nell’essenziale tutela della par condicio tra i concorrenti, i quali sono messi tutti in condizione di formulare un’offerta che consenta di concorrere effettivamente all’aggiudicazione (ex multis: Cons. St., IV, 12 giugno 2012, n. 3445; Cons. St., III, 1 febbraio 2012, n. 514)” (T.A.R. Lazio, Sez. II-ter, n. 8695/2012), come, invero, avvenuto nel caso di specie (cfr. lett. l., nota s.a., cit.).
Del resto, anche ove volesse ritenersi - il che non è - che la commissione giudicatrice si fosse limitata a fissare i criteri motivazionali per attribuire ai predetti sub-criteri di valutazione il punteggio, la relativa attività sarebbe comunque illegittima perché il potere/dovere della commissione di fissare i criteri motivazionali è stato abrogato dal D.Lgs. n. 152 del 2008 (c.d. “terzo correttivo” al codice dei Contratti Pubblici).

Bando di gara: imprecisioni e approssimazione
Riguardo alla previsione del Bando di gara che l’offerta economica debba indicare la percentuale di ribasso offerto rispetto al prezzo posto a b.a., preso atto di quanto riferito dal Comune di Pompei nelle proprie controdeduzioni, è appena il caso di aggiungere che la stazione appaltante deve redigere la documentazione di gara con precisione e accuratezza.
Sotto quest’ultimo profilo, si evidenzia, altresì, che le risposte fornite dalla s.a. (in particolare, le nn. 1 e 2: “di cui all’art. 3 della L.R. Campania 27/2007” anziché “di cui all’art. 16 della L.R. Toscana 38/2007” (cfr. pag. 6, Bando); “Comune di Pompei con sede in Piazza Bartolo Longo 36” anziché “Comune di Certaldo con sede in Piazza Boccaccio 13” (v. pag. 11 del Bando)) e la previsione che “l’appalto verrà affidato mediante procedura ai sensi dell’art. 30 del D.Lgs. 163/2006”, che al terzo comma richiama una “gara informale” mentre invece la fattispecie de qua è una procedura aperta, ex art. 55, co. 5, del D.Lgs. 163/2006, oppure l’uso ripetuto del termine “appalto” in luogo di “concessione” (pag. 15 CSC, “… al momento della sottoscrizione del contratto di appalto”), rivelano l’imprecisione della formulazione del bando.
Si richiama, dunque, il Comune di Pompei ad una maggiore attenzione e precisione nella redazione del Regolamento della selezione concorsuale, atteso che anche: “il formalismo che caratterizza la disciplina delle procedure di gara risponde, per un verso ad esigenze pratiche di certezza e celerità e, per altro verso, alla necessità di garantire l’imparzialità dell’azione amministrativa e la parità di condizioni tra i concorrenti” (cfr., C.d.S., sez. IV, nn. 1700/2010, 2435/2009 e 4644/2007).

Altri punti di criticità
L’art. 4 del Bando di gara nella parte in cui stabilisce che: “le rettifiche alla documentazione di gara, che il Comune riterrà di elaborare, saranno pubblicate  in formato elettronico, sul [solo, ndr] sito internet del Comune” non è conforme alle disposizioni del Codice; inoltre, alcune risposte ai quesiti dei partecipanti alla gara rappresentano non semplici “chiarimenti” ma sostanziali rettifiche al Bando di gara, come d’altra parte confermato dalla stessa stazione appaltante: “è appena il caso di evidenziare che la rettifica ai sub pesi (cfr. Chiarimento n. 3) si è resa necessaria per condurre a congruenza il peso complessivo con il punteggio fissato con la determina a contrarre … ”.
In caso di modificazioni agli di gara, le stazioni appaltanti devono procedere alla ripubblicazione di tale documentazione, in modo coerente, nelle stesse forme previste (recte: adottate) per quella originaria (nella fattispecie, in G.U.U.E. e G.U.R.I.), con contestuale riapertura dei termini per la presentazione delle offerte, ex art. 70, D.Lgs. 163/2006, nel rispetto dei principi di trasparenza e par condicio, di cui all’art. 2, co. 1 del Codice.
La pubblicazione su profilo di committente non può dunque considerarsi alternativa a quella in G.U.R.I., bensì solo integrativa, con valore meramente notiziale, e in ogni caso non sostitutiva quanto al valore legale (arg. ex art. 66, co. 8, D.Lgs. 163/2006).

Riguardo alla seconda censura dell’esponente, si osserva che, in effetti, il bando di gara non contiene la puntuale previsione di dare punteggio al “progetto esecutivo per l’adeguamento e/o rifacimento degli impianti elettrici al servizio delle lampade votive”.
Tuttavia, dalla lettura congiunta: (i) della previsione: “il Concessionario dovrà presentare un progetto per lo svolgimento dei servizi …” (art. 8, CSC); (ii) di quanto specificato in ordine al 4° criterio “Soluzioni progettuali proposte – max 25 punti”: “la Commissione, ad insindacabile giudizio, valuterà attribuendo il punteggio massimo al progetto che riterrà più soddisfacente per l’ente appaltante” (pag. 8, Bando); (iii) del chiarimento fornito al quesito n. 10: “i partecipanti possono produrre ogni atto utile al fine di massimizzare il proprio punteggio circa l’offerta tecnica”, potrebbe trarsi l’indicazione che ove i concorrenti avessero presentato un atto in cui era formalizzata una proposta migliorativa (sia esso un progetto definitivo, esecutivo, ecc.), esso sarebbe stato valutato nella fase di attribuzione del punteggio all’offerta tecnica.
Coerentemente con quanto appena chiarito, si sarebbe dovuto attribuire punteggio al progetto definitivo dell’impianto delle lampade votive prodotto dal CSP Consorzio Pompei cui, invero, ha deciso di non “dare peso”.

Quanto al requisito generale di partecipazione: “iscrizione al registro delle imprese C.C.I.A.A. per servizi attinenti (art. 39 D.Lgs. 163/2006)” a quelli in affidamento, si osserva che a seguito di visura camerale non pare possa rilevarsi la mancanza del predetto requisito in capo alle imprese ammesse.

Riguardo all’ultima censura dell’esponente, è bene precisare che il concorrente, al fine di soddisfare la richiesta relativa alla certificazione SOA in una specifica procedura di gara o alle attrezzature, può ricorrere all’istituto dell’avvalimento di cui all’art. 49, D.Lgs. 163/2006 (cfr. anche la Determinazione Avcp n. 2/2012); come hanno fatto, ad esempio, la Caronte s.a.s. e la Mirca s.a.s..

Quanto ai criteri “durata della concessione” (max 10 punti) e “tempo massimo di esecuzione dei lavori” (max 10 punti), si osserva che tali elementi vanno inseriti nella busta contenente l’offerta tecnica, in quanto afferenti la valutazione della stessa offerta tecnica. Del tutto inconferente è, dunque, la motivazione addotta dalla stazione appaltante che: “essendo due offerte di natura quantitativa e non qualitativa andavano inserite nella busta C che conteneva una offerta di natura quantitativa”; la busta C – “Offerta Economica” può contenere esclusivamente quegli elementi strettamente attinenti alla stessa offerta economica, ossia, nel caso di specie, la percentuale di rialzo offerto rispetto al canone da garantire al concedente.

Si sottolinea ancora la non perfetta aderenza di altri profili della lex specialis di gara alle disposizioni in materia di contrattualistica pubblica; in particolare: 1) la previsione secondo cui nel caso di RTI o consorzi i “requisiti di idoneità tecnico/professionale potranno essere posseduti cumulativamente” (pag. 4, Bando), in quanto l’art. 275, co. 2, D.P.R. n. 207/2010 specifica che per i suddetti soggetti “la mandataria in ogni caso deve possedere i requisiti ed eseguire le prestazioni in misura maggioritaria”.
Si osserva, inoltre, che i criteri scelti per la valutazione dell’offerta tecnica non sembrano essere proporzionati all’oggetto della prestazione principale del contratto (gestione dei servizi cimiteriali e gestione delle lampade votive).
Si fa riferimento, ad esempio, all’attribuzione di circa 1/3 del punteggio complessivamente previsto per il profilo qualitativo dell’offerta alle “opere aggiuntive offerte” (max 20 punti, ossia lo stesso punteggio attribuito al criterio preminente in un contratto pubblico di servizi, nel caso in trattazione rappresentato dalla “modalità di gestione del servizio”); ai 45 dei 60 punti attribuiti ad aspetti attinenti ai lavori piuttosto che ai servizi cimiteriali e di gestione delle lampade votive (“durata della concessione” (max 10 punti); “tempo massimo previsto per l’esecuzione dei lavori” (max 10 punti); “soluzioni progettuali proposte” – “a) Soluzioni progettuali improntate sul risparmio energetico” (max 5 punti) “b) Opere aggiuntive offerte” (max 20 punti))”.

In base a quanto precede,
Il Consiglio

  • ritiene che il valore della concessione non sia conforme alle prescrizioni dell’art. 29, co. 1 del Codice, per le ragioni di cui in motivazione;
  • ritiene la durata in 22 anni della concessione non conforme al principio di proporzionalità, di cui all’art. 2, co. 1 e art. 30, co. 2 del Codice, nei sensi di cui in motivazione;
  • ritiene che la previsione di far eseguire gli eventuali servizi di manutenzione straordinaria al concessionario in via diretta rilevi una discrepanza con il più ristretto oggetto della prestazione indicata nel Bando di gara, non conforme al principio di concorrenza, ex art. 2, co. 1, D.Lgs. 163/2006, nei sensi di cui in motivazione;
  • ritiene che i sub punteggi dei quattro sub criteri inerenti al criterio “Modalità di gestione del servizio” dovevano essere fissati dalla stazione appaltante già nel bando di gara, ai sensi dell’art. 83, co. 4, del Codice;
  • ritiene la previsione del Bando di gara sulla pubblicazione delle rettifiche alla documentazione solo sul profilo di committente, non conforme al principio di trasparenza e par condicio, in quanto le modificazioni sostanziali alla lex specialis di gara devono avere lo stesso regime pubblicitario adottato per la documentazione originaria;
  • ritiene che tutti gli elementi afferenti all’offerta tecnica dovevano essere inseriti nella busta contenente la stessa offerta tecnica e non potevano trovare collocazione nella busta contenente l’offerta economica;
  • ritiene che la ripartizione del punteggio tra i criteri scelti per la valutazione dell’offerta tecnica non sia del tutto congrua all’oggetto principale della prestazione dedotta in contratto, per quanto in motivazione; 
  • richiama il Comune di Pompei, a causa dei vari refusi riscontrati nella documentazione di gara, a redigere per il futuro gli atti di gara con maggiore precisione e accuratezza;
  • invita il Comune di Pompei, nella persona del R.U.P., a riscontrare la presente delibera, rendendo note le eventuali iniziative che intende adottare riguardo alla gara in esame, entro trenta giorni dalla ricezione postale della stessa, ai sensi dell’art. 6, commi 9 e 11, del D.Lgs. 163/2006;
  • dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza Lavori Servizi e Forniture perché comunichi la presente delibera al Comune di Pompei ed alla società Manuten Service S.r.l..

 

Il Consigliere Relatore Piero Calandra                                                                                                                                                                                                             
Il Presidente Sergio Santoro

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 10 gennaio 2014

Il Segretario Maria Esposito



1- La procedura è stata oggetto di due Ordinanze del T.A.R. Campania, nn. 1508/2012 e 1014/2013 e di un’Ordinanza del C.d.S., n. 3373/2013. Pertanto, il giudice adito non si è pronunciato nel merito delle questioni poste al suo giudizio.
Con la richiamata Ordinanza n. 1014/2013 il T.A.R. Campania, adito dalla società Alfano Illuminazione per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia dell’affidamento in oggetto, ha respinto la domanda cautelare.
Il Consiglio di Stato con l’Ordinanza n. 3373/2013, sul ricorso presentato dalla predetta società per la riforma della predetta Ordinanza del T.A.R., “ritenuto ad un primo esame proprio dell’odierna fase del giudizio, che il ricorso non appare assistito dai necessari presupposti per concedere la richiesta misura cautelare”, ha respinto l’appello.
Infine, con l’Ordinanza n. 1508/2012 il T.A.R. Campania, cit., sul ricorso del C.S.P. Consorzio Servizi Pompei nei confronti dell’aggiudicatario e di altre due partecipanti alla gara per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del provvedimento dirigenziale di esclusione dalla gara, disponeva l’ammissione con riserva del Consorzio alla gara ai fini della valutazione dell’offerta fissando “per la trattazione di merito” una successiva udienza.

2 - Legenda:
A = “Costo totale ammodernamento impianti”;
B = “Totale costi annuali  presunti per la gestione lampade votive e servizi generali”;
C = “Totale ricavi annuali presunti per la gestione” o introiti annuali derivanti dall’utenza;
D = “Aggio minimo per l’amministrazione comunale”, pari al 5% di A;
E = “Differenza tra ricavi (C) e costi (B+D)”;
F = “Costi per spese generali ed utile d’impresa 22% di E”;
G = “Ricavo netto annuale per il concessionario E - F”;
[H =, ndr] “Rientro economico per ammodernamenti per il concessionario A/G”, (cfr. pag. 12, studio di fattibilità).