Deliberazione  n. 12   del 14 ottobre 2014                

Fascicolo  n. 903/2013

Oggetto: procedura aperta per  l’affidamento del servizio di archiviazione, custodia e gestione della  documentazione amministrativa e sanitaria dell’ASL della provincia di Bari

Stazione Appaltante: ASL Bari

Riferimenti  normativi:  artt. 37, 38, 51 del D.Lgs. n. 163/2006  

Il Consiglio

Vista  la normativa sopra richiamata;
Vista  la relazione della Direzione Generale Vigilanza Lavori Servizi e Forniture;

Fatto
La  società Pròdeo Spa, partecipante in RTI con Fastweb Spa alla gara in oggetto, ha  presentato un esposto con cui sono state denunciate molteplici irregolarità  nello svolgimento di tale procedura, che di seguito si sintetizzano:

       
  1. mancata esclusione del RTI concorrente CNI  Spa/Telecom Italia Spa per aver reso dichiarazioni mendaci in relazione al  punto 3 dell’Allegato 2 e del punto ii) dell’Allegato 4 del Disciplinare di  gara (nel deposito destinato allo svolgimento del servizio “non dovranno essere  svolte altre attività di qualsiasi genere” e deve “essere nella piena ed  esclusiva disponibilità del soggetto ditta partecipante alla data di  presentazione dell’offerta”), in quanto – come confermato dalla stessa CNI a  seguito di specifica richiesta informativa da parte dell’Asl Bari, nonché da un  sopralluogo effettuato dai VV.FF. di Bari ai fini del rilascio del certificato  antincendio – alcune porzioni degli spazi interni sono risultate essere  concesse in uso ad altre aziende: ovvero società Aprile Gestione archivi Srl e  società Evoluzione Srl Milano;
  2.    
  3. mancata verifica da parte della Stazione  appaltante (ai sensi dell’art. 51 del Codice appalti) dei requisiti di ordine  generale e speciale in capo alla società SMA Spa (tra l’altro in dichiarata  crisi aziendale), incorporante la società Servizi Globali Srl (originariamente  partecipante alla gara in ATI con la CNI e Telecom Italia), e cedente il  relativo ramo d’azienda alla stessa CNI in data 09/08/2012, ovvero meno di un  mese prima della deliberazione di aggiudicazione definitiva e con ciò violando  il principio dell’invariabilità soggettiva del concorrente (in altre parole,  mentre l’offerta proveniva da una ATI composta da tre soggetti,  l’aggiudicazione finale è stata invece disposta in favore di due sole società);
  4.    
  5. mancata produzione in sede di gara da parte  dell’aggiudicataria della documentazione (atto costitutivo) attestante appunto  la creazione dell’ATI, che verrebbe invece indicata semplicemente come  “costituita”, con la sola designazione dell’impresa mandataria con poteri di  rappresentanza;
  6.    
  7. violazione delle disposizioni contenute nella  lettera hh) dell’allegato 4 del Disciplinare: l’art. 11 del contratto stipulato  in data 14/11/2012, infatti, a garanzia dell’assunzione di responsabilità per  ogni danno derivante all’Amministrazione o a terzi dall’adempimento del  servizio in oggetto, ritiene sufficiente la polizza già in possesso della CNI  al momento della stipula e con scadenza in data 31/12/2012, per un massimale  assicurato pari ad euro 2.000.000,00, diversamente da quanto previsto nel  citato allegato, in cui non solo il massimale avrebbe dovuto essere  obbligatoriamente di euro 3.000.000,00, ma la polizza avrebbe dovuto essere  stipulata espressamente a favore dell’ASL di Bari.

Sulla  base dell’esposto, l’Autorità ha avviato una specifica istruttoria, per  accertare la fondatezza delle sopra indicate contestazioni.
L’Asl  di Bari ha riscontrato la richiesta di informazioni sostenendo, relativamente  alle singole contestazioni, che:
aa)  “non sono emersi in alcun modo elementi idonei a far ritenere non veritiera la  dichiarazione resa dal raggruppamento CNI spa/Telecom Italia Spa” poiché a  seguito delle dichiarazioni rese dallo stesso e verificate mediante sopralluogo  presso il deposito destinato allo svolgimento del servizio da parte della  Stazione appaltante è risultato che, se è vero che parte del deposito è  concesso in uso ad altre società, la CNI – come prescritto dalla legge di gara  – comunque detiene la disponibilità piena ed esclusiva di un’area ben superiore  alla superficie minima richiesta dall’Amministrazione per l’espletamento del  servizio e che dunque tali locali “nulla hanno a che vedere con la porzione  dell’immobile oggetto di sublocazione”;
bb)  l’art. 51 contempla l’ipotesi di modificazione soggettiva del raggruppamento  anche nel caso – come quello di specie (tra SMA e CNI) – di affitto di ramo  d’azienda e, poiché la verifica dei requisiti di ordine sia generale che  speciale si effettua nei confronti del subentrante e atteso che la CNI aveva  già fornito prova del possesso dei richiesti requisiti, “a nulla rileva la  circostanza che il Raggruppamento aggiudicatario, originariamente formato da  tre Imprese, al momento dell’aggiudicazione definitiva sia risultato composto  da due soltanto”; relativamente alla SMA Spa non si è proceduto alla verifica  dei requisiti dichiarati in fase di gara stante proprio il cambiamento  dell’assetto soggettivo degli offerenti;
cc)  la dichiarazione resa dal raggruppamento aggiudicatario (“…a costituirsi in RTI  mediante atto unico e di designare sin da ora la CNI Spa l’impresa mandataria  alla quale sarà conferito mandato collettivo speciale irrevocabile con  rappresentanza”) è del tutto conforme al Disciplinare di gara, il quale  ammetteva la partecipazione tanto dei raggruppamenti già costituiti quando di  quelli da costituire eventualmente dopo l’aggiudicazione;
dd)  l’indicazione nel contratto sottoscritto in data 13/11/2012 di un massimale  della polizza assicurativa (euro 2.000.000,00) diverso da quello prescritto  dalla lex specialis  è dovuta ad un  semplice errore materiale, atteso che già in data 04/11/2011 la CNI aveva  provveduto ad elevare suddetto limite ai richiesti euro 3.000.000,00. 
Con  nota del 25/03/2014 sono state comunicate le risultanze istruttorie all’Asl di  Bari, la quale con nota controdeduttiva ha confermato la correttezza del  proprio operato, riproponendo le medesime motivazioni già addotte nella  precedente nota. 

Considerazioni

Sulla  mancata esclusione della CNI per aver reso dichiarazioni mendaci in relazione  al punto 3 dell’Allegato 2 e del punto ii) dell’Allegato 4 del Disciplinare di  gara.  
In  merito a tale contestazione, relativa all’idoneità dei locali messi a  disposizione dell’aggiudicatario per l’espletamento del servizio, dall’esame  dei documenti di gara emerge chiaramente l’intendimento (quantomeno originario)  della S.A. di assicurarsi che l’immobile che l’aggiudicatario avrebbe destinato  al servizio fosse utilizzato solo ed esclusivamente da quest’ultimo e che in  esso non venissero svolte, per tutta la durata dell’appalto, altre attività  diverse da quelle del contratto (cfr. il punto 3 dell’Allegato 2 e il punto ii)  dell’Allegato 4 del Disciplinare di gara).
Le  spiegazioni offerte in proposito dalla CNI (su esplicita richiesta della  Stazione appaltante, sollecitata in tal senso dall’esponente) sono inconferenti  dal momento che, non potendo negare l’effettiva condivisione dello stabile con  altre due società, ovvero Evoluzione Srl e Organizzazione Aprile Gestione Archivi  Srl, legate alla CNI rispettivamente da un contratto di sub-locazione di parte  dell’immobile e di deposito per la custodia e conservazione di documenti  forniti dalla depositante, sono stati proposti argomenti tendenti a dimostrare  la sostanziale distinzione e autonomia funzionale tra le aree destinate  all’espletamento del servizio richiesto dall’ASL e quelle sublocate e adibite a  deposito; distinzione e autonomia da cui discenderebbe l’evidente conclusione –  sostenuta dalla CNI ma pienamente avallata dalla S.A. – secondo cui “tutti i  locali messi a disposizione di codesta Azienda (l’ASL di bari – n.d.r.) per  l’espletamento del servizio sono nella esclusiva disponibilità della CNI e,  quindi, dell’ATI costituenda di cui essa e capogruppo mandataria”.
Sennonché,  la Stazione appaltante, nel dettare i requisiti per l’ammissione alla gara, non  ha lasciato alcuno spiraglio per una diversa interpretazione della locuzione  “piena ed esclusiva disponibilità”, né tantomeno ha previsto una deroga nel  caso in cui l’aggiudicatario avesse potuto dimostrare che i locali messi a  disposizione garantivano, in concreto, le condizioni ottimali per l’esecuzione  del servizio che costituiscono, ordinariamente, l’effetto (diretto o indiretto)  di una piena ed esclusiva disponibilità di un immobile (come ad esempio la  tutela della privacy, relativa a dati particolarmente sensibili quali sono  quelli contenuti nelle cartelle cliniche, o della sicurezza, messa a rischio  dallo svolgimento di attività diverse da quelle oggetto di affidamento da parte  di altri soggetti estranei all’appalto e potenzialmente dannose o pericolose);  deroga che invece è stata applicata, di fatto, nel caso in esame a favore della  CNI.
Inoltre  appare il caso di evidenziare che, non potendosi operare – come detto – alcuna  interpretazione estensiva del requisito della “piena ed esclusiva  disponibilità” dei locali ed essendo espressamente previsto dal punto jj)  dell’Allegato n. 4 al Disciplinare che l’accertamento della non veridicità  della dichiarazione resa in ordine al suo possesso determina automaticamente, a  seconda dei casi, l’annullamento, la revoca dell’aggiudicazione o la  risoluzione del contratto, per la Stazione appaltante non potrebbe residuare alcun  margine di valutazione circa la volontarietà o meno della dichiarazione  mendace, la cui competenza spetterebbe – per gli eventuali profili di natura  penale – al competente organo giudiziario.
Poco  persuasivi appaiono i tentativi della Stazione appaltante di motivare la piena  conformità tra quanto dichiarato dall’aggiudicatario in fase di presentazione  dell’offerta e le prescrizioni della lex specialis sul punto in questione;  infatti, l’interpretazione offerta, secondo cui la piena ed esclusiva  disponibilità doveva intendersi riferita alla sola superficie in concreto  destinata allo svolgimento del servizio e non all’intero stabile eventualmente  detenuto per altri scopi dall’aggiudicatario o da un suo avente causa, appare  più come il tentativo di giustificare ex post la mancata esclusione di un  concorrente privo di un requisito necessario per svolgere il servizio che  l’incontrovertibile esito di un intento originario dell’Amministrazione  procedente.
Tuttavia,  anche se così non fosse, non può escludersi che il modus operandi della  Stazione appaltante potrebbe aver determinato, di fatto, un danno alla  concorrenza, laddove qualche operatore economico interessato alla gara sia  stato distolto da questo intento perché, da un lato, non in possesso del  requisito in discussione e, dall’altro, convinto che quest’ultimo non potesse  avere alcun’altra interpretazione che quella letterale, né deroga come quella  invece ammessa, di fatto, a favore della CNI.

Sulla  mancata verifica da parte della Stazione appaltante dei requisiti di ordine  generale e speciale in capo alla società SMA Spa.
Il  principio dell’immodificabilità soggettiva dei partecipanti alle procedure di  affidamento degli appalti pubblici – giustificato,  in particolare, dall’esigenza di assicurare alle amministrazioni aggiudicatrici  una conoscenza piena dei soggetti che intendono contrarre con esse, al fine di  consentire un controllo preliminare e compiuto dei requisiti di idoneità  morale, tecnico-organizzativa ed economico-finanziaria dei concorrenti ed  all’ulteriore scopo di impedire che tale verifica venga vanificata od elusa con  modificazioni soggettive in corso di gara delle imprese candidate – incontra  una eccezione nei casi dell’art. 51 del Codice Contratti: il legislatore  infatti ammette la possibilità del subentro di altro soggetto nella posizione  di contraente o di partecipante ad una gara per l’aggiudicazione di un appalto  pubblico, in caso di cessione (o affitto) di azienda (o di un ramo di essa) e  di trasformazione (fusione, scissione) di società.
Tuttavia  l’ammissibilità del subentrante è subordinata al determinarsi di due condizioni  imprescindibili: 1) che gli atti di cessione o trasformazione siano comunicati  alla stazione appaltante; 2) che questa abbia verificato l’effettiva idoneità  soggettiva ed oggettiva del subentrante (cfr. Tar Bologna, Sez. II, Sent.  06/03/2009 n. 228 e la ivi richiamata giurisprudenza del Cds, Sez. VI, sent. n.  1873/2006 e Sez. V, sent. 2794/2008).
Nel  caso in esame, poiché non è in discussione la prima condizione richiesta,  l’esame deve appuntarsi sulla seconda, ovvero – più specificamente – sul ‘se’,  sul ‘quando’ e sul ‘come’ l’Amministrazione procedente abbia effettuato la  verifica di idoneità del subentrante.
Sulla  questione la Stazione appaltante ha sostanzialmente sostenuto, anche in sede  controdeduttiva, che l’art. 51 prescrive l’accertamento dei requisiti per la  partecipazione alla gara solo in capo al soggetto subentrante e che comunque tale  verifica non era necessaria essendo il soggetto subentrato la stessa CNI Spa  “che aveva già fornito prova del possesso di tutti i requisiti, confermandoli  altresì in riscontro ad apposita richiesta a seguito della aggiudicazione  definitiva”.
In  ordine alla mancata verifica dei requisiti soggettivi in capo alla SMA Spa, che  – si ricorda – ha incorporato (quattro giorni dopo la presentazione  dell’offerta per la partecipazione alla gara) la società Servizi Globali Srl,  originariamente partecipante alla gara in ATI con la CNI e Telecom Italia,  l’Amministrazione afferma che “nel rispetto di quanto disposto dal codice dei  contratti, nel prendere atto della dichiarazione del possesso dei requisiti ai  sensi del DPR 445/2000 procede, prima dell’aggiudicazione, alle verifiche  d’ufficio di quanto dichiarato. Nello specifico però, cambiando l’assetto  soggettivo degli offerenti, non si è proceduto alla verifica dei requisiti  dichiarati dalla SMA Spa”. 
La  modifica dell’assetto soggettivo degli offerenti cui fa riferimento  l’Amministrazione riguarda il contratto di affitto di ramo d’azienda con cui la  SMA SpA ha ceduto (in data 09/08/2012, ossia circa un mese prima della  deliberazione di aggiudicazione definitiva), tra l’altro, “la posizione  giuridica attualmente di titolarità della Sma in relazione ai Contratti di  Appalto di cui all’All. 1, nonché dell’appalto provvisoriamente aggiudicato di  cui all’All. 2 (ovvero quello in esame – n.d.r.)” [v. art. 2.2.1, lettere a),  c), e) ed f)].
In  sintesi, l’Amministrazione, fino all’aggiudicazione provvisoria, non ha mai  verificato la veridicità dell’autodichiarazione della SMA circa il possesso dei  requisiti richiesti per la partecipazione alla gara, limitandosi a “prendere  atto della dichiarazione del possesso dei requisiti ai sensi del DPR 445/2000”;  quando poi, ai fini dell’aggiudicazione definitiva, avrebbe dovuto procedere a  siffatta verifica, la SMA si era già defilata dall’ATI aggiudicataria avendo  effettuato, medio tempore, la cessione del ramo d’azienda alla CNI.
In  definitiva, a causa di tali modificazioni soggettive del raggruppamento (dalla  società Servizi Globali alla SMA e da questa alla CNI), non risulta che la S.A.  abbia mai proceduto alla verifica di quanto dichiarato rispettivamente da  Servizi Globali in fase di presentazione dell’offerta e da SMA nelle fasi di  valutazione delle offerte.
Considerate  le argomentazioni dell’Amministrazione per giustificare la mancata verifica dei  requisiti in capo alla società SMA, giova chiarire che il controllo sul  possesso dei requisiti in capo alla subentrante non può essere rimandato, come  avvenuto nel caso in esame, alla fase dell’aggiudicazione definitiva. E ciò,  sia perché la norma è esplicita nello stabilire che il subentrante è ammesso  alla gara, all’aggiudicazione o alla stipulazione del contratto “previo  accertamento sia dei requisiti di ordine generale, sia di ordine speciale”,  laddove per “previo accertamento” non può intendersi la semplice presa d’atto  dell’esistenza di un’autodichiarazione ai sensi del DPR 445/2000; sia perché ad  una diversa interpretazione si oppone la ratio stessa della disposizione  contenuta nell’art. 51: se lo scopo del legislatore è di impedire che il controllo dell’idoneità morale,  tecnico-organizzativa ed economico-finanziaria dei concorrenti venga vanificato  od eluso con modificazioni soggettive, in corso di gara, delle imprese  candidate, ammettere tali modificazioni senza procedere immediatamente alle  verifiche di rito, significherebbe frustrare il suddetto scopo, laddove  accadesse che il soggetto cessionario-subentrante andasse a colmare, di fatto  sanandola, l’originaria inidoneità del soggetto cedente, che ne avrebbe  determinato l’esclusione dalla procedura di gara.
A  conferma di questa lettura teleologicamente orientata della norma soccorre la  giurisprudenza amministrativa quando afferma che “E’ però estraneo alle  disposizioni dell’art. 51 del Codice l’intento - secondo l’ottica  interpretativa cui non può essere data adesione - di limitare la fase  accertativa del possesso dei requisiti di partecipazione alla gara nei riguardi  della sola impresa subentrante (nella specie: società beneficiaria della  scissione) e di escludere la necessità di operare la medesima verifica nei  riguardi dell’impresa, soggetta a vicenda modificativa (nella specie: società  scissa)” (Tar  Lazio, Sez. III bis, sent. 05/03/2009 n. 2279).
Ancora  più pregnante però appare il ragionamento dei giudici quando vengono  esplicitate le motivazioni della conclusione che precede; motivazioni che, per  maggiore  efficacia espositiva, si  riportano integralmente: “Indubbiamente (e in maniera del tutto ovvia), la  disciplina positiva della norma include l’obbligo per la stazione appaltante di  effettuare le puntuali verifiche dirette ad accertare il possesso, da parte  dell’impresa subentrante, dei requisiti soggettivi e oggettivi per la  partecipazione alla gara e per l’affidamento della commessa dedotta  nell’appalto. Ma intuitive ragioni di ordine logico, prima che giuridico,  conducono pienamente a ritenere che la verificazione non può essere obliterata  con riferimento alla fondamentale fase iniziale della procedura concorsuale, in  cui le imprese vengono ammesse alla gara sulla base del possesso dei requisiti  autodichiarati con le modalità specificate dal capoverso dell’art. 38 del  Codice.
Consegue  dall’esposto ordine di considerazioni – in osservanza dell’evidente principio  della necessaria continuità e/o permanenza del   possesso dei requisiti di partecipazione a una procedura concorsuale -  che, in caso di modificazioni soggettive riguardanti il soggetto partecipante  alla gara, l’esistenza dei requisiti previsti per l’ammissione a quest’ultima  deve essere posseduta, e quindi accertata, sia nei riguardi dell’impresa  interessata dalla  vicenda modificativa che  dell’impresa subentrante.
La  diversa conclusione patrocinata in ricorso potrebbe essere foriera di un uso  strumentale della norma (piegandone l’intima ratio) e condurre all’incongruenza  pertinentemente prospettata dalla difesa dell’amministrazione (… potrebbe  partecipare alla gara, sulla base di autocertificazione,  una società priva di tali requisiti che, solo  in un secondo momento e preso atto della propria manchevolezza ed al fine di  ovviare alla possibile esclusione, potrebbe generare un secondo soggetto che  abbia i requisiti  richiesti, traslando  sullo stesso gli effetti positivi dell’avvenuta aggiudicazione, ma depurando lo  stesso soggetto degli elementi negativi ai fini dell’aggiudicazione definitiva  (perdite di esercizio notevolissime, causa di scioglimento potenziale,  irregolarità previdenziali, ecc.)” (Tar Lazio, sent. cit.).
Sulla  base di quanto precede, si ritiene che la S.A. – una volta comunicatole il  subentro nella costituenda ATI della incorporante SMA Spa al posto della  incorporata Servizi Globali Srl – avrebbe dovuto procedere alla verifica dei  requisiti non solo della subentrante, ma anche della stessa Servizi Globali, e  ciò ai fini della dimostrazione della summenzionata continuità e/o permanenza  del possesso dei requisiti di partecipazione anche nel caso di modificazioni  soggettive riguardanti il soggetto partecipante alla gara.
Nel  caso in discussione, peraltro, se siffatto controllo fosse stato eseguito  perlomeno sulla SMA Spa, avrebbe permesso alla Stazione appaltante di  apprendere che questa società, al momento della cessione del ramo d’azienda  alla CNI, si trovava in una situazione di crisi ai sensi dell’art. 160 della  L.F. (R.D. n. 267/1942 e s.m.i.) e che tale operazione societaria era  finalizzata “a consentire l’ammissione del medesimo Concedente ad una procedura  di concordato preventivo”, secondo un preciso piano di liquidazione  sostanzialmente mirante “alla salvaguardia degli attivi patrimoniali del  Concedente e di tutela degli interessi dei creditori” [punto m)].
Appurata  l’incontrovertibilità di tali circostanze, in quanto riversate in un atto  formale quale appunto il menzionato contratto di affitto di ramo d’azienda, si  può ragionevolmente presumere che la società SMA abbia presentato dichiarazioni  non veritiere in merito al requisito generale di cui all’art. 38, comma 1,  lett. a) del Codice.
In  ogni caso, anche volendo ammettere che il requisito in discussione era  posseduto al momento del subentro nell’ATI, l’omesso controllo da parte della  S.A. ha consentito alla stessa di procedere all’aggiudicazione provvisoria  della gara ad un soggetto che nel frattempo era diventato indubbiamente carente  di un requisito di ordine generale indispensabile per la partecipazione alle  procedure di affidamento pubbliche e per la stipulazione dei relativi  contratti.
E’ evidente a questo punto che, anche per  ovviare ai problemi derivanti da una possibile esclusione prima  dell’aggiudicazione definitiva (v. infatti il punto f) delle già citate  premesse del contratto di cessione in cui si dà conto dell’eventualità che “la  repentina interruzione… della fase di aggiudicazione dell’appalto sub f)  [ovvero quello in oggetto – n.d.r.]… aggraverebbe la situazione finanziaria in  cui il Concedente attualmente versa, in quanto ciò comporterebbe la risoluzione  in danno dei contratti di appalto in corso e l’addebito di eventuali penali ivi  previste, con conseguente diminuzione dell’attivo da destinare ai creditori”),  si è proceduto alla cessione del ramo di azienda alla CNI, determinando la  modificazione dell’ATI provvisoriamente aggiudicataria in un nuovo  raggruppamento sostanzialmente depurato, in tal modo, dagli elementi  pregiudizievoli che non avrebbero consentito all’ASL di procedere  all’aggiudicazione definitiva.
La  vicenda descritta costituisce un esempio emblematico dei pericoli insiti in una  errata applicazione (rectius non conforme alla suesposta ratio legis) da parte  della Stazione appaltante della disciplina codicistica in materia di  modificazioni soggettive dei concorrenti/aggiudicatari; pericoli riassumibili  nella possibilità che venga consentita la partecipazione ad una gara d’appalto,  la sua aggiudicazione e/o esecuzione ad un soggetto che attraverso  incontrollate trasformazioni societarie riesca di fatto ad eliminare  l’originaria carenza dei requisiti necessari per concorrere.

Sulle  contestazioni di cui ai punti c) e d) più sopra indicati.
Relativamente  alla mancata produzione in sede di gara da parte dell’aggiudicataria della  documentazione (atto costitutivo) attestante la creazione dell’ATI,  l’Amministrazione fa correttamente rilevare che l’Allegato 4 al Disciplinare –  in modo conforme a quanto previsto dall’art. 37, comma 8 del Codice Contratti –  prevedeva che i raggruppamenti temporanei di imprese potessero essere già  costituiti ovvero da costituire. In seguito, con nota n. 81 del 10 agosto 2012,  le imprese costituenti il Raggruppamento hanno trasmesso la procura  irrevocabile autenticata per notaio Bissantini di Roma in data 19 settembre  2012 (Rep. n. 184028 raccolta 32153).
Relativamente  alla difformità del massimale della polizza assicurativa indicato nel contratto  (euro 2.000.000,00) rispetto a quello prescritto nella lett. hh) dell’allegato  4 del Disciplinare (euro 3.000.000,00), l’Amministrazione ha sostenuto che “per  mero errore materiale, nel contratto sottoscritto in data 13.11.2012 è stato  indicato, all’art. 11, la polizza con un massimale di euro 2.000.000,00 e non  come indicato nell’Appendice n. 630100001200 emessa in data 04.11.2011 dalla  Milano Assicurazioni Spa, agli atti dell’Area Gestione Patrimonio, che eleva il  massimale assicurato ad euro 3.000.000,00”.
Le  contestazioni dell’esponente sul punto, anche successivamente pervenute ad  integrazione delle prime, non possono trovare accoglimento poiché basate su  congetture e su presupposti di fatto che l’Amministrazione – la quale si assume  evidentemente la responsabilità giuridica della veridicità delle proprie  dichiarazioni in proposito – ha già smentito adducendo la motivazioni appena  sopra letteralmente riportate.

 

Alla  luce delle valutazioni che precedono,
Il Consiglio

       
  • ritiene che la gara de qua sia stata  aggiudicata all’ATI CNI Spa/Telecom Italia Spa in difformità dalla lex  specialis e dalle norme richiamate nelle suesposte motivazioni;
  •    
  • in particolare ritiene che, in difformità dalle  previsioni del Bando, il locale messo a disposizione per l’espletamento del  servizio non possa essere considerato nella “piena ed esclusiva disponibilità” dell’aggiudicataria  per le ragioni esposte in narrativa e che, in ogni caso, anche ove la clausola  in parola fosse interpretabile nel senso sostenuto a posteriori dalla S.A., il  mancato chiarimento iniziale circa la sua corretta esegesi possa aver provocato  un danno alla concorrenza per le motivazioni più sopra espresse;  
  •    
  • ritiene inoltre che la Stazione appaltante  abbia interpretato e applicato in maniera distorta l’art. 51 del D.Lgs. n.  163/2006, omettendo di verificare il possesso dei requisiti di ordine generale  e speciale non solo in capo al soggetto subentrante (CNI), ma anche in capo  all’impresa soggetta alla vicenda modificativa (SMA);  
  •    
  • dà mandato alla Direzione Generale Vigilanza  Lavori Servizi e Forniture affinché comunichi la presente delibera alla società  Prodeo Spa e all’ASL di Bari, per dare corso al riscontro della delibera nel  termine di  trenta giorni dalla ricezione della stessa, rendendo note le  eventuali iniziative assunte a riguardo;
  •    
  • dà mandato alla medesima Direzione Generale di  inviare il presente atto e i relativi allegati al competente Ufficio  dell’Autorità per il seguito dell’istruttoria in ordine alla mancata verifica da parte dell’ASL dei requisiti di ordine  generale e speciale in capo alla società SMA Spa.

Il Presidente
Raffele Cantone

Depositato presso la  Segreteria del Consiglio in data 28 ottobre 2014
Il Segretario, Maria  Esposito