DELIBERA N. 1158  DEL 9 novembre 2016

 

 

OGGETTO: Costituzione  del nuovo Elenco degli avvocati per la rappresentanza e difesa in giudizio  delle società del Gruppo Equitalia – rispetto dei principi di parità di  trattamento, non discriminazione, proporzionalità e trasparenza di cui all’art.  4 del d.lgs. n. 50 del 2016 –- richiesta di parere.
AG 45/2016/AP

Servizi legali – patrocinio legale – appalto di servizi – esclusione  dall’ambito oggettivo di applicazione del Codice – rispetto dei principi generali  dell’art. 4 del d.lgs. n. 50/2016 – elenco di professionisti per l’affidamento  di incarichi di rappresentanza e difesa in giudizio -
Il  patrocinio legale è un appalto di servizi escluso dall’ambito di applicazione  del Codice e va affidato nel rispetto dei principi di cui all’art. 4 del d.lgs.  n. 50 del 2016. Non è conforme ai richiamati principi l’affidamento tramite  elenco di professionisti per il quale è congiuntamente previsto un numero  massimo di iscritti, un termine di 60 gg per la presentazione delle richieste  di iscrizione e la durata triennale dell’iscrizione
Articoli 4 e 17 del  d.lgs. 50/2016

 

Il  Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 163/2006 e  s.m.i.;
Visto l’appunto dell’Ufficio  Precontenzioso e Affari Giuridici;


Considerato in fatto
Con nota acquisita al prot. n. 108546 del 14 luglio 2016,  Equitalia S.p.A. ha chiesto all’Autorità di esprimere il proprio avviso su  alcuni profili dell’adottando sistema di affidamento di incarichi di  rappresentanza e difesa in giudizio tramite costituzione di elenco di  professionisti, al fine di verificarne il rispetto dei principi fondamentali  della normativa europea in materia di appalti, ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 50 del 2016, in quanto servizi esclusi dall’ambito oggettivo di  applicazione del Codice.
Il “Regolamento per la costituzione dell’elenco dei  professionisti per l’affidamento di incarichi di rappresentanza e difesa in  giudizio da parte delle società del gruppo Equitalia», che l’istante è in  procinto di emanare, disciplina la costituzione dell’elenco e ne stabilisce i  requisiti e i criteri per l’iscrizione, le modalità di utilizzo e di eventuale  aggiornamento.
In estrema sintesi, il  sistema prevede la formazione di un elenco, di durata triennale - strutturato  in sei sezioni, ciascuna con un numero massimo di iscritti - tramite  l’iscrizione dei soggetti in possesso dei requisiti richiesti (paragrafo 6)  «fino al raggiungimento del numero massimo dei soggetti iscrivibili per  ciascuna sezione/area geografica dell’Elenco» ed, eventualmente, tramite  sorteggio pubblico, nel caso in cui il numero delle domande ammesse sia  superiore al numero massimo dei soggetti iscrivibili per ciascuna sezione/area  geografica (paragrafi 4 e 5). Il Regolamento dispone che l’affidamento degli  incarichi agli iscritti nell’Elenco, cui si può ricorrere solo dopo «l’avvenuto  accertamento preliminare dell’impossibilità oggettiva di utilizzare dipendenti  interni» (paragrafo 3), avvenga sulla base del criterio di rotazione,  derogabile solo in alcune ipotesi predefinite, di modo che «i professionisti  potranno essere destinatari di un nuovo affidamento solo una volta che sia  stato completato il giro di rotazione» (paragrafo 7).
Più in dettaglio, il paragrafo 5 dedicato alla struttura  dell’Elenco, dopo avere chiarito che «l’inserimento nell’Elenco non comporta  l’attribuzione di alcun diritto e/o interesse del professionista in ordine a  eventuali conferimenti di incarichi né conseguentemente, l’assunzione di alcun  obbligo da parte delle Società del Gruppo», precisa che, con esclusivo  riferimento alla sezione V.a (contenzioso della riscossione che include tutte  le Autorità Giudiziarie competenti in materia di contenzioso della riscossione  con esclusione della Corte di Cassazione), «si stima che ad ogni professionista  potranno essere affidati un numero annuo di incarichi pari a circa  centocinquanta per un compenso stimato pari a circa 35.000 euro oltre  accessori», con l’ulteriore precisazione che, «trattandosi di una stima, il  numero degli incarichi e l’importo dei compensi potrà variare a seconda delle  effettive esigenze del Gruppo Equitalia».
Il primo quesito verte sulla conformità ai principi di cui all’art. 4 del Codice, con  particolare riferimento ai principi di proporzionalità, economicità,  imparzialità e parità di trattamento, della previsione di un numero annuo medio  di incarichi e di un compenso minimo.

Il paragrafo 4 del Regolamento prevede che sia pubblicato  un avviso sul profilo del committente per 60 giorni, termine entro il quale gli  interessati devono presentare le domande di iscrizione all’Elenco. Il paragrafo  5 individua le sezioni in cui è articolato l’Elenco, una delle quali è  ulteriormente suddivisa in sottosezioni geografiche, e il numero massimo di  iscritti per ogni sezione e sottosezione.
Con il secondo  quesito, l’istante chiede se la previsione di un elenco aperto solo per un  periodo predeterminato, unitamente alla previsione di un numero massimo di  iscritti per ciascuna sezione (che l’istante valuta proporzionato all’entità  del contenzioso e al numero di incarichi tale da assicurare la remuneratività  dei servizi legali affidati), risponda ai principi di cui all’art. 4 del  Codice.

Il paragrafo 6 elenca i requisiti di carattere generale e  speciale che devono essere posseduti ai fini dell’iscrizione nell’Elenco. Tra  questi, (a) inesistenza di cause di  incompatibilità con lo svolgimento dell’incarico professionale affidato e di  situazioni anche potenziale di conflitti di interesse (è vietato l’affidamento  dell’incarico a familiari, entro il secondo grado, di dipendenti del Gruppo  Equitalia assegnati alle strutture del contenzioso); (b) non avere in corso, in qualità di difensore di altre parti, il  patrocinio per cause promosse contro le Società del Gruppo, Agenzia delle  Entrate e INPS; (c) avere conseguito  negli ultimi tre anni solari un volume di affari pari ad almeno 120.000 euro di  cui la quota costituita da servizi resi al Gruppo Equitalia non potrà essere  superiore al 30% del volume d’affari complessivo; (d) avere conseguito negli ultimi tre anni solari un fatturato  specifico in attività analoghe a quelle oggetto della specifica sezione per la  quale si chiede l’iscrizione pari ad almeno 50.000,00 euro, ovvero, ai soli  fini dell’iscrizione nelle sezioni V.a (contenzioso della riscossione che  include tutte le Autorità Giudiziarie competenti in materia di contenzioso  della riscossione con esclusione della Corte di Cassazione) e V.b (contenzioso  della riscossione davanti alla Corte di Cassazione), avere svolto almeno 50  incarichi in attività analoghe; (e) avere  svolto nell’ultimo anno solare almeno tre incarichi in attività analoghe a  quelle oggetto della specifica sezione per la quale si chiede l’iscrizione: (f) possesso di adeguata polizza  assicurativa a copertura dei rischi derivanti dall’attività professionale con  impegno del professionista ad adeguare il massimale ove richiesto, o, in  alternativa, possesso di una polizza di “responsabilità professionale” con  massimale non inferiore a 2 milioni di euro.
Il terzo quesito verte sulla conformità ai principi di cui all’art. 4  del Codice dei requisiti sopra indicati e,con particolare riferimento al requisito di cui alla lettera (a) – cause di incompatibilità e  conflitti di interesse – è volto a verificare se esso non introduca una  restrizione della libertà di iniziativa economica incompatibile con i principi  di proporzionalità, efficacia, imparzialità e parità di trattamento. Viene  inoltre chiesto se l’eventuale previsione di una polizza assicurativa con  massimale non inferiore a 2 milioni di euro sia proporzionale al compenso  minimo stimato di 35.000,00 euro.
Il paragrafo 7 prevede che non saranno conferiti incarichi  ai professionisti iscritti nell’Elenco per i quali dovessero risultare cartelle  di pagamento complessivamente di importo superiore a 1.000,00 euro per le quali  risulti morosità.
Con il quarto  quesito l’istante chiede l’avviso dell’Autorità in ordine al rispetto dei  principi di cui all’art. 4 del Codice della richiamata previsione, tenuto conto  che essa introduce una disciplina più stringente rispetto alla specifica causa  di esclusione di cui all’art. 80, comma 4, del Codice.

Ritenuto in diritto
L’analisi dei singoli quesiti  presuppone la sintetica ricostruzione del quadro normativo di riferimento  inerente l’affidamento dei servizi legali e, in particolare, del patrocinio  legale, che, con l’entrata in vigore del nuovo Codice, appare significativamente  mutato.
Sotto la vigenza del d.lgs. n.  163/2006, i servizi legali, in quanto ricompresi nell’Allegato IIB, erano  sottratti alla disciplina puntuale del Codice, se non per gli articoli 65, 68 e  225, ed erano soggetti al regime di affidamento semplificato risultante dal  combinato disposto dell’art. 20 e dell’art. 27. Tuttavia, parte della  giurisprudenza distingueva dalla categoria generale dei servizi legali  l’incarico di patrocinio legale conferito singolarmente, ritenendo sussistente  una differenza ontologica tra l’attività di assistenza e consulenza giuridica,  caratterizzata dalla presenza di una specifica organizzazione - riconducibile  ad un  servizio oggetto di appalto  affidabile tramite procedura ad evidenza pubblica -  e il conferimento del singolo incarico di  patrocinio legale, ritenuto integrante un contratto d’opera intellettuale e  quindi non rientrante nell’ambito oggettivo di applicazione della disciplina  codicistica in materia di appalti. Veniva conseguentemente ritenuto che la  scelta fiduciaria del patrocinatore legale fosse esclusivamente soggetta ai  principi generali dell’azione amministrativa in materia di imparzialità,  trasparenza e adeguata motivazione (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 11 maggio  2012, n. 2730). La stessa Autorità, nella determinazione n. 4/2011, aveva  ritenuto che il patrocinio legale, cioè il contratto volto a soddisfare il solo  e circoscritto bisogno di difesa giudiziale del cliente, fosse inquadrabile  nell’ambito della prestazione d’opera intellettuale, in base alla  considerazione per cui il servizio legale, per essere oggetto di appalto,  richieda qualcosa in più, “un quid pluris per prestazione o modalità  organizzativa” (cfr. Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per la  Basilicata, deliberazione n. 19/2009/PAR). 
Il nuovo Codice dei contratti ha  mantenuto i “servizi legali” tra quelli - elencati nell’Allegato IX - cui si  applica il regime alleggerito delineato dagli artt. 140 e ss.
L’art. 17 del d.lgs. n. 50 del  2016 d.lgs. 50/2016, tuttavia, recependo l’art. 10 della dir. 2014/24/UE, ha annoverato  tra gli appalti esclusi dall’applicazione del Codice gli appalti di servizi  concernenti cinque tipologie di servizi legali, tra cui, alla lettera d), n.  1), la rappresentanza legale di un cliente da parte di un avvocato ai sensi  dell’art. 1 della legge 9 febbraio 1982, n. 31, (1.1 in un arbitrato o in una conciliazione tenuti in uno Stato  membro dell’Unione europea, un paese terzo o dinanzi a un’istanza arbitrale o conciliativa  internazionale; 1.2 in procedimenti  giudiziari dinanzi a organi giurisdizionali o autorità pubbliche di uno Stato  membro dell’Unione europea o un Paese terzo o dinanzi a organi giurisdizionali  o istituzioni internazionali).
La richiamata disposizione,  volta a sottrarre dall’ambito oggettivo di applicazione del Codice taluni  servizi legali, vale tuttavia a qualificare il patrocinio legale (sicuramente  identificabile nella richiamata lettera d), n. 1), dell’art. 17, comma 1), come  un appalto di servizi. La riconducibilità del patrocinio legale tra gli appalti  di servizi (benché esclusi dall’ambito di applicazione del Codice) comporta il necessario  rispetto dei principi generali che informano l’affidamento degli appalti  pubblici, esplicitati nell’art. 4 del d.lgs. n. 50/2016, e la conseguente  impossibilità di procedere attraverso affidamenti fiduciari.

I principi generali che presiedono  all’affidamento dei contratti pubblici sono richiamati nel considerando n. (1)  della direttiva 2014/24/UE che sancisce   la necessità che l’aggiudicazione degli appalti pubblici da o per conto  di autorità degli Stati membri rispetti i principi del Trattato sul funzionamento  dell’Unione europea e in particolare la libera circolazione delle merci, la  libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi, nonché i principi  che ne derivano, come la parità di trattamento, la non discriminazione, il  mutuo riconoscimento, la proporzionalità e la trasparenza.
L’assunto è recepito dal legislatore  nazionale nel combinato disposto dell’art. 30, comma 1, e dell’art. 4 del d.  lgs. n. 50/2016 dove, con riferimento agli appalti e alle concessioni soggette  al Codice (art. 30) e ai contratti esclusi, in tutto o in parte, dall’ambito di  applicazione oggettiva del Codice (art. 4), sono fissati i principi discendenti  dal TFUE che devono presiedere all’affidamento.
Fondamentali indicazioni, anche  operative, circa l’applicazione dei richiamati principi nel caso di affidamento  di contratti esclusi dall’applicazione delle direttive sono stati fornite dalla  Commissione europea nella Comunicazione interpretativa 2006/C 179/02.
Con specifico riferimento alle  procedure di aggiudicazione dell’appalto, cui si riferiscono i primi due  quesiti, la Commissione ha chiarito che, a corollario dell’obbligo di garantire  una pubblicità trasparente,  la stazione  appaltante deve garantire una procedura di aggiudicazione equa e imparziale.  Nella specie, secondo le indicazioni della Commissione, occorre garantire, tra  le altre, l’uguaglianza di accesso per gli operatori economici di tutti gli  Stati membri, termini adeguati per la presentazione della manifestazione  d’interesse o dell’offerta e un approccio trasparente e oggettivo, di modo che  tutti i concorrenti conoscano in anticipo le regole applicabili e abbiano la  certezza che tali regole saranno applicate nello stesso modo a tutti gli  operatori. La finalità perseguita è l’apertura del mercato alla concorrenza.
Circa le modalità pratiche attraverso  cui dare attuazione ai richiamati principi, la Commissione ammette  espressamente che le amministrazioni aggiudicatrici possono prevedere di  applicare sistemi di qualificazione, ovvero «la redazione di un elenco di  operatori qualificati mediante una procedura trasparente e aperta oggetto di  adeguata pubblicità» da cui selezionare, su una base non discriminatoria, gli  operatori che saranno invitati a presentare offerta.
Rientra nella descritta tipologia il  sistema di selezione che l’istante ha deliberato di adottare.
La peculiarità dell’elenco in esame  risiede nel fatto che Equitalia ha fissato per ciascuna sezione dell’elenco un  numero massimo di iscritti. Tale numero massimo, nel caso della sezione V.a,  risulta calcolato, sulla base dei dati storici, in modo da garantire  tendenzialmente l’affidamento di un numero  annuo di incarichi pari a circa centocinquanta per un compenso stimato pari a  circa 35.000 euro oltre accessori. A corollario del sistema, il regolamento  prevede che le richieste di iscrizione all’elenco possano essere presentate  solo nell’arco dei 60 giorni durante i quali l’avviso è pubblicato sul profilo  del committente e che l’elenco ha durata triennale.
Al riguardo, si osserva che la  combinazione delle richiamate disposizioni (numero massimo degli iscritti,  termine di 60 gg per la presentazione dell’istanza e durata triennale  dell’iscrizione) determina un indubbio effetto restrittivo della concorrenza  finendo per comprimere l’effettiva contendibilità dell’affidamento del servizio  di patrocinio legale da parte dei soggetti potenzialmente interessati.
L’iscrizione  dei soggetti interessati provvisti dei requisiti richiesti dovrebbe essere  consentita senza limitazioni temporali (cfr. proposta di Linee guida Procedure per l’affidamento dei  contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria,  indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori  economici). Qualora le difficoltà gestionali paventate dall’istante legate al  rilevante numero di domande che verosimilmente potrebbero essere ricevute si  rivelassero non superabili attraverso l’adozione di opportune misure  organizzative, l’effetto restrittivo derivante dalla limitazione temporale  della presentazione delle istanze dovrebbe essere contemperato dalla riduzione  del termine di validità dell’iscrizione, che potrebbe essere portata a un anno,  in modo da rendere più frequenti le finestre temporali entro le quali i soggetti  qualificati possono manifestare l’interesse all’iscrizione nell’elenco (60  giorni ogni anno e non 60 giorni ogni tre anni).
Quanto alla limitazione del numero dei  soggetti che possono iscriversi a ciascuna sezione dell’Elenco, si tratta di  una misura tendenzialmente contraria all’interesse dell’amministrazione che  dovrebbe, in linea di principio, tendere a poter disporre della platea più  ampia possibile di soggetti qualificati tra cui selezionare, in questo caso  sulla base del criterio di rotazione, gli affidatari del servizio.  L’imposizione di un numero massimo di iscritti, inoltre, è di fatto limitativa  della concorrenza perché equivale a contingentare il numero dei soggetti che  possono accedere ad un sistema di qualificazione prodromico all’affidamento di  servizi. Non pare neppure sostenibile che la misura in esame possa essere  legittimata dall’intento di “garantire” a ciascun professionista qualificato un  certo numero di incarichi annuo, trattandosi di una logica estranea (e  contraria) ai principi informatori – concorrenza e par condicio su tutti – dell’affidamento dei contratti pubblici.

Il terzo e il quarto quesito riguardano i  requisiti generali e speciali richiesti ai fini dell’iscrizione nell’Elenco.
Al riguardo, si evidenzia che costituisce ius receptum il principio secondo cui  tutti i soggetti che a qualunque titolo concorrono all’esecuzione di appalti  pubblici devono essere in possesso dei requisiti di moralità previsti dal  Codice dei contratti. Il possesso di inderogabili requisiti di moralità rappresenta  un fondamentale principio di ordine pubblico economico che trova applicazione  anche nelle gare riguardanti appalti in tutto o in parte esclusi  dall’applicazione del Codice (Parere sulla normativa AG 10 del 11 luglio 2012,  Parere sulla normativa AG 8 del 3 luglio 2013, Parere di precontenzioso n. 128  del 17 luglio 2013, Parere di precontenzioso n.14 del 29 luglio 2014). Vi è  infatti l’imprescindibile esigenza che il soggetto che contratta con la  pubblica amministrazione sia affidabile e quindi in possesso dei requisiti di  carattere generale attualmente tipizzati dall’art. 80 del d.lgs n. 50/2016. Se  dunque, nell’ambito delle richiamate procedure, la stazione appaltante può non  esigere il medesimo rigore formale di cui all’art. 80 e gli stessi vincoli  procedurali, essa ha comunque l’obbligo di verificare in concreto il possesso  da parte dei concorrenti dei requisiti di moralità indicati nell’art. 80.
Si rileva, inoltre, che la giurisprudenza ha precisato, con  riferimento al previgente Codice ma sulla base di principi applicabili anche  alla vigente normativa, «che nessuna delle norme del codice dei contratti  pubblici (…) sembra impedire alle Amministrazioni che, come nel caso in esame,  intendono predisporre un elenco di operatori economici da interpellare per  procedure negoziate per l’affidamento di lavori di subordinare l’inserimento  dei candidati nell'elenco stesso al possesso dei requisiti soggettivi di cui  all’art. 38 comma 1 del predetto codice( …); un anticipato accertamento  (rispetto alle singole procedure) del possesso dei requisiti in questione non  solo non è espressamente vietato, ma anzi può risultare utile a prevenire il  rischio per le Amministrazioni pubbliche di intrattenere rapporti o comunque di  entrare in contatto con soggetti nei cui confronti sussistono cause ostative  alla partecipazione alle procedure ad evidenza pubblica e alla stipulazione dei  relativi contratti; ferma comunque la necessità di operare puntuali verifiche  nei confronti dei soggetti inclusi nell’elenco in occasione delle specifiche  procedure per cui siano interpellati» (TAR Toscana, 24 marzo 2011, n. 498).
Se dunque appare corretta la richiesta dell’insussistenza  dei motivi di esclusione di cui all’art. 80, la richiesta di ulteriori  requisiti va vagliata alla luce del principio generale di tassatività della  cause di esclusione.
Con riferimento al requisito dell’insussistenza di cause di  incompatibilità con lo svolgimento dell’incarico professionale affidato e di  situazioni anche potenziali di conflitto di interesse (di cui alla lettera (a) del richiamato elenco), si  rappresenta che il comma 5, lett. d), dell’art. 80 reca già la disciplina delle  indicate fattispecie prevedendo il divieto di partecipazione alla gara  dell’operatore economico qualora determini una situazione di conflitto di  interesse ai sensi dell’art. 42, comma 2, non sia diversamente risolvibile.  L’art. 42, comma 2, definisce il conflitto di interesse come la situazione in  cui il personale di una stazione appaltante che interviene nello svolgimento  della procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni o può  influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato, ha, direttamente o  indirettamente, un interesse finanziario, economico o altro interesse personale  che può essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza  nel contesto della procedura di appalto o di concessione. In particolare,  costituiscono situazione di conflitto di interesse quelle che determinano  l’obbligo di astensione previste dall’art. 7 del d.P.R. 16  aprile 2013, n. 62, ovvero i casi in cui  l’adozione di decisioni o ad attività possono coinvolgere interessi del  dipendente, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge  o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di  frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli o  il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o  debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore,  curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni anche non  riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore o  gerente o dirigente. Qualora ciò si verifica, l’art. 42, comma 3, impone  l’obbligo di astensione del personale dalla partecipazione alla procedura di  aggiudicazione. Pertanto l’operatività della causa di esclusione di cui al  comma 5, lett. d), dell’art. 80 scatta unicamente quando la situazione di  conflitto di interessi non sia risolvibile o non sia risolta tramite la misura  prevista dall’art. 42 di astensione del personale della stazione appaltante  coinvolto in tale situazione.
Ritenuto dunque che, alla luce della  disciplina dell’art. 80, peraltro richiamata dal Regolamento in esame, il  conflitto di interessi porta all’esclusione del concorrente solo come extrema ratio, si reputa che la clausola  del Regolamento che sancisce il divieto di partecipazione nei casi di conflitto  di interesse anche potenziale, oltre a contrastare con il comma 5, lett. d),  dell’art. 80, violi i principi di proporzionalità e parità di trattamento di  cui all’art. 4 del Codice.

Diverso è il caso del requisito di cui alla  lettera (b) del richiamato elenco  (non avere in corso, in qualità di difensore di altre parti, il patrocinio per  cause promosse contro le Società del Gruppo, Agenzia delle Entrate e INPS),  trattandosi di causa di esclusione che recepisce il principio di prevenzione dei  conflitti tra interessi contrapposti sancito dal Codice deontologico forense -  che impone all’avvocato di astenersi dal prestare attività professionale quando  questa possa determinare un conflitto con gli interessi della parte assistita e  del cliente o interferire con lo svolgimento di altro incarico anche non  professionale (art. 24) - e che dunque è connaturato alla peculiare qualifica  professionale degli operatori economici interessati alla procedura di selezione  in esame.
Quanto al requisito dell’insussistenza di  cartelle di pagamento complessivamente di importo superiore a 1.000,00 euro per  le quali risulti morosità (dove per morosità si intende la sussistenza di  cartella di pagamento o avviso di accertamento esecutivo o avviso di addebito  scaduto ed impagato per debiti complessivi superiori a 1.000,00 euro), si  rappresenta che il “livello di moralità” che il contraente con la pubblica  amministrazione deve possedere è già stato stabilito dal legislatore, per ciò  che concerne la regolarità contributiva, con i parametri di cui al comma 4  dell’art. 80. Richieste più stringenti, se non previste da altre disposizioni  di legge vigenti, sono da ritenersi sproporzionate e lesive della par condicio.
Infine, per ciò che  concerne i requisiti speciali, si evidenzia che le stazioni appaltanti, anche  nel caso di appalti esclusi, hanno facoltà di richiedere, nel rispetto dei  principi di ragionevolezza e proporzionalità, requisiti minimi di idoneità  tecnica ed economica, anche diversi da quelli previsti dal Codice, al fine di  garantire un determinato livello di affidabilità dell’aggiudicatario sul piano  economico-finanziario e tecnico-organizzativo (Parere sulla normativa AG37 del  21 maggio 2015). Deve ovviamente trattarsi di requisiti individuati «tenendo  conto della natura del contratto ed in modo proporzionato al valore dello  stesso; in ogni caso, detti requisiti non devono essere manifestamente  irragionevoli, irrazionali, sproporzionati, illogici ovvero lesivi della  concorrenza» (Determinazione n. 4/2012). Alla stregua dei richiamati parametri,  il requisito di cui alla lettera (c) del richiamato elenco (volume di affari negli ultimi tre anni di 120.000,00  euro) potrebbe apparire sproporzionato e potenzialmente discriminatorio nei  confronti di soggetti che abbiano maturato una esperienza specifica nel settore  del contenzioso della riscossione che, per stessa ammissione dell’istante, è  caratterizzato da elevata numerosità degli incarichi con compensi non  rilevanti.

Il Consiglio
ritiene,  nei limiti di cui in motivazione, che:

       
  • il  patrocinio legale è un appalto di servizi escluso dall’ambito di applicazione  del Codice e va affidato nel rispetto dei principi di cui all’art. 4 del d.lgs.  n. 50 del 2016. Non è conforme ai richiamati principi l’affidamento tramite  elenco di professionisti per il quale è congiuntamente previsto un numero  massimo di iscritti, un termine di 60 gg per la presentazione delle richieste  di iscrizione e la durata triennale dell’iscrizione.

Raffaele Cantone

Depositato presso la  Segreteria del Consiglio in data 18 novembre 2016
Il Segretario, Maria  Esposito
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1 «L’affidamento dei contratti pubblici aventi ad  oggetto lavori, servizi e forniture, esclusi, in tutto o in parte, dall’ambito  di applicazione oggettiva del presente codice, avviene nel rispetto dei  principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza,  proporzionalità, pubblicità, tutela dell’ambiente ed efficienza energetica».