Delibera n.1388 del 14 dicembre 2016

Atto di  segnalazione al Governo e Parlamento  -  proposta di modifica dell’art. 14, co. 1 lett. d), dell’art. 41, co.3, e  dell’art.47, co.3 del Decreto Legislativo 25 maggio 2016, n.97.

 

Il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione

 

L’art.1, comma 2, lett. f) della   legge 190/2012 prevede che la Commissione per la valutazione, la  trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche (oggi A.N.AC.):
esercita la vigilanza e il controllo  sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle misure adottate dalle  pubbliche amministrazioni ai sensi dei commi 4 e 5 del presente articolo e sul  rispetto delle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa previste  dai commi da 15 a 36 del presente articolo e dalle altre disposizioni vigenti”.

Il successivo comma 3 del richiamato articolo prevede ancora che:
Per l’esercizio delle funzioni di  cui al comma 2, lettera f), l’Autorità nazionale anticorruzione esercita poteri  ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti alle  pubbliche amministrazioni, e ordina l’adozione di atti o provvedimenti  richiesti dai piani di cui ai commi 4 e 5 e dalle regole sulla trasparenza dell’attività  amministrativa previste dalle disposizioni vigenti, ovvero la rimozione di  comportamenti o atti contrastanti con i piani e le regole sulla trasparenza  citati”.

In tema di trasparenza, va anche considerato che il d.lgs. 14 marzo 2013,  n. 33, come modificato dal d.lgs. 25 maggio 2016, n. 97, assegna all’Autorità nazionale  anticorruzione funzioni di regolazione e il potere di comminare sanzioni nel caso  in cui le amministrazioni (e i soggetti alle stesse equiparati in base all’art.  2 bis del d.lgs. 33/2013) omettano di pubblicare determinati dati ritenuti di  particolare rilevanza al fine di assicurare la trasparenza dell’attività  amministrativa.

Alla luce di tale quadro normativo e al fine di bene esercitare i compiti assegnati  all’ANAC si ritiene di segnalare alcune criticità che la nuova disciplina in  tema di trasparenza, introdotta dal d.lgs. 97/2016, manifesta, con particolare  riguardo alla novella degli artt.14, 15 e 47 del d.lgs. 33/2013.

La  prima criticità riguarda il diverso regime di trasparenza previsto per la  dirigenza amministrativa in generale rispetto a quella sanitaria.

Come  noto, l’art. 14 del d.lgs. 33/2013 disciplina ora gli obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di  amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi  dirigenziali. Al comma 1 del richiamato articolo sono elencati i dati da  pubblicare, compresi quelli che si riferiscono alle dichiarazioni patrimoniali  da rendere secondo la legge 441/1982.

Questi  obblighi di pubblicazione sono ritenuti particolarmente rilevanti al fine di assicurare  la trasparenza del sistema, risultando sanzionato il loro inadempimento ai  sensi dell’art. 47 del d.lgs. 33/2013.

Prima  della modifica introdotta dal d.lgs. 97/2016, ai dirigenti si applicava un  diverso regime di pubblicità, di cui all’art. 15 del d.lgs. 33/2013, ora previsto  per i soli titolari di incarichi di collaborazione o consulenza delle  amministrazioni, regime che non richiede la pubblicazione delle dichiarazioni  patrimoniali.

Va,  quindi, segnalato che, mentre per i dirigenti amministrativi la disciplina di  trasparenza è ora prevista dall’articolo 14 del decreto trasparenza, sussistendo  per questi l’obbligo di pubblicare anche le dichiarazioni concernenti la  situazione patrimoniale nei termini previsti dalla legge 441/1982,   per la dirigenza sanitaria (e cioè per gli  incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore  amministrativo, nonché per gli  incarichi  di responsabile di dipartimento e di strutture semplici e complesse) poichè l’art.  41 del decreto 33/2013 (in tema di Trasparenza del servizio sanitario  nazionale) espressamente richiama, al comma 3, l’art. 15, è in fatto introdotto  (per le due categorie di dirigenti in questione) un differente regime di  trasparenza. La norma infatti non prevede per i dirigenti sanitari l’obbligo di  fornire i dati riguardanti la situazione patrimoniale.

E’  necessario, quindi, che il richiamo all’articolo 15 nell’ambito del primo  periodo del comma 3 dell’articolo 41, venga sostituito con il richiamo all’articolo  14.

Inoltre,  il riferimento alle attività professionali dei dirigenti sanitari (di cui  sempre al comma 3, dell’art. 41 del d. lgs. 33/2013), andrebbe inserito anche  nel comma 1, lettera d) dell’art. 14, e di conseguenza corretto il richiamo  all’art.15 contenuto nel secondo periodo.

La seconda criticità che va segnalata riguarda l’articolo 47 del decreto  legislativo n. 33/2013 (per come modificato dal d.lgs. 97/2016), in tema di “Sanzioni per la violazione degli  obblighi di trasparenza per casi specifici” il  cui testo attuale è il seguente:

       
  1. La  mancata o incompleta comunicazione delle informazioni e dei dati di cui all’articolo  14, concernenti la situazione patrimoniale  complessiva del titolare dell’incarico al momento dell’assunzione in carica, la  titolarità di imprese, le partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei  parenti entro il secondo grado, nonché tutti i compensi cui dà diritto l’assunzione  della carica, dà luogo a una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000  euro a carico del responsabile della mancata comunicazione e il relativo  provvedimento è pubblicato sul sito internet dell’amministrazione o organismo  interessato.

1-bis. La sanzione di cui al comma 1 si applica anche nei confronti del dirigente che  non effettua la comunicazione ai sensi dell’articolo 14, comma 1-ter, relativa  agli emolumenti complessivi percepiti a carico della finanza pubblica, nonché  nei confronti del responsabile della mancata pubblicazione dei dati di cui al  medesimo articolo. La stessa sanzione si applica nei confronti del responsabile  della mancata pubblicazione dei dati di cui all’articolo 4-bis, comma 2.

2. La violazione degli obblighi di pubblicazione di cui all’articolo  22, comma 2, dà luogo ad una sanzione  amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro a carico del responsabile della  violazione. La stessa sanzione si applica agli amministratori societari che non  comunicano ai soci pubblici il proprio incarico ed il relativo compenso entro  trenta giorni dal conferimento ovvero, per le indennità di risultato, entro  trenta giorni dal percepimento.

3. Le sanzioni di cui al comma 1 sono  irrogate dall’Autorità nazionale anticorruzione. L’Autorità nazionale  anticorruzione disciplina con proprio regolamento, nel rispetto delle norme  previste dalla legge  24 novembre 1981, n. 689, il procedimento per l’irrogazione delle  sanzioni.

La  prima criticità è contenuta nel comma 3 nella parte in cui fa riferimento al  potere dell’Autorità nazionale anticorruzione di irrogare le sanzioni al solo  comma 1, tralasciando di attribuire quindi espressamente la competenza all’Autorità  anche per le sanzioni di cui ai commi 1 bis e 2 dell’articolo 47.

Malgrado  la disposizione sia stata già oggetto di interpretazione estensiva con il  regolamento approvato dall’Autorità nazionale anticorruzione in materia di  esercizio del potere sanzionatorio ai sensi dell’art. 47 del decreto  legislativo 2013, n.33, come modificato dal decreto legislativo 25 maggio 2016,  n.97, sarebbe comunque opportuno eliminare le parole contenute al comma 3: “ di cui al comma 1”.

Un  secondo aspetto problematico risiede ancora nel citato comma 3, in ordine alla mancata indicazione del soggetto competente ad introitare le somme  incassate a titolo di sanzioni. Sarebbe dunque necessario specificare che le suddette  somme restino nella disponibilità dell’Autorità nazionale anticorruzione. Ciò  in analogia a quanto previsto dall’art. 19 comma 6 del d.l. 90/2014, che con riferimento  alle sanzioni comminate dall’Autorità per  omessa adozione dei piani triennali di prevenzione  della corruzione, dei programmi triennali di  trasparenza o  dei  codici   di comportamento (di cui al comma 5 dell’art.19), stabilisce che le  stesse restino nella disponibilità dell’Autorità e siano utilizzabili per le  proprie attività istituzionali. 

Approvato dal Consiglio nella seduta  del 14 dicembre 2016

Depositato presso la segreteria del  Consiglio in data 2 febbraio 2017

Il Segretario, Maria Esposito              

Il Presidente
Raffaele Cantone


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