Delibera  n. 138 del 15 febbraio 2017

 

Oggetto: Città di Torino – procedura di dialogo competitivo indetta  da CSI Piemonte per l’affidamento dei servizi di progettazione tecnica, realizzazione  e gestione dei progetti e servizi informatici e contestuale trasferimento di  ramo d’azienda – richiesta di parere.
AG3/2017/AP

Art.5  d.lgs. 50/2016
L’ente  strumentale della PA, affidatario in house della stessa, è tenuto  all’applicazione delle disposizioni del codice dei contratti pubblici al fine  di acquisire sul mercato servizi strumentali, utili allo svolgimento delle  attività istituzionalmente affidate allo stesso. Non è conforme allo schema dell’in  house, l’affidamento a terzi, da parte dell’ente strumentale, delle “attività  istituzionali” per le quale è stato costituito, poiché ciò snaturerebbe  l’istituto stesso dell’in house.

Il Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 163/2006 e  s.m.i.;
Visto l’appunto dell’Ufficio  Precontenzioso e Affari Giuridici;

Considerato  in fatto

Con nota pervenuta in data 29 dicembre  2016 ed acquisita al prot. n. 192430, la Città di Torino – nella persona del  sindaco pro-tempore - ha inoltrato all’Autorità un’istanza di parere in ordine  alla procedura indicata in oggetto ed alla possibilità, all’esito della stessa,  di continuare ad affidare servizi in house in favore di CSI Piemonte.
Più in dettaglio, l’Amministrazione  istante rappresenta che dal 1979 partecipa, come consorziata, al CSI  Piemonte, Consorzio istituito dalla Regione Piemonte con L.R. 48/1975, al quale  aderiscono 127 amministrazioni pubbliche piemontesi. A seguito di tale adesione  la stessa ha soppresso il proprio CED (Centro Elaborazione Dati) e conferito al  CSI la gestione e lo sviluppo del proprio sistema informativo in global outsourcing.
Tale  consorzio gestisce, mediante affidamenti in  house, l’evoluzione strategica delle architetture e delle infrastrutture  informatiche, nonché la progettazione, la realizzazione e la gestione delle  diverse componenti del sistema informativo degli enti consorziati, con un  fatturato annuo pari, nel 2016, a circa 120ml. di euro, di cui circa 19  attribuibili a commesse da parte della Città di Torino (trattandosi di  consorzio, gli affidamenti avvengono in regime di esenzione IVA).
In data 30 luglio 2015 il CSI Piemonte ha bandito  la procedura indicata in oggetto, la quale si articola in 3 fasi: presentazione  delle candidature e ammissione dei candidati in possesso dei requisiti; presentazione da parte  dei soggetti ammessi al dialogo, delle soluzioni progettuali più idonee a  soddisfare necessità ed obiettivi del committente (CSI); invito ai soggetti  finalisti per la presentazione dell’offerta progettuale definitiva e relativa  offerta economica.
In esito a tale ultima fase verrà inoltre ceduto  il ramo di azienda, con relativi contratti, al soggetto vincitore del  dialogo competitivo. Ad oggi, espletate le prime due fasi, con partecipazione  di 3 concorrenti, la procedura è prossima alla conclusione.
L’Amministrazione  istante sottolinea al riguardo che la procedura contempla i seguenti passaggi:

       
  1. il mantenimento di  una struttura consortile pubblica (CSI) e lo scorporo dall’attuale consorzio  del ramo di azienda “produttivo”, acquisito da un soggetto privato a seguito  della procedura di dialogo competitivo in corso;
  2.    
  3. l’affidamento in house al CSI pubblico, da parte  degli enti, di tutte le attività di pianificazione strategica, sviluppo e  gestione del proprio sistema informativo;
  4.    
  5. a sua volta il CSI  pubblico affida la realizzazione la gestione e lo sviluppo di tutti i  servizi ICT al soggetto privato che ha acquisito il ramo di azienda (di cui  al precedente punto 1).

Si precisa al  riguardo che:

       
  •  per quanto concerne i servizi affidati dal CSI  pubblico al privato acquirente del ramo di azienda, si ipotizza un valore annuo  pari a circa i tre quarti dell’attuale valore complessivo delle commesse degli  enti (circa 80 ml di euro su 120 ml di euro di commesse per la gestione ICT), a  cui potrà aggiungersi il valore di ulteriori sviluppi e riprogettazioni di  servizi, determinato di anno in anno dai singoli enti consorziati.
  •    
  • Dalle  informazioni acquisite dall’istante (la Città di Torino non ha avuto accesso  agli atti della procedura sin ora espletata), viene altresì ipotizzato un  contratto tra il CSI pubblico ed il soggetto privato di durata pari ad almeno  5+2 anni, con un minimo contrattuale garantito. La responsabilità del contratto  con il privato resterà totalmente in carico al CSI. Il valore totale presunto  del contratto sarà quindi pari ad almeno 400 ml. di euro nel corso del  quinquennio.
  •    
  • E’ inoltre evidenziato  che la cessione del ramo di azienda comporterà il trasferimento al soggetto  privato di circa 850 dipendenti (su un totale di circa 1100 dipendenti  dell’attuale Consorzio).

Conseguentemente,  in relazione alla procedura di dialogo competitivo bandita da CSI Piemonte, la  Città di Torino ha posto all’Autorità i seguenti quesiti:

       
  1. se, in presenza di  un unico fornitore (acquirente del ramo di azienda CSI), con un contratto di  lunga durata (almeno 5+2 anni) con valore contrattuale minimo garantito,  gestore di risorse che possono determinare, di fatto, un forte lock in tecnologico, sussistano  ancora le condizioni per un affidamento in  house da parte della Città di Torino in favore del residuo CSI pubblico  ormai privo del suo ramo produttivo. In altri termini, se il soggetto privato,  pur non avendo alcuna partecipazione societaria o finanziaria all’interno del  CSI pubblico, non eserciti di fatto una influenza determinante che porti ad  escludere la possibilità di affidamento in  house da parte della Città di Torino al CSI stesso (d.lgs. 50/2016, art.  5, c.1 , lett. c).
  2.    
  3. attualmente il CSI  ha un rapporto interorganico con le amministrazioni consorziate; nello  specifico, le amministrazioni affidano al CSI, su cui esercitano un controllo  analogo, le attività strumentali ICT (nel caso della Città di Torino, a seguito  dell’adesione al consorzio, parte preponderante del personale del precedente  CED interno era confluita nel CSI). In tale quadro, gli obblighi di cui alla l.  280/2015, art. 1, c. 512 e segg. sono ribaltati sul CSI, che si avvale delle  convenzioni/accordi di Consip spa (laddove siano attive e soddisfino il  fabbisogno). Pertanto l’Amministrazione chiede se l’affidamento dei servizi da  parte del CSI pubblico al soggetto privato aggiudicatario del dialogo  competitivo, indipendentemente dalla presenza di servizi analoghi presso i  diversi soggetti aggregatori, sia coerente ed ammissibile con quanto previsto  dalla citata norma.

Ritenuto  in diritto

Al fine di rendere il richiesto parere,  sembra opportuno delineare in via preliminare le caratteristiche di CSI  Piemonte, come desumibili dallo Statuto e dalle informazioni pubblicate sul  sito del Consorzio.
A tal  riguardo si osserva che CSI Piemonte, con personalità giuridica di diritto pubblico e  senza scopo di lucro, è un  consorzio costituito ai sensi della l.r. 4 settembre 1975 n. 48 (recante “Costituzione  del Consorzio per il trattamento automatico dell’informazione e del Comitato  provvisorio per la progettazione di un sistema regionale integrato  dall'informazione”) dalla Regione Piemonte, dall’Università degli  Studi di Torino e dal Politecnico di Torino.
Ai sensi dell’art. 3 della l.r. citata la “finalità  generale del Consorzio è di mettere a disposizione degli Enti e delle  organizzazioni consorziati, attraverso la creazione di un organico Sistema  Informativo regionale, i mezzi per il trattamento automatico dei dati oggi  indispensabili a ciascuno di essi per conseguire i rispettivi fini  istituzionali nei campi della programmazione, della ricerca, della didattica e  della gestione operativa”. Compito del Consorzio è, dunque, “la progettazione,  la realizzazione e la gestione di un sistema regionale di elaborazione dei dati  che, operando nel quadro della politica regionale di programmazione e  promuovendo la connessione tecnica ed operativa degli Enti ed organizzazioni  consorziati, garantisca lo scambio diretto delle informazioni e delle  conoscenze, l'utilizzazione in comune delle risorse, la standardizzazione delle  procedure; faciliti l'accesso alle tecniche informatiche da parte degli Enti di  minore dimensione e la loro estensione a nuovi settori operativi di interesse  sociale; favorisca la formazione di tecnici dell'informatica orientati ai  problemi economico-sociali della Regione”.
Dunque, CSI Piemonte è stato istituito quale “ente  strumentale” delle amministrazioni che vi aderiscono ai fini dello svolgimento  delle attività e dei servizi indicati nella legge istitutiva.
Secondo le previsioni dello statuto, gli enti  consorziati sono: la Regione Piemonte, l'Università degli Studi di Torino ed il  Politecnico di Torino, la Città di Torino e la Provincia di Torino. Possono  altresì aderire al consorzio, come consorziati ordinari, enti pubblici, società  e enti strumentali interamente pubblici, aziende sanitarie ed ospedaliere,  agenzie regionali piemontesi, enti pubblici, comuni e province, società a  totale partecipazione pubblica, ogni altra Università e Istituto superiore di  ricerca pubblico. Come si  legge sul sito del consorzio, attualmente sono consorziati oltre 120 enti pubblici  piemontesi.
Quanto all’oggetto, lo statuto prevede che il  Consorzio opera principalmente a supporto dell’innovazione tecnologica ed  organizzativa degli Enti consorziati e svolge in particolare le seguenti  attività:

         
       

    a) progetta, sviluppa e gestisce il Sistema  Informativo Regionale, nonché i sistemi informativi degli Enti consorziati, in  coerenza con gli indirizzi degli Enti preposti alla digitalizzazione della  Pubblica Amministrazione, ove applicabili;
       b) promuove e realizza forme di collaborazione  continuativa tra Enti pubblici ed Atenei nei campi: - della ricerca e sviluppo di nuove tecnologie  dell’informazione, della comunicazione e della conoscenza; - del loro trasferimento a servizi sia della  Pubblica Amministrazione sia di strutture produttive; - della formazione rivolta a tali tecnologie o  da esse mediata;
       c) realizza un polo tecnico organizzativo delle  Pubbliche Amministrazioni presenti nella regione, favorendo l’interconnessione  tra le stesse in coerenza agli indirizzi degli Enti preposti alla  digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ove applicabili;
       d) in  coerenza con le proprie finalità istituzionali, promuove, realizza e valorizza,  anche all’estero, i prodotti, le soluzioni, i servizi, le esperienze e le competenze  sviluppate su incarico degli Enti consorziati.

       
   Ai sensi dell’art. 5 dello Statuto, le suindicate  attività “costituiscono i compiti istituzionali del Consorzio” e lo svolgimento  delle stesse in favore dei soggetti consorziati avviene sulla base di “programmi  attuativi o tramite apposite convenzioni o atti di affidamento” (art. 7).
   A tal riguardo lo Statuto prevede che i servizi e/o  le forniture posti a disposizione degli Enti consorziati sono definiti,  periodicamente, in un documento approvato dal Consiglio d’Amministrazione, in  cui vengono definite le caratteristiche dei servizi e/o delle forniture da  erogarsi, le modalità di richiesta da parte degli Enti consorziati, le modalità  e le tempistiche di realizzazione, la quantificazione dei corrispettivi e le  modalità di rendicontazione dell’attività svolta. E’ inoltre previsto l’obbligo  per il Consorzio di inviare annualmente a tutti gli Enti consorziati la  seguente documentazione: - il Bilancio di esercizio; - il Piano di attività annuale, con allegate la  relativa quantificazione economica e la proiezione della stessa su base  pluriennale; - il documento  sopra citato; - il Bilancio  sociale.
   Quanto  alla governance del Consorzio, gli organi dello stesso sono: l’Assemblea  (costituita dai legali rappresentanti degli Enti consorziati o da loro delegati  e che svolge i compiti indicati all’art. 11); il Consiglio di Amministrazione  (composto da cinque membri, due nominati dalla Regione Piemonte, uno nominato  dal Provincia di Torino, uno dalla Città di Torino e uno eletto dall’Università  degli studi di Torino/Politecnico di Torino/enti di cui all’art. 2, co. 1,  lett. d) dello statuto; il c.d.a. esercita l’ordinaria e la straordinaria  amministrazione del Consorzio); il Presidente (nominato dal c.d.a. su  indicazione del Presidente della Giunta regionale); il Comitato Tecnico  Scientifico; il Direttore Generale; il Collegio Sindacale.
   Si evidenzia, inoltre, che il patrimonio del  Consorzio è costituito dal Fondo consortile che è formato:- dal fondo di dotazione iniziale del  Consorzio; dai frutti  degli investimenti realizzati; dai “contributi di consorziamento” versati per ogni  esercizio dagli Enti consorziati sulla base degli importi determinati  annualmente dall’Assemblea.    

 

   

Da quanto sopra deriva, dunque, che CSI  Piemonte è un consorzio pubblico, istituito ai sensi della l.r. 48/1975, al  quale aderiscono pubbliche amministrazioni e soggetti pubblici, che  conferiscono direttamente allo stesso i servizi indicati all’art. 4 dello  Statuto (come sopra elencati).
   Secondo le caratteristiche indicate nella  legge regionale istitutiva e nello statuto, il consorzio sembra qualificabile  come “ente strumentale” delle amministrazioni che vi aderiscono, con specifico  riferimento ai servizi informatici. In  favore del predetto consorzio gli enti aderenti procedono ad affidamenti diretti  dei predetti servizi, mediante stipula di convenzioni o atti di affidamento,  secondo lo schema dell’“in house  providing”.
   Nel caso di specie, la fonte degli  affidamenti diretti di servizi informatici al CSI Piemonte da parte degli enti  aderenti, si rinviene nella l.r. istitutiva del Consorzio (la quale dispone  agli artt. 2 e 3 gli enti che possono aderirvi ed i compiti che il consorzio  deve svolgere in loro favore, come sopra illustrato) e nello statuto che, come  visto, disciplina la partecipazione degli enti consorziati agli organi decisionali  del Consorzio, agli indirizzi dell’attività dello stesso, al successivo  controllo di gestione del medesimo.
   A tal riguardo può dunque richiamarsi  l’avviso dell’Autorità, a tenore del quale ai fini della valutazione del  legittimo ricorso all’affidamento diretto di contratti da una pubblica  amministrazione ad un suo ente strumentale, occorre un’espressa disposizione  normativa che lo consenta, oppure è necessario che ricorrano in concreto le  condizioni legittimanti la configurazione di un rapporto in house tra soggetto  affidante e soggetto affidatario, secondo le previsioni del Codice dei  contratti (delibera n. 1192 del 16 novembre 2016 -AG47/2016AP).
   La stessa Autorità, nell’evidenziare che l’affidamento  diretto di contratti pubblici può giustificarsi esclusivamente nel caso in cui  sussistano i presupposti legittimanti il ricorso all’in house, i quali devono  essere interpretati restrittivamente, ha altresì illustrato tali presupposti i  quali possono sintetizzarsi come segue: la totale proprietà in mano pubblica; il  controllo da parte dell’amministrazione analogo a quello esercitato sui propri  servizi; lo svolgimento da parte della società della “parte più importante”  della propria attività in favore dell’ente che lo controlla. La carenza di uno  dei presupposti sopra indicati fa venir meno il rapporto di immedesimazione  organica della società nell’ente di riferimento, lasciando inalterata quella  separazione soggettiva tra gli stessi che non consente un affidamento diretto  da parte del secondo nei confronti della prima (delibera n. Delibera  n. 428 del  13 aprile  2016 – AG9/2016/AP – alla quale si rinvia per la compiuta disamina  dell’istituto dell’in house secondo la disciplina di settore).
   Alla luce di quanto sopra, si ritiene che  il CSI Piemonte rivesta la qualifica di ente strumentale delle amministrazioni  che vi aderiscono, sulla base delle disposizioni della l.r. istitutiva n.  48/1975 e delle previsioni statutarie contemplanti, come sopra evidenziato, la  partecipazione degli enti consorziati agli organi decisionali del Consorzio e  agli indirizzi dell’attività dello stesso, nonché al controllo di gestione del  medesimo.

   

Quanto alla procedura di gara in oggetto,  sulla quale l’Amministrazione istante chiede un pronunciamento dell’Autorità,  si rappresenta che CSI Piemonte, con bando n. 11/15 del 30  luglio 2015, ha indetto una procedura di dialogo competitivo ai sensi dell’art. 58  del d.lgs. 163/2006, per l’affidamento dei servizi di progettazione tecnica,  realizzazione e gestione dei progetti e dei servizi informatici, manutenzione e  assistenza delle apparecchiature hardware e dei relativi software; gestione  delle infrastrutture tecnologiche, integrazione tecnica e funzionale, e  gestione di tutte le funzioni trasversali e di supporto correlate, nonché per  il contestuale trasferimento di ramo d’azienda.
   Come si legge nel  “documento descrittivo” allegato al bando, le funzioni attualmente svolte dal Consorzio riguardano le seguenti  macro-attività:

   
           
  1. supporto alle politiche per lo  sviluppo digitale sul territorio;
  2.        
  3. coordinamento tecnico ed  operativo delle iniziative degli enti pubblici e degli Enti locali in ambito  informatico, anche attraverso lo scambio di informazioni e di conoscenze e la  standardizzazione delle procedure;
  4.        
  5. realizzazione e gestione di  soluzioni e servizi ICT (progettazione, sviluppo, esercizio e mantenimento  delle applicazioni e delle relative basi dati);
  6.        
  7. sviluppo e gestione del  Datacenter e dei servizi infrastrutturali;
  8.        
  9. assistenza agli utenti di primo e  di secondo livello (infrastrutturale, applicativa e procedurale).
  10.    
   

Nell’ambito di tali attività, la  procedura di dialogo competitivo è volta all’affidamento dei seguenti servizi:

   
           
  1. progettazione tecnica,  realizzazione e gestione di servizi ICT;
  2.        
  3. sviluppo e gestione del  Datacenter e dei servizi infrastrutturali;
  4.        
  5. assistenza agli utenti.
  6.    
   

La predetta procedura è volta altresì al  contestuale trasferimento di Ramo d’azienda ad essi correlato; detto ramo  di azienda potrà anche essere utilizzato per l’erogazione del servizio.
   Pertanto, oggetto del dialogo, con  riferimento alla cessione del predetto ramo, è anche “la migliore definizione,  ovvero il consolidamento, dei suoi elementi costitutivi, nonché delle sue  prospettive di valorizzazione, in modo da addivenire ad un elemento  precisamente individuato sotto ogni profilo che possa essere sfruttato e  valorizzato al meglio dall’aggiudicatario, anche oltre il perimetro  dell’affidamento di cui sopra”. Viene quindi chiesto di articolare anche una  proposta in ordine al “perimetro del ramo di azienda (componenti organizzative)  da esternalizzare – correlato ai servizi affidati - e modalità con cui  garantire la tutela del livelli occupazionali e la valorizzazione del sistema  delle competenze, con relativa definizione del suo eventuale relativo valore  soglia”.
   La procedura è quindi suddivisa in tre  fasi: 1. manifestazione di interesse ed ammissione al dialogo dei candidati in  possesso dei requisiti; 2. presentazione delle soluzioni progettuali, disamina  delle stesse e dialogo con i candidati ammessi, finalizzato all’individuazione  ed alla definizione dei mezzi più idonei a soddisfare le necessità e gli  obiettivi del Progetto; 3. richiesta d’offerta, valutazione delle offerte  ammesse ed aggiudicazione della procedura.

   

Tralasciando l’esame delle singole  prescrizioni del bando, non oggetto della richiesta di parere, ciò che emerge  dall’esame dello stesso e della relativa documentazione allegata (pubblicata  sul sito del consorzio), è che la procedura de qua è diretta ad affidare  all’esterno non servizi meramente strumentali allo svolgimento delle attività affidate  al Consorzio, ma servizi che rappresentano i “compiti istituzionali” dello stesso,  ossia in particolare la progettazione tecnica, la realizzazione e la gestione  di servizi ICT, nonché lo sviluppo e la gestione del Datacenter e dei servizi  infrastrutturali, con contestuale trasferimento di Ramo d’azienda ad essi  correlato (pag. 3-4 del doc. descrittivo).
   Attraverso tale affidamento, pertanto,  si assiste da un lato all’esternalizzazione di servizi che istituzionalmente  dovrebbe svolgere il Consorzio in base alla l.r. istitutiva ed allo statuto;  servizi che proprio per tale motivo sono affidati direttamente al Consorzio  dagli enti aderenti secondo lo schema dell’in house providing; dall’altro, al  trasferimento a terzi (che peraltro restano estranei alla compagine consortile)  dell’intero ramo d’azienda dedicato allo svolgimento dei predetti servizi.
   Come evidenziato dall’Amministrazione  istante, infatti, attraverso tale operazione i servizi affidati da CSI Piemonte  al privato acquirente del ramo di azienda, dovrebbero ammontare come valore  annuo a circa i tre quarti dell’attuale valore complessivo delle commesse degli  enti (circa 80 ml di euro su 120 ml di euro di commesse per la gestione ICT), a  cui potrà aggiungersi il valore di ulteriori sviluppi e riprogettazioni di  servizi, determinato di anno in anno dai singoli enti consorziati. Inoltre, è  altresì ipotizzato che la cessione del ramo di azienda comporti il  trasferimento al soggetto privato di circa 850 dipendenti (su un totale di  circa 1100 dipendenti dell’attuale Consorzio).
   E’ dunque evidente che una simile  operazione, oltre a snaturare le finalità proprie del Consorzio, non appare  conforme alle disposizioni della l.r. 48/1975 e dello Statuto che non prevedono  peraltro la possibilità di conferire a terzi i “compiti istituzionali” per lo  svolgimento dei quali detto Consorzio è stato costituito.
   Sotto altro profilo, il trasferimento  del ramo d’azienda a ciò dedicato, rende l’operazione non coerente con lo  schema dell’in house providing, atteso che attraverso tale cessione i contratti  affidati direttamente a CSI Piemonte da parte degli enti aderenti, rientranti  nei servizi istituzionalmente resi da quest’ultimo, vengono di fatto affidati e  svolti dal privato acquirente del ramo d’azienda, con ciò determinando una  violazione del principio di concorrenza.
   A tal riguardo sembra utile richiamare l’avviso giurisprudenziale  (ancorché riferito alle disposizioni dell’art. 1, co. 2, del d.lgs. 163/2006) a  tenore del quale ogniqualvolta attraverso il ricorso ad operazioni di carattere  straordinario destinate a mutare la compagine di una società che abbia ottenuto  l’affidamento diretto o tramite gara di un servizio pubblico, si pervenga al  risultato di modificare il profilo soggettivo del gestore del servizio pubblico  già affidato (mediante l’associazione al capitale e alla gestione di nuove  figure imprenditoriali o la sostanziale sostituzione delle imprese  originariamente affidatarie), allora si realizza in via derivata anche un  diverso affidamento del servizio pubblico (Consiglio  di Stato, Sez. V, 18/12/2009 n. 8376).
   In sostanza, attraverso l’operazione di  cessione del ramo d’azienda in esame, deputato come visto allo svolgimento di  fini istituzionali del Consorzio, si determina di fatto una “circolazione”  dell’affidamento di contratti pubblici, dagli enti aderenti al CSI e da questo  al privato acquirente del ramo d’azienda, non conforme alle previsioni del  Codice in tema di affidamenti in house (attualmente disciplinato dall’art. 5  del d.lgs. 50/2016).
   Si  ritiene, quindi, che ancorché all’esito dell’operazione de qua residui una  parte di CSI pubblico, nei termini indicati dall’istante, tale soggetto non possa  continuare ad ottenere affidamenti in house dagli enti aderenti, poiché di  fatto i contratti in tal modo affidati saranno svolti dal “ramo produttivo”  ceduto a privati e non dal Consorzio stesso, non più in possesso delle risorse  e della struttura a ciò deputate. E’ evidente che un simile schema procedurale non  è conforme all’istituto dell’in house, il quale richiede, come noto, un  rapporto diretto, di immedesimazione organica, tra amministrazione pubblica e  soggetto affidatario, che in tal caso verrebbe a mancare.
   E’  appena il caso di sottolineare che l’ente strumentale della PA, affidatario in  house della stessa, è tenuto all’applicazione delle disposizioni del codice dei  contratti pubblici, ma al fine di acquisire sul mercato servizi strumentali,  utili allo svolgimento delle attività istituzionalmente affidate allo stesso,  non certamente per affidare a terzi le stesse attività per le quale è stato  costituito, poiché ciò snaturerebbe l’istituto stesso dell’in house.
   
   Sotto  altro profilo, la descritta operazione non appare coerente con le disposizioni  di cui all’art. 1, co. 512 della l. 208/2015 a tenore del quale “al fine di garantire l'ottimizzazione e la  razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi informatici e di  connettività, fermi restando gli obblighi di acquisizione centralizzata  previsti per i beni e servizi dalla normativa vigente, le amministrazioni  pubbliche e le società inserite nel conto economico consolidato della pubblica  amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT)  ai sensi dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, provvedono ai propri approvvigionamenti esclusivamente tramite gli strumenti di acquisto e di negoziazione di Consip Spa o dei  soggetti aggregatori, ivi comprese le centrali di committenza regionali, per i  beni e i servizi disponibili presso gli stessi soggetti (…)”.
   Appare  evidente che ai sensi di tale disposizione normativa le amministrazioni  pubbliche – e nella specie CSI Piemonte – siano tenute ad acquisire beni e  servizi informatici esclusivamente tramite le modalità ivi contemplate,  senza possibilità di affidare a terzi i relativi contratti, con chiare finalità  di contenimento della spesa pubblica.
   La  procedura di gara in esame, volta ad esternalizzare servizi informatici e a  cedere il ramo d’azienda deputato al loro svolgimento, non appare coerente con  tale disposizione normativa, posto che in tal modo il Consorzio affida a terzi i  servizi istituzionali e i connessi servizi strumentali, in chiara violazione  della norma stessa.

   

In base a quanto sopra considerato, 
   Il Consiglio

   

approva la presente deliberazione.

   

 

   

Raffaele  Cantone

   

 

   

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 21 febbraio 2017

   

Il Segretario, Maria Esposito

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