DELIBERA N. 400  DEL  5 aprile 2017

 

OGGETTO: Affidamento  della gestione e riqualificazione energetica degli impianti di pubblica  illuminazione e semaforici del Comune di Mentana – Importo a base di gara: euro 8.059.400,00 – S.A.  CUC Media Valle del Tevere – Comune di Mentana (capofila).
PREC 46/17/S

Revoca  della procedura di gara
Alle pubbliche amministrazioni è sempre  riconosciuto il potere di sospendere, revocare e/o annullare le procedure di  gara in presenza di determinate condizioni previste dalla legge e seguendo uno  specifico procedimento che ne garantisca la correttezza e la trasparenza.  Pertanto, non può ritenersi preclusa alla stazione appaltante la possibilità di  procedere alla revoca o annullamento di una gara allorché questa non risponda  più alle esigenze dell’Ente e sussista un interesse pubblico, concreto e  attuale all’eliminazione degli atti divenuti inopportuni, idoneo a giustificare  il sacrificio del contrapposto interesse dei partecipanti nei confronti  dell’Amministrazione; tale potere, già previsto dalla disciplina di contabilità  generale dello Stato, che consente il diniego di approvazione per motivi di  interesse pubblico (art. 113 R.D. 23 maggio 1924 n. 827), trova il proprio  fondamento nel principio generale dell’autotutela della Pubblica  amministrazione, che rappresenta una delle manifestazioni tipiche del potere  amministrativo, direttamente connesso ai criteri costituzionali di imparzialità  e buon andamento della funzione pubblica. Parimenti  indiscutibile è che l’amministrazione, qualora decidesse di  adottare un  provvedimento in autotutela, lo dovrà fare fondando il proprio giudizio non  sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma dando conto, nella  motivazione, della sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale  alla rimozione dell’atto.
Non  sussistenza dell’obbligo di comunicazione avvio procedimento
Le norme sulla partecipazione del privato  al procedimento amministrativo non vanno applicate meccanicamente e  formalmente, nel senso che occorra annullare ogni procedimento in cui sia  mancata la fase partecipativa, dovendosi piuttosto interpretare nel senso che  la comunicazione è superflua - con prevalenza dei principi di economicità e  speditezza dell'azione amministrativa - quando l'interessato sia venuto  comunque a conoscenza di vicende che conducono comunque all'apertura di un  procedimento con effetti lesivi nei suoi confronti. In materia di comunicazione  di avvio prevalgono, quindi, canoni interpretativi di tipo sostanzialistico e  teleologico, non formalistico. Poiché l'obbligo di comunicazione dell'avvio del  procedimento amministrativo ex art. 7 della legge 7 agosto 1990 n. 241 è  strumentale ad esigenze di conoscenza effettiva e, conseguentemente, di  partecipazione all'azione amministrativa da parte del cittadino nella cui sfera  giuridica l'atto conclusivo è destinato ad incidere - in modo che egli sia in  grado di influire sul contenuto del provvedimento - l'omissione di tale  formalità non vizia il procedimento quando il contenuto di quest'ultimo sia  interamente vincolato, pure con riferimento ai presupposti di fatto, nonché  tutte le volte in cui la conoscenza sia comunque intervenuta, si da ritenere  già raggiunto in concreto lo scopo cui tende siffatta comunicazione. Alla luce  di questa linea interpretativa si può affermare che la comunicazione di avvio  del procedimento dovrebbe diventare superflua quando: l'adozione del  provvedimento finale è doverosa (oltre che vincolata) per l'amministrazione; i  presupposti fattuali dell'atto risultano assolutamente incontestati dalle  parti; il quadro normativo di riferimento non presenta margini di incertezza  sufficientemente apprezzabili; l'eventuale annullamento del provvedimento  finale, per accertata violazione dell'obbligo formale di comunicazione, non  priverebbe l'amministrazione del potere (o addirittura del dovere) di adottare  un nuovo provvedimento di identico contenuto (anche in relazione alla  decorrenza dei suoi effetti giuridici)”.

 

Considerato in fatto
Il Comune di Mentana,  con richiesta di parere acquisita al prot. ANAC n. 192890 del 30.12.2016,  chiede all’Autorità di pronunciarsi circa la legittimità della decisione di  procedere alla revoca della gara indicata in oggetto anche a fronte delle  eccezioni opposte dalla società Selettra Spa, partecipante alla selezione, che  invece sostiene l’illegittimità del provvedimento di revoca per difetto di  motivazione, difetto istruttorio e di competenza.  
Più specificamente, dalla  documentazione emerge che con deliberazione di giunta municipale n. 68/2015 e  n. 152/2015, nonché con determinazione dirigenziale n. 34/2016, la Stazione  appaltante ha provveduto a bandire la procedura di gara de qua.
Successivamente, con  la deliberazione n. 133 del 16.11.2016, con l’asserito fine di tutelare  l’interesse pubblico, il Comune di Mentana ha disposto la revoca della  procedura di gara con conseguente comunicazione e pubblicazione della decisione  assunta. Le motivazioni che vengono addotte dall’Amministrazione si basano su  una diversa valutazione dell’economicità dell’appalto, che avrebbe avuto una  durata ventennale “determinando così un  impegno gravoso e oneroso per l’Ente”; sull’asserito obbligo di aderire  alle Convenzioni Consip e quindi sulla circostanza che “non sia stata attentamente valutata la possibilità di aderire a tale  convenzione”; e infine sulla volontà dell’Ente di “rimodulare il servizio in funzione di nuove necessità contestualmente  più aderenti alle Convenzioni Consip attualmente rese, al fine di assicurare un  miglioramento dei servizi resi e al contempo assicurare la massima economicità  dell’azione amministrativa”.    
In data 1.12.2016, la  già menzionata società Selettra presentava alla Stazione appaltante una istanza  di riesame con contestuale richiesta di risarcimento danni nel caso di esito  negativo della stessa.
La Stazione  appaltante, con nota del 15.12.2016, rigettava l’istanza, confermando la  volontà dell’Ente di non procedere con la gara giacché “non conforme al perseguimento dell’interesse pubblico”.
A seguito di formale  avvio di procedimento con nota prot. ANAC n. 22387 del 10.2.2017, sono  pervenute le memorie integrative della società Selettra, in cui viene meglio  precisato quanto già esposto nell’istanza di riesame presentata alla Stazione  appaltante in merito ai profili di seguito indicati:

       
  1. illegittimità per  eccesso di potere, difetto di motivazione e difetto istruttorio;
  2.    
  3. illegittimità del  provvedimento di revoca per violazione di legge e asseritamente per violazione  della l. 241 del 1990;
  4.    
  5. illegittimità del provvedimento  di revoca per incompetenza.

Ritenuto in diritto
La deliberazione n.  133 del 16.11.2016, con cui la Giunta comunale ha disposto la revoca della  procedura di gara in oggetto, ha esplicitato – come detto – i motivi che hanno  indotto la Stazione appaltante a revocare la gara.
In via generale si deve  ricordare che l’istituto della revoca è regolato dall’art. 21quinques della legge n. 241/90, che ne aveva  originariamente accolto una nozione ampia, atteso che poteva essere fondata su  tre presupposti alternativi costituiti da: sopravvenuti motivi di pubblico  interesse, mutamento della situazione di fatto o nuova valutazione dell’interesse  pubblico originario.
Successivamente, con  legge n. 164/2014, di conversione del decreto legge n. 133/2014 (c.d. “Decreto  Sblocca Italia”), la revoca è stata oggetto, insieme all’istituto  dell’annullamento d’ufficio, di rilevanti modifiche, sostanzialmente ispirate  dalla medesima ratio di tutelare i  privati da un uso disinvolto del potere di autotutela, circoscrivendo  maggiormente le ipotesi di ‘ripensamento’ della Pubblica Amministrazione. 
Attualmente, dunque,  per effetto della citata novella, la revoca è ammessa:

       
  1. per sopravvenuti motivi  di pubblico interesse;
  2.    
  3. nel caso di mutamento  della situazione di fatto non prevedibile  al momento dell’adozione del provvedimento;
  4.    
  5. nel caso di nuova  valutazione dell’interesse pubblico originario, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o attribuzione di  vantaggi economici.

Com’è evidente, è  rimasto inalterato solo il potere di revoca per sopravvenuti motivi di pubblico  interesse, mentre sono state introdotte rilevanti modifiche nei casi di revoca  per mutamento della situazione di fatto e di nuova valutazione dell’interesse  pubblico originario.  
Secondo la dottrina  tradizionale, le prime due ipotesi attengono a sopravvenienze che possono  distinguersi a seconda che riguardino circostanze estrinseche a quelle  esaminate al momento dell’adozione dell’originario atto (sopravvenuti motivi di  pubblico interesse) o intrinseche (mutamento della situazione in precedenza  valutata); la terza ipotesi è, invece, quella tipica del c.d. jus poenitendi in assenza di elementi  nuovi, che si verifica quando l’amministrazione, riconoscendo che l’originaria  valutazione dei fatti non è stata corretta sotto il profilo dell’opportunità,  rivaluta il proprio interesse giungendo a conclusioni diverse da quelle  adottate in origine.
Nel caso di specie  non è necessario addentrarsi troppo in complesse questioni dottrinali, né  attardarsi nell’esame del merito delle modifiche introdotte dalla novella del  2014, posto che esse non incidono in alcun modo nella valutazione della  questione prospettata. Se è vero, infatti, alla luce delle motivazioni offerte  dalla Stazione appaltante, che la revoca esercitata è riconducibile all’ipotesi sub c), ossia quella relativa a una ‘nuova  valutazione dell’interesse pubblico’, altrettanto vero è che quello in  contestazione non è un provvedimento di autorizzazione o attribuzione di  vantaggi economici, che – secondo l’attuale formulazione del citato art. 21quinquies – sarebbe in quanto tale  escluso dal novero dei provvedimenti soggetti alla revoca. 
Ciò che invece appare  indispensabile esaminare ai fini del richiesto parere sono le motivazioni  addotte dall’Amministrazione per esercitare la revoca e lo stato della  procedura di gara.
E’ noto che alle  pubbliche amministrazioni è sempre riconosciuto il potere di sospendere,  revocare e/o annullare le procedure di gara in presenza di determinate  condizioni previste dalla legge e seguendo uno specifico procedimento che ne  garantisca la correttezza e la trasparenza. Pertanto, non può ritenersi  preclusa alla stazione appaltante la possibilità di procedere alla revoca o  annullamento di una gara allorché questa non risponda più alle esigenze  dell’Ente e sussista un interesse pubblico, concreto e attuale all’eliminazione  degli atti divenuti inopportuni, idoneo a giustificare il sacrificio del  contrapposto interesse dei partecipanti nei confronti dell’Amministrazione;  tale potere, già previsto dalla disciplina di contabilità generale dello Stato,  che consente il diniego di approvazione per motivi di interesse pubblico (art.  113 R.D. 23 maggio 1924 n. 827), trova il proprio fondamento nel principio  generale dell’autotutela della Pubblica amministrazione, che rappresenta una  delle manifestazioni tipiche del potere amministrativo, direttamente connesso  ai criteri costituzionali di imparzialità e buon andamento della funzione  pubblica (così, ex multis, TAR  Toscana-Firenze, Sent. n. 1372/2011).
Parimenti  indiscutibile è che l’amministrazione, qualora decidesse di  adottare un  provvedimento in autotutela, lo dovrà fare fondando il proprio giudizio non  sulla mera esigenza di ripristino della legalità, ma dando conto, nella  motivazione, della sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale  alla rimozione dell’atto.
E’ proprio  quest’ultimo aspetto che nella vicenda in esame appare più discutibile. E’  stato più volte affermato che i provvedimenti di revoca (o annullamento),  ancorché non sindacabili nel merito da parte del giudice amministrativo, che  non si può sostituire alle valutazioni discrezionali della stazione appaltante,  devono essere motivati precisando quali siano gli interessi pubblici concreti  ed attuali che giustificano la rimozione dell’atto, al fine di rendere  percepibili al destinatario le ragioni dello ius poenitendi in tal modo esercitato dall’amministrazione.
In quest’ottica, la  valutazione circa l’adeguatezza o meno delle motivazioni addotte per la revoca non  può prescindere dalla comparazione con le motivazioni che sono state  precedentemente addotte dalla stessa Stazione appaltante per sostenere una decisione  esattamente opposta, ovvero – nel caso in discussione – quella di non aderire  alle Convenzioni Consip e di procedere con una autonoma gara.
E’ stata acquisita al  procedimento, infatti, una relazione redatta dal RUP della gara in oggetto, che  contiene una analisi dettagliata del costo storico del servizio per il Comune  di Mentana; un computo metrico estimativo degli interventi manutentivi ordinari  e straordinari necessari; la valutazione del possibile importo da porre a base  d’asta; e soprattutto la valutazione dei costi/benefici dell’eventuale  procedura di gara rispetto all’adesione alla Convenzione Consip “Servizio Luce  3”.
L’analisi effettuata  dal RUP si conclude con la dimostrazione del “vantaggio per la P.A. della stesura del bando di gara rispetto al  contratto Consip ‘Servizio Luce 3’”; e ciò fondamentalmente perché il  contratto Consip citato “comprende solo  una minima parte dei servizi messi a gara dal bando (ad esempio non sono compresi  gli interventi di manutenzione straordinaria) e – unicamente per il contratto  della durata di 9 anni – prevede la possibilità di investimenti da parte del  gestore pari al 10% del corrispettivo complessivo: per questo motivo, non  fornendo le medesime prestazioni, risulterebbe non necessario il confronto”.  Inoltre viene ribadito che “il  corrispettivo a base di gara, oltre a risultare più economico, prevede anche  interventi di manutenzione straordinaria non presenti nel contratto Consip… in  quanto corrisposti come extra-corrispettivo (ovvero sono fatturati a parte in  aggiunta al corrispettivo Consip ordinario)”.
Conseguentemente,  anche sulla base di questa analisi tecnica, il Comune di Mentana ha deciso, con  Determinazione Dirigenziale del Settore Lavori Pubblici e Ambiente n. 34 del  29.2.2016, di bandire la gara per l’affidamento del servizio di “Gestione e  riqualificazione energetica degli impianti di pubblica illuminazione e  semaforici del Comune di Mentana”, mediante procedura aperta, procedendo  altresì all’approvazione della documentazione da porre a base di gara e  all’assunzione dei relativi impegni di spesa.
Considerando il  dettaglio con cui è stata redatta la relazione del RUP e l’accurata ponderazione  di tutti gli aspetti tecnici e dei vantaggi, non solo economici, che avrebbe  avuto il contratto stipulato in esito alla procedura di gara prospettata  rispetto a quello derivante dall’adesione alla Convenzione Consip, le  motivazioni addotte dall’Amministrazione per giustificare il completo  ribaltamento di giudizio circa l’opportunità della gara, così come già  formalmente indetta, appaiono incongrue ed eccessivamente generiche.
In particolare, la  considerazione secondo cui la procedura di gara, impegnando l’Amministrazione  Comunale per i prossimi 20 anni, determinerebbe un impegno troppo gravoso e  oneroso per l’Ente, appare in evidente contrasto proprio con il principale  argomento utilizzato nella relazione tecnica del RUP per giustificare la gara  medesima, ovverosia i consistenti vantaggi economici rispetto alla Convenzione  Consip.
Sotto questo aspetto,  ci si sarebbe attesi dall’Amministrazione una nuova analisi dei costi/benefici  volta a supportare con argomentazioni tecniche l’incongruità della precedente  relazione e, dunque, la mutata volontà dell’Ente.
Sicuramente più  appropriata, da un punto di vista generale, appare l’argomentazione relativa ad  una rivalutazione della possibilità di aderire alla Convenzione Consip, anche  se, nel merito, il dichiarato ‘obbligo’ di aderirvi e il vago riferimento ad una rimodulazione del servizio “in funzione di nuove necessità  contestualmente più aderenti alle Convenzioni Consip attualmente in essere”,  non meglio specificate, finiscono comunque per introdurre elementi di  incertezza circa la fondatezza del provvedimento di revoca.
Proprio quest’ultimo  argomento, peraltro, ovvero la rivalutazione circa l’esistenza di un presunto  obbligo di aderire alla Convenzione Consip dettato dalla legge di stabilità n.  208/2015, precedentemente non considerato tale, comporterebbe anche la formale  mutazione della species del  provvedimento in autotutela da revoca jus  poenitendi ad annullamento d’ufficio. La questione non appare di poco  momento poiché, anche se il legislatore delle ultime riforme non si è sottratto  alla tendenza di parte della giurisprudenza amministrativa di ricondurre  all’interno della revoca aspetti che sarebbero invece propri dell’annullamento  d’ufficio, rimangono fermi taluni aspetti riconnessi ai presupposti per la  valutazione della legittimità dello specifico provvedimento adottato. Se  infatti il c.d. disvolere melius re perpensa’, tipico della  revoca, può giustificarsi solo a fronte della chiara emersione di ragioni,  plausibili e concrete, che determinano la suddetta rivalutazione dell’interesse  pubblico, l’annullamento d’ufficio,  che ha  come presupposto vizi di legittimità dell’atto (violazione di legge, eccesso di  potere, incompetenza relativa), potrebbe trovare la sua motivazione, ovvero  ancora una volta la tutela dell’interesse pubblico, per così dire in re ipsa. Nel  caso di specie, ad esempio, se l’Amministrazione ritenesse di aver violato una  precisa disposizione di legge che le avrebbe imposto di aderire alla  Convenzione Consip, senza che residuasse spazio per valutazioni di altro tipo,  sarebbe dovuta ricorrere all’annullamento d’ufficio per violazione di legge (dei  provvedimenti con cui ha proceduto a indire la gara in contestazione) e ciò non  avrebbe reso necessari particolari approfondimenti tecnici né generato  ulteriori obblighi motivazionali per smentire una relazione tecnica di  contenuto opposto.
Pertanto, considerata  la rilevanza della decisione della Stazione appaltante di non proseguire con la  procedura di gara già bandita e per la quale erano già pervenute offerte da  parte degli operatori economici interessati e attesa l’incertezza in ordine sia  alle motivazioni del provvedimento che  all’effettiva tipologia dello stesso (revoca o  annullamento d’ufficio), si ritiene di accogliere le eccezioni presentate dalla  Selettra Spa relativamente al contestato difetto di motivazione e di  istruttoria.

Con il secondo  motivo, la Selettra denuncia l’illegittimità del provvedimento di revoca per  violazione della legge sul procedimento amministrativo perché l’Amministrazione  non avrebbe dato comunicazione alle parti interessate dell’avvio di  procedimento, né invitato le stesse a contraddittorio, né data comunicazione  preliminare di conclusione del procedimento.
La doglianza non può  essere accolta.
Basti in proposito  richiamare la consolidata giurisprudenza amministrativa secondo cui “Le norme sulla partecipazione del privato  al procedimento amministrativo non vanno applicate meccanicamente e  formalmente, nel senso che occorra annullare ogni procedimento in cui sia  mancata la fase partecipativa, dovendosi piuttosto interpretare nel senso che  la comunicazione è superflua - con prevalenza dei principi di economicità e  speditezza dell'azione amministrativa - quando l'interessato sia venuto  comunque a conoscenza di vicende che conducono comunque all'apertura di un  procedimento con effetti lesivi nei suoi confronti. In materia di comunicazione  di avvio prevalgono, quindi, canoni interpretativi di tipo sostanzialistico e  teleologico, non formalistico. Poiché l'obbligo di comunicazione dell'avvio del  procedimento amministrativo ex art. 7 della legge 7 agosto 1990 n. 241 è  strumentale ad esigenze di conoscenza effettiva e, conseguentemente, di  partecipazione all'azione amministrativa da parte del cittadino nella cui sfera  giuridica l'atto conclusivo è destinato ad incidere - in modo che egli sia in  grado di influire sul contenuto del provvedimento - l'omissione di tale  formalità non vizia il procedimento quando il contenuto di quest'ultimo sia  interamente vincolato, pure con riferimento ai presupposti di fatto, nonché  tutte le volte in cui la conoscenza sia comunque intervenuta, si da ritenere  già raggiunto in concreto lo scopo cui tende siffatta comunicazione. Alla luce  di questa linea interpretativa si può affermare che la comunicazione di avvio  del procedimento dovrebbe diventare superflua quando: l'adozione del  provvedimento finale è doverosa (oltre che vincolata) per l'amministrazione; i  presupposti fattuali dell'atto risultano assolutamente incontestati dalle  parti; il quadro normativo di riferimento non presenta margini di incertezza  sufficientemente apprezzabili; l'eventuale annullamento del provvedimento  finale, per accertata violazione dell'obbligo formale di comunicazione, non  priverebbe l'amministrazione del potere (o addirittura del dovere) di adottare  un nuovo provvedimento di identico contenuto (anche in relazione alla  decorrenza dei suoi effetti giuridici)”. (Consiglio di Stato, Sez. IV, Sent.  30 settembre 2002, n. 5003).
Nel caso di specie,  poi, appare evidente che la revoca ha inciso sui provvedimenti di indizione  della gara, nel senso del loro ritiro, e non già sugli effetti da esso  prodottisi, proprio perché – considerando la fase della procedura – nessun effetto  si era, né poteva del resto prodursi, a vantaggio dei concorrenti.
In applicazione degli  stessi principi, pertanto, il provvedimento di revoca sarebbe in ipotesi annullabile,  qualora l’Amministrazione non avesse adempiuto  alla prescrizione imposta dall’art. 7 della legge n. 241/1990 provvedendo alla comunicazione dell’avvio del procedimento, solo nel caso di avvenuta aggiudicazione definitiva, in quanto, incidendo  in via estintiva sulla posizione di vantaggio consacrata dall’atto medesimo di  aggiudicazione, impedirebbe  all’operatore economico ricorrente di interloquire sull’effettiva sussistenza e  consistenza di ragioni di interesse pubblico sottese al provvedimento di  revoca stesso (Consiglio di Stato, Sez. V, Sent. 27 aprile 2011, n. 2456).

Con il terzo e ultimo  motivo, la Selettra denuncia l’illegittimità del provvedimento di revoca per  incompetenza, perché tale provvedimento è stato adottato dal Comune di Mentana  mentre la competenza della procedura di gara era in capo alla Centrale Unica di  Committenza Media Valle del Tevere.
Anche questa  doglianza non è accoglibile.
Sulla base di quanto  emerge dalla documentazione acquisita la CUC Media Valle del Tevere è  costituita dai Comuni di Mentana, che ne è la capofila, Capena, Fiano Romano e  Rignano Flaminio. La gara oggetto della revoca in contestazione è stata bandita  dal Comune di Mentana al fine di soddisfare una esigenza (la riqualificazione  energetica degli impianti di pubblica illuminazione e semaforici)  esclusivamente del Comune medesimo.
Com’è noto, il Codice appalti prevede che “Le stazioni appaltanti non in possesso  della necessaria qualificazione di cui all'articolo 38 procedono  all'acquisizione di forniture, servizi e lavori ricorrendo a una centrale di  committenza ovvero mediante aggregazione con una o più stazioni appaltanti  aventi la necessaria qualifica” (art. 37, comma 3) e che “Se la stazione appaltante è un comune non  capoluogo di provincia, fermo restando quanto previsto al comma 1 e al primo  periodo del comma 2, procede secondo una delle seguenti modalità:

a) ricorrendo a una centrale di committenza o a soggetti aggregatori qualificati;

b) mediante unioni di comuni costituite e qualificate come centrali di  committenza, ovvero associandosi o consorziandosi in centrali di committenza  nelle forme previste dall'ordinamento.

c) ricorrendo alla stazione unica appaltante costituita presso gli enti di area  vasta ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56”
(art. 37, comma 4).  


Nel caso in esame, la  CUC è stata verosimilmente costituita utilizzando la modalità di cui al punto b), ovvero attraverso una associazione  dei 4 Comuni interessati con l’attribuzione al Comune più grande (Mentana) della  qualifica di capofila, che – come noto – nell’ambito di un accordo fra  pubbliche amministrazioni, è deputato a svolgere attività amministrative anche  per conto degli altri o, comunque, di coordinarne l’azione al fine di  raggiungere obiettivi condivisi.
Pertanto, appare  evidente che il Comune di Mentana, nella duplice e – nel caso di specie – coincidente  qualità di capofila della CUC e stazione appaltante della gara in oggetto, è il  soggetto legittimato ad adottare ogni provvedimento, anche di revoca o  annullamento, che incida su tale procedura.

Per quanto riguarda,  infine, la questione relativa all’eventuale richiesta di risarcimento danni  prospettato dalla Selettra nel caso di mancato accoglimento da parte della  Stazione appaltante dell’istanza di annullamento del provvedimento di revoca, si  rappresenta che esula dalle competenze di questa Autorità la valutazione della  eventuale sussistenza dei presupposti che determinano la responsabilità  risarcitoria dell’Amministrazione.

Il Consiglio

 

ritiene, nei limiti di cui in motivazione,  che:

       
  • la Stazione appaltante debba procedere a una  rivalutazione delle motivazioni poste a fondamento del provvedimento di revoca o  annullamento d’ufficio della gara, di modo che emergano le obiettive e  verificabili ragioni che rendono più efficiente ed economico aderire alla  Convenzione Consip rispetto all’affidamento del servizio in questione a un  operatore economico privato;
  •    
  • è legittima la revoca adottata senza preventiva  comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 l. n. 241 del 1990 qualora il  provvedimento sia intervenuto prima della celebrazione della gara;
  •    
  • il Comune di Mentana, in qualità di capofila  della CUC Media Valle del Tevere, è soggetto competente ad adottare il  provvedimento di revoca o annullamento della gara de qua.

 

Raffaele Cantone  

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in  data 28 aprile 2017
Il Segretario  Maria Esposito

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