Delibera  n. 833 del 1 agosto 2017 

 

Oggetto: Ministero della Salute –  convenzioni con la Croce Rossa Italiana - richiesta di parere.
AG  16/2017/AP

Il Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 50/2016 e  s.m.i.;
Visto l’appunto dell’Ufficio  Precontenzioso e Pareri;

Considerato  in fatto
Con nota pervenuta in data 24 maggio 2017  ed acquisita al prot. n. 72007, il Ministero della Salute – Direzione Generale  della Prevenzione Sanitaria – ha sottoposto all’attenzione dell’Autorità una  richiesta di parere in ordine alla assimilazione delle convenzioni stipulate  con la Croce Rossa Italiana ai contratti pubblici di cui al d.lgs. 50/2016.
Più in dettaglio, l’Amministrazione  istante riferisce che al fine di assicurare annualmente un sistema di  intervento per la gestione delle emergenze sanitarie, la Direzione Generale si  è avvalsa, dal 2007, della collaborazione di figure professionali della Croce  Rossa Italiana; allo stesso modo, di tale collaborazione si sono avvalsi, dal  2015, gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera e i Servizi  territoriali di assistenza sanitaria al personale navigante del Ministero,  quali uffici territoriali impegnati in  attività di sorveglianza sanitaria transfrontaliera, con particolare  riferimento ai flussi migratori che interessano le aree del sud e delle isole.  Tale collaborazione si rende necessaria a causa delle attuali dotazioni  organiche dei predetti uffici periferici che non consentono di assicurare  un’adeguata azione di controllo tempestivo in caso di emergenze.
Infine, l’attività di collaborazione con  la CRI è stata posta in essere dal Ministero per assicurare il servizio di  pronto soccorso sanitario negli aeroporti civili e in quelli aperti al traffico  aereo civile direttamente gestiti dallo Stato; compito affidato alla CRI dal  Ministero istante, sulla base del decreto interministeriale MIT-MEF del 12  febbraio 1988.     
In tale contesto operativo, è intervenuto  il processo di riorganizzazione della CRI, avviato con d.lgs. 178/2012, per la  trasformazione della stessa da soggetto di diritto pubblico a soggetto  giuridico di diritto privato di interesse pubblico; è stato quindi costituito,  a partire dal 1° gennaio 2016, l’Ente strumentale alla Croce Rossa Italiana,  ente di diritto pubblico non economico non associativo, soggetto a vigilanza  del Ministero dello Salute e del Ministero della Difesa, con il compito di  concorrere temporaneamente allo sviluppo della nuova Associazione della Croce  Rossa Italiana.
Lo stesso decreto legislativo prevede,  inoltre, all’art. 1, comma 6, che le pubbliche amministrazioni, anche per lo  svolgimento di attività sanitarie, sono autorizzate a stipulare convenzioni  prioritariamente con l’Associazione (CRI).
Il Ministero ha proceduto quindi a  stipulare con la stessa, per l’anno in corso, alcune convenzioni contemplanti  l’avvalimento di professionalità tecnico-sanitarie della stessa CRI, a fronte  del rimborso spese e senza utile per la predetta Associazione.
Tuttavia, in fase di controllo della  regolarità amministrativo-contabile dei relativi provvedimenti di approvazione,  alcune perplessità sono emerse in ordine alla corretta qualificazione delle  medesime convenzioni rispetto alla disciplina recata dal d.lgs. 50/2016, con  particolare riferimento all’obbligo di richiedere il CIG ed alla necessità di  garanzie fideiussorie. 
Pertanto il Ministero ha ritenuto di  sottoporre tale questione all’Autorità al fine di chiarire se le convenzioni in  esame sono assimilabili ai contratti pubblici sottoposti alla disciplina del  Codice.

Ritenuto  in diritto

Al fine di  rendere il richiesto parere, si osserva preliminarmente che la Croce Rossa  Italiana – come evidenziato nelle premesse in fatto - è interessata dalla riorganizzazione  prevista e disciplinata dal d.lgs. 28 settembre 2012, n. 178 recante  “riorganizzazione dell’Associazione Italiana della Croce rossa (C.R.I.), a  norma dell’articolo 2 della legge 4 novembre 2010, n. 183”.
L’art. 1  del predetto decreto legislativo prevede che «Le funzioni esercitate  dall’Associazione italiana della Croce rossa (CRI), di seguito denominata CRI,  di cui al comma 4, sono trasferite, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alla  costituenda Associazione della Croce Rossa italiana, di seguito denominata  Associazione, promossa dai soci della CRI, secondo quanto disposto nello  statuto di cui all’articolo 3, comma 2. L’Associazione è persona giuridica  di diritto privato ai sensi del Libro Primo, titolo II, capo II, del codice  civile ed è iscritta di diritto nel registro nazionale, nonché nei registri  regionali e provinciali delle associazioni di promozione sociale, applicandosi  ad essa, per quanto non diversamente disposto dal presente decreto, la legge 7 dicembre 2000, n. 383. L’Associazione è di interesse pubblico  ed è ausiliaria dei pubblici poteri nel settore umanitario; è posta sotto  l’alto Patronato del Presidente della Repubblica».
Il comma 6  dello stesso articolo 1, dispone inoltre che «L’Associazione, anche per lo  svolgimento di attività sanitarie e socio sanitarie per il Servizio sanitario  nazionale (SSN), può sottoscrivere convenzioni con pubbliche amministrazioni,  partecipare a gare indette da pubbliche amministrazioni e sottoscrivere i  relativi contratti. Per lo svolgimento delle attività di cui al presente  articolo, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto  legislativo 30 marzo 2001, n. 165 sono autorizzate a stipulare convenzioni prioritariamente  con l’Associazione (…)».
Occorre  sottolineare inoltre che l’art. 2 del decreto legislativo dispone che «La CRI è  riordinata secondo le disposizioni del presente decreto e dal 1° gennaio 2016  fino alla data della sua liquidazione assume la denominazione di «Ente  strumentale alla Croce Rossa italiana» (…), mantenendo la personalità giuridica  di diritto pubblico come ente non economico, sia pure non più associativo, con  la finalità di concorrere temporaneamente allo sviluppo dell’Associazione (…).  All’Ente si applicano le disposizioni vigenti per gli enti pubblici non  economici, salvo quanto previsto dal presente articolo». Tale ente, ai sensi  dell’art. 7, è sottoposto ad indirizzo e controllo del Ministero della Salute e  del Ministero della Difesa.
Ai sensi  dell’art. 8, comma 2, a far data dal 1° gennaio 2018 l’Ente è soppresso e posto  in liquidazione.
Lo Statuto  dell’ente Strumentale della Croce Rossa Italiana del 1° giugno 2016,  stabilisce, tra l’altro che lo stesso concorre temporaneamente allo sviluppo  dell’Associazione, garantendo, fino alla piena operatività della medesima,  l’esercizio e l’assolvimento di ogni adempimento della stessa.
Le  disposizioni del predetto decreto legislativo prevedono, dunque, all’esito  della trasformazione, l’attribuzione della qualifica di soggetto giuridico  privato ai sensi del Libro primo, Titolo II, Capo II del codice civile (seppure  di interesse pubblico) alla Croce Rossa Italiana, quale associazione di  promozione sociale ai sensi della legge 7 dicembre 2000 n. 383, consentendo a  quest’ultima di partecipare a procedure ad evidenza pubblica; la norma conferma  inoltre la possibilità per le amministrazioni pubbliche di procedere ad  affidamenti diretti di servizi sanitari e socio-sanitari, mediante stipula di  convenzioni, prioritariamente in favore della stessa associazione.
Tuttavia,  fino alla sua liquidazione, l’Ente strumentale alla Croce Rossa italiana,  mantiene la personalità giuridica di diritto pubblico come ente non economico e  allo stesso si applicano le disposizioni vigenti per gli enti pubblici non  economici.

Pertanto, con riferimento alla possibilità per la CRI  di stipulare convenzioni con le amministrazioni pubbliche per lo svolgimento  dei servizi in esame, fino alla liquidazione del predetto Ente, il quale  mantiene la natura di ente pubblico non economico, può confermarsi l’avviso  espresso in passato dalla giurisprudenza amministrativa in relazione  all’assetto della Croce Rossa Italiana precedente alla riforma in esame (quale ente pubblico esercente istituzionalmente attività  sanitaria e socio-assistenziale senza scopo di lucro) ed alla possibilità per  la stessa di stipulare convenzioni con le amministrazioni pubbliche ai sensi  dell’art. 15, l. 241/19901.
La conclusione di tali forme di cooperazione  orizzontale tra amministrazioni aggiudicatrici, in presenza di determinate  condizioni, è stata ritenuta conforme alla disciplina comunitaria e nazionale  in materia di appalti pubblici anche dall’Autorità (cfr. determinazione n.  7/2010).
In particolare nella determinazione n. 7  del 21 ottobre 2010, nei pareri sulla normativa AG20/2014 del 23 aprile 2014 e  AG/07/15/AP del 18 febbraio 2015, l’Autorità ha chiarito che i limiti del  ricorso agli accordi conclusi ai sensi dell’art. 15 della l. 241/1990 possono  così individuarsi: 1. l’accordo deve regolare la realizzazione di un interesse  pubblico, effettivamente comune  ai partecipanti, che le parti hanno l’obbligo di perseguire come compito  principale, da valutarsi alla luce delle finalità  istituzionali degli enti coinvolti; 2. alla base dell’accordo deve  esserci una reale divisione di compiti  e responsabilità; 3. i movimenti finanziari tra i soggetti che  sottoscrivono l’accordo devono configurarsi solo come ristoro delle spese  sostenute, essendo escluso il pagamento di un vero e proprio corrispettivo,  comprensivo di un margine di guadagno; 4. il ricorso all’accordo non può interferire con il perseguimento  dell’obiettivo principale delle norme comunitarie in tema di appalti pubblici,  ossia la libera circolazione dei servizi e l’apertura alla concorrenza non  falsata negli Stati membri.
Negli accordi tra amministrazioni  pubbliche ex art. 15 l. 241/1990, dunque, assume rilievo la  posizione di equiordinazione tra le stesse,  al fine di coordinare i rispettivi ambiti di intervento su oggetti di interesse  comune e non di comporre un conflitto di interessi di carattere patrimoniale;  occorre, in sostanza, una “sinergica  convergenza” su attività di interesse comune, pur nella diversità del  fine pubblico perseguito da ciascuna amministrazione.
Sulla base delle considerazioni  che precedono, l’Autorità ha affermato che la disapplicazione delle  disposizioni del d.lgs. 163/2006 (come oggi sostituito dal d.lgs. 50/2016),  nell’ambito degli accordi di cui all’art. 15 della l. n. 241/1990, è consentita  esclusivamente nei casi in cui sussistano le condizioni ed i presupposti sopra  indicati.
Il d.lgs. 50/2016,  peraltro, conferma all’art. 5, comma 6, la possibilità di concludere accordi  tra amministrazioni aggiudicatrici, purché vengano soddisfatte le condizioni  ivi previste2.

Con  riferimento all’assetto della CRI derivante dalla trasformazione della stessa  in persona giuridica di diritto privato ai sensi del Libro Primo, titolo II,  capo II, del codice civile, operante come associazione di promozione sociale,  valgono le considerazioni svolte dall’Autorità nelle “linee guida per  l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali”,  approvate con delibera n. 32 del 20 gennaio 2016, con le quali sono state  fornite indicazioni operative alle stazioni appaltanti in tale materia.
In  particolare in tale pronuncia è stato osservato che le disposizioni in materia  di servizi sociali3 prevedono la possibilità di effettuare affidamenti ai soggetti del terzo  settore in deroga all’applicazione del Codice4 “introducendo il ricorso a forme di aggiudicazione o negoziali, al fine di  consentire agli organismi del privato sociale la piena espressione della  propria progettualità. Trattandosi di previsioni derogatorie, le stesse possono  trovare applicazione nei soli casi espressamente consentiti dalla normativa, al  ricorrere dei presupposti soggettivi ed oggettivi ivi individuati, con  esclusione di applicazioni analogiche o estensive. Inoltre, atteso che  l’erogazione di servizi sociali comporta l’impiego di risorse pubbliche, devono  essere garantite l’economicità, l’efficacia e la trasparenza dell’azione  amministrativa, oltre che la parità di trattamento tra gli operatori del  settore”.
Nel  predetto documento si evidenzia, quindi – per quanto di interesse ai fini del  presente parere - (par. 6.2) che al fine di valorizzare l’apporto del  volontariato nel sistema di interventi e servizi sociali (art. 3 del d.p.c.m.  30 marzo 2001) è prevista una riserva in favore delle organizzazioni di  volontariato per l’erogazione di servizi alla persona, in considerazione della  particolare natura delle prestazioni e delle finalità sociali perseguite con  l’affidamento del servizio (solidarietà sociale, accessibilità diffusa del  servizio, equilibrio economico, garanzia del mantenimento dei livelli  essenziali). La deroga all’applicazione delle regole dell’evidenza pubblica può  essere giustificata soltanto quando sussista l’attitudine del sistema a  realizzare i principi di universalità, solidarietà, efficienza economica e  adeguatezza.
Lo strumento individuato dalla l.  266/1991 (legge quadro sul volontariato) per attuare la collaborazione tra gli  enti pubblici e le organizzazioni di volontariato è la convenzione, con la  quale il soggetto pubblico riconosce in capo all’organizzazione i requisiti necessari  per il perseguimento di obiettivi di interesse pubblico, mette a disposizione  di tale soggetto le risorse necessarie per il perseguimento degli obiettivi  predefiniti, controlla, verifica e valuta l’operato dell’organizzazione con  riferimento all’attività affidata. La convenzione deve avere ad oggetto  attività ricomprese nel sistema integrato di interventi e servizi sociali che  siano compatibili con l’organizzazione e le finalità degli enti di  volontariato.
Al riguardo è  stato sottolineato che le procedure di selezione dei soggetti con cui stipulare  convenzioni devono essere svolte nel rispetto dei principi di imparzialità,  trasparenza e concorrenza, individuando criteri di scelta che consentano  l’adeguata valutazione dei requisiti normativamente previsti e favoriscano la  piena espressione della capacità progettuale e organizzativa dei soggetti  affidatari. In particolare, le convenzioni possono essere stipulate solo con  organizzazioni di volontariato selezionate tra soggetti moralmente affidabili  che siano in possesso dei requisiti soggettivi previsti dall’art. 3 della l.  266 dell’11 agosto 1991 (assenza di fini di lucro, elettività e gratuità delle  cariche associative, gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, obbligo  di formazione del bilancio) e di adeguata attitudine e capacità tecnica e  professionale.
Dunque l’Autorità  ha ritenuto che le predette convenzioni possono essere stipulate in deroga al  Codice al solo fine di realizzare i principi di universalità, solidarietà,  efficienza economica e adeguatezza e a condizione che siano rispettati i  principi di imparzialità e trasparenza; le prestazioni erogate da tali enti  devono essere a titolo gratuito, quindi i rimborsi possono avere ad oggetto i  soli costi fatturati e rendicontati.
Nelle linee guida è stato anche  sottolineato che l’affidamento di servizi ai soggetti del terzo settore deve  avere ad oggetto un servizio inteso nella sua complessità. L’erogatore del  servizio, pertanto, deve farsi carico di approntare tutti i mezzi e le risorse  necessarie per la migliore soddisfazione dello stesso, nel rispetto delle  modalità organizzative e operative individuate dalla stazione appaltante in  fase di progettazione. In altre parole, l’affidamento del servizio deve  necessariamente prevedere, a carico dell’affidatario, l’organizzazione e  l’impiego dei mezzi e delle risorse necessari (personale, capitali, macchine e  attrezzature) e l’assunzione del rischio d’impresa (a tal riguardo è stato  richiamato l’art. 18, co. 5-bis del d.lgs. 276/2003 in ordine all’appalto privo  dei requisiti di cui all’art. 29, l’art. 28 in ordine all’appalto illecito e la  Circolare n. 5 dell’11.2.2011 del Ministero del Lavoro, in tema di “quadro  giuridico degli appalti”).

Con  delibera n. 911 del 31  agosto 2016 (parere URCP34/016), l’Autorità ha affermato che gli obiettivi  perseguiti con le Linee guida sopra richiamate, sono conformi a  quelli considerati dal legislatore nell’emanazione del d.lgs. 50/2016,  conseguentemente i principi affermati nelle citate linee guida possono  ritenersi validi anche in vigenza del d.lgs. 50/2016, sebbene le stesse siano  state adottate sotto il vigore del d.lgs. 163/2006.

Sembra  opportuno richiamare sul tema anche l’avviso espresso dalla Corte di Giustizia  CE nella causa C-50/14, decisione del 28 gennaio 2016 (e conforme C-113/13  dell’11 dicembre 2014), a tenore del quale nel contesto normativo italiano  (articolo 2 e 118 della Costituzione, articoli 1 e 45 della legge del 23  dicembre 1978, n. 833 - Istituzione del servizio sanitario nazionale)  il ricorso alle associazioni di volontariato per l’organizzazione dei servizi  sanitari (nella specie servizio di trasporto sanitario) può trovare motivazione  nei principi di universalità e di solidarietà nonché in ragioni di efficienza  economica e di adeguatezza, in quanto consente che tale servizio di interesse  generale sia garantito in condizioni di equilibrio economico sul piano di  bilancio da organismi costituiti essenzialmente al fine di soddisfare interessi  generali, aggiungendo che “…è necessario che, nel loro intervento in tale  contesto, le associazioni di volontariato non perseguano obiettivi diversi …,  che non traggano alcun profitto dalle loro prestazioni, a prescindere dal  rimborso di costi variabili, fissi e durevoli nel tempo necessari per fornire  le medesime, e che non procurino alcun profitto ai loro membri..”.
Alla luce delle suesposte  considerazioni, la Corte di giustizia ha ritenuto “che gli articoli  49 TFUE e 56 TFUE devono essere interpretati nel senso che non ostano  a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che  consente alle autorità locali di attribuire la fornitura di servizi di  trasporto sanitario mediante affidamento diretto, in assenza di qualsiasi forma  di pubblicità, ad associazioni di volontariato, purché il contesto normativo e  convenzionale in cui si svolge l’attività delle associazioni in parola  contribuisca effettivamente a una finalità sociale e al perseguimento degli  obiettivi di solidarietà ed efficienza di bilancio”.
Lo stesso giudice – esprimendo avviso  diverso sul punto rispetto alle considerazioni svolte dall’Autorità nelle  citate linee guida - ha inoltre chiarito che qualora ricorrano tutte le  condizioni che, alla luce del diritto dell’Unione, consentono a uno Stato  membro di prevedere il ricorso ad associazioni di volontariato, la fornitura di  servizi può essere attribuita a tali associazioni mediante affidamento diretto,  senza ricorrere ad una previa comparazione delle proposte di varie  associazioni.
Infine, in  ordine alla questione relativa alla possibilità per le associazioni di volontariato cui è  affidato direttamente lo svolgimento di determinati compiti, di esercitare  determinate attività commerciali, è stato affermato che nel rispetto della  natura stessa di tali associazioni di volontariato, qualunque attività  commerciale esercitata dalle stesse sul mercato deve essere marginale ed essere  di sostegno al perseguimento della loro attività di volontariato5.

Alla luce  di tutto quanto sopra, dunque, l’affidamento dei servizi sanitari e sociali  (elencati nell’Allegato IX) deve avvenire – in linea generale - nel rispetto  delle previsioni del d.lgs. 50/2016, Parte II, Titolo VI, Capo II (appalti di  servizi sociali e altri servizi nei settori ordinari), come modificate dal  d.lgs. 56/2017.
E’  tuttavia consentito l’affidamento in deroga ai principi dell’evidenza pubblica,  in favore dei soggetti operanti nel terzo settore, previa selezione degli  stessi tra soggetti moralmente affidabili nel senso indicato nelle linee guida  dell’Autorità, esclusivamente ove vengano perseguite finalità sociali e  obiettivi di solidarietà ed efficienza di bilancio e a fronte del mero rimborso  delle spese sostenute per lo svolgimento del servizio (deve quindi trattarsi di  convenzioni non onerose, non riconducibili allo schema tipico del contratto  d’appalto).
***
Con specifico  riferimento alla richiesta di parere formulata dal Ministero della Salute può,  quindi, concludersi che nell’attuale assetto della CRI (Ente Strumentale della  Croce Rossa Italiana), precedente alla sua trasformazione ai sensi dell’art. 1,  d.l. 178/2012, nel quale la stessa mantiene la natura di ente pubblico non  economico, può confermarsi la possibilità per la medesima di stipulare  convenzioni con pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art. 15 della l.  241/1990.
Successivamente alla trasformazione della  stessa in persona giuridica di diritto privato ai sensi del Libro Primo,  titolo II, capo II, del codice civile, operante come associazione di promozione  sociale, la stipula di convenzioni con pubbliche amministrazioni per lo  svolgimento di servizi sanitari e sociali, in deroga al Codice, può ritenersi  consentita esclusivamente nel caso in cui siano rispettate le condizioni e dei limiti indicati  dall’Autorità nelle linee guida sopra richiamate.
A ciò si  aggiunga che, come chiarito in tale pronuncia, l’erogatore  del servizio deve farsi carico di approntare tutti i mezzi e le risorse  necessarie per la migliore soddisfazione dello stesso, nel rispetto delle  modalità organizzative e operative individuate dalla stazione appaltante in  fase di progettazione. In altre parole, l’affidamento del servizio deve  necessariamente prevedere, a carico dell’affidatario, l’organizzazione e  l’impiego dei mezzi e delle risorse necessari (personale, capitali, macchine e  attrezzature) e l’assunzione del rischio d’impresa. Conseguentemente un  convenzione che contempli la “fornitura” del solo personale non appare in linea  con tali indicazioni e con le disposizioni dell’art. 29 del d.lgs.  176/2003. 

Il Consiglio

Ritiene che:

       
  • È demandata  all’Amministrazione la verifica in concreto della conformità delle singole  convenzioni stipulate con la CRI alla disciplina di settore ed alle indicazioni  fornite dall’Autorità nelle linee guida di cui alla delibera n. 32/2016.

 

Raffaele Cantone

 

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 2 agosto 2017
Il Segretario, Maria Esposito

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1Con riferimento all’assetto della Croce Rossa Italiana,  precedente al d.lgs. n. 178/2012, la giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, Sez. II,  9 agosto 2011, n. 4720) ha escluso la possibilità per la stessa, quale  ente pubblico esercente istituzionalmente attività sanitaria e  socio-assistenziale senza scopo di lucro, di partecipare a procedure ad  evidenza pubblica in concorrenza con altri operatori, legittimando  l’affidamento diretto alla medesima di servizi sanitari mediante stipula di  apposite convenzioni concluse ai sensi dell’art. 15 della L. n. 241/1990.

 


2 Ai sensi dell’art. 5,  comma 6 del Codice «Un accordo concluso esclusivamente tra due o più  amministrazioni aggiudicatrici non rientra nell'ambito di applicazione del  presente codice, quando sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni: a)  l’accordo stabilisce o realizza una cooperazione tra le amministrazioni  aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori partecipanti, finalizzata a garantire  che i servizi pubblici che essi sono tenuti a svolgere siano prestati  nell'ottica di conseguire gli obiettivi che essi hanno in comune; b) l'attuazione  di tale cooperazione è retta esclusivamente da considerazioni inerenti  all'interesse pubblico; c) le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti  aggiudicatori partecipanti svolgono sul mercato aperto meno del 20 per cento  delle attività interessate dalla cooperazione».

 


3 L.8 novembre 2000 n. 328  sul sistema integrato di servizi sociali e decreto attuativo d.p.c.m. 30 marzo  2001; l. quadro sul volontariato 11 agosto 1991 n. 266; l. 30 dicembre 1995 n.  563 e relativo regolamento attuativo d.m. 233 del 2 gennaio 1996, in materia di  accoglienza degli immigrati irregolari; d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 e l. 30  giugno 2002 n. 189 in materia di accoglienza agli stranieri regolarmente  soggiornanti; l. 26 luglio 1975, n. 354, come modificata dalla l. 10 ottobre  1986, n. 663 e dalla l. 22 giugno 2000 n. 1938., in materia di recupero dei  soggetti detenuti; l. 8 novembre 1991 n. 381 in materia di cooperative sociali  di tipo B.

 


4L’affidamento dei servizi  sanitari e sociali, elencati nell’Allegato IX, deve avvenire nel rispetto delle  previsioni del d.lgs. 50/2016, Parte II, Titolo VI, Capo II (appalti di servizi  sociali e altri servizi nei settori ordinari), artt. 140 e segg. come  modificati dal d.lgs. 56/2017.

 


5Nell’ordinamento interno, la  giurisprudenza ha affermato principi conformi; si veda Cons.di Stato n.  3208/2015 che ha ritenuto un accordo quadro regionale concluso tra  associazioni di volontariato e CRI per l’affidamento alle stesse del servizio  di trasporto sanitario, a fronte del mero rimborso dei costi fatturati e  rendicontati, quale fattispecie rientrante nella deroga all’evidenza pubblica  secondo l’orientamento del giudice comunitario nella sentenza C-113/13