DELIBERA N. 1086 del 25  ottobre 2017

 

OGGETTO: Istanza di parere  per la soluzione delle controversie ex art. 211 del decreto legislativo 18 aprile  2016, n. 50/2016 presentata da Abate Nunzia impresa individuale/Comune  di Aci Castello. Procedura MEPA per l’affidamento dei servizi postali del  Comune di Aci Castello. Criterio di aggiudicazione: minor prezzo. Importo a  base di gara: 36.000,00 euro.
PREC 291/17/S

Il  Consiglio

VISTA l’istanza prot. n.45455 del 27 marzo 2017 con cui l’impresa  Abate Nunzia chiedeva a questa Autorità un parere sulla legittimità dell’esclusione  dalla gara in oggetto per aver presentato un’offerta economica calcolata sul  triennio di durata complessiva dell’affidamento piuttosto che, come indicato  nel bando, sulla durata di un anno;
VISTO l’avvio dell’istruttoria avvenuto in data 12 settembre 2017;  
VISTA la documentazione in atti e le memorie prodotte dalle  parti;
RILEVATO che il capitolato d’oneri, come la stazione  appaltante precisa nella propria memoria, prevedeva la formulazione  dell’offerta economica applicata a una quantità di corrispondenza media  presunta spedita nell’arco di un anno;
RILEVATO che alcune delle concorrenti sono state escluse per  aver indicato il prezzo presunto per una quantità corrispondente al triennio di  complessiva durata dell’affidamento e per tale modalità di formulazione dell’offerta;
CONSIDERATO che il mancato rispetto di tali modalità di  quantificazione del prezzo offerto non è riconducibile a una causa escludente  espressamente prevista negli atti di gara e che quindi, la difformità della  modalità di calcolo adottata avrebbe potuto essere corretta automaticamente,  ovvero tramite applicazione del soccorso istruttorio, strumento volto a garantire  il principio del favor partecipationis;
CONSIDERATO che infatti il principio generale del favor  partecipationis cede alla obiettiva regola dell’imparzialità soltanto in caso  in cui non sussista incertezza interpretativa (vd. Consiglio di Stato sez. V  sent.28 giugno 2006 n. 4222);
CONSIDERATO che nel caso di specie la clausola del bando deve  ritenersi di dubbia interpretazione attesa la pluralità di offerte economiche  pervenute alla stazione appaltante calcolate tutte sul parametro temporale  riferito alla durata complessiva del contratto, come normalmente avviene nelle  gare pubbliche;
CONSIDERATO inoltre che, come affermato dalla giurisprudenza  (ex multis Consiglio di Stato sez. V, sent. 28 gennaio 2011 n. 1245): “l’esclusione da una gara pubblica può  essere disposta ogniqualvolta il concorrente abbia violato previsioni poste a  tutela degli interessi sostanziali dell’amministrazione o a protezione della  par condicio tra i concorrenti. La carenza essenziale del contenuto o delle  modalità di presentazione che giustifica l’esclusione deve, in primo luogo,  riferirsi all’offerta, incidendo oggettivamente sulle componenti del suo  contenuto ovvero sulle produzioni documentali a suo corredo dirette a definire  il contenuto delle garanzie e l’impegno dell’aggiudicatario, in rispondenza ad  un interesse sostanziale della stazione appaltante (Cons. Stato Sez. V,  11.12.2007, n. 6410). Come già affermato (Cons. St. Sez. V, 12.7.2004, n. 5049;  Sez. VI, 8.3.2010, n. 1305), il canone dell’ "utilità" delle clausole  e della necessità di evitare inutili appesantimenti nonché di garantire in  massimo grado la partecipazione dei concorrenti, nel rispetto della par  condicio, costituisce metodo operativo ed interpretativo irrinunciabile, sicché  in presenza della duplicità di prescrizioni e dell’inutilità di indicazioni già  contenute nell’offerta (ovvero facilmente calcolabili con una semplice  operazione aritmetica) la sanzione espulsiva prevista per la mancata  compilazione, preordinata al solo raffronto visivo dei dati già contenuti nelle  offerte e non rispondente ad un reale interesse sostanziale, deve ritenersi  illegittimamente preclusiva della partecipazione di un aspirante in quanto in  contrasto con i principi della ragionevolezza e della proporzionalità”.
RITENUTO quindi che nella controversia in oggetto, il calcolo  aritmetico per stabilire l’equivalente di un anno rispetto ai tre anni di  durata dell’affidamento è intuitivo, e tale calcolo avrebbe condotto a ritenere  il ribasso offerto dall’aggiudicataria inferiore a quello proposto dalla ditta  istante e quindi maggiormente conveniente nell’interesse pubblico l’affidamento  in favore di quest’ultima;

Il  Consiglio

ritiene, nei limiti di cui in motivazione, l’operato della  stazione appaltante non conforme alla disciplina normativa di settore.

Il Presidente ff
Francesco Merloni

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 8  novembre 2017
Il Segretario Maria Esposito

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