DELIBERA  N. 1234 DEL 29 novembre 2017

 

OGGETTO: Richiesta di parere prot. n. 115369 del  09/10/2017 proveniente da Studiare Sviluppo S.r.l. sulla possibilità per la  società di ricevere affidamenti in house dalle  amministrazioni dello Stato.

AG  17/17/AP

Il  Consiglio

Visto il decreto legislativo n. 50/2016
Visto l’appunto dell’Ufficio Precontenzioso e Pareri

Considerato  in fatto
Con la richiesta di parere prot. ANAC n. 115369 del 9 ottobre  2017, Studiare Sviluppo S.r.l., società partecipata interamente dal Ministero  dell’Economia e delle Finanze, domanda se possa ritenersi legittimata a  ricevere affidamenti in house da  parte di tutte le amministrazioni dello Stato. 
Nella richiesta di parere la società rileva come, ai sensi  del proprio statuto, essa abbia tutte le caratteristiche della società in house del Ministero dell’Economia e  delle Finanze e, in generale, delle altre amministrazioni statali potendo  essere affidataria diretta di contratti pubblici per le attività specificamente  individuate nello statuto secondo un rapporto configurabile in termini di  controllo analogo con il Ministero e con le altre Amministrazioni dello Stato.
Le norme statutarie comproverebbero la natura di società in house di Studiare Sviluppo S.r.l.  rispetto a tutte le Amministrazioni appartenenti all’apparato statale. 
Secondo quanto previsto agli articoli 5 e 13 dello statuto,  la società: persegue «finalità di interesse generale, non aventi carattere  commerciale o industriale» e svolge «attività strumentali alle funzioni  istituzionali delle Amministrazioni centrali dello Stato e, in particolare, del  Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei  Ministri –  Dipartimento degli Affari  regionali»; svolge, nella misura superiore all’’80% del fatturato, attività di  «promozione e realizzazione di progetti di sviluppo locale e di cooperazione  interregionale e transnazionale» e di «ricerca, assistenza operativa, editoria  (con esclusione di giornali quotidiani) e formazione nel campo dell’economia,  sociologia e diritto, della fiscalità, dell’innovazione amministrativa,  organizzativa e gestionale e degli altri campi di interesse di Amministrazioni  centrali dello Stato»; la produzione ulteriore rispetto al limite di fatturato  è consentita a condizione che la società permetta di conseguire economie di  scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell’attività principale. Qualificata  nello statuto come società «abilitata ad operare esclusivamente quale ente in house dell’Amministrazione centrale,  con esclusione di qualsiasi forma di affidamento diretto connesso a tale status  da parte di Amministrazioni regionali e/o locali», alla società è preclusa la  partecipazione a procedure di gara ad evidenza pubblica per l’affidamento di  contratti pubblici. I membri del Consiglio di Amministrazione, che sono  nominati dal socio unico, salvo un membro nominato dal Capo Dipartimento per gli  Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, devono  conformarsi alle «direttive pluriennali impartite dal Dipartimento del Tesoro  in ordine alle strategie, al piano delle attività e all’organizzazione» emanate  entro il 30 novembre di ogni anno e preventivamente comunicate al socio  pubblico unico ai fini della verifica dei profili economici e finanziari. In  attuazione delle direttive, essi devono comunicare al Dipartimento del Tesoro  «gli indirizzi generali annuali concernenti le attività, gli investimenti e  l’organizzazione» che si intendono approvati decorsi trenta giorni dalla  trasmissione; al Dipartimento del Tesoro nonché al socio unico sono trasmesse  anche le singole convenzioni con le altre Amministrazioni statali per la  verifica dell’equilibrio economico e finanziario insieme alle relazioni finali  sui singoli affidamenti. 
Lo statuto richiama la volontà di rafforzare il “controllo  analogo” proprio delle relazioni in house identificandolo nella circostanza che nei singoli atti di affidamento o  convenzioni con le altre amministrazioni statali, queste ultime definiscano i  costi e le modalità attuative degli interventi, indicando nella singola  convenzione, oltre alle condizioni economico-giuridiche degli affidamenti,  anche specifici indirizzi e controlli, nonché i soggetti deputati al loro  svolgimento. Nelle convenzioni le amministrazioni interessate dovranno  individuare anche le «risorse umane, finanziarie e strumentali da impiegare; le  modalità di ristoro degli oneri di gestione; la tempistica e modalità degli  adempimenti e i criteri di rendicontazione mediante contabilità separate; ogni  opportuno meccanismo di orientamento e controllo atto a garantire che le  attività siano coerenti con l’interesse istituzionale delle stesse Amministrazioni».  Infine, lo statuto prevede che l’effettività del controllo si garantisce con  l’attribuzione alle Amministrazioni competenti di funzioni di orientamento,  supervisione, monitoraggio e verifica relative alle attività operative in  esecuzione di ciascuna convenzione.
Lo statuto ha inteso predisporre un assetto organizzativo che  vorrebbe configurare una società in house all’intero apparato statale secondo una concezione del controllo analogo  che si baserebbe sulla previsione di strumenti di indirizzo, controllo e  verifica sulla singola esecuzione della convenzione in capo all’amministrazione  statale di volta in volta competente e parte della singola convenzione.
Al fine di sostenere la tesi espressa, la società istante  allega alla richiesta indirizzata all’Autorità, tra gli altri documenti, la  nota della Commissione europea EMPL E3/LC/sa, un parere legale e una  convenzione sottoscritta con l’Agenzia per la Coesione Territoriale in data 3  maggio 2017. 
Gli affidamenti alla società di attività di servizi al di  fuori del rapporto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze si  giustificherebbero secondo una nozione unitaria dello Stato che escluderebbe la  personalità giuridica dei singoli Ministeri e troverebbe conforto nella recente  disciplina contenuta all’art. 9, comma 1, d.lgs. 175/2016 laddove indica che  per le partecipazioni pubbliche statali «i diritti del socio sono esercitati  dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con altri Ministeri  competenti per materia, individuati dalle relative disposizioni di legge o di  regolamento ministeriale». 
La circostanza che, ai sensi del decreto legislativo n. 50  del 2016, ciascun Ministero sia un’amministrazione aggiudicatrice non  escluderebbe la possibilità che lo Stato, inteso unitariamente, possa avere una  disciplina speciale per le partecipazioni societarie, anche al fine di evitare  il proliferare di società in house in  capo a ciascuna amministrazione statale. Gli stessi rapporti tra i singoli  Ministeri, stante l’unitarietà dell’amministrazione, consentirebbero di  ritenere sussistente il controllo analogo in quanto esercitato congiuntamente  con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nel sostenere la propria natura di ente in house rispetto al socio unico così come rispetto anche a tutte  le altre amministrazioni appartenenti all’apparato statale, la società  richiedente il parere domanda all’Autorità di confermare la propria natura in house con particolare riferimento  alla possibilità di essere destinataria di affidamenti diretti da parte di  tutte le amministrazioni dello Stato secondo le norme statutarie. 

Ritenuto  in diritto 
Con la richiesta  di parere inoltrata all’Autorità, la Studiare Sviluppo S.r.l. sostiene la  propria natura di società in house al  Ministero dell’Economia e delle Finanze e alle altre amministrazioni dello  Stato richiamando a fondamento della tesi espressa le norme statutarie, la  normativa in materia di in house  providing e di società a partecipazione pubblica statale nonché la teoria  unitaria sulle funzioni dello Stato-apparato rispetto ai singoli Ministeri.
In via  preliminare, occorre evidenziare che la trattazione del quesito avviene in  prossimità della scadenza del termine per la presentazione delle domande di  iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti  aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie  società in house previsto dall’art.  192 del d.lgs. 50/2016, fissato alla data del 30 novembre 2017 (Linee guida n.  7 approvate con Delibera ANAC n. 951 del 20 settembre 2017 e Comunicato del  Presidente del 25 ottobre 2017). A tale riguardo si rappresenta che resta ferma  ogni definitiva verifica istruttoria rimessa all’Ufficio competente in sede di  valutazione della domanda di iscrizione all’Elenco che dovesse essere presentata  dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con riferimento alle proprie  società in house, inclusa  eventualmente la società odierna istante.
Compiuta tale  dovuta precisazione, tornando al quesito sottoposto all’attenzione  dell’Autorità, si ritiene utile richiamare i principi generali e le norme  disciplinanti gli affidamenti in house  providing come enunciati nella giurisprudenza comunitaria e confluita nelle  norme delle direttive europee e nella normativa nazionale di recepimento delle  direttive stesse al fine di verificare la possibilità di ricondurre la  fattispecie in esame nell’ambito di applicazione dell’istituto.
Come noto,  l’istituto dell’in house providing è  stato elaborato dalla giurisprudenza comunitaria quale eccezione alla regola  dell’evidenza pubblica negli affidamenti di appalti o concessioni di lavori,  servizi e forniture tale da non compromettere le istanze di tutela della  concorrenza tutelate dalla normativa comunitaria (Corte di giustizia 18  novembre 1999, causa C- 107/98 Teckal Srl;  Corte di giustizia 11 gennaio 2005, causa C-26/03 Stadt Halle; Corte di giustizia 11 maggio 2006, causa C-340/04 Carboternmo e Consorzio Alisei;Corte di giustizia 13 novembre 2008,  causa C- 324/07 Coditel Brabant;  Corte di giustizia 23 novembre 2012, causa C-182/11 e c-183/11 Econord; Corte di giustizia 19 giugno  2014, causa C-574/12; Corte di giustizia 8 maggio 2014, causa C-15/13). 
I principi  giurisprudenziali elaborati ed espressi nel tempo dalla Corte di giustizia sono  stati confermati nella giurisprudenza nazionale (tra le altre, si vedano in  particolare: Cons. Stato, sent. n. 2660/2015; Consiglio di Stato, Adunanza  Plenaria, 3 marzo 2008, n. 1; Cons. Stato, sent. n. 591/2009; Cons. Stato,  sent. n. 5781/2008; Cons. Stato, sent. n. 5/2007) e negli orientamenti  dell’Autorità (si veda, tra i più recenti, il parere AG 22/2016/AP).
La  giurisprudenza comunitaria e nazionale ha convenuto che l’istituto dell’in house providing è espressione della  libertà di auto-organizzazione delle amministrazioni aggiudicatrici,  ritenendosi legittimo, da parte di queste ultime, l’affidamento di appalti e  concessioni a organismi giuridicamente distinti con forma di persone giuridiche  di diritto privato, ma sostanzialmente di natura pubblicistica in quanto  articolazioni della stessa amministrazione aggiudicatrice, in un rapporto che è  stato qualificato in termini di “delegazione interorganica” (Cons. Stato, sez.  V, sent. 4030/2017).
E’ stata così  configurata la condizione necessaria all’istituto consistente in un rapporto  tra amministrazione aggiudicatrice e organismo in house qualificato in termini di esercizio di un «controllo analogo a quello esercitato  sui propri servizi», presupponente la partecipazione totalitaria pubblica  nell’organismo e comportante un’influenza determinante dell’amministrazione  aggiudicatrice sulle scelte strategiche e significative del soggetto  controllato; è stata configurata come condizione necessaria anche quella  relativa allo svolgimento dell’attività, da parte del soggetto controllato, in  misura prevalente in favore dell’amministrazione aggiudicatrice.
I principi di  diritto pretorio hanno trovato riscontro nelle direttive europee di ultima  generazione (direttive nn. 23, 24 e 25 del 2014), recepite nel Codice dei  Contratti pubblici (d.lgs. 50/2016) anche se con taluni aspetti di novità che,  tuttavia, non appaiono mettere in discussione la natura dell’istituto quale  espressione di autorganizzazione dell’amministrazione aggiudicatrice.
Le norme  richiedono, ai fini dell’affidamento diretto del contratto, la condizione del «controllo analogo a quello esercitato sui  propri servizi» (art. 5, comma 1, lett. a), d.lgs. 50/2016) con la  specificazione che «oltre l'80 per cento delle  attività della persona giuridica controllata è effettuata nello svolgimento dei  compiti ad essa affidati dall'amministrazione aggiudicatrice controllante o da  altre persone giuridiche controllate dall'amministrazione aggiudicatrice o da  un ente aggiudicatore di cui trattasi» (art. 5, comma 1, lett. b), d.lgs.  50/2016); le norme prevedono, altresì, che nella persona giuridica controllata  non vi sia «alcuna partecipazione diretta di capitali privati, ad eccezione di  forme di partecipazione di capitali privati le quali non comportano controllo o  potere di veto previste dalla legislazione nazionale, in conformità dei  trattati, che non esercitano un'influenza determinante sulla persona giuridica  controllata» (art. 5, comma 1, lett. c), d.lgs. 50/2016). 
Nonostante la  prevista possibilità di partecipazione di capitale privato nella persona giuridica in house, l’istituto continua a  essere configurato come forma di autorganizzazione della stessa amministrazione  aggiudicatrice tant’è che la società in  house providing è denominata espressamente, all’art. 192, comma 2, d.lgs.  50/2016, “ente strumentale”  dell’amministrazione aggiudicatrice o ente aggiudicatore. 
L’art. 5, d.lgs. 50/2016 considera esistente il “controllo  analogo” anche in altre fattispecie già riconosciute dalla giurisprudenza  comunitaria e codificate nelle direttive europee (art. 12, par. 1 e par. 2  della direttiva 24/2014/UE), vale a dire nelle ipotesi di: - in house “a cascata” in cui il controllo  analogo «è esercitato da una persona giuridica diversa, a sua volta controllata  allo stesso modo dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente  aggiudicatore»; - in house verticale  “invertito” o “capovolto” nell’ambito  di un rapporto bidirezionale tra amministrazioni aggiudicatrici o enti  aggiudicatori nel senso che ricorre quando «una persona giuridica controllata  che è un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore, aggiudica un  appalto o una concessione alla propria amministrazione aggiudicatrice o  all'ente aggiudicatore controllante»; - in  house “orizzontale” che ricorre quando tra il soggetto che affida l’appalto  e quello affidatario non sussiste alcuna relazione in house, nemmeno a cascata o indiretta, ma entrambi sono in  relazione in house con un terzo  soggetto che esercita sugli stessi un controllo analogo. Nell’ambito delle  relazioni in house l’art. 5, commi 4  e 5, d.lgs. 50/2016 disciplina anche la fattispecie del controllo “congiunto”  esercitato da una pluralità di amministrazioni aggiudicatrici o enti  aggiudicatori che, anche in misura diversa, possono partecipare al capitale  della persona giuridica controllata, esercitando il controllo e le attività in house alle condizioni indicate dalla  normativa. 
Occorre da ultimo fare presente che in ogni caso ogni  valutazione concernente la verifica delle condizioni di cui all’art. 5, d.lgs.  50/2016 deve essere compiuta tenendo conto del singolo affidamento del  contratto come dimostra l’art. 192, d.lgs. 50/2016 ai sensi del quale è  istituito presso l’Autorità l’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e  degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti  di proprie società in house di cui  all’art. 5. Il comma 2 dell’art. 192, d.lgs. 50/2016 prevede, come condizione  per l’affidamento di servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza,  che le stazioni appaltanti compiano in via preventiva una «valutazione sulla  congruità economica dell'offerta dei soggetti in house, avuto riguardo  all'oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del  provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato,  nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta,  anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di  efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale  impiego delle risorse pubbliche».
Sulla base della norma può dedursi che la natura di società in house a una determinata  amministrazione aggiudicatrice può astrattamente configurarsi; tuttavia, la  riscontrata natura di società in house non è di per sé sufficiente per considerare legittimo il singolo affidamento di  un contratto di appalto o di una concessione che l’amministrazione debba  disporre dovendosi svolgere una verifica in concreto relativa all’affidamento  del contratto ai sensi degli artt. 5, commi 1-5 e 192, d.lgs. 50/2016. Si  aggiunga che anche il Testo Unico in materia di  società a partecipazione pubblica (d.lgs. 175/2016) disciplina le società in house richiamando all’art. 16, comma  7, le norme del Codice dei Contratti Pubblici e individuando all’art. 4,  comma 4, d.lgs. 175/2016 l’oggetto sociale nelle «attività di cui alle lettere  a), b), d) ed e) del comma 2». In particolare, il Testo Unico prevede (art. 4,  comma 2) che le amministrazioni pubbliche possono, direttamente o  indirettamente, costituire società e acquisire o mantenere partecipazioni in società esclusivamente per lo  svolgimento di attività specificamente indicate, tra le quali risulta alla  lettera d) l’«autoproduzione di beni  o servizi strumentali all'ente o agli enti pubblici partecipanti o allo  svolgimento delle loro funzioni, nel rispetto delle condizioni stabilite dalle  direttive europee in materia di contratti pubblici e della relativa disciplina  nazionale di recepimento».
Tornando alla  fattispecie in esame e al quesito sollevato con la richiesta di parere, nel  ritenere confermata la nozione di in  house providing secondo l’impostazione tradizionale che vede in tale  istituto una deroga al principio della gara pubblica per l’affidamento del  contratto in quanto strumento di autorganizzazione dell’amministrazione o  dell’ente aggiudicatore, la disamina dell’atto costitutivo e dello statuto di  Studiare Sviluppo S.r.l. non conferma la rispondenza della società al modello  legale per quanto concerne il rapporto con le amministrazioni dello Stato  diverse dal socio unico. 
Le Linee guida  n. 7 approvate dal Consiglio dell’Autorità con delibera n. 235 del 15 febbraio  2017, aggiornate con delibera n. 951 del 20 settembre 2017 («Linee Guida per  l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti  aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie  società in house previsto dall’art.  192 del d.lgs. 50/2016») richiamano la necessità che la società abbia come  «oggetto sociale esclusivo una o più delle attività di cui all’art. 4, comma 2,  lettere a), b), d) ed e) del D.Lgs. 175/2016» insieme alla presenza, in capo  all’amministrazione aggiudicatrice o ente aggiudicatore, di un controllo sulla  persona giuridica che sia analogo a quello esercitato sui propri servizi, tale  da comportare «poteri di controllo, di ingerenza e di condizionamento superiori  a quelli tipici del diritto societario, previsti in specifiche disposizioni  dell’atto costitutivo, dello statuto o di appositi patti parasociali». Le Linee  guida individuano anche la necessità che «lo statuto dell’organismo partecipato  preveda che oltre l’80% del proprio fatturato sia effettuato nello svolgimento  dei compiti ad esso affidati dall’ente pubblico o dagli enti pubblici soci»  secondo le indicazioni del Codice. Tra gli indici comprovanti il controllo  analogo le Linee guida hanno indicato, tra gli altri, la presenza di  rappresentanti negli organi di governo dell’organismo. 
Lo statuto di  Studiare Sviluppo S.r.l. contiene previsioni concernenti il controllo sulla  società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma non contiene clausole  comprovanti la sussistenza di un controllo analogo a quello esercitato sui  propri servizi in capo alle altre amministrazioni dello Stato, prevedendo  soltanto un controllo di queste ultime sul singolo affidamento o convenzione di  cui siano parti. In specie, sulla base degli atti societari esaminati non  appare comprovata alcuna capacità delle singole amministrazioni statali di  esercitare «un’influenza determinante sia sugli obiettivi strategici che sulle  decisioni significative della persona giuridica controllata». 
La tesi espressa con la trasmissione della richiesta di  parere si basa su una nozione di Stato tale per cui, nel settore dei contratti  pubblici, l’amministrazione dello Stato può individuarsi in maniera unitaria  come sarebbe confermato da diverse norme dell’ordinamento giuridico, in  particolare dall’art. 3, comma 1, lett. a) e lett. b), d.lgs. 50/2016 laddove  si indicano genericamente le «amministrazioni aggiudicatrici dello Stato». In  tal senso anche altre norme: artt. 28 e 95 Cost; art. 822 c.c.; art. 9, comma 1  e 16, d.lgs. 175/2016. In particolare, rileverebbe a sostegno della tesi il  comma 1 dell’art. 9, d.lgs. 175/2016 secondo cui «Per le  partecipazioni pubbliche statali i diritti del socio sono esercitati dal  Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con altri Ministeri  competenti per materia, individuati dalle relative disposizioni di legge o di  regolamento ministeriale». 
Tuttavia, allo stato della legislazione vigente, la tesi  espressa nel parere non appare prospettabile nel caso in esame.
In linea generale, ai sensi dell’art. 95 della Costituzione,  i Ministeri sono dotati con legge di una propria organizzazione, attribuzioni,  autonomia e capacità decisionale, con conseguente responsabilità per l’attività  compiuta, ivi inclusa l’attività contrattuale. Il Ministero, come soggetto  responsabile per la propria attività amministrativa e contrattuale, si  configura come amministrazione aggiudicatrice e tale natura conserva  nell’affidamento diretto di un contratto a un proprio organismo in house quale propria articolazione  organizzativa. Inoltre, con specifico riferimento all’art. 9, comma 1, d.lgs.  175/2016, si evidenzia come la disposizione necessiti di attuazione normativa,  rinviando a norme di legge o di regolamento da emanarsi con riferimento  all’esercizio dei diritti di socio di concerto con le amministrazioni  competenti per materia; la norma appare, piuttosto, ispirata a ragioni di  contabilità pubblica e di tutela degli investimenti dello Stato e non  sembrerebbe fondare una nozione unitaria di amministrazione statale tale da  mettere in discussione la nozione tradizionale di controllo analogo quale  espressione del potere di autorganizzazione dell’amministrazione aggiudicatrice  del contratto. 
Nel caso di specie, tra l’altro, a differenza di altre  ipotesi valutate dall’Autorità, non si è rinvenuta una norma di legge o di  regolamento che possa giustificare gli affidamenti diretti di servizi alla  società istante da parte di altre amministrazioni dello Stato (si veda, di  recente, il parere ANAC AG 11/17/AP approvato con delibera n. 381 del 5 aprile  2017).  
In conclusione, fermo restando che anche la riconosciuta  natura di Studiare Sviluppo S.r.l. come ente strumentale in house al Ministero dell’Economia e delle Finanze non consente di  per sé, per il futuro, affidamenti diretti in assenza della presentazione della  domanda di iscrizione nell’Elenco ex art. 192, d.lgs. 50/2016 tenuto conto  anche delle previsioni di cui al comma 2 dell’articolo citato, allo stato della  normativa vigente la società istante non appare configurabile come ente  strumentale in house alle altre  amministrazioni dello Stato non ritenendosi verificate le condizioni di cui  all’art. 5, commi 1-5, d.lgs. 50/2016. 
La stessa nota  della Commissione europea, allegata alla richiesta di parere e che qualifica la  società Studiare Sviluppo come organismo in  house del Ministero dell’Economia e delle Finanze con riferimento alla  situazione verificata al tempo della nota stessa, non conferma la medesima  natura rispetto alle altre amministrazioni statali, sembrando piuttosto  configurare la società quale ente strumentale del Ministero, operante per conto  di quest’ultimo nell’ambito di convenzioni con altre pubbliche amministrazioni  (la nota indica, con riferimento ai rapporti con le altre Amministrazioni dello  Stato, che le attività  a favore di queste sono possibili «solo previo consenso esplicito del Ministero  stesso, che ne controlla, ex post sia la coerenza rispetto all’oggetto sociale  e alla “mission” della società, sia la sostenibilità finanziaria, e che ne  assume i necessari oneri economici»).
Resta in ogni  caso ferma ogni definitiva verifica istruttoria e valutazione conclusiva  rimessa all’Ufficio competente in sede di valutazione della domanda di  iscrizione all’Elenco che dovesse essere presentata dal Ministero dell’Economia  e delle Finanze con riferimento alle proprie società in house, inclusa eventualmente la società odierna istante.

Pertanto, in base a quanto sopra considerato e ritenuto,

Il Consiglio

ritiene, nei limiti di cui in motivazione, che fermo restando  che anche la riconosciuta natura di Studiare Sviluppo S.r.l. come ente  strumentale in house al Ministero  dell’Economia e delle Finanze non legittima di per sé, per il futuro,  affidamenti diretti in assenza dell’iscrizione nell’Elenco ex art. 192, d.lgs.  50/2016 tenuto conto anche delle previsioni di cui al comma 2 dell’articolo  citato, allo stato della normativa vigente la società istante non appare  configurabile come ente strumentale in  house alle altre amministrazioni dello Stato non essendo verificate le  condizioni di cui all’art. 5, commi 1-5, d.lgs. 50/2016.

 
Raffaele Cantone

Depositato  presso la Segreteria del Consiglio in data 7 dicembre 2017

Il Segretario Maria Esposito

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