DELIBERA N. 210 DEL 1 marzo 2018

 

OGGETTO: Istanza di  parere per la soluzione delle controversie ex articolo 211, comma 1 del decreto  legislativo 18 aprile 2016, n. 50 presentata da Linea Verde Nicolini Srl – Procedura  negoziata senza pubblicazione di bando ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. c)  d.lgs. n. 50/2016 per l’accordo quadro con unico operatore economico per lavori  di manutenzione ordinaria del verde pubblico e del verde pertinenziale degli  edifici scolastici di proprietà comunale ricadenti nel territorio del Municipio  Roma VI delle Torri – Criterio di aggiudicazione: minor prezzo – Importo a base  d’asta: euro 900.000,00; S.A.: Roma Capitale-Municipio VI.
PREC 23/18/L

OGGETTO: Istanza di  parere per la soluzione delle controversie ex articolo 211, comma 1 del decreto  legislativo 18 aprile 2016, n. 50 presentata da Ambiente Lavori Srl – Procedura  negoziata senza pubblicazione di bando ai sensi dell’art. 36, comma 2, lett. c)  d.lgs. n. 50/2016 per l’accordo quadro della durata di anni 3, inerente lavori  di manutenzione ordinaria del verde scolastico e urbano, di proprietà o in uso  a Roma Capitale compresi nel territorio del Municipio Roma II – Criterio di  aggiudicazione: minor prezzo – Importo a base d’asta: euro 565.000,00; S.A.:  Roma Capitale-Municipio II.
PREC 26/18/L

Il Consiglio

VISTE le istanze acquisite, rispettivamente, al prot. ANAC n. 0064802 del 9.5.2017 e n. 0066259 del 11.5.2017,  riunite per ragioni di economia procedurale in quanto coincidenti sotto il  profilo soggettivo (gare bandite da Roma Capitale ancorché da due distinti  Municipi) e oggettivo, con le quali le società Linea Verde Nicolini Srl e  Ambiente Lavori Srl contestano alla Stazione appaltante la mancata esclusione  degli operatori economici privi dei requisiti di cui all’art. 12, comma 1 della  legge n. 154/2016 e più precisamente la mancanza del requisito di idoneità  professionale di cui alle lettere a) e b) del citato articolo;
VISTI gli avvii  dell’istruttoria avvenuti in data 23.1.2018;
CONSIDERATA la documentazione in atti e le memorie di replica delle  parti;
CONSIDERATO che  l’art. 12, comma 1 della legge n. 154/2016 (recante “Deleghe al Governo  e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e  competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia  di pesca illegale”) stabilisce che «L'attività di  costruzione,   sistemazione  e  manutenzione   del verde pubblico o privato affidata a terzi può essere esercitata: a) dagli iscritti al Registro ufficiale dei   produttori,  di  cui all'articolo 20, comma 1, lettere a) e  c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214; b)  da   imprese  agricole,  artigiane,   industriali  o  in   forma cooperativa,  iscritte  al  registro  delle   imprese, che abbiano conseguito un attestato di  idoneità che accerti il possesso di adeguate  competenze»; che il comma 2 del medesimo articolo prevede che «Le regioni e le  province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano le modalità per  l'effettuazione dei corsi di formazione ai fini dell'ottenimento dell'attestato  di cui al comma 1, lettera b)»; che l’art. 20, comma 1, lettere a) e c), del  d.lgs. n. 214/2005 (recante “Attuazione della direttiva 2002/89/CE concernente  le misure di protezione contro l'introduzione e la diffusione nella Comunità di  organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali”) prevede che «Devono  iscriversi al Registro ufficiale dei produttori (RUP) operante presso il  Servizio fitosanitario nazionale: a) i soggetti autorizzati ai sensi  dell'articolo 19 che producono o commercializzano i prodotti di cui  all'allegato V, parte A, o importano i prodotti di cui all'allegato V, parte B; b) […]; c) i produttori di vegetali per i quali è prescritto  l'uso del passaporto delle piante da normative comunitarie»;
RILEVATO che sulla medesima questione, che vedeva  convenute, tra le altre, anche le due società odierne istanti, è di recente  intervenuto il Tar Lazio-Roma, che con la sentenza n. 11116/2017 ha statuito,  sulla base di motivazioni ampiamente condivisibili, che «L’affidamento per cui  è causa riguarda, come si è detto, un semplice sevizio di “manutenzione” del  verde pubblico, rispetto al quale sarebbe del tutto illogico e sproporzionato  imporre una restrizione dell’ambito dei soggetti legittimati a partecipare,  alla sola categoria dei produttori di varietà vegetali di cui all’art. 20  d.lgs. 214/2005, dal momento che nell’appalto per cui è causa non vi è da  produrre alcunché» ed inoltre che «E’ emerso con chiarezza dagli atti di causa  (e la circostanza, invero, non viene contestata da parte resistente) che, al  momento dello svolgersi della procedura aperta in esame, nessun corso di  formazione era ancora stato avviato né nel Lazio, né nelle altre regioni  italiane. Va anzi detto che le comunicazioni della Regione Lazio allegate da  parte ricorrente provano che, ancora nel giugno del 2017, si era in una fase  del tutto prodromica all’avvio effettivo dei corsi atteso che era stato  soltanto approvato, in sede di Conferenza delle regioni e delle province  autonome, lo “Standard professionale e formativo di manutentore del verde”,  necessario per poter poi implementare i corsi presso le diverse regioni in  attuazione dell’art. 12, comma 2 cit.. (v. nota Regione Lazio, Dir. Reg. per lo  Sviluppo Economico e le Attività Produttive n. 304331 del 15.6.2017). Da ciò  consegue che, al momento della partecipazione alla gara, la ricorrente era  nella materiale impossibilità di frequentare un qualsiasi corso regionale e,  quindi, di ottenere l’attestato di cui alla lett. b), comma 2, art. 12, così come  nella stessa condizione versava qualsiasi impresa avente come proprio oggetto  sociale i servizi di sistemazione e manutenzione del verde. Ne consegue che,  seguendo l’interpretazione della disposizione supportata dalla S.A. (secondo  cui la disposizione deve essere immediatamente e rigorosamente applicata senza  temperamenti di sorta, così imponendosi, attraverso l’etero-integrazione del  bando “ex lege” un requisito di idoneità professionale che le imprese  partecipanti alla gara erano impossibilitate ad ottenere), il risultato che si  viene produrre è proprio quello della limitazione dell’ambito dei potenziali  partecipanti alla gara in oggetto ai soli “produttori”, con evidente e pesante  effetto anticoncorrenziale, venendo escluse le imprese che in base alla normativa  pre-vigente avevano invece il pieno possesso del requisito, avendo magari  maturato notevole esperienza professionale proprio nei servizi afferenti  all’oggetto dell’appalto “de quo”» (sottolineature aggiunte);
RITENUTO che, parimenti alla questione  oggetto di controversia decisa dal Tar Lazio con la sentenza dianzi citata,  anche nei casi che ci occupano, essendo state le due gare aggiudicate  (rispettivamente in data 23 marzo e 4 aprile 2017) prima che fosse sottoscritto  (in data 8 giugno 2017) l’Accordo della Conferenza delle Regioni e delle  Province autonome relativo allo “STANDARD PROFESSIONALE E FORMATIVO DI  MANUTENTORE DEL VERDE” e prima che venissero attivati i corsi di formazione  professionale necessari al conseguimento dell’attestato di idoneità di cui  all’art. 12, comma 1, lett. b) della legge già menzionata, tale ultimo  requisito – pur ammettendo l’eterointegrazione normativa dei bandi di gara in  commento – sebbene previsto da una legge già in vigore non risultava di fatto  conseguibile da parte degli operatori economici interessati ovvero da coloro  che prima dell’entrata in vigore della novella possedevano i requisiti  necessari e sufficienti per partecipare alle gare per la manutenzione del verde  pubblico;
PRESO ATTO che la Camera di Commercio di  Roma, in merito all’idoneità professionale di cui alla citata normativa, «si è  espressa con apposito parere ritenendo opportuno consentire l'iscrizione  dell'attività, a condizione che il titolare dell'impresa ovvero uno dei soci  lavoranti frequenti il corso regionale finalizzato al conseguimento  dell'attestato, entro 6 mesi dall'istituzione dei corsi previsti dalla lettera  b). Le imprese verranno pertanto iscritte con clausola di provvisorietà» e che  sull’argomento la stessa Camera di Commercio ha richiesto un parere, non ancora  rilasciato, al Ministero dello Sviluppo Economico e che «nel frattempo, non  viene richiesta la dimostrazione del requisito»;
RITENUTO che, sempre in attesa di  apposito parere del Ministero dello Sviluppo Economico che possa fornire una  diversa ricostruzione dell’attuale quadro normativo in materia, l’interpretazione  che appare, nei casi in esame, più congrua sulla base del combinato disposto  dell’art. 20, comma 6 del d.lgs. n. 214/2005 («Sono esonerati dall'iscrizione  al RUP i «piccoli produttori», cioè coloro che producono e vendono vegetali e  prodotti vegetali che nella loro totalità sono destinati come impiego finale,  nell'ambito del mercato locale, a persone o acquirenti non professionalmente  impegnati nella produzione dei vegetali, a condizione che presentino ai Servizi  fitosanitari regionali una dichiarazione attestante il possesso di tale  requisito»), dell’art. 12 della legge n. 154/2016 e dell’art. 83, comma 2 del  Codice dei contratti pubblici («I requisiti e le capacità di cui al comma 1  sono attinenti e proporzionati all'oggetto dell'appalto, tenendo presente  l'interesse pubblico ad avere il più ampio numero di potenziali partecipanti,  nel rispetto dei principi di trasparenza e rotazione») è quella di intendere il  requisito di cui all’art. 12, comma 1, lett. a) della legge n. 154/2016  indispensabile ai fini della partecipazione alla gara solo laddove l’oggetto  dell’appalto, oltre all’ordinaria attività di manutenzione del verde, comprenda  altresì la produzione e/o la fornitura (e quindi la commercializzazione) e/o  l’importazione “di vegetali, prodotti vegetali ed altre voci” previsti dal summenzionato  d.lgs. n. 214/2005;
RITENUTO che – diversamente ragionando  – la richiesta del possesso del requisito di iscrizione al R.U.P. potrebbe essere  considerata sovrabbondante, ovvero illogica e sproporzionata in relazione  all’oggetto dell’appalto e pertanto in grado di determinare una immotivata  restrizione della concorrenza;

Il Consiglio

ritiene in entrambi i casi in esame, sulla  base delle motivazioni che precedono:

       
  • legittimo l’operato della Stazione appaltante con  riferimento al requisito di cui all’art. 12, comma 1, lett. b) della legge n.  154/2016;
  •    
  • legittimo l’operato della Stazione appaltante con  riferimento al requisito di cui all’art. 12, comma 1, lett. a) della legge n.  154/2016 purché tra le prestazioni contrattuali oggetto di affidamento, oltre  alle ordinarie attività di manutenzione del verde, non sia prevista anche la  produzione e/o la fornitura e/o l’importazione di vegetali, prodotti vegetali  ed altre voci di cui all’art. 20, comma 1, lettere a) e c) del d.lgs. n.  214/2005.    

Raffaele  Cantone 

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in  data 8 marzo 2018
Il Segretario  Maria Esposito

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