DELIBERA N. 343  DEL 5 aprile 2018


OGGETTO: Istanza di parere  per la soluzione delle controversie ex art. 211 del decreto legislativo 18 aprile  2016, n. 50/2016 presentata da Azienda Sanitaria Provinciale di  Catania/Medicasa Italia S.p.a. Procedura aperta per l’affidamento dei servizi  di cure domiciliari di primo secondo e terzo livello nel territorio dell’ASP di  Catania per un periodo di tre anni, con eventuale prosecuzione per un periodo  ulteriore di dodici mesi. Criterio di aggiudicazione: minor prezzo. Importo a  base di gara: 21.715.444 euro.
PREC. 17/18/S

Il  Consiglio

Considerato in fatto
Con l’istanza prot. n. 74977 del 31 maggio 2017, l’ASP di  Catania chiedeva a questa Autorità un parere sulla possibilità di ricondurre  gli eventi occorsi nella gara in oggetto alla fattispecie di cui all’art. 38  comma 1 lett. f) D.lgs. 163/2006 (art. 80 comma 5 lett. c D.lgs. 50/2016) e di  conseguenza escludere il concorrente che sarebbe incorso nei comportamenti  negligenti descritti dalla norma.
A seguito della segnalazione pervenuta da altra concorrente,  la Medicasa Italia S.p.a., la stazione appaltante effettuava le opportune  verifiche in ordine al Consorzio Sisifo che, contrariamente a quanto dichiarato,  avrebbe subito la revoca dell’aggiudicazione di altro appalto presso l’ASP di  Enna per aver commesso un grave errore nell’esercizio dell’attività  professionale accertato definitivamente con sentenza del Consiglio di Giustizia  Amministrativo della Regione Siciliana n. 47 d.l. 17.02.2017.
Il Consorzio Sisifo, in tale circostanza aveva rifiutato di  avviare con urgenza il servizio di gestione della residenza assistenziale di  Leonforte adottando una condotta  dilatoria ed inadempiente sottraendosi all’obbligo di cui all’art. 11,  comma 12, D.lgs. 163/2006. A seguito della motivata valutazione di grave  negligenza e malafede nell’esecuzione delle prestazioni, la suddetta Asp aveva  proceduto alla revoca dell’aggiudicazione in suo danno.
Ciò nonostante, l’ASP di Catania procedeva all’aggiudicazione  provvisoria dell’affidamento in oggetto in suo favore, non ritenendo la  condotta descritta in sentenza connotata di una gravità tale da incrinare il  giudizio di affidabilità professionale nei confronti del Consorzio. Nell’ambito  della propria discrezionalità tecnica quindi, la stazione appaltante ha poi  proceduto all’aggiudicazione definitiva.
Il Consorzio, riferisce la stazione appaltante nonché nelle  proprie memorie la Medicasa Italia S.p.a., avrebbe contestato la fondatezza  della pronuncia sul presupposto della mancanza di stipula del contratto,  ritenendo che in fase antecedente alla stipula non possa configurarsi  inadempimento.
La Medicasa Italia S.p.a. insiste per ritenere gli eventi di  cui sopra riconducibili alla fattispecie del grave inadempimento e la revoca  dell’aggiudicazione dovuta dalla stazione appaltante in considerazione della  manifesta inaffidabilità professionale dimostrata dal concorrente, nonché, in  subordine ritenere legittimo disporre l’esclusione e quindi la revoca  dell’aggiudicazione in virtù della dichiarazione mendace resa dal Consorzio ex  art. 38 comma 1 D.lgs. 163/2006.
Ritenuto  in diritto
La procedura in oggetto è stata  indetta con bando pubblicato in data 24 giugno 2015, pertanto nella vigenza del  D.lgs. 163/2006.
Sotto l’ulteriore profilo della  falsa dichiarazione, il comma 1 ter dell’art. 38 D.lgs. 163/2006 prevedeva  che “in  caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, nelle  procedure di gara e negli affidamenti di subappalto, la stazione appaltante ne  dà segnalazione all'Autorità che, se ritiene che siano state rese con dolo o  colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti oggetto  della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa documentazione,  dispone l'iscrizione nel casellario informatico ai fini dell'esclusione dalle  procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto ai sensi del comma 1,  lettera h), fino ad un anno, decorso il quale l'iscrizione é cancellata e perde  comunque efficacia”. Deve ritenersi infatti che la dichiarazione falsa  incrina il rapporto fiduciario con l’Amministrazione committente con il venir  meno dell’affidabilità del partecipante/aggiudicatario. L’impianto normativo prescrive  quindi misure sanzionatorie connesse alla ratio di colpire  l’inidoneità morale/professionale delle imprese che compiono condotte e atti  lesivi dell’interesse pubblico e la libera concorrenza, e che comportano la perdita  della integrità e affidabilità richiesta all’aggiudicatario.
Per tali ragioni, si ritiene che la  condotta del concorrente Consorzio Sisifo, se non ritenuta rilevante in  relazione alla gravità della negligenza commessa con l’inadempimento accertato  con sentenza nei confronti di altra stazione appaltante, sia comunque  suscettibile di giudizio negativo e conseguente esclusione dalla procedura di  gara per la falsità nelle dichiarazioni rilasciate nell’ambito della stessa  (vd. Cons. di Stato sez. III 5 settembre 2017, n.4192).
La violazione degli obblighi  di dichiarazione da parte del concorrente impedisce all’amministrazione di  svolgere le verifiche e valutazioni richieste dalla legge, in difformità dal  noto principio secondo cui è precluso al concorrente di operare filtri  nell’individuazione di precedenti, valutando esso stesso la loro rilevanza ai  fini dell’ammissione alla gara, spettando tale potere solo all’amministrazione.
Poiché la concorrente non ha  portato a conoscenza della stazione appaltante la revoca dell’aggiudicazione in  cui era incorsa in precedenza, avrebbe quindi dovuto legittimamente essere esclusa  quando la stazione appaltante  è venuta a  conoscenza di tali vicende aliunde.

Il Consiglio

ritiene, nei limiti di cui in motivazione, l’operato della  stazione appaltante non conforme alla disciplina normativa di settore.

Il  Presidente f.f.
Francesco  Merloni

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 10  aprile 2018
Il Segretario Maria Esposito

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