Massima numero 56 del 18 maggio 2016

istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 presentata Marketing Management s.r.l./ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) – procedura aperta comunitaria per l’affidamento in service della raccolta dei dati con tecnica CATI per l’indagine statistica “Consumi energetici delle famiglie” anno 2016. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Importo a base di gara: 480.000,00 euro. S.A.: ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica).

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Riferimenti normativi: Art. 81, 82, 83 d.lgs. 163/2006 Art. 2, 64 d.lgs. 163/2006 Art. 41, 42 d.lgs. 163/2006

Parole chiave: Criterio di aggiudicazione – caratteristiche dell’oggetto del contratto – scelta da parte della stazione appaltante Bando di gara – preferenza alle imprese operanti sul territorio di riferimento - illegittimità Requisiti di partecipazione – capacità tecnica ed economica – discrezionalità della stazione appaltante – limiti.

Ai sensi dell’art. 81 del d.lgs. 163/2006 la scelta tra i criteri di aggiudicazione ivi previsti, deve orientarsi tenendo presente l’unicità e l’automatismo del criterio del prezzo più basso e la pluralità e variabilità dei criteri dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quali il prezzo, la qualità, il pregio tecnico, il servizio successivo alla vendita, l’assistenza tecnica, ecc. Il ricorso al criterio del prezzo più basso è ammesso nel caso in cui si tratti di servizi ripetitivi e non complessi, sicché l’unica variabile è costituita dal prezzo, rimesso all’offerta di ciascun concorrente. Qualora l’oggetto del contratto sia più articolato ed occorre tenere conto di una pluralità di elementi, anche qualitativi e non solo del prezzo, la scelta deve orientarsi verso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. 

 

I bandi di gara non possono prevedere requisiti soggettivi dei concorrenti legati ad elementi di localizzazione territoriale, con effetti escludenti dalle gare pubbliche o con valore discriminante in sede di valutazione delle offerte e non attinenti alle reali esigenze di esecuzione del contratto ma esclusivamente ai requisiti tecnico-organizzativi delle imprese. Simili clausole rappresentano, infatti, una violazione dei principi di uguaglianza, non discriminazione, parità di  trattamento e concorrenza, i quali vietano ogni discriminazione dei concorrenti ratione loci. 

 

Il d.lgs. 163/2006 nel caso di servizi e forniture (artt. 41 e 42), lascia ampia discrezionalità alle stazioni appaltanti circa la possibilità di prevedere requisiti di partecipazione e di qualificazione più rigorosi e restrittivi di quelli minimi stabiliti dalla legge, per specifiche esigenze imposte dal peculiare oggetto dell’appalto; l’esercizio di siffatta potestà non si sottrae all’osservanza dei limiti intrinseci della discrezionalità amministrativa, ossia ai principi di ragionevolezza e proporzionalità, ed in ogni caso non può avere l’effetto di limitare indebitamente l’accesso alla procedura di gara ed il confronto concorrenziale in un determinato settore. La congruità e ragionevolezza dei requisiti di ammissione devono essere vagliate in  concreto, in relazione alla natura delle prestazioni effettivamente rimesse all’appaltatore, secondo la disciplina contrattuale predisposta dall’Amministrazione, e con riguardo all’oggetto dell’appalto ed alle sue specifiche peculiarità: la richiesta di un determinato requisito va perciò correlata al concreto interesse perseguito dell’Amministrazione nella selezione  del miglior contraente.