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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
  Regio  decreto  18  novembre  1923,  n.  2440  (in  Gazz.  Uff., 23
novembre,  n.  275).  -  Nuove  disposizioni sull'amministrazione del
patrimonio  e  sulla contabilità generale dello Stato (1) (2) (3) (4)
(5) (6).


  (1)  I  limiti  di somma fissati dal presente decreto sono stati da
ultimo elevati dall'art. 20, D.P.R. 20 aprile 1994, n. 367.
  (2)  In  virtù di quanto stabilito dall'art. 17, L. 15 maggio 1997,
n.  127,  recante  norme  in  materia  di  snellimento  dell'attività
amministrativa, la disciplina dei pareri obbligatori del Consiglio di
Stato  è  stata  completamente  ridisegnata.  Il  comma 25 del citato
articolo  17, in particolare, dispone tassativamente i casi in cui la
richiesta   di   parere   al   Consiglio  di  Stato  è  obbligatoria,
conseguentemente   il   successivo  comma  26,  abroga  ogni  diversa
disposizione che preveda il parere obbligatorio del Consiglio.
  (3) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento
la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla
base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi
anni.
  (4)  La Ragioneria centrale presso il Ministero del tesoro e quella
presso  il  Ministero  del  bilancio e della programmazione economica
sono  soppresse.  Gli  uffici  e  il  personale  sono trasferiti alla
Ragioneria  centrale  del  Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione  economica,  contestualmente  istituito  (art. 7, l. 3
aprile 1997, n. 94).
  (5)   In   luogo  di  Ragioneria/e  centrale/i,  leggasi  Ufficio/i
centrale/i  di bilancio ex art. 7, d.lg. 5 dicembre 1997, n. 430, che
ha  altresì  soppresso  le  ragionerie  regionali,  stabilendo che le
funzioni  relative ad amministrazioni decentrate su base più ampia di
quella  provinciale  sono  esercitate  dalla  ragioneria  provinciale
operante presso il dipartimento provinciale avente sede nel capoluogo
di  regione,  anche  mediante  l'utilizzazione  del  personale  delle
soppresse ragionerie regionali.
  (6) A partire dal 1° gennaio 1999 ogni sanzione pecuniaria penale o
amministrativa espressa in lire nel presente provvedimento si intende
espressa   anche   in   Euro   secondo   il   tasso   di  conversione
irrevocabilmente fissato ai sensi del Trattato CE. A decorrere dal 1°
gennaio  2002  ogni sanzione penale o amministrativa espressa in lire
nel  presente  provvedimento  è  tradotta in Euro secondo il tasso di
conversione  irrevocabilmente  fissato  ai  sensi del Trattato CE. Se
tale operazione di conversione produce un risultato espresso anche in
decimali,  la  cifra  è  arrotondata  eliminando i decimali (art. 51,
d.lg. 24 giugno 1998, n. 213).



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  (Omissis).



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 1.
  I  beni  immobili  dello  Stato,  tanto pubblici quanto posseduti a
titolo  di  privata proprietà, sono amministrati a cura del Ministero
del  tesoro,  del bilancio e della programmazione economica, salve le
eccezioni stabilite da leggi speciali.
  I  beni  immobili  assegnati ad un servizio governativo s'intendono
concessi  in  uso  gratuito al ministero da cui il servizio dipende e
sono   da  esso  amministrati.  Tosto  che  cessi  tale  uso  passano
all'amministrazione delle finanze.
  Ciascun  ministero  provvede  all'amministrazione  dei  beni mobili
assegnati  ad  uso  proprio o di servizi da esso dipendenti, salve le
disposizioni speciali riguardanti i mobili di ufficio.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 2.
  A cura del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica  deve formarsi l'inventario dei beni immobili di pertinenza
dello  Stato,  distinguendo  quelli destinati in servizio governativo
dagli  altri,  e  indicando  gli  elementi  atti a farne conoscere la
consistenza ed il valore.
  Ciascun  ministro  deve far compilare l'inventario dei mobili e dei
materiali di spettanza dello Stato.
  Il  regolamento  determinerà  le  norme  per  la  formazione  e  la
conservazione dei detti inventari (1).
  (1) Vedi gli artt. 2, 3, 4, 11 a 15, 17, 19, 22 a 25, 27 e 28, r.d.
23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 3.
  I contratti dai quali derivi un'entrata per lo Stato debbono essere
preceduti  da  pubblici  incanti,  salvo che per particolari ragioni,
delle  quali  dovrà  farsi  menzione  nel decreto di approvazione del
contratto, e limitatamente ai casi da determinare con il regolamento,
l'amministrazione non intenda far ricorso alla licitazione ovvero nei
casi di necessità alla trattativa privata (1).
  I  contratti dai quali derivi una spesa per lo Stato debbono essere
preceduti  da gare mediante pubblico incanto o licitazione privata, a
giudizio discrezionale dell'amministrazione (1).
  Sono  escluse  dal  fare offerte per tutti i contratti le persone o
ditte  che  nell'eseguire  altra  impresa  si siano rese colpevoli di
negligenza   o   malafede.   L'esclusione   è   dichiarata  con  atto
insindacabile  della competente amministrazione centrale, la quale ne
dà comunicazione alle altre amministrazioni (2).
  (1)   Gli   attuali   commi  primo  e  secondo  così  sostituiscono
l'originario  primo  comma  per  effetto  dell'articolo  2, d.p.r. 30
giugno 1972, n. 627.
  (2)  Il  Regolamento  di  esecuzione,  approvato con r.d. 23 maggio
1924,  n.  827,  determina  i casi in cui è consentita la licitazione
privata,  agli  artt.  38  e  39,  dettando  le norme per il relativo
procedimento  agli  articoli 89 e 90. Le norme per il procedimento da
seguire  per i pubblici incanti sono contenute negli artt. da 63 a 88
del detto regolamento.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 4.
  Per  speciali  lavori  o  forniture  possono invitarsi le persone o
ditte  ritenute  idonee a presentare, in base a prestabilite norme di
massima, i progetti tecnici e le condizioni alle quali siano disposte
ad eseguirli.
  Nei  modi  e  nelle  forme  che  saranno  stabilite nell'invito, si
procede,  a  giudizio insindacabile dell'amministrazione, alla scelta
del  progetto  che  risulti  preferibile, tenuto conto degli elementi
economici  e  tecnici  delle  singole  offerte  e  delle  garanzie di
capacità e serietà che presentano gli offerenti, e si fa quindi luogo
alla stipulazione del contratto.
  Nessun  compenso  o  rimborso  spetta  alle  persone o ditte per la
compilazione dei progetti presentati (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli artt. 40 e 91, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
Per  le  ipotesi  di appalto-concorso, vedi l'art. 8, r.d. 8 febbraio
1923, n. 422, modificato dall'art. 2, r.d.l. 28 agosto 1924, n. 1396.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 5.
  I  progetti  di  contratti devono essere comunicati al Consiglio di
Stato, per averne il parere, quando l'importo previsto superi le lire
600.000.000 (1) se si tratta di contratti da stipularsi dopo pubblici
incanti  o  le  lire  300.000.000  (1)  se da stipularsi dopo privata
licitazione o nel modo di cui al precedente art. 4.
  Il  Consiglio  di  Stato darà il parere, tanto sulla regolarità del
contratto, quanto sulla convenienza amministrativa, al quale uopo gli
saranno  forniti  dai  ministeri i documenti, le giustificazioni e le
notizie che riterrà di chiedere.
  Il parere del Consiglio di Stato sarà dal ministero comunicato alla
Corte  dei conti a corredo del decreto di approvazione del contratto,
del quale viene chiesta la registrazione.
  Per  ragioni  di  evidente  urgenza,  prodotte  da  circostanze non
prevedibili,  da  farsi  risultare  nel  decreto  di approvazione del
contratto,   potranno   comunicarsi  al  Consiglio  di  Stato,  prima
dell'approvazione ministeriale, in luogo dei progetti di contratti, i
verbali  di  aggiudicazione  o  gli  schemi di contratto sottoscritti
dalla parte (2).
  (1)  I  limiti di somma sono stati, da ultimo, così elevati di 2000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata dallo stesso articolo.
  (2)  Vedi,  anche,  l'art. 42, r.d. 23 maggio 1924, n. 827. Per una
deroga  delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'art. 6,
d.lg.lgt.  18  gennaio 1945, n. 16. Per quanto riguarda l'elencazione
tassativa dei casi in cui deve essere reso il parere obbligatorio del
Consiglio  di  Stato, vedi art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997,
n. 127.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                             Art. 5-bis.
  1.  Per  l'acquisto di autoveicoli, motoveicoli, mezzi di trasporto
in genere e loro parti di ricambio, prodotti dall'industria nazionale
ovvero  da  un'industria  di uno Stato membro della Comunità europea,
nonché  per l'acquisto di carburanti, lubrificanti e ossigeno liquido
avio  destinati  alle Forze armate e forniti dall'industria nazionale
ovvero  da  un'industria  di uno Stato membro della Comunità europea,
non  si  applica  il  disposto  del  precedente  art.  5 e quello del
successivo art. 6, secondo comma (1).
  (1) Articolo aggiunto dall'art. 3, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627, e
poi così sostituito dall'art. 13, l. 22 febbraio 1994, n. 146.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 6.
  Qualora,  per  speciali  ed  eccezionali  circostanze, che dovranno
risultare  nel  decreto  di  approvazione  del contratto, non possano
essere  utilmente  seguite  le  forme  indicate negli artt. 3 e 4, il
contratto potrà essere concluso a trattativa privata.
  Se l'importo previsto superi le lire 150.000.000 (1) il progetto di
contratto  o,  nel caso di cui al precedente art. 5, comma ultimo, lo
schema  di  contratto  firmato  dalla ditta contraente sarà, ai sensi
dell'articolo  medesimo,  comunicato  al  Consiglio  di  Stato per il
parere (2).
  (1)  I limiti di somma, sono stati, da ultimo, così elevati di 2000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata dallo stesso articolo.
  (2)  Vedi,  anche,  gli artt. 41, 42 e 101, r.d. 23 maggio 1924, n.
827. Per quanto riguarda l'elencazione tassativa dei casi in cui deve
essere  reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi art.
17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 7.
  Ove  il contratto riguardi materia per la quale esistono capitolati
d'oneri  approvati dopo sentito il Consiglio di Stato e le condizioni
del  contratto siano conformi a quelle dei detti capitolati, i limiti
di somma stabiliti per il parere del Consiglio stesso dagli artt. 5 e
6 sono aumentati della metà (1).
  (1)  Vedi,  anche, gli artt. 42, 45-62, 99, 107, 109 e 114, r.d. 23
maggio  1924,  n.  827.  Per  una deroga delle disposizioni di cui al
presente  articolo  vedi  l'art. 6, d.lg.lgt. 18 gennaio 1945, n. 16.
Per  quanto  riguarda  l'elencazione  tassativa  dei casi in cui deve
essere  reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi art.
17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 8.
  I  servizi  che  per  la loro natura debbono farsi in economia sono
determinati e retti da speciali regolamenti approvati con decreto del
Presidente della Repubblica previo parere del Consiglio di Stato.
  Quando   ricorrano   speciali  circostanze  potranno  eseguirsi  in
economia,  in  base  ad  autorizzazione data con decreto motivato del
ministro,  servizi  non  preveduti  dai regolamenti. Sarà in tal caso
sentito   il  Consiglio  di  Stato,  ove  l'importo  superi  le  lire
60.000.000 (1) (2).
  (1)  Importo  così  aumentato,  da  ultimo, dall'art. 20, d.p.r. 20
aprile 1994, n. 367.
  (2)  Per  quanto  riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui
deve  essere reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi
art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                               Art. 9.
  Qualora,  nella  esecuzione  di  un  contratto,  pel  quale non sia
intervenuto  il  parere del Consiglio di Stato, sorga la necessità di
arrecarvi  mutamenti  che  ne  facciano  crescere l'ammontare oltre i
limiti  indicati  negli  artt.  5,  6  e  7  prima che si provveda al
pagamento finale, dovranno gli atti relativi comunicarsi al Consiglio
di Stato per il parere (1).
  Se  trattasi  di spese in economia gli atti dovranno comunicarsi al
Consiglio di Stato, quando l'importo preveduto in cifra non eccedente
le lire 60.000.000 (2), venga nel fatto a superare tale somma (3).
  (1)  Per  quanto  riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui
deve  essere reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi
art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.
  (2)  I  limiti di somma sono stati, da ultimo, così elevati di 2000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata  dallo  stesso  articolo.  L'art.  20 del suddetto decreto è
entrato  in vigore il 1° novembre 1995, in virtù dell'art. 2, d.l. 28
agosto 1995, n. 359, conv. in l. 27 ottobre 1995, n. 436.
  (3)  Vedi,  anche, gli artt. 44 e 119, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
Per  una  deroga  delle disposizioni di cui al presente articolo vedi
l'art. 6, d.lg.lgt. 18 gennaio 1945, n. 16.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 10.
  Per  l'acquisto all'estero di combustibili, di tabacchi, di beni la
cui  produzione  è garantita da privativa industriale, di macchinari,
di  strumenti  ed  oggetti  di  precisione  che  solo ditte straniere
possono  fornire  con  i  requisiti tecnici ed il grado di perfezione
richiesti,  nonché  per l'esecuzione all'estero di lavori relativi ai
beni  predetti e per il noleggio delle navi destinate ai trasporti di
combustibili,   l'amministrazione  può  provvedere  direttamente  nei
luoghi  di produzione e nei principali mercati stranieri a trattativa
privata (1).
  Ai relativi contratti non sono applicabili le norme contenute negli
articoli 5, 6, secondo comma, e 19 del presente decreto (1).
  Per  l'acquisto  e  la permuta all'estero di terreni edificatori ed
edifici  da  destinarsi  a  sedi  di  rappresentanze  diplomatiche  e
consolari  non  si  applica il disposto degli articoli 5 e 6, secondo
comma, del presente decreto (1).
  Alle relative convenzioni non è applicabile il disposto degli artt.
5, 6, 2° comma, e 19 del presente decreto.
  (1)  Gli  attuali  commi  primo, secondo e terzo così sostituiscono
l'originario  primo  comma  per effetto dell'art. 1, d.p.r. 30 giugno
1972, n. 627.



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              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 11.
  Qualora,  nel  corso  di  esecuzione  di  un  contratto, occorra un
aumento   od   una  diminuzione  nelle  opere,  lavori  o  forniture,
l'appaltatore è obbligato ad assoggettarvisi, alle stesse condizioni,
fino  a  concorrenza  del  quinto  del prezzo di appalto. Al di là di
questo limite egli ha diritto alla risoluzione del contratto.
  In  questo  caso sarà all'appaltatore pagato il prezzo delle opere,
dei lavori o delle forniture eseguite, a termini di contratto.
  L'aumento  entro  il limite del quinto della somma preventivata non
rende,  in  verun  caso,  necessario il parere del Consiglio di Stato
(1).
  (1)  Vedi, anche, gli artt. 111, 119 e 120, r.d. 23 maggio 1924, n.
827. Per quanto riguarda l'elencazione tassativa dei casi in cui deve
essere  reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi art.
17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



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                              Art. 12.
  I  contratti  debbono  avere  termini  e durata certa e non possono
essere  stipulati  con  onere  continuativo  per lo Stato, se non per
ragioni  di assoluta convenienza o necessità da indicarsi nel decreto
di approvazione del contratto.
  Per le spese ordinarie la durata non può oltrepassare i nove anni.
  Non  si  possono  stipulare  interessi  e  provvigioni  a favore di
fornitori  e  intraprenditori  sulle  somme  che fossero obbligati di
anticipare per l'esecuzione dei contratti.
  Nei  contratti  per  forniture,  trasporti  e  lavori  non  si  può
stipulare  l'obbligo  di  far  pagamenti  in conto, se non in ragione
dell'opera prestata o della materia fornita.
  (Omissis) (1).
  Con  decreto  del  Ministero  del  tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  può  consentirsi,  per  periodi  di durata
determinata,  che,  in deroga a quanto disposto dal precedente quarto
comma,  le  amministrazioni  dello  Stato,  comprese quelle autonome,
anticipino   fino  al  10  per  cento  del  prezzo,  a  fronte  della
prestazione  di  idonee  garanzie bancarie o equivalenti da parte del
contraente;    l'erogazione    dell'anticipazione    è    subordinata
all'avvenuto   inizio   dei   lavori,  ovvero  dell'esecuzione  della
fornitura.  La  misura dell'anticipazione, il graduale recupero della
medesima  e  il  grado delle garanzie, sono stabiliti con il suddetto
decreto (2).
  Le  anticipazioni  sono revocate ove l'esecuzione del contratto non
sia  proseguita  secondo  gli  obblighi  contrattuali.  In  tal  caso
spettano  all'Amministrazione  anche gli interessi legali sulle somme
anticipate (2) (3).
  Le  disposizioni  di  cui  ai  precedenti  commi sesto e settimo si
applicano  agli  enti  locali  e agli altri enti pubblici nonché agli
istituti  ed  aziende  operanti  comunque  nell'ambito della pubblica
amministrazione (2) (3).
  (1)  Comma abrogato dall'art. 2, d.l. 2 marzo 1989, n. 65, conv. in
l. 26 aprile 1989, n. 155.
  (2) Comma aggiunto dall'art. 2, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627.
  (3)  Comma  così  sostituito dall'art. 2, d.l. 2 marzo 1989, n. 65,
conv. in l. 26 aprile 1989, n. 155.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                            Art. 12-bis.
  (Omissis) (1).
  (1)  Articolo abrogato dall'art. 2, d.l. 2 marzo 1989, n. 65, conv.
in l. 26 aprile 1989, n. 155.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 13.
  Deve  essere  nuovamente  sentito  il  Consiglio di Stato, prima di
rescindere  o  variare un contratto per causa in esso prevista, se il
contratto  stesso  venne  già sottoposto all'esame di detto Consiglio
(1).
  (1)  Vedi,  anche, gli artt. 44, 107 e 111, r.d. 23 maggio 1924, n.
827.  Per  una  deroga delle disposizioni di cui al presente articolo
vedi  l'art. 6, d.lg.lgt. 18 gennaio 1945, n. 16. Per quanto riguarda
l'elencazione  tassativa  dei  casi in cui deve essere reso il parere
obbligatorio  del Consiglio di Stato, vedi art. 17, commi 26 e 27, l.
15 maggio 1997, n. 127.



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                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 14.
  Deve  essere  sentito  il  parere  del  Consiglio di Stato prima di
approvare  gli  atti di transazione diretti a prevenire od a troncare
contestazioni giudiziarie qualunque sia l'oggetto della controversia,
quando  ciò  che  l'amministrazione  dà o abbandona sia determinato o
determinabile in somma eccedente le lire 20.000.000 (1).
  A  formare  la  somma anzidetta concorrono le transazioni che siano
intervenute  precedentemente per lo stesso oggetto o per l'esecuzione
del medesimo contratto.
  Deve  essere sentito il Consiglio di Stato anche per le transazioni
di  minore importo, quando l'amministrazione non si uniformi per esse
all'avviso espresso dall'avvocatura erariale (2) (3).
  (1)  I  limiti di somma sono stati, da ultimo, così elevati di 1000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata  dallo  stesso  articolo.  L'art.  20 del suddetto decreto è
entrato  in vigore il 1° novembre 1995, in virtù dell'art. 2, d.l. 28
agosto 1995, n. 359, conv. in l. 27 ottobre 1995, n. 436.
  (2)  Per  una deroga delle disposizioni di cui al presente articolo
vedi l'art. 6, d.lg.lgt. 18 gennaio 1945, n. 16.
  (3)  Per  quanto  riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui
deve  essere reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi
art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 15.
  Deve  essere sentito il Consiglio di Stato, qualunque sia l'oggetto
ed  il  valore  del  contratto,  nei  casi  nei  quali  si  tratti di
riconoscere  se  siano  in  tutto od in parte applicabili le clausole
penali  stipulate  a  carico  dei  fornitori o appaltatori, quando la
somma  in  controversia  o  che l'amministrazione abbandoni superi le
lire 5.000.000 (1).
  La sospensione dei lavori o il prolungamento dei termini, per cause
non  previste  dal contratto debbono risultare da atti addizionali al
contratto  stesso.  Su  tali atti deve essere sentito il Consiglio di
Stato,  se la durata della sospensione o il prolungamento dei termini
siano  indeterminati  o tali che vi corrisponda, secondo il contratto
originario, una penalità eccedente le lire 5.000.000 (1) (2).
  (1)  I  limiti di somma sono stati, da ultimo, così elevati di 1000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata  dallo  stesso  articolo.  L'art.  20 del suddetto decreto è
entrato  in vigore il 1° novembre 1995, in virtù dell'art. 2, d.l. 28
agosto 1995, n. 359, conv. in l. 27 ottobre 1995, n. 436.
  (2)  Vedi,  anche,  l'art. 50, r.d. 23 maggio 1924, n. 827. Per una
deroga  delle disposizioni di cui al presente articolo vedi l'art. 6,
d.lg.lgt.  18  gennaio 1945, n. 16. Per quanto riguarda l'elencazione
tassativa dei casi in cui deve essere reso il parere obbligatorio del
Consiglio  di  Stato, vedi art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997,
n. 127.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 16.
  I  contratti  sono  stipulati  da  un pubblico ufficiale delegato a
rappresentare   l'amministrazione   e   ricevuti  da  un  funzionario
designato  quale  ufficiale  rogante,  con  le  norme  stabilite  dal
regolamento.
  I processi verbali di aggiudicazione nelle aste e nelle licitazioni
private sono parimenti formati da quest'ultimo funzionario.
  I contratti ed i verbali anzidetti hanno forza di titolo autentico.
  I  processi  verbali  di  aggiudicazione  definitiva, in seguito ad
incanti pubblici o a private licitazioni, equivalgono per ogni legale
effetto al contratto.
  Il  deliberatario non può impugnare l'efficacia dell'atto o incanto
pel  motivo  che  non  sia  stato  da lui firmato il relativo verbale
d'asta o di licitazione privata (1).
  (1) Vedi gli artt. 63, 88 e 93 a 102, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                            Art. 16-bis.
  Le  spese di copia, stampa, carta bollata e tutte le altre inerenti
ai contratti sono a carico dei contraenti con l'amministrazione dello
Stato.
  Sono altresì a carico di detti contraenti le spese di registrazione
dei  contratti,  in  conformità  del  disposto  dell'articolo  55 del
decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26 ottobre 1972, n. 634,
sull'imposta di registro.
  Le spese di copia di cui al precedente primo comma sono determinate
sulla   base  di  apposite  tariffe  predisposte  dal  Provveditorato
generale dello Stato e approvate con decreto del Ministro del tesoro,
del  bilancio  e  della  programmazione  economica.  Dette tariffe si
applicano   anche  nei  confronti  delle  ditte  cui  siano  affidati
eccezionalmente lavori di copia.
  Gli importi delle spese di cui al primo comma, nonché quelle di cui
al  secondo  comma,  sono versati dal contraente, entro cinque giorni
dalla  data di stipulazione del contratto, sul conto corrente postale
intestato  alla  sezione  di  tesoreria provinciale dello Stato e con
imputazione   ad   apposito   capitolo   dello  stato  di  Previsione
dell'entrata   del   bilancio   dello  Stato  o  del  bilancio  delle
amministrazioni  o  aziende autonome. La causale del versamento dovrà
indicare, oltre il capitolo di entrata sul quale affluisce l'importo,
la specificazione analitica delle spese da comunicarsi dall'ufficiale
rogante  o,  ove  occorra,  dal funzionario che stipula il contratto,
all'atto della stipulazione del medesimo.
  L'attestato  del  versamento di cui al comma precedente deve essere
consegnato all'amministrazione per essere allegato al contratto.
  In  caso di ritardo nel versamento, l'importo delle spese di cui al
primo  comma  è  aumentato  degli  interessi  legali decorrenti dalla
scadenza  del  termine  fissato dal precedente quarto comma fino alla
data dell'effettivo versamento sul conto corrente postale.
  In   caso   di   mancato  versamento  ovvero  di  mancata  consegna
dell'attestato  di  versamento,  l'amministrazione trattiene la somma
dovuta dal contraente, aumentata degli interessi, sul primo pagamento
relativo  al contratto e la versa direttamente al capitolo di entrata
di cui al precedente quarto comma (1).
  (1) Articolo aggiunto dall'art. 1, l. 27 dicembre 1975, n. 790.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                            Art. 16-ter.
  Il  pagamento  delle  spese  di  cui  al  primo e secondo comma del
precedente  articolo  è  eseguito  in  contanti  dal  cassiere  per i
contratti stipulati dalle amministrazioni centrali, anche autonome, e
dal  funzionario  delegato per quelli stipulati da uffici periferici,
sulla  base  di  ordini  di  accreditamento  emessi  a loro favore su
apposito  capitolo da istituire negli stati di previsione della spesa
dei  singoli Ministeri e nei bilanci delle amministrazioni ed aziende
autonome.
  Ai  fini  di  cui  al  precedente  comma,  l'atto  approvativo  del
contratto  deve contenere l'attestazione circa la disponibilità della
somma necessaria al pagamento delle spese di registrazione.
  Restano  comunque  fermi  gli obblighi e le responsabilità previsti
dalle  vigenti  disposizioni  sull'imposta  di  registro a carico del
pubblico ufficiale che ha redatto l'atto.
  I  rendiconti  delle  spese  di  cui al precedente primo comma sono
sottoposti  al  controllo delle ragionerie centrali e della Corte dei
conti  se  si riferiscono a contratti stipulati dalle amministrazioni
centrali  ed  al  controllo  delle ragionerie regionali dello Stato e
delle  delegazioni  regionali  della  Corte  dei conti competenti per
territorio  se  si  riferiscono  a  contratti  stipulati dagli uffici
periferici.
  Per  i contratti stipulati dagli uffici centrali e periferici delle
amministrazioni  ed  aziende  autonome  il  controllo di cui al comma
precedente è eseguito dagli uffici o servizi centrali di ragioneria e
dalla Corte dei conti. Per le amministrazioni ed aziende autonome che
hanno  uffici  o  servizi  di  ragioneria decentrati il controllo sui
rendiconti  delle  spese  relative a contratti stipulati dagli uffici
periferici  è  esercitato dai citati uffici o servizi di ragioneria e
dalle  delegazioni  regionali  della  Corte  dei conti competenti per
territorio (1).
  (1) Articolo aggiunto dall'art. 1, l. 27 dicembre 1975, n. 790.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 17.
  I  contratti  a  trattativa  privata,  oltre  che in forma pubblica
amministrativa nel modo indicato al precedente art. 16, possono anche
stipularsi:
    per  mezzo  di  scrittura  privata  firmata  dall'offerente e dal
funzionario rappresentante l'amministrazione;
    per mezzo di obbligazione stessa appiedi del capitolato;
    con  atto  separato  di obbligazione sottoscritto da chi presenta
l'offerta;
    per  mezzo di corrispondenza, secondo l'uso del commercio, quando
sono conclusi con ditte commerciali (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 94 e 101, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 18.
  I  contratti  stipulati  con  ditte  o  società  commerciali devono
contenere   l'indicazione  delle  persone  legalmente  autorizzate  a
riscuotere e quietanzare.
  L'accertamento   della   capacità  dello  stipulante  ad  impegnare
legalmente  la  ditta  o  società,  come pure il riconoscimento della
facoltà   delle   persone  che  nei  contratti  vengono  designate  a
riscuotere,  incombe  al  funzionario rogante, nei contratti in forma
pubblica  amministrativa,  ed  al  funzionario  che  stipula e riceve
l'impegno contrattuale, nei contratti in forma privata.
  I   pagamenti  fatti  alle  persone  autorizzate  dai  creditori  a
riscuotere  per  loro  conto  ed  a rilasciare quietanza si ritengono
validamente,  eseguiti,  finché la revoca del mandato, conferito alle
persone  stesse,  non  sia  notificata  nelle  forme  di  legge  alle
amministrazioni,  agli  uffici,  agli enti o ai funzionari cui spetta
ordinare  il pagamento, salvo il disposto del secondo comma dell'art.
69  del  presente  decreto,  riguardo  agli  ordini  di pagamento che
risultino già emessi (1).
  (1)  Vedi, anche, l'art. 294, come risulta sostituito dall'art. 25,
d.p.r.  30  giugno  1955,  n.  1534 e gli articoli 295 e 296, r.d. 23
maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 19.
  Gli  atti  di  aggiudicazione  definitiva  ed i contratti, anche se
stipulati  per  corrispondenza  ai  sensi del precedente art. 17, non
sono obbligatori per l'amministrazione, finché non sono approvati dal
ministro o dall'ufficiale all'uopo delegato e non sono eseguibili che
dopo l'approvazione.
  L'approvazione  dei contratti pei quali sia richiesto il parere del
Consiglio  di  Stato  deve  essere  data con decreto ministeriale. Il
decreto sarà motivato quando non sia seguito in tutto o in parte tale
parere (1).
  I  decreti  di  approvazione  dei contratti di importo eccedente le
lire  20.000.000  (2)  sono  sottoposti alla registrazione preventiva
della Corte dei conti.
  Per  il  medesimo oggetto non possono essere formati più contratti,
salve   speciali   necessità   da   farsi  constare  nel  decreto  di
approvazione del contratto.
  Quando  si tratti di oggetti che, per la loro natura o per il luogo
in   cui  si  effettua  la  vendita,  debbono  essere  immediatamente
consegnati all'acquirente, il ministro può conferire all'autorità che
presiede  l'asta  la  facoltà  di  approvare  e rendere eseguibile il
contratto (3).
  (1)  Per  quanto  riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui
deve  essere reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi
art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.
  (2)  I  limiti di somma sono stati, da ultimo, così elevati di 1000
volte  dall'art.  20,  d.p.r.  20 aprile 1994, n. 367, che ha altresì
fatto  salve  le disposizioni legislative e regolamentari che abbiano
aumentato  gli originari limiti di somma in misura superiore a quella
indicata  dallo  stesso  articolo.  L'art.  20 del suddetto decreto è
entrato  in vigore il 1° novembre 1995, in virtù dell'art. 2, d.l. 28
agosto 1995, n. 359, conv. in l. 27 ottobre 1995, n. 436.
  (3)  Vedi,  anche, gli artt. 4, 44 e 103 a 117 (il 105 si riferisce
specificamente  all'ultimo  comma  del  presente  articolo),  r.d. 23
maggio  1924,  n.  827.  Per  una deroga delle disposizioni di cui al
presente articolo, vedi l'art. 3, l. 22 dicembre 1932, n. 1958.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 20.
  Alla fine di ogni anno la Corte dei conti comunicherà al Parlamento
l'elenco   dei   contratti   da   essa   registrati  e  per  i  quali
l'amministrazione non abbia seguito il parere del Consiglio di Stato,
indicando le ragioni all'uopo addotte dall'amministrazione (1).
  (1)  Vedi, anche, gli artt. 115 e 116, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
Vedi,  inoltre,  l'art.  32, r.d. 12 luglio 1934, n. 1214. Per quanto
riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui deve essere reso il
parere  obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi art. 17, commi 26 e
27, l. 15 maggio 1997, n. 127.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                               TITOLO I
              DEL PATRIMONIO DELLO STATO. DEI CONTRATTI


                              Art. 21.
  L'alienazione  degli immobili dello Stato, quando non sia regolata,
per  determinate  categorie  di  beni, da leggi speciali, deve essere
autorizzata,   caso   per   caso,   con   particolari   provvedimenti
legislativi.
  Restano  ferme  le  disposizioni  delle  leggi  vigenti  per quanto
concerne l'alienazione delle navi dello Stato.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 22.
  Alla  immediata  dipendenza del Ministro del tesoro, del bilancio e
della  programmazione  economica  sono  la  ragioneria generale dello
Stato e la direzione generale del Tesoro.
  Dipendono dalla ragioneria generale dello Stato le ragioniere delle
amministrazione centrali.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 23.
  Il  direttore  generale  del  Tesoro  sovrintende  al  servizio  di
tesoreria dello Stato, provvede al movimento di fondi ed eseguisce le
operazioni  finanziarie  di  tesoreria  che  gli  sono  ordinate  dal
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 24.
  La  ragioneria  generale dello Stato riassume i risultati dei conti
delle entrate accertate, riscosse e versate e delle spese impegnate e
pagate;  riassume  altresì  le  modificazioni che si verificano nella
consistenza del patrimonio mobile ed immobile dello Stato.
  Le  ragionerie delle amministrazioni centrali devono tenere le loro
scritture   nelle   forme  prescritte  dalla  ragioneria  generale  e
trasmettere  alla  medesima  i  conti  periodici  e  tutti  gli altri
elementi e notizie che le possono occorrere (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli  artt. 160, 166 e 168 a 171, r.d. 23 maggio
1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 25.
  La  ragioneria  generale,  sulle  proposte  e  sugli elementi che i
singoli  ministeri  devono  trasmettere  a  quello  del  tesoro,  del
bilancio e della programmazione economica, predispone il progetto del
bilancio  di previsione, i provvedimenti di variazioni al bilancio ed
il rendiconto generale consuntivo da presentare al Parlamento.
  Prepara inoltre le situazioni finanziarie, per le quali tiene conto
anche  dei  vari provvedimenti che in esse comunque influiscono e che
debbono  essere  comunicati dai rispettivi ministeri, pel tramite dei
direttori capi delle ragionerie centrali, al Ministro del tesoro, del
bilancio  e  della  programmazione  economica  per  il  preventivo  e
consenso (1).
  (1) Vedi, anche, artt. 137, 160 e 166, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 26.
  I  direttori  capi  delle  singole ragionerie delle amministrazioni
centrali  e  coloniali  sono  nominati  dal  Ministro del tesoro, del
bilancio   e  della  programmazione  economica,  sulla  proposta  del
ragioniere generale dello Stato (1).
  (1)  Articolo così modificato dall'art. 16, secondo comma, della l.
26 luglio 1939, n. 1037.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 27.
  Le  ragionerie centrali osservano e vigilano perché siano osservate
le  leggi e tutte le disposizioni impartite dal Ministero del tesoro,
del bilancio e della programmazione economica:
    a) per la conservazione del patrimonio dello Stato;
    b) per l'esatto accertamento delle entrate;
    c) per la regolare gestione dei fondi di bilancio.
  I  direttori  capi  delle  ragionerie  riferiscono  al Ministro del
tesoro,  del  bilancio  e della programmazione economica, pel tramite
della  ragioneria  generale, sulle questioni di maggiore importanza e
su  tutto quanto abbiano occasione di rilevare nell'adempimento delle
proprie  funzioni  e  che  interessi  il  bilancio, specie per quanto
concerne l'andamento degli impegni di spesa (1).
  (1)  Vedi  gli artt. 168 a 171, 286, 289, 357 e 494, r.d. 23 maggio
1924, n. 827.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 28.
  Le  ragionerie  delle amministrazioni centrali compilano gli schemi
degli  stati  di  previsione  della  entrata  e  della  spesa  ed  il
rendiconto  consuntivo,  da  trasmettessi al Ministro del tesoro, del
bilancio  e  della  programmazione  economica  e adempiono ogni altro
incarico loro affidato dai singoli ministri (1).
  (1) Vedi, anche, l'art. 137, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO I
                        DISPOSIZIONI GENERALI


                              Art. 29.
  I disegni di legge, che importino o riflettano spese a carico dello
Stato, sono proposti dal ministro da cui dipendono i servizi ai quali
le  spese  si  riferiscono,  di concerto col Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica.
  Sono  del  pari  emanati  di  concerto col Ministro del tesoro, del
bilancio  e  della  programmazione economica, gli altri provvedimenti
che   regolino   comunque   l'assunzione   do   nuovi  oneri,  oppure
modificazioni   o  deroghe  a  precedenti  disposizioni  adottate  su
proposta o di concerto col detto ministro.
  Il  Ministro  del  tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione
economica  esercita  il riscontro finanziario e contabile su tutte le
amministrazioni   dello   Stato  e  sulle  aziende  autonome  che  ne
dipendono.
  A  tale  fine  esso  ha  facoltà di disporre verifiche ed ispezioni
presso  qualsiasi ufficio o servizio che abbia gestione finanziaria o
attribuzioni contabili.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 30.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 31.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 32.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 33.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 34.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 35.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                            Art. 35-bis.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 36.
  I  residui  delle  spese  correnti  non  pagati  entro  il  secondo
esercizio  successivo  a  quello  in cui è stato iscritto il relativo
stanziamento si intendono perenti agli effetti amministrativi; quelli
concernenti  spese  per  lavori,  forniture  e servizi possono essere
mantenuti  in bilancio fino al terzo esercizio successivo a quello in
cui  è  stato  iscritto  il relativo stanziamento. Le somme eliminate
possono  riprodursi  in  bilancio  con  riassegnazione  ai pertinenti
capitoli degli esercizi successivi (1).
  Le  somme  stanziate per spese in conto capitale non impegnate alla
chiusura  dell'esercizio  possono essere mantenute in bilancio, quali
residui,  non  oltre  il  terzo esercizio finanziario successivo alla
prima iscrizione, salvo che non si tratti di stanziamenti iscritti in
forza  di  disposizioni  legislative  entrate  in  vigore nell'ultimo
quadrimestre  dell'esercizio  precedente.  In tal caso, il periodo di
conservazione  è  protratto  di un anno. Per le spese in annualità il
periodo  di  conservazione decorre dall'esercizio successivo a quello
di iscrizione in bilancio di ciascun limite di impegno (1) (2).
  I  residui  delle spese in conto capitale, derivanti da importi che
lo  Stato abbia assunto obbligo di pagare per contratto o in compenso
di  opere  prestate  o  di lavori o di forniture eseguiti, non pagati
entro  il  settimo  esercizio  successivo  a  quello  in  cui è stato
iscritto  il relativo stanziamento, si intendono perenti agli effetti
amministrativi. Le somme eliminate possono riprodursi in bilancio con
riassegnazione  ai  pertinenti capitoli degli esercizi successivi (1)
(3).
  Le  somme stanziate per spese in conto capitale negli esercizi 1979
e   precedenti,   che  al  31  dicembre  1982  non  risultino  ancora
formalmente   impegnate,   costituiscono   economie  di  bilancio  da
accertare in sede di rendiconto dell'esercizio 1982 (1).
  (Omissis) (4).
  I  conti  dei  residui,  distinti  per  Ministeri,  al  31 dicembre
dell'esercizio precedente a quello in corso, con distinta indicazione
dei  residui  di  cui  al  secondo  comma del presente articolo, sono
allegati  oltre  che  al  rendiconto  generale  anche  al bilancio di
previsione.
  Il  conto dei residui è tenuto distinto da quello della competenza,
in  modo che nessuna spesa afferente ai residui possa essere imputata
sui fondi della competenza e viceversa (5) (6).
  (1)  L'art. 39, l. 7 agosto 1982, n. 526, ha sostituito con quattro
commi gli originari commi primo e secondo.
  (2)  Comma  sostituito dall'art. 6, d.l. 2 marzo 1989, n. 65, conv.
in l. 26 aprile 1989, n. 155, e poi così modificato dall'art. 3, l. 3
aprile 1997, n. 94.
  (3)  Comma così modificato dall'art. 12, l. 17 maggio 1999, n. 144.
La   disposizione  di  cui  al  presente  comma  si  applica  in  via
transitoria anche ai residui in scadenza al 31 dicembre 1998.
  (4) Comma abrogato dall'art. 4, l. 20 luglio 1977, n. 407.
  (5)  Vedi,  anche,  gli artt. 144 a 147, 152 a 154, 236, 263 a 268,
275, 324, 380, 446, 451 e 480, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
  (6)  Per una deroga delle disposizioni di cui al presente articolo,
vedi art. 1, comma 137, L. 23 dicembre 1996, n. 662.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 37.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                            Art. 37-bis.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 38.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                            Art. 38-bis.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 39.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 40.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
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                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                            Art. 40-bis.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 41.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 42.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO II
          DELL'ANNO FINANZIARIO E DEL BILANCIO DI PREVISIONE


                              Art. 43.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO III
                      DELLE ENTRATE DELLO STATO


                              Art. 44.
  I  direttori  generali  e  gli  altri  capi  degli uffici centrali,
compartimentali  e  provinciali che hanno gestione di entrate curano,
nei  limiti  delle  rispettive loro attribuzioni e sotto la personale
loro   responsabilità,  che  l'accertamento,  la  riscossione  ed  il
versamento  delle  entrate  siano  fatti prontamente ed integralmente
(1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 219 e 229, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO III
                      DELLE ENTRATE DELLO STATO


                              Art. 45.
  I  tesorieri  devono  trasmettere mensilmente al direttore generale
del  tesoro il conto dei versamenti effettuati nelle loro casse e gli
agenti  della  riscossione  devono comunicare alle amministrazioni da
cui  dipendono,  ogni  bimestre  o  ad  altro  periodo  stabilito dai
regolamenti  i  conti  debitamente  giustificati  degli accertamenti,
delle riscossioni e dei versamenti eseguiti.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO III
                      DELLE ENTRATE DELLO STATO


                              Art. 46.
  Le  somme  di  spettanza  dello  Stato  introitate per qualsivoglia
titolo    dagli   incaricati   della   riscossione   debbono   essere
integralmente  versate nelle casse dello Stato, nei termini stabiliti
dalle leggi e dai regolamenti.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO III
                      DELLE ENTRATE DELLO STATO


                              Art. 47.
  Il  direttore  generale  del  Tesoro  vigila  al  versamento  nelle
tesorerie   delle   somme   riscosse   dagli   agenti   di  tutte  le
amministrazioni  dello Stato e di quelle dovute dai debitori diretti.
Alla  sua  vigilanza  sono sottoposti gli agenti di riscossione ed il
versamento del denaro (1).
  (1) Vedi, anche, l'art. 237, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO III
                      DELLE ENTRATE DELLO STATO


                              Art. 48.
  Quando col denaro incassato gli agenti della riscossione abbiano, a
ciò  autorizzati,  estinto titoli di pagamento, essi produrranno tali
titoli regolarmente quietanzati.
  L'importo  relativo  è considerato, agli effetti del corrispondente
discarico, come denaro versato (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 235 e 238 a 251, r.d. 23 maggio 1924, n.
827.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 49.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 50.
  (Omissis) (1).
  (Omissis) (1).
  Per  gli  stipendi,  le  pensioni  e  le  spese  fisse  similari la
registrazione   dell'impegno  può  essere  effettuata  con  frequenza
periodica  con  le  modalità  stabilite dal Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica (2).
  Quando l'impegno della spesa viene accertato all'atto stesso in cui
occorra  disporne  il  pagamento,  il  titolo di pagamento può valere
altresì come atto di autorizzazione della spesa (3).
  Gli uffici amministrativi devono inoltre comunicare alla ragioneria
i  provvedimenti  di  qualsiasi  natura  dai  quali  possono derivare
impegni  di  spesa  indicando  l'ammontare  presunto  di tali impegni
nonché l'esercizio e il capitolo del bilancio a cui devono imputarsi.
La  ragioneria  prenota  nelle  sue  scritture  in sede separata tali
impegni in corso di formazione.
  Per le spese da ordinarsi dagli uffici, enti e funzionari delegati,
la  ragioneria  centrale  considera  come  impegnato l'intero importo
della apertura di credito concessa a norma del seguente art. 56. Tale
importo  costituisce  il  limite  massimo  degli  impegni che possono
essere assunti dai detti delegati (4).
  (1) Comma abrogato dall'art. 23, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367.
  (2) Comma aggiunto dall'art. 2, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627.
  (3)  L'ordine di pagare può essere contestuale all'impegno (art. 5,
d.p.r.  20  aprile  1994,  n. 367, le cui disposizioni si applicano a
regime, dal 1° gennaio 1999 ex art. 18, d.lg. 7 agosto 1997, n. 279).
  (4) Vedi, anche, gli artt. 169 e 279, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 51.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 52.
  (Omissis) (1).
  (1) Comma abrogato dall'art. 23, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367.



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                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 53.
  Decorso  il termine di cui al secondo comma del precedente art. 30,
sarà,   per  ogni  capitolo  di  bilancio,  determinata  con  decreto
ministeriale,  da  registrarsi  alla  Corte  dei  conti,  la somma da
conservarsi  in  conto  residui  per impegni riferibili all'esercizio
scaduto.
  L'accertamento  di  tale  somma  è  fatto  a  cura delle ragionerie
centrali.
  Il  regolamento  determina le comunicazioni da farsi alla Corte dei
conti ai fini del suo riscontro.
  Potranno   effettuarsi   dopo   il  1°  agosto  anche  prima  della
approvazione   del   rendiconto   generale  le  spese  di  competenza
dell'esercizio  medesimo  non  pagate  entro  il 31 luglio nei limiti
della somma dei residui passivi risultati a tale data (1).
  (1)  Articolo  così  sostituito dall'art. 6, l. 9 dicembre 1928, n.
2783.  Vedi,  anche,  gli  artt. 152 a 154, 275 e 276, r.d. 23 maggio
1924, n. 827 e l'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 54.
  Il  pagamento  delle  spese  dello  Stato  si  effettua, secondo le
disposizioni di cui ai successivi articoli:
    a)  con  assegni  a  favore  dei  creditori, tratti sull'istituto
bancario incaricato del servizio di tesoreria;
    b)  con  aperture  di  credito a favore di funzionari delegati, i
quali  provvedono  sia  col  mezzo  di  assegni  come alla precedente
lettera  a),  sia  direttamente  mediante  prelevazione  di fondi dai
crediti medesimi;
    c)  in base a ruoli, per le spese fisse e cioè stipendi, pensioni
ed altre di importo e scadenze determinate;
    d) mediante ordinativi diretti sulle tesorerie dello Stato.
  Le  forme  per  i  pagamenti  del  debito  pubblico  all'interno  e
all'estero,  delle  spese  di giustizia e di quelle per le vincite al
lotto,  nonché  le  modalità dei riscontri su tali pagamenti da parte
della  corte  dei  conti e le giustificazioni relative sono stabilite
dal regolamento.
  Il  regolamento  determina anche le comunicazioni che relativamente
ai pagamenti disposti dovranno essere fatte dalle ragionerie centrali
alla  direzione  generale del tesoro agli effetti della vigilanza sul
movimento di tesoreria (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli artt. 277, 278, 280 a 282, 288 a 302, 417 a
435, 454 a 497, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              Art. 55.
  Gli  uffici  amministrativi  centrali, per il pagamento delle somme
dovute   dallo   Stato,  emettono  a  favore  dei  singoli  creditori
sull'istituto incaricato del servizio di tesoreria, assegni esigibili
presso lo stabilimento dell'istituto medesimo in essi indicato.
  Gli  assegni  sono  firmati  dal  ministro  o dai funzionari da lui
delegati   ed   inviati   alla   ragioneria   insieme   ai  documenti
giustificativi.
  Il  direttore capo della ragioneria verifica la documentazione e la
liquidazione  della  spesa,  accerta  che  la  spesa sia regolarmente
imputata  al  conto della competenza od a quello dei residui e che vi
siano  disponibili  i  fondi  sul  relativo capitolo del bilancio, e,
quando  nulla  trovi da osservare, appone il visto sugli assegni e li
trasmette,  con i documenti giustificativi, alla Corte dei conti o al
funzionario da essa all'uopo distaccato presso la ragioneria stessa.
  La  Corte  o  il  suo  funzionario,  appone  il visto sugli assegni
riconosciuti  regolari  e  li  spedisce  agli  uffici  incaricati  di
consegnarli  ai  creditori,  fatta  eccezione  per quelli intestati a
titolari  residenti  in  Roma, i quali vengono restituiti all'ufficio
amministrativo  emittente,  che  provvede  alla consegna direttamente
(1).
  La  consegna  ha  luogo contro rilascio di ricevuta, da unirsi alla
matrice,  ed  estingue  il  debito per cui l'assegno venne emesso. Al
debito  estinto  si  sostituisce quello derivante dall'assegno stesso
(1).
  Se  il  creditore  non sa o non può scrivere, la ricevuta sarà data
nei modi indicati al secondo comma del successivo articolo 67.
  Per  gli  assegni  emessi  a favore di agenti della riscossione, di
corpi  morali  o stabilimenti, la ricevuta è staccata dal bollettario
stabilito per le entrate delle rispettive amministrazioni.
  Il  regolamento determina entro quali limiti e con quali condizioni
e  modalità  gli  assegni,  a richiesta del creditore, possano essere
loro inviati a mezzo della posta.
  Gli  assegni  sono emessi per l'importo netto; la regolazione delle
somme  trattenute  si  effettua  a  periodi prestabiliti mediante gli
ordinativi di cui all'art. 63 (2).
  (1)  Comma  così  sostituito dall'art. 1, r.d.l. 10 maggio 1925, n.
597, conv. in l. 18 marzo 1926, n. 562.
  (2) Vedi, anche, gli artt. 303 e 324, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 56.
  (Omissis) (1).
  (Omissis) (1).
  Per  le  spese  di  cui  al n. 10) devono farsi aperture di credito
distintamente per ogni contratto di fornitura o lavoro (1).
  (1)  Comma  abrogato  dall'art. 23, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367 ,
fermo restando che:
  a)  per i pagamenti in conto dipendenti da contratti di fornitura o
lavoro,  devono  farsi  aperture  di  credito  distintamente per ogni
contratto;
  b)  il  rendiconto per le aperture di credito relative ai contratti
di fornitura o lavoro è reso al termine della fornitura del lavoro ed
è unito agli atti per l'emissione dell'assegno di saldo;
  c)  il  rendiconto  di  cui  alla  lettera b) è reso in ogni caso a
termine  dell'esercizio,  se  il pagamento del saldo non sia disposto
nell'esercizio stesso;
  d)  alla  somministrazione  di  fondi  agli  enti  militari per gli
assegni  fissi  e  le  indennità  degli  ufficiali,  sottufficiali  e
militari  di  truppa, per le spese di mantenimento della truppa e per
le  altre  spese  di funzionamento dei corpi, istituti e stabilimenti
dell'esercito,  della  marina  e dell'aeronautica si provvede a norma
dell'articolo   9   del   presente   regolamento,   ovvero  ai  sensi
dell'articolo 326, comma 1, del r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
  (2)  Articolo  così sostituito dall'art. unico, l. 2 marzo 1963, n.
386.



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                              Art. 57.
  Le  aperture  di  credito  a  favore  di  funzionari  delegati sono
disposte  mediante  ordini  di  accreditamento  soggetti  alla stessa
procedura stabilita per la emissione di assegni. Detti ordini debbono
contenere  la  indicazione  della  somma  che  potrà essere prelevata
mediante  assegni  a  favore  dello  stesso funzionario delegato e di
quella che dovrà prelevarsi con assegni a favore dei creditori.
  L'istituto  tiene  un  unico conto per tutte le aperture di credito
disposte   a  favore  del  funzionario  delegato;  questi  però  deve
giustificarne   l'impiego   per   ciascun   capitolo   di   bilancio,
distintamente  per il conto della competenza e per quella dei residui
(1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 332 e 346, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              Art. 58.
  I  funzionari  delegati,  per  le  spese  che  non  debbono  pagare
personalmente,   e  nei  limiti  consentiti  ai  sensi  dell'articolo
precedente,  emettono assegni sullo stabilimento dell'istituto presso
il quale è disposta l'apertura di credito.
  Tali  assegni  vengono emessi per l'importo netto, sono firmati dal
funzionario   delegato   e  dal  capo  dell'ufficio  contabile  o  di
riscontro,  quando vi sia, e vengono rimessi al creditore nelle forme
previste dal precedente art. 55.
  L'importo  delle ritenute è però impegnato sull'apertura di credito
dal  funzionario  delegato,  il quale deve emettere alla fine di ogni
mese  o  di  altro  periodo  stabilito  dai  regolamenti  un  assegno
complessivo   a   favore   della  tesoreria,  la  quale  emetterà  le
corrispondenti quietanze di entrata.
  I  funzionari  delegati sono personalmente responsabili delle spese
da  essi  ordinate  e  della  regolarità  dei  pagamenti  disposti od
eseguiti.
  Qualora  le esigenze del servizio non richiedano che siano riscosse
per   intero  le  somme  che  i  funzionari  delegati  predetti  sono
autorizzati  a  prelevare a loro favore, essi dovranno effettuarne la
prelevazione,   di   volta   in   volta,  nella  misura  strettamente
occorrente.
  Il  Ministro  del  tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione
economica  può  provvedere  ad  ispezioni per riconoscere l'esistenza
presso  i  funzionari  delegati delle somme prelevate e la regolarità
dei pagamenti disposti o effettuati (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 338 e 351, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              Art. 59.
  [È in facoltà dell'amministrazione disporre, sullo stesso capitolo,
più  aperture  di credito a favore di un funzionario delegato, quando
la  somma  già utilizzata di ciascun accreditamento abbia superato la
metà dell'importo accreditato] (1).
  (1) Articolo così sostituito dall'art. 9, d.p.r. 20 aprile 1994, n.
367,  poi  abrogato,  nel  testo antecedente, dall'art. 23 del d.p.r.
367/1994  citato.  Vedi,  anche,  l'art. 285, r.d. 23 maggio 1924, n.
827.  Per  una deroga delle disposizioni di cui al presente articolo,
vedi l'art. 13, l. 10 gennaio 1952, n. 3.



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                            Art. 59-bis.
  I  funzionari  delegati hanno l'obbligo di utilizzare interamente i
fondi  di ciascuna apertura di credito prima di emettere ordinativi o
buoni sulle successive aperture di credito.
  I medesimi funzionari delegati, qualora accertino al 20 gennaio una
rimanenza di importi non superiore alle lire 10.000 su singoli ordini
di  accreditamento  relativi all'anno decorso, provvedono entro il 31
dello stesso mese ad estinguere tali ordini mediante versamento della
detta  rimanenza  in  apposito  capitolo  dello  stato  di previsione
dell'entrata (1).
  (1)  Articolo  aggiunto dall'art. 3, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627.
Vedi, anche, l'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              Art. 60.
  Ogni  semestre,  o in quegli altri periodi che fossero stabiliti da
speciali  regolamenti  e,  in ogni caso, al termine dell'esercizio, i
funzionari  delegati  devono trasmettere i conti delle somme erogate,
insieme    con    i   documenti   giustificativi,   alla   competente
amministrazione centrale per i riscontri che ritenga necessari (1).
  Tali riscontri possono anche essere affidati a uffici provinciali e
compartimentali  di  controllo,  mediante  decreto  ministeriale,  da
emanarsi  di  concerto  col Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, e nel quale saranno stabiliti i limiti e le
modalità dei riscontri medesimi.
  (Omissis) (2).
  La  Corte nell'eseguire i riscontri di sua competenza ha facoltà di
limitarli a determinati rendiconti.
  (Omissis) (2).
  I  rendiconti  delle  spese da pagare all'estero e di quelle per le
navi  viaggianti fuori dello Stato sono presentati nei modi e termini
stabiliti dai regolamenti (3).
  I   funzionari  che  non  osservino  i  termini  stabiliti  per  la
presentazione  dei  conti  sono  passibili,  indipendentemente  dagli
eventuali provvedimenti disciplinari, di pene pecuniarie nella misura
e  con  la  modalità  da determinarsi dal regolamento, fermo restando
l'eventuale  giudizio della Corte dei conti ai termini del successivo
art. 83 (4).
  (1) Comma così modificato dall'art. 32, l. 28 febbraio 1986, n. 41.
  (2) Comma abrogato dall'art. 23, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367.
  (3) Vedi, anche, l'art. 9, l. 11 novembre 1986, n. 770.
  (4)  Vedi, anche, gli artt. 333, 334 e 337, r.d. 23 maggio 1924, n.
827 e l'art. 9, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367.



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                              Art. 61.
  Le somme riscosse dai funzionari delegati sulle aperture di credito
e  che  non  siano state erogate alla chiusura dell'esercizio possono
essere  trattenute  per  effettuare pagamenti di spese esclusivamente
riferibili all'esercizio scaduto.
  La  giustificazione  di  tali pagamenti è compresa in un rendiconto
suppletivo  da  presentarsi  non  oltre  il  30  settembre,  ferme le
disposizioni  speciali relative alle spese per la esecuzione di opere
pubbliche.
  Le  somme  non erogate alla chiusura del rendiconto suppletivo sono
versate in tesoreria.
  Al  termine  dell'esercizio le aperture di credito fatte ai singoli
funzionari vengono ridotte alla somma effettivamente prelevata (1).
  (1) Vedi l'art. 6, d.m. 3 giugno 1929.



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                            Art. 61-bis.
  Gli   ordini  di  accreditamento  riguardanti  le  spese  in  conto
capitale,  emessi  sia  in  conto  competenze  che  in conto residui,
rimasti  in  tutto o in parte inestinti alla chiusura dell'esercizio,
possono  essere  trasportati  interamente  o  per  la parte inestinta
all'esercizio successivo, su richiesta del funzionario delegato.
  La  disposizione  di  cui  al  precedente comma non si applica agli
ordini  di  accreditamento emessi sui residui che, ai sensi dell'art.
36, secondo comma, del presente decreto, devono essere eliminati alla
chiusura dell'esercizio (1).
  (1) Articolo aggiunto dall'art. 3, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627.



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                              Art. 62.
  Il  pagamento  degli  stipendi,  delle  pensioni, dei fitti e delle
altre spese in importo e scadenze determinate può effettuarsi in base
a  ruoli emessi dalle amministrazioni centrali, riconosciuti regolari
dalla ragioneria e dalla Corte dei conti, ai sensi del terzo e quarto
comma del precedente art. 55.
  Il  regolamento  stabilisce  i  procedimenti  da  seguirsi  per  la
ordinazione  dei pagamenti delle spese di cui si tratta e le modalità
e i limiti di relativi riscontri.
  Per  il  pagamento dei ratei di stipendi, pensioni ed altri assegni
fissi mensili il mese è calcolato sempre di trenta giorni (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli  artt.  286, 356 a 406 e 450 a 453, r.d. 23
maggio 1924, n. 827.



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                              Art. 63.
  Mediante  ordinativi  sulle tesorerie, emessi dalle amministrazioni
centrali,  con  la  procedura  di  cui al precedente art. 55, vengono
disposti pagamenti per i titoli seguenti:
    a)   fondi   di   bilancio   da  versare  ai  conti  correnti  di
amministrazioni o gestioni autonome;
    b) somme da versare o rimborsare al contabile del portafoglio;
    c) somme da versare con imputazione ad entrate di bilancio;
    d)  somme  dovute  dallo  Stato e da compensare, ai termini degli
articoli 1285 e 1286 del codice civile (1);
    e)  ritenute  per imposte, tasse e titoli diversi da versare allo
Stato o ad enti autonomi;
    f)  somme  dovute  per  qualsiasi  altro titolo che non determini
effettivo movimento di denaro.
  Le  ritenute,  di  cui  alla lettera e), dovute alto Stato, possono
essere  regolate  con  procedimenti  semplificati,  da stabilirsi con
decreti  del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica  in  base  a  valutazioni medie sull'intero stanziamento di
ciascun capitolo.
  Gli  ordinativi di cui al presente articolo si estinguono di regola
mediante  commutazione  in quietanza. II regolamento stabilisce se ed
in  quali  casi  detti  ordinativi  abbiano  effetto  definitivo  nei
riguardi   del   bilancio   mediante   semplici  registrazioni  nelle
scritture.
  Pure  con  ordinativi  si  provvede  al pagamento degli stipendi ed
assegni  fissi nei casi in cui non si effettui mediante ruoli, nonché
al   pagamento  di  ogni  altra  spesa  che  interessi  il  personale
dell'amministrazione dello Stato.
  Gli   ordinativi  possono  emettersi  anche  per  il  pagamento  di
qualsiasi altra spesa quando la amministrazione lo giudichi opportuno
(2).
  (1) Ora, gli artt. 1241 e 1242 c.c. 1942.
  (2)  Vedi,  anche,  gli  artt.  287, 407 a 416 e 440 a 447, r.d. 23
maggio 1924, n. 827.



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                              Art. 64.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 15, d.p.r. 20 febbraio 1998, n. 38.



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                              Art. 65.
  Gli  ufficiali  pagatori  non debbono, sotto la loro responsabilità
personale,  effettuare  pagamenti  su  ordini che non siano rivestiti
delle  formalità  richieste  dal  presente  decreto e dal regolamento
relativo.
  La  disposizione  di  questo articolo non concerne il movimento dei
fondi,  che  è  disposto  mediante  ordini del direttore generale del
Tesoro.



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                              Art. 66.
  Gli  assegni emessi dalle amministrazioni centrali e dai funzionari
delegati  possono  essere  girati  nelle  forme ammesse dal codice di
commercio.  La  girata può essere fatta esclusivamente a favore di un
agente della riscossione o di una banca.
  La  girata  a  favore  dell'agente  della  riscossione,  quando  il
prenditore  non sappia o non possa scrivere, può farsi mediante segno
di  croce apposto in presenza dell'agente medesimo con l'assistenza e
la firma di due testimoni.
  È ammessa una sola girata.



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                              Art. 67.
  Gli  assegni  sono  esigibili  secondo  le  norme  che  regolano la
circolazione  di  tali titoli, in quanto applicabili, e sono soggetti
alle  prescrizioni di cui all'art. 919, n. 2, del Codice di commercio
(1) (2).
  Gli  altri  titoli di spesa debbono, all'atto del pagamento, essere
sottoscritti  per  quietanza  dagli  interessati o da coloro che sono
autorizzati  a  riscuotere  e  quietanzare per conto dei medesimi. Se
coloro  che  debbono dar quiescenza non possono o non sanno scrivere,
la  quietanza  medesima può risultare da un segno di croce fatto alla
presenza  dell'ufficiale  pagatore e di testimoni da lui conosciuti e
che sottoscrivono anch'essi.
  Le  altre  forme  di  quietanza sono disciplinate dalle leggi e dai
regolamenti.
  (1) Ora, artt. 75 e 76, l. 21 dicembre 1933, n. 1736.
  (2)  Comma  così  modificato dall'art. 1, r.d.l. 10 maggio 1925, n.
597,  conv. in l. 18 marzo 1926, n. 562. Vedi, anche, gli artt. 436 e
439, 448 e 449, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                            Art. 67-bis.
  (Omissis) (1).
  (1)  Articolo aggiunto dall'art. 3, d.p.r. 30 giugno 1972, n. 627 e
poi abrogato dall'art. 23, d.p.r. 20 aprile 1994, n. 367.



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                              Art. 68.
  Gli  assegni  non  consegnati  ai creditori entro il mese di luglio
successivo  all'esercizio  in  cui  furono  emessi  sono dagli uffici
incaricati   della   consegna   ed  entro  il  10  agosto  restituiti
all'amministrazione  o  al  funzionario  delegato  che  li ha emessi,
perché provvedano al loro annullamento.
  Gli  assegni emessi dalle amministrazioni centrali e dai funzionari
delegati  e  consegnati ai creditori si considerano, agli effetti del
rendiconto consuntivo, titoli pagati.
  Gli  assegni  estinti  dall'istituto incaricato vengono al medesimo
rimborsati  mediante  operazioni  di tesoreria nei modi stabiliti dal
regolamento (1).
  (1) Vedi, anche, l'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                            Art. 68-bis.
  Gli ordinativi diretti, gli ordinativi su ordini di accreditamento,
gli  ordinativi  su contabilità speciali e gli ordini di pagamento su
ruoli  di spesa fissa, non pagati entro il mese di gennaio successivo
all'esercizio  in cui sono stati emessi, sono commutati di ufficio, a
favore  delle  persone  autorizzate a riscuotere ed a quietanzare, in
vaglia   cambiari   non  trasferibili  dell'istituto  incaricato  del
servizio di tesoreria.
  I  titoli  di  spesa di cui al precedente comma commutati in vaglia
cambiari  si  considerano, agli effetti del rendiconto generale dello
Stato, titoli pagati.
  Con   decreto  del  Ministro  del  tesoro,  del  bilancio  e  della
programmazione  economica  saranno  stabiliti  l'importo  minimo  dei
vaglia  cambiari,  le  modalità  per l'invio e la consegna di essi, i
rapporti  tra  il  Tesoro  e  l'istituto  incaricato  del servizio di
tesoreria  in relazione all'accertamento dell'effettivo pagamento dei
vaglia  medesimi,  nonché i casi in cui non è ammessa la commutazione
di ufficio di cui al primo comma (1).
  (1) Articolo aggiunto dall'art. 3, D.P.R. 30 giugno 1972, n. 627.



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                              Art. 69.
  Le   cessioni,   le   delegazioni,  le  costituzioni  di  pegno,  i
pignoramenti,  i  sequestri  e le opposizioni relative a somme dovute
dallo Stato, nei casi in cui sono ammesse dalle leggi, debbono essere
notificate  all'amministrazione  centrale  ovvero all'ente, ufficio o
funzionario cui spetta ordinare il pagamento.
  La  notifica  rimane  priva  di  effetto  riguardo  agli  ordini di
pagamento  che  risultino  già emessi. Potrà, per altro, il creditore
fare  tale notificazione all'ufficiale, tesoriere o agente incaricato
di  eseguire  il  pagamento  degli ordini o di effettuare la consegna
degli assegni di cui all'art. 54, lettera a).
  Le cessioni, le delegazioni, le costituzioni di pegno e gli atti di
revoca,  rinuncia o modificazione di vincoli devono risultare da atto
pubblico o da scrittura privata, autenticata da notaio.
  I  pignoramenti,  i  sequestri  e  le  opposizioni  hanno efficacia
soltanto  se  fatti nei modi e nei casi espressamente stabiliti dalla
legge.
  Nessun   impedimento   può   essere  costituito  mediante  semplici
inibitorie o diffide.
  Qualora  un'amministrazione  dello  Stato  che  abbia,  a qualsiasi
titolo  ragione  di  credito  verso  aventi diritto a somme dovute da
altre  amministrazioni, richieda la sospensione del pagamento, questa
deve essere eseguita in attesa del provvedimento definitivo (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli  artt. 498, 499 e 502 a 508, r.d. 23 maggio
1924, n. 827.



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                              Art. 70.
  Gli  atti  considerati nel precedente articolo 69, debbono indicare
il  titolo  e  l'oggetto  del  credito verso lo Stato, che si intende
colpire, cedere o delegare.
  Con  un solo atto non si possono colpire, cedere o delegare crediti
verso amministrazioni diverse.
  Per  le somme dovute dallo Stato per somministrazioni, forniture ed
appalti,   devono  essere  osservate  le  disposizioni  dell'art.  9,
allegato E, della L. 20 marzo 1865, n. 2248, e degli artt. 351 e 355,
allegato F, della legge medesima (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 500 e 501, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 71.
  L'emissione  dei  buoni  ordinari  del  Tesoro ed il limite massimo
della   somma  che  può  tenersene  in  circolazione  sono  stabiliti
annualmente   dalla   legge   che  approva  lo  stato  di  previsione
dell'entrata e da leggi speciali.
  La  loro emissione può aver luogo soltanto in seguito all'effettivo
versamento dell'importo nelle casse dello Stato.
  Le  norme  speciali  per  la  gestione dei buoni di cui al presente
articolo sono stabilite dal regolamento (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 545 a 575, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO IV
                       DELLE SPESE DELLO STATO


                              Art. 72.
  Le disposizioni che possono occorrere pel servizio dell'esercizio e
dell'armata  sul  piede  di  guerra,  nonché per il caso di pubbliche
calamità, sono date con speciali regolamenti.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO V
 DEGLI AGENTI DELL'AMMINISTRAZIONE CHE MANEGGIANO VALORI DELLO STATO


                              Art. 73.
  Salvo  le  eccezioni  che  potranno  essere  stabilite  da  leggi e
regolamenti,  gli  agenti  e  funzionari  appartenenti ai ruoli delle
amministrazioni  dello Stato, i quali, per il servizio loro affidato,
hanno  gestione  di  pubblico  denaro  o  di qualunque altro valore o
materia, non sono tenuti a prestare cauzione.
  L'amministrazione  ha  però  facoltà di assoggettare a ritenuta gli
stipendi  ed  altri  emolumenti goduti da funzionari ed agenti, anche
prima  che  sia  pronunciata  condanna a loro carico, quando il danno
dell'erario sia accertato in via amministrativa.
  Rimane  fermo l'obbligo della cauzione, secondo le disposizioni che
regolano  i  singoli  servizi,  quando  la  gestione  sia  affidata a
persone;  istituti od enti estranei alla amministrazione dello Stato,
nonché quando la cauzione sia stabilita a garanzia degli interessi di
privati (1).
  (1) Vedi, anche, gli artt. 197 a 201 e 619, r.d. 23 maggio 1924, n.
827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO V
 DEGLI AGENTI DELL'AMMINISTRAZIONE CHE MANEGGIANO VALORI DELLO STATO


                              Art. 74.
  Gli   agenti   incaricati   della   riscossione   delle  entrate  e
dell'esecuzione  dei  pagamenti  delle  spese,  o  che ricavano somme
dovute  allo  Stato  e altre delle quali lo Stato diventa debitore, o
hanno  maneggio  qualsiasi di denaro ovvero debito di materia, nonché
coloro che si ingeriscono negli incarichi attribuiti ai detti agenti,
dipendono  direttamente,  a  seconda  dei  rispettivi  servizi, dalle
amministrazioni  centrali  o  periferiche  dello  Stato,  alle  quali
debbono  rendere  il  conto  della  gestione  e, sono sottoposti alla
vigilanza   del   Ministero   del   tesoro,   del  bilancio  e  della
programmazione economica e alla giurisdizione della Corte dei conti.
  Sono  anche  obbligati  alla  resa  del  conto alle amministrazioni
centrali   o  periferiche  dalle  quali  direttamente  dipendono  gli
impiegati  ai  quali sia stato dato incarico di riscuotere entrate di
qualunque natura e provenienza.
  I  conti  giudiziali sono trasmessi dalle amministrazioni di cui ai
commi  precedenti  per  il  controllo  di  rispettiva competenza alle
ragionerie  centrali,  regionali  e  provinciali dello Stato, a norma
delle  disposizioni  legislative e regolamentari vigenti, entro i due
mesi   successivi  alla  chiusura  dell'esercizio  cui  il  conto  si
riferisce.
  Le predette ragionerie, riveduti i conti ad esse pervenuti, qualora
non  abbiano  nulla  da  osservare,  appongono  sui  singoli conti la
dichiarazione  di  aver eseguito il riscontro di loro competenza e li
trasmettono  alla  Corte  dei  conti entro i due mesi successivi alla
data  della  loro  ricezione  ovvero  a  quella  della  ricezione dei
chiarimenti o dei documenti richiesti (1).
  (1) Articolo così sostituito dall'art. 1, d.p.r. 30 giugno 1972, n.
627. Vedi, anche, gli artt. 178 a 196, 204, 206, 218, 237, 252 a 262,
346 e 610 a 635, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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                              TITOLO II
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                                CAPO V
 DEGLI AGENTI DELL'AMMINISTRAZIONE CHE MANEGGIANO VALORI DELLO STATO


                              Art. 75.
  Presso  le  cassa  del  Tesoro, gestite direttamente dallo Stato, è
istituito uno speciale servizio di controllo.
  Le   funzioni   dei  controlli  e  le  norme  per  le  ispezioni  e
verificazioni  di  cassa  sono  determinate  dai regolamenti, i quali
stabiliscono   pure   le   modalità  e  le  norme  per  il  controllo
nell'interesse  dello Stato, quando il servizio di cassa sia affidato
a un istituto bancario.
  Il  servizio  di  controllo sarà altresì istituito presso qualsiasi
altra  cassa  dello  Stato  per  la quale il ministero competente, di
concerto  con  quello del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, ne riconosca la necessità.
  Nulla  è  innovato  per  quanto  concerne  gli  uffici di riscontro
stabiliti con disposizioni speciali (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli  artt. 203, 206 e 215 a 218, r.d. 23 maggio
1924, n. 827.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                                CAPO V
 DEGLI AGENTI DELL'AMMINISTRAZIONE CHE MANEGGIANO VALORI DELLO STATO


                              Art. 76.
  Le funzioni di ordinatore di spese e di ordinatore di pagamenti per
conto dello Stato e quelle di agente per l'esecuzione del servizio al
quale le spese o i pagamenti si riferiscono sono incompatibili con le
altre  di  ricevitore, di pagatore o di magazziniere, eccetto il caso
di spese pagate su crediti aperti ai sensi degli articoli 56 e 57 del
presente decreto.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VI
         RENDIMENTO DI CONTI DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO


                              Art. 77.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VI
         RENDIMENTO DI CONTI DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO


                              Art. 78.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VI
         RENDIMENTO DI CONTI DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO


                              Art. 79.
  (Omissis) (1).
  (1) Articolo abrogato dall'art. 33, l. 5 agosto 1978, n. 468.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VI
         RENDIMENTO DI CONTI DELL'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO


                              Art. 80.
  Entro  il  primo giorno non festivo del mese di ottobre il Ministro
del  tesoro,  del  bilancio  e  della  programmazione economica fa la
esposizione   economico-finanziaria   e   l'esposizione  relativa  al
bilancio di previsione (1).
  (1) Articolo così sostituito dall'art. 1, l. 1° marzo 1964, n. 62.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 81.
  I  funzionari  amministrativi,  incaricati di assumere impegni e di
disporre  pagamenti,  i  capi  delle ragionerie delle amministrazioni
centrali  e i funzionari a favore dei quali vengono disposte aperture
di   credito   debbono   rispondere   dei  danni  che  derivino  alla
amministrazione  per  loro  colpa  o negligenza o per la inosservanza
degli  obblighi  loro demandati nell'esercizio delle funzioni ad essi
attribuite.
  La  responsabilità  dei  funzionari  predetti non cessa per effetto
della  registrazione  o  dell'applicazione  del  visto da parte della
Corte dei conti sugli atti d'impegno e sui titoli di spesa.
  Gli  ordinatori  secondari di spese pagabili in base a ruoli e ogni
altro funzionario ordinatore di spese e pagamenti, sono personalmente
responsabili  dell'esattezza  della  liquidazione  delle  spese e dei
relativi   ordini  di  pagamento,  come  pure  della  regolarità  dei
documenti e degli atti presentati dai creditori.
  Gli  ufficiali  pubblici  stipendiati  dallo Stato, compresi quelli
dell'ordine  giudiziario  e  specialmente  quelli a cui è commesso il
riscontro  e  la  verificazione  delle casse e dei magazzini, debbono
rispondere dei valori che fossero per loro colpa o negligenza perduti
dallo Stato (1).
  (1)  Vedi,  anche,  gli  artt. 195, 196, 235, 346, 405 e 455 a 458,
r.d. 23 maggio 1924, n. 827.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 82.
  L'impiegato  che  per  azione  od  omissione,  anche  solo colposa,
nell'esercizio delle sue funzioni, cagioni danno allo Stato, è tenuto
a risarcirlo.
  Quando  l'azione  od  omissione è dovuta al fatto di più impiegati,
ciascuno  risponde  per  la parte che vi ha presa, tenuto conto delle
attribuzioni  e  dei  doveri  del suo ufficio, tranne che dimostri di
aver agito per ordine superiore che era obbligato ad eseguire (1).
  (1) Vedi, anche, l'art. 28, Cost. Vedi, inoltre, gli artt. 18, 22 e
23, d.p.r. 10 gennaio 1957, n. 3.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 83.
  I  funzionari  di  cui  ai precedenti artt. 81 e 82 sono sottoposti
alla  giurisdizione  della  Corte  dei  conti  la  quale, valutate le
singole  responsabilità,  può porre a carico dei responsabili tutto o
parte del danno accertato o del valore perduto.
  I  direttori  generali e i capi di servizio i quali, nell'esercizio
delle  loro funzioni, vengano a conoscenza di un fatto, che possa dar
luogo a responsabilità, a norma dei precedenti artt. 81 e 82, debbono
farne denunzia al procuratore generale presso la Corte dei conti.
  Quando  nel  giudizio  di responsabilità la Corte dei conti accerti
che  fu  omessa denunzia a carico di personale dipendente, per dolo o
colpa grave, può condannare al risarcimento, oltre che gli autori del
danno, anche coloro che omisero la denunzia (1).
  (1) Articolo così sostituito dall'art. 1, L. 1° marzo 1964, n. 62.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 84.
  La  Corte dei conti, quando riconosca la regolarità dei conti degli
agenti  di  cui  all'art.  74  del  presente  decreto,  ha facoltà di
dichiarare  il  discarico  degli  agenti  stessi  senza  procedere  a
giudizio.
  Quando    i   conti   siano   fatti   compilare   d'ufficio   dalla
amministrazione,  la  Corte  procede  alla  revisione giudiziaria dei
medesimi ritenendoli come presentati dai contabili, sempreché questi,
invitati  legalmente a riconoscerli e a sottoscriverli non lo abbiano
fatto nel termine prefisso (1).
  (1)  Articolo  così sostituito dall'art. 1, d.p.r. 21 ottobre 1989,
n. 402.



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AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO E CONTABILITA' DELLO STATO
                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 85.
  Nei  casi  di  deficienza accertata dall'amministrazione o di danni
arrecati  all'erario  per fatto o per omissione, imputabile a colpa o
negligenza  dei  contabili  o  di  coloro di cui negli artt. 74 e 81,
quarto  comma,  la  Corte  dei conti può pronunziarsi tanto contro di
essi  quanto  contro  i loro fideiussori anche prima del giudizio del
conto (1).
  (1)  Articolo  così sostituito dall'art. 1, d.p.r. 21 ottobre 1989,
n. 402.



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 86.
  I  funzionari  amministrativi  ed i capi delle ragionerie, presunti
responsabili  di  assunzione o di notazione d'impegni in eccedenza al
fondo autorizzato senza che ne sia derivato danno all'amministrazione
sono  sottoposti,  per iniziativa del ministro competente o di quello
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, a giudizio
disciplinare  ai sensi della legge, testo unico, 22 novembre 1908, n.
693 (1).
  Quando   dal   giudizio  risulti  accertata  la  responsabilità,  è
applicata  al  funzionario  una  pena  pecuniaria  da  scontare sullo
stipendio,  in misura non superiore al quinto dello stipendio mensile
e per non più di sei mesi.
  I  ministri,  prima  di  far  luogo  all'applicazione  della  pena,
possono,  ove  lo ritengano opportuno, chiedere anche il parere della
Corte dei conti (2).
  (1) Articolo abrogato dal r.d. 30 dicembre 1923, n. 2960.
  (2) Vedi, anche, l'art. 196, r.d. 23 maggio 1924, n. 827.
                        DISPOSIZIONI GENERALI



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                              TITOLO II
                DELLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO
                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 87.
  Il  presente  decreto  andrà  in  vigore il giorno stesso della sua
pubblicazione,  fatta  eccezione  per  gli artt. 54 a 63 e 65 a 68, i
quali avranno applicazione a decorrere dal 1° luglio 1924.
  Con  le  stesse  date  cessano  di  aver  vigore  le corrispondenti
disposizioni  della  L. 17 febbraio 1884, n. 2016, e successive leggi
generali che le hanno modificate.
  Restano  ferme  le  disposizioni di leggi speciali che conferiscano
alle  amministrazioni  facoltà  più  ampie  di  quelle consentite dal
presente decreto.



Aggiornato alla G.U. del 25/7/2001, n. 171


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                              TITOLO II
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                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 88.
  Il  Governo, sentito il parere del Consiglio di Stato e della Corte
dei   conti,  modificherà  le  norme  regolamentari  vigenti  per  la
amministrazione  del  patrimonio  e per la contabilità generale dello
Stato, con facoltà di emanare ogni altra disposizione di complemento,
di coordinamento e di attuazione (1).
  (1)  Per  quanto  riguarda  l'elencazione tassativa dei casi in cui
deve  essere reso il parere obbligatorio del Consiglio di Stato, vedi
art. 17, commi 26 e 27, l. 15 maggio 1997, n. 127.
                      DISPOSIZIONI TRANSITORIE



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                              TITOLO II
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                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 89.
  Le  norme  riferentisi alla revisione dei rendiconti, stabilite col
precedente art. 60, si applicano anche a quelli già resi e da rendere
per fondi concessi con mandati di anticipazione o a disposizione sino
al  30  giugno  1924 ed alle contabilità relative alle gestioni fuori
bilancio.
  Quando  ricorrano  circostanze  di forza maggiore determinate dalla
guerra,   è  rimesso  alla  Corte  dei  conti  l'apprezzamento  delle
circostanze medesime ai fini delle giustificazioni dei rendiconti.



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                               CAPO VII
             DELLA RESPONSABILITÀ DEI PUBBLICI FUNZIONARI


                              Art. 90.
  Le  singole  amministrazioni potranno disporre, anche prima che sia
pronunciato il discarico dell'agente, a norma del precedente articolo
84,  lo  svincolo  delle cauzioni già prestate e non più richieste ai
sensi  del  primo  comma  dell'art. 73, quando non vi siano motivi di
eccezione sulla regolarità delle gestioni.