Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "ambito oggettivo"

TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 09/03/2006 n. 1587
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
A prescindere dal collegamento più o meno stretto tra ferrovia e realizzandi parcheggi, è da ritenersi assorbente la considerazione che, ai sensi dell’art. 2, D.P.C.M. n. 517 del 1997, per poter derogare alla disciplina generale dettata dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. nelle gare che abbiano ad oggetto opere elencate nello stesso art. 2, è necessario che “si tratti di lavorazioni che non possono essere progettate separatamente e appaltate separatamente”. Condizione imprescindibile per la suddetta deroga è, dunque, che l’opera connessa debba tecnicamente essere non solo progettata ma anche appaltata insieme a quella principale. Conseguentemente, la circostanza (verificatasi nel caso di specie) che l’appalto avente ad oggetto la realizzazione di parcheggi di corrispondenza alla stazione ferroviaria venga bandito con una procedura distinta e successiva a quella avente ad oggetto l’opera principale diventa determinante al fine di escludere la possibilità di deroghe all’applicazione della citata legge quadro.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 10/01/2006 n. 37
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
In caso di affidamento del servizio di illuminazione votiva, legittimamente l’amministrazione, mediante una sua scelta discrezionale esplicitata con la lex specialis, disciplina la gara indetta mediante la normativa in materia di lavori pubblici, a ciò autovincolandosi anche per quanto non espressamente previsto dalla lettera di invito e dal bando di gara. Nessuna norma legislativa, infatti, vieta alle amministrazioni di poter effettuare il rinvio alla disciplina inerente la materia dei lavori pubblici anche per i procedimenti di gara aventi ad oggetto l’affidamento di servizi.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 04/01/2005 n. 2
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Non può ritenersi che i lavori volti alla realizzazione di un parcheggio multipiano a pagamento nell’aeroporto rientrino tra quelli di cui all’art. 8, comma 6, del D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 158 - ossia lavori non strettamente correlati agli scopi istituzionali del soggetto operante nei settori esclusi - per desumerne la integrale applicazione della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., in quanto un parcheggio deve ritenersi essenziale e strumentale per la infrastruttura aeroportuale (Nel caso di specie, atteso il testo della Merloni in vigore all’epoca dell’affidamento in questione, formalmente i soggetti di cui al D.Lgs. n. 158/1995 non erano tenuti ad osservare l’art. 19, commi 2 e 2 bis).
TAR Puglia, Sezione III Bari - Sentenza 10/06/2004 n. 2483
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
In ipotesi di gara avente ad oggetto la realizzazione e successiva gestione di un impianto per lo smaltimento e/o la lavorazione di rifiuti, va considerata quale elemento centrale la gestione di siffatto servizio, rispetto al quale la materiale costruzione dell’impianto costituisce attività soltanto prodromica, accessoria e strumentale. In altri termini, discende dalla ratio stessa dell’intervento attuato con la gara che, mentre sarebbe astrattamente concepibile un suo esperimento limitato alla sola gestione del servizio (ove, per avventura, vi fossero idonei impianti già esistenti), viceversa non avrebbe alcun senso la mera realizzazione di impianti disgiunta dalla successiva gestione del servizio. Ai fini del raggiungimento di una tale conclusione, un criterio ermeneutico decisivo è fornito dall’art. 27 D.Lgs. n. 22/97, nel quale, seppur riferito alla gestione dei servizi in regime ordinario e non emergenziale, non può non cogliersi il segno di un evidente favor legislativo verso l’accorpamento in capo ad unico soggetto della realizzazione degli impianti e della gestione del servizio: il tutto all’interno di un contesto nel quale il secondo obiettivo è pacificamente centrale rispetto al primo. La giurisprudenza, in riferimento alle gare aventi ad oggetto l’affidamento a terzi non del semplice svolgimento di funzioni pubblicistiche, ma di attività a carattere imprenditoriale costituenti servizio alla collettività, considera necessario l’impiego dello strumento dell’appalto di servizi in luogo della concessione (Cons. Stato, Sez. VI, n. 4688/00). Va pertanto ritenuta corretta la scelta dell’Amministrazione, che ha qualificato l’oggetto della gara come appalto di servizi ai sensi del D.Lgs. n. 157/95, anziché come concessione di lavori ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m..
Corte di Giustizia U.E., Sezione VI - Sentenza 12/07/2001 n. C. 399/98
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
La direttiva 93/37/CEE osta ad una normativa nazionale in materia urbanistica che, al di fuori delle procedure previste da tale direttiva, consenta al titolare di una concessione edilizia o di un piano di lottizzazione approvato la realizzazione diretta di un’opera di urbanizzazione a scomputo totale o parziale del contributo dovuto per il rilascio della concessione, nel caso in cui il valore di tale opera eguagli o superi la soglia fissata dalla direttiva di cui trattasi (5.000.000 di ecu). La realizzazione diretta di un’opera di urbanizzazione secondaria può costituire un appalto pubblico di lavori ai sensi dell’art. 1, lett. a), della direttiva 93/37/CEE, sia per la loro idoneità funzionale a soddisfare le esigenze di urbanizzazione non limitate al semplice insediamento individuale, sia perchè l’amministrazione competente ha il pieno controllo di tali opere, in forza di un titolo giuridico che ne assicura alla stessa la disponibilità al fine di garantirne la fruizione collettiva da parte di tutti gli utenti della zona (nella specie, si discuteva della costruzione del teatro della Bicocca o Scala 2001 in un quadro di riconversione urbanistica di una ex zona industriale). La realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione non esclude l’esistenza dell’elemento contrattuale previsto dall’art. 1, lett. a), della direttiva 93/37/CEE: infatti, l’amministrazione comunale conserva in ogni caso la facoltà di esigere, anziché la realizzazione diretta delle opere, il pagamento di una somma commisurata al costo effettivo delle medesime nonché all’entità ed alle caratteristiche dell’insediamento. Inoltre, in caso di realizzazione diretta delle opere di urbanizzazione, occorre comunque procedere alla stipula di una convenzione di lottizzazione tra l’amministrazione comunale ed il proprietario o i proprietari dei terreni da lottizzare. Infine, se è vero che l’amministrazione comunale non ha la facoltà di scegliere la propria controparte contrattuale (essendo controparte colui che ha la proprietà dei terreni da lottizzare), ciò non è sufficiente ad escludere il carattere contrattuale del rapporto che unisce l’amministrazione comunale ed il lottizzante.Obiettivo della direttiva 93/37/CEE è di aprire alla concorrenza il settore degli appalti pubblici di lavori, contro il rischio di favoritismi da parte dei pubblici poteri. Pertanto, il fatto che i pubblici poteri non abbiano la possibilità di scegliere la loro controparte contrattuale (come nel caso della realizzazione delle opere di urbanizzazione “a scomputo”) non vale, di per sé, a giustificare la non applicazione della direttiva, in quanto una siffatta eventualità porterebbe al risultato di escludere dalla concorrenza comunitaria la realizzazione di un’opera altrimenti ricadente nell’ambito di applicazione della direttiva medesima. Il titolare di una concessione edilizia o di un piano di lottizzazione che realizzi le opere di urbanizzazione non effettua alcuna prestazione a titolo gratuito, ma estingue un debito di pari valore che sorge in favore del Comune, ossia il contributo per gli oneri di urbanizzazione, senza che il carattere alternativo dell’obbligazione - contributo pecuniario o esecuzione diretta delle opere - consenta di differenziarne la causa a seconda della modalità di adempimento prescelta (o prestabilita dal legislatore). Per garantire il rispetto della direttiva 93/37/CEE in caso di realizzazione di un’opera di urbanizzazione, non deve necessariamente essere l’amministrazione comunale ad applicare le procedure di aggiudicazione previste dalla direttiva. L’effetto utile della direttiva risulta ugualmente garantito qualora la normativa nazionale conferisse all’amministrazione comunale il potere di obbligare il lottizzante titolare della concessione, mediante accordi stipulati con questo, a realizzare le opere pattuite ricorrendo alle procedure previste dalla direttiva, e ciò affinché vengano rispettati gli obblighi incombenti in proposito all’amministrazione comunale in forza della direttiva medesima. In tal caso, infatti, il lottizzante, alla luce degli accordi conclusi con il Comune che lo esentano dal contributo per gli oneri di urbanizzazione in cambio della realizzazione di un’opera di urbanizzazione pubblica, deve essere considerato come titolare di un mandato espresso conferito dal Comune ai fini della costruzione di tale opera. Una tale possibilità di applicazione delle regole di pubblicità della direttiva da parte di soggetti diversi dalle amministrazioni aggiudicatrici è peraltro espressamente prevista dall’art. 3, n. 4, della direttiva stessa in caso di concessione di lavori pubblici.
Consiglio di Stato, Sezione V 11/06/1999 n. 630
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Costituisce appalto di lavori, e non di servizi, l'attività di manutenzione del patrimonio residenziale dell'Ente pubblico (nel caso, il Comune), anche in presenza di prestazioni di carattere organizzativo accessorie (nel caso, formazione della banca dati informatizzata e programmazione degli interventi)
Consiglio di Stato, Sezione V 07/06/1999 n. 295
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Tutte le opere inserite nei piani per il Giubileo dell'anno 2000 presentano una rilevanza pubblicistica, particolarmente rafforzata, qualunque sia il soggetto committente.Rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo le controversie relative a gare di appalto sottoposte alle regole dell'evidenza pubblica svolte da soggetti formalmente privati.
TAR Veneto 11/02/1997 n. 363
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Ai sensi dell'art. 3 terzo comma D.L. vo 17 marzo 1995 n. 157, dettato in tema di qualificazione dei contratti misti, deve ritenersi abbandonato il tradizionale criterio di discrimine tra « servizi » e « lavori » fondato sulla prevalenza economica in luogo di quello che dà rilievo alla prevalenza dell'oggetto della prestazione in base alla definizione data alle diverse fattispecie negoziali, e cioè mediante l'introduzione di un'endiade normativa i cui termini sono costituiti dall'accessorietà (che vuol dire anche eventualità) delle prestazioni e dalla pregnanza qualitativa (più che quantitativa) dell'oggetto contrattuale: pertanto, l'appalto è riconducibile ai lavori soltanto se il suo oggetto consiste nella realizzazione di un'opera mentre non è qualificabile come appalto di opere il contratto in cui i lavori risultano accessori alla prestazione e non costituiscono lo specifico oggetto del procedimento di scelta del contraente.
Consiglio di Stato, Sezione V 11/10/1996 n. 1216
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Non può essere qualificato contratto di appalto di opera pubblica la realizzazione di una cartografia planoaltimetrica del territorio, in quanto il suo oggetto non consiste nella realizzazione di opere aventi natura immobiliare con la trasformazione del territorio e con l'attribuzione di particolari poteri all'Amministrazione durante la fase della loro esecuzione, bensi nello svolgimento di un servizio di carattere professionale, sia pur caratterizzato da rimovibili interventi materiali sul terreno (per la posa in opera dei c.d. caposaldi) e dalla consegna finale della fotografia
TAR Trieste 25/07/1996 n. 857
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Nel caso di gara per la fornitura e la posa in opera di barriere di sicurezza stradale in un tratto autostradale, non trova applicazione la disciplina sulle forniture bensi quella relativa agli appalti di lavori pubblici, posto che la finalità perseguita dalla stazione appaltante consiste, non nella realizzazione di un elemento accessorio ma di una parte strutturale dell'autostrada, e quindi in buona sostanza si verte in ipotesi di appalto di opere pubbliche.
Consiglio di Stato, Sezione V 02/04/1996 n. 375
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
La differenza tra il contratto d'appalto e quello di compravendita, rispettivamente definiti dagli artt. 1655 e 1470 Cod. civ., risiede, per quanto riguarda la commissione di fornire cosa futura prodotta o fornita da chi compie il lavoro, nella prevalenza, non solo quantitativa, ma soprattutto funzionale secondo l'intenzione dei contraenti, della fornitura della materia o cosa (vendita) ovvero del lavoro (appalto d'opera); pertanto, quando l'interesse del committente non sia tanto quello di ottenere la proprietà di un determinato impianto, quanto quello di installarlo in un complesso immobiliare a cura del fornitore, e correlativamente l'impegno di quest'ultimo sia essenzialmente quello di collocare l'impianto funzionante in un determinato complesso di opere (come avviene per qualsiasi impianto di cui si chieda l'istallazione durante la costruzione di un'opera edilizia), si ha un contratto di appalto d'opera, e non un contratto di compravendita.L'art. 23 terzo comma D.L. vo 19 dicembre 1991 n. 406, secondo cui le parti d'opera scorporabili « possono essere assunte in proprio da imprese mandanti, individuate prima della presentazione dell'offerta », non esclude che i requisiti debbano essere posseduti al momento della domanda di partecipazione, né consente ad un'impresa, che non abbia i requisiti previsti per le opere scorporabili, una sorta di domanda di partecipazione « per impresa da nominare »; pertanto, solo un'impresa che abbia i requisiti previsti per le opere scorporabili potrà avvalersi della facoltà di nominare successivamente una diversa impresa che di quelle opere si assuma l'esecuzione, mentre l'impresa, che quei requisiti non abbia, non può esimersi dall'indicare nella domanda di partecipazione un'idonea impresa mandante.
Consiglio di Stato, Sezione V 04/10/1994 n. 1101
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.2
Il contratto per realizzare l'adeguamento impiantistico e la ristrutturazione muraria del blocco operatorio chirurgico di un ospedale ha natura di contratto di appalto d'opera, quando i lavori costituiscano un insieme di modificazioni di un immobile unitariamente considerato e non già un insieme di lavori eterogenei.