Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "in genere"

TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 23/01/2007 n. 603
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La disposizione di cui all’art. 77bis del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, inserita dall’art. 15 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 deve essere interpretata come ampliativa della previsione di cui all’art 46 del Decreto medesimo, che individuava specifiche tipologie di atti autocertificabili, per cui si deve ritenere che il regime di semplificazione viene ora esteso a tutte le categorie di certificati afferenti procedure di gara, tranne che per le specifiche eccezioni espressamente fatte salve dalla legge. In favore dell’applicazione automatica di tale normativa depone la considerazione per cui trattasi di una disciplina di carattere generale con cui si è inteso snellire il procedimento amministrativo, accelerarne i tempi, ma soprattutto agevolare i privati, assolvendoli dall’onere, spesso gravoso, di procurarsi tempestivamente documentazione costosa e di non facile e pronta reperibilità (Cons. Stato, Sez. VI, sentenza 28 ottobre 2003, n. 7473; Cons. Stato, Sez. V, sentenza 2 luglio 2001 n. 3602). L’agevolazione, con riguardo alle procedure di gara, è destinata ad operare unicamente nella fase di ammissione, restando in ogni caso compito specifico della stazione appaltante la verifica successiva di quanto autocertificato o autodichiarato. Pertanto, in mancanza di un’espressa disposizione in senso contrario, non vi è ragione di ritenere che la lex specialis impedisca alle imprese concorrenti di autocertificare il possesso dei requisiti di partecipazione.
TAR Friuli Venezia Giulia - Sentenza 11/01/2007 n. 36
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Se nel certificato rilasciato dalla SOA non compare l’attestazione del possesso del sistema di qualità, a prescindere dalle motivazioni di tale mancanza - che in ogni caso attengono unicamente ai rapporti tra la predetta SOA e l’impresa - sta di fatto che comunque compete a quest’ultima l’attenta verifica dello stato della documentazione prodotta in gara, adempimento che rientra nell’ordinaria diligenza e le conseguenze del cui mancato espletamento non possono ricadere che sulla diretta interessata, posto che l’onere di allegazione della certificazione grava sull’impresa che intende avvalersi del beneficio (del dimezzamento della cauzione) e non certo sulla stazione appaltante.Come la mancata presentazione dell’offerta non potrebbe non comportare l’esclusione della domanda del partecipante, - indipendentemente da un’espressa sanzione di esclusione - allo stesso modo la mancata produzione di uno degli altri adempimenti richiesti sempre tra le condizioni di partecipazione non può che comportare la medesima conseguenza. Trattandosi di condizioni di partecipazione è poi evidente che la stazione appaltante non può consentire alcuna integrazione o regolarizzazione del requisito mancante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 08/01/2007 n. 16
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La circostanza che il ritardo nella presentazione dell’offerta sia dipeso dal rifiuto dell’impiegata comunale, addetta alla ricezione, di prendere in consegna la busta priva dei prescritti sigilli, risolvendosi in una censura correlata al confezionamento della busta in modo conforme o meno alle prescrizioni della lex specialis, non integra uno di quei casi eccezionali riconducibili alla forza maggiore che soli sarebbero idonei a giustificare il ritardo, essendo il termine di presentazione delle offerte inderogabile, per cui non può essere disatteso, pena la violazione del principio fondamentale della par condicio.Nelle procedure di gara per l’affidamento di appalti pubblici l’obbligo di produrre copia del documento d’identità in allegato all’atto notorio risulta inderogabile, né è data possibilità di regolarizzazione o integrazione del documento mancante, nel rispetto della par condicio tra i concorrenti.
TAR Sardegna, Sezione i Cagliari - Sentenza 29/12/2006 n. 2821
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 1, commi 65 e 67, della legge n. 266/2005 attribuisce direttamente all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici il potere di adottare la deliberazione con la quale vengono fissati i termini e le modalità del versamento del contributo dovuto alla stessa dagli operatori economici, prevedendo inoltre espressamente che l’obbligo della contribuzione sia condizione di ammissibilità dell’offerta nell’ambito delle procedure finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche. In applicazione di tali disposizioni l’Autorità ha adottato la deliberazione conseguente, che è divenuta esecutiva il 20 febbraio 2006 a seguito della prevista procedura che comprende tra l’altro il controllo da parte della presidenza del Consiglio dei ministri. Nè può rilevare il fatto che la suddetta deliberazione sia stata impugnata per aver disposto la propria decorrenza sin dal 2006 anziché dal 2007 come indicato dal comma 65; infatti, pur impugnata, la deliberazione in questione è comunque efficace (essendo stata respinta la domanda di sospensione cautelare della stessa, v. Tar Lazio Roma sezione terza, ordinanza 5 luglio 2006, numero 3907) e, in ogni caso, la decorrenza dal 2006 sembra autorizzata dal disposto del comma 67. Resta dunque accertato che, a seguito della deliberazione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici del 26 gennaio 2006 è sorto l’obbligo, per i soggetti che intendano partecipare a procedure di scelta del contraente attivate dai soggetti (pubblici e privati) indicati nella deliberazione medesima, di versare un contributo a favore della Autorità, pena l’esclusione dalla gara, secondo quanto previsto dall’art. 3, comma 3, della deliberazione nonché dall’art. 1, comma 67, primo periodo, della legge n. 266/2005. Conseguentemente, la circostanza che il bando non preveda espressamente l’onere della contribuzione all’Autorità non può comportare il venir meno dell’obbligo che, come detto, risulta direttamente dalla legge (e dalla delibera dell’Autorità).Costituisce violazione della par condicio l’operato della stazione appaltante che, anche in mancanza di un’espressa previsione del versamento del contributo all’Autorità nel bando di gara, ha chiesto di effettuarlo a tutte le imprese partecipanti che non vi avevano già provveduto, in quanto in tal modo si è consentito a soggetti che non avevano adempiuto ad un obbligo stabilito dalla legge, pena l’esclusione dalla gara, di provvedere a tale adempimento dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte. In tal caso infatti non può parlarsi di mera regolarizzazione, ma della effettuazione di una formalità necessaria ai fini dell’ammissibilità dell’offerta.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 11/12/2006 n. 3888
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il dato letterale dell’art. 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 - il quale prevede il versamento del contributo di euro 20,00 in favore dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture - è chiaro nel definire tale adempimento come previsto a pena di esclusione. Il pagamento dello stesso deve, quindi, essere qualificato come condizione di ammissibilità dell’offerta, con la conseguenza che la sua mancanza non può che condurre necessariamente all’esclusione dell’impresa per carenza essenziale dell’offerta (in tal senso anche T.A.R. Trento, n. 208/06). Né un’eventuale omissione appare sanabile a posteriori, sia a causa dell’estrema chiarezza della norma che qualifica l’adempimento come condizione di ammissibilità dell’offerta sia per la necessità del rispetto della par condicio dei partecipanti.Irrilevante si appalesa la circostanza della mancata indicazione, nella lettera di invito, dell’obbligo di provvedere al pagamento del contributo in questione. Invero non si può negare all’art. 1, comma 67, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, così come reso concretamente operativo dalle modalità attuative contenute nella Deliberazione dell’Autorità del 26 gennaio 2006, la natura di norma eterointegrativa dei bandi di gara, attesa la totale assenza di discrezionalità dell’amministrazione in ordine alla sua applicabilità ed efficacia.
Corte dei Conti Sicilia, Sezione IV Catania - Sentenza 07/12/2006 n. 2429
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 12, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. ha posto il principio - di carattere generale - del divieto della partecipazione alla medesima gara del consorzio stabile e dei consorziati, mentre l’art. 13, comma 4, ha inteso precisare la portata del divieto, chiarendo che esso riguarda soltanto i consorziati che già partecipano alla gara mediante la struttura consortile, di modo che il divieto si traduce nella preclusione per un’impresa di poter partecipare alla medesima gara due volte, l’una attraverso la struttura del consorzio stabile e l’altra in una qualsiasi diversa forma (cfr. Determinazioni n. 18 del 29 ottobre 2003 e n. 11 del 9 giugno 2004 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici; TAR Sardegna, Sez. I, 20 giugno 2005, n. 1445).L’indicazione delle imprese per conto delle quali il consorzio concorre, contemplata dall’art. 13, comma 4, ha valore non solo in negativo, in quanto le imprese predette non possono partecipare autonomamente alla gara, ma anche in positivo, in quanto i lavori potranno essere eseguiti soltanto dalle predette imprese. L’esecuzione dei lavori solo da parte delle imprese per conto delle quali il consorzio concorre costituisce una scelta obbligata, perché soltanto in questo modo possono essere evitate situazioni paradossali, come quella di far realizzare l’opera da parte di un consorziato che ha partecipato alla gara in concorrenza con il consorzio stesso (cfr., in termini, Determinazione n. 18 del 29 ottobre 2003 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.).Nulla vieta, ovviamente, che il consorzio possa dichiarare in sede di offerta che concorre in proprio e non per conto di alcun consorziato (cfr. Determinazione n. 11 del 9 giugno 2004 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.). In tal caso, il consorzio potrà: - eseguire direttamente tutte le opere o parte di esse, utilizzando la comune struttura d’impresa; - eseguire tutte le opere o parte di esse mediante una o più delle imprese consorziate, assegnandone ad esse l’esecuzione, totale o parziale, avvalendosi della facoltà di cui all’art. 97, comma 1, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, in base al quale “I consorzi stabili di imprese di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c), e articolo 12 della Legge, hanno la facoltà di far eseguire i lavori dai consorziati senza che ciò costituisca subappalto, ferma la responsabilità sussidiaria e solidale degli stessi nei confronti della stazione appaltante”.In siffatto quadro normativo risulta diversa la posizione dei consorziati per conto dei quali il consorzio ha dichiarato di concorrere, ai sensi dell’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m., rispetto a quella dei consorziati ai quali viene assegnata l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., dal momento che: - la dichiarazione di cui all’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m. ha rilevanza esterna, sia ai fini dello svolgimento della gara che dell’esecuzione dei lavori, e rimane cristallizzata nel tempo; - la designazione di cui all’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., in genere successiva all’aggiudicazione, costituisce un semplice atto interno del consorzio, privo di rilevanza esterna, ancorché esso debba essere comunicato alla stazione appaltante e sia sempre modificabile (cfr. Determinazione n. 11 del 9 giugno 2004 dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.).L’art. 97, comma 4, seconda parte, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m. prevede espressamente che “alle singole imprese consorziate si applicano le disposizioni previste per le imprese mandanti dei raggruppamenti temporanei di imprese”. Orbene, a proposito delle imprese mandanti dei raggruppamenti temporanei di imprese, l’art. 95, comma 2, dispone che tali imprese devono possedere i requisiti tecnico organizzativi ed economico finanziari “ciascuna nella misura minima del 10% di quanto richiesto all’intero raggruppamento”. Conseguentemente, in base al combinato disposto delle disposizioni da ultimo riportate, le imprese per le quali il consorzio ha dichiarato di concorrere, ai sensi dell’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m., ovvero alle quali viene assegnata l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., devono possedere una qualificazione minima, pari, quanto meno, al 10% di quella globalmente richiesta per partecipare alla gara.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 24/11/2006 n. 5465
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La violazione degli obblighi contributivi concernenti un rapporto di lavoro può essere ricondotta sia all’ipotesi dell’art. 75, comma 1, lett. e) del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., in quanto violazione di un obbligo derivante dal rapporto di lavoro, sia all’ipotesi di cui alla successiva lett. g), in quanto violazione degli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse, se i contributi in questione vengono qualificati come imposte, cioè prelievo coattivo di una quota del cosiddetto “salario previdenziale”.Al fine di valutare la c.d. regolarità contributiva deve applicarsi correttamente il citato art. 75 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., in sintonia con l’art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., con la conseguente rilevanza non già di ogni irregolarità contributiva di qualsivoglia sorta, ma di una irregolarità che può definirsi qualificata dalle norme in questione, ossia una irregolarità grave e definitivamente accertata. Ne consegue che non qualsiasi inadempimento e, per quanto di interesse, non qualsiasi violazione degli obblighi contributivi è sufficiente a giustificare l’esclusione da una gara di appalto per l’esecuzione dei lavori pubblici, bensì un inadempimento od una violazione degli obblighi contributivi che possa ritenersi grave. Ciò tuttavia presuppone un momento valutativo ed accertativo da parte della stazione appaltante teso a valutare il peso dell’inadempienza contributiva, dovendo quest’ultima valutare e verificare se la violazione degli obblighi contributivi sia “grave” e “definitivamente accertata”.Invero il semplice DURC, documento attestante la irregolarità contributiva, non può essere ritenuto sufficiente a cagionare l’esclusione dell’impresa, essendo invece indispensabile che l’infrazione stessa sia “grave” e “debitamente accertata”, tanto più ove in corso di gara siano emersi elementi contrastanti con tale dichiarazione o comunque elementi che facciano dubitare della gravità della violazione contributiva.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 17/11/2006 n. 5835
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’obbligo di chiedere chiarimenti, soprattutto nel caso in cui eventuali omissioni possono derivare da “evindenti incomprensioni formali”, comporta che la richiesta di chiarimenti non permette un’integrazione di documentazione mancante, ma solo un chiarimento rispetto ad una dichiarazione regolarmente resa in sede di offerta, ma apparentemente in contrasto con altra dichiarazione. Si tratta, quindi, di una richiesta di dimostrazione della ragione giustificativa di una dichiarazione già completa di tutti i suoi elementi. Operando in tal modo la stazione appaltante semplicemente dà attuazione al principio generale contenuto nell’art. 6 della legge n. 241/1990, principio applicato anche nell’ambito delle procedure concorsuali, che risponde anche all’interesse della PA alla massima partecipazione alla gara.
TAR Piemonte, Sezione I - Sentenza 08/11/2006 n. 4081
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ illegittima l’esclusione comminata dall’amministrazione appaltante unicamente in ragione della circostanza che la carta di identità di un soggetto che ha sottoscritto l’offerta era risultata non in corso di validità. E’, infatti, onere dell’amministrazione stessa disporre eventuali verifiche e regolarizzazioni ex art. 71del D.P.R. n. 445/2000 (cfr. TAR Sicilia, Catania, Sez. III, 18 marzo 2005, n. 462), anche in considerazione del fatto che, nella specie, il disciplinare di gara comminava l’esclusione quale sanzione della illeggibilità del documento di identità e non in relazione all’avvenuta scadenza.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/10/2006 n. 6350
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In via generale, l’autorità amministrativa ha l’obbligo di motivare l’affermazione di irregolarità delle dichiarazioni rese dai privati e non quella di regolarità delle dichiarazioni stesse, che è una motivazione potenzialmente infinita.
TAR Abruzzo - Sentenza 19/10/2006 n. 810
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Secondo un recente insegnamento giurisprudenziale del giudice amministrativo i certificati di abilitazioni, di cui alla legge n. 46 del 1990, sono configurabili quali requisiti da dimostrare in fase esecutiva e quindi conseguibili anche in un momento successivo all’aggiudicazione, tenuto peraltro conto sul punto della deliberazione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici del 17 aprile 2002. Pertanto, se le abilitazioni ex lege n. 46 del 1990 sono requisiti di esecuzione e non di partecipazione essi sono comunque irrilevanti ai fini dell’esclusione dalla gara. Conseguentemente, detti requisiti non possono essere presi in considerazione ai fini dell’aggiudicazione, rilevando invece al momento della conclusione del contratto che, non essendo consentito il subappalto, sarà concluso solo nel caso in cui l’aggiudicatario si sia procurato le abilitazioni ai fini esecutivi o si impegni a procurarsele prima dell’inizio dei lavori, altrimenti esponendosi ad inadempimento o revoca dell’aggiudicazione (Cons. Stato n. 4671/2003).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 17/10/2006 n. 6190
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’applicazione dei principi di tutela dell’affidamento e di correttezza dell’azione amministrativa nonché la generale clausola di buona fede che informa l’azione amministrativa nel suo complesso impediscono che le conseguenze di una condotta colposa della stazione appaltante possano essere traslate a carico del soggetto partecipante alla pubblica gara con la comminatoria dell’esclusione dello stesso dalla procedura. Conseguentemente, verificato che la lesione dell’integrità del plico non è addebitabile alla negligenza dell’impresa concorrente, bensì a presumibile disattenzione dell’amministrazione, a quest’ultima è preclusa, in base a detti principi, l’esclusione dell’impresa vittima dell’errore amministrativo, specie qualora i rappresentanti di tutti i soggetti partecipanti alla procedura abbiano espresso l’assenso per la soluzione della sanatoria.
TAR Lazio, Sezione II Roma - Sentenza 22/09/2006 n. 9194
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La previsione normativa della possibilità del privato di ricorrere all’autocertificazione ha una funzione meramente strumentale in relazione all’esigenza di consentire l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa e di evitare inutili aggravi per i privati in essa coinvolti, ai quali vengono imputati gli effetti favorevoli, ma anche le conseguenze negative e le eventuali sanzioni, derivanti dalle proprie dichiarazioni circa la sussistenza di fatti e condizioni di cui sono a diretta conoscenza. Ne consegue che, se da un lato il privato non può esimersi dal compiere l’autocertificazione laddove la norma regolatrice del procedimento gli imponga di assumersi le proprie responsabilità, dall’altro lato l’Amministrazione non può acquietarsi di fronte alla mera presa d’atto dell’autocertificazione, mantenendo sempre la potestà - e quindi il potere ma anche il dovere - di perseguire l’interesse pubblico affidato in conformità ai principi costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento che devono caratterizzare l’agire amministrativo, mentre il privato, a sua volta, non può certo vantare alcuna pretesa al consolidamento di posizioni giuridiche non conformi al diritto, in quanto fondate su di una autocertificazione rivelatasi mendace o, comunque, fallace. Pertanto, l’Amministrazione che venga a conoscenza o debba comunque tempestivamente essere a conoscenza della non rispondenza al vero di un’autocertificazione prodotta da un concorrente ad una gara di appalto (in quanto il concorrente in questione, risultato aggiudicatario provvisorio in un’altra e contestuale gara bandita dalla stessa stazione appaltante, doveva essere sottoposto a verifica amministrativa della sussistenza dei requisiti dichiarati) è tenuta ad escludere da tale gara, non ancora conclusa con una aggiudicazione, detto concorrente mediante l’attivazione dei poteri di autotutela, al fine di garantire la corretta e non distorta applicazione della disciplina di aggiudicazione automatica dell’appalto a seguito del calcolo dell’anomalia e, quindi, al fine di garantire la parità fra i concorrenti, nel rispetto dei principi di legalità ed imparzialità, ed inoltre nel rispetto del principio del buon andamento, alla cui stregua l’aggiudicazione può intervenire solo in favore della migliore offerta.
TAR Lazio, Sezione II Roma - Sentenza 12/09/2006 n. 8222
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ ben vero che l’art. 16 del D.lgs. 17 marzo 1995, n. 157, prevedendo la possibilità di invitare le imprese concorrenti a completare o fornire i chiarimenti in ordine al contenuto dei certificati, documenti e dichiarazioni, non ha inteso assegnare alla P.A. una facoltà o una potestà, ma ha descritto un ordinario modus operandi, volto a far prevalere la sostanza sulla forma (cfr. per tutti Cons. Stato, Sez. VI, 14 novembre 2003, n. 7275). E’ altrettanto indubbio, tuttavia, che tale rimedio è inapplicabile per la valutazione delle offerte, essendo dettato in tema di verifica dei requisiti di partecipazione e, quindi, per garantire il favor partecipationis (cfr. id., 21 febbraio 2005 n. 624) e che può comunque valere solo per consentire il chiarimento o il completamento del contenuto di documenti già presentati o, rispettivamente, non di per sé comprensibili, non essendo mai utilizzabile per ammettere ex post la presentazione di una dichiarazione mancante (cfr. id., V, 10 gennaio 2005 n. 32). In ogni caso, il rimedio de quo non è legittimamente utilizzabile per l’integrazione degli elementi essenziali della domanda di partecipazione alla gara (nella specie, la ricorrente avrebbe dovuto produrre il progetto in una con l’istanza), né per porre rimedio ad incertezze della lex specialis (invece chiarissima sul punto) (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. V, 4 febbraio 2004, n. 364; id., 6 marzo 2006 n. 1068).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 08/09/2006 n. 1685
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il principio giurisprudenziale del favor partecipationis, volto a favorire la più ampia partecipazione alle gare pubbliche, rileva soltanto in presenza di clausole di ammissione dal significato dubbio o incerto. Tanto meno, in mancanza di un requisito prescritto a pena di esclusione, può farsi luogo alla disciplina di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 157/1995, giacché il potere di cui all’articolo citato può essere attivato solo nelle ipotesi di dichiarazioni, documenti e certificati non chiari o di dubbio contenuto e non anche laddove si sia in presenza di documentazione palesemente incompleta atteso che, in tal caso, l’esercizio del potere amministrativo si risolverebbe in una palese violazione della “par condicio” rispetto alle imprese concorrenti che abbiano invece puntualmente rispettato la disciplina prevista dalla “lex specialis” di gara (fattispecie nella quale la lettera d’invito espressamente comminava la nullità delle firme apposte sui fogli della polizza assicurativa dai funzionari incaricati del rilascio della stessa e autenticate dal notaio, qualora tra i fogli medesimi non fosse stato apposto il timbro di congiunzione).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/08/2006 n. 5064
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La previsione della lettera di invito recante la comminatoria di esclusione in caso di irregolarità anche di un solo documento richiesto non è idonea ad escludere la facoltà dell’Amministrazione di richiedere la regolarizzazione della documentazione incompleta. La possibilità che l’art. 15, del D.Lgs. n. 358/92 e l’art. 16 del D.Lgs. n. 157/95 conferiscono alle amministrazioni di invitare le imprese concorrenti a completare o fornire i chiarimenti in ordine al contenuto dei certificati, documenti e dichiarazioni, rappresenta concreta applicazione e completamento del criterio del giusto procedimento introdotto dell’art. 3 della legge n. 241/90. Criterio la cui violazione ben può essere riconosciuta sintomatica di un comportamento - non necessariamente in mala fede - dell’amministrazione che, in luogo di valutare l’esistenza delle effettive condizioni di osservanza delle prescrizioni del bando di gara, ha ritenuto di fermarsi al contenuto estrinseco e formale del documento recante i requisiti della fideiussione, senza valutare la possibilità di ammettere parimenti l’impresa alla gara, in ossequio alla regola di maggior concorrenzialità (4 maggio 2005 n. 2725). Nella specie, quindi, l’esclusione poteva essere legittimamente adottata ove ricorresse una ipotesi di irregolarità non suscettibile di essere sanata mediante l’integrazione di qualche proposizione imprecisa o non corrispondente nella forma alla garanzia richiesta, circostanza, peraltro, che nella specie non si è verificata.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/08/2006 n. 4972
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In base all’art. 77bis del D.P.R. n. 445/2000 le disposizioni in materia di documentazione amministrativa, fra le quali è riconducibile quella riguardante le dichiarazioni sostitutive, si applicano a tutte le fattispecie in cui sia prevista una certificazione, “ivi comprese quelle concernenti le procedure di aggiudicazione e affidamento di opere pubbliche o di pubblica utilità, di servizi e di forniture, ancorché regolate da norme speciali”. Ne consegue che le prescrizioni dei bandi e degli altri atti regolatori di gare per la scelta del migliore contraente da parte delle pubbliche amministrazioni vanno sempre intese nel senso che, anche se non si richiamano alla norma sopra citata, si deve ammettere la certificazione semplificata e sostitutiva stabilita dal menzionato Testo unico, salva sempre la possibilità per la stazione appaltante di accertare la sussistenza del requisito, cui la dichiarazione è preordinata.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 09/08/2006 n. 7918
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In ordine al fenomeno della semplificazione documentale amministrativa va sottolineata la scelta del legislatore, per un verso, di valorizzare le dichiarazioni provenienti dal soggetto privato, potenziandone la rilevanza e l’ambito oggettivo e soggettivo di utilizzabilità; per altro verso, di ricondurre ad un uso improprio delle dichiarazioni sostitutive l’applicazione espressa di sanzioni penali. In questa scelta dalla doppia e contrastante valenza va colto il senso della espressa previsione normativa di un richiamo chiaro alle conseguenze penali che ricorrono in caso di mendace dichiarazione. La presenza del richiamo alle sanzioni penali previste dall’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000, per le ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate, è elemento essenziale della stessa dichiarazione, la cui valenza sostitutiva viene espressamente ricollegata al rispetto delle previsioni di forma (sulla essenzialità delle forme per la qualificazione dell’atto, T.A.R. Veneto, Sez. I, 14 gennaio 2005, n. 67). Pertanto, sia dal punto di vista teleologico sia da quello dell’analisi testuale non è possibile sostenere che la mancata espressa indicazione della clausola di legge sia senza effetto. Omesso il richiamo, la dichiarazione sostitutiva perde tutta la sua cogenza, ed entra nel procedimento come un qualsiasi atto di parte, senza imporre alcun vincolo alla pubblica amministrazione. Appare quindi corretta la posizione di non considerare equipollenti ad una dichiarazione sostitutiva le attestazioni di parti mancanti del richiamo alle conseguenze penali scaturenti dalle mendaci affermazioni.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 28/07/2006 n. 462
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Nel caso in cui il bando di gara di un pubblico appalto si limiti a prevedere - per le sole imprese non in possesso dell’attestato SOA - la prova del possesso di dotazione stabile di attrezzatura tecnica adeguata alle opere da realizzare e, sul piano più generale, la produzione di una dichiarazione sostitutiva con la quale ogni singola impresa deve attestare di avere in dotazione stabile l’idonea attrezzatura tecnica, non è richiesto, ai fini dell’ammissione in gara, che vengano prodotte, assieme alla dichiarazione sostitutiva circa il possesso delle attrezzature, le copie dei contratti di noleggio delle attrezzature stesse debitamente registrati in data anteriore a quella del bando.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 25/07/2006 n. 4654
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’espressione “colui che legalmente rappresenta l’impresa” non si riferisce alla sola rappresentanza legale di cui all’art. 2384 c.c., potendosi fare riferimento alle diverse forme di rappresentanza configurabili alla stregua dell’ordinamento, non esclusa l’attribuzione di poteri ad un dipendente della società mediante procura, venendosi in caso contrario a restringere senza plausibile ragione la fisiologica operatività degli istituti rappresentativi nel campo societario. Invero, la disciplina di gara nella parte in cui richiede dichiarazioni a firma “del legale rappresentante dell’impresa”, deve essere intesa, in mancanza di contrarie prescrizioni (salva la legittimità o meno di esse), come richiedente la sottoscrizione da parte del rappresentante legale della società o del soggetto idoneo a sostituirlo secondo l’ordinamento giuridico.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 22/06/2006 n. 395
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’impresa in amministrazione giudiziaria non è totalmente incapace di stipulare nuovi contratti con la pubblica amministrazione né, dunque, di partecipare alle gare da questa bandite; tuttavia non le è concesso di acquisire quelle commesse pubbliche sulle quali possa avere influito, anche solo astrattamente, la situazione di pericolo di infiltrazione mafiosa che ebbe a suo tempo a giustificare l’irrogazione della misura cautelare del sequestro dei beni aziendali e la nomina dell’amministratore giudiziario. Il discrimen deve essere ancorato ad un dato certo ed obiettivo, quale è il momento a cui risale l’inizio della procedura di scelta del contraente operata dall’Amministrazione. Ove tale momento risalga ad epoca successiva al sequestro dei beni e alla nomina dell’amministratore giudiziario, non vi è dubbio che quest’ultimo possa, con le debite autorizzazioni del Tribunale, partecipare alle gare pubbliche e stipulare i conseguenti contratti in caso di aggiudicazione, eseguendo altresì i lavori o prestando i servizi ivi previsti, nel quadro di quella funzione dinamica e non già meramente conservativa che la legge riconosce all’amministrazione giudiziaria dell’impresa, onde consentirle di incrementare la propria redditività rimanendo così sul mercato. Per contro, sussiste la condizione soggettiva ostativa alla stipulazione del contratto, anche da parte dell’amministratore giudiziario, qualora - come nella specie - la procedura ad evidenza pubblica finalizzata alla scelta del contraente privato sia stata attivata dall’Ente appaltante prima del sequestro dei beni e della nomina dello stesso amministratore, dovendo in tal caso presumersi - iuris et de iure - che l’illecita infiltrazione mafiosa possa avere influito con effetto inquinante sull’esito della procedura di gara, né potendo la successiva gestione del contratto in regime di amministrazione giudiziaria consentire il recupero, a posteriori, di quelle garanzie di trasparenza e legalità nell’accesso alle commesse pubbliche che la normativa antimafia mira specificamente a tutelare.
TAR Lazio, Sezione II quater Roma - Sentenza 20/06/2006 n. 4895
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’esclusione dalla gara di appalto è illegittima in caso di estrema tenuità dello scostamento tra l’importo della cauzione prescritto nel bando e quello indicato nella polizza in contestazione (nel caso di specie l’importo della polizza era pari a L. 151.264.758 e quindi leggermente inferiore rispetto all’importo prescritto corrispondente a L. 151.264.857). La lievissima differenza rende, infatti, un siffatto scostamento del tutto irrilevante sia sotto un profilo teleologico, considerato anche il fine della garanzia per cui la cauzione provvisoria deve essere apprestata (che ha una funzione del tutto temporanea essendo destinata ad essere sostituita, in caso di aggiudicazione, dalla cauzione definitiva), sia sotto un profilo strettamente monetario, attesa la possibilità di “arrotondamento” all’entità numerica superiore o inferiore dell’importo rispettivamente superiore o inferiore alle cento lire delle somme dovute allo Stato (cfr. sul valore di carattere generale del principio in parola le varie disposizioni fiscali sull’arrotondamento di importi inferiori alle cinquecento lire - trasponibile all’arrotondamento all’euro inferiore se si tratta di meno di cinquanta centesimi - e quelle sull’arrotondamento di importi inferiori alle cento lire sul pagamento di pensioni ed emolumenti, etc.).
T.R.G.A. Trentino Alto Adige, Sezione Trento - Sentenza 12/06/2006 n. 208
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Non si riscontra illegittimità nella prescrizione della lettera di invito che richiede, a pena di esclusione, l’allegazione della prova dell’avvenuto versamento del pagamento del contributo dovuto all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici né nella deliberazione 26 gennaio 2006 dell’Autorità, che prevede l’obbligo dei concorrenti di dimostrare, al momento della presentazione dell’offerta, pena l’esclusione, di aver versato la somma dovuta a titolo di contribuzione. Ciò in quanto: a) la legge 23 dicembre 2005, n. 266 ha introdotto l’obbligo del versamento del contributo in questione “quale condizione di ammissibilità dell’offerta”; b) la prescrizione nella delibera dell’Autorità della dimostrazione del versamento non costituisce violazione della delega del legislatore a disciplinare entità e modalità di riscossione del contributo, ma costituisce normale implicazione del carattere di condizione di ammissibilità dell’offerta attribuita dal legislatore all’adempimento prodotto; c) del tutto ragionevole, in attesa dell’introduzione del sistema informativo di monitoraggio della contribuzione (SIMOG), è la previsione, nelle istruzioni diramate dall’Autorità e ripresa nella lettera di invito, che la dimostrazione del pagamento avvenga mediante l’allegazione della ricevuta di pagamento; d) detta previsione non risulta incompatibile con le disposizioni vigenti in materia di documentazione amministrativa, e più precisamente di dichiarazioni sostitutive rese dal concorrente ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, tenuto conto che nella specie non si tratta di un requisito di partecipazione (vale a dire di un connotato del concorrente) ma di un mero adempimento materiale - esborso - (configurato come preliminare condizione di ammissibilità della partecipazione) che non costituisce, per sua natura, oggetto di certificazione o attestazione della pubblica autorità, sostituibile con dichiarazione dell’interessato. Non si riscontra, infine, violazione del principio di tassatività - stante la previsione della finanziaria 2006 - né del favor partecipationis, il quale deve comunque coordinarsi con il principio di rispetto della par condicio, che nella specie precludeva, stante il carattere chiaro e tassativo delle disposizioni della lettera di invito, la richiesta di fornire il documento mancante.
TAR Lazio, Sezione III ter Roma - Sentenza 24/05/2006 n. 3797
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Anche ammettendo la possibilità di attestare la conformità all’originale della certificazione di qualità rilasciata dalla SOA, devono essere rispettati i criteri indicati dagli artt. 19 e 38 T.U. 28 dicembre 2000, n. 445. L’art. 19 consente al privato di attestare la conformità di una copia all’originale con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, da rendere, ai sensi del successivo art. 47, con le modalità dettate dall’art. 38. Detta norma, al terzo comma, prevede che alla dichiarazione debba essere allagata una copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore. La dichiarazione formalmente difforme dal modello tipico delineato dai citati artt. 38 e 47 T.U. n. 445/2000 non può mai tener luogo dell’atto alternativo pubblicistico, perché la mancata instaurazione di un nesso biunivocamente rilevante tra dichiarazione e responsabilità personale del sottoscrittore comporta la radicale improduttività di qualunque effetto giuridico di “certezza”. Al riguardo la giurisprudenza amministrativa ha puntualmente chiarito (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 4 novembre 2004 n. 7140) che l’allegazione di un valido documento di identità al testo della dichiarazione sostitutiva rilasciata, lungi dal costituire un mero formalismo, costituisce piuttosto un fondamentale onere del sottoscrittore, configurandosi - nella previsione dell’art. 38, terzo comma, T.U. n. 445/2000 - come l’elemento della fattispecie normativa teleologicamente diretto a comprovare, non tanto - o, meglio, non soltanto - le generalità del dichiarante, ma ancor prima l’imprescindibile nesso di imputabilità soggettiva della dichiarazione ad una determinata persona fisica. Né si può ritenere equipollente alla copia fotostatica del documento di identità la mera indicazione dei suoi estremi, non offrendo questi ultimi lo stesso grado di certezza della prima, espressamente richiesta dall’art. 38 T.U. n. 445/2000. E’ stato infatti chiarito (T.A.R. Napoli, Sez. I, 13 aprile 2006, n. 3596) che le norme dettate in tema di autocertificazione e dichiarazione sostitutiva di atto notorio, se da un lato costituiscono per il cittadino uno strumento di semplificazione e snellimento degli adempimenti burocratici, dall’altro devono essere osservate in modo scrupoloso, atteso che la possibilità di dichiarare fatti e situazioni è strettamente connessa alle responsabilità previste per il mendacio.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 16/05/2006 n. 1114
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Allorché una clausola del bando (o del disciplinare) sia strutturalmente unitaria, ma funzionalmente plurima, in quanto indichi una pluralità di dichiarazioni o documenti da porre a corredo dell’offerta, ciascuna di tali previsioni assume una rilevanza specifica ed autonoma, indipendentemente dall’essere il requisito in parole stabilito, o meno, dalla stessa disposizione relativa (anche) ad altri requisiti. La mancanza di uno di tali requisiti non determina, pertanto, l’incompletezza della relativa dichiarazione, ma la radicale mancanza della singola e specifica dichiarazione cui si ha riguardo. L’avere riunito l’elenco delle dichiarazioni e dei documenti sotto un’unica - dal punto di vista nominale - disposizione del bando, non può infatti superare l’eterogeneità ontologica e la peculiarità funzionale di ciascuno dei predetti elementi. Il regime patologico della dichiarazione da prodursi a corredo dell’offerta, in altre parole, è insensibile al dato strutturale della elencazione numerica di tali dichiarazioni - unitaria o meno - contenuta nel bando, e va piuttosto individuato in relazione al dato funzionale correlato all’autonomia ed alla specificità dell’elemento documentale o dichiarativo richiesto.
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 18/04/2006 n. 512
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La vincolatività delle prescrizioni del bando, non impugnato ritualmente, comporta che nel caso in cui le prescrizioni del bando o della lettera d’invito ad una gara per l’aggiudicazione di un contratto prevedono espressamente, con formulazione chiara e non equivoca, l’esclusione dalla procedura a sanzione della loro inosservanza, anche soltanto formale, l’Amministrazione è tenuta al rispetto della normativa alla quale si è autovincolata e che essa stessa ha emanato, senza che residui alcun margine di discrezionalità al riguardo circa la rilevanza dell’inadempimento. Siffatto principio recede soltanto nel caso in cui la singola clausola, ancorché univocamente formulata, risulti confliggente con altra prescrizione connessa o incoerente con la funzione cui il complesso delle regole di gara sia preordinato, né il giudice amministrativo può disapplicare atti amministrativi non ritualmente impugnati, ancorché contrastanti con il diritto comunitario (Cons. Stato, Sez. V, 30 giugno 2003 n. 3866; 10 gennaio 2005 n. 32).Non può ritenersi sussistente in capo all’Amministrazione un obbligo di invitare i concorrenti ad una gara indetta per l’aggiudicazione di un contratto a completare o a chiarire la documentazione e le dichiarazioni presentate, atteso che l’art. 21, comma 3, D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406 prevede al riguardo una potestà discrezionale dell’Amministrazione, che può essere esercitata, come temperamento all’eccessivo rigore delle forme, solo in base ad un’esplicita previsione del bando o comunque alla stregua di considerazioni oggettive e non per supplire a carenze della documentazione prodotta (Cons. Stato, Sez. V, 2 luglio 2001, n. 3595). A ciò aggiungasi che l’invito a regolarizzare la documentazione di gara, oltre che insussistente quale obbligo a carico dell’Amministrazione, risulta altresì inapplicabile in presenza di una espressa comminatoria di esclusione della domanda di partecipazione alla gara, in conseguenza del mancato rispetto di determinate prescrizioni. E’ illegittima la riammissione in gara di imprese escluse, qualora risulti legittima, perché conforme alle previsioni della lex specialis, la sanzione dell’esclusione per omessa produzione della certificazione SOA in originale o copia autenticata dal notaio, espressamente prevista dal bando.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 18/04/2006 n. 149
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Per costante orientamento giurisprudenziale, la mancata sottoscrizione di un atto con il quale il concorrente dichiara il possesso dei requisiti richiesti dal bando per la partecipazione ad una gara non è configurabile come una mera irregolarità formale, suscettibile di sanatoria, considerato che una dichiarazione non sottoscritta è priva di un elemento essenziale per la sua giuridica esistenza (ex plurimis: Cons. Stato, Sez. V, 11 ottobre 2002, n. 5489 e 5 marzo 2003, n. 1217; Sez. VI, 1 marzo 2005, n. 826). Ciò premesso si deve rilevare che non sussiste equipollenza tra le dichiarazioni richieste dal bando (ossia: “l’assenza di procedimenti in corso e di provvedimenti per l’applicazione di una delle misure di prevenzione di cui all’art. 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e l’assenza di una delle cause ostative previste dall’art. 10 della legge 31 maggio 1965, n. 575” e “l’assenza di procedimenti o di condanne penali, con sentenza passata in giudicato o con sentenza ex art. 444 del c.p.p., per un reato che incida gravemente sulla sua moralità professionale e che precludono alla partecipazione alle gare d’appalto”), non sottoscritte dal direttore tecnico e perciò inesistenti, e la produzione del Certificato dei carichi pendenti e del Certificato generale del Casellario giudiziale. Sia l’uno che l’altro certificato, infatti, qualora siano richiesti da privati, non riportano alcuni dei dati e degli elementi oggetto delle dichiarazioni prescritte dal bando in questione e, pertanto, sono infungibili rispetto ad esse (ad esempio, il certificato del Casellario giudiziale non riporta le condanne per le quali è stato riconosciuto il beneficio della non menzione).
Corte di Giustizia Amministrativa, Sezione giurisdizionale - Sentenza 18/04/2006 n. 144
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Va esclusa da una gara di appalto un’impresa che ha prestato la cauzione provvisoria in forma dimidiata ex art. 8, comma 11quater, lett. a) della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nel caso in cui non sia stata prodotta, in allegato all’offerta, la certificazione del sistema di qualità (che dà diritto alla riduzione), ma il possesso di tale certificazione sia stato documentato con una semplice fotocopia, nella quale risulta apposta la dichiarazione di conformità all’originale e la sottoscrizione dell’amministratore unico dell’impresa. Nel caso infatti di atto rilasciato da soggetti privati, quali sono gli organismi di certificazione, l’interessato non ha la facoltà di avvalersi delle modalità alternative alla autenticazione di copie prevista dagli artt. 19 e 47 del D.P.R. n. 445/2000.
TAR Lazio, Sezione Latina - Sentenza 10/04/2006 n. 242
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’allegazione di una fotocopia del documento d’identità, richiesta per l’autenticità della sottoscrizione apposta in calce ad un’istanza o attestazione, non può ritenersi elemento estrinseco alla fattispecie. Tale allegazione, infatti, è preordinata all’imputazione delle suddette istanze o attestazioni ad un soggetto che deve essere pienamente consapevole delle conseguenze determinate dalla falsità di quanto attestato o dichiarato; in altri termini serve ad individuare la paternità dell’atto ed esalta il principio di autoresponsabilità. Tali conclusioni, raccordate alle procedure di evidenza pubblica, assumono particolare rilievo ove si consideri che, la partecipazione alle stesse implica il carattere negoziale e quindi la giuridica rilevanza sia dell’istanza di ammissione sia del documento contenente l’offerta economica. L’allegazione della copia fotostatica del documento di identificazione, infatti, rende certa la riferibilità soggettiva degli atti su menzionati che, per evidenti ragioni di tutela di principi propri di tali procedure (segretezza delle offerte; tutela della par condicio), devono trovare una specifica collocazione, alla quale corrispondono distinti momenti di riscontro da parte del seggio. L’allegazione in parola è riferita a tutte le istanze o attestazioni da presentare alle pubbliche amministrazioni e non si apprezza la ragione per la quale dalle stesse dovrebbe essere esclusa l’offerta economica, la quale, anche se veicolata da un documento distinto rispetto alla domanda di ammissione alla gara, non può dirsi autonoma in quanto pur sempre attinente alla partecipazione rispetto alla quale assurge a momento specificativo di un elemento dell’offerta. Aggiungasi poi, alla detta connessione strutturale tra domanda di partecipazione e separata offerta che, nell’economia delle procedure in questione, la richiamata riferibilità della dichiarazione, trova maggiore giustificazione per l’aspetto funzionale, in ragione del citato carattere negoziale, quindi dell’impegnatività del costituendo rapporto giuridico, segnato dall’insorgenza di posizione giuridiche soggettive attive e passive. Deve quindi concludersi nel senso che la formalità in questione, prevista e sanzionata con l’esclusione, è conforme al dettato normativo ed assolve alla funzione di rendere certa ed incontestabile l’autenticità della sottoscrizione, quindi la provenienza di essa dal soggetto al quale va riferito il contenuto del documento sul quale è stata apposta.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 07/04/2006 n. 1897
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In tutti i casi in cui si accertino irregolarità nell’ammissione di un concorrente ad una procedura concorsuale pubblica si deve procedere alla sua eliminazione dalla gara dal momento iniziale, per evitare che l’offerta presentata da un soggetto non idoneo, anche se escluso dalla gara per altra ragione, contribuisca tuttavia a determinarne l’esito finale. Ciò in applicazione degli ordinari poteri di autotutela decisoria della Pubblica Amministrazione pacificamente configurabili anche nello svolgimento delle gare pubbliche. Non vi è alcuna ragione, infatti, per ritenere che la previsione di cui all’articolo 10, comma 1quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. restringa alle sole ipotesi ivi contemplate (vale a dire alle imprese sorteggiate nel 10% dei concorrenti da sottoporre a verifica dei requisiti nonché alla aggiudicataria ed alla seconda graduata) la possibilità per le amministrazioni aggiudicatrici di verificare il possesso dei requisiti soggettivi delle imprese partecipanti alle procedure di gara. Tale norma prevede semplicemente una facoltà per le Amministrazioni aggiudicatrici, facoltà che consente una indubbia semplificazione dei procedimenti, ma di certo non esclude la possibilità di accertare nei confronti di tutti i concorrenti la sussistenza delle condizioni previste per contrattare con le Pubbliche Amministrazioni. A ben vedere, inoltre, l’articolo 10, comma 1quater, della legge n. 109/1994 e s.m. prevede la semplificazione della verifica solo con riguardo ai requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa dei concorrenti, ma non estende tale facoltà ai requisiti di idoneità morale che, conseguentemente, devono essere accertati nei confronti di tutti i concorrenti e, una volta che ne sia riscontrata l’insussistenza, non può che seguirne l’esclusione in toto dalla gara del soggetto privo di detti requisiti con la eliminazione di ogni effetto prodotto dalla sua presenza nel procedimento e non soltanto da singole fasi della stessa (come è avvenuto nel caso di specie). Per meglio cogliere il significato della distinzione che il legislatore ha ritenutodi introdurre in questa materia basti pensare alla emersione in corso di gara di elementi ostativi alla partecipazione di un concorrente connessi alla esistenza di provvedimenti giudiziari o di prevenzione non risultanti dalle dichiarazioni rese e che, pacificamente, dovrebbero portare alla eliminazione del concorrente. Se non si vuole incidere sulla efficacia preventiva di tali previsioni normative, dirette ad evitare condizionamenti nella aggiudicazione delle gare e nella esecuzione dei contratti, deve ammettersi il loro rilievo in qualsiasi fase del procedimento sia accertata la sussistenza delle circostanze che le rendono applicabili. Infatti in tali ipotesi l’offerta del soggetto sottoposto a misura di prevenzione o condannato per reati offensivi della moralità professionale, o comunque non idoneo dal punto di vista soggettivo (come nel caso qui in esame per non avere una posizione di correntezza contributiva), dovrebbe mantenere l’effetto di incidere sulla soglia di anomalia e, indirettamente, sulla aggiudicazione. Questa è la ragione che giustifica il diverso trattamento riservato dal legislatore all’accertamento dei requisiti di idoneità morale, che attiene ad una verifica preliminare e generale nei confronti di tutti i concorrenti e che non si pone in alcun modo, né in relazione né in contrasto, con la diversa fattispecie dell’accertamento della capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa dei concorrenti che deve seguire nel corso della verifica della adeguatezza delle offerte proposte al fine di escluderne l’anomalia.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/03/2006 n. 1521
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 16 del D.Lgs. n. 157 del 1995 (non diversamente dall’art. 15 del D.Lgs. n. 358 del 1992), nel disporre che le Amministrazioni invitano, se necessario, le Ditte partecipanti a gare per l’aggiudicazione di appalto di servizi a fornire chiarimenti e ad integrare la carente documentazione presentata, non ha inteso assegnare alle stesse una mera facoltà o un potere eventuale, ma ha piuttosto inteso codificare un ordinario modo di procedere, volto a far valere, entro certi limiti e nel rispetto della par condicio dei concorrenti, la sostanza sulla forma, orientando l’azione amministrativa sulla concreta verifica dei requisiti di partecipazione e della capacità tecnica ed economica, coerentemente con la disposizione di carattere generale contenuta nell’art. 6 della legge 7 agosto 1990 n. 241 (nuove norme) generale sul procedimento amministrativo (per tutte: Cons. Stato, Sez. V, n. 2725 del 4 maggio 2004). Del resto, non possono porsi sullo stesso piano l’aggiudicatario che manchi del requisito o lasci totalmente inevasa la richiesta dell’amministrazione e la situazione di chi abbia tempestivamente fatto riscontro alla richiesta, incorrendo in errore sulla documentazione che era tenuto a presentare, ovvero che abbia ottenuto dalla stessa amministrazione, sulla base di idonee giustificazioni, una dilazione del termine per la presentazione della documentazione.Le esigenze che sono alla base della rigidità e tassatività del termine, nel caso di controllo a campione dei requisiti di ammissione meramente dichiarati, non sono sovrapponibili a quelle che richiedono la tempestiva produzione della documentazione una volta intervenuta l’approvazione della graduatoria.
TAR Abruzzo, Sezione Pescara - Sentenza 18/02/2006 n. 110
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ legittima l’esclusione per mancata presentazione del “certificato del casellario giudiziario e dei carichi pendenti o idonea dichiarazione sostitutiva”, come testualmente stabilito dal bando, quando il concorrente abbia prodotto una dichiarazione sostitutiva con contenuto difforme da quello previsto per il relativo certificato, in quanto priva dell’indicazione analitica delle condanne in ipotesi subite e dei carichi pendenti, o della precisazione dell’assenza di condanne e di carichi pendenti. (Nella fattispecie l’impresa si era limitata a dichiarare che “nei propri confronti non è stata pronunciata sentenza di condanna ..... per reati che incidono sull’affidabilità morale e professionale”, senza meglio precisare o tassativamente escludere eventuali condanne per altri reati non incidenti (a suo dire) sull’affidabilità morale e professionale, come invece avrebbe dovuto, per consentire alla stazione appaltante, in assenza di una tipicizzazione legislativa dei suddetti “reati che incidono sull’affidabilità morale e professionale”, di valutarne la rilevanza ai fini in questione).
TAR Lazio, Sezione I bis Roma - Sentenza 14/02/2006 n. 1066
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La mancata presentazione, entro i termini previsti dal bando, della documentazione idonea a dimostrare la costituzione a mezzo di polizza fidejussoria della richiesta cauzione non costituisce mera irregolarità sanabile mediante una successiva integrazione documentale. (T.A.R. Bari 24 maggio 2004 n. 2276). In simili circostanze, infatti, non si tratta di integrare la cauzione già prestata ma di “costituire” una garanzia e non è, quindi, invocabile il principio, elaborato dalla giurisprudenza amministrativa, secondo il quale l’amministrazione può, nel rispetto della par condicio tra i concorrenti, consentire l’integrazione o la regolarizzazione della documentazione di gara già prodotta.E’ stato precisato, inoltre, (T.A.R. Umbria 22 febbraio 2005 n. 53) che la polizza fidejussoria non è un semplice documento, ma piuttosto uno strumento contrattuale. Non si tratta, cioè, di una dichiarazione di scienza, bensì di una dichiarazione di volontà, di effetto costitutivo, con la quale il fidejussore si obbliga a pagare al creditore garantito (la stazione appaltante), qualora se ne verifichino i presupposti, una somma di denaro determinata. Non è, dunque, pertinente il richiamo alla problematica relativa alla eventualità che in corso di procedimento si rettifichino o integrino le carenze o gli errori del materiale documentale prodotto. Non sarebbe neppure pertinente il richiamo alla disciplina civilistica dell’errore negoziale (artt. 1427-1446 c.c.) nell’aver indicato nella cauzione definitiva un importo inferiore a quello dovuto. In quella disciplina, infatti, l’errore viene in rilievo esclusivamente quale presupposto dell'azione di annullamento che, nel proprio interesse, può esperire chi abbia emesso una dichiarazione negoziale errata a proprio danno. Con riferimento al contratto di fidejussione, potrà dunque giovarsi di questa disciplina il fidejussore che, per errore, abbia dichiarato di obbligarsi per un importo maggiore di quello voluto. Ma se l’errore è consistito nell’obbligarsi per un importo minore di quello voluto - e dunque il fidejussore ancorché in buona fede ha errato a proprio vantaggio e non a proprio danno - la sua controparte contrattuale (il debitore principale) non può giovarsi della disciplina degli artt. 1427 e ss. c.c.. Tanto meno può giovarsene il terzo, estraneo al rapporto contrattuale, e cioè il creditore. Questi può solo prendere atto del fatto che il debitore ha costituito la garanzia per un importo minore di quello del debito, e determinarsi di conseguenza. Un creditore privato è libero di considerare ugualmente accettabile la garanzia, ma non può essere costretto a farlo. L’ente pubblico non solo può ma deve rifiutarla, quanto meno nell’ambito di un procedimento di gara ad evidenza pubblica, dominato dal principio della par condicio.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 08/02/2006 n. 903
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Poiché le cause di esclusione dalle gare pubbliche costituiscono limiti a legittimi interessi procedimentali delle imprese candidate, le clausole che le contemplino non possono essere soggette ad interpretazioni formalistiche, che rifuggano dal testo letterale e dalla logica che ne è alla base. Pertanto, la presentazione in sede di prequalifica di una dichiarazione che esclude la sussistenza delle condizioni ostative alla partecipazione a gare pubbliche di appalto, di cui all’art. 75, lett. a), b), c), d), e), f), g) e h) del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., soddisfa l’esplicita prescrizione del bando di gara, ancorché la dichiarazione faccia un riferimento complessivo, non analitico, alla norma di cui al citato art. 75. Nel caso di specie una siffatta dichiarazione dell’impresa concorrente risultava pienamente intelligibile per escludere - salvo verifica, che non ha avuto corso - la presenza delle circostanze ostative alla partecipazione alle gare, di cui all’art. 75 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m.. Dunque l’esclusione in prequalifica dell’offerta della concorrente - disposta perché la dichiarazione da essa presentata circa l’insussistenza delle circostanze ostative di cui al richiamato art. 75 svolge un riferimento complessivo e non analitico alla norma, pur risultando esplicita nelle conclusioni negative sul punto - è illegittima e vizia gli atti della procedura di gara ulteriormente adottati.
TAR Sicilia, Sezione II Palermo - Sentenza 07/02/2006 n. 327
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In tema di requisiti morali e di produzione documentale per la partecipazione a gare di appalto, le certificazioni penali devono riguardare, ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., tutti i soggetti, amministratori e direttori tecnici delle società partecipanti, in carica ovvero cessati, durante l’intero triennio antecedente la pubblicazione del bando. Conseguentemente deve ritenersi sussistente a carico delle ditte stesse un onere di documentazione, ossia la ricostruzione “storica” delle cariche sociali, nell’arco dell’ultimo triennio (cfr., da ultimo, C.G.A., 17 ottobre 2005, n. 674, ma anche 21 gennaio 2005, n. 8; 8 marzo 2005, n. 94 e 29 agosto 2005, n. 575). In assenza di un riferimento della norma alla causa della cessazione ed in considerazione della ratio legis deve ritenersi che anche in caso di decesso sussiste l’obbligo in questione e che il suo inadempimento comporta l’esclusione della impresa inadempiente dalla gara. I legali rappresentanti delle imprese hanno il potere/dovere di rendere le dichiarazioni richieste dal citato articolo 75 in sostituzione dei soggetti cessati dalla carica, secondo quanto previsto dall’art. 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. Tale possibilità sussiste anche relativamente al certificato del casellario giudiziale degli amministratori e direttori tecnici cessati, in quanto nei procedimenti di gara ad evidenza pubblica al posto del certificato del casellario giudiziale può essere prodotta una dichiarazione sostitutiva, la quale può riguardare anche soggetti diversi dal dichiarante (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 2 luglio 2001, n. 3602).
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 26/01/2006 n. 24
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La perdita di un requisito di partecipazione alla gara e/o di aggiudicazione del contratto in capo alla mandataria di un’A.T.I. non può essere assimilata all’ipotesi di fallimento di impresa mandante, nella quale soltanto è legislativamente contemplata la possibilità di sostituzione con altra impresa. Nell’ipotesi in cui l’evento impeditivo colpisca l’impresa mandataria, il venir meno della stessa determina immediatamente la cessazione dell’unico soggetto che, nei confronti dell’Amministrazione, rappresenta tutte le altre imprese raggruppate o raggruppande, in capo alle quali non è autonomamente riconoscibile alcun “diritto” a mantenere comunque la propria partecipazione alla gara al fine di poterne conseguire l’eventuale aggiudicazione, anche in considerazione del generale divieto legislativo di modifica in corso di gara della composizione delle A.T.I. (art. 13, comma 5 bis, legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.).
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 16/01/2006 n. 50
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 30 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. sanziona con l’escussione del deposito cauzionale la mancata conferma da parte dell’offerente o dell’aggiudicatario delle dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta (art. 10, comma 1quater, della stessa legge). Pertanto, l’amministrazione che avvia il procedimento di incameramento della cauzione esercita una facoltà espressamente prevista dalla legge. Né in proposito può assumere alcuna valenza l’eventuale buona fede del concorrente, atteso che la giurisprudenza amministrativa è concorde ormai nel ritenere che “ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109, la sanzione stabilita per l’inadempienza alla richiesta di comprovare documentalmente, nei termini previsti, il possesso dei requisiti autocertificati, elimina ogni discrezionalità della stazione appaltante, dovendo l’amministrazione procedere all’esclusione della concorrente dalla gara, all’escussione della cauzione provvisoria ed alla segnalazione del fatto all’autorità di vigilanza” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 29 gennaio 2003, n. 460), “…senza che possano distinguersi le due ipotesi della assoluta mancanza di prova e della difformità di quella fornita dalle modalità prescritte e senza che rilevi il carattere psicologico della violazione” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 9 dicembre 2002, n. 6768). Nessun dubbio può inoltre sussistere in relazione alla legittimità della segnalazione dell’episodio all’Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici, atteso che tale provvedimento si fonda sui medesimi presupposti di fatto e di diritto sopra evidenziati.
TAR Sicilia, Sezione I Palermo - Sentenza 22/12/2005 n. 8179
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Benché l’art. 3, comma 4, del D.M. n. 123/2004 disponga che, ai fini della semplificazione delle procedure inerenti agli appalti, i concorrenti sono abilitati a presentare le sole schede tecniche contenute ed approvate con lo stesso decreto, costituisce comunque un onere dei partecipanti alla gara la debita compilazione della predetta scheda, secondo le disposizioni richieste dal bando, soprattutto quando (come nel caso di specie) siano richiesti termini di validità della polizza maggiori rispetto a quelli “ordinari” di 180 giorni, di cui all’art. 30, comma 2bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.. Pertanto, il mero rinvio alle previsioni dello schema tipo 1.1, pur essendo idoneo ad individuare gli elementi mancanti nella scheda nell’ipotesi di polizza fideiussoria di durata “ordinaria” di 180 giorni (come riconosciuto dal T.A.R. Sicilia - Catania - Sez. III con sentenza 18.03.2005 n. 462), nel caso di specie non soddisfa comunque il requisito della diversa durata della polizza prescritta dal bando. La possibilità di richiedere integrazioni sulla documentazione presentata non può estendersi agli elementi essenziali della domanda, rispetto ai quali devono essere rispettati i principi della “par condicio” e dell’osservanza dei tempi procedimentali previsti dalla legge. Considerato quanto precede e valutata l’espressa previsione del bando che dispone in termini di esclusione il mancato rispetto della modalità di presentazione e della durata della polizza fideiussoria, si ritiene che nel caso di specie si tratti di un elemento essenziale cui non si può sopperire con l’utilizzo dei poteri istruttori (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 12/04/2005 n. 1635; T.A.R. Veneto, Sez. I, 13 aprile 2002, n. 1325).Malgrado la previsione sul punto del citato art. 30 della legge n. 109/94 e s.m., è consentito alle stazioni appaltanti di porre un termine congruamente più lungo alla durata della cauzione provvisoria, negli ovvi limiti della ragionevolezza ed in relazione alle necessità di ogni singola gara. Conseguentemente, non è irrazionale la fissazione di un termine annuale dell’efficacia della polizza fideiussoria (come nel caso di specie), posto che sono notori gli imprevisti ed i ritardi che affliggono di regola le procedure di gara e come l’esperienza ha suggerito alla stessa stazione appaltante (sul punto cfr. T.A.R. Lazio, sez. III 19/11/2004 n,1356). Nessuna incongruenza, inoltre, è data riscontrare rispetto ai diversi termini previsti per la validità dell’offerta (180 giorni) e per la stipula del contratto (60 giorni) attesa la diversa funzione che ognuno di detti termini svolge nel contesto della procedura di gara. Infatti, il termine previsto per la stipula del contratto decorre dalla data della aggiudicazione, ben potendo quindi andare oltre il termine di validità dell’offerta. Tale precisazione giustifica da sola, in quanto non irrazionale ed illogica, la previsione di una polizza fideiussoria avente durata superiore a quella ordinaria di 180 giorni.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 22/12/2005 n. 7328
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Qualora il modello di domanda di ammissione alla gara, predisposto dalla stazione appaltante, oltre alle dichiarazioni di rito preveda affermazioni, tra loro alternative, in ordine al possesso di determinati requisiti, è onere della ditta sottoscrittrice evidenziare in modo congruo quale delle dichiarazioni fosse quella prescelta. Va esclusa dalla gara la ditta che non ha operato alcuna scelta sul possesso dei requisiti di cui alle varie alternative previste nel modello, atteso che tale omissione determina incertezza assoluta sul possesso dei requisiti o sulle circostanze indicati nei punti specifici.Nelle circostanze sopra descritte l’esclusione deve essere disposta, ancorché il bando non preveda espressamente la comminatoria dell’esclusione, qualora le dichiarazioni previste dal disciplinare abbiano un contenuto tra loro incompatibile, nel senso che la ditta concorrente deve comunque prescegliere la dichiarazione relativa ad una delle alternative previste dal modello.
TAR Calabria, Sezione Reggio Calabria - Sentenza 01/12/2005 n. 2088
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Se non può negarsi che l’Amministrazione sia titolare dell’ampio potere discrezionale di inserire in un bando di gara tutte quelle disposizioni ritenute più opportune, più idonee e più adeguate per l’effettivo raggiungimento dello scopo perseguito con la selezione ad evidenza pubblica indetta, tuttavia, il concreto esercizio di tale potere discrezionale deve essere logicamente coerente con l’interesse pubblico perseguito, nel senso che le predette disposizioni discrezionali non devono essere o apparire illogiche, arbitrarie, inutili o superflue (Cons. Stato, IV, n.4787 del 2003). Peraltro, la verifica della regolarità della documentazione rispetto alle norme del bando e del capitolato in una gara di appalto non va condotta con lo spirito della caccia all’errore, ma tenendo conto dell’evoluzione dell’ordinamento in favore della semplificazione e del divieto di aggravamento degli oneri burocratici (Cons. Stato, V, 21.9.2005, n.4941). La portata delle singole clausole che comminano l’esclusione in termini generali e onnicomprensivi va, dunque, valutata alla stregua dell’interesse che la norma violata è destinata a presidiare, per cui, ove non sia ravvisabile la lesione di un interesse pubblico effettivo e rilevante, va accordata la preferenza al favor partecipationis (T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 10.5.2005, n.399; Cons. Stato, V, 10.11.2003, n.7134; 4.4.2002, n.1857; 16.1.2002, n.226) con applicazione del principio, di derivazione comunitaria e rilevante anche nell’ordinamento interno, di sanabilità delle irregolarità formali con conseguente attenuazione del rilievo delle prescrizioni formali della procedura concorsuale (ex multis, Cons. Stato, IV, 5.10.2005, n.5367; V, 4.2.2004, n.364).La Commissione di gara, di fronte alla mancanza di una dichiarazione implicita, se non proprio superflua, e che comunque non costituiva parte integrante dell’offerta negoziale, deve pertanto omettere l’esclusione, applicando i principi espressi dall’ordinamento e volti a ridurre il peso degli oneri formali gravanti sui cittadini e sulle imprese ed a riconoscere giuridico rilievo all’inosservanza di regole procedurali o formali solo in quanto tale inosservanza impedisce il conseguimento del risultato verso cui l’azione amministrativa è diretta (Cons. Stato, VI, 15.1.2004, n.107; V, 25.1.2003, n.344). Appare prevalente l’interesse dell’Amministrazione al più specifico obiettivo di un confronto più ampio possibile tra le offerte, dando applicazione alle indicazioni che la legge fornisce all’art. 6 della Legge n. 241/1990, in tema di potere in capo al responsabile del procedimento di rettificare “dichiarazioni o istanze erronee o incomplete” e all’art. 71 del D.P.R. n.445/2000, ove si prevede che il funzionario competente a ricevere la documentazione debba sollecitare l’interessato a regolarizzare o a completare le dichiarazioni sostitutive. Atteso che la gara deve guardare piuttosto alla qualità della dichiarazione che non all’esclusiva correttezza della sua esternazione, si può convenire (T.A.R. Lazio, Roma, I bis, 9.5.2001, n.3991) che le forme hanno un ruolo strumentale di espressione dei contenuti mentre il vizio di forma può invalidare l’atto solo laddove oggettivamente impedisce il conseguimento del risultato verso cui l’azione amministrativa è diretta “evitandosi formalismi che portano a restringere, senza un effettivo interesse pubblico, la più ampia partecipazione di concorrenti”. (Nella fattispecie l’ATI concorrente aveva omesso di presentare la dichiarazione recante “impegno, in caso di aggiudicazione, ad uniformarsi alla disciplina vigente in materia di lavori pubblici con riguardo alle associazioni temporanee o consorzi o GEIE”).
TAR Emilia Romagna, Sezione Bologna II - Sentenza 27/10/2005 n. 1613
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il potere dell’Amministrazione, di cui all’art. 16 del D.Lgs. n. 157/1995, di invito ai concorrenti alla regolarizzazione documentale, può essere attivato solo nelle ipotesi di dichiarazioni, documenti e certificati non chiari o di dubbio contenuto, ma che siano stati pur sempre presentati, e non anche laddove si sia in presenza di documentazione del tutto mancante o fisicamente incompleta, atteso che in tal caso l’esercizio del potere amministrativo si risolverebbe in una palese violazione della par condicio, rispetto a quelle imprese concorrenti che abbiano, invece, puntualmente rispettato la disciplina prevista dalla lex specialis di gara (Consiglio di Stato, Sez. V, 3 ottobre 2002, n. 5206 e 2 marzo 1999, n. 223). In sostanza (idem, 10 gennaio 2005, n. 32), l’integrazione de qua può valere a far completare il contenuto di certificazioni comunque presentate e non a consentire ex post la presentazione di una dichiarazione mancante.Ai fini dell’esercizio del suddetto potere di invito dei concorrenti alla regolarizzazione della documentazione dei requisiti di partecipazione ad una gara, è condizione necessaria l’equivocità della clausola del bando relativa alla dichiarazione od alla documentazione da integrare o da chiarire, in considerazione del rispetto del principio della par condicio. Pertanto, in presenza di una prescrizione chiara e dell’inosservanza di questa da parte di un’impresa concorrente, l’invito alla regolarizzazione costituisce violazione del predetto principio (Consiglio di Stato, Sez. V, n 5142 del 2004; 4 luglio 2002, n. 3685 e 22 aprile 2002, n. 2191). Quest’ultimo, infatti, verrebbe certamente vulnerato dalla rimessione in termini, per mezzo della sanatoria (su iniziativa dell’Amministrazione) di documentazione incompleta o insufficiente ad attestare il possesso del requisito, di una concorrente che ha negligentemente omesso di presentare, nei termini o con le modalità prescritti dalla lex specialis, una dichiarazione conforme al regolamento di gara (idem, 3 ottobre 2002, n. 5206, cit.).
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 03/10/2005 n. 1835
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Una prescrizione del bando di gara ambigua e dalla formulazione equivoca, che, pur contenendo un obbligo di dichiarazione di conformità, non specifica affatto quali siano gli adempimenti previsti in capitolato ai quali l’offerta deve fare riferimento, induce perplessità ed incertezza in ordine agli specifici adempimenti che l’impresa deve porre in essere. Conseguentemente, risultando impossibile, per causa imputabile alla stazione appaltante, l’esatto adempimento della stessa, l’omessa dichiarazione non può essere ragionevolmente sanzionata con l’esclusione dalla gara.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 03/08/2005 n. 3946
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Se è vero che (in base ad ordinari canoni di ragionevolezza e diligenza) può di certo richiedersi all’amministrazione di attivarsi d’ufficio al fine di dirimere dubbi circa la completezza della documentazione presentata ogniqualvolta dalla documentazione stessa emergano dubbi circa il possesso di taluni requisiti, non altrettanto può dirsi nei casi in cui la documentazione presentata dall’impresa concorrente descriva una realtà fattuale dai contorni prima facie non equivoci.Nello specifico, in caso di produzione da parte del concorrente di certificato di qualità scaduto l’amministrazione aggiudicatrice neppure usando un altissimo grado di diligenza potrebbe dubitare del fatto che la certificazione di qualità sia effettivamente scaduta e rilevare aliunde (cioè dagli altri documenti di gara prodotti) il possesso di una certificazione in corso di validità. In tale circostanza, pertanto, non è consentito all’amministrazione di richiedere alla ditta una integrazione documentale. Diversamente, se si accedesse alla tesi secondo cui graverebbe sull’amministrazione procedente l’onere di verificare la sussistenza dei requisiti di partecipazione alla gara anche quando la documentazione stessa non consenta di dubitare della veridicità di quanto dedotto, si giungerebbe all’abnorme conseguenza di porre a carico dell’amministrazione oneri insostenibili in termini di verifica documentale. Un’ulteriore, inammissibile conseguenza sarebbe quella di espandere a dismisura (ed oltre i limiti della ragionevolezza) l’applicazione del principio del favor participationis, anche a dispetto del concorrente interesse alla certezza e correttezza delle operazioni di gara, nonché quello di esporre l’amministrazione procedente al rischio pressoché ingovernabile di forme - per così dire - “insidiose” di illegittimità attizia, del tutto indipendenti dal comportamento più o meno diligente degli Uffici e degli organi a ciò preposti.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 03/08/2005 n. 3936
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Laddove il disciplinare di gara correla la sanzione dell’esclusione alla mancata produzione all’interno della busta “A”, tra i documenti di gara, dell’attestato di presa visione del progetto dei lavori, va rilevato il carattere sproporzionato e irragionevole della previsione di esclusione, stante che la stessa risulta ancorata ad un presupposto meramente formale (mancata allegazione del suddetto attestato) contrastante con il conclamato dato materiale (effettiva presa visione del progetto) di cui la stessa stazione appaltante si è resa garante a mezzo del rilascio del previsto attestato.Va ritenuta, inoltre, l’irragionevolezza della previsione di lex specialis che commina di esclusione (senza quindi nessuna possibilità di regolarizzazione successiva) la mancata allegazione di un attestato che essa stessa amministrazione aggiudicatrice ha rilasciato ed in ordine al quale pertanto è in grado di confermare la effettiva ricorrenza del requisito partecipativo. La illegittimità della clausola (nella sola parte in cui correla la esclusione dalla gara, e non anche in quella in cui prescrive l’onere della produzione documentale a carico dell’offerente) si coglie peraltro, sempre sotto il profilo della logicità e della ragionevolezza (alla cui stregua, pur nell’ambito della discrezionalità propria di tale fase, si devono verificare le scelte compiute dalle stazioni appaltanti in sede di redazione dei bandi), nell’essere la stessa decisamente antinomica con chiare scelte legislative (v., in particolare l’art.18 della legge 241/90, secondo cui sono accertati d’ufficio fatti, stati e qualità che la stessa amministrazione è tenuta a certificare) che si muovono nel segno della semplificazione procedimentale o quantomeno del suo non inutile aggravamento. L’applicazione della clausola nei termini soprariferiti porterebbe al non appagante risultato di escludere dalla gara un soggetto per mancata dimostrazione del possesso di un requisito di cui la stessa Amministrazione ha attestato per altra via la ricorrenza, rendendo così contraddittoria l’azione amministrativa e senz’altro contrastante col principio costituzionale del buon andamento.
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 01/08/2005 n. 3521
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ illegittima la condotta della stazione appaltante la quale, durante la seduta della Commissione di gara nella quale sono state aperte le offerte (dopo, quindi, il termine perentorio di presentazione delle stesse da parte dei concorrenti), consente al legale rappresentante di una società concorrente di produrre in quella sede la copia del documento di identità. Ciò in quanto il predetto inadempimento, non potendo essere considerato alla stregua di una mera irregolarità (trattandosi di una procedura ad evidenza pubblica), avrebbe dovuto essere sanzionato con l’esclusione dalla gara della società stessa.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana - Sentenza 20/07/2005 n. 448
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In tema di requisiti di ammissione dei consorzi di cooperative ex lege n. 422/1909 occorre distinguere tra requisiti di idoneità tecnica e finanziaria, desumibili dall’art. 18 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., il cui possesso è richiesto esclusivamente in capo al consorzio (fruendo, al riguardo, le singole cooperative consorziate del rilevante beneficio di poter sommare i rispettivi requisiti, in ipotesi insufficienti, ai fini del raggiungimento delle soglie minime richieste dalla lex specialis della gara) e requisiti di natura generale, di ordine pubblico e di moralità, desumibili ex art. 17 del medesimo D.P.R. n. 34/2000 e s.m., che vanno invece accertati anche in capo alle singole imprese consorziate indicate quali esecutrici dei lavori.L’ascrivibilità ai requisiti di natura generale (di cui all’art. 17, D.P.R. n. 34/2000) dell’osservanza della disciplina sull’assunzione di lavoratori disabili discende dall’inerenza di questi ultimi a profili largamente eccedenti l’aspetto dell’affidabilità tecnico-organizzativa dell’impresa e tali da investire, invece, valori attinenti alla sfera dell’ordine pubblico, della solidarietà sociale e della moralità individuale del soggetto imprenditore. Ricorre, quindi, anche nei confronti di tali requisiti la duplice esigenza, di garantire l’amministrazione contro il rischio di accesso al mercato delle commesse pubbliche di soggetti moralmente inidonei ed inaffidabili e di impedire che la peculiare disciplina dei consorzi di cooperative si risolva in un agevole strumento di elusione dei principi fondamentali dell’ordinamento statale e di quello comunitario in materia di procedure ad evidenza pubblica mediante l’aggregazione di società prive dei requisiti di legge per la partecipazione alle gare, confluenti in un distinto soggetto in possesso dei suddetti requisiti, ma dotato a sua volta di esigua struttura e non direttamente coinvolto nella gestione dei lavori.L’inosservanza degli obblighi di dichiarazione e certificazione legislativamente previsti comporta di pieno diritto l’esclusione dalla gara, senza che sia necessaria né rilevi l’intermediazione di una clausola espressa della lex specialis e senza che sia consentito procrastinare alla successiva fase di stipulazione del contratto, conseguente all’aggiudicazione, l’esercizio di un “potere-dovere” di verifica.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 21/06/2005 n. 8390
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ illegittima l’esclusione dalla gara sull’assunto che la certificazione INPS dovesse essere depositata soltanto in originale e non anche in copia conforme.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 19/05/2005 n. 850
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’emanazione da parte della stazione appaltante del provvedimento di esclusione dalla gara sulla sola considerazione dell’iscrizione dell’impresa concorrente nel casellario informatico dell’Osservatorio dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici non è atto dovuto. Invero le stazioni appaltanti, quali unici soggetti ai quali la legge affida il potere di esclusione dalle gare, in virtù della lett. c) dell’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. (il quale non specifica quali reati incidano sull’affidabilità morale e professionale dell’imprenditore) hanno il potere-dovere di valutare, caso per caso, se la condanna riportata dal soggetto indicato nella normativa incida sull’affidabilità del concorrente. L’attribuzione del predetto potere comporta l’obbligo in capo alla stazione appaltante di motivare congruamente sulle ragioni che l’hanno indotta nella singola fattispecie, in presenza di una condanna, a ritenere venuto meno l’affidabilità del concorrente a partecipare alla gara (in tal senso T.A.R. Lazio, sez. III, 12 luglio 2003, n. 7052).
T.R.G.A. Trento - Sentenza 13/05/2005 n. 138
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Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale (da ultimo, Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 maggio 2004 n. 3297) la portata vincolante delle prescrizioni contenute nel regolamento di gara esige che alle stesse sia data puntuale esecuzione nel corso della procedura senza che in capo all’organo amministrativo, cui compete l’attuazione delle regole stabilite nel bando, residui alcun margine di discrezionalità in ordine al rispetto della disciplina del procedimento. Quindi, qualora il bando commini espressamente l’esclusione dalla gara in conseguenza di determinate prescrizioni, l’Amministrazione è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a dette prescrizioni, restando precluso all’interprete ogni valutazione circa la rilevanza dell’inadempimento, la sua incidenza sulla regolarità della procedura selettiva e la congruità della sanzione contemplata nella lex specialis, alla cui osservanza la stessa Amministrazione si è autovincolata al momento del bando”. Se è vero, dunque, che le regole fissate negli atti di gara sono vincolanti anche per l’Amministrazione appaltante - che deve applicarle senza poter invocare alcun margine di discrezionalità nella loro attuazione, pena la violazione del principio di tutela della par condicio - il provvedimento di esclusione costituisce atto dovuto, in ragione delle precipue finalità della norma di riferimento. Corollario del principio ora delineato è che il potere discrezionale dell’Amministrazione di consentire la regolarizzazione della documentazione non può mai trovare applicazione nell’ipotesi in cui il concorrente abbia omesso di presentare uno dei documenti richiesti dagli atti di gara a pena di esclusione (nella fattispecie, mancanza della dichiarazione richiesta dalla lettera di invito, relativa alla inesistenza di situazioni di controllo ex art. 2359 c.c.).
TAR Lazio, Sezione II Roma - Sentenza 27/04/2005 n. 3123
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Contiene realmente la rinuncia al termine di decadenza di cui all’art. 1957 c.c. la polizza fideiussoria che prevede che “ la Società, fino a concorrenza del capitale indicato e fino al momento della completa liberazione della Ditta Obbligata dagli obblighi nascenti dalla partecipazione alla gara, si costituisce fideiussore nell’interesse della Ditta medesima, per le somme che questa fosse tenuta a corrispondere all’Ente garantito in virtù degli obblighi ed oneri derivanti dalla sua partecipazione alla gara di appalto…”. La garanzia, infatti, risulta espressamente prestata “fino alla completa liberazione” delle ricorrenti “dagli obblighi nascenti dalla partecipazione alla gara”, ricollegando l’estinzione della polizza solo alla posizione delle imprese partecipanti alla gara e non a quella della Società assicuratrice, che rinuncia tacitamente, quindi, alla facoltà di far valere i termini abbreviati di decadenza cui all’art. 1957 c.c.Le considerazioni sopra svolte risultano, altresì, confermate dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo cui è possibile escludere convenzionalmente l’operatività del termine di decadenza di cui all’art. 1957 c.c. anche legando la durata della fideiussione non alla scadenza dell’obbligazione principale, ma al suo integrale soddisfacimento o alla sua estinzione (Cass. III Sez. civile., 24 marzo 1994, n. 2827; 19 luglio 1996, n. 6520).La prescrizione - contenuta nel bando di gara - dell’autentica notarile della sottoscrizione delle fideiussioni riguarda solo le fideiussioni bancarie e le polizze assicurative e non le polizze fideiussorie. Le differenti esigenze di tutela dell’affidamento dell’Ente, sottese, da un lato, all’unilaterale dichiarazione di fideiussione bancaria e, d’altro lato, alla stipula della polizza fideiussoria, motivano e giustificano il diverso trattamento rispetto all’esigenza di un’autentica notarile.L’intestazione della polizza fideiussoria ad una compagnia assicuratrice di primaria importanza, la sua redazione su di un apposito modulo prestampato riferito alla garanzia degli obblighi inerenti alla partecipazione a gare di appalto, l’indicazione delle sedi legali e dei relativi recapiti, del decreto ministeriale di autorizzazione all’esercizio delle assicurazioni, dell’Agenzia e del numero di polizza, unitamente all’indicazione ed alla sottoscrizione autentica del procuratore, concretano forme di pubblicità previste dall’Ordinamento in alternativa all’autentica notarile ed obbligano, in ogni caso, la Compagnia assicuratrice verso l’Amministrazione, secondo il principio dell’apparentia juris, garantendo adeguatamente l’interesse della stazione appaltante alla certezza in ordine alla provenienza della garanzia prestata dal soggetto legittimato ad impegnare la società ed alla riconducibilità della polizza all’agente che risulta averla sottoscritta. Peraltro, anche laddove la stazione appaltante avesse avuto dei dubbi sulla idoneità della polizza fideiussoria a garantirla, a causa della mancata autentica notarile della sottoscrizione, e non avesse neppure voluto effettuare un’autonoma verifica, prima di disporre l’esclusione avrebbe dovuto chiedere alle ricorrenti di fornire chiarimenti ovvero di integrare il documento, esistente anche se incompleto, di una formalità (l’autentica notarile) non prevista da alcuna norma vigente per tale fattispecie e, quindi, priva di valore costitutivo, in conformità al principio generale di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., di cui sono espressione numerose norme di legge, fra cui l’art. 16 del D.lgs 17 marzo 1995 n. 157 riferito agli appalti di servizi.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 05/04/2005 n. 1863
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La regola generale in materia di partecipazione alle gare per l’aggiudicazione di appalti pubblici è che i requisiti di ammissione debbono essere posseduti dai concorrenti alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande di partecipazione e/o delle offerte. Ciò per l’intuitiva ragione che la partecipazione alle predette gare può essere consentita solo alle imprese “sane”, e non anche a quelle che, per qualsiasi ragione, abbiano perso i requisiti previsti dalla legge o dal bando nelle more della scadenza del termine per la presentazione delle istanze di partecipazione. Al contempo, tale regola è funzionale rispetto al principio del favor partecipationis, in quanto estende al massimo l’arco temporale entro cui gli aspiranti possono conseguire i requisiti di partecipazione, e ciò rileva soprattutto per le imprese più “giovani” o per quelle che, pur non possedendo tutti i requisiti al momento della pubblicazione del bando, riescono a mettersi in regola entro il termine di scadenza per la presentazione delle istanze di partecipazione.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 31/03/2005 n. 1434
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ illegittima l’ammissione alla fase della valutazione delle offerte di un’impresa che sia rimasta estranea alla prima fase di prequalificazione. Una diversa conclusione, infatti, altererebbe il principio della par condicio e renderebbe sostanzialmente inutile la prima fase che, proprio per la procedimentalizzazione e la formalizzazione che ne fa il bando, non può essere considerata alla stregua di una mera indagine esplorativa. Sussiste, peraltro, una netta distinzione tra i criteri soggettivi di prequalificazione e quelli oggettivi attinenti all’aggiudicazione vera e propria, con la conseguenza che nella fase dell’aggiudicazione non possono essere inseriti criteri attinenti all’individuazione della capacità tecnica dell’impresa né, nella lettera di invito, possono essere modificati i requisiti di partecipazione, in quanto, espletata la prequalificazione, sono ormai noti gli aspiranti concorrenti e i relativi requisiti Il richiamo al principio che consente alla stazione appaltante di verificare la sussistenza dei requisiti di ordine soggettivo in capo alla partecipante a una gara anche nella fase della presentazione delle offerte non è pertinente, in quanto tale principio si limita a consentire all’amministrazione di verificare la persistenza dei requisiti di ordine soggettivo in capo ai partecipanti alla gara, ma nulla dice sulla possibilità di partecipare alla gara di soggetti rimasti estranei alla fase della prequalificazione.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 03/03/2005 n. 331
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Nell’ambito delle procedure concorsuali non vi è possibilità per l’Amministrazione di ordinare l’integrazione documentale di un’offerta che risulti carente, al di fuori del caso in cui, nell’ambito dei limiti della regolarizzazione documentale, si tratti semplicemente di completare o rettificare il contenuto di documenti o atti già esibiti, che risulti perplesso, non immediatamente percepibile o affetto da errore rilevante e riconoscibile (TAR Lazio, Sez. III, 23 luglio 2004 n. 7288). Altrimenti, l’integrazione importerebbe una manifesta violazione del principio della par condicio dei concorrenti (da ultimo, Consiglio di Stato, Sez. V, 22 giugno 2004 n. 4345).
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 25/01/2005 n. 227
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il legislatore nazionale, opportunamente e secondo una valutazione di discrezionalità che gli era senz’altro consentita dal diritto comunitario, ha inteso mettere in rilievo più e oltre che la condizione “statica” dell’impresa ad un certo momento temporale anche la sua posizione “dinamica” nel rapporto giuridico previdenziale e assistenziale, coerente alla natura di durata del rapporto e ai flussi di debiti (ed eventuali crediti) che si generano nel medesimo. Con questa precisazione appare corretta l’espressione, invalsa nell’uso comune, di “correntezza contributiva”, che sta ad indicare appunto l’essere in regola, o al “passo”, con le periodiche scadenze delle obbligazioni previdenziali e assistenziali quanto al loro pagamento.I c.d. certificati di regolarità (o correntezza) contributiva rilasciati dagli istituti che gestiscono le assicurazioni sociali (I.N.P.S. e I.N.A.I.L.) - ora confluiti nel documento unico di regolarità contributiva o d.u.r.c., rilasciato in base a convenzioni tra i due istituti ai sensi dell’art. 2, comma 2, del d.l. 25 settembre 2002, n. 210 - vanno qualificati tra le dichiarazioni di scienza, ancorché non sia chiaro se esse, secondo una nota distinzione dottrinaria, producano piena certezza legale in ordine ai fatti ivi rappresentati (così qualificandosi come certificazioni in senso proprio), rivestendo quindi fede pubblica privilegiata sotto il profilo probatorio (infirmabile soltanto attraverso querela di falso), oppure siano frutto di meri accertamenti e, quindi, facciano fede sino a prova contraria.Le certificazioni di regolarità (o correntezza) contributiva non hanno contenuti ed effetti provvedimentali, non rappresentano manifestazioni di volontà né di giudizio, non costituiscono atti preparatori in senso stretto né rispetto all’aggiudicazione né al suo annullamento o revoca, poiché la stazione appaltante li riceve quali atti di certezza da cui non può comunque discostarsi, non avendo alcun autonomo potere di valutazione ed apprezzamento del loro contenuto.La contestazione delle risultanze delle certificazioni di regolarità contributiva e previdenziale, meglio la dimostrazione della loro inidoneità a revocare il requisito soggettivo, può discendere soltanto dall’esito positivo e vittorioso di eventuale azione di accertamento negativo sul contenuto del rapporto previdenziale, la cui cognizione spetta ovviamente all’A.G.O., in funzione di giudice del rapporto previdenziale ai sensi dell’art.442 c.p.c..
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 14/01/2005 n. 67
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’attestazione di conformità della copia del documento all’originale non equivale alla dichiarazione di cui all’art. 47 del D.P.R. 445/2000 in quanto, oltre a difettare dell’espressa menzione della norma anzidetta e della qualificazione dell’atto (elementi che già appaiono di per sé essenziali per qualificare la dichiarazione), essa è priva anche del riferimento alle sanzioni penali previste dall’art. 76 per le ipotesi di falsità in atti e dichiarazioni mendaci ivi indicate; elemento che l’art. 48 considera essenziale ed imprescindibile per conferire ai modelli predisposti dall’amministrazione valore di dichiarazione sostitutiva siccome atto di assunzione di responsabilità piena e consapevole della veridicità delle dichiarazioni e delle conseguenze (sia penali che amministrative) della loro falsità. Né appare sufficiente, nell’atto l’impiego della formula “dichiara assumendosene la piena responsabilità”, perché la norma che consente in via eccezionale al privato di formare attestazioni connotate da certezza legale privilegiata non richiede solo la generica assunzione di responsabilità in ordine alla verità delle affermazioni rese, ma la piena accettazione delle conseguenze penali del mendacio da parte del dichiarante: costui infatti, non solo deve risultare come autore della dichiarazione con le modalità dell’art. 38 ma deve essere pienamente consapevole delle conseguenze dell’eventuale accertamento della falsità di quanto dichiarato.Il mero fatto che la legge riconosca in generale, come modalità alternativa all’autentica delle copie, anche la dichiarazione sostitutiva di conformità cui all’art. 47, laddove ammessa, non ne implica l’equipollenza necessaria e non esclude, che l’amministrazione possa ritenere, in funzione di interessi prevalenti rispetto a quelli della mera semplificazione, non consentanea tale alternativa, quando la produzione del documento (in originale o copia autentica) non sia surrogabile, o tale non si ritenga motivatamente, con la dichiarazione di conformità all’originale resa nella forma alternativa della dichiarazione sostitutiva di notorietà.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 14/01/2005 n. 67
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Non sussiste l’obbligo per l’amministrazione di introdurre nel bando anche la possibilità di comprovare il possesso della certificazione di qualità UNI ISO 9000 mediante dichiarazione sostitutiva. Ciò, innanzitutto, perché l’art. 49 del D.P.R. 445/2000 stabilisce espressamente che “i certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti non possono essere sostituiti da altro documento, salvo diverse disposizioni della normativa di settore”, e quello in questione è (a giudizio del collegio) un “certificato di conformità CE” che va fatto rientrare nella categoria dei documenti esclusi dall’autocertificazione. In secondo luogo, perché l’art. 19 del D.P.R. 445/2000, nel prevedere la modalità alternativa dell’autocertificazione sostitutiva, si riferisce ad atti e documenti conservati o rilasciati da una pubblica amministrazione, mentre la certificazione di qualità è rilasciata da soggetto privato, ancorché abilitato dalla legge, che non detiene l’originale ma rilascia l’unico attestato al richiedente, il quale solo può documentarne il possesso effettivo in sede di verifica.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 14/01/2005 n. 160
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In materia di procedimenti ad evidenza pubblica costituisce consolidato principio di derivazione nazionale e comunitaria quello del divieto di commistione tra requisiti di partecipazione alla gara e criteri di valutazione dell’offerta (Consiglio di Stato Sezione V 16.4.2003 n. 1993; Consiglio di Stato Sezione V 13.11.2003 n. 7237; T.A.R. Campania Sezione I 27.10.2004 n. 16267; T.A.R. Campania Sezione I 9.9.2002 n. 4670). La ratio è da ravvisarsi nella stessa finalità del procedimento di selezione che consiste non già nella competizione tra più imprese - la cui necessaria ed astratta idoneità ad eseguire l’appalto è previamente valutata in sede di qualificazione - ma tra le offerte da queste presentate, intese nel senso di concrete proposte contrattuali riferibili all’oggetto di gara. Ne consegue che già in linea di principio i criteri di ammissione e quelli di valutazione delle offerte devono essere mantenuti nettamente distinti sia sotto un profilo ontologico che funzionale, come del resto chiaramente previsto in materia di servizi pubblici dagli artt. 13 e ss. e 23 del D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 157, né se ne può ammettere una loro eventuale commistione o doppia valenza, nel senso di un impiego per finalità diverse dalla loro intrinseca natura, oppure come possibilità di utilizzarli contestualmente sia a scopi di selezione in termini di partecipazione che di valutazione delle offerte.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/01/2005 n. 32
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La portata vincolante delle prescrizioni contenute nel regolamento di gara esige che alle stesse sia data puntuale esecuzione nel corso della procedura, senza che in capo all’organo amministrativo, cui compete l’attuazione delle regole stabilite nel bando, residui alcun margine di discrezionalità in ordine al rispetto della disciplina del procedimento. Da tale principio discende che, qualora il bando o la lettera di invito comminino espressamente l’esclusione obbligatoria in conseguenza di determinate violazioni, anche soltanto formali, l’Amministrazione è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a tali previsioni, senza alcuna possibilità di valutazione discrezionale circa la rilevanza dell’inadempimento, l’incidenza di questo sulla regolarità della procedura selettiva e la congruità della sanzione contemplata nella lex specialis, alla cui osservanza la stessa Amministrazione si è autovincolata al momento dell’adozione del bando (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 25 gennaio 2003, n. 357).Il formalismo che caratterizza la disciplina delle procedure per l’aggiudicazione dei contratti della pubblica amministrazione risponde, da un lato, ad esigenze pratiche di certezza e celerità, dall’altro - e soprattutto - alla necessità di garantire l’imparzialità dell’azione amministrativa e la parità di condizioni tra i concorrenti. Soltanto nel caso di un’equivoca formulazione della lettera di invito o del bando di gara, (che nella fattispecie è da escludere in virtù del chiarissimo e perentorio disposto della lettera di invito) può esservi spazio per un’interpretazione che consenta la più ampia ammissione degli aspiranti (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 17 dicembre 2001, n. 6250).Va esclusa dalla gara l’impresa la cui documentazione risulti carente di una dichiarazione richiesta dalla lettera di invito (nella fattispecie, l’amministratore della S.p.A. concorrente non aveva prodotto l’autocertificazione attestante di non aver riportato condanna penali per reati che incidono sull’affidabilità morale e professionale, di non avere pendenti procedimenti per l’applicazione delle misure di prevenzione indicate dall’art. 3 della legge 27 dicembre 1956 n. 1423 e di non avere violato il divieto d’intestazione fiduciaria posto all’art. 17 della legge 10 marzo 1990 n. 55). Né può essere invocata, in applicazione degli artt. 15, comma 1, del D.Lgs. n. 358/92, e 16 del D.Lgs. n. 157/95, la facoltà dell’Amministrazione appaltante di invitare le imprese a completare o a chiarire certificati, documenti o dichiarazioni presentate. Infatti, al di là della circostanza che la possibilità in questione viene prevista dall’art. 15 del D.Lgs. n. 358/92 solo nei limiti della documentazione prevista dai precedenti artt. 11, 12, 13 e 14 (inerenti, almeno in parte, a fattispecie diverse da quella in esame), in ogni caso dal tenore di detta disposizione si evince che essa può valere a far completare il contenuto di certificazioni comunque presentate, e non certo a consentire ex post la presentazione di una dichiarazione mancante.Sussiste la responsabilità dell’amministrazione in relazione alla mancata aggiudicazione dell’appalto per comportamento “negligente”, e, pertanto, “colposo” della stessa Amministrazione appaltante, qualora quest’ultima abbia agito in violazione delle regole di imparzialità e correttezza che essa stessa si era data in sede di gara nella lex specialis a pena di esclusione (fattispecie relativa a mancata esclusione dell’impresa, poi risultata aggiudicataria, la cui documentazione risultava priva di una dichiarazione prevista a pena di esclusione nella lettera di invito).
TAR Umbria, Sezione Perugia - Sentenza 23/12/2004 n. 815
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In materia di studi professionali associati, costituiti in forma non di società, ma di associazione non riconosciuta, il patto associativo riguarda essenzialmente i rapporti interni fra gli associati (ad es. con riferimento alla gestione comune dei costi e dei ricavi, alla reciproca collaborazione e simili) ma non incide sul principio che il mandato professionale è conferito personalmente al singolo associato (o eventualmente anche a ciascuno di loro) e non già impersonalmente all’associazione. Si può anche ammettere che l’associazione come tale possa essere titolare di rapporti giuridici (ad esempio, per quanto riguarda il contratto di lavoro dei collaboratori dipendenti oppure il contratto di affitto dei locali, gli acquisti di servizi e forniture, e che con riferimento a tali rapporti essa sia rappresentata dal soggetto cui è conferita la relativa funzione), ma ciò non toglie che la qualità di parte nel rapporto professionale possa essere assunta solo da uno o più dei professionisti associati, eventualmente anche da tutti, ma non dall’associazione in quanto tale. In tale situazione, si deve concludere che legittimamente l’amministrazione appaltante ha ritenuto che le dichiarazioni da presentare in sede di gara dovessero essere sottoscritte personalmente da ciascuno dei professionisti e che non fosse sufficiente la sottoscrizione di uno solo nella dichiarata qualità di legale rappresentante dell’associazione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 29/11/2004 n. 7758
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Le norme che dispongono nel senso che le amministrazioni invitano, se necessario, le ditte partecipanti a gare per l’aggiudicazione di contratti con la P.A. a fornire chiarimenti e ad integrare la carente documentazione presentata, non ha inteso assegnare alle stesse una mera facoltà o un potere eventuale, ma ha piuttosto inteso codificare un ordinario modo di procedere, volto a far valere, entro certi limiti, e nel rispetto della par condicio dei concorrenti, la sostanza sulla forma, orientando l’azione amministrativa sulla concreta verifica dei requisiti di partecipazione e della capacità tecnica ed economica. E’ pertanto illegittima l’esclusione della aggiudicataria provvisoria, se in sede di verificazione della documentazione, rinvenendosi difformità fra quanto documentato e quanto dichiarato, in forza di una riconoscibile omissione di documentazione (nella specie resa evidente dalla omessa produzione degli elementi relativi ad una cessione di azienda tempestivamente documentata) la stazione appaltante abbia omesso di richiedere chiarimenti alla aggiudicataria provvisoria (e per essa al rappresentante presente alle operazioni di verifica).Il termine fissato nella prima parte dell’art. 10, comma 1quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. è applicabile solo per gli offerenti che, nella percentuale del 10% del loro complesso, sono chiamati a comprovare il possesso dei requisiti di capacità economico finanziaria e tecnico organizzativa richiesti dal bando prima che si proceda all’apertura delle buste delle offerte presentate e non anche per la presentazione dei documenti da parte dell’aggiudicatario, spettando in tale ultima ipotesi all’Amministrazione indicare il termine per l’adempimento, in quanto il limite in questione concerne l’accertamento a campione e non anche quello che deve essere compiuto in seguito alla intervenuta aggiudicazione provvisoria.Il termine fissato all’Amministrazione appaltante è sollecitatorio, tende a conseguire una rapida conclusione del procedimento di gara ma è liberamente determinabile da parte della stessa Amministrazione nella sua entità e nelle conseguenze derivanti dal suo mancato rispetto. E’, quindi, consentito all’Amministrazione non solo di fissare un termine perentorio ovvero indicare semplicemente un termine dilatorio per gli adempimenti in parola ma, sulla base della valutazione degli interessi pubblici considerati prevalenti, anche di consentire integrazioni della documentazione o correzioni della stessa per agevolare la prova della sussistenza dei requisiti richiesti da parte del soggetto risultato vincitore nel confronto concorrenziale e quindi più idoneo alla esecuzione dei lavori.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 11/11/2004 n. 7339
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’allegazione alla domanda di partecipazione alla gara di un documento di identità scaduto costituisce irregolarità e non certo falsità e può essere agevolmente sanata o con la produzione di altro documento ovvero con una versione aggiornata di quello scaduto. Tale irregolarità, pertanto, deve essere oggetto del procedimento di rettifica indicato dall’art. 71 del D.P.R. n. 445/2000, né può valere in contrario la disposizione della lettera di invito, la cui efficacia è esclusa normativamente con l’espressa previsione che le norme speciali (legislative, regolamentari ed a maggior ragione dettate con specifici atti amministrativi) non possono avere effetto per escludere l’obbligo di rettifica che, è opportuno precisarlo, nella sussistenza dei presupposti di legge costituisce per il responsabile del procedimento un adempimento dovuto.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 11/11/2004 n. 7294
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 10, comma 1quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., ai fini della verifica a campione delle offerte presentate per appalti di lavori pubblici, non distingue tra inadempimento formale (per errore o altro) e inadempimento sostanziale (mancanza dei requisiti per partecipare alla gara), con la conseguenza che non solo l’esclusione dalla gara, ma anche l’incameramento della cauzione e la segnalazione del fatto all’Autorità conseguono automaticamente una volta scaduto il termine di 10 giorni in essa indicato (alla stregua del principio nella specie è stata ritenuta legittima l’esclusione dalla gara e l’incameramento della cauzione disposti in relazione ad una incompletezza documentale).La proroga del termine di 10 giorni, di cui al suddetto art. 10, comma 1quater, per la presentazione dei documenti richiesti alle imprese in sede di verifica a campione, costituisce un evento eccezionale e può essere concessa solo nel caso in cui l’impossibilità dell’adempimento dipenda da cause oggettive, del tutto estranee al comportamento dell’impresa interessata.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 10/11/2004 n. 3908
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’integrazione della domanda di partecipazione va considerata inammissibile perché implica violazione della par condicio, salvo che essa non sia giustificata da ragioni di oggettiva difficoltà nella sua formulazione riguardanti tutti i concorrenti (oscurità del bando, errore indotto dall’amministrazione ecc.) e non da vizi imputabile al singolo concorrente, su cui grava l’onere della c.d. partecipazione diligente.L’amministrazione, nell’ipotesi di documentazione incompleta od erronea può, nell’ambito della propria discrezionalità, invitare l’interessato a provvedere alla sua regolarizzazione, nei limiti in cui l’integrazione non sia riferita agli elementi essenziali della domanda, rispetto ai quali devono essere rispettati i principi della “par condicio” e l’osservanza dei tempi procedimentali.
TAR Basilicata, Sezione Potenza - Sentenza 08/11/2004 n. 749
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Deve ritenersi illegittima, per violazione della par condicio, l’ammissione di un’impresa ad una gara pubblica indetta dalla P.A. per l’affidamento di lavori pubblici, nel caso in cui detta impresa - diversamente da quanto richiesto dalla lex specialis - abbia prodotto, unitamente alla polizza fideiussoria, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà inidonea a giustificare il potere di firma del soggetto sottoscrittore della polizza medesima.
TAR Basilicata, Sezione Potenza - Sentenza 05/11/2004 n. 742
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In presenza di un bando di gara che impone l’obbligatorietà della visione dei luoghi con un tecnico dell’amministrazione in data da concordarsi telefonicamente con l’amministrazione, è legittima l’esclusione dalla gara dell’impresa concorrente che ha presentato una dichiarazione sostitutiva “di essersi recata sul posto dove debbono eseguirsi i lavori” che non rispecchia quanto statuito nel bando, attesa l’assenza, nel relativo elenco tenuto dal funzionario incaricato, del nominativo della ricorrente. Il fatto che il disciplinare di gara facesse riferimento, di per sé, alla sola dichiarazione di essersi recato sui luoghi dei lavori, non autorizza a ritenere che in tal modo si volesse escludere la necessità di un sopralluogo da effettuarsi alla presenza di un rappresentante dell’amministrazione. La disposizione del disciplinare deve infatti necessariamente essere letta in modo coordinato con la disposizione del bando, avuto riguardo sia al fatto che le norme del disciplinare hanno carattere integrativo del bando e sia all’interesse pubblico sotteso alla previsione di un sopralluogo svolto in presenza di un funzionario della stazione appaltante.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 04/11/2004 n. 1532
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ legittima l’esclusione dalla gara di una società consortile che non ha prodotto le dichiarazioni e la documentazioni di gara richiesta per i consorzi (nella fattispecie la società consortile non aveva indicato i singoli soci consorziati per conto dei quali la stessa concorreva, né aveva dimostrato i requisiti minimi di qualificazione in capo alle consorziate).Va affermata l’equiparazione fra le società consortili in oggetto ed i consorzi stabili non aventi struttura societaria ad opera dell’art. 23 del D.Lgs. n. 158/1995 e della lex specialis di gara, con il conseguente onere, in capo alla ricorrente, di sottostare a tutte le relative disposizioni, comprese quelle di produrre la documentazione richiesta per questi ultimi consorzi. Poiché, nel caso specifico, la documentazione mancante era richiesta a pena di esclusione, sia al fine di verificare l’effettivo possesso dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari dei candidati sia al fine di verificare la composizione dell’associazione imprenditoriale ed eventuali candidature incompatibili tra loro nonché il possesso dei requisiti di natura morale e di ordine pubblico in capo a ciascun associato, deve ritenersi legittimo l’operato della commissione aggiudicatrice che ha disposto detta esclusione sussistendo i sopra indicati specifici interessi della stazione appaltante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 12/10/2004 n. 6586
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Nel nuovo testo in vigore dell’art. 13 della legge quadro sui lavori pubblici, introdotto dall’art. 9, della legge n. 415/1998, dopo il venire meno del divieto originariamente previsto dal legislatore di costituire associazioni temporanee e consorzi concomitanti o successivi all’aggiudicazione della gara a pena di nullità della medesima, la norma nulla prevede circa il momento in cui la partecipante è tenuta a dichiarare l’importo dei lavori del raggruppamento in relazione alle singole compartecipanti, se sin dall’ammissione alla gara o successivamente all’aggiudicazione. Sintomatico nel senso della necessità del possesso di siffatti requisiti anteriormente a tale ultima fase e sin dall’ammissione è, però, che il legislatore, in fase di riscrittura dell’art. 13, non abbia inteso emendare il comma 1, laddove subordina la partecipazione alla procedura concorsuale delle associazioni temporanee alla condizione che la mandataria e le altre imprese del raggruppamento siano già in possesso dei requisiti di qualificazione per la rispettiva quota percentuale, con ciò evidentemente riaffermando la necessità delle previa indicazione delle quote di partecipazione. Se l’esplicitazione di tale necessità era giustificata nel precedente divieto di costituire raggruppamenti durante o dopo l’aggiudicazione, non avrebbe senso alcuno una volta caduto tale divieto; averla mantenuta è chiaro indice dell’intento del legislatore di conservare la preventiva verifica dei requisiti in relazione alle singole quote di partecipazione anche nel nuovo regime. Ben avrebbe, infatti, il legislatore potuto emendare, oltre al quinto, anche il comma primo del citato art. 13 ed ammettere alla procedura le costituende associazioni temporanee a prescindere dal momento in cui dimostrare il possesso dei requisiti, così eliminando ogni dubbio circa la possibilità per le imprese non ancora raggruppate di dichiarare le rispettive quote di partecipazione anche dopo la fase dell’aggiudicazione. L’invarianza della disposizione evidenzia, sotto l’aspetto puramente ermeneutico, l’intento legislativo di ammettere alla gara i soli raggruppamenti e consorzi, ancorché costituendi, che siano e che dimostrino di essere già in possesso dei requisiti di capacità economico finanziaria e tecnico-organizzativa secondo le relative percentuali e prima dell’aggiudicazione. Depongono in tale senso non solo le ordinarie regole di trasparenza e di pubblicità cui l’attività della stazione appaltante deve essere informata, ai sensi della legge n. 241/1990, ed il canone della par condicio fra tutti i partecipanti alla gara - principi in base alle quali il possesso dei requisiti di partecipazione (anche riguardo alle singole quote) deve essere presente all’atto dell’ammissione alla procedura - ma anche più specifici principi inerenti il legittimo andamento della gara, ben potendo la determinazione della soglia di anomalia variare a seconda del numero delle offerte ammissibili, con evidenti riflessi sulle aspettative dei partecipanti alla gara.
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 11/10/2004 n. 5522
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La giurisprudenza amministrativa ha costantemente affermato il principio secondo cui, qualora le prescrizioni del bando di gara prevedano espressamente, con formulazione non equivoca, l’esclusione dalla procedura in caso di loro inosservanza, l’amministrazione appaltante è tenuta al rispetto della normativa cui si è autovincolata, senza possibilità di valutare, caso per caso, l’incidenza funzionale dell’adempimento omesso. Del tutto particolare, tuttavia, è l’ipotesi in cui, in presenza di un bando di gara che prescriva la presentazione della medesima dichiarazione in una duplice forma, con vincolo di esclusione in caso di inosservanza, la stazione appaltante dispone l’esclusione dalla gara di aspiranti che, pur avendo omesso un adempimento prescritto dalla lex specialis, hanno comunque reso le dichiarazioni richieste con le concorrenti modalità fissate dal bando.Atteso che, secondo una costante giurisprudenza amministrativa, le formalità prescritte dal bando di gara debbono trovare rigida applicazione soltanto quando siano dirette ad assicurare un particolare interesse dell’amministrazione oppure la par condicio dei concorrenti, mentre le stesse formalità degradano a mera irregolarità qualora le finalità perseguite risultino egualmente ed integralmente soddisfatte, ne discende che il mancato rispetto delle formalità richieste dal bando, per dar luogo all’esclusione dalla gara, deve essere interpretato secondo il comune canone di ragionevolezza, con la conseguenza che costituiscono mere irregolarità le semplici carenze documentali e dichiarative, allorquando gli adempimenti richiesti dal bando siano stati comunque formalmente adempiuti. E’ infatti noto che nelle procedure concorsuali, pur dovendosi pretendere una accurata diligenza da parte dei concorrenti, bisogna evitare di cadere in un eccessivo formalismo, che porterebbe ad annullare la maggior parte delle offerte, mentre occorre esaminare se i singoli offerenti abbiano soddisfatto sostanzialmente le disposizioni del bando. Nel caso di specie, avendo la società ricorrente presentato una regolare dichiarazione sostitutiva attestante l’insussistenza delle cause di esclusione di cui all’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., la disposta esclusione non risponde ad alcun apprezzabile interesse dell’amministrazione o della correttezza in sé della procedura di gara, laddove la mancata esibizione del certificato dei carichi pendenti in corso di validità è priva di effetti invalidanti la partecipazione alla gara, in quanto ampiamente surrogata dalla regolare presentazione della suddetta dichiarazione, anch’essa prevista dal bando di gara. Devono, quindi, giudicarsi illegittime e devono essere annullate le clausole del bando nella parte in cui impongono, ai fini dell’ammissione alla gara, la presentazione di due distinte dichiarazioni aventi contenuto analogo e prefigurano, quale causa di esclusione dell’offerta, l’irregolare o mancata presentazione di una delle due dichiarazioni, senza prevedere la facoltà di sanatoria della documentazione incompleta.
TAR Sicilia, Sezione II Catania - Sentenza 29/09/2004 n. 2727
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000, pur estendendo l’elenco originario dell’autocertificazione, mantiene quale presupposto indefettibile che la dichiarazione sia sottoscritta dall’interessato. Ed invero sarebbe incoerente che fosse consentito che la dichiarazione di fatti personali (e lo sono in maniera particolare quelli a rilievo penale, non trasfusi in nessun documento individuale), non conoscibili da quisque de populo, possano essere oggetto di dichiarazione da parte di terzi. In conclusione, coerentemente, l’art. 46 del richiamato D.P.R. n. 445/2000 consente la dichiarazione sottoscritta esclusivamente dall’interessato anche per i fatti a rilievo penale.La dichiarazione non può essere completata secondo il disposto dell’art. 16 del D.P.R. n. 157/1995 poiché, in simili circostanze, non si tratterebbe di “completamento” di un dato mancante, cui la norma sembra riferirsi, ma, semmai, di una diversa ulteriore dichiarazione non resa tempestivamente in ossequio al principio della “par condicio” dei partecipanti alla selezione. Inoltre, la disposizione richiamata limita la possibilità di integrazione rispetto alle condizioni previste dagli artt. 12, 13, 14 e 15 del medesimo D.P.R. n. 157/95 e il citato art. 12, in cui rientrano anche le ipotesi a spessore penale di cui si discute, stabilisce, al secondo comma, la modalità di integrazione della dichiarazione, rinviando espressamente all’art. 4 della legge n. 15/68 (oggi confermata ed ampliata dal D.P.R. n. 445/2000), e, quindi richiedendo la personalità della stessa.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 07/09/2004 n. 5878
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E’ legittima l’esclusione dalla gara ove l’impresa abbia inserito la dichiarazione di presa visione del progetto nella busta dell’offerta economica anziché nella busta della documentazione amministrativa, qualora sia la prescrizione relativa al documento da presentare sia la clausola di esclusione siano chiare e non lascino all’autorità di gara altra possibilità se non quella di escludere l’appellante. E’ irrilevante che la concorrente avesse omesso di presentare il documento o lo avesse inserito per errore nella busta contenente l’offerta, dal momento che l’autorità di gara non può (pena l’invalidità della gara stessa) prendere contezza delle offerte se non dopo aver verificato la completezza e regolarità della documentazione prescritta per la partecipazione.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 07/09/2004 n. 5797
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Non sussiste antinomia tra la disposizione di cui all’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. (che impone la produzione dei certificati del casellario giudiziale) e quella contenuta nell’art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 (che ammette la dichiarazione sostitutiva) che va ritenuta prevalente.Ciò risulta, peraltro, avvalorato dall’introduzione dell’art. 77bis nel suddetto D.P.R. n. 445/2000 (ad opera dell’art. 15, della legge n. 3/03) che, prevedendo espressamente l’applicazione (tra le altre) delle disposizioni sull’autocertificazione anche alle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici, ha inteso chiarire che il significato della normativa precedente, ove ritenuto di dubbia interpretazione, deve essere inteso nel senso, fatto adesso palese dalla norma in esame, dell’utilizzabilità delle dichiarazioni sostitutive anche ai rapporti relativi ai procedimenti di affidamento di lavori pubblici.La natura interpretativa e non innovativa di tale disposizione, con le conseguenti implicazioni in ordine alla sua efficacia retroattiva ed alla sua portata vincolante per l’interprete, risulta, in particolare, dimostrata dalla già rilevata praticabilità della lettura dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/00 (poi precisata dall’art. 77-bis) come applicabile anche alle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici, sicché la disposizione in esame, lungi dall’introdurre nell’ordinamento precetti connotati dal requisito della novità, si limita a chiarire il contenuto di una disposizione precedente, attribuendogli definitivamente un significato già presente in essa ed evincibile in esito ad un’ordinaria attività ermeneutica.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/08/2004 n. 5656
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’irregolarità della cauzione provvisoria avente carattere meramente formale e tale da non alterare la parità di condizioni tra i concorrenti, derivando da un banale e lampante errore di trascrizione, svelatosi quando le buste delle offerte non sono state ancora aperte, non può comportare conseguenze espulsive dalla gara. Solo un approccio ingiustificatamente formalistico, infatti, consente di sottrarre alla gara imprese che, in possesso dei requisiti di partecipazione, sono incorse in un errore materiale, in occasione della tempestiva produzione dei documenti, agevolmente rilevabile dall’Ente appaltante e comunque tempestivamente segnalato dagli stessi interessati (nella specie, mediante formali precisazioni rese in appendice alla polizza da parte della compagnia assicuratrice, senza dunque alcuna polizza integrativa, modificativa o sostitutiva della cauzione originariamente fissata).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/08/2004 n. 5649
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 75, comma secondo, lett. b) e c) del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 e s.m. indica come dimostrare il possesso dei requisiti ivi previsti, ma non si spinge a disciplinare la modalità di produzione dei relativi atti di certificazione, né in senso positivo né in senso negativo, con lo stabilire o il vietare una determinata modalità e, in particolare, consentendo o non la sostituzione dell’originale con la copia. Riguardo alla validità della produzione di copie autentiche in luogo degli originali, non è sostenibile che, potendo gli artt. 19 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 trovare applicazione anche nella materia degli appalti pubblici solo dopo l’entrata in vigore della legge 16 gennaio 2003 n. 3 (art. 15), le relative disposizioni debbano ritenersi non applicabili alle procedure di aggiudicazione e di affidamento di opere pubbliche svoltesi in precedenza. Infatti già l’art. 7 della legge 4 gennaio 1968 n. 15, recante norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme, considerava valida la produzione di copie autentiche al posto degli originali, e la norma è stata trasfusa nel vigente art. 18, primo comma, del citato D.P.R. n. 445/2000, il quale testualmente dispone in modo identico.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 05/08/2004 n. 11087
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Alla luce del disposto degli artt. 43 (recante accertamenti di ufficio) e 46 (recante dichiarazioni sostitutive di certificazioni) del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, da leggersi unitamente all’art. 77bis dello stesso decreto, secondo il quale le disposizioni cennate (fra le altre) si applicano a tutte le fattispecie in cui sia prevista una certificazione o altra attestazione, ivi comprese quelle concernenti le procedure di aggiudicazione e affidamento di opere pubbliche o di pubblica utilità, di servizi e di forniture, ancorché regolate da norme speciali, salvo quelle espressamente richiamate dal successivo art. 78 (che qui non rilevano), deve essere ritenuto che il potere delle stazioni appaltanti non può essere esercitato in sostanziale violazione e/o elusione della normativa primaria recante la cennata semplificazione, nel senso che non appare possibile anticipare gli accertamenti successivi in esito alle dichiarazioni rese imponendo la produzione della certificazione in fase antecedente all’aggiudicazione. Peraltro, non può convenirsi con la rapidità nella definizione del procedimento di aggiudicazione che conseguirebbe a tale anticipazione, non richiedendo la successiva produzione della certificazione (di certo dovuta) onerosi aggravi procedimentali o eccessivi slittamenti di tempi.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 03/08/2004 n. 1305
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La lett. s) dell’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. prescrive che siano iscritte nel casellario le “eventuali falsità nelle dichiarazioni rese in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara”, senza porre limitazioni in ordine al tipo di requisiti e condizioni richiesti per l’ammissione alla selezione che possono essere oggetto di dichiarazioni non veritiere ai fini dell’annotazione nel casellario.Il richiamo all’art. 10, comma 1quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., contenuto nel citato art. 27, lett. s), deve essere inteso come estensione della disposizione contenuta nella norma regolamentare in commento all’ipotesi in cui la falsa dichiarazione sia stata riscontrata con il relativo procedimento, mentre è ovvio che l’iscrizione deve essere effettuata quando l’evidenza della non veridicità della dichiarazione ha consentito il suo accertamento con procedura più semplice.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 19/07/2004 n. 5198
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Quando le prescrizioni del bando o della lettera di invito prevedano espressamente, con formulazione chiara e non equivoca, l’esclusione dalla procedura quale sanzione della loro inosservanza anche soltanto formale, la stazione appaltante è inevitabilmente tenuta al rispetto della normativa, alla quale si è autovincolata e che essa stessa ha emanato, non potendosi ipotizzare che in capo all’Amministrazione residui la facoltà di disapplicare le regole della procedura o un margine di valutazione in concreto, caso per caso, di una fattispecie da essa stessa disciplinata con norma chiara e puntuale. Da quanto sopra consegue la legittimità dell’esclusione del concorrente che ha prodotto per errore un certificato della CCIAA riferito ad altra impresa in presenza di una clausola del bando che imponeva la produzione del certificato camerale del concorrente. Rispetto a tale comminatoria di esclusione, infatti, la Commissione giudicatrice non ha alcuna facoltà di introdurre “deroghe”, atteso che si tratta di una chiara ed univoca disposizione, in conseguenza della quale non residuano margini di interpretabilità, volti a propiziare una diversa posizione della offerente. Né, al fine di impedire l’operatività della previsione in parola, possono essere utilmente invocati: a) l’art. 21 del D.Lgs. 19 dicembre 1991, n. 406 (secondo cui, senza pregiudizio della correttezza degli adempimenti imposti alle imprese partecipanti e della par condicio, la stazione appaltante invita, se necessario, i concorrenti a completare o a fornire chiarimenti in ordine al contenuto dei certificati, documenti e dichiarazioni presentati), giacché, a parte la sua intervenuta abrogazione ad opera dell’art. 231 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., nel caso in esame risulta non che è stato prodotto un documento incompleto od oscuro, quanto piuttosto che è stato omesso del tutto di produrre il documento prescritto, onde l’eventuale applicazione della norma invocata determinerebbe una integrazione, indebitamente fuori termine, della documentazione indicata dalle “norme” di gara; b) il fatto che l’impresa, nella predisposizione delle dichiarazioni da presentare in sede di gara, sia incorsa in un errore materiale, poiché, una volta accertato che la documentazione depositata ai fini della partecipazione alla gara è difforme e carente rispetto a quella prevista dalla lex specialis della gara e che quest’ultima non presentava alcun margine di ambiguità, deve escludersi che carenze di tal fatta siano riconducibili alla categoria dei meri errori materiali o ad irregolarità di ordine formale, così che si configura un vizio dell’offerta, che non consente alla stazione appaltante di ammettere al procedimento di gara l’offerente; c) l’asserita possibilità, da parte della stazione medesima, di colmare l’omissione rilevata mediante riscontri resi possibili dalla documentazione agli atti di gara, in quanto, così ragionando, si arriva a vanificare e privare di ogni significato la prescrizione delle norme di gara richiedente la dichiarazione de qua, lasciando ogni onere di accertamento all’Amministrazione, laddove, invece, la lex specialis ha espressamente individuato la documentazione da presentare a pena di esclusione dalla gara e ne ha posto la produzione a carico esclusivo dell’impresa partecipante. Peraltro, l’errore nella documentazione esibita, imputabile alla scarsa diligenza della concorrente nel presentare documenti non verificati nel loro contenuto, non è affatto ininfluente, potendo determinare l’incertezza sulla identità dei responsabili dell’impresa partecipante, sulla latitudine dell’oggetto sociale e sulla delimitazione dei poteri di rappresentanza attribuiti agli amministratori. Non è configurabile, infine, un obbligo dell’Amministrazione di procedere alla correzione previa indagine istruttoria degli elementi forniti dai partecipanti mediante riscontri con la documentazione risultante agli atti di diversi procedimenti di gara (pur indetti dalla stessa Amministrazione ), attesa l’assoluta autonomia di ciascun procedimento di gara (a garanzia anzitutto della par condicio dei partecipanti) e delle commissioni a ciascuno di detti procedimenti preposte, anche quando, per avventura, si determini coincidenza nelle persone fisiche dei relativi membri.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 07/07/2004 n. 2277
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Condizione indispensabile perché l’Amministrazione possa invitare un concorrente a regolarizzare o a completare documenti o dichiarazioni è l’equivocità della clausola del bando relativa alla dichiarazione o alla documentazione da integrare o da chiarire, data l’esigenza di rispettare la “par condicio”. Da ciò consegue che, in presenza di una prescrizione chiara della “lex specialis” e dell’inosservanza di essa da parte di un’impresa concorrente, l’invito alla regolarizzazione o al completamento costituirebbe violazione della “par condicio”.Secondo un consolidato ed univoco orientamento giurisprudenziale la portata vincolante delle prescrizioni contenute nel regolamento di gara esige che alle stesse sia data puntuale esecuzione nel corso della procedura, senza che in capo all’organo amministrativo cui compete l’attuazione delle regole stabilite nel bando residui alcun margine di discrezionalità in ordine al rispetto della disciplina del procedimento (che non può, pertanto, essere in alcun modo disattesa). Quindi, qualora il bando commini espressamente l’esclusione obbligatoria in conseguenza di determinate violazioni, la P.A. è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a tale previsione, senza alcuna possibilità di valutazione circa la rilevanza dell’inadempimento, l’incidenza di questo sulla regolarità della procedura selettiva e la congruità della sanzione contemplata nella lex specialis, alla cui osservanza l’Amministrazione si è autovincolata al momento dell’adozione del bando. Solo quando l’inosservanza di una regola di gara sia sprovvista di sanzione o quando quest’ultima non si riveli chiaramente riferibile a quella deve escludersi qualsiasi obbligo, discendente dal bando, di esclusione dell’offerta irregolare e la disamina della legittimità della gara andrà condotta in coerenza con il c.d. criterio teleologico e secondo il diverso principio del favor partecipationis.
TAR Puglia, Sezione Lecce - Sentenza 25/05/2004 n. 3176
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Alla stregua di un dominante orientamento giurisprudenziale, ai sensi del quale nel caso di incertezze ed ambiguità interpretative delle norme di gara le stesse vanno interpretate nel senso favorevole al concorrente incorso nell’irregolarità, risulta legittimo il comportamento della Commissione, la quale, resasi conto della non chiara formulazione della lettera di invito, decide di sanare tale irregolarità nella prospettiva di garantire al meglio l’interesse pubblico alla più ampia partecipazione di concorrenti, al fine di realizzare l’interesse dell’Amministrazione di stipulare il contratto alle migliori condizioni possibili, e al contempo di tutelare l’affidamento ingenerato negli offerenti (nel caso di specie, la Commissione ha deciso di sanare l’irregolarità estraendo dalla busta B della controinteressata il cronoprogramma, il quale è stato inserito immediatamente in un’apposita busta sigillata con ceralacca e controfirmata sui lembi di chiusura sulla quale sono stati indicati il nominativo dell’ATI controinteressata e la dicitura “cronoprogramma”, mentre con analoghe modalità è stata risigillata immediatamente anche la busta B. Le modalità di tale operazione, effettuate in seduta pubblica, alla presenza dei rappresentanti della ricorrente e della controinteressata, hanno garantito la segretezza delle offerte tecniche e del cronoprogramma, in quanto i presenti hanno potuto constatare che tali documenti non sono stati letti).
TAR Umbria - Sentenza 03/05/2004 n. 212
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Deve essere esclusa dalla gara l’impresa che non allega alle autocertificazioni una fotocopia del documento d’identità del dichiarante. La produzione della fotocopia del documento d’identità del dichiarante, infatti, costituisce elemento costitutivo dell’autocertificazione, giacché espressamente previsto dalla legge (art. 38 D.P.R. n. 445/2000) come requisito formale ad substantiam dell’autocertificazione stessa. La norma, peraltro, è di stretta interpretazione profilandosi come eccezionale rispetto al principio generale che attribuisce la potestà certificatoria ai pubblici uffici. Ne consegue l’inammissibilità dell’esibizione a posteriori del documento d’identità poiché, diversamente, non si sanerebbe una semplice irregolarità formale, ma si consentirebbe la formazione progressiva di un atto (l’autocertificazione) che, per esistere validamente, deve essere composto contestualmente da tutti i suoi elementi. La produzione successiva del documento di identità realizzerebbe, dunque, una integrazione della documentazione d’offerta, in virtù della creazione, a posteriori, di un documento originariamente inesistente (dal punto di vista giuridico), in palese violazione della par condicio fra i concorrenti.
TAR Veneto - Sentenza 21/04/2004 n. 1145
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Il potere della stazione appaltante di chiedere integrazioni (c.d. dovere di soccorso) piuttosto che in termini di errore scusabile pare doversi ricostruire come rimedio attinente ai soli requisiti (“storici”) di partecipazione e non pure agli elementi di gara, per i quali deve escludersi la regolarizzazione, poiché gli altri concorrenti possono vantare pretese qualificate a far valere gli effetti della decadenza. Non vi è spazio, pertanto, per la pretesa regolarizzazione nel caso in cui non si tratta di chiarire o integrare lacune di un documento attinente ai requisiti storici quanto, invece, di uno degli elementi della domanda di partecipazione e dell’offerta, formulato erroneamente a fronte di disposizioni non ambigue del bando.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 22/03/2004 n. 796
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In materia di selezioni pubbliche per la scelta del contraente della Pubblica Amministrazione quest’ultima non ha l’obbligo di invitare i concorrenti ad una gara indetta per l’aggiudicazione di un contratto a completare o a chiarire la documentazione e le dichiarazioni presentate, atteso che l’art. 6 della legge n. 241 del 1990 prevede al riguardo una potestà discrezionale dell’Amministrazione, che può essere esercitata, come temperamento all’eccessivo rigore delle forme, solo in base ad un’esplicita previsione del bando o comunque alla stregua di considerazioni oggettive (quali, ad esempio, carenze documentali dovute all’ambiguità di alcune clausole del bando), e non per supplire a carenze della documentazione prodotta, addebitabili solo alla ditta concorrente. Nello stesso tempo, debbono ritenersi sanabili tutte le irregolarità documentali che non siano espressamente sanzionate dal bando di gara e che non incidano, in termini sostanziali, sul procedimento o sulla par condicio di coloro che vi partecipano, tanto più quando tali irregolarità appaiano anche riconducibili ad una non perspicua formulazione delle regole del procedimento da parte dell’Amministrazione. In tal senso costituisce principio generale, sempre che non vi si oppongano ragioni legate ad esigenze di corretto svolgimento del procedimento o di rispetto di situazioni giuridiche di altri soggetti, la circostanza secondo la quale l’Amministrazione nel corso del procedimento di gara d’appalto può sempre invitare il privato a completare o a chiarire la documentazione esibita. Infatti, in tutti i procedimenti amministrativi, ivi compresi quelli volti ad individuare il contraente della Pubblica Amministrazione, l’istruttoria è informata al principio dell’iniziativa d’ufficio e del potere-dovere del responsabile del procedimento di acquisire d’ufficio (nell’ottica della tutela della buona fede e dell’affidamento del cittadino, nonché del rispetto del canone costituzionale di imparzialità della Pubblica amministrazione, di cui è baluardo l’art. 97 Cost.) ogni elemento utile e di invitare gli interessati a regolarizzare istanze e dichiarazioni incomplete, oppure esibire documenti mancanti, come prevede l’art. 6, lett. b), della legge n. 241 del 1990, il quale stabilisce, tra l’altro, che il responsabile del procedimento adotta ogni misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può ordinare esibizioni documentali.
TAR Sicilia, Sezione Catania - Sentenza 12/03/2004 n. 626
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La stazione appaltante non può ampliare per via analogica i casi in cui è prevista l’esclusione dalla gara, esclusione comminata solo ove la documentazione richiesta risulti mancante e non ove sia stata inserita direttamente nel plico nel quale è contenuta la busta sigillata contenente l’offerta economica.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 02/03/2004 n. 515
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Salvo il caso in cui il bando prescriva il contrario, la documentazione richiesta per la partecipazione ad una gara di appalto può sempre essere prodotta in fotocopia, in originale od in copia autenticata.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 04/02/2004 n. 364
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il principio della sanabilità delle irregolarità formali, di derivazione comunitaria e rilevante anche nell’ordinamento interno, consente di attenuare il rilievo di prescrizioni formali che non incidono sull’assetto sostanziale degli interessi coinvolti nella procedura di gara, né alterano le regole riguardanti la par condicio tra i concorrenti. La indiscutibile flessibilità del principio richiamato non impedisce, tuttavia, di individuare alcuni limiti generali alla regola della sanatoria. Anzitutto, essa non opera quando difettano requisiti essenziali dei documenti prodotti dalle parti, come la sottoscrizione di un modello di autocertificazione, che riguarda proprio un elemento fondamentale dell’atto che incide sulla individuazione stessa della dichiarazione come documento effettivamente imputabile al soggetto indicato come dichiarante. Ne consegue che il modello di autocertificazione non sottoscritto non ha nessun significato (non solo giuridico, ma neanche logico) perché viene meno la stessa riconoscibilità esteriore come forma di autocertificazione, per cui si configura l’ipotesi di omessa presentazione di un atto prescritto. In secondo luogo, la regola della sanabilità riguarda prescrizioni secondarie della procedura di gara e non può estendersi a profili di identificazione dei documenti prodotti dalle parti, sicché la possibilità di regolarizzazione concerne solo il completamento o la chiarificazione di documenti o dichiarazioni già versati in atti. In terzo luogo, la regolarizzazione trova spazio essenzialmente quando si tratta di porre rimedio a incertezze o equivoci generati dall’ambiguità delle clausole del bando e della lettera di invito o comunque presenti nella normativa applicabile alla concreta fattispecie. Pertanto, in presenza di una prescrizione chiara e dell’inosservanza di questa da parte di un’impresa concorrente, l’invito alla regolarizzazione costituisce violazione del principio della “par condicio”.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 03/02/2004 n. 120
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. nel disciplinare le cause di esclusione prevede alla lettera e) la commissione di gravi infrazioni ad “ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro”, rendendo palese l’intento del Legislatore di includere tra le cause di esclusione la inosservanza degli obblighi sociali nei riguardi delle Casse Edili. Ne consegue quindi che, a seguito dell’entrata in vigore del suddetto decreto, non può dubitarsi della irregolarità della posizione nei riguardi delle Casse Edili quale fatto ostativo ai fini della dimostrazione della correntezza contributiva nell’osservanza di istituti contrattuali. Peraltro, per espresso disposto del citato art. 75, non qualsiasi inadempienza è sufficiente a determinare l’esclusione da gara, in quanto deve trattarsi di “gravi infrazioni agli obblighi derivanti dai rapporti di lavoro” che siano state “debitamente accertate”, e che risultino “dai dati comunque in possesso dell’Osservatorio dei lavori pubblici”.La mancata sottoscrizione delle dichiarazioni prodotte in gara, lungi dal sostanziare una mera irregolarità sanabile, comporta la inesistenza della dichiarazione stessa. Per effetto dell’entrata in vigore del T.U. del Casellario giudiziario (D.P.R. 14 novembre 2003, n. 313) solo al p.m. ed all’autorità giudiziaria penale è consentita l’acquisizione del certificato integrale (in precedenza acquisibile da tutte le pp.aa.), mentre le pubbliche amministrazioni possono ottenere solo il certificato rilasciato all’interessato. Deve perciò ritenersi, per probabile svista del Legislatore, la insufficienza del certificato del casellario giudiziario al fine di comprovare la inesistenza di situazioni preclusive previste dallo stesso art. 75 (es. condanne estinte e patteggiate).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/12/2003 n. 8139
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’adempimento di cui all’art. 17 della legge n. 68/99, in forza del quale “le imprese, sia pubbliche sia private, qualora partecipino a bandi per appalti pubblici o intrattengano rapporti convenzionali o di concessione con pubbliche amministrazioni, sono tenute a presentare preventivamente alle stesse la dichiarazione del legale rappresentante che attesti di essere in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili, nonché apposita certificazione rilasciata dagli uffici competenti dalla quale risulti l’ottemperanza alle norme della presente legge, pena l’esclusione”, va qualificato come requisito di partecipazione alla gara e non come condizione dell’aggiudicazione. Ciò impone, conseguentemente, la produzione della relativa certificazione al momento della presentazione della domanda, e non all’esito della gara e prima dell’aggiudicazione definitiva. Tuttavia, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 77bis del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, deve ritenersi sufficiente la semplice dichiarazione in luogo della certificazione prevista dal citato art. 17.
TAR Campania , Sezione Napoli I - Sentenza 22/09/2003 n. 11532
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La dichiarazione e documentazione del requisito non perfettamente rispondente alla norma non è sufficiente a sorreggere l’esclusione, nel caso in cui trattandosi di una irregolarità sanabile può essere integrata mediante l’uso del potere amministrativo di richiesta di completamento o chiarimento della documentazione presentata.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 19/08/2003 n. 4671
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'abilitazione impianti ex legge 5 marzo 1990, n. 46 non può essere richiesta come requisito di partecipazione alla gara, atteso che si tratta di un requisito da dimostrare solo in fase esecutiva e, quindi, conseguibile anche in un momento successivo all’aggiudicazione.
TAR Emilia Romagna - Bologna, Sezione II - Sentenza 15/07/2003 n. 1010
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La norma di cui all’art.10 , comma 1 ter, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. è eccezionale rispetto ad un ordinamento (sia interno che comunitario) ispirato a garantire la massima apertura degli appalti pubblici alla concorrenza effettiva fra le imprese: come tale è di stretta interpretazione e non suscettibile di interpretazione analogica.
TAR Emilia Romagna - Bologna - Sentenza 25/06/2003 n. 825
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il ricorso alle autocertificazioni con le stesse modalità previste per i cittadini italiani, ai sensi dell'art. 5 del DPR 20.10.1998 n. 403 (regolamento per l'attuazione dell'art. 1 della legge 1.3.1997 n. 127) è consentito ai cittadini comunitari, mentre l'attuale status di impresa con sede in un paese "associato" non è di per se stesso sufficiente condizione per concludere che, nel caso di specie, lo stesso nella procedura di gara si possa avvalere del sistema della autocertificazione. Pertanto, una volta stabilito che lo stato di impresa con sede in un paese associato non assicura di per se stesso il possesso degli stessi requisiti univoci richiesti alle imprese italiane e comunitarie, l'amministrazione appaltante deve compiere nei confronti del concorrente le opportune verifiche chiedendo le documentazioni ed i chiarimenti circa il possesso dei detti requisiti.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 05/04/2003 n. 1785
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’indicazione sul piego contenente l’offerta del codice alfanumerico del bando di gara è di regola sufficiente a consentire una rapida ed inequivoca individuazione della gara cui si riferisce l’offerta, sicché la previsione di oneri formali ulteriori, quali l’indicazione sul plico anche del giorno fissato per la gara, si risolve in un non motivato aggravamento delle condizioni di gara. E’ illegittima una clausola del bando di gara che configura quale causa di esclusione dell’offerta la mancata indicazione sul plico anche del giorno fissato per la gara.
TAR Lombardia, Sezione III - Sentenza 14/03/2003 n. 448
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Non occorre la previa comunicazione di avvio del procedimento per escludere un concorrente dalla gara.
Corte di Giustizia Amministrativa 03/03/2003 n. 62
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Costituisce ius receptum il principio secondo il quale le esclusioni dalle gare d’appalto devono essere collegate non già alla inosservanza di ogni formalità, ma alla violazione di prescrizioni sostanziali che, in quanto essenziali per il proficuo e regolare svolgimento delle operazioni concorsuali, non ammettono deroghe.
Corte di Giustizia Amministrativa 03/03/2003 n. 62
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’invito a regolarizzare la documentazione prodotta nella gara per l’aggiudicazione di un contratto della p.a. - ancorché codificato in una normativa avente un oggetto ben definito (art.21 del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n.406) - costituisce istituto di carattere generale che, nella sua concreta applicazione, incontra il solo limite del rispetto della par condicio delle imprese partecipanti, atteso che la sua ratio va individuata nell’esigenza di pubblico interesse di assicurare la massima partecipazione alla gara e di evitare che detta esigenza possa essere compromessa da carenze di ordine meramente formale nella documentazione comprovante il possesso dei prescritti requisiti di partecipazione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/02/2003 n. 989
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L’intervenuto annullamento in sede giurisdizionale di una clausola del bando di gara attinente ai requisiti di partecipazione potenzialmente amplia la partecipabilità alla procedura e necessariamente travolge la procedura medesima realizzatasi sulla base dell’annullata disposizione.Nel caso in cui sia stata annullata in sede giurisdizionale una previsione del bando di gara che illegittimamente riservava alla valutazione discrezionale della stazione appaltante l’individuazione dei casi in cui, in relazione ai carichi pendenti dichiarati dalle imprese partecipanti, si fa luogo all’esclusione delle offerte dalle stesse presentate, l’annullamento di tale previsione del bando, intrinsecamente connessa alla stessa legittimità procedurale dell’intera gara, produce necessariamente la caducazione dell’intera procedura, non potendosi l’annullamento limitare alla sola fase partecipativa.
Corte di Giustizia Amministrativa 19/02/2003 n. 60
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Anche se il bando non contenga una specifica previsione in ordine ai requisiti di partecipazione, vale la regola per cui la disciplina della gara in ordine ai requisiti stessi è costituita dalle disposizioni di legge, dalle quali possa ricavarsi con certezza una regola applicabile ad una categoria di procedure concorsuali.
TAR Emilia - Romagna, Sezione I - Sentenza 13/02/2003 n. 902
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'amministrazione aggiudicatrice è sempre titolare del potere di rivalutazione delle scelte già operate e può legittimamente escludere un'impresa che non abbia titolo per partecipare alla gara, anche a seguito dell'apertura delle buste contenenti l'offerta economica, essendo l'esclusione, ancorchè disposta in un secondo momento, atto dovuto, indispensabile per garantire il corretto svolgimento della procedura ed individuare il migliore offerente, nell'interesse della P.A. e delle regole della concorrenza.La scelta dell'esclusione non necessita di una particolare motivazione al di là di quella riferita alle ragioni ostative alla partecipazione del soggetto interessato.
TAR Puglia-Bari, Sezione I - Sentenza 28/01/2003 n. 394
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Negli appalti pubblici deve ammettersi la generale facoltà delle imprese di partecipare alle gare (sottoscrivendo le offerte e la documentazione richiesta per l’ammissione) a mezzo di procuratori speciali (e non solo in persona dei titolari e dei legali rappresentanti delle persone fisiche o giuridiche): ne consegue che la legittimazione a sottoscrivere l’offerta e la documentazione richiesta ai fini dell’ammissione alle gare compete anche a chi sia investito di un mandato rappresentativo da parte del titolare, ratione officii, della c.d. rappresentanza organica dell’impresa concorrente.Le prescrizioni della lettera d’invito o del bando di gara, salvo che non siano assolutamente inequivoche nell’escludere positivamente (con previsione, peraltro, di dubbia legittimità) la sottoscrizione di offerta e della documentazione richiesta per l’ammissione alla gara da parte di soggetti diversi dal legale rappresentante, non possono mai intendersi, anche se riferite solo "al titolare" o "al legale rappresentante" dell’impresa concorrente, come preclusive della libera esplicazione dei poteri negoziali delle imprese concorrenti intesi al conferimento della rappresentanza volontaria della persona fisica o giuridica.In funzione della generale facoltà delle imprese di partecipare alle gare d’appalto anche a mezzo di procuratori speciali, colui che agisce in nome e per conto dell’impresa concorrente deve giustificare l’esistenza dei propri poteri rappresentativi, in vista della tutela dell’affidamento della stazione appaltante in ordine alla validità degli atti che promanano dal procuratore e alla loro riferibilità al soggetto giuridico rappresentato, e quindi in funzione dell’interesse pubblico alla piena validità dell’offerta, al regolare svolgimento della gara ed alla efficace stipulazione del relativo contratto: ne consegue che la presentazione della procura speciale è condizione essenziale ancorché implicita di ammissibilità dell’offerta (e della documentazione relativa).Ai fini della ammissione ad una gara d’appalto il procuratore speciale della impresa concorrente può documentare l’esistenza del potere rappresentativo con dichiarazione sostitutiva, in base all’art. 46 lett. u) del d.P.R. n. 445 del 2000 -che consente di comprovare con dichiarazione sostitutiva anche la "qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili"- tenuto conto che la disposizione, da interpretare in coerenza alla ratio legis della massima semplificazione degli adempimenti documentali nei rapporti con l’amministrazione pubblica, con l’inciso "e simili" ricomprende anche la qualità di procuratore.
TAR Piemonte, Sezione I - Sentenza 05/10/2002 n. 1582
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il principio della tassatività delle cause di esclusione dalle gare di appalto, coerente rispetto a quello della massima partecipazione dei concorrenti, deve essere rettamente inteso in coordinamento con la possibilità giuridica che l'esclusione dalla gara discenda, virtualmente ed implicitamente, dalla lex specialis; in particolare, non è fenomeno di rara verificazione che un'omissione apparentemente non penalizzata con l'esclusione dalla gara risulti così sanzionata per via di interpretazione sistematica del bando o del disciplinare, essendo strettamente connessa - in via logica o funzionale - ad altra previsione esclusiva (così che il mancato rispetto della prima non sia compatibile con l'osservanza della seconda). Anche nel caso in cui la lex specialis della procedura di gara non preveda espressamente la sanzione dell'esclusione per il caso di mancata sottoscrizione dell'istanza di partecipazione alla gara da parte di tutti i componenti di un raggruppamento temporaneo costituendo, tale tipo di sanzione va in ogni caso applicata nel caso in cui la lex specialis stessa esprima in più punti l'esigenza della perfetta identità tra le persone (fisiche e giuridiche) appartenenti al raggruppamento costituendo e gli autori delle dichiarazioni richieste a pena di esclusione.
TAR Puglia-Bari, Sezione I - Sentenza 27/08/2002 n. 3727
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E' da ritenere legittima la clausola di un bando (nella specie di trattava di una gara per l'affidamento del servizio di mensa per il personale della polizia penitenziaria degli istituti penitenziari della circoscrizione regionale della Puglia), che richiede già in fase di prequalificazione ai concorrenti di produrre, a pena di esclusione, una dichiarazione dalla quale risulti che la ditta concorrente si è recata presso tutte le strutture oggetto dell'appalto ed ha preso conoscenza delle condizioni dei locali, delle attrezzature e di tutte le circostanze che possono avere influenze sulla determinazione del prezzo e delle condizioni contrattuali.Il divieto di partecipazione alla stessa gara di imprese che si trovino fra di loro in una delle situazioni di controllo di cui all'articolo 2359 c.c., previsto dall'art. 10, co. 1 bis della legge 11 febbraio 1994, n. 109 s.m., come aggiunto dall'art. 3 della legge 18 novembre 1998, n. 415, può assumere rilievo soltanto nel momento e nella fase procedimentale della gara e non anche in fase di prequalificazione.
TAR Lombardia, Sezione Brescia, - Sentenza 04/06/2002 n. 935
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'art. 43 del d.P.R. n. 445 del 2000 in base al quale "le singole Amministrazioni non possono richiedere atti o certificati concernenti fatti, stati e qualità personali che risultino attestati in documenti già in loro possesso o che esse stesse siano tenute a certificare" consente di valutare ex officio i certificati in possesso del Comune, allo scopo di comprovare il possesso dei requisiti di ammissione per quanto riguarda l'esecuzione dei lavori nel quinquennio antecedente la pubblicazione del bando.I partecipanti alle gare possono avvalersi della facoltà di non trasmettere tutti o parte i documenti nel caso in cui gli stessi siano già in possesso della stazione appaltante. ma solo in presenza di una specifica dichiarazione che attesti le suddette condizioni e che indichi di quale documentazione si tratti.Anche a voler ritenere applicabile l'art. 18, comma 2 della legge n. 241/1990, in virtù del quale, il responsabile del procedimento provvede d'ufficio all'acquisizione dei documenti concernenti il soggetto richiedente, e di cui l'Amministrazione sia già in possesso, la norma impone all'interessato di dichiarare espressamente a quali documenti egli intende riferirsi.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 02/04/2002 n. 1798
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
A fronte di una prescrizione del bando, non impugnata, secondo la quale "si fa luogo all'esclusione dalla gara nel caso che manchi o risulti incompleto od irregolare uno dei documenti richiesti" è legittima l'esclusione in caso di discordanza nei dati anagrafici sui certificati.Non può procedersi alla rettifica del documento anche se l'errore sarebbe imputabile all'ufficio pubblico che ha rilasciato il documento erroneo posto che il privato che intende avvalersene ha l'onere di verificarne l'esattezza prima di produrlo. Non è invocabile l'art. 18 della legge 241/1990 che consente alla P.A. di acquisire d'ufficio i documenti che l'interessato dichiari essere in possesso di altra P.A. se l'interessato non ha effettuato tale dichiarazione e l'obbligo del responsabile del procedimento all'accertamento d'ufficio non opera in presenza di deroghe disposte in bandi di gara non impugnati e non si estende, in ogni caso, alla verifica della esattezza dei certificati.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 15/05/2001 n. 2711
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E' illegittima l'esclusione dalla gara di una impresa che aveva presentato una dichiarazione sostitutiva nella quale non era stata riportata la esatta dicitura prevista dal bando (secondo cui la dichiarazione stessa era resa dal soggetto interessato "ai sensi dell'art. 26 legge 15/68, consapevole della responsabilità penale cui può andare incontro in casi di dichiarazione mendace o contenenti dati non più rispondente a verità"), ma nella quale tuttavia era stato annotato in calce che si trattava di "autocertificazione ai sensi della legge n. 15/68 ovvero dell'11 comma dell'art. 3 della legge n. 127/97, modificato dall'art. 2, comma 10, della legge 16.6.1998, n. 191".L'espresso richiamo alla legge n. 15 del 1968 fa ritenere infatti implicita anche la dichiarazione di conoscenza delle sanzioni penali che l'art. 26 della stessa legge commina per le dichiarazioni falsi o mendaci.
TAR Piemonte, Sezione II 10/03/2001 n. 570
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Le clausole del bando di gara o della lettera d'invito che prevedono l'esclusione dalla gara di appalto sono di stretta interpretazione, in ragione dell'incidenza delle stesse sul contenuto e sulla serieta' delle offerte e quindi sulla par condicio dei concorrenti
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 07/03/2001 n. 200101344
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Le previsioni dell’art. 10, co. 1-quater, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., individuano una fase sub-procedimentale adeguatamente assistita da prescrizioni che ne scandiscono i momenti “nell’articolato e vincolato succedersi dei passaggi che la compongono”, così che nessun obbligo di previa notizia di avvio del procedimento – ex art. 7 della legge 241/1990 - grava sull’amministrazione appaltante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Decisione 22/02/2001 n. 994
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In una gara di appalto indetta prima dell’entrata in vigore dell’articolo 3, co. 2 della legge 15 maggio 1997, n. 127, se il bando di gara consentiva la presentazione della documentazione anche mediante autocertificazione del possesso di fatti, stati o qualità personali dei concorrenti risultanti da registri pubblici, l’impresa legittimamente poteva presentare dichiarazioni sostitutive dei certificati, sottoscritte ma non identificate da pubblico ufficiale, atteso che il riferimento all’autocertificazione opera come un rinvio ricettizio alla normativa vigente all’epoca dell’emanazione del bando, pertanto devono ritenersi applicabili anche tutte le innovazioni intervenute medio tempore.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 20/09/2000 n. 4934
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E'illegittima la prescrizione del bando di gara che impone ai partecipanti, a pena di esclusione, di far pervenire l'offerta entro un certo termine solo mediante servizio postale, senza prevedere la possibilità di ogni altro mezzo più rapido o la consegna diretta, in quanto aggrava immotivatamente le condizioni di gara, ponendo a carico dei partecipanti il rischio del mancato rispetto delle formalità che non sono nella disponibilità dei concorrenti.
Consiglio di Stato, Sezione V 10/02/2000 n. 754
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
In sede di ricorso contro il diniego di aggiudicazione di un appalto di lavori pubblici proposto dall'Impresa che al termine della gara si era classificata al primo posto, non può essere riconosciuta la qualità di controinteressato alle altre Imprese che, in quanto collocate in posizione meno favorevole da esse non contestata, potrebbero dall'esito del giudizio vedere svanire o rafforzarsi il loro interesse ad un eventuale scorrimento della graduatoria stessa, giacché il loro interesse non è direttamente collegato alla sorte dell'atto impugnato, ma ad altri e successivi atti dell'Amministrazione.Le norme che regolano le gare di appalto di opere pubbliche stabiliscono analiticamente quali requisiti soggettivi ed oggettivi debbono avere le Imprese partecipanti alla gara; pertanto, l'Impresa partecipante, in quanto tale, non può cedere ad un'altra Impresa nel corso della gara la propria posizione di partecipante, non potendo avvenire che un'Impresa che non abbia partecipato alla gara (e i cui requisiti soggettivi ed oggettivi non siano stati prima valutati dall'Amministrazione) possa risultarne aggiudicataria.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 19/08/1999 n. 753
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Nella procedura per l'aggiudicazione dei contratti della P.A., il principio della par condicio vieta che l'Amministrazione, con la richiesta di chiarimenti, consenta in pratica al concorrente di completare la sua domanda successivamente al termine stabilito in via generale dal bando di gara; pertanto, per disporre l'integrazione documentale, è necessario che gli atti tempestivamente depositati e già in possesso dell'Amministrazione contengano elementi che costituiscono indizio e rendano ragionevole ritenere il possesso del requisito di partecipazione non espressamente o univocamente documentato o l'assenza di una causa di esclusione, dovendo l'organo pubblico richiedere chiarimenti e completamento documentale quando dai documenti già presentati appaia estremamente probabile (benché naturalmente, non del tutto certo) che il concorrente abbia le qualità previste dalla lettera d'invito; mentre, d'altro canto, l'obbligo per tutti i concorrenti, e non per il solo aggiudicatario, di fornire - anche nella fase di prequalificazione - quegli elementi che consentano all'Amministrazione di verificare il possesso dei requisiti economico finanziari e tecnici, richiesti per l'affidamento dell'appalto, deve essere inteso in funzione della celerità della procedura, con la conseguenza che il committente potrà escludere senz'altro l'aspirante, senza richiedere elementi integrativi, se la loro acquisizione comporti tempi non compatibili con l'urgenza di definire il procedimento di assegnazione.
Consiglio di Stato, Sezione IV 03/05/1999 n. 768
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Le cause di esclusione dalla gara d'appalto per l'esecuzione di opere pubbliche possono essere ricavate - in mancanza di espressa prescrizione nel bando - attraverso il cosiddetto criterio teleologico, che mira, in via suppletiva, ad individuare il particolare interesse dell'Amministrazione sotteso all'esclusione e a garantire la parità dei concorrenti; peraltro, in tal caso, la ratio della disciplina da applicare deve emergere con assoluta chiarezza, dovendosi altrimenti privilegiare il maggiore accesso alla gara in vista di una più ampia e, per l'Amministrazione, più favorevole concorrenzialità; ciò vale, a maggior ragione, nei casi in cui il bando non contempli alcuna disposizione espressa di esclusione dei concorrenti per le loro eventuali inadempienze.Le prescrizioni del bando di gara per l'aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione operano nei limiti in cui la loro osservanza incide nelle future scelte dell'Amministrazione; pertanto, se il possesso di un determinato requisito in capo ad un concorrente sia stato già accertato in sede di prequalificazione (mediante certificazione) è illegittima l'esclusione dalla procedura motivata con la mancata produzione del documento, nella fase successiva al fine di dimostrare il possesso del medesimo requisito (essendo sufficiente la regolarizzazione della documentazione).
Consiglio di Stato, Sezione V 17/02/1999 n. 177
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'invito a regolarizzare la documentazione prodotta nella gara per l'aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione, ancorché codificato in una normativa avente un oggetto ben definito (art. 21 D.L. vo 19 dicembre 1991 n. 406), costituisce istituto di carattere generale, che nella sua concreta applicazione incontra il solo limite del rispetto della par condicio delle imprese partecipanti, atteso che la sua ratio va individuata nell'esigenza di pubblico interesse di assicurare la massima partecipazione alla gara e di evitare che la detta esigenza possa essere compromessa da carenze di ordine meramente formale nella documentazione comprovante il possesso dei prescritti requisiti di partecipazione.L'invito ai concorrenti a regolarizzare la documentazione presentata in una gara d'appalto per l'aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione costituisce una facoltà, e non un obbligo, per l'Amministrazione, ma il suo mancato esercizio è sindacabile in relazione alla peculiare situazione (tipo di irregolarità riscontrata, tempi del procedimento, livello già raggiunto di partecipazione alla gara)
TAR Catania 12/02/1999 n. 167
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Nella procedura di gara per l'aggiudicazione di un contratto di appalto di lavori pubblici, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio prevista dall'art. 20 L. 4 gennaio 1968 n. 15 non può considerarsi equipollente alla dichiarazione giurata di cui all'art. 13 L. 10 febbraio 1962 n. 57 (istitutiva dell'albo nazionale dei costruttori) .A fronte dell'incertezza sul contenuto e sulle formalità della dichiarazione sostitutiva richiesta dal bando di gara per l'aggiudicazione di contratti della Pubblica amministrazione, il seggio di gara deve seguire un criterio ermeneutico caratterizzato da favorire l'ammissione dei concorrenti o, comunque, deve determinarsi a consentire ai concorrenti la regolarizzazione delle dichiarazioni in presenza di clausole del bando di dubbia interpretazione .
TAR Piemonte 04/02/1999 n. 110
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Tra le cause che possono determinare il mancato invito o l'esclusione di un concorrente da una gara rientrano la malafede e le negligenza contrattuale per le quali sia stata eventualmente proposta la speciale azione di rescissione di cui all'art. 340 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 all. F, in quanto si rinviene in tale ipotesi l'interesse pubblico ad evitare di intrattenere rapporti contrattuali con un soggetto inadempiente in relazione al quale sussiste la ragionevole possibilità che si determini ancora detta sfavorevole evenienza, non rientra invece la differente ipotesi in cui il soggetto interessato si limiti, dopo la conclusione del contratto, all'apposizione di riserve o all'instaurazione di una controversia, in qualsiasi sede, nei confronti della stazione appaltante.
TAR Catania 26/11/1998 n. 1980
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Il mancato rispetto delle formalità richieste dal bando per dar luogo all'esclusione dalla gara deve essere valutato secondo il comune canone di ragionevolezza, in relazione alla gravità delle conseguenze, senza che attraverso formalismi si possa precludere ad alcuno dei concorrenti di partecipare alla gara, tanto più alla stregua di valutazioni formalistiche che non rispondono ad alcun interesse pubblico particolare, né all'esigenza di garantire la par condicio dei concorrenti .Le cause di esclusione dalle gare d'appalto devono essere specificamente indicate nel relativo bando e, rivestendo carattere tassativo, sono di stretta interpretazione.
TAR Catania 03/10/1997 n. 1953
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'annullamento d'ufficio dell'aggiudicazione di appalto per la realizzazione di un'opera pubblica non comporta l'automatica aggiudicazione al secondo classificato né ad altro aspirante, fermo restando che la scelta dell'Amministrazione, in caso di annullamento dell'aggiudicazione per difetto di uno dei requisiti di partecipazione alla gara, di indire una nuova gara, anziché procedere all'aggiudicazione in favore dell'Impresa seconda graduata, deve essere motivata con particolare riferimento alle esigenze di interesse pubblico garantite e al giudizio di prevalenza di queste rispetto all'interesse alla conservazione degli atti compiuti e, più in generale, all'economia procedimentale
Consiglio di Stato, Sezione V 24/09/1997 n. 1015
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Nel caso in cui il bando di una gara d'appalto non contiene una norma espressa di esclusione dei concorrenti per loro eventuali inadempienze nella presentazione dell'offerta, le cause di esclusione possono essere ricavate attraverso il c.d. criterio teleologico, che mira, in via suppletiva, alla individuazione del particolare interesse dell'Amministrazione sotteso all'esclusione e a garantire la parità dei concorrenti; peraltro, in tal caso, la ratio della disciplina da applicare deve emergere con assoluta chiarezza, dovendosi altrimenti privilegiare, nei casi dubbi (ed eventualmente, previa acquisizione di documentazione integrativa), l'accesso del maggior numero possibile di concorrenti, in vista di una più ampia e, per l'appaltante, più favorevole concorrenzialità
Consiglio di Stato, Sezione V 17/05/1997 n. 519
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La dichiarazione sostitutiva di certificazione è ontologicamente diversa dalla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.La prima, disciplinata dall'art. 2 della legge n. 15/1968, si caratterizza per la perfetta coincidenza del suo contenuto (necessariamente noto alla P.A.) e il contenuto del certificato con essa sostituito. La seconda concerne invece unicamente fatti, stati o qualità personali che siano a diretta conoscenza dell'interessato, i quali non trovano riscontro in albi, registri o elenchi pubblici tenuti dall'amministrazione o perché gli stessi sono andati dispersi o perché la loro registrazione non è prevista da alcuna norma. Sulla base di tali principi deve ritenersi che laddove la lettera di invito a licitazione privata preveda, a pena di esclusione, la presentazione di un dato certificato ovvero di una dichiarazione sostitutiva di questo, tale onere non può ritenersi assolto con la presentazione di una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Consiglio di Stato, Sezione V 17/03/1997 n. 281
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
E' legittima l'esclusione dalla gara di appalto per la realizzazione di opere pubbliche delle Imprese che abbiano designato lo stesso direttore tecnico, in violazione del divieto di identità di incarichi in capo allo stesso soggetto.
TAR Catania 01/10/1996 n. 1728
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
La facoltà prevista dall'art. 4 della legge 4 gennaio 1968 n. 15 di comprovare la sussistenza di prescritti requisiti giuridici e di fatto mediante dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà è di carattere generale ed ha contenuto libero, essendo sottoposta all'unica condizione della diretta conoscenza da parte del dichiarante della circostanza dichiarata, sicché vi si riconnette il valore di una testimonianza non assunta in contraddittorio.Deve ritenersi sanata l'irregolarità dell'atto prodotto in una gara di appalto di opere pubbliche senza autentica notarile a seguito del deposito di copia regolarmente autenticata, su invito rivolto dall'Amministrazione, ove né il bando di gara né la circolare del Ministero dei lavori pubblici 2 agosto 1985 n. 382 comminino alcuna esclusione per tale irregolarità.
TAR Cagliari 20/12/1995 n. 1990
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
Spetta all'Amministrazione il potere di riesaminare ed anche annullare d'ufficio i propri atti, anche in presenza di misure cautelari adottate dal giudice amministrativo, qualora sussistano i necessari presupposti per l'esercizio del potere di autotutela.A fronte di una previsione del bando di gara in cui espressamente si sancisce, quale motivo di esclusione, l'omissione di uno solo dei documenti o la mancanza di uno solo dei requisiti presenti nel bando medesimo, deve ritenersi che la presentazione di un documento scaduto (anche se da soli tre giorni) integri gli estremi di tale motivo di esclusione, dovendosi logicamente equiparare la presentazione di un documento scaduto di validità alla omessa presentazione del documento medesimo e non potendosi riconoscere alcuna efficacia o rilevanza giuridica ad un atto privo di validità.La legittimità dell'esclusione di un concorrente da una gara comporta il difetto di legittimazione e la carenza di interesse, in capo al concorrente medesimo, alla impugnazione delle ulteriori fasi della procedura concorsuale, compresa la aggiudicazione finale dell'appalto.
TAR Bari, Sezione I 02/12/1995 n. 1176
legge 109/94 Articoli 1, 10 - Codici 1.1, 10.1
L'annullamento giurisdizionale dell'aggiudicazione di un appalto per la realizzazione di un'opera pubblica non comporta l'automatica aggiudicazione al secondo classificato, né ad altro aspirante, trovando applicazione in questo caso la regola di carattere generale fissata dall'art. 4 settimo comma R.D. 8 febbraio 1923 n. 422, che riconosce all'Amministrazione la facoltà di non procedere ad alcuna aggiudicazione con provvedimento motivato