Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "tariffe"

TAR Marche, Sezione Ancona - Sentenza 07/02/2007 n. 31
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Non si giustifica un’estensione del regime dell’inderogabilità dagli onorari (identificati dall’art. 1 del D.M. 4.4.2001 con i corrispettivi di cui alle tabelle A, B, B1, B2, B3, B5 e B6) alle spese (considerate dall’art. 3 dello stesso D.M.), le quali traggono origine dal compimento di operazioni materiali per conto e nell’interesse del cliente.Essendo il D.M. 4.4.2001 diretto a disciplinare la redazione del bando di gara, come si evince dalla dichiarata finalità indicata dall’art. 17, comma 14bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., la disposizione di cui all’art. 3 non può essere altrimenti intesa se non nel senso di stabilire la misura minima in cui, nella determinazione della base d’asta, l’entità della voce rimborso spese può essere calcolata in modo forfettario, limitando, in sede di liquidazione e nella sola ipotesi di importi superiori al minimo così indicato, l’onere del richiedente di esibire i titoli giustificativi della spesa per l’intero ammontare del rimborso.
TAR Friuli Venezia Giulia - Sentenza 09/11/2006 n. 709
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Il ribasso del 20% costituisce il limite massimo di ribasso consentito sulle prestazioni rese dai professionisti allo Stato e agli altri Enti pubblici a pena di nullità di ogni clausola contraria (art. 17, comma 14quater, legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e art. 4, comma 12 bis, D.L n. 65/89 conv. in L. n. 155/89; si veda oggi art. 92 Codice appalti approvato con D.Lgs. n. 163/2006, ma si veda anche, in direzione opposta, l’art. 2 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223).Secondo la più recente giurisprudenza al rispetto del vincolo suddetto di massimo ribasso consentito nel limite del 20% sono tenuti soltanto gli onorari professionali in senso proprio, e non anche le somme riconosciute come rimborso delle spese sostenute dal professionista per svolgere l’incarico (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. V, 13 marzo 2006, n. 1296). Su tale orientamento in via di ipotesi generale non si può non concordare, in quanto ispirato dall’intento di mitigare l’impatto negativo necessariamente provocato da tale vincolo al libero gioco della concorrenza.Nel metodo di interposizione lineare, utilizzato per distribuire i punteggi relativi all’elemento prezzo nelle gare svolte con il criterio dell’offerta più vantaggiosa, mentre è corretto porre al vertice superiore della forbice l’offerta di maggior ribasso, non è viceversa l’offerta di minor ribasso che si deve simmetricamente collocare al vertice opposto (uguale a zero), bensì il valore della base d’asta, di modo che un ribasso rispetto a quest’ultimo, anche minimo, avrà un punteggio in positivo, che sarà più o meno alto a seconda del quantum di ribasso offerto, e solo il concorrente che non presenti alcun ribasso avrà zero punti: ciò che di fatto, com’è ovvio, potrà accadere solo molto raramente, e se pure accade l’interessato dovrà solo a se stesso, e non ad eventi casuali indipendenti dalla sua volontà il mancato conseguimento di alcun punteggio (cfr. D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, allegato B), ove è detto testualmente che “per quanto riguarda gli elementi di valutazione di natura quantitativa quale il prezzo...” - un metodo di calcolo si può ottenere “attraverso interpolazione lineare tra il coefficiente pari ad uno, attribuito ai valori degli elementi offerti più convenienti per la stazione appaltante, e coefficiente pari a zero, attribuito a quelli posti a base di gara”).
Corte Costituzionale - Ordinanza 30/10/2006 n. 352
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
E’ manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 17, comma 12-ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Legge quadro in materia di lavori pubblici), aggiunto dall’art. 7, comma 1, della legge 1° agosto 2002, n. 166 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), in forza del quale, fino all’emanazione del decreto con il quale il Ministro della giustizia rideterminerà le tabelle dei corrispettivi dovuti per l’espletamento di incarichi professionali relativi ad opere pubbliche, per la determinazione delle tariffe professionali continua ad applicarsi quanto previsto dal decreto ministeriale 4 aprile 2001. Tale disposizione, infatti, in quanto ribadisce la competenza in materia del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, manifesta chiaramente il duplice intento del legislatore sia di recepire i contenuti del d.m. 4 aprile 2001 sia di delimitare il proprio intervento in via provvisoria fino all’emanazione di un nuovo decreto nel rispetto delle procedure di interpello. In tal modo, inoltre, il legislatore, attraverso un rinvio recettizio al decreto ministeriale, ha operato un richiamo del contenuto sostanziale del medesimo piuttosto che del contenitore.Sulla correttezza costituzionale di una simile fattispecie la giurisprudenza della Corte si è già espressa positivamente, affermando che “il legislatore è sempre libero di disciplinare con propri atti settori rispetto ai quali, in considerazione della riserva di legge (relativa) stabilita dall’art. 97 Cost., ritiene sulla base di un proprio apprezzamento discrezionale, che vi sia un’insufficiente copertura legale” e precisando che alla legificazione non è di ostacolo il fatto che siano stati adottati in materia provvedimenti di sospensiva da parte del giudice amministrativo (sentenza n. 356 del 1993). La disposizione impugnata non è priva di ragionevolezza ove si consideri che una diversa previsione normativa avrebbe comportato conseguenze distorsive più gravi di quelle asseritamente prodotte dalla norma impugnata. Ed infatti, in caso di non tempestivo intervento, avrebbe dovuto essere nuovamente applicata la disciplina tariffaria comune anche alle prestazioni professionali di contenuto progettuale in materia di opere pubbliche; il che avrebbe comportato una illogica parificazione tra la remunerazione degli incarichi professionali in materia di lavori pubblici - notoriamente più onerosi dopo l’entrata in vigore della legge n. 109/1994 e s.m., la quale richiede almeno tre fasi di approfondimento delle elaborazioni progettuali (cfr. art. 16) - e la remunerazione degli incarichi professionali nel settore privato, parificazione che l’art. 17 voleva appunto evitare. Ulteriori argomenti a sostegno della legittimità della norma impugnata si rinvengono nella giurisprudenza della Corte concernente il più ampio ambito delle c.d. “leggi di sanatoria” (conf. sentenze nn. 263 del 1994 e 211 del 1998 sulla legificazione degli atti amministrativi contenenti le tariffe di estimo già annullati dal giudice amministrativo); d’altro canto, non si ravvisa alcuno “straripamento” della funzione legislativa in quella giurisdizionale poiché, anche in casi del genere, legislatore e giudice continuano a muoversi su piani nettamente differenziati (il primo fornisce regole di carattere tendenzialmente generale e astratto, mentre il secondo applica tale diritto oggettivo a singola fattispecie). Censurabili sono piuttosto quelle leggi di sanatoria il cui unico intento è quello di incidere su uno o più giudicati, non potendo essere consentito al legislatore di risolvere direttamente, con la forma di legge, concrete controversie.Non interferisce, infine, con la questione esaminata l’art. 2, comma 1, della legge 4 agosto 2006, n. 248, di conversione del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, il quale ha abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono l’obbligatorietà delle tariffe professionali, con effetto “dalla data di entrata in vigore del decreto legge”.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 27/04/2006 n. 2375
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
L’inderogabilità dei minimi tariffari si applica per i compensi relativi a prestazioni accessorie e rimborsi spese, stante il disposto dell’art. 17, comma 12ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., introdotto dalla legge 1° agosto 2002, n. 166, nella parte in cui rinvia, per la determinazione delle tabelle dei corrispettivi delle attività dei professionisti di cui al comma 1, al decreto del Ministro della giustizia 4 aprile 2001. L’art. 3 comma 1, di tale decreto applica il principio della misura minima anche al rimborso spese ed ai compensi accessori.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 21/03/2006 n. 619
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Il legislatore ha consapevolmente distinto la voce soggetta al limite di ribasso del 20% (non ulteriormente rinunciabile) da quella del rimborso spese e per le prestazioni accessorie, proprio perché non ha ritenuto che queste ultime fossero soggette allo stesso limite di irrinunciabilità stabilito per la tariffa. Nel merito, quindi, è da ritenersi infondata l’interpretazione della norma che fissa l’inderogabilità dei minimi tariffari e che fa salva la possibilità di riduzione entro il 20% massimo per le prestazioni rese nei confronti delle amministrazioni pubbliche, laddove sostiene che il predetto ribasso massimo (del 20%) riguarda non solo la componente degli onorari ma anche il rimborso spese e le prestazioni speciali.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 11/02/2006 n. 370
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Nell’art. 64 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. il legislatore ha previsto ed imposto una modalità di aggiudicazione che lascia presumere, e comunque depone nel senso, che mentre la voce onorario è rinunciabile parzialmente (solo sino al 20%), la voce rimborso spese è interamente rinunciabile, non rientrando nel concetto di “minimo di tariffa”, che riguarda le prestazioni normali determinate secondo le tabelle A e B della legge n. 143/1949 (in tal senso anche la determinazione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici n. 30 del 13 novembre 2002, secondo la quale: a) i compensi per prestazioni accessorie sono cosa diversa dai rimborsi spese; b) l’inderogabilità dei minimi tariffari si riferisce, ex lege n. 109/1994 e s.m. e D.P.R. n. 554/1999 e s.m., esclusivamente ai corrispettivi per le prestazioni normali e non anche alle prestazioni accessorie; c) non è da considerarsi minimo inderogabile neanche il rimborso spese).Nessun argomento speso a sostegno della tesi opposta appare persuasivo né, soprattutto, fondato sul dato testuale. Al riguardo va osservato, innanzitutto, che nessun elemento a favore si ricava dalla legge n. 155/1989, che nel riferirsi alla prevista ed eccezionale riduzione del 20% per le prestazioni rese dai professionisti allo Stato e agli altri enti pubblici si riferisce “ai minimi di tariffa” e non all’intero corrispettivo. In questo senso depone, peraltro, anche il d.m. 4 aprile 2001, attuativo dell’art. 17, comma 4, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che all’art. 1 distingue tra corrispettivi (che sono quelli di cui alle tabelle A, B, B1, B2, B3, B5 e B6 allegate al decreto) e onorari (di cui alla tabella A) e i rimborsi spese ed i compensi accessori relativi agli onorari. E’, dunque, evidente che minimi di tariffa sono solo gli onorari di cui alla tabella A ed i corrispettivi di cui alle tabelle anzidette, ma non i rimborsi spese, che sono una componente del compenso, peraltro determinata forfetariamente, e non soggetta a minimo. Né varrebbe obiettare che il limite del 20% esteso al rimborso spese si giustifica sul piano logico, se non su quello strettamente letterale, con la necessità di evitare che la rinuncia al rimborso spese, in qualunque misura attuata, si sostanzi e si risolva nella erosione del corrispettivo percepito dal professionista a titolo di onorario, perché la norma che stabilisce l’inderogabilità dei minimi tariffari non è stata posta a garanzia del fatto che il professionista percepisca per intero l’onorario - tanto che ne è prevista una parziale rinuncia - quanto per assicurare che la prestazione professionale non venga comunque remunerata sulla base di valori inferiori a quelli previsti dalle tabelle. Né la portata della norma, di per sé sufficientemente chiara, può essere dilatata al fine di assicurare una maggior tutela all’amministrazione, assumendo che il ribasso che comporta la rinuncia al rimborso spese implica che l’offerta non è remunerativa e quindi anomala, perché a questo fine l’amministrazione dispone comunque del potere di verificare l’anomalia dell’offerta.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione UNITE - Sentenza 19/09/2005 n. 18450
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
La clausola con cui, in una convenzione tra un ente pubblico territoriale ed un ingegnere al quale il primo abbia affidato la progettazione di un’opera pubblica, il pagamento del compenso per la prestazione resa sia condizionata alla concessione di finanziamento per la realizzazione dell’opera, è valida in quanto non si pone in contrasto con il principio d’inderogabilità dei minimi tariffari, previsto dalla L. 340 del 1976, come interpretata autenticamente dall’art. 6, comma 1, L. 404 del 1977, normativa cui ha fatto seguito l’art. 12bis del D.L. 65 del 1989, convertito con modificazioni dalla L. 155 del 1989. Né tale clausola, espressione dell’autonomia negoziale delle parti, viene a snaturare la causa della prestazione, incidendo sul sinallagma contrattuale.Il contratto sottoposto a condizione mista (quale quella per cui il compenso del progettista venga subordinato all’ottenimento di un finanziamento per la realizzazione dell’opera pubblica) è soggetto alla disciplina dell’art. 1358 c.c., che impone alle parti di comportarsi secondo buona fede durante lo stato di pendenza della condizione. E’ vero che l’omissione di una attività (quale quella di attivarsi per l’ottenimento del finanziamento) può costituire fonte di responsabilità in quanto l’attività omessa costituisca oggetto di un obbligo giuridico, ma tale obbligo discende direttamente dalla legge e, segnatamente, dall’art. 1358 c.c., che lo impone come requisito della condotta da tenere durante lo stato di pendenza della condizione, e la sussistenza di un obbligo siffatto va riconosciuta anche per l’attività di attuazione dell’elemento potestativo di una condizione mista. Pertanto il giudice del merito deve procedere ad un penetrante esame della clausola recante la condizione e del comportamento delle parti, nel contesto del negozio in cui la clausola stessa è contenuta, al fine di verificare, alla stregua degli elementi probatori acquisiti, se corrispondano ad uno standard esigibile di buona fede le iniziative poste in essere al fine di ottenere il finanziamento.
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 02/05/2005 n. 575
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Deve ritenersi che il combinato dell’art. 17 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e del d.m. 4 aprile 2001, recepito dal legislatore, abbiano introdotto il principio secondo cui anche il rimborso spese, come il corrispettivo, non può essere integralmente rinunciato dai partecipanti alle gare pubbliche per l’affidamento della progettazione.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 25/03/2005 n. 556
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Il comma 12-ter dell’art. 17 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. dispone che: “Il Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, determina, con proprio decreto, le tabelle dei corrispettivi delle attività che possono essere espletate dai soggetti di cui al comma 1 del presente articolo, tenendo conto delle tariffe previste per le categorie professionali interessate. I corrispettivi sono minimi inderogabili ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo unico della legge 4 marzo 1958 n. 143, introdotto dall’articolo unico della legge 5 maggio 1976 n. 340. Ogni patto contrario è nullo. Fino all’emanazione del decreto continua ad applicarsi quanto previsto nel decreto del Ministro della giustizia del 4 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2001”. Il citato D.M. 4 aprile 2001 (che, per l’appunto, detta le regole per la determinazione dei corrispettivi spettanti ad ingegneri ed architetti per le attività di progettazione e per le altre attività, ai sensi dell’art. 17, comma 14-bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e s.m.), prevede, a sua volta, all’art. 3, comma 1, che: “Il rimborso delle spese e dei compensi accessori relativi agli onorari a percentuale determinati a seguito dell’applicazione delle tabelle A, B, B1, B2, B4, e B6 limitatamente ai supporti esterni alla amministrazione, allegate al presente decreto, deve essere riconosciuto forfetariamente nella misura minima del 30 per cento del medesimo per importi di lavori pari a 50 milioni e nella misura minima del 15 per cento per importi di lavori pari o superiori a 100 miliardi. Per importi di lavori intermedi le percentuali si calcolano per interpolazione lineare”.In giurisprudenza si è affermato l’orientamento per il quale dal combinato disposto delle richiamate norme emerge che il rimborso spese costituisce una componente essenziale ed irrinunciabile del corrispettivo spettante ad ingegneri ed architetti per l’esecuzione di prestazioni professionali in favore di pubbliche amministrazioni, con la conseguenza che sulla detta voce non sono consentiti ribassi eccedenti i minimi tariffari. Le ricordate disposizioni hanno, infatti, esteso alla voce “rimborso spese” la disciplina sulla inderogabilità dei minimi riferita, in precedenza, ai soli “onorari”, come dimostra anche l’uso del più ampio termine “corrispettivi” fatto dal legislatore. Resta naturalmente ferma la possibilità di riduzione dei suddetti minimi entro il limite massimo del venti per cento, ai sensi dell’art. 4, comma 12-bis, del D.L. 2 marzo 1989 n. 65, conv. in legge 26 aprile 1989 n. 155, norma, quest’ultima, espressamente fatta salva dal comma 14-quater dell’art. 17 della citata legge n. 109/1994 e s.m..
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 14/12/2004 n. 1909
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
In giurisprudenza si è affermato l’orientamento per il quale dal combinato disposto dell’art. 17, comma 12ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e dell’art. 3, comma 1, D.M. 4 aprile 2001, emerge che il rimborso spese costituisce una componente essenziale ed irrinunciabile del corrispettivo spettante ad ingegneri ed architetti per l’esecuzione di prestazioni professionali in favore di pubbliche amministrazioni, con la conseguenza che sulla detta voce non sono consentiti ribassi eccedenti i minimi tariffari. Le ricordate disposizioni hanno, infatti, esteso alla voce “rimborso spese” la disciplina sulla inderogabilità dei minimi riferita, in precedenza, ai soli “onorari”, come dimostra, anche, l’uso del più ampio termine “corrispettivi” fatto dal legislatore. Resta naturalmente ferma la possibilità di riduzione dei suddetti minimi entro il limite massimo del venti per cento, ai sensi dell’art. 4, comma 12-bis, del D.L. 2 marzo 1989 n. 65, convertito in legge 26 aprile 1989 n. 155, norma, quest’ultima, espressamente fatta salva dal comma 14-quater dell’art. 17 della legge n. 109/1994 e s.m. La questione della legittimità degli atti normativi nazionali che predeterminano limiti minimi e massimi delle tariffe dei liberi professionisti è stata recentemente affrontata dalla Corte di Cassazione che, con sentenza 28 aprile 2004 n. 8135, richiamando la decisione della Corte di Giustizia delle comunità europee 19 febbraio 2002 in causa C - 35/99, vincolante “ultra partes” ed “erga omnes”, ha ritenuto conforme alle disposizioni del Trattato la disposizione interna che fissa il principio della normale inderogabilità dei minimi degli onorari dei professionisti (in tal senso anche Cass. 7.3.2003 n. 3432; Cass. 15.7.2003 n. 11031).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 12/10/2004 n. 6620
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Secondo la giurisprudenza civile ed amministrativa i patti in deroga ai minimi della tariffa professionale sono nulli perché contrari a norme imperative sia per gli ingegneri che per gli architetti (Cass. Civ., Sez. II, 28 giugno 2000, n. 8787; Cons. Stato, Sez. V, 15 aprile 2004, n. 2160). La giurisprudenza amministrativa, in particolare, nel riscontrare la nullità di un’offerta basata su minimi tariffari eccedenti il 20% previsto dal comma 12 bis dell’art. 4 del D.L. 2 marzo 1989 n. 65, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 1989, n. 155, trae le dovute conseguenze in ordine all’esclusione del concorrente che la presenta, rilevando che la violazione di norme inderogabili per legge non richiede neppure una espressa sanzione di esclusione in caso di inosservanza, specie allorché si tratti, come nel caso de quo, di norme di stretta interpretazione. Né, peraltro, può sostenersi che un’offerta così formulata dovrebbe essere “ridotta” d’ufficio per essere ricondotta nei limiti fisiologici, atteso che, in tal modo, si determinerebbe una inammissibile violazione della par condicio dei concorrenti.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 22/09/2004 n. 6186
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Va affermato il carattere recettizio del rinvio dell’art. 17, comma 12ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (come introdotto dalla legge n. 166/2002) al D.M. 4 aprile 2001, con conseguente legificazione della fonte originariamente secondaria e sua insensibilità alle vicende giudiziarie che hanno interessato la disciplina regolamentare. Atteso che l’art. 17, comma 12ter, della citata legge quadro legifica la fonte secondaria al fine di sottrarla all’esito dell’annullamento giurisdizionale, determinando in concreto l’effetto pratico della reviviscenza di un decreto ministeriale annullato dal TAR in epoca anteriore all’entrata in vigore della norma di legge, tale legificazione della fonte regolamentare (o meglio, reviviscenza di fonte secondaria ormai inesistente e quindi non più passibile di essere oggetto di rinvio) si espone, per le pecularietà della fattispecie, a dubbi rilevanti e non manifestamente infondati di illegittimità costituzionale, sul piano della ragionevolezza e dell’eccesso di potere legislativo rispetto all’esercizio del potere giurisdizionale, con conseguenza violazione degli artt. 3, 24, 101 e seg., 103 e 113 della Costituzione e dei principi costituzionali in punto di separazione dei poteri. Si deve pertanto rimettere gli atti alla Corte delle leggi per lo scrutinio delle esposte questioni di costituzionalità.
TAR Piemonte, Sezione I - Sentenza 05/05/2004 n. 749
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Nelle gare concernenti l’affidamento di servizi tecnici professionali, l’insussistenza di minimi tariffari riguardanti il compenso per le prestazioni speciali ed accessorie e per il rimborso spese non può essere dilatato fino al totale azzeramento delle relative quote di compenso, proprio perché la rinuncia totale agli importi corrispondenti a dette voci finisce - quantomeno con riferimento al rimborso delle spese che l’aggiudicatario deve comunque sostenere - per ridurre surrettiziamente la quota relativa alle prestazioni normali (unico compenso richiesto, già ribassato dell’intero 20% consentito) al di sotto del limite inderogabile di legge.
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 05/05/2004 n. 658
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
In una gara di progettazione legittimamente l’offerta di ribasso del 100% è ritenuta inammissibile, in ragione della sua formulazione letterale, non potendosi condividere la tesi secondo la quale detta offerta dovrebbe essere “interpretata” come massimo ribasso rispetto alle tariffe minime inderogabilmente fissate per legge. Tale ardita tesi implica che incomberebbe in capo alla Commissione giudicatrice un dovere di “reinterpretare” le offerte presentate dai concorrenti in modo da renderle conformi a prescrizioni inderogabili di legge - al fine di assicurarne l’ammissibilità alla gara - dovere che non trova alcun fondamento nel vigente sistema degli appalti pubblici, anzi contrasta con il principio di immodificabilità dell’offerta ad opera della Pubblica Amministrazione, nonché con il principio di responsabilità, che incombe sull’impresa che partecipa ad una gara pubblica, della chiarezza e completezza delle dichiarazioni rese in tale procedimento, in particolare in relazione a quelle (come nel caso dell’offerta economica) coperte da divieto di immodificabilità ad opera della Commissione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 15/04/2004 n. 2160
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
La violazione di norme inderogabili per legge, quali le disposizioni relative ai minimi tariffari delle attività di progettazione, non richiede neppure una espressa sanzione di esclusione in caso di inosservanza, specie allorché si tratti, come nella specie, di norme di stretta interpretazione. Conseguentemente, la formulazione di un’offerta contrastante con quanto prescritto da dette norme è destinata ad essere esclusa anche in assenza di una puntuale sanzione espulsiva inserita nella lex specialis della gara. Peraltro, l’offerta così formulata, per essere accettabile, è destinata necessariamente ad essere “ridotta” d’ufficio per essere ricondotta nei limiti fisiologici, venendosi così a determinare una inammissibile violazione della par condicio dei concorrenti. Né può essere utilmente invocato l’art. 1419 c.c., dal momento che la norma ha carattere pattizio e, se applicata, finirebbe per consentire accordi tra amministrazione e impresa in deroga agli stessi contenuti dell’offerta, in una sorta di inammissibile rinegoziazione preventiva dell’offerta stessa (senza neppure sentire, sul punto, la medesima offerente), ciò che non è consentito, in quanto porterebbe a derogare alla stessa disciplina di gara, alterando, inevitabilmente, per quanto detto, la par condicio tra i concorrenti.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 09/03/2004 n. 205
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
L’art. 17, comma 14quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. stabilisce che “I corrispettivi determinati dal decreto di cui al comma 14bis nonché ai sensi del comma 14ter del presente articolo, ...sono minimi inderogabili ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo unico della legge 4 marzo1958, n. 143, introdotto dall’articolo unico della legge 5 maggio 1976 n. 340. Ogni patto contrario è nullo”. Il tenore letterale della disposizione non lascia alcun margine di apprezzamento circa l’imperatività delle statuizioni ivi contenute, che comminano la più grave sanzione civilistica ad ogni accordo ad esse non conforme. La regola, peraltro, è ribadita dai principi espressi nella normativa di recepimento delle direttive comunitarie in materia di appalti di lavori, servizi e forniture i quali, in riferimento alle giustificazioni che ciascun concorrente - la cui offerta sia risultata anomala - deve essere messo in condizione di formulare, escludono che possano essere valutati i chiarimenti basati sul superamento, in difetto, di valori minimi stabiliti da disposizioni legislative, regolamentari, amministrative, o comunque da atti ufficiali. Al riguardo, non pare prospettarsi alcun contrasto con la normativa comunitaria la quale, nel tutelare la libera concorrenza e nel promuovere nella misura più ampia possibile una sana competizione delle imprese sul mercato, non impedisce ai singoli ordinamenti nazionali di definire alcune “regole del gioco”, finalizzate a garantire la serietà e l’affidabilità delle prestazioni e dei servizi erogati. Del resto, la stessa giurisprudenza comunitaria (Corte di Giustizia CE, 19 febbraio 2002 . 35), in riferimento alle tariffe stabilite dall’ordinamento forense italiano, ha statuito che le disposizioni del Trattato CE non ostano all’adozione, da parte di uno Stato membro, di norme che approvino una tariffa che fissa dei minimi e dei massimi per gli onorari dei membri di un ordine professionale, a condizione che lo Stato eserciti a mezzo dei suoi organi controlli nei momenti dell’approvazione della tariffa e della liquidazione degli onorari.Il D.M. 4 aprile 2001, richiamato esplicitamente dal bando, si pone come lex specialis di gara indipendentemente dall’opinione assunta in merito alle vicende che hanno riguardato la sua permanenza nell’ordinamento. Infatti, atteso che ciascuna fase del procedimento amministrativo è retta dalla normativa vigente nel momento del suo svolgimento, lo jus superveniens, in base alla regola generale tempus regit actum, incide sulle fasi del procedimento in itinere, mentre laddove l’atto sia già stato compiuto e concluso resta preservato dall’operatività della novella legislativa. Pertanto, il bando emanato recependo espressamente il D.M. 4 aprile 2001 e cristallizzando, quindi, a quel momento le regole del confronto comparativo, resta insensibile alle vicende che in seguito lo hanno investito a salvaguardia del principio della par condicio dei partecipanti alla gara. Ne consegue che il mancato rispetto da parte della stazione appaltante del principio di inderogabilità dei minimi tabellari nella formulazione delle clausole della lettera di invito si riverbera sull’intera procedura di gara, la cui regolarità viene irrimediabilmente compromessa.Il D.M. 4 aprile 2001 stabilisce, all’art. 3, le modalità di determinazione del rimborso spese, delineando un sistema di calcolo preciso, cui deve farsi inderogabilmente riferimento in virtù dell’esplicito richiamo dell’art. 17, comma 14quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 01/12/2003 n. 7839
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
In una procedura di affidamento di incarichi di progettazione, concernente sia prestazioni strettamente attinenti alle professioni di ingegnere, architetto e geologo, e quindi necessariamente da compensare secondo gli onorari previsti dalle rispettive tariffe professionali e dalle relative leggi, sia prestazioni non previste da alcuna tariffa professionale (quali rilievi topografici e sondaggi geognostici) è legittima l’aggiudicazione ad un’offerta con un ribasso unico superiore al 20% quando tale ribasso sia il risultato della combinazione tra il ribasso applicato alle prestazioni non previste dalla tariffa professionale e quello applicato alle prestazioni previste dalle predette tariffe, alla condizione che a queste ultime risulti comunque applicato un ribasso non superiore al 20%, massimo previsto dall’art. 17, comma 14quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m..
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 09/05/2003 n. 2653
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Il richiamo contenuto nell’art. 17, comma 12ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. alla disciplina del D.M. 4 aprile 2001, diversamente da quanto ritenuto dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nella determinazione n. 30/2002, non ha natura formale ma recettizia. La norma introdotta ad hoc, infatti, ne ha recepito il contenuto attuale, sussumendo la disciplina regolamentare nella fonte primaria al fine specifico di conferirle stabilità indipendentemente dalle vicende dell’atto regolamentare sottostante, gravato di impugnazione e suscettibile, come tale, di annullamento. Per effetto di tale recepimento e della novazione della fonte, l’annullamento del D.M. 4 aprile 2001 successivamente intervenuto per vizi del procedimento, pur esplicando la sua ordinaria incidenza caducatoria sulla fonte formale della disciplina, non ha assunto alcuna rilevanza sul piano effettuale e cioè ai fini dell’applicazione delle tariffe minime inderogabili, che sono rimaste ferme non più perché fissate nel decreto annullato ma perché incorporate e rese stabili nella legge di recepimento.Il disposto del comma 14ter del citato art. 17, che stabilisce che sino all’emanazione delle decreto previsto dall’art. 12bis continuano ad applicarsi le tariffe professionali in vigore è da ritenersi norma ultronea che per tale suo connotato è coerente con qualsiasi interpretazione del concetto di “tariffe professionali in vigore” ed anzi lo è assai più rispetto alla tesi della permanenza transitoria dell’efficacia delle tabelle contenute nel D.M. 4/4/2001 che rispetto a quella del ripristino delle vecchie tariffe risalenti alla legge n. 143/1949 e successive attualizzazioni.
TAR VENETO, Sezione I - Sentenza 09/05/2003 n. 2651
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
L’art. 7, comma 1°, lett. i), punto 6, della L. 1 agosto 2002, n. 166 (che ha introdotto nell’art. 17 della legge 109/94 il comma 12 ter, secondo cui "fino all’emanazione del decreto ivi previsto continua ad applicarsi quanto stabilito nel decreto del Ministro della giustizia del 4 aprile 2001, pubblicato nella G.U. n. 96 del 26 aprile 2001"), ha inteso fare salvi in via transitoria, fino alla revisione prevista dalla stessa legge, i minimi tariffari stabiliti con il D.M. 4 aprile 2001, allo scopo di impedirne il venir meno a seguito dell’intervenuta impugnazione del decreto di approvazione delle tariffe dinanzi al T.A.R. del Lazio; diversamente da quanto affermato dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nella determinazione n. 30/2002, deve ritenersi che il richiamo contenuto nella norma de quo alla disciplina del D.M. 4 aprile 2001 non abbia natura formale, ma recettizia; per effetto di tale recepimento e della novazione della fonte, pertanto, l’annullamento del D.M. 4 aprile 2001 (successivamente intervenuto per vizi del procedimento), pur esplicando la sua ordinaria incidenza caducatoria sulla fonte formale della disciplina, non ha assunto alcuna rilevanza sul piano effettuale e cioè ai fini dell’applicazione delle tariffe minime inderogabili, che sono rimaste ferme non più perché fissate nel decreto annullato, ma perché incorporate e rese stabili nella legge di recepimento.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 26/09/2002 n. 4938
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Con l'art. 6, 2° comma, della legge 15 maggio 1997, n. 127, che ha modificato l'art. 51 della legge 8 giugno 1990, n. 142, è stata rimessa ai dirigenti "la responsabilità delle procedure d'appalto" (oltre alla presidenza delle relative commissioni valutatrici) e la stipula dei contratti; nell'ambito di tale attribuzione di competenze rientra non solo la responsabilità delle procedure d'appalto, ma anche il correlativo potere di approvazione per quanto attiene alla verifica tecnica e di legittimità degli atti di gara, a questa ricollegandosi quel perfezionamento dell'iter procedimentale al quale solo può riconnettersi la responsabilità piena del funzionario. Nel caso in cui, nel corso di una gara di progettazione, sia stata presentata una offerta contenente un ribasso di importo inferiore ai minimi tariffari di cui all'art. 4, co.12 bis, del d.l. n. 65/1989, convertito in legge n. 155/1989, l'offerta stessa deve essere direttamente esclusa per violazione di norme inderogabili; in particolare, nel caso di gara al di sotto della soglia comunitaria, non vi è alcun obbligo o onere, una volta constatata la violazione dei minimi tariffari stessi, di sottoporre l'offerta alla verifica dell'anomalia.
TAR Lazio, Sezione I, - Sentenza 08/08/2002 n. 7067
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
E' annullato, con effetto erga omnes, il decreto del Ministro della Giustizia 4 aprile 2001 (Aggiornamento delle tariffe professionali) per mancata partecipazione al procedimento di alcune delle categorie interessate.
TAR Lazio, Sezione I - Sentenza 08/08/2002 n. 7067
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Va annullato il decreto del 4 aprile del 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 aprile del 2001, emanato dal Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dei Lavori Pubblici, recante "Aggiornamento degli onorari spettanti agli ingegneri e agli architetti", atteso che l’Amministrazione, mentre ha acquisito la proposta dei consigli nazionali riuniti degli ingegneri e degli architetti, non ha fatto partecipare al procedimento né ha in qualsiasi altro modo assunto in via preventiva il punto di vista degli organi rappresentativi delle altre professioni del pari interessate, le quali sono state sostanzialmente ignorate.Tale annullamento non può che investire integralmente ed erga omnes il decreto in questione, attesa la configurazione unitaria impressa al potere di cui esso è espressione dall’art. 17, co. 14–bis, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.. Il decreto ha, infatti, natura di atto amministrativo generale e la norma che ne contempla l’adozione richiede che le regole sui compensi per le attività di cui si tratta siano concepite all’interno di un quadro unitario valido per tutte le categorie professionali interessate
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 22/08/1998 n. 8332
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
Nelle materie disciplinate da tariffe professionali (nella specie, quelle riguardanti ingegneri ed architetti) il giudice è del tutto privo del potere di liquidare il compenso al professionista secondo equità, e deve, per converso, provvedere alla liquidazione delle spese e degli onorari secondo le prescrizioni contenute nelle tariffe stesse.
TAR Perugia 06/05/1997 n. 189
legge 109/94 Articoli 17 - Codici 17.5
L'art. 12 bis, quarto comma, della legge 26 aprile 1989 n. 155, nello stabilire che, per le prestazioni rese dai professionisti allo Stato ed agli altri Enti pubblici relativamente alla realizzazione di opere pubbliche o comunque di interesse pubblico il cui onere è in tutto o in parte a carico dello Stato e degli altri Enti pubblici, la riduzione dei minimi di tariffa non può superare il 20%, non codifica il principio di inderogabilità dei minimi tariffari, preoccupandosi unicamente di introdurre in capo ai professionisti che svolgono prestazioni in favore dello Stato e degli altri Enti pubblici un freno ai ribassi dei prezzi praticati in ragione della loro attività professionale.La disposizione di carattere restrittivo per i professionisti e garantista per l'Amministrazione introdotta all'art. 4, dodicesimo comma bis, della legge 26 aprile 1989 n. 155, in tema di limiti di diminuzione delle tariffe professionali, si applica anche alle procedure relative all'affidamento di incarichi di progettazione di opere pubbliche da aggiudicarsi col criterio del prezzo più basso.