Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "appalto integrato"

TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 02/10/2006 n. 1544
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
Nell’appalto integrato di cui all’art. 19 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (nel testo recepito in Sicilia) il “concorrente” è l’appaltatore che partecipa alla gara, il quale deve dimostrare nell’offerta il possesso dei requisiti professionali previsti dal bando per la redazione del progetto esecutivo, e ciò anche mediante l’eventuale ricorso a professionisti esterni. Tuttavia, a differenza delle gare per incarichi di progettazione, nell’appalto integrato i progettisti non assumono la qualità di concorrenti, né quella di titolari del rapporto contrattuale con l’Amministrazione in caso di eventuale aggiudicazione, trattandosi di semplici collaboratori esterni delle imprese partecipanti alla gara. Ciò è comprovato dall’art. 140, comma 6, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. in base al quale, “qualora il progetto esecutivo redatto dall'impresa non sia ritenuto meritevole di approvazione, il contratto è risolto per inadempimento dell'appaltatore” (T.A.R. Sicilia Catania, sez. IV, 25 luglio 2005, n. 1237).Il sistema delineato in materia di RTI dalla legge 166/02, di riforma della Merloni, ha configurato una fattispecie compiuta che supera il mancato richiamo, da parte dell’art. 3, comma 8, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., delle ipotesi di raggruppamento temporaneo di cui all’art. 17, comma 1, lett. g) della legge n. 109/1994 e s.m., specialmente se si considera che a norma del nuovo art. 13 della medesima legge è stato dato positivo riconoscimento alla figura della associazione mista. Tale forma di aggregazione tra imprese è data da quel raggruppamento che, all’interno di una associazione “verticale” e relativamente alla categoria prevalente o a quella/e scorporata/e, ammette l’assunzione dei relativi lavori da parte di più imprese a loro volta riunite “in orizzontale”.Risolta normativamente la possibilità di ricorrere alle ATI miste, le attività di progettazione nell’appalto integrato, serventi ed ausiliarie, nella economia dell’affare, rispetto all’obiettivo comune alle parti di scambiare la prestazione dell’appaltatore -realizzazione dell’opera - con il prezzo, non sono qualitativamente differenti dalla parte di opera che rientra nella categoria scorporabile; si tratta di un’”opus” delineato e compiuto, come tale delimitato ed identificato che quindi può essere legittimamente riferito ad un “gruppo” di esecutori, riunito in senso orizzontale, con in più la garanzia che, comunque, di questo gruppo di esecutori risponde sempre e comunque l’appaltatore, proprio perché su di esso grava la responsabilità dell’oggetto del contratto, ossia la realizzazione dell’opera.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 09/08/2006 n. 7916
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
La regola generale, che si evince dal complesso normativo vigente, è che l’indicazione dei progettisti costituisce una circostanza alternativa al possesso, in capo alla stessa azienda, delle capacità tecniche in materia. Se la norma dovesse essere interpretata come obbligo di cumulare le due risorse, ne discenderebbe un’inutile duplicazione, con un aggravio che non emerge dall’intento del legislatore. Pertanto, i soggetti in possesso della qualificazione come appaltatori integrati, proprio perché hanno già dato prova di possedere le richieste capacità progettuali, non devono ulteriormente indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici ed i loro requisiti di qualificazione, onere che invece permane unicamente in capo a quelle imprese qualificate per la sola costruzione dell’opera che partecipino ad una gara di appalto integrato (T.A.R. Lazio, sez. III, 8 luglio 2003, n. 6078).Il criterio di valutazione sull’ammissibilità o meno di proposte modificative in tema di redazione del progetto esecutivo in sede di gara per appalto integrato corre sul filo di una previsione normativa dal contenuto piuttosto elastico. Infatti, secondo l’art. 21 comma 1-ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nei casi di aggiudicazione degli appalti si può utilizzare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo i parametri indicati nella stessa legge, quando “per la prevalenza della componente tecnologica o per la particolare rilevanza tecnica delle possibili soluzioni progettuali, si ritiene possibile che la progettazione possa essere utilmente migliorata con integrazioni tecniche proposte dall'appaltatore”. Il crinale tra le modifiche consentite e quelle vietate passa quindi attraverso la determinazione dell’ambito di applicazione della nozione di “integrazioni tecniche” indicata dal legislatore. Tuttavia, reputando del tutto incongrua una definizione a priori dell’ambito applicativo della disposizione, il legislatore ha optato per una qualificazione di rinvio, mediante il rimando alle singole categorie rilevanti in sede progettuale. È significativo in tal senso il fatto che, nello stesso articolo, la legge indichi un obbligo di considerazione di una serie di “elementi variabili”, ossia quelli indicati alla lett. a) del comma 2, e cioè il prezzo, il valore tecnico ed estetico delle opere progettate, il tempo di esecuzione dei lavori, il costo di utilizzazione e di manutenzione e gli ulteriori elementi individuati in base al tipo di lavoro da realizzare. Appare impossibile, pertanto, individuare in astratto e definitivamente l’area di applicazione del concetto di “integrazioni tecniche”, voluto dal legislatore. Questa è invece conseguenza di una valutazione tecnica della pubblica amministrazione, modulata sulla natura dell'opera da realizzare e soprattutto della congruità delle soluzioni tecniche proposte in rapporto con la funzione della stessa. Tutto questo, in concreto, significa che la valutazione della pertinenza delle soluzioni modificative proposte va svolta in concreto, e non in astratto, utilizzando i detti parametri. Essa si svolge quindi in una dinamica procedimentale, tale da far emergere le ragioni di preferenza per una o l’altra soluzione, ed è corretta e legittima solo nei limiti in cui non si snaturi l’opzione preliminare operata dalla stazione appaltante, opzione che, nel caso di appalto integrato, è stata già concretizzata nella redazione del progetto definitivo.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 14/02/2006 n. 176
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
La qualificazione, ottenuta ai sensi dell’art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, è condizione necessaria e sufficiente per la partecipazione alle gare pubbliche. Da tale premessa discende che i soggetti in possesso della qualificazione come appaltatori integrati hanno già dimostrato la propria capacità progettuale indicando i nominativi di professionisti, in possesso di adeguata professionalità, quando hanno fornito i necessari elementi alla SOA. Da ciò ulteriormente consegue che tali soggetti non hanno bisogno di indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici che eseguiranno la progettazione, mentre tale incombente è necessario per le imprese, qualificate per la sola costruzione dell’opera, che partecipino all’appalto integrato.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 13/01/2006 n. 42
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
L’appalto integrato si caratterizza per il fatto che la prestazione a carico dell’appaltatore consiste nella progettazione esecutiva di cui all’art. 16, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e nella successiva esecuzione dei lavori, per cui la gara è indetta sulla base del progetto definitivo di cui all’art. 16, comma 4, della suddetta legge, redatto a cura della stazione appaltante. Inoltre, dall’art. 90, comma 5, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. si può dedurre che la possibilità di integrare o ridurre le quantità di lavorazioni valutate carenti o eccessive ovvero di inserire voci mancanti deve essere giustificata sulla base degli elaborati grafici e del capitolato speciale posto a base di gara cioè, nel caso di appalto integrato, quelli attinenti al progetto “definitivo”. Ciò risponde ad un’esigenza procedurale volta a garantire la comparabilità delle offerte secondo l’unico criterio di aggiudicazione prescelto, ossia il prezzo a corpo fisso ed invariabile, senza che possa essere invocata dalle parti contraenti alcuna successiva verificazione sulla misura o sul valore attribuito alla qualità delle opere o provviste. Qualora, al contrario, si ammettesse la possibilità di introdurre modifiche al progetto definitivo (ancorché meramente tecnico-dimensionali), necessarie per la migliore ingegnerizzazione del progetto (in fase esecutiva), si introdurrebbe nel confronto comparativo un ulteriore elemento di valutazione, consistente nel previo esame delle varianti proposte. In sostanza le imprese sarebbero chiamate ad anticipare l’elaborazione progettuale esecutiva ad un momento antecedente la stipula del contratto, obbligando così la stazione appaltante alla relativa valutazione, con conseguente appesantimento della procedura di gara e stravolgimento dello schema dell’appalto integrato in cui la progettazione esecutiva costituisce invece prestazione contrattuale (e non, come accade nell’appalto concorso, componente dell’offerta da valutare in sede di gara - cioè ai fini dell’aggiudicazione - da parte dell’apposita commissione). Legittimare tale modus operandi significherebbe, quindi, equiparare la procedura dell’appalto integrato a quella dell’appalto concorso, con mutazione della base progettuale di riferimento (progetto definitivo nel primo caso e preliminare nel secondo). Tuttavia, mentre nel caso di appalto concorso, in cui lo scopo è quello di valersi della capacità progettuale degli offerenti, l’offerta ha per oggetto proprio il progetto esecutivo e il relativo prezzo, con aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa attraverso i parametri individuati dall’art. 21, comma 2, lett. a), della legge n. 109/1994, e questo rende, pertanto, necessario disporre, già in sede di gara, di un progetto esecutivo completo da sottoporre ad esame e verifica ai fini dell’aggiudicazione. Nel caso di appalto integrato l’elaborazione del progetto esecutivo è, invece, rinviata a dopo l’aggiudicazione, proprio perché, secondo lo schema di tale procedura, non potendo il progetto esecutivo apportare variazioni rispetto al progetto definitivo, l’aggiudicazione può avvenire solo sulla base del prezzo più basso (la prestazione a corpo per la realizzazione della medesima opera è, pertanto, perfettamente comparabile con le altre in sede di gara).Non è possibile negare, tuttavia, che rispetto agli appalti tradizionali, svolti sulla base del progetto esecutivo redatto dall’amministrazione, l’appalto integrato può creare situazioni in cui un’impresa si accorga della presenza di lavorazioni inutili o eccessive ovvero omesse, proprio perché la gara viene svolta sulla base del solo progetto definitivo, ossia, per definizione, di uno schema progettuale generale e completo, ma tuttavia privo di quegli approfondimenti, soprattutto tecnici, propri della fase propriamente esecutiva. E’, peraltro, onere non eludibile da parte della stazione appaltante curare con particolare attenzione la predisposizione del progetto definitivo, proprio per evitare che nella successiva fase di progettazione esecutiva emergano differenze tali da modificare sensibilmente le quantità di lavorazioni e, di conseguenza, il rapporto sinallagmatico con l’offerta aggiudicataria la quale, formulata a corpo (con prezzo quindi fisso ed invariabile a norma degli artt. 19, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m. e 326 della legge n. 2248 del 1865 All. F), sarebbe riferita ad opera (cioè prestazione contrattuale) parzialmente diversa. Ad evitare detta inaccettabile incongruenza provvede l’art. 140, comma 3, del citato Regolamento, che disciplina la successiva fase di esecuzione del contratto, disponendo che il progetto esecutivo non possa prevedere alcuna variazione alla qualità e alle quantità delle lavorazioni previste nel progetto definitivo, salvo che si verifichi una delle ipotesi di cui all'art. 25, comma 1, lettere a), b) e c) della legge n. 109/1994 e s.m., ovvero nel caso siano riscontrati errori od omissioni del progetto definitivo. Il che rappresenta coerente sviluppo della previsione contenuta nell’art. 25, comma 3, del Regolamento medesimo, secondo cui il capitolato (di cui è corredato il progetto definitivo) deve prevedere, tra l’altro, “le modalità di controllo del rispetto da parte dell’affidatario delle indicazioni del progetto definitivo”. La combinata lettura di queste ultime disposizioni con il sopra richiamato art. 90, comma 5, del Regolamento stesso rafforza allora la conclusione che il progetto definitivo, proprio perché costituisce la base del confronto concorrenziale, debba restare inalterato durante e dopo lo svolgimento della gara, salvo l’esigenza di apportare le varianti comunque ammissibili in corso d’opera (ex art. 25, comma 1, lett. a), b) e c) della legge n. 109/1994 e s.m.). In conclusione, la possibilità di modificare il progetto definitivo qualora, in sede di redazione del progetto esecutivo, emergano errori od omissioni del primo, resta subordinata alla sussistenza di un duplice ordine di fattori sottratti alla mera discrezione dell’offerente: - che ciò avvenga in fase di esecuzione del contratto, proprio per evitare che proposte di modifica avanzate in sede di gara introducano un ulteriore elemento di valutazione (non debitamente parametrato) rispetto al mero prezzo; - che sia la stessa stazione appaltante a procedere all’accertamento delle cause, condizioni e presupposti che hanno dato luogo alle variazioni, riconoscendo, in sostanza, i propri errori ed omissioni compiuti nel progetto definitivo (art. 140, comma 4, Regolamento), con ciò assumendosi tutte le responsabilità che ne conseguono. Resta quindi preclusa all’offerente la possibilità di apportare modifiche, alla lista delle lavorazioni e forniture previste per l’esecuzione dell’opera (o ai documenti che ne stanno alla base), diverse da quelle conseguenti alla rigorosa verifica condotta sulla base degli elaborati e del capitolato speciale del progetto definitivo posto a base di gara. Anche le modifiche, considerate ammissibili, alla lista delle lavorazioni e forniture previste per l’esecuzione dell’opera (o ai documenti che ne stanno alla base), devono essere adeguatamente giustificate dall’impresa offerente, al fine di evitare che in questo modo (cioè agendo sulle quantità) si possano conseguire riduzioni del prezzo complessivo aggirando così l’obbligo di sottoporsi a verifica di anomalia (generalmente condotta solo sui prezzi unitari proposti all’offerente).
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 09/11/2005 n. 6260
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
L’art. 19, comma 1ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 - nel testo modificato dalla legge 1 agosto 2002, n. 166 - prevede che l’appaltatore che partecipa ad un appalto integrato deve possedere i requisiti progettuali previsti dal bando o deve avvalersi di un progettista qualificato alla realizzazione del progetto esecutivo individuato in sede di offerta o eventualmente associato; il bando indica l’ammontare delle spese di progettazione esecutiva comprese nell’importo a base di appalto ed i requisiti richiesti al progettista, in conformità a quanto richiesto dalla normativa in materia di gare di progettazione. Tale normativa, nel caso di importo effettivo delle spese di progettazione inferiore a 100.000 euro, si rinviene nell’art. 17 della stessa legge quadro il quale, prevedendo al comma 12 che l’affidamento dell’incarico della progettazione di importo stimato inferiore a 100.000 euro avvenga nel rispetto dei princìpi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, lascia in sostanza, per tale tipologia di incarichi, ampia discrezionalità alla Stazione appaltante in ordine ai criteri ed ai requisiti sulla base dei quali individuare il professionista.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 13/01/2005 n. 57
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
In caso di appalto integrato, solo le imprese che non possiedono la qualificazione per prestazione di progettazione e costruzione devono, ai sensi dell’art. 19, comma 1ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., indicare o associare per la redazione del progetto esecutivo un ingegnere e un architetto iscritti all’albo professionale e qualificati alla realizzazione del progetto esecutivo.
TAR Lazio - Roma, Sezione III - Sentenza 08/07/2003 n. 6078
legge 109/94 Articoli 13, 17, 19 - Codici 11.3, 17.2, 19.3
L´art. 19 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., dopo la sua riformulazione per opera della legge 8 agosto 2002 n. 166, è rubricato con la voce «sistemi di realizzazione dei lavori pubblici» e si preoccupa di individuare per ciascun sistema di realizzazione di lavori (ivi compreso l´appalto integrato) una serie di regole di tipo ottimalistico, ma non abroga né modifica in alcun punto l´art. 8 della stessa legge in materia di qualificazione delle imprese, la cui presenza è condizione necessaria e sufficiente per la partecipazione alle gare pubbliche.Ne discende, quindi, da un´interpretazione sistematica del corpo giuridico in materia di lavori pubblici, che i soggetti che siano in possesso della qualificazione Soa come appaltatori integrati, in quanto hanno già dimostrato in tale sede la capacità progettuale mercé l´indicazione di adeguati professionisti, non hanno bisogno di indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici che opereranno la progettazione, mentre tale incombente risulta necessario per quelle imprese che partecipano ad un appalto integrato ma che non sono state qualificate in sede Soa per esso ma solo per la costruzione dell´opera.