Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "in genere"

TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 19/02/2007 n. 475
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La Corte di Giustizia (Sez. II, 7 ottobre 2004, n. C-247-02) ha interpretato l’art. 30, n. 1, della Direttiva 93/37/CEE nel senso che osta ad una normativa nazionale la quale, ai fini dell’aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici mediante procedure di gara aperte o ristrette, imponga, in termini generali ed astratti, alle amministrazioni aggiudicatrici di ricorrere unicamente al criterio del prezzo più basso e, conseguentemente, ha dichiarato che l’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. contrasta con l’art. 30 della direttiva 93/37/CEE.La libera scelta in merito ai criteri di aggiudicazione da utilizzare - che si intende salvaguardare a favore delle singole amministrazioni aggiudicatrici - viene giustificata dal Giudice comunitario alla luce della più efficace attuazione del principio della libera concorrenza, sancito dall’art. 81 (ex 85) del Trattato UE, che costituisce uno dei principi generali del diritto comunitario. Ne discende che detta libertà di scelta va ritenuta sussistente, in capo alle amministrazioni aggiudicatrici, in tutte le ipotesi in cui le stesse lo riterranno opportuno e, quindi, non solo nei casi espressamente previsti dal legislatore nazionale (appalto concorso, concessione di costruzione e gestione ex art. 21, comma 1; appalti di importo superiore alla soglia comunitaria con prevalenza della componente tecnologica o con particolare rilevanza delle possibili soluzioni progettuali ex art. 21, comma 1ter ), ma per tutti gli appalti, sia per quelli che ricadono nell’ambito di applicazione della direttiva (appalti sopra soglia) sia per quelli di importo inferiore alla soglia comunitaria. Il rilevato contrasto tra la disposizione di cui all’art. 21 della citata legge n. 109/1994 e s.m. e le norme ed i principi comunitari comporta la doverosa disapplicazione di detta norma nazionale da parte del giudice adito, senza dover provocare al riguardo una pronunzia della Corte costituzionale.Com’è noto, il principio della preminenza del diritto comunitario impone non solo al giudice, ma anche allo stesso Stato membro in tutte le sue articolazioni (e quindi a tutte le amministrazioni), di dare pieno effetto alla norma comunitaria e, in caso di contrasto, di disapplicare la norma interna (Corte Giust., 22-6-88, C 103/88).
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 23/01/2007 n. 603
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La sigillatura con ceralacca della busta contenente l’offerta assolve alla duplice funzione di garantire l’integrità del plico mediante un sistema di chiusura estremamente affidabile, nonché la paternità dello stesso attraverso l’apposizione del sigillo. Ciò rende irrilevante, degradandola a mera irregolarità, l’eventuale assenza della controfirma sui lembi di chiusura, seppure prevista dalla disciplina di gara (Cons. Stato, Sez. V, 21 settembre 2005, n. 4941). Il mancato uso della ceralacca, invece, ove tale sistema sia stato previsto a pena di esclusione, si configura come un errore non altrimenti emendabile, atteso che tale metodo è volto ad assicurare la massima garanzia di integrità del plico. Non ha pregio sostenere che il sistema della carta gommata sarebbe consentito perchè comunque idoneo a scongiurare il rischio di indebite manomissioni, in quanto l’Amministrazione, imponendo a pena di esclusione la sigillatura a mezzo ceralacca ha espressamente manifestato l’intendimento di avvalersi esclusivamente - e non irragionevolmente - di questo massimo sistema di garanzia (in quanto per poter accedere al contenuto del plico occorrerebbe irrimediabilmente infrangere il sigillo) e non anche di altri metodi, tra cui quello indicato, che tra l’altro non offre le medesime garanzie, potendosi in caso di illecita apertura più facilmente ripristinare l’originaria integrità dei timbri e delle controfirme, in quanto segni affiancati e non sovrapponibili o comunque non irrimediabilmente deteriorabili. Appare difficilmente accettabile che, al fine di accedere ad una lettura funzionale della disposizione in tema di chiusura dei plichi, debba essere la Commissione a dovere, caso per caso, verificare l’idoneità del sistema di sigillatura dei plichi pervenuti (Cons. Stato, Sez. V, 30 aprile 2002, n. 2299).
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 19/01/2007 n. 165
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La disposizione relativa all’offerta migliorativa è contenuta nel regolamento di contabilità generale dello Stato (R.D. n. 827/1924), il quale trova applicazione generalizzata indipendentemente dal suo richiamo nei bandi di gara e non è stata abrogata né implicitamente né esplicitamente dalla successiva normativa in materia di appalti. Conseguentemente, in caso di offerte uguali il sorteggio deve ritenersi metodo di aggiudicazione meramente residuale, applicabile solo qualora non sia possibile l’esperimento migliorativo, il quale deve ritenersi rispondente ad un principio generale (in tal senso, C.G.A., 19 marzo 2002, n. 144), in quanto consente all’Amministrazione, nel rispetto anche della libera concorrenza, di ottenere la prestazione oggetto dell’appalto alle migliori condizioni di mercato (cfr. C.G.A. 19 marzo 2002, n. 144 e 15 febbraio 2005, n. 61). Non occorre la presenza di tutti i concorrenti classificatisi in parità per procedere all’esperimento migliorativo, atteso che l’art. 77 del R.D. n. 827/1924 inibisce tale procedura solo “ove nessuno di coloro che fecero offerte uguali sia presente, o i presenti non vogliano migliorare l’offerta”.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/01/2007 n. 45
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’obbligo di pubblicità delle sedute delle commissioni di gara per l’aggiudicazione di contratti della P.A. riguarda esclusivamente la fase dell’apertura dei plichi contenenti la documentazione e l’offerta economica dei partecipanti e non anche la fase di valutazione tecnica delle offerte (Sez. IV, 6 ottobre 2003, n. 5823; Sez. V, 18 marzo 2004, n. 1427).L’esame in seduta non pubblica dell’offerta tecnica, come più volte evidenziato dalla giurisprudenza amministrativa, mira anche ad evitare influenze esterne sui giudizi dei componenti delle commissioni di gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 08/01/2007 n. 16
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La circostanza che il ritardo nella presentazione dell’offerta sia dipeso dal rifiuto dell’impiegata comunale, addetta alla ricezione, di prendere in consegna la busta priva dei prescritti sigilli, risolvendosi in una censura correlata al confezionamento della busta in modo conforme o meno alle prescrizioni della lex specialis, non integra uno di quei casi eccezionali riconducibili alla forza maggiore che soli sarebbero idonei a giustificare il ritardo, essendo il termine di presentazione delle offerte inderogabile, per cui non può essere disatteso, pena la violazione del principio fondamentale della par condicio.Nelle procedure di gara per l’affidamento di appalti pubblici l’obbligo di produrre copia del documento d’identità in allegato all’atto notorio risulta inderogabile, né è data possibilità di regolarizzazione o integrazione del documento mancante, nel rispetto della par condicio tra i concorrenti.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 12/12/2006 n. 10488
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio di continuità costituisce esplicazione dei più generali principi di buon andamento, trasparenza e correttezza dell’operato dell’amministrazione, e mira a garantire che le operazioni di gara si svolgano con imparzialità, nel rispetto della par condicio dei concorrenti e senza il sospetto di favoritismi, che potrebbero verificarsi se le sedute della Commissione giudicatrice fossero distanziate nel tempo. Si è cosi statuito che nelle gare di appalto l’esame delle offerte tecniche ed economiche deve essere concentrato in un’unica seduta, senza soluzione di continuità, salve le eccezioni consentite quando si verifichino situazioni particolari che obiettivamente impediscano l’espletamento di tutte le operazioni in una sola riunione (T.A.R. Lombardia Brescia, 23 maggio 2005, n. 554).Nel procedimento delle gare di appalto di opere pubbliche il principio della continuità e della concentrazione della gara, la cui violazione comporta l’invalidità della procedura, subisce eccezioni in particolari situazioni che obiettivamente impediscono la conclusione delle operazioni di gara in una sola seduta (Consiglio Stato, sez. IV, 05 ottobre 2005 , n. 5360). Tali deroghe al richiamato principio devono essere contenute in limiti temporali stringenti (cfr. T.A.R. Campania Salerno, sez. I, 26 giugno 2003, n. 705) ed inoltre, per le loro concrete caratteristiche, non devono obiettivamente essere tali da fondare “il sospetto di favoritismi” (cfr. anche T.A.R. Veneto Venezia, sez. I, 17 aprile 2001 , n. 1018).Nella specie l’intervallo temporale tra le sedute è stato eccessivamente ampio e la violazione del principio della continuità delle operazioni di gara è apparso obiettivamente funzionale alla soddisfazione dell’interesse di una delle concorrenti a veder eliminato, mercé una pronunzia in sede giurisdizionale amministrativa, l’ostacolo giuridico, rappresentato dalla sussistenza di un’informativa antimafia negativa a carico di una delle ditte componenti l’A.T.I. La finalizzazione dell’azione del seggio di gara alla salvaguardia di tale interesse particolare non può ritenersi pienamente conforme ai principi di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa, oltre che porsi in palese contrasto con quelli della necessaria celerità e concentrazione delle procedure ad evidenza pubblica. La natura formale del vizio rilevato è tale da travolgere in radice l’operazione valutativa posta in essere dalla Commissione, con conseguente necessità di rinnovare interamente la gara.
TAR Lazio, Sezione II Roma - Sentenza 23/11/2006 n. 13065
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La presenza di un rappresentante dell’impresa partecipante alla gara di appalto nella riunione nella quale la Commissione giudicatrice ha deliberato sull’aggiudicazione non comporta ex se piena conoscenza dell’atto ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione. Tuttavia, la piena conoscenza deve ritenersi sussistente qualora risulti che il rappresentante medesimo è munito di mandato ad hoc oppure riveste la specifica carica sociale di rappresentante legale dell’ATI, per cui la conoscenza avuta dal medesimo nel corso della seduta di gara deve ritenersi riferibile alle società concorrenti (cfr., ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 11 luglio 2002, n. 3909 e 10 aprile 2000, n. 2082; Sez. VI, 28 maggio 2001, n. 2919, 3 aprile 2001 n. 1998, 20 ottobre 1999, n. 1483 e 28 maggio 2001, n. 2919).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 21/11/2006 n. 6797
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In relazione alla libertà di forme lasciata ai partecipanti riguardo alle modalità di trasmissione delle offerte e al fatto che le stesse dovessero “pervenire” all’ufficio destinatario entro un’ora determinata, la prescrizione di gara non può che intendersi nel senso che, entro tale termine, le offerte dovessero essere nella materiale disponibilità dell’ufficio e che il rischio relativo alla tempestività dell’arrivo non dovesse che ricadere sul mittente.Dalla particolare disciplina della corrispondenza raccomandata, che a differenza di quella ordinaria è caratterizzata dalla certezza legale riferita non solo alla sua spedizione ma anche al suo avvenuto recapito nelle mani del destinatario, obbligato a firmare per ricevuta, deriva che la raccomandata può ritenersi pervenuta al destinatario soltanto quando il plico entra nella disponibilità giuridica dello stesso e tale momento non può che coincidere con l’effettivo ritiro della corrispondenza presso l’ufficio postale da parte del soggetto incaricato, che appone la firma sul foglio di distinta, atteso che solo con il perfezionamento di tale formalità la posta raccomandata può considerarsi “pervenuta” nella disponibilità del destinatario.
TAR Abruzzo, Sezione I Pescara - Sentenza 18/11/2006 n. 733
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Sussiste la violazione dell’art. 21, comma 1bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., laddove la Commissione di gara, in presenza di un numero di offerte inferiore a cinque, per un appalto relativo ad un’opera pubblica di importo inferiore alla soglia comunitaria in materia, ha proceduto all’esclusione automatica dell’offerta ritenuta anomala senza il sub-procedimento di verifica dell’anomalia, consistente nella richiesta delle giustificazioni (Cons. Stato, Sez. V, 23 agosto 2004, n. 5570; 21 gennaio 2002, n. 339; n. 2873/2000).
TAR Lazio, Sezione II bis, Roma - Sentenza 17/11/2006 n. 12682
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Le prescrizioni sulle formalità di presentazione dell’offerta, qualora non previste a pena di esclusione, rilevano a tal fine solo quando rispondano ad un particolare interesse dell’Amministrazione o servano a garantire la “par condicio” dei concorrenti (c.d. criterio teleologico). Conseguentemente, l’irregolarità consistente nell’omessa indicazione sulla busta interna contenente l’offerta (peraltro regolarmente chiusa e sigillata con ceralacca come prescritto dalle norme di gara) “del lavoro per il quale è presentata l’offerta, dalla data prevista per l’inizio delle operazioni di gara” non è comunque suscettibile di arrecare pregiudizio all’Amministrazione o alla regolarità della gara, se le indicazioni mancanti risultano puntualmente apposte sul plico di invio contenente la busta in questione.
TAR Lazio, Sezione III ter. Roma - Sentenza 16/11/2006 n. 12491
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La verbalizzazione e la pubblicità delle sedute di gara sono adempimenti procedurali distinti che rispondono a finalità diverse e come tali non sono fungibili, ma complementari. La prima opera su un piano probatorio, mentre la seconda è la principale manifestazione della trasparenza amministrativa e costituisce un’essenziale garanzia partecipativa dei concorrenti, la quale contribuisce a qualificare un procedimento di evidenza pubblica come “giusto” e rispettoso della par condicio (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 16 giugno 2005, n. 3166). Da ciò consegue l’irrilevanza della verbalizzazione delle operazioni di gara, al pari dell’assenza di contestazioni in ordine alla regolarità delle stesse, con riferimento ai casi in cui sia stato violato il principio di pubblicità. La sussistenza di tale vizio procedurale non può che comportare, quindi, l’invalidità derivata di tutti gli atti di gara (Cons. Stato, Sez. V, 12 luglio 1996, n. 855).Nei contratti di appalto stipulati dalla pubblica amministrazione con il sistema dell’evidenza pubblica il provvedimento di aggiudicazione definitiva non rappresenta un atto preparatorio, ma costituisce, in pari tempo, atto conclusivo del procedimento di gara ed estrinsecazione dell’accordo delle parti contraenti, onde il suo sopravvenuto annullamento giurisdizionale comporta, per un verso, che nessun effetto può essere riconosciuto al provvedimento invalido, fin dal momento del suo venire in essere, e, per altro verso, che esso pone nel nulla l’intero effetto-vicenda derivato dall’aggiudicazione, a cominciare quindi dal contratto di appalto, che non ha alcuna autonomia propria e non costituisce la fonte dei diritti ed obblighi tra le parti ma, assumendo il semplice valore di mero atto formale e riproduttivo dell’accordo già concluso, è destinato a subire gli effetti del vizio che inficia il provvedimento cui è inscindibilmente collegato ed a restare automaticamente ed immediatamente caducato, senza necessità di pronunce costitutive del suo cessato effetto o di atti di ritiro dell’Amministrazione, in conseguenza della pronunciata inefficacia del provvedimento amministrativo ex tunc travolto dall’atto giurisdizionale.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 07/11/2006 n. 5195
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ principio consolidato in giurisprudenza che la pubblicità delle sedute non deve investire ogni fase della procedura di gara, ma solo quelle finalizzate alla verifica della integrità dei plichi e all’esame del loro contenuto, non riguardando dunque le sedute destinate al giudizio ed alle sottese valutazioni tecnico-discrezionali del Seggio di gara. Nel caso in cui la Commissione di gara si limita a compiere un’operazione matematica di commutazione in termini percentuali dell’offerta di un’impresa concorrente, originariamente articolata in termini valoriali assoluti, non può ritenersi sussistente un onere procedimentale di pubblicizzazione della seduta. Tale onere pubblicitario, infatti, se evidentemente giustificato da intuibili esigenze di garanzia circa la veridicità (anche sotto il profilo della non contraffazione) dei dati riscontrati in sede di prima apertura delle buste contenenti le offerte economiche, non trova giustificazione alcuna una volta che, resi noti i dati relativi a ciascuna offerta economica, l’operazione da compiere è semplicemente quella traspositiva di un dato numerico assoluto in un corrispondente dato percentuale.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 24/10/2006 n. 1242
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ indubitabile che la lista delle lavorazioni e forniture di cui all’art. 90 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. costituisce elemento integrante dell’offerta, allorché l’aggiudicazione debba avere luogo con il metodo dell’offerta a prezzi unitari. Ciò tuttavia non significa che la disciplina contenuta nella citata disposizione costituisca regolamentazione esaustiva delle modalità di formulazione dell’offerta, giacché in essa vengono fissati i contenuti della lista, ma non vengono determinate le modalità con le quali il concorrente fa propria l’offerta, quale risultante dalla lista più volte menzionata, con una dichiarazione che sia indice di una sicura volontà contrattuale, proveniente da colui che è in grado di vincolare l’impresa. Nella norma manca, tra l’altro, ogni riferimento specifico al soggetto abilitato nell’ambito dell’organizzazione di impresa a formulare l’offerta e, quindi, a sottoscrivere la lista in questione. La disciplina della formulazione dell’offerta da parte dell’impresa e, quindi, delle modalità con cui la relativa dichiarazione dovrà essere effettuata dal legale rappresentate o dal suo procuratore, è rimessa, pertanto, alla lex specialis. Quest’ultima ben potrà prevedere che la dichiarazione debba essere contenuta nella scheda recante la lista delle lavorazioni. Nulla, però, sembra vietare che sia prevista (come nel caso di specie) una dichiarazione apposita, in cui riportare il prezzo globale ed il ribasso già risultanti dalla lista e che da questa sia tenuta distinta.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 17/10/2006 n. 6190
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’applicazione dei principi di tutela dell’affidamento e di correttezza dell’azione amministrativa nonché la generale clausola di buona fede che informa l’azione amministrativa nel suo complesso impediscono che le conseguenze di una condotta colposa della stazione appaltante possano essere traslate a carico del soggetto partecipante alla pubblica gara con la comminatoria dell’esclusione dello stesso dalla procedura. Conseguentemente, verificato che la lesione dell’integrità del plico non è addebitabile alla negligenza dell’impresa concorrente, bensì a presumibile disattenzione dell’amministrazione, a quest’ultima è preclusa, in base a detti principi, l’esclusione dell’impresa vittima dell’errore amministrativo, specie qualora i rappresentanti di tutti i soggetti partecipanti alla procedura abbiano espresso l’assenso per la soluzione della sanatoria.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/10/2006 n. 6026
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
I principi di trasparenza e partecipazione che devono governare la generalità dei procedimenti amministravi, con particolare riferimento alle pubbliche gare, non possono non investire anche le decisioni della stazione appaltante di tornare sulle proprie scelte e di annullare, quindi, in radice una pubblica gara per presunta irregolarità del confronto concorsuale. Tanto più che i principi desumibili dalle norme comunitarie (come interpretati anche dalla Corte di giustizia) sono nel senso che l’interesse degli operatori economici a partecipare alle pubbliche gare ha rilievo talmente incisivo da doversene ammettere la tutela anticipata, contro il bando di gara, anche senza la presentazione dell’offerta, allorché le clausole siano talmente chiare nel prevedere l’esclusione dell’aspirante, sulla base dei requisiti di partecipazione richiesti, da rendere inutile ed antieconomico esigere la previa qualificazione mediante la presentazione dell’offerta, spesso fortemente onerosa. A maggior ragione, non può disconoscersi l’interesse dell’operatore che ha già presentato la sua offerta (sopportando i correlativi oneri di partecipazione) - per di più in una pubblica gara che consente l’aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida - a veder portata a compimento la procedura, pure in presenza di offerte che ne debbano essere escluse, in quanto sospettate della fraudolenta violazione dell’andamento del confronto (sulla tutela dell’affidamento, cfr. Cons. Stato, Ap., n. 6 del 5 settembre 2005).
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 06/09/2006 n. 2851
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il fatto che l’apertura delle buste contenenti l’offerta tecnico-economica (busta B) avvenga in seduta riservata, non sembra arrecare un vulnus ai principi di pubblicità e della parità di condizioni tra i concorrenti, poiché la Commissione non potrebbe essere influenzata dal fatto che dette buste non siano state aperte in seduta pubblica, a meno che non si voglia sostenere che in seduta segreta ne abbia alterato o addirittura manipolato il contenuto. Ciò che conta, infatti - atteso che il momento formale della completezza dell’offerta rileva in sede di apertura della busta contenente i documenti (busta A) - è l’esame e la valutazione dei vari aspetti tecnici e concreti dell’offerta tecnico-economica ai fini dell’attribuzione del punteggio e della formazione della graduatoria che, legittimamente, avviene in seduta riservata.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 25/07/2006 n. 4666
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La legittimità e la razionalità di una regola di gara che imponga determinate modalità di presentazione delle offerte (a mezzo posta o tramite corriere) sono state già riconosciute in precedenti pronunce giurisprudenziali (cfr., ex multis, la recente decisione della stessa Sez. V, n. 82 del 13 gennaio 2005 e, ancor prima, la n. 2291 del 30 aprile 2002). Il divieto della consegna diretta dei plichi presso gli uffici della stazione appaltante contribuisce evidentemente ad assicurare la massima imparzialità dell’operato amministrativo, la par condicio tra i partecipanti e la segretezza delle offerte (Cons. Stato, Sez. V, 18 marzo 2004, n. 1411), scongiurando in radice il rischio di una dispersione di notizie riservate.
TAR Lombardia, Sezione III Brescia - Sentenza 21/07/2006 n. 1858
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’Amministrazione non deve certo ingerirsi nelle offerte dei concorrenti, modificandole, ma questo non può voler dire escludere che la stazione appaltante possa, ed anzi debba, emendare i meri errori di calcolo, al fine di far emergere quello che è il prezzo globale realmente offerto sulla base dei prezzi unitari - essi certo intangibili - indicati dai concorrenti e per effetto di mere operazioni matematiche effettuate partendo dagli stessi. Un intervento di tal fatta appare funzionale non solo alle esigenze di ampia partecipazione alle procedure concorsuali, ma anche di correttezza nello svolgimento della funzione amministrativa, riportabile al canone di imparzialità amministrativa di cui all’art. 97 Cost..
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 19/06/2006 n. 1494
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
È ritenuto in giurisprudenza che la “qualificazione maggioritaria” debba essere riferita esclusivamente all’importo dei lavori a base d’asta ed intesa nel senso che la mandataria debba essere in possesso di una qualifica adeguata con riferimento ad una quota superiore (o comunque non inferiore) a quella assunta dalle altre partecipanti (in tal senso da ultimo C.G.A., 8 marzo 2005, n. 97; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 22 ottobre 2004, n. 2908).Il principio, normativamente sancito, della prevalenza dell’offerta espressa in lettere su quella espressa in cifre risponde all’esigenza di chiarezza ed univocità che sta alla base della fissazione (con l’art. 90 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.) di un tassativo criterio di individuazione dell’offerta da considerare prevalente, sollevando la stazione appaltante da un’improponibile indagine circa l’effettiva volontà dell’offerente.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 10/06/2006 n. 3371
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nel caso in cui il bando di gara rimetta alla libera scelta degli offerenti le modalità di trasmissione dei plichi i quali, pertanto, devono pervenire tramite raccomandata con o senza ricevuta di ritorno, ovvero tramite agenzia di recapito autorizzata, con l’unico limite consistente nella necessità della ricezione, da parte dell’amministrazione, entro il termine ivi indicato, proprio tale facoltà di scelta comporta la inevitabile conseguenza che il rischio del mancato o tardivo recapito deve ritenersi incombente sul partecipante alla gara. E’ vero che l’art. 36 del D.P.R. n. 655/1982 disciplina la distribuzione della posta ordinaria o raccomandata, disponendo che ciò avvenga presso l’ufficio postale, sicché un plico perviene nella disponibilità dell’amministrazione quando l’ufficio postale di destinazione ne rende attuale la distribuzione (questo significa che, in caso di coincidenza fra l’ufficio postale di ricezione e quello di destinazione, la disponibilità da parte dell’amministrazione si verifica quando la posta “ricevuta” è stata “lavorata” e messa in distribuzione). E’ tuttavia altrettanto vero che nulla impedisce all’amministrazione di stabilire che la partecipazione ad una gara debba materializzarsi facendo pervenire le offerte all’ufficio allo scopo destinato entro una data fissata. Le due disposizioni operano in ambiti diversi: l’amministrazione presumibilmente conscia del contenuto dell’art. 36 citato e quindi del momento in cui, per l’ordinario, ha la disponibilità della posta, impone ai concorrenti un onere ulteriore al fine di ottenere la disponibilità delle offerte presso i propri uffici per una certa data, per ragioni di speditezza dell’azione. Se il bando prevede più modalità di invio, la scelta costituisce una decisione dell’offerente che ne assume la piena responsabilità, anche per i disguidi e i ritardi. Se il bando prevede, invece, una sola modalità di inoltro, la determinazione della stazione appaltante è logica (e quindi legittima) solo alla luce di una corretta ripartizione delle responsabilità: l’offerente che può inoltrare la propria offerta in un solo modo, da un lato, non è tenuto a comportamenti più diligenti che per l’ordinario (in base al canone generale dell’art. 1176 c.c.), dall’altro non è esonerato da responsabilità per fatti cui abbia concorso a dare causa, tenendo comportamenti non improntati all’ordinaria diligenza; lo stesso vale per l’amministrazione. L’offerente deve quindi inoltrare l’offerta tempestivamente, in modo che la stessa giunga a destinazione, tenendo conto dei tempi di norma occorrenti per tutte le operazioni, d’altro canto l’Amministrazione deve curare di ritirare dall’ufficio postale i plichi entro l’orario utile in riferimento ai tempi necessari per la successiva protocollazione.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 08/06/2006 n. 699
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il bando, inteso come dichiarazione negoziale, deve essere interpretato secondo le consuete regole sancite dal codice civile in materia di contratti, privilegiando il criterio di interpretazione oggettiva (e primo fra tutti quello di buona fede oggettiva tratto dall’art. 1366 c.c.) rispetto a quello di matrice soggettiva, teso a ricostruire la volontà delle parti anche in contrasto con il dato letterale. Il principio dell’incolpevole affidamento del futuro contraente si individua, infatti, principalmente per ciò che espressamente si enuncia per iscritto con conseguente esonero da ogni ricostruzione attraverso indagini ermeneutiche ed integrative di ulteriori ed inespressi significati delle formule contrattuali (in claris non fit interpretatio).In linea generale rientra sicuramente nella discrezionalità dell’Amministrazione modellare una gara d’appalto in modo da prevedere due differenti prestazioni, di cui una principale, di sicura esecuzione, l’altra eventuale ed accessoria, vincolante per l’offerente ma non per l’Amministrazione (che si riserva di stipulare il relativo contratto, ad una determinata scadenza, ove lo ritenga opportuno). Tuttavia il contemporaneo svolgimento di due diverse gare nell’ambito di un’unica procedura deve necessariamente contemplare meccanismi volti ad evitare il rischio di indebite interferenze, che possano condurre alla scelta di quella meno vantaggiosa quanto alla prestazione principale dell’appalto, per il rilievo di un punteggio, che non può che restare isolato e comunque con effetti ricadenti sulla sola prestazione accessoria e meramente eventuale. Inoltre, l’attribuzione dei relativi punteggi deve tener conto, come punto di partenza, del diverso valore economico delle prestazioni, salvo poi operare ponderati bilanciamenti in ragione dell’interesse in concreto perseguito nello svolgimento della procedura, ma avendo comunque cura di non rendere tra loro del tutto svincolati quelli attribuibili rispetto al valore delle prestazioni, e salvaguardando in ogni caso l’obiettivo di assicurare una tendenziale omogeneità e comparabilità tra le rispettive offerte. Il punteggio attribuito alla miglior offerta economica relativa alla prestazione accessoria, ove non corrispondente ad un rilevante interesse dell’amministrazione, deve quindi essere modulato in termini tali da non costituire in modo ingiustificato l’elemento discriminante principale e - per la sua oggettiva portata - tendenzialmente risolutivo dell’intero iter concorsuale. Nel caso di specie, è stata all’opposto illogicamente prevista la stretta correlazione, nell’ambito di un’unica gara, tra due diverse prestazioni, la prima volta ad affidare l’esecuzione di opere con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la seconda pertinente, nel quadro di una gara esplorativa, la manutenzione, per un valore considerevolmente inferiore, di per sé idonea ad influire in modo decisivo sull’esito della gara, a causa da una parte della sproporzione tra il punteggio attribuitole, non commisurato al grado di definizione della prestazione, né all’attualità ed alla rilevanza dell'interesse della stazione appaltante, e dall’altra, dall’obiettiva massima aleatorietà di un’offerta economica priva di base d’asta. Una clausola siffatta è, quindi, illegittima, perché ex ante potenzialmente idonea a frustrare lo scopo di consentire la scelta dell’offerta economicamente più vantaggiosa per la prestazione principale (avente un valore economico di sessanta volte superiore) e in quanto comunque incapace di offrire un concreto, apprezzabile riferimento per quella accessoria ed eventuale. Posto che ai criteri di selezione delle offerte deve essere riconosciuta una funzione meramente strumentale, il cui scopo non può che consistere nel supportare l’amministrazione nella selezione dell’offerta economicamente o tecnicamente più vantaggiosa, la lex specialis della gara non può legittimamente prevedere meccanismi che compromettano tale interesse sostanziale cui sono preordinate le procedure ad evidenza pubblica.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 08/05/2006 n. 182
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’art. 77 del R.D. 23 maggio 1924, n. 827 (Regolamento di contabilità generale dello Stato), che ammette il ricorso al sorteggio nel caso di offerte di eguale importo nelle gare di appalto solo “ove nessuno di coloro che fecero offerte uguali sia presente, o i presenti non vogliano migliorare l'offerta”, trova applicazione generalizzata indipendentemente dal suo richiamo nei bandi di gara, e non è stato abrogato né implicitamente né esplicitamente dalla successiva normativa in materia di appalti.La clausola del bando di gara secondo cui, in caso di offerte economiche uguali, si procederà a sorteggio, va interpretata e integrata alla stregua dell’art. 77 del R.D. n. 827/1924, il quale, prima del sorteggio, prevede l’esperimento migliorativo.Ai sensi dell’art. 77 del R.D. n. 827/1924 deve ritenersi che, nel caso in cui in una gara di appalto siano state presentate offerte uguali, il sorteggio costituisce il metodo di aggiudicazione meramente residuale, applicabile solo qualora non sia possibile l’esperimento migliorativo; tale preventivo esperimento deve ritenersi rispondente ad un principio generale, in quanto consente all’Amministrazione, nel rispetto anche della libera concorrenza, di ottenere la prestazione oggetto dell’appalto alle migliori condizioni di mercato.Non è necessaria la presenza di tutti i concorrenti classificatisi in parità per procedere all’esperimento migliorativo previsto dall’art. 77 del R.D. n. 827/1924, atteso che quest’ultima norma inibisce l’esperimento della procedura migliorativa solo “ove nessuno di coloro che fecero offerte uguali sia presente, o i presenti non vogliano migliorare l’offerta”.L’esperimento migliorativo previsto dall’art. 77 del R.D. n. 827/1924 è del tutto compatibile in caso di gare per appalti sopra soglia. In essi il limite di anomalia non determina di per sé alcuna esclusione delle offerte in sospetto di anomalia, imponendo solo la loro verifica intesa ad accertare se il ribasso è giustificato alla stregua degli elementi evidenziati (dopo contraddittorio) dalla ditta interessata.La disciplina di cui all’art. 77 del R.D. n. 827/1924 è compatibile con la vigente normativa in tema di esclusione delle offerte anomale negli appalti di importo inferiore alla soglia comunitaria (art. 21bis, Legge n. 109/1994 e s.m., recepito dalla L.R. Sicilia n. 7/2002), avuto in particolare riguardo alla concreta possibilità che l’offerta migliorativa si mantenga entro la soglia di anomalia, salvo comunque ed impregiudicato il potere-dovere dell’Amministrazione di procedere a verifica in contraddittorio nel caso in cui l’offerta migliorativa superi la predetta soglia.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 12/04/2006 n. 636
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ legittima l’esclusione fondata sul fatto che l’impegno a costituirsi in associazione temporanea d’imprese è stato formulato in un documento apposito, inserito nella busta contenente i documenti di gara, anziché nella stessa offerta economica, come prescritto dall’art. 13, quinto comma, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. La disposizione (nella specie richiamata dal bando) non prevede un inutile formalismo, atteso che il suo significato consiste nell’imporre alle imprese ancora non associate di assumere il relativo impegno anche nei confronti della stazione appaltante, e di assumerlo unitamente a quello relativo allo svolgimento della prestazione richiesta per il prezzo offerto. La diversità di trattamento nei confronti delle associazioni temporanee costituite appare ragionevole, atteso che queste ultime costituiscono organizzazioni i cui partecipanti hanno già assunto rispettive obbligazioni, mentre nelle associazioni costituende gli impegni assunti dagli associandi devono essere concretizzati.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 06/04/2006 n. 1862
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In una gara di appalto l’unico termine di scadenza per la presentazione delle offerte non può che esser quello fissato dal bando e la previsione del disciplinare non può che regolare le modalità delle varie forme di presentazione delle offerte. Pertanto, qualora il disciplinare preveda, per fini evidentemente organizzativi, che la consegna a mano debba avvenire nei tre giorni antecedenti il termine di scadenza, nel computo dei tre giorni va incluso anche il termine di scadenza fissato dal bando, perché altrimenti si giungerebbe ad un inammissibile contrasto tra bando e disciplinare. Del resto anche il criterio di ragionevolezza conduce a tale conclusione, non essendo ipotizzabile che si sia voluto distinguere in sede di disciplinare in modo da prevedere, in contrasto con il bando, un termine diverso per la sola consegna a mano. Intesa in tal modo l’indicazione del disciplinare non è pleonastica, in quanto finalizzata a prevedere che solo negli ultimi tre giorni (per ragioni di tipo organizzativo) l’amministrazione ha predisposto tutto l’occorrente per la ricezione delle offerte a mano. (Non sussiste contrasto con il precedente Cons. Stato, Sez. IV, n. 3806/02, in quanto in quel caso era direttamente il bando a prevedere una diversa modalità per la consegna a mano).
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 31/03/2006 n. 122
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La circostanza che l’art. 21, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, come integrato dall’art. 17 della legge regionale Sicilia n. 7/2002, mentre dispone espressamente che le offerte di ribasso debbano essere formulate con due sole cifre decimali, nulla dispone circa eventuali arrotondamenti ai fini del calcolo delle medie, non autorizza di per sé a ritenere illegittime le previsioni dei bandi o disciplinari di gara con cui le singole amministrazioni, portando ad ulteriore conseguenza la logica di semplificazione e moralizzazione sottesa all’innovazione legislativa sopra menzionata, estenda anche al calcolo delle medie la regola dell’arrotondamento dei decimali. A ciò si aggiunga che nel sistema legislativo della Regione Siciliana la scelta a favore dell’arrotondamento delle medie era formulata anche a livello di bando tipo regionale, le cui previsioni sono espressamente dichiarate vincolanti per le singole amministrazioni, in sede di redazione dei bandi di gara, dall’art. 16, comma 4, della citata legge regionale n. 7/2002. Ragioni di coerenza sistematica inducono, pertanto, a ritenere che la clausola del bando tipo, ritenuta illegittima dal giudice di primo grado, costituisca invece mero sviluppo logico della previsione della stessa fonte legislativa primaria, mantenendosi entro i limiti della potestà regolamentare da questa conferita al competente assessorato regionale al fine di omogeneizzare il contenuto degli atti delle procedure di gara indette dalle singole amministrazioni.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/03/2006 n. 1534
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La consegna del plico ad un ufficio diverso da quello espressamente menzionato nel bando o nella lettera di invito viola la parità delle condizioni di partecipazione alla gara perché difforme ad una prescrizione imposta a tutti i concorrenti. Sussiste, infatti,l’obbligo di osservare le disposizioni poste a presidio del corretto espletamento delle gare, stabilite dalla stessa amministrazione nell’esercizio del proprio potere discrezionale di autovincolarsi (Cons. Stato, Sez. V, 5 settembre 2002, n. 4456). Una volta che la stazione appaltante abbia imposto l’osservanza di determinate regole a tutti i concorrenti non può permetterne la deroga se non in circostanze del tutto eccezionali e imprevedibili, fra le quali non rientra la chiusura degli uffici comunali per l’ordinaria scadenza dell’orario di lavoro o per il normale riposo festivo o domenicale. Non rappresenta, quindi, un valido motivo per derogare alla regola imposta dalla lettera di invito e consegnare il plico contenente l’offerta al comando dei vigili urbani e non agli uffici del comune, la chiusura degli uffici nella giornata del sabato. È infatti regola di comune esperienza la chiusura degli uffici amministrativi durante le giornate prefestive come è regola di comune esperienza dover consegnare la corrispondenza diretta all’ente presso gli uffici amministrativi e non a quelli di polizia urbana.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 20/03/2006 n. 1445
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio della pubblicità delle sedute di gara per la scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è senz’altro inderogabile in ogni tipo di gara (compreso l’appalto concorso), almeno per quanto concerne la fase di verifica dell’integrità dei plichi contenenti la documentazione amministrativa e l’offerta economica e relativa apertura (cfr. le decisioni n. 388 dell’11 febbraio 2005; n. 1077 del 16 marzo 2005; n. 1427 del 18 marzo 2004; n. 4586 del 3 settembre 2001; n. 1067 del 27 febbraio 2001; n. 2884 del 7 maggio 2000; n. 576 del 30 maggio 1997). Al fine di stabilirne la portata occorre però distinguere tra procedure di aggiudicazione automatica (sulla base della disciplina di gara, che tiene conto unicamente dell’aspetto economico) e quelle che richiedono una valutazione tecnico-discrezionale per la scelta dell’offerta più vantaggiosa per l’Amministrazione sulla base di una pluralità di elementi tecnici ed economici. Per le prime (sistema dell’asta pubblica e delle licitazioni private, salvo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa), la pubblicità delle sedute è generalmente totale per consentire il controllo delle varie fasi di svolgimento della gara da parte dei concorrenti, non sussistendo alcuna valutazione tecnico-discrezionale da effettuare. Ciò è connaturale al sistema dell’asta pubblica (cfr. la decisione di questa Sezione n. 661/2000), ma vale anche per la licitazione privata con scelta automatica del contraente, giusta art. 89 del R.D. n. 827/1924. La conferma della vigenza di detto principio si rinviene nella recente normativa di cui al Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici, approvato con D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. che distingue tra sedute riservate per la valutazione delle offerte tecniche e sedute pubbliche per la verifica della documentazione, apertura delle buste contenenti le offerte economiche e lettura dei ribassi offerti, con determinazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base dei criteri prefissati (art. 64, comma 5; art. 67, comma 5; art. 91, comma 3).Non può, peraltro, ritenersi che la mancata pubblicità delle sedute di gara non rileverebbe di per sé come vizio della procedura, occorrendo un’effettiva lesione della trasparenza della gara e della par condicio tra i concorrenti, in quanto trattasi di un adempimento (pubblicità delle sedute) posto a tutela non solo della parità di trattamento dei partecipanti alla gara ma anche dell’interesse pubblico alla trasparenza ed all’imparzialità dell’azione amministrativa, le cui conseguenze negative sono difficilmente apprezzabili ex post una volta rotti i sigilli ed aperti i plichi in mancanza di un riscontro immediato (ad es. regolarità della chiusura dei plichi, data di ricevimento dei plichi, regolarità e completezza della documentazione prodotta, lettura del prezzo offerto). La sussistenza di tale vizio procedurale non può che comportare, quindi, l’invalidità derivata di tutti gli atti di gara (cfr., sul punto, anche la decisione della sezione n. 855 del 12 luglio 1996).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 20/02/2006 n. 690
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Va esclusa la società la cui offerta sia stata presentata non già dal legale rappresentante ma da un suo procuratore generale, nel caso in cui la procura rilasciata contempli la possibilità per il procuratore di compiere qualunque atto di ordinaria amministrazione ed atti di straordinaria amministrazione specificamente elencati, tra i quali non figura la presentazione di offerte alle gare pubbliche.Il potere di presentare offerte non può ritenersi compreso in quello di “Partecipare in … associazioni anche temporanee di imprese” previsto dalla procura generale.
TAR Calabria, Sezione Catanzaro - Sentenza 01/02/2006 n. 80
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’esclusione da una gara di pubblico appalto può essere disposta soltanto con riferimento all’inosservanza di specifici requisiti o formalità espressamente indicati dalla legge o dal bando di gara o dalla lettera di invito, non essendo a ciò sufficiente una generica comminatoria di esclusione allorché l’irregolarità constatata non sia rilevante per l’interesse dell’amministrazione o a tutela della “par condicio” dei concorrenti (Cons. Stato, Sez. VI, 13 giugno 2000, n. 3290).La mancata indicazione dell’oggetto della gara sulla busta dell’offerta non può essere causa di esclusione, nonostante tale indicazione sia prevista dal bando. Non può, infatti, ritenersi che una tale omissione possa far insorgere dubbi in ordine alla provenienza dell’offerta o in altro modo incidere sul corretto svolgimento della gara (Cons. Stato, Sez. V, 8 giugno 2000, n. 3255).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 25/01/2006 n. 33
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Le formalità di presentazione delle offerte nelle pubbliche gare di appalto - ove non espressamente previste a pena di esclusione - rilevano quali cause di esclusione dalla gara solo quando rispondano ad un particolare interesse dell’amministrazione (suscettibile come tale di apprezzamento discrezionale).Non sussiste alcun interesse dell’Amministrazione ad indagare sulla sussistenza o meno di precedenti penali di soggetti indubitabilmente estranei alle imprese partecipanti in quanto privi di cariche societarie (ancorché indicati ancora come direttori tecnici in carica dal certificato di iscrizione all’Albo Regionale Appaltatori).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 23/01/2006 n. 205
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
A parte l’incongruità della qualificazione di “eccessivamente oneroso” dell’obbligo di servirsi esclusivamente del servizio postale, trattandosi di un servizio che non è gravoso, perché di facile utilizzazione, né può dirsi oneroso sotto il profilo economico rispetto ad altri servizi alternativi, la cui onerosità è addirittura superiore, va confermata la giurisprudenza formatasi al riguardo, per cui tale prescrizione non può ritenersi irragionevole quando l’amministrazione stabilisce un termine congruo per la presentazione delle offerte (Sez. V, 30.4.2002, n. 2291; 31.8.2000, n. 4617; la IV Sezione, con la decisione del 20.9.2000, n. 4934, ha annullato la clausola di un bando di gara che imponeva l’uso del servizio postale in quanto assegnava il termine di soli tre giorni per fare pervenire l’offerta tramite detto servizio).
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 18/01/2006 n. 93
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’art. 83 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. prevede che, qualora le offerte pervenute riguardano: “... la sola acquisizione del bene ovvero la sola esecuzione dei lavori ovvero l’acquisizione del bene congiuntamente all’esecuzione dei lavori, la vendita del bene e l’appalto per l’esecuzione dei lavori vengono aggiudicati alla migliore offerta congiunta, sempre che essa sia più conveniente delle due migliori offerte separate. In caso contrario, l’aggiudicazione avviene in favore della migliore offerta relativa all’acquisizione del bene e a quella relativa all’esecuzione dei lavori”. Il comma 4 dello stesso art. 83 dispone altresì che “L’amministrazione aggiudicatrice dichiara la gara deserta qualora nessuna delle offerte pervenute abbia ad oggetto l’acquisizione del bene”. In altre parole, la possibilità che venga presa in considerazione l’offerta separata di sola esecuzione dei lavori è subordinata alla presenza di una proposta (allo stesso tempo separata) riguardante la sola acquisizione dell’immobile tanto che, in caso contrario, la gara viene aggiudicata alla migliore offerta congiunta.Nel caso in cui nessun concorrente ha presentato offerta per la sola acquisizione dell’immobile né le ditte partecipanti con proposta congiunta hanno manifestato disponibilità a “dividerla” nel caso di accertata incongruità dei prezzi proposti per la parte relativa all’esecuzione dei lavori, non può ritenersi che la stazione appaltante avrebbe dovuto comunque scindere le offerte congiunte (quelle giudicate anomale) in modo tale da scegliere la proposta in assoluto più conveniente per l’amministrazione, poiché ciò si scontra, oltre che con la ratio della norma più volte citata, con l’esigenza di salvaguardare l’autonomia imprenditoriale delle imprese concorrenti. Sembra, invero, paradossale costringere l’impresa partecipante ad assumersi un onere contrario (nel caso di specie, la sola acquisizione dell’immobile) alla volontà espressa in sede di gara, atteso che, nel partecipare alla procedura selettiva, l’impresa concorrente effettua preventivamente proprie valutazioni di convenienza, che non possono essere stravolte dall’amministrazione in mancanza di una dichiarazione di disponibilità dalla stessa chiaramente manifestata. Ritenere il contrario non coincide neppure con la ratio della previsione normativa in esame, atteso peraltro che la procedura delineata dal citato art. 83 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. è finalizzata alla conclusione di un contratto basato, come noto, sull’accordo raggiunto su un assetto di interessi concordato tra l’amministrazione e la parte privata, la cui volontà manifestata in sede di offerta (che deve formarsi in totale autonomia) non può essere stravolta neanche nell’ottica di una maggiore convenienza per la stazione appaltante.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 13/01/2006 n. 42
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio di continuità delle procedure di gara (ricavabile dall’art. 71, R.D. 23 maggio 1924, n. 827) esige, in linea di massima, che le stesse siano espletate in unica seduta o in più sedute immediatamente consecutive. La regola è volta a garantire la celerità delle operazioni, in ossequio ai principi del buon andamento e di efficienza dell’amministrazione, e l’assoluta indipendenza di giudizio della commissione di gara, per sottrarla a possibili influenze esterne. Essa mira altresì ad impedire che i criteri di valutazione delle offerte vengano formulati dopo la conoscenza delle stesse e a salvaguardare la correttezza e genuinità della documentazione prodotta dagli offerenti (che solo l’esame contestuale e cronologicamente coevo assicura).La giurisprudenza ha, tuttavia, rilevato che il principio di continuità viene parimenti rispettato anche qualora le operazioni di gara si svolgano con ragionevole celerità in pochi giorni consecutivi, purché la fissazione dei criteri di valutazione delle offerte preceda la conoscenza delle offerte medesime e venga rispettato il principio di segretezza delle operazioni di gara fino alla enunciazione dell’esito della stessa. Si è anche affermato che il principio anzidetto può subire deroghe in ragione della complessità delle operazioni di gara che renda necessarie sospensioni o interruzioni (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 7.5.1994 n. 442; TAR Piemonte, Sez. II, 11.4.1995 n. 233), ovvero in presenza di situazioni particolari che impediscano la concentrazione delle operazioni di gara in una sola seduta (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 23.2.1990 n. 129; TAR Lazio, Sez. II, 6.12.1994 n. 2040), o per garantire ai dipendenti comunali il periodo di ferie (cfr. C.G.R.S., 16.9.1998 n. 477). In particolare è stata ritenuta ammissibile l’interruzione del procedimento di gara nei casi in cui ricorreva la necessità, da parte della commissione, di acquisire riscontri professionali qualificati su punti, ritenuti a discrezione della commissione stessa, controversi del procedimento, dal momento che in tali casi le esigenze di celerità e di regolarità delle operazioni di gara, sottese al principio di continuità delle stesse, non vengono lese (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 12.10.2004, n. 6568). Ne consegue che il principio di continuità della gara di appalto, la cui osservanza comporta la concentrazione delle operazioni in un’unica seduta o, al massimo, in poche sedute vicine, è solo tendenziale, ben potendo verificarsi talune circostanze impeditive della concentrazione, e comunque va interpretato con una certa elasticità in relazione alle gare da aggiudicarsi previa verifica, in contraddittorio con l’offerente, dell’offerta ritenuta anormalmente bassa, in quanto caratterizzata dalla valutazione di una pluralità di elementi tecnico-progettuali in cui è connaturale quella complessità di giudizio che giustifica la deroga al principio stesso.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 29/11/2005 n. 6773
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittimo l’operato della Commissione giudicatrice che fissa sub-elementi di valutazione, procedendo ad un’indebita integrazione della lex specialis in onta a quanto stabilito dall’art. 91 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. circa l’obbligo di indicare nel bando tutti gli elementi di valutazione qualitativa delle offerte, tra cui eventuali “sub-elementi”, “sub-pesi” o “sub-punteggi”. Come precisato dalla giurisprudenza, i sub-elementi, affinché siano tali, devono incidere in maniera significativa sui criteri indicati nel bando e non essere semplici specificazioni o chiarimenti in merito alla metodologia usata nell’attribuzione del punteggio secondo pesi da stabilire sui singoli elementi tecnici che compongono l’offerta, la cui valutazione rappresenta l’oggetto dell’attività della commissione stessa, che può discrezionalmente organizzare i propri lavori anche in base a tale metodologia. Conseguentemente, l’illegittimità non sussiste quando la Commissione giudicatrice si limita a porre in essere una mera esplicazione dei criteri generali di valutazione delle offerte già indicati nella lex specialis, in maniera tale da rendere la scelta maggiormente aderente alle effettive esigenze della stazione appaltante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 28/11/2005 n. 6638
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Di portata generale è la considerazione che nell’appalto concorso, a seguito delle fasi preliminari pubbliche di verifica e riscontro dei plichi presentati e dei documenti in essi contenuti, interviene la valutazione tecnico-qualititativa dell’offerta, che certamente deve essere effettuata in seduta riservata, al fine di evitare influenze esterne sui giudizi dei membri della Commissione giudicatrice (Sez. V, n. 5421 del 2002). Siffatta esigenza di riservatezza delle sedute della commissione, per ciò che concerne la valutazione dell’offerta tecnico-qualitativa dei singoli concorrenti, si coniuga con l’esigenza ulteriore di segretezza dell’offerta economica, fintato che le valutazioni in parola non siano state portate a compimento. La regola della continuità e l’esigenza di speditezza consentono dunque - in assenza di una norma che fissi l’inderogabilità della seduta pubblica per l’apertura delle buste contenti l’offerta economica - di proseguire, in seduta riservata, anche all’apertura delle buste contenti l’offerta economica, in quanto, come già osservato dalla Sezione (nella richiamata decisione n. 2235 del 14 aprile 2000) “la loro consistenza risulta dagli atti scritti che le contengono ai quali, insieme ai verbali da cui risulta la loro comparazione, la legge assicura l’accesso a chi vi abbia interesse”.
TAR Sicilia, Sezione Catania IV - Sentenza 28/11/2005 n. 2187
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In una gara di appalto di opere pubbliche la disposizione del disciplinare di gara relativa alla diversità dei termini di scadenza per la presentazione dell’offerta a seconda della modalità di presentazione scelta dal concorrente (a mano o a mezzo del servizio postale) è immune da vizi logici, essendo funzionale ad assicurare il principio della “par condicio” tra i concorrenti e per garantire la contestualità della predisposizione e presentazione delle offerte da parte dei concorrenti, al fine di evitare il fenomeno distorsivo delle cordate, di modo che coloro i quali non intendono correre il rischio connesso all’invio della offerta a mezzo del servizio postale devono fruire di un termine più breve per la consegna a mani, che compensa il maggior tempo necessario occorrente a coloro che scelgono di presentare l’offerta a mezzo del servizio postale. Deve, pertanto, ritenersi legittima la clausola del bando che, nel caso in cui l’impresa partecipante intenda avvalersi della facoltà di consegna a mani del plico contenente l’offerta, indica, quale termine ultimo speciale, i tre giorni antecedenti quello ultimo utile per la presentazione delle offerte a mezzo posta (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 8 luglio 2002, n. 3806; T.A.R. Catania, Sez. I, 11 gennaio 2005, n. 18).Nel caso in cui il bando di gara preveda che l’offerta deve pervenire agli uffici della P.A. appaltante a mezzo di raccomandata entro un giorno ed un’ora prefissati, legittimamente la stazione appaltante esclude un’offerta pervenuta oltre il termine fissato (a pena di esclusione) dal bando stesso (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 26 maggio 1999, n. 693).
TAR Piemonte, Sezione II - Sentenza 19/11/2005 n. 3743
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Come più volte affermato in giurisprudenza, è legittima l’offerta presentata in busta “a sacchetto” sigillata nell’unico lembo aperto, essendo gli altri già chiusi dal fabbricante della busta, in quanto sono raggiunte le finalità (segretezza delle offerte e impossibilità di manomissione del plico) cui sono preordinate le modalità di presentazione dell’offerta richieste dal bando di gara (cfr. T.A.R. Trentino Alto Adige Trento, 1 giugno 1998, n. 243). Ciò vale soprattutto nelle ipotesi (come quella di specie) in cui non emergano dal procedimento di gara concreti elementi indicativi di una possibile manomissione delle buste contenenti l’offerta; in questi casi, infatti, la rigida applicazione delle norme di gara, che richiedano sottoscrizione e sigillatura di ogni lembo della busta, si risolverebbe in un puro formalismo, disancorato da qualunque esigenza di tutela della correttezza di gara, che si pone in diretto contrasto con il principio di massima concorrenzialità e partecipazione cui deve essere improntata la procedura selettiva.
TAR Sicilia, Sezione Palermo III - Sentenza 11/11/2005 n. 5232
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Alla fattispecie dell’art. 21, comma 1-bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., coordinata con la legge regionale Sicilia n. 7/2002 e s.m., si correla l’inapplicabilità della disposizione dell’art. 77, primo comma, del R.D. n. 827/1924, (vale a dire il sub-procedimento di licitazione privata mediante offerte migliorative), e si rende invece applicabile quella del secondo comma dello stesso art. 77, laddove questo prevede il ricorso direttamente al sorteggio tra le offerte uguali nei casi di appalti con limite prefissato di massimo aumento o massimo ribasso. Ciò in quanto all’ipotesi suddetta - fissazione di un limite di ribasso insuperabile - è senz’altro assimilabile quella del limite di ribasso percentuale costituito dalla c.d. soglia di anomalia.Diversamente opinando, potrebbe addivenirsi all’aggiudicazione sulla base di un’offerta complessiva di ribasso (determinata dalla somma, a quella originaria, dell’offerta migliorativa), uguale o superiore al limite di ribasso segnato dalla soglia di anomalia: vale a dire, sulla base di un’offerta che potrebbe recare una percentuale di ribasso addirittura superiore ad offerte (legittimamente) escluse come anomale per avere superato tale soglia. Ciò non sembra compatibile con la ratio della delineata disciplina di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici d’importo inferiore alla soglia comunitaria, basata sull’esclusione automatica delle offerte individuate come anomale all’esito dello specifico procedimento a tal fine stabilito.
TAR Sicilia, Sezione Palermo I - Sentenza 09/11/2005 n. 4992
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’inosservanza delle prescrizioni del bando circa la modalità di presentazione delle offerte, implica l’esclusione dalla gara medesima soltanto quando si tratti di prescrizioni rispondenti ad un particolare interesse dell’Amministrazione, ovvero quando siano poste a garanzia della par condicio dei concorrenti o quando siano preordinate a garanzie sostanziali, essenziali per il proficuo svolgimento della gara (Cons. Stato, Sez. V, 31 ottobre 2001 n. 5690 e 30 giugno 1995 n. 936). Nel caso in cui il prezzo complessivo omesso è facilmente ricavabile da una semplice operazione aritmetica, in ragione della percentuale di ribasso offerto sull’importo a base d’asta, va considerato che è stato affermato in giurisprudenza il principio che individua nella percentuale di ribasso il parametro per riparare ad eventuali discordanze tra i prezzi unitari, comunque indicati, e la detta percentuale, adeguando i primi a quest’ultima (Cons. Stato, sez. V, 30 ottobre 2003 n. 6767), onde la mancata indicazione del prezzo complessivo, facilmente determinabile come in premessa, non può essere sanzionata in ogni caso in modo più rigoroso della errata indicazione del medesimo. In entrambi i casi, infatti, ciò che rileva ai fini della individuazione certa dell’offerta è l’indicazione della percentuale di ribasso sul prezzo a base d’asta (in modo conforme cfr. Cons. Stato, Sez. V, 10 novembre 2003 n. 7134).
TAR Basilicata - Sentenza 07/11/2005 n. 995
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Sia le Direttive Comunitarie in materia di appalti pubblici (art. 7 Direttiva n. 18/2004 e art. 16 Direttiva n. 17/2004) sia la normativa nazionale di recepimento, quando fanno riferimento agli importi a base di gara, specificano sempre che tali importi sono al netto dell’IVA. Deve pertanto ritenersi che, in caso di mancata specificazione da parte del bando di gara o del partecipante ad un procedimento di evidenza pubblica, il prezzo offerto deve intendersi formulato al netto dell’IVA. Sul punto va, inoltre, precisato che la Commissione giudicatrice, una volta che sono state aperte le buste contenenti le offerte economiche, non può chiedere all’offerente di specificare se il prezzo offerto sia comprensivo o meno di IVA, in quanto in tal modo verrebbe manifestamente violato il principio della par condicio tra i concorrenti, poiché verrebbe consentito all’offerente di rispondere in un senso o in un altro a secondo della possibilità di scavalcare o meno il potenziale aggiudicatario dell’appalto.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 16/09/2005 n. 1604
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Alla fattispecie dell’art. 21, comma 1-bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., coordinata con la legge regionale n. 7/2002 e s.m., si correla la inapplicabilità della disposizione dell’art. 77, comma 1, del R.D. n. 827/1924, (vale a dire il sub-procedimento di licitazione privata mediante offerte migliorative), e si rende invece applicabile quella del comma 2 dello stesso art. 77, laddove questo prevede il ricorso direttamente al sorteggio tra le offerte uguali nei casi di appalti con limite prefissato di massimo aumento o massimo ribasso. Ciò in quanto, trattandosi di appalti sotto soglia comunitaria da aggiudicarsi, ai sensi del citato art. 21, comma 1-bis, della legge n. 109/1994 e s.m., al prezzo più basso previa determinazione della soglia di anomalia e conseguente esclusione automatica delle offerte risultate anomale, con la licitazione integrativa-migliorativa si verrebbe a consentire l’aggiudicazione ad una offerta ulteriormente ribassata (a “carte scoperte”) rispetto alla percentuale già valutata come anomala secondo parametri ben determinati che inderogabilmente fissano la percentuale di massimo ribasso consentito. Né, al riguardo, può farsi riferimento al vantaggio economico che l’Amministrazione potrebbe conseguire dall’offerta migliorativa, dal momento che tali oggettivi ed automatici parametri scaturiscono dalla ratio sottesa al suddetto art. 21, comma 1 bis, della legge quadro, finalizzata, come è noto, ad evitare che le offerte disancorate dal mercato e scarsamente affidabili possano incidere negativamente sul conteggio (in tal senso, fra le tante, Cons. Stato, sez. V, 11 luglio 2001, n. 3861).La possibilità di presentare offerte migliorative, inoltre, verrebbe ad alterare il sistema di aggiudicazione delineato dal citato art. 21, comma 1-bis, della legge n. 109/1994 e s.m., in quanto l’esperimento migliorativo presuppone una flessibilità di contrattazione del tutto incompatibile con il rilevato automatismo che si fonda anche sul principio di immodificabilità della proposta contrattuale inizialmente formulata che, nell’impedire di rendere valida una offerta diversamente invalida (attraverso ripensamenti e riformulazioni da parte di alcuni concorrenti), esclude ogni margine di ulteriore miglioramento delle offerte e di conseguente trasformazione di una originaria selezione aperta in una procedura negoziata, trasmodando nello schema della trattativa privata (cfr. Cons. Stato, sez. V, 13 dicembre 2002, n. 6281, secondo cui “va negata la possibilità di modificare le condizioni contrattuali di affidamento di un servizio o di una fornitura o della realizzazione di un’opera, sia prima che dopo l’aggiudicazione, perché in ogni caso…vi è palese violazione delle regole di concorrenza e di parità di condizioni fra i partecipanti alle gare pubbliche”).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/08/2005 n. 4413
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nella materia dell’appalto concorso, nei limiti imposti dal capitolato speciale, l’Amministrazione ha piena discrezionalità nella scelta delle soluzioni tecniche alternative, che non contrastino con i criteri fondamentali fissati dal bando, indicate dalle ditte offerenti, ed il provvedimento con il quale viene giudicato l’appalto è incensurabile se la valutazione tecnica del progetto prescelto è immune da vizi logici (Sez. IV, n. 651 del 19 agosto 1994, Sez. IV, n. 1212 del 10 luglio 1999; sez. V, n. 1233 dell’ 11 ottobre 1996). Nel caso di specie assume rilievo la circostanza che il capitolato speciale, piuttosto che fissare, in puntuali previsioni progettuali, limiti invalicabili ai quali la Commissione giudicatrice fosse tenuta ad attenersi, ha fissato obiettivi da perseguire, stabilendo indicatori di massima rispetto ai quali l’eventuale elemento singolo di scostamento del progetto-offerta non avrebbe costituito motivo di esclusione dalla gara, neanche per ciò che riguarda la parte costruttiva, per la quale i servizi tecnici dell’Amministrazione hanno elaborato un progetto guida. In tale circostanza compito precipuo della Commissione giudicatrice è dunque accertare con riferimento a ciascuno dei tre sub-elementi, sui quali doveva articolarsi l’offerta, se le soluzioni proposte dalle concorrenti non si discostassero sensibilmente dalle linee guida fissate dalla stazione appaltante, se fossero più o meno in condizione di realizzare gli obiettivi perseguiti e se gli eventuali scostamenti riscontrati introducessero, rispetto alle indicazioni, elementi migliorativi o peggiorativi, confrontando poi fra di loro, ai fini dell’attribuzione del punteggio, le differenti previsioni progettuali.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/08/2005 n. 4413
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La normativa di cui all’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. non può trovare applicazione alla procedura di aggiudicazione di un appalto misto con prevalenza di servizi, la quale, invece, nelle linee generali è governata dal D.Lgs. 17 marzo 1995 n. 157 (come modificato dal D.Lgs. 25 febbraio 2000 n. 65). Nel nostro diritto positivo, in particolare dopo l’adeguamento della normativa interna a quella comunitaria, è infatti netta, nella regolamentazione delle procedure di gara, la distinzione delle norme applicabili a seconda dell’oggetto contrattuale. Non è, pertanto, corretta una operazione di trasposizione di alcune disposizioni da un settore all’altro, in quanto ciascuno trova una disciplina completa negli atti normativi che attengono specificamente al settore considerato (in termini, la decisone della Sez. V, n. 350 del 2003). Può anche essere ammessa una prescrizione di bando che integri la disciplina di settore, quando non collida con aspetti fondamentali di quest’ultima o con disposizioni puntuali. Al contrario, non è possibile trasferire i principi o singole disposizioni di dettaglio dalla disciplina di un oggetto contrattuale ad un differente ambito senza una esplicita norma di bando che lo consenta.
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 01/08/2005 n. 3521
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittima la condotta della stazione appaltante la quale, durante la seduta della Commissione di gara nella quale sono state aperte le offerte (dopo, quindi, il termine perentorio di presentazione delle stesse da parte dei concorrenti), consente al legale rappresentante di una società concorrente di produrre in quella sede la copia del documento di identità. Ciò in quanto il predetto inadempimento, non potendo essere considerato alla stregua di una mera irregolarità (trattandosi di una procedura ad evidenza pubblica), avrebbe dovuto essere sanzionato con l’esclusione dalla gara della società stessa.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 01/08/2005 n. 1402
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il mancato richiamo nella lex specialis all’art. 77 del r.d. 23 maggio 1924, n. 827 preclude la possibilità di verificare, in sede di gara, la disponibilità delle imprese presenti a formulare un’offerta migliorativa. Ciò in quanto l’individuazione, quale criterio di aggiudicazione finale, del mero sorteggio potrebbe aver disincentivato la partecipazione alla seduta di gara di talune imprese che hanno presentato offerta, inducendo in esse la convinzione della superfluità della presenza fisica del proprio legale rappresentante, così ledendo la par condicio che deve essere garantita a tutte le imprese.Il sistema migliorativo dell’offerta non può comunque trovare applicazione laddove, dovendosi applicare il sistema automatico di esclusione delle offerte anomale, il tentativo del suo esperimento porterebbe all’aberrante risultato dell’aggiudicazione ad un’offerta di importo pari o inferiore a quello di altre legittimamente escluse in quanto al di sotto della soglia di anomalia, offerta che, quindi, se presentata originariamente sarebbe stata per tale ragione essa stessa esclusa (T.A.R. Sicilia, Palermo, III, n. 977/05).
TAR Calabria, Sezione Reggio Calabria - Sentenza 27/07/2005 n. 1293
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La prescrizione dell’uso del servizio raccomandato per la trasmissione dei plichi contenenti le offerte risponde all’interesse pubblico di conseguire certezza circa gli estremi della spedizione anche in sede di ricezione e di attribuire il compito di registrare tali informazioni al servizio postale pubblico.Tale ricostruzione logica non esime, però, dal dover giudicare la portata delle conseguenze dell’uso di una modalità di recapito apparentemente difforme da quella prescritta con esclusivo riferimento agli interessi dell’Amministrazione. In ogni caso, qualora sia stato comunque utilizzato dall’impresa concorrente un servizio assicurato da Poste Italiane S.p.A. (nel caso di specie la posta prioritaria), non è condivisibile la conclusione nel senso della doverosità dell’esclusione dell’offerta trasmessa dall’impresa medesima, atteso che l’obiettivo prefissato dall’interesse pubblico è stato comunque conseguito e deve affermarsi l’equipollenza del mezzo usato a quello richiesto nel bando, per tacere del necessario privilegio dell’interesse pubblico per la più ampia partecipazione dei concorrenti alle procedure concorsuali.
TAR Liguria, Sezione I - Sentenza 15/07/2005 n. 1075
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La partecipazione ad una gara importa che l’offerta tecnico progettuale presentata fuoriesca dalla sfera di dominio riservato dell’impresa per porsi sul piano della valutazione comparativa rispetto alle offerte degli altri concorrenti, con la conseguenza che la società non aggiudicataria ha interesse ad accedere alla documentazione afferente le offerte presentate in vista della tutela dei propri interessi giuridici, nè a ciò si oppongono ragioni di tutela della “privacy”. Tuttavia, a fronte di un contrapposto diritto alla riservatezza paventato dall’impresa aggiudicataria (nel caso di specie, relativa a beni della vita tutelati da altre norme dell’ordinamento, quale il “know how” industriale), il diritto di accesso è idoneo a prevalere nella menzionata forma attenuata della visione degli atti solo in relazione a quegli atti o a quelle parti di documenti, la cui conoscenza è necessaria per curare o per difendere gli interessi giuridici del richiedente (cfr. Consiglio Stato, sez. VI, 9 gennaio 2004, n. 14).
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 24/06/2005 n. 1084
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Laddove l’impresa, sia pure per una “semplice svista”, ha inserito la documentazione a corredo dell’offerta direttamente nel plico senza previamente predisporre l’apposita busta “A”, con le specifiche modalità di chiusura prescritte dagli atti di gara, non par dubbio che la stessa deve essere esclusa. Al riguardo, è appena il caso di rilevare come le prescrizioni contenute nella lettera di invito non possono essere disattese o disapplicate neppure dalla stessa amministrazione appaltante (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. VI, 1 ottobre 2003, n. 5712; 2 novembre 1998, n. 1485) e che le clausole di un bando che prevedono ipotesi di esclusione dalla gara di appalto, incidendo sul contenuto e sulla serietà dell’offerta e quindi sulla par condicio dei concorrenti, sono di stretta interpretazione (in tal senso, Cons. Stato, Sez. V, 12 ottobre 2001, n. 5397; Sez. IV, 15 giugno 2004, n. 3900). Va ancora osservato che il c.d. criterio teleologico, secondo cui nelle gare per l’aggiudicazione dei pubblici contratti le prescrizioni sulle formalità di presentazione delle offerte rilevano, ai fini dell’esclusione dalla gara medesima, quando rispondono ad un particolare interesse dell’amministrazione e garantiscono la parità dei concorrenti, ha carattere suppletivo, in quanto opera soltanto là dove una formalità non sia espressamente prevista a pena di esclusione. In quest’ultimo caso, infatti, prevale il principio dell’imperatività del provvedimento amministrativo ed il criterio teleologico recede di fronte al criterio formale (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. IV, 23 novembre 2002, n. 6440; Cons. Giust. Amm. Sicilia, 19 aprile 2002, n. 195; T.A.R. Lazio, Sez. II, 24 giugno 2004, n. 6186).
TAR Sicilia, Sezione I Palermo - Sentenza 20/06/2005 n. 1016
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Le disposizioni normative dettate dall’art. 37bis e s.s. della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., non prevedono alcun procedimento di gara per l’individuazione del soggetto che assume la veste del “promotore” nel procedimento ivi previsto. Ciò considerato, si può ritenere ammissibile che, attraverso una sostanziale autolimitazione dei propri poteri, l’amministrazione ritenga di dover bandire una gara per l’individuazione del soggetto “promotore” dell’opera che intende realizzare. Ma, anche in considerazione della natura dell’operazione in cui tale procedimento si viene ad inserire, volto ad acquisire “proposte” soggette anche a poter essere integrate, rimodulate ed adeguate alle esigenze rappresentate dall’amministrazione, risulta poco ragionevole imporre, a pena di esclusione, particolari adempimenti formali che vadano oltre le ragionevoli esigenze di garantire la par condicio dei concorrenti.In particolare, è evidente che risulta poco congruente richiedere, quale elemento indefettibile per la regolarità dell’offerta, la traduzione in italiano di tutti gli atti presentati, considerato che la sua eventuale mancanza non può costituire ostacolo all’esame della proposta da parte della commissione, che potrebbe comunque richiedere l’integrazione della documentazione depositata, attraverso l’allegazione della traduzione mancante, ovvero provvedere autonomamente a tale traduzione. Inoltre, una volta garantita l’integrità del plico generale, contenente le varie buste, non risulta chiaro il motivo per il quale viene richiesta anche la sigillatura delle buste in esso contenute e, comunque, perché non vengono ammesse forme di chiusura, che ne garantiscano comunque l’impossibilità di manomissione, diverse dalla chiusura con ceralacca.
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 23/05/2005 n. 555
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il rispetto dei generalissimi ed inderogabili principi della par condicio tra i concorrenti e del regolare, trasparente ed imparziale svolgimento della gara esige che sia garantita l’assoluta segretezza delle offerte economiche fintanto che non siano state valutate l’ammissibilità dei partecipanti e le componenti tecnico-qualitative dell’offerta. Tale rigoroso formalismo - che non tollera equipollenti - si spiega con l’esigenza di evitare che a seguito di un’indebita ed intempestiva conoscenza delle offerte economiche possano avanzarsi contestazioni per la concreta possibilità di prendere visione del contenuto della documentazione tecnica racchiusa nei plichi e di provvedere alla sua sostituzione “mirata” (Consiglio di Stato, sez. V – 31/12/1998 n. 1996; sez. VI – 3/6/1997 n. 839; sez. VI – 12/12/2002 n. 6795; sez. VI – 10/7/2002 n. 3848).La separazione fisica dell’offerta economica dall’offerta tecnica e dal resto della documentazione amministrativa persegue lo scopo di garantire un ordinato svolgimento della gara e di salvaguardare l’esigenza di obiettività e di imparzialità nella disamina dei requisiti di partecipazione, dei relativi documenti probatori e dei contenuti tecnici della prestazione offerta, imponendo al contempo di compiere le verifiche documentali e gli apprezzamenti tecnici in una fase antecedente a quella in cui si conoscerà l’ammontare delle offerte economiche (T.A.R. Sardegna – 14/5/2003 n. 605).E’ stato così statuito che costituisce violazione degli essenziali principi della “par condicio” e di segretezza delle offerte - nella fase di valutazione dei requisiti tecnici - l’inserimento, da parte dell’impresa aggiudicataria, di elementi concernenti l’offerta economica all’interno della busta contenente l’offerta tecnica, in quanto la commistione così introdotta tra profilo tecnico ed economico è di per sè idonea ad introdurre elementi perturbatori della corretta valutazione da parte della Commissione di gara (T.A.R. Emilia Romagna Bologna, sez. II – 15/10/2001 n. 751). Si è altresì evidenziato che ove un concorrente, in contrasto con le prescrizioni del bando, inserisca nella busta destinata a contenere la documentazione amministrativa un piano finanziario ed un riepilogo da cui risulta l’offerta economica, viola i principi posti a tutela della correttezza delle gare e, in primis, quelli della segretezza dell’offerta e dell’imparzialità (T.A.R. Puglia Lecce, sez. II – 13/6/2003 n. 3977).La regola generale così enucleata deve poi applicarsi in modo rigoroso alle procedure di aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, nelle quali ampio spazio è rimesso alla discrezionalità tecnica della stazione appaltante nella valutazione di elementi e parametri ulteriori rispetto a quello meramente automatico del prezzo più basso (tali ad esempio il termine di consegna, la qualità, l’assistenza tecnica, ecc.). In tale contesto procedimentale il principio di segretezza risponde all’esigenza, ancora più avvertita, di evitare sospetti di parzialità a favore dell’impresa della cui offerta economica si sia presa cognizione, poiché in base al suo scostamento dal prezzo base indicato dall’amministrazione nel bando si potrebbe intraprendere un intervento “compensativo” teso a far recuperare, con un punteggio più elevato riservato agli elementi non matematici, l’eventuale minore convenienza dell’offerta medesima (Consiglio Stato, sez. II – 30/4/2003 n. 1036).
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 23/05/2005 n. 555
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L’art. 64, comma 1, lett. c), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., nel prescrivere gli elementi che vanno racchiusi all’interno della busta contenente l’offerta economica, impone un adempimento volto di per sé a garantirne la segretezza, e quindi ad impedire che la Commissione aggiudicatrice possa prendere contezza del prezzo offerto o di altri elementi automatici prima di aver verificato l’ammissione dei concorrenti o prima di aver espresso il proprio giudizio tecnico-qualitativo.La stessa Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, nella deliberazione n. 133 adottata nella seduta del 14 luglio 2004, ha puntualizzato che - in caso di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa nell’ambito di una procedura per l’affidamento di servizi di ingegneria - la Commissione “in una o più sedute riservate, …….. valuta le offerte tecniche, ed assegna i relativi punteggi; successivamente, in seduta pubblica, dà lettura di questi ultimi e procede alla apertura delle buste contenenti le offerte economiche e, data lettura dei ribassi e delle riduzioni di ciascuna di esse, determina l’offerta economicamente più vantaggiosa”. Ha aggiunto l’Autorità che il ribasso percentuale sul tempo di esecuzione deve essere inserito nella busta contenente l’offerta economica e non già in quella relativa all’offerta tecnica, “a nulla rilevando la presenza, in quest’ultima, del cronoprogramma legato alla relazione metodologica che, invece, costituisce parte integrante della documentazione tecnica relativa all’illustrazione delle modalità di svolgimento delle prestazioni oggetto dell’incarico”.Nel caso in cui l’offerta economica è formata da tre parametri: - il tempo di consegna del progetto definitivo, il tempo di consegna del progetto esecutivo ed il prezzo - per i quali il capitolato speciale ha dettato un criterio meccanico e vincolato di determinazione del punteggio, la riduzione sui tempi per l’espletamento dell’incarico è uno degli elementi dell’offerta economica cui la lex specialis ricollega un valore numerico ottenuto attraverso un semplice calcolo matematico. Risulta pertanto evidente come l’anticipata conoscenza di uno dei componenti dell’offerta economica di un concorrente - quale il tempo di consegna dei progetti - sia suscettibile di influenzare il giudizio tecnico della Commissione, il cui potere discrezionale è ulteriormente ampliato dal peso assegnato agli aspetti qualitativi (nel caso di specie per tali aspetti il bando prevedeva fino a 60 punti sui 100 complessivi).
TAR Lazio, Sezione Iter Roma - Sentenza 20/05/2005 n. 4001
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’offerta del concorrente, che non ha apposto il prescritto segno sulla sigillatura in ceralacca e si è limitato invece a firmare i lembi della busta, è legittimamente esclusa laddove il bando prescriveva che “l’offerta ed i documenti allegati dovranno pervenire in apposito plico chiuso e sigillato con ceralacca e con impresso un segno non facilmente contraffabile”. Non è condivisibile la tesi che ravvisa nella prescrizione in questione un inutile formalismo, che mai avrebbe potuto condurre a conseguenze tanto penalizzanti. Le finalità di segretezza ed autenticità del plico recante l’offerta volute dall’Amministrazione sarebbero state, infatti, vanificate se sulla sigillatura in ceralacca non fosse stato apposto un segno certo.Non è parimenti convincente la tesi che ritiene sufficiente la firma sulla busta, perché il bando, usando l’espressione “impresso”, non poteva che riferirsi al sigillo, e non alla busta (posto che la firma si appone, non si imprime). La necessità che la chiusura con sigillo speciale debba essere perfezionata con un’impronta sul sigillo stesso e non sui lembi di chiusura della busta è stata peraltro ritenuta essenziale dalla giurisprudenza (qualora il bando e la lettera di invito non consentano forme equipollenti o interpretazioni univocamente più liberali) anche con riguardo alla regola generale dettata dall’art. 75 r.d. 23 maggio 1924 n. 827 (Consiglio Stato, sez. V, 3 marzo 2001, n. 1222, 3 novembre 2000 n. 5906 e 20 novembre 1996 n. 2291).
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 16/05/2005 n. 2775
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Coerentemente con il dettato normativo di cui all’art. 69 del R.D. 23 maggio 1924 n. 827 costituisce: regola generale la necessità di una pluralità di offerte al fine di una corretta aggiudicazione; circostanza eccezionale la possibilità di aggiudicare anche in presenza di una sola offerta valida, ove prevista espressamente dall’Amm.ne procedente. La necessità della presenza di almeno due offerte valide costituisce un principio di carattere generale applicabile in tutte le procedure concorsuali e risulta preordinata a coniugare la necessità di un confronto concorrenziale aperto ed effettivo, e non già simbolico, tra più concorrenti, con i principi altrettanto generali di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa.Anche la giurisprudenza amministrativa ritiene che, in mancanza di espressa previsione nel bando di aggiudicazione, in presenza di una sola offerta i pubblici incanti debbano essere dichiarati deserti ove non siano state presentate ed ammesse alla gara almeno due offerte valide, potendo solo in tale evenienza essere assicurata l’effettività del confronto fra più soggetti (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 8 luglio 1995, n. 703). A tale conclusione, sia pur in riferimento ad appalti di opere pubbliche e con le precisazioni rese necessarie dall’analisi della normativa di settore, è di recente pervenuta anche l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici con richiami estesi alla consolidata giurisprudenza comunitaria intervenuta sul punto (determinazione n. 17 del 26 luglio 2001).
TAR Sicilia, Sezione II Palermo - Sentenza 09/05/2005 n. 733
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Conformemente ad un condiviso orientamento giurisprudenziale deve ritenersi illegittima la clausola del bando di gara la quale, uniformandosi al bando tipo regionale, disponga che in caso di offerte uguali venga effettuato il sorteggio, senza la possibilità di presentazione di offerte migliorative da parte delle imprese presenti (TAR Sicilia Sede di Catania, I, 5 agosto 2004, n. 2055 e 11 gennaio 2005, n. 19). Tale clausola contrasta, infatti, con l’art. 77, ultimo comma, del R.D. 23 maggio 1924, n. 827, il quale ammette il ricorso al sorteggio solo “ove nessuno di coloro che fecero offerte uguali sia presente, o i presenti non vogliano migliorare l’offerta”.La disposizione suddetta - che è contenuta nel regolamento di contabilità generale dello Stato, il quale trova applicazione generalizzata indipendentemente dal suo richiamo nei bandi di gara - non è stata abrogata né implicitamente né esplicitamente dalla successiva normativa in materia di appalti, con la conseguenza che deve trovare applicazione in tutte le procedure di gara (TAR Sicilia Palermo, II, 17 maggio 2001, n. 739). Conseguentemente, in caso di offerte uguali, il sorteggio è un metodo di aggiudicazione meramente residuale, esperibile solo qualora non sia possibile l’esperimento migliorativo, il quale deve ritenersi rispondente ad un principio generale (in tal senso C.G.A., 19 marzo 2002, n. 144), in quanto consente alla Amministrazione, nel rispetto anche della libera concorrenza, di ottenere la prestazione oggetto dell’appalto alle migliori condizioni di mercato (vedi C.G.A. 19 marzo 2002, n. 144 e 15 febbraio 2005, n. 61).
TAR Calabria, Sezione II Catanzaro - Sentenza 13/04/2005 n. 621
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Non è viziata da incompetenza la decisione della Commissione di gara di non far luogo all’apertura delle buste e di rimettere gli atti all’amministrazione comunale qualora la decisione di riapertura dei termini sia stata assunta dall’organo competente (la Giunta comunale) alla quale la commissione, sulla base della mancata chiarezza della clausola contrattuale, si è limitata a rimettere gli atti, proponendo quattro possibili comportamenti da adottare a fronte della rilevata dubbia interpretazione. Legittimamente dunque l’atto con il quale è stata adottata la decisione di riaprire i termini di gara è stato posto in essere dall’organo competente.La decisione (assunta dalla Giunta comunale) di riaprire i termini di gara deve considerarsi legittima, in quanto non viola i principi e le regole generali relative al corretto svolgimento della procedura concorsuale, nel caso in cui sia stata assunta a buste chiuse e la nuova formulazione della clausola sia stata indirizzata a tutti i partecipanti alla gara. Tali modalità fanno sì che l’operato della Giunta risulti adottato in conformità ai canoni di imparzialità e di buon andamento e nel rispetto della par condicio dei concorrenti.Non vi è norma di legge che faccia divieto alle Amministrazioni pubbliche di disporre la riapertura dei termini di gara di un pubblico appalto (non prevedono nulla, al riguardo, né l’art. 66 del R.D. 23.5.1924, n. 827, che disciplina la pubblicazione degli avvisi d’asta negli appalti pubblici dello Stato, né l’art. 12 del D.Lgs.19.12.1991 n. 406, recante norme comuni di pubblicità per gli appalti comunitari di opere pubbliche). La giurisprudenza, per converso, ammette in modo pacifico la possibilità di riapertura dei termini di gara, purché ovviamente ne sussista la ragione, essa sia esplicitata adeguatamente nel contesto del provvedimento amministrativo e non sia violata la par condicio dei concorrenti (cfr.: Cons. Stato IV 29.5.1998 n. 900; idem 13.10.1986 n. 664; T.A.R. Calabria 28.4.1999 n. 519; T.A.R. Lazio II 25.5.1998 n. 996).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 05/04/2005 n. 596
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In presenza di cause di esclusione dalla gara previste come tali dalla lex specialis è preclusa all’amministrazione ogni valutazione della gravità o meno dell’irregolarità sanzionata configurandosi, altrimenti, la lesione alla “par condicio” dei concorrenti ed alla correttezza e serietà della procedura di selezione.I principi di elaborazione giurisprudenziale secondo cui le formalità di presentazione delle offerte nelle pubbliche gare di appalto rilevano quali cause di esclusione dalla gara solo quando rispondano ad un particolare interesse dell’amministrazione (suscettibile come tale di apprezzamento discrezionale) non sono applicabili, stante il loro valore suppletivo, nei casi in cui il bando stabilisce l’esclusione dalla gara come sanzione per la mancata osservanza delle formalità predette e rendono, pertanto, inammissibile ogni valutazione da parte della commissione di gara circa la rilevanza delle prescritte formalità. Da quanto sopra discende che, qualora il bando commini espressamente l’esclusione obbligatoria in conseguenza di determinate violazioni, la P.A. è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a tale previsione (Cons. Stato, Sez. V, 10 marzo 1999, n. 228), senza alcuna possibilità di valutazione discrezionale circa la rilevanza dell’inadempimento, l’incidenza di questo sulla regolarità della procedura selettiva e la congruità della sanzione contemplata nella lex specialis, alla cui osservanza l’Amministrazione si è, invero, autovincolata al momento dell’adozione del bando. Conseguentemente, deve essere escluso dalla gara il concorrente che, in violazione della clausola del bando, non ha controfirmato sui lembi di chiusura il plico contenente l’offerta. La clausola relativa all’obbligo di controfirmare il plico contenente l’offerta non è illegittima né inutilmente volta a comportare un aggravio procedimentale, anche in presenza della previsione della sigillatura delle tre buste recanti la documentazione amministrativa, l’offerta tecnica e l’offerta economica. Infatti, a parte il rilievo che l’estrema semplicità dell’adempimento richiesto rende evidentemente inconsistente l’eccezione di aggravio procedimentale, non può revocarsi in dubbio la piena legittimità della prescrizione relativa alla controfirma del plico contenente l’offerta e della relativa sanzione di esclusione, trattandosi di prescrizione razionale intesa a garantire la provenienza dell’offerta dal concorrente, in funzione di un interesse pubblico rilevante in ordine alla regolarità dell’offerta e della stessa procedura di gara, (sulla piena legittimità e razionalità delle prescrizioni relative alla controfirma del plico si veda in particolare Cons. Stato, Sez. V, 27 dicembre 2001, n. 6395 che ha riformato la contraria decisione del TAR Lombardia, Milano, Sez. III, n. 4650/2000 del 29 giugno 2000). Va inoltre rilevato che la sigillatura del plico esterno e quella delle tre buste interne rispondono a finalità di garanzia parzialmente difformi e, pertanto, devono esser tutte rigorosamente rispettate.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 31/03/2005 n. 1434
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittima l’ammissione alla fase della valutazione delle offerte di un’impresa che sia rimasta estranea alla prima fase di prequalificazione. Una diversa conclusione, infatti, altererebbe il principio della par condicio e renderebbe sostanzialmente inutile la prima fase che, proprio per la procedimentalizzazione e la formalizzazione che ne fa il bando, non può essere considerata alla stregua di una mera indagine esplorativa. Sussiste, peraltro, una netta distinzione tra i criteri soggettivi di prequalificazione e quelli oggettivi attinenti all’aggiudicazione vera e propria, con la conseguenza che nella fase dell’aggiudicazione non possono essere inseriti criteri attinenti all’individuazione della capacità tecnica dell’impresa né, nella lettera di invito, possono essere modificati i requisiti di partecipazione, in quanto, espletata la prequalificazione, sono ormai noti gli aspiranti concorrenti e i relativi requisiti Il richiamo al principio che consente alla stazione appaltante di verificare la sussistenza dei requisiti di ordine soggettivo in capo alla partecipante a una gara anche nella fase della presentazione delle offerte non è pertinente, in quanto tale principio si limita a consentire all’amministrazione di verificare la persistenza dei requisiti di ordine soggettivo in capo ai partecipanti alla gara, ma nulla dice sulla possibilità di partecipare alla gara di soggetti rimasti estranei alla fase della prequalificazione.
TAR Lombardia , Sezione Brescia - Sentenza 21/03/2005 n. 168
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Con la sentenza 7 ottobre 2004, n. C-247/02, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, ha dichiarato che l’art. 30, n. 1, della direttiva del Consiglio 93/37/CEE del 14 giugno 1993, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici, deve essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale la quale, ai fini dell’aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici mediante procedure di gara aperte o ristrette, imponga, in termini generali ed astratti, alle amministrazioni aggiudicatici di ricorrere unicamente al criterio del prezzo più basso. In particolare, la Corte sottolinea che la citata direttiva mira allo sviluppo di una concorrenza effettiva nel settore degli appalti pubblici e tende ad organizzare l’attribuzione di appalti pubblici in modo tale da consentire alle amministrazioni aggiudicatrici di comparare le varie offerte e di scegliere quella più vantaggiosa sulla base di criteri obiettivi. Per tale motivo, osserva la sentenza, la direttiva prevede i criteri sui quali l’amministrazione aggiudicatrice si deve basare: unicamente il prezzo più basso o, quando l’aggiudicazione si fa in base all’offerta economicamente più vantaggiosa, in base ai diversi criteri variabili secondo l’appalto (ad esempio: il prezzo, il termine di esecuzione, il costo di utilizzazione, la redditività, il valore tecnico). Secondo la Corte di Giustizia, quindi, la disposizione della legge italiana che impone il solo criterio del prezzo più basso, stabilisce senz’altro un criterio obiettivo, tuttavia la fissazione in termini astratti e generali di un unico criterio di attribuzione, priva le amministrazioni aggiudicatrici della possibilità di prendere in considerazione la natura e le caratteristiche di ogni appalto e di scegliere per ciascuno di essi il criterio più idoneo a garantire la libera concorrenza e ad assicurare la selezione della migliore offerta. (Nel caso di specie, essendo la realizzazione del parcheggio un’opera complessa, l’amministrazione aggiudicatrice ha tenuto utilmente conto di tale complessità scegliendo criteri oggettivi di aggiudicazione dell’appalto, diversi da quelli del prezzo più basso).Alla luce del richiamato orientamento giurisprudenziale è, pertanto, necessario disapplicare l’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. nel testo antecedente alle modifiche ad esso apportate dalla legge 1 agosto 2002, n. 166, rilevante ratione temporis per la controversia oggetto del giudizio, in quanto dichiarato incompatibile con le regole generali dell’ordinamento comunitario ricavate in sede di interpretazione dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nell’esercizio dei compiti ad essa attribuiti dall’art. 234 (ex art. 177) del Trattato.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 16/03/2005 n. 1080
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nell’interpretazione delle clausole di un bando di gara per l’aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione deve darsi prevalenza alle espressioni letterali in esso contenute, escludendo ogni procedimento ermeneutico in funzione integrativa, diretto ad evidenziare pretesi significati idonei ad ingenerare incertezze nell’applicazione (per tutte, Sez. VI, n. 1709 del 2 aprile 2003), cui si correla l’altro, consolidato principio generale, secondo cui le prescrizioni del bando emanato per l’aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione, ove risultino equivoche e diano adito a dubbi interpretativi, vanno interpretate nel senso di favorire la più ampia partecipazione alla gara e di realizzare, così, il relativo preminente interesse pubblico (fra le tante, V Sez., n. 223 del 2 marzo 1999 e n. 5215 del 3 ottobre 2002). Anche nel differente e specifico ambito del controllo sugli atti delle pubbliche amministrazioni è pacificamente affermato che, nella materia dei contratti (che involge anche il bando di gara e la sua interpretazione) trova applicazione il principio, sancito dall’art. 1366 c.c. (interpretazione secondo buona fede ), che deve essere applicato con riferimento, fra l’altro, alla necessità di garantire l’effettiva possibilità per tutti gli interessati di partecipare alle gare, conoscendo ciò che l’Amministrazione esattamente richiede, con la conseguente esigenza di interpretare le singole clausole non già privilegiando il significato che ad esso può dare un imprenditore particolarmente avveduto, quanto piuttosto il senso che determinati termini rivestono obbiettivamente nel linguaggio comune alla maggior parte dei soggetti che operano in un particolare settore economico e che siano interessati ad entrare in contatto con l’Amministrazione (Corte dei conti - Sezione controllo Stato - n. 171 dell’11 dicembre 1996). Ne consegue che la clausola del bando che consente la consegna del plico contente l’offerta anche “tramite agenzia di recapito autorizzata dal Ministero delle poste e telecomunicazioni”, non può essere interpretata altrimenti che nel senso di abilitare il concorrente ad avvalersi di qualsiasi agenzia, debitamente autorizzata da detta Autorità, senza distinguere, nell’ambito delle autorizzazioni al recapito, previste dalla legge, a seconda che si tratti dell’autorizzazione generale ovvero della licenza individuale, contemplata da norme diverse del decreto legislativo n. 261 del 1999, che attribuisce alla suddetta Autorità la competenza al rilascio delle prescritte autorizzazioni.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 16/03/2005 n. 1077
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio della pubblicità delle sedute di gara per la scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è senz’altro inderogabile in ogni tipo di gara (compreso l’appalto concorso), almeno per quanto concerne la fase di verifica dell’integrità dei plichi contenenti la documentazione amministrativa e l’offerta economica nonché la relativa apertura.Al fine di stabilire la portata del suddetto principio della pubblicità delle sedute di gara occorre, però, distinguere tra procedure di aggiudicazione automatica (sulla base della disciplina di gara, che tiene conto unicamente dell’aspetto economico) e quelle che richiedono una valutazione tecnico-discrezionale per la scelta dell’offerta più vantaggiosa per l’Amministrazione sulla base di una pluralità di elementi tecnici ed economici. Per le prime (sistema dell’asta pubblica e delle licitazioni private, salvo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa introdotto sulla base della normativa comunitaria dall’art. 24 , comma 1, lett. b, legge 8 agosto 1977, n. 584), la pubblicità delle sedute è generalmente totale, per consentire il controllo delle varie fasi di svolgimento della gara da parte dei concorrenti, non sussistendo alcuna valutazione tecnico-discrezionale da effettuare. Ciò è connaturato al sistema dell’asta pubblica, ma vale anche per la licitazione privata con scelta automatica del contraente (V. art. 89 R.D. n. 827/1924).La conferma della vigenza del principio in esame si rinviene nella recente normativa di cui al Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., approvato con D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., che distingue tra sedute riservate per la valutazione delle offerte tecniche e sedute pubbliche per la verifica della documentazione, apertura delle buste contenenti le offerte economiche e lettura dei ribassi offerti, con determinazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base dei criteri prefissati (art. 64, comma 5; art. 67, comma 5; art. 91, comma 3).Non può ritenersi che la mancata pubblicità delle sedute di gara non rileverebbe di per sé come vizio della procedura, occorrendo un’effettiva lesione della trasparenza della gara e della par condicio tra i concorrenti, in quanto trattasi di un adempimento (pubblicità delle sedute) posto a tutela non solo della parità di trattamento dei partecipanti alla gara ma anche dell’interesse pubblico alla trasparenza ed all’imparzialità dell’azione amministrativa, le cui conseguenze negative sono difficilmente apprezzabili ex post una volta rotti i sigilli ed aperti i plichi in mancanza di un riscontro immediato (ad es. regolarità della chiusura dei plichi, data di ricevimento dei plichi, regolarità e completezza della documentazione prodotta, lettura del prezzo offerto). La violazione di tale vizio procedurale non può che comportare l’invalidità derivata di tutti gli atti di gara. Pertanto, qualora l’apertura della busta contenente l’offerta economica sia avvenuta senza che sia stato invitato alcun concorrente e, quindi, in violazione del principio di pubblicità della seduta di gara, si determina l’illegittimità della procedura posta in essere, con il conseguente radicale annullamento della gara.
TAR Marche - Sentenza 15/03/2005 n. 241
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La Commissione aggiudicatrice di una gara pubblica può legittimamente introdurre elementi di specificazione dei criteri generali stabiliti dal bando di gara o dalla lettera di invito per la valutazione delle offerte, attraverso la previsione di sottovoci rispetto alle categorie principali già definite, ove ciò occorra per una più esatta valutazione delle offerte medesime, a condizione che a tale determinazione di sottocriteri di valutazioni si addivenga prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte (Cons. St., sez.VI, 20 dicembre 1999, n. 2117; sez.V, 26 gennaio 2001, n. 264).
TAR Puglia, Sezione II Bari - Sentenza 11/02/2005 n. 540
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’argomentazione secondo cui la lettera di invito andrebbe integrata con quanto dispone l’art. 36 del D.P.R. 29 maggio 1982, n. 655, in modo che la ricezione dei plichi venga ricondotta al momento della consegna all’Ufficio postale, non convince nel caso in cui la lex specialis di gara sia - come nel caso di specie - inconciliabile con la disciplina settoriale delle Poste, ponendo la lettera di invito espressamente a carico del partecipante ogni possibile disguido dovuto a mancato o ritardato recapito.La suddetta prescrizione della lex specialis di gara non può ritenersi sproporzionata in quanto, in caso di applicazione del richiamato art. 36, del D.P.R. n. 655/1982, le Amministrazioni sarebbero esposte ad una seria difficoltà in caso di ritardi o disguidi nella consegna dei plichi, con la conseguente necessità di riaprire le operazioni di aggiudicazione anche più volte in esito alla acquisizione tardiva delle offerte di quei concorrenti incorsi, appunto, nei disservizi.Nel caso in cui la lettera di invito ammette possibilità alternative di trasmissione (raccomandata espresso o posta celere) ciò è sufficiente ad escludere la configurabilità di un ingiustificato aggravamento della procedura, perché la regola, nella formulazione riportata, si presenta del tutto ragionevole e proporzionata al fine pubblico perseguito.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 11/02/2005 n. 388
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio della pubblicità delle sedute di gara per la scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è senz’altro inderogabile in ogni tipo di gara (compreso l’appalto concorso), almeno per quanto concerne la fase di verifica dell’integrità dei plichi, contenenti la documentazione amministrativa e l’offerta economica, e la relativa apertura.Per quanto concerne in particolare l’appalto concorso, cui è assimilabile la procedura della licitazione privata con l’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base di una pluralità di elementi tecnici ed economici, occorre tener presente che a seguito delle fasi preliminari pubbliche di verifica e riscontro dei plichi presentati e dei documenti in essi contenuti, interviene la valutazione tecnico-qualititativa dell’offerta, che certamente non può che essere effettuata in seduta riservata ad evitare influenze esterne sui giudizi dei membri della Commissione giudicatrice. Né detta (parziale) pubblicità può essere esclusa per il fatto che la relativa normativa non la prevede espressamente nell’appalto concorso, atteso che la ratio ispiratrice della pubblicità delle sedute di gara è comune ai vari metodi di aggiudicazione ed è rivolta a tutelare l’esigenza di trasparenza ed imparzialità che deve guidare l’attività amministrativa in tale delicata materia.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 14/01/2005 n. 160
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In materia di procedimenti ad evidenza pubblica costituisce consolidato principio di derivazione nazionale e comunitaria quello del divieto di commistione tra requisiti di partecipazione alla gara e criteri di valutazione dell’offerta (Consiglio di Stato Sezione V 16.4.2003 n. 1993; Consiglio di Stato Sezione V 13.11.2003 n. 7237; T.A.R. Campania Sezione I 27.10.2004 n. 16267; T.A.R. Campania Sezione I 9.9.2002 n. 4670). La ratio è da ravvisarsi nella stessa finalità del procedimento di selezione che consiste non già nella competizione tra più imprese - la cui necessaria ed astratta idoneità ad eseguire l’appalto è previamente valutata in sede di qualificazione - ma tra le offerte da queste presentate, intese nel senso di concrete proposte contrattuali riferibili all’oggetto di gara. Ne consegue che già in linea di principio i criteri di ammissione e quelli di valutazione delle offerte devono essere mantenuti nettamente distinti sia sotto un profilo ontologico che funzionale, come del resto chiaramente previsto in materia di servizi pubblici dagli artt. 13 e ss. e 23 del D.Lgs. 17 marzo 1995, n. 157, né se ne può ammettere una loro eventuale commistione o doppia valenza, nel senso di un impiego per finalità diverse dalla loro intrinseca natura, oppure come possibilità di utilizzarli contestualmente sia a scopi di selezione in termini di partecipazione che di valutazione delle offerte.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 14/01/2005 n. 158
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’art. 9, comma 5bis, del D.Lgs. 17 marzo 1995 n. 157, introdotto dall’art. 7, comma 2, del D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 65, in materia di attuazione delle direttive 97/52/CE e 98/4/CE, prevede - con una disposizione che sebbene riferita formalmente ai soli appalti pubblici di servizi deve invece ritenersi di portata generale - che le offerte siano recapitate o direttamente oppure a mezzo posta, contemplando altresì la possibilità di prevedere ulteriori modalità di inoltro, purché vengano salvaguardate specifiche esigenze di riservatezza e par condicio. Trattasi di una disposizione volta a tutelare la posizione delle imprese concorrenti, nel senso che impone alle stazioni appaltanti di prevedere sempre tali due principali modalità di consegna, di cui, più specificamente, quella per autoproduzione determina una maggiore garanzia in termini di certezza e tempestività nella ricezione, i cui potenziali effetti negativi incidenti sul principio di concorrenzialità e di massimizzazione dell’utile per l’amministrazione - rischi che si identificano nel pericolo di aggiustamenti dell’offerta in considerazione del numero di quelle già pervenute - possono essere comunque scongiurati attraverso l’adozione di idonee misure correttive, quali ad esempio la previsione di una consegna obbligatoria anticipata di alcuni giorni rispetto alla scadenza del termine generale fissato dal bando.Mentre deve ritenersi senz’altro illegittimo un bando in cui non siano state previste ambedue le modalità di inoltro richiamate, deve chiedersi se ad analoghe conclusioni debba pervenirsi nell’ipotesi in cui la lex specialis di gara non abbia previsto modalità di consegna ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge come assolutamente indefettibili. Fermo restando che il principio del favor partecipationis resta pur sempre assicurato nella sua massima estensione dalla previsione del sistema dell’autoproduzione, non è affatto necessario che la stazione appaltante debba introdurre ulteriori sistemi di inoltro dei plichi e che, in ogni caso, debba fornire giustificazioni in merito alla loro mancata previsione. Infatti, ciò che rileva è che il bando abbia previsto quelle modalità di recapito che la legge considera indefettibili a garanzia della par condicio e del favor partecipationis, restando del tutto estraneo a qualsiasi logica di aggravamento del procedimento la mancata previsione di ulteriori sistemi di inoltro, evenienza che non è destinata in alcun modo ad incidere sulla possibilità delle imprese di partecipare utilmente alla gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 13/01/2005 n. 82
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La giurisprudenza ha ripetutamente affermato che l’inosservanza delle prescrizioni del bando di gara circa le modalità di presentazione delle offerte, implica l’esclusione dalla gara stessa solo quando si tratti di prescrizioni rispondenti ad un particolare interesse della Pubblica Amministrazione appaltante o poste a garanzia della par condicio dei concorrenti. Tuttavia, in presenza di una espressa comminatoria di esclusione della domanda di partecipazione alla gara, in conseguenza del mancato rispetto di determinate prescrizioni, non è consentito al giudice amministrativo di sovrapporre le proprie valutazioni a quelle dell’amministrazione, dato che il c.d. criterio teleologico ha un valore esclusivamente suppletivo rispetto a quello formale, nel senso che può essere utilizzato solo nel caso in cui una determinata formalità non sia prevista espressamente a pena di esclusione (Cons. Stato, sez. V, 29/07/2003, n. 4326).La prescrizione di servirsi, per la partecipazione alla gara, esclusivamente del servizio pubblico postale - assistita da espressa comminatoria di esclusione in caso di inosservanza - cioè del più tradizionale e sperimentato mezzo di cui si serve l’Amministrazione per la ricezione degli atti, che consente anche, a parità di condizioni, una più ampia partecipazione di concorrenti, non può essere ritenuta irrazionale, quando l’amministrazione stabilisce un termine congruo per la presentazione delle offerte. Il servizio postale, inoltre, per la sua neutralità nei confronti della gara può meglio garantire i concorrenti sul rispetto dei termini stabiliti per la presentazione delle offerte. L’interesse pubblico sotteso alla prescrizione dell’uso del servizio raccomandato per la trasmissione dei plichi contenenti le offerte va senz'altro riconosciuto nell’esigenza di conseguire pubblica certezza circa gli estremi della spedizione (data di invio, identificazione del mittente e data della ricezione) e di attribuire l’esclusivo compito di registrare e documentare tali informazioni al servizio postale pubblico (nell’esercizio della peculiare specie di quello raccomandato, che garantisce tali attestazioni).Può condividersi la tesi secondo cui l’uso del servizio postale in via esclusiva è destinato ad impedire che le imprese possano utilizzare per proprie finalità le notizie sul numero e sull’identità dei partecipanti alla gara, che possono apprendersi presso l’ufficio e determinare in base ad esse la loro condotta. Pertanto, ove il bando di gara abbia definito come unica modalità di presentazione delle offerte, il servizio postale, la violazione della prescrizione va sanzionata con la prescritta esclusione (cfr.: Cons. Stato, sez. V, 30/04/2002, n. 2291). Tale onere non risulta particolarmente vessatorio, costoso, discriminatorio o di difficile attuazione, ma si connette ad una prassi diffusissima, ragionevole e perfettamente attendibile. Le regole stabilite dalla lex specialis vincolano rigidamente l’operato dell’Amministrazione appaltante, la quale deve applicarle senza che abbia alcun margine di discrezionalità nella loro interpretazione (specie quando il significato delle clausole è chiaro) e nella loro attuazione. Ciò sia per il principio di tutela della par condicio delle imprese concorrenti e sia per il principio generale che vieta la disapplicazione del bando quale atto con cui l’Amministrazione si è in origine autovincolata (Cons. Stato, sez. IV, 20/12/2002, n. 7258; Cons. Stato, sez. V, 20/05/2002, n. 2717; art. 12, comma 1, disp. prel.), con la conseguenza che qualora nel bando sia previsto che l’offerta e gli altri documenti debbano pervenire per posta, l’uso di quell’avverbio deve far ritenere precluse (indipendentemente da qualsiasi indagine sulla natura formale o sostanziale del fine garantistico che si intendeva conseguire con la specifica clausola) la possibilità e la legittimità di altre forme di invio, le quali, dunque, se adottate, comportano la necessaria esclusione dalla gara del concorrente inadempiente.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 11/01/2005 n. 19
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittima la clausola del bando di gara la quale (uniformandosi al bando tipo regionale) disponga che in caso di offerte uguali si procede al sorteggio e non alla procedura di presentazione di offerte migliorative, in quanto in contrasto con l’art. 77 del R.D. n. 827 del 1924, contenuto in un corpo normativo (il regolamento di contabilità generale dello Stato) che trova applicazione generalizzata indipendentemente dal suo richiamo negli atti (compresi i bandi di gara) della pubblica amministrazione, e che non è stato né implicitamente né esplicitamente abrogato dalla legge Merloni vigente.Il contenuto dei bandi è ormai vincolato dalle disposizioni normative regolamentari che disciplinano il contenuto generale del contratto, i requisiti di partecipazione, le procedure per la presentazione delle offerte ed i criteri di aggiudicazione. Vero è che il responsabile del procedimento deve certificare la corrispondenza del bando al bando tipo di riferimento, così imponendo un onere di conformare il contenuto del bando della singola gara a quello del bando tipo, tuttavia alle amministrazione non è, comunque, precluso modificare il bando, introducendo specifiche correzioni che il responsabile del procedimento deve idoneamente evidenziare e giustificare in sede di certificazione, imponendo un onere di motivazione con riguardo al contenuto derogatorio del singolo bando rispetto allo schema generale. A tal proposito è utile richiamare il costante indirizzo giurisprudenziale secondo il quale in sede di predisposizione del bando di gara, l’amministrazione può motivatamente integrare o sostituire le clausole contenute negli schemi di bandi-tipo nel caso di lacune nello schema o difformità rispetto alla normativa (anche quale interpretata dalla giurisprudenza), ovvero qualora si tratti di appalti di opere atipiche, con il concorso di due condizioni: a) che non sia vulnerato il principio della par condicio dei concorrenti; b) che le prescrizioni richieste siano pertinenti rispetto al fine di garantire la maggiore serietà del procedimento di gara, senza peraltro imporre ai concorrenti compiti troppo gravosi.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 11/01/2005 n. 18
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ infondata la censura con la quale si lamenta l’illegittimità dell’esclusione dalla gara e del disciplinare di gara nella parte in cui prevede termini diversificati con riguardo alla presentazione delle offerte a mano o a mezzo servizio postale.La disposizione del disciplinare di gara relativa alla diversità dei termini di scadenza per la presentazione dell’offerta a seconda della modalità di presentazione scelta dal concorrente è, conformemente ad un costante indirizzo giurisprudenziale, immune da vizi logici, essendo funzionale ad assicurare il principio della par condicio tra i concorrenti. Tale disposizione del disciplinare di gara (che peraltro è conforme ai bandi tipo regionali) è finalizzata ad assicurare la contestualità della predisposizione e presentazione delle offerte da parte dei concorrenti, per evitare il fenomeno distorsivo delle cordate, con la conseguenza che coloro i quali non intendono correre il rischio connesso all’invio dell’offerta a mezzo del servizio postale devono fruire di un termine più breve per la consegna a mano, che compensa il maggior tempo necessario occorrente a coloro che scelgono di presentare l’offerta a mezzo del servizio postale (Consiglio di Stato V, 8 luglio 2002 n. 3806; TAR Campania; Napoli, I, 17 luglio 2001, n. 3411; TAR Sicilia Palermo, II, 4 giugno 2004, n. 959).L’art. 8 del D.Lgs. 261 del 1999 nell’ambito della riforma del servizio postale in recepimento della direttiva comunitaria 97/67, dispone che “è consentita senza autorizzazione la prestazione di servizi postali da parte di persona fisica o giuridica che è all’origine della corrispondenza (autoprestazione) oppure da parte di un terzo che agisce esclusivamente in nome e nell’interesse dell’autoproduttore”. Tale modalità di invio consiste nella consegna diretta al ricevente previa affrancatura del plico in base alle vigenti tariffe del “corriere prioritario”, annullata con “bollo a data” da un qualsiasi ufficio postale. Il rispetto della procedura indicata è ovviamente necessario per distinguere, come correntemente avviene nell’ambito delle gare ad evidenza pubblica, fra spedizione dell’offerta mediante “autoprestazione postale” e “consegna a mano” (Nella fattispecie in cui l’offerta è consegnata a mano, ma non è affrancata né riporta bollo a data di alcun ufficio postale, la relativa consegna non può essere equiparata a quella mediante il servizio postale).
TAR Friuli Venezia Giulia - Sentenza 20/11/2004 n. 684
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Costituisce principio generale di tutti i contratti ad evidenza pubblica quello per cui l’apertura dei plichi contenenti la documentazione amministrativa e l’offerta economica, deve, di necessità, avvenire in seduta pubblica, onde consentire a tutti coloro che vi abbiano interesse di verificare il rispetto delle diverse garanzie che circondano la presentazione delle domande di partecipazione alla procedura concorsuale, nonché l’identità, l’integrità e la segretezza delle offerte economiche.Il principio di pubblicità della gara, che costituisce applicazione del più generale principio di imparzialità dell’azione amministrativa e riceve un esplicito riconoscimento nell’art. 89 R.D. 23 maggio 1924, n. 827 (regolamento per l’Amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato), può trovare deroga soltanto in relazione alle fasi in cui la commissione giudicatrice sia chiamata ad esprimere valutazioni tecniche sulla proposta contrattuale, come si verifica nell’appalto concorso o allorché l’aggiudicazione debba avvenire col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.La violazione del detto principio inficia di per sé tutto il procedimento di aggiudicazione, senza la necessità di dimostrare specifiche conseguenze derivanti dalla sua inosservanza: questo perché l’interesse, a tutela del quale il principio è posto, è pregiudicato dal mero pericolo che possano verificarsi violazioni delle regole di gara rilevanti nelle sopra indicate fasi della procedura selettiva, senza che i concorrenti ne abbiano contezza; interesse che resta irrimediabilmente compromesso dal fatto che le sedute della commissione non siano state pubbliche laddove, invece, dovevano esserlo.
TAR Calabria, Sezione II Catanzaro - Sentenza 15/11/2004 n. 2091
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In tema di contratti della P.A., è legittima l’esclusione da una licitazione privata dell’offerta che non rispetti le prescrizioni di una clausola del bando di gara, previste a pena di esclusione: ciò in quanto soltanto nel caso in cui le clausole del bando di gara non impongono l’esclusione dalla gara per l’inosservanza di una formalità di presentazione dell’offerta si rende necessaria da parte del giudice procedere ad un esame più penetrante della formalità medesima al fine di stabilire se essa corrispondesse o meno ad un interesse sostanziale dell’amministrazione per il proficuo svolgimento della gara o comunque fosse posta a garanzia della parità di condizioni tra i concorrenti.E’ legittima l’esclusione dalla gara dell’impresa concorrente che abbia presentato l’offerta solo con l’indicazione del ribasso in percentuale rispetto al prezzo posto a base d’asta, omettendo l’importo della somma corrispondente, in presenza di una clausola a pena di esclusione. La ricavabilità del prezzo complessivo mediante la sommatoria dei prezzi parziali, indicati nella lista delle lavorazioni, non fa venir meno la violazione della ratio sottesa all’adempimento di cui la commissione lamenta la mancata realizzazione ad opera della ricorrente, nessuna garanzia potendosi ricavare, dalla mera conoscenza dei prezzi parziali da parte della ditta offerente, in ordine alla effettiva percezione da parte sua della congruità del prezzo complessivo richiesto quale corrispettivo dell’appalto (ma non espressamente indicato nell’offerta). Permane, peraltro, insoddisfatta l’esigenza di indicare il prezzo complessivo in un documento - come la dichiarazione di offerta - sottoscritto dal legale rappresentante dell’impresa concorrente e unico strumento idoneo a generare concreto affidamento in ordine alla piena consapevolezza della ditta offerente circa il prezzo offerto e la congruità dell’impegno contrattuale che si accinge ad assumere.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 26/10/2004 n. 1994
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In sede di disciplinare di gara, ben può essere prevista l’esclusione di una ditta a causa della mancata indicazione dell’oggetto della gara sulla busta presentata alla stazione appaltante. Tale mancanza, infatti, potrebbe costituire lo strumento per una possibile identificazione del proponente, a discapito del buon andamento della procedura e dell’apparenza di imparzialità dei commissari di gara, con conseguente pregiudizio dell’affidamento che deve costantemente sostenere il rapporto tra amministrazione e cittadini.
TAR Piemonte, Sezione II - Sentenza 22/10/2004 n. 2629
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Anche se la lex specialis di gara si limita a consentire, senza esigere, la presentazione di proposte modificative rispetto al progetto posto a base di gara, è evidente che, ove presentate, le dette varianti debbano essere giudicate compatibili con il progetto che la stazione appaltante ha posto a base di gara. Né può ritenersi che, ove interpretata in questo modo, la lex specialis di gara sia illegittima per violazione dell’art. 21, comma 1ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. Tale disposizione, infatti, nel disporre che “l’aggiudicazione degli appalti mediante pubblico incanto o licitazione privata può essere effettuata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, determinata in base agli elementi di cui al comma 2, lettera a), nel caso di appalti di importo superiore alla soglia comunitaria in cui, per la prevalenza della componente tecnologica o per la particolare rilevanza tecnica delle possibili soluzioni progettuali, si ritiene possibile che la progettazione possa essere utilmente migliorata con integrazioni tecniche proposte dall’appaltatore”, si limita a consentire le cd. varianti migliorative, ma nulla dice in merito alle conseguenze di una loro eventuale inadeguatezza o incompatibilità con il progetto redatto dalla stazione appaltante, che dovranno quindi essere desunte dalla specifiche caratteristiche della lex specialis di gara e della stessa offerta posta all’esame della commissione. Poiché, nel caso di specie, è stata posta a base di alcune offerte una variante che la Commissione giudicatrice ha ritenuto incompatibile con la lex specialis di gara, una volta giunta a tale conclusione la stessa Commissione ha dovuto escludere dette offerte dalla gara, non potendo attribuire alle società offerenti la volontà, rimasta inespressa, di partecipare all’appalto pur in assenza della detta variante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 12/10/2004 n. 6568
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’apposizione di due numeri in cifre, inconciliabili fra loro, peraltro indicati solo a matita, non integra il contenuto minimo di un’offerta economica. La giurisprudenza amministrativa del resto si è già pronunciata nel senso dell’assoluta invalidità di una offerta economica formulata con l’uso della matita (Cons. Stato, Sez. V, 30 gennaio 2002, n. 512).Deve ritenersi che le esigenze di celerità e di regolarità delle operazioni di gara, sottese al principio di continuità delle stesse, non vengano lese nei casi in cui vi siano delle interruzioni non immotivate, ma causate dalla necessità da parte della Commissione di gara di acquisire riscontri professionali qualificati su punti controversi del procedimento. Del resto il giudizio sulla complessità delle questioni sottoposte al vaglio dei consulenti, in quanto soggettivo, è rimesso alla discrezionalità della Commissione di gara e non può essere sindacato, se non in casi di manifesta illogicità.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 08/10/2004 n. 7065
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ corretto l’operato della Commissione di gara che si è limitata a dare pedissequa esecuzione a quanto previsto dal bando circa le modalità di invio delle offerte, ossia che i plichi sigillati contenenti la documentazione di gara dovevano pervenire “esclusivamente” tramite “raccomandata espresso o posta celere”. Tale previsione della lex specialis significa, infatti, che la stazione appaltante - avvalendosi in modo non irragionevole o sproporzionato del potere discrezionale di cui all’art. 75, comma 11, del R.D. n. 827 del 23/5/1924 - ha inteso escludere ogni altro mezzo di recapito delle offerte.Quanto alla legittimità della clausola del bando che imponeva le predette modalità, non c’è dubbio che la vigente legislazione (art. 4, comma 5, del D.Lgs. n. 261 del 22/7/1999) riservi in via esclusiva al servizio postale universale (ossia, quello pubblico) “...gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie” e che (in base al D.P.R. n. 655 del 29/5/1982 ed al D.M. n. 564 del 28/7/1987) i servizi di “raccomandata espresso” e di “posta celere” siano gestiti in esclusiva da Poste Italiane S.p.A. Inoltre, numerose pronunce del giudice amministrativo (ex multis, TAR Bari, Sez. I, sent. n. 2756 del 3/7/2003) hanno ritenuto legittimo l’operato della stazione appaltante che impone un determinato mezzo per l’invio delle offerte (in particolare, uno o più fra i servizi gestiti in esclusiva da Poste Italiane), con esclusione di strumenti equipollenti, salvo che ciò non aggravi irragionevolmente gli oneri posti a carico dei partecipanti. In quasi tutte le pronunce giurisdizionali, poi, viene evidenziato il particolare regime probatorio che caratterizza i registri del protocollo della corrispondenza tenuti obbligatoriamente da Poste Italiane, i quali, nonostante l’avvenuta privatizzazione dell’ente, fanno ancora fede fino a querela di falso circa gli estremi della spedizione, in quanto il gestore del servizio postale universale (ossia Poste Italiane S.p.A.) deve essere considerato come soggetto che esercita una funzione pubblica, anche alla luce del disposto di cui agli artt. 357 e 358 c.p., nel testo risultante dalla novella di cui alla legge n. 86 del 26/4/1990 (in questo senso, ex multis, Cass. Pen., Sez. VI, sent. n. 10138 del 25/9/1998). Da ciò consegue che l’utilizzo del servizio postale universale soddisfa in misura maggiore l’esigenza di certezza delle stazioni appaltanti circa gli estremi di spedizione delle offerte e che, pertanto, non è irrazionale imporre ai concorrenti tale mezzo di invio delle offerte medesime. (Nel caso di specie, poi, la lesione del principio del favor partecipationis non si è comunque verificata, in quanto il termine concesso per la predisposizione delle offerte era più che congruo - circa 40 giorni dalla pubblicazione del bando - ed erano previsti due mezzi alternativi di invio dei plichi: raccomandata espresso e posta celere).
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 08/10/2004 n. 1870
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nel caso in cui il valore numerico del ribasso in lettere è esattamente corrispondente a quello espresso in cifre (correttamente indicato con il simbolo del valore percentuale), tale corrispondenza, unitamente alla qualificazione espressa del ribasso (sia in cifre che in lettere) quale “ribasso percentuale unico”, rende irrilevante l’erroneo inserimento della parola “euro” nella specificazione in lettere, considerato che lo stesso non impedisce comunque di risalire alla reale volontà dei concorrenti. L’inserimento della parola “euro” si rivela , pertanto, mero errore materiale, che non impedisce di risalire al reale contenuto delle offerte, le quali ultime non si palesano affatto come plurime, contraddittorie e non univoche.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 02/10/2004 n. 6838
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nel caso in cui le tecniche di chiusura dei lembi da parte del costruttore della busta non garantiscono da un’eventuale manomissione, in quanto consistono solo nell’utilizzazione della colla, cioè di un materiale che non garantisce una sicura resistenza al calore o all’umidità, l’utilizzazione degli stessi accorgimenti garantistici si impone sia per i lembi preincollati dal fabbricante che per quelli incollati dall’utilizzatore finale, atteso che, anche quando i lembi incollati dall’utilizzatore si sovrappongono parzialmente a quelli preincollati dal fabbricante (come nel caso di specie), non può escludersi a priori e con certezza assoluta che tale tipo di busta possa essere manomesso ed aperto per il tramite dei lembi laterali già preincollati.Nel caso in cui il bando di gara richiede ai concorrenti “a pena di esclusione” due accorgimenti: la sigillatura della busta con ceralacca “su tutti i lembi di chiusura” e le controfirme su tutti i lembi di chiusura, la sola apposizione di tre sigilli di ceralacca e due controfirme soltanto sul lembo superiore di chiusura (anche se due sigilli aderiscono parzialmente ai lembi laterali preincollati), senza l’apposizione di alcuna controfirma sui predetti lembi laterali preincollati, viola la citata disposizione del bando di gara. L’osservanza di tale disposizione sia nella parte in cui impone la sigillatura di tutti i lembi di chiusura, sia nella parte in cui prescrive l’apposizione delle controfirme su tutti i lembi di chiusura costituisce un adempimento necessario, atto a scongiurare in modo assoluto l’eventuale manomissione della busta contenente l’offerta economica, che peraltro non può essere adempiuto parzialmente (cioè solo con i sigilli), ma va osservato integralmente (cioè anche con le controfirme). Tale accorgimento coincide con un interesse essenziale della stazione appaltante per il regolare svolgimento del procedimento di evidenza pubblica, in quanto fornisce una maggiore garanzia nei confronti di eventuali frodi o indebite violazioni del segreto e, comunque, non costituisce un onere particolarmente gravoso per i partecipanti ad una gara di appalto.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 01/09/2004 n. 8158
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nelle gare di appalto la fissazione di un termine ultimo per la ricezione delle offerte obbedisce a regole di trasparenza dell’azione amministrativa e di tutela dell’interesse pubblico relativamente alla par condicio tra i concorrenti proprio al fine di garantire una corretta attuazione della procedura di gara. Ne consegue che il termine di presentazione delle offerte deve in ogni caso ritenersi assumere natura decadenziale anche quando non vi sia, nel bando di gara o nella lettera di invito, alcun riferimento in ordine alla perentorietà dello stesso e ciò proprio in considerazione del fatto che tali prescrizioni risultano poste a garanzia della par condicio dei concorrenti, con conseguente effetto recessivo dell’interpretazione volta a rendere possibile una più ampia partecipazione alla gara.Il deposito tardivo dell’offerta avvenuto per cause inerenti al corriere non può rientrare tra quegli eventi straordinari ed imprevedibili che rendono tempestiva l’offerta, non potendosi equiparare l’inadempimento del corriere al factum principis in grado di giustificare la tardività del deposito. Sotto tale profilo, infatti, occorre rilevare come la mera circostanza dell’affidamento della consegna del plico ad un corriere privato non possa esimere, per ciò solo, l’interessato dalla eventuale responsabilità connessa al mancato deposito dello stesso, non comportando, il semplice affidamento, una causa di giustificazione dell’eventuale ritardo nella consegna del plico.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 12/08/2004 n. 1317
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Per costante giurisprudenza i criteri che devono essere seguiti da una Commissione di concorso devono essere determinati prima di avere cognizione dei titoli dei concorrenti, in modo da assicurare ogni garanzia sul procedimento valutativo e da escludere la possibilità di individuare criteri non obiettivi. Costituisce, infatti, regola fondamentale in materia di procedure concorsuali che la Commissione giudicatrice debba preventivamente, rispetto alla conoscenza delle offerte presentate, stabilire criteri obiettivi e puntuali di valutazione delle stesse, e ciò a presidio dei principi di imparzialità e correttezza del procedimento di gara (nella specie, dopo l’aggiudicazione della gara alla ditta ricorrente, la Commissione aveva modificato i parametri di valutazione dei curricula. In particolare erano stati stimati tutti i lavori di restauro artistico effettuati dalle ditte concorrenti, diversamente da quanto stabilito in precedenza, quando erano state valutate solo le esperienze professionali maturate negli ultimi cinque anni e questa diversa valutazione aveva portato all’aggiudicazione della gara ad un’altra ditta).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 28/06/2004 n. 4798
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’art. 63, comma 5, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. consente di suddivedere gli elementi a) e b) di cui all’art. 64, comma 3 in sub-elementi e relativi sub-pesi, ma, secondo quanto espressamente stabilito dalla norma, ciò deve essere previsto nella lettera di invito. Il limite in questione è ancora più incisivamente fissato nella tabella E nella quale, nel fissare la formula che deve essere applicata per l’attribuzione dei punteggi ai singoli soggetti concorrenti ed il criterio applicativo del confronto a coppie, ai fini della determinazione dei coefficienti Ai e Bi relativi, rispettivamente, agli elementi a) e b) dell’art. 64, comma 2, è espressamente stabilita la regola di riparametrazione dei punteggi assegnati ad ogni soggetto “qualora il bando preveda la suddivisione degli elementi di cui al comma 3, lettere a) e b) dell’articolo 64 in sub-elementi e sub-pesi”.L’allegato E del citato decreto espressamente stabilisce “Ai fini della determinazione dei coefficienti Ai e Bi relativi rispettivamente agli elementi a) e b) dell’articolo 64, comma 2, la commissione giudicatrice applica il metodo del confronto a coppie seguendo, a sua scelta, le linee guida di cui all’allegato A, ovvero il criterio fondato sul calcolo dell’autovettore principale della matrice dei suddetti confronti a coppie. Qualora il bando preveda la suddivisione degli elementi di cui al comma 3, lettere a) e b) dell’articolo 64 in sub-elementi e sub-pesi, i punteggi assegnati ad ogni soggetto concorrente in base a tali sub-elementi vanno riparametrati con riferimento ai pesi previsti per l’elemento di partenza”. La riparametrazione con riferimento ai pesi previsti per l’elemento di partenza costituisce un’operazione che non può prescindere dalla compilazione di schede individuali, dalle quali muove poi il metodo del confronto a coppie, secondo il quale la scelta dell’elemento da preferire nel confronto a coppie è propria di ciascun commissario.
TAR Valle d'Aosta - Sentenza 10/06/2004 n. 66
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il rigore della sanzione dell’esclusione esige che la stessa sia esplicitata dall’amministrazione con formule univoche. Qualora il contenuto di una clausola del bando sia equivoco, esso deve essere interpretato nel senso di privilegiare la più ampia partecipazione alla gara. D’altra parte, nemmeno è rilevante l’uso dell’avverbio “esclusivamente”: anche a questo proposito la giurisprudenza ha avuto occasione di osservare che, proprio in relazione al rigore della sanzione dell’esclusione, il difetto dei necessari requisiti di evidenza e di intelligibilità della clausola di esclusione preclude all’interprete di assegnare all’uso dell’avverbio “esclusivamente” tale portata sanzionatoria.A fronte della disposizione della lex specialis che prevede l’invio delle offerte “a mezzo di raccomandata A.R. del servizio postale”, non va condivisa la tesi secondo cui una tale formulazione avrebbe comunque dovuto indurre la Commissione di gara ad escludere le offerte pervenute con raccomandata semplice, anziché con raccomandata con ricevuta di ritorno ovvero con “postacelere”. Va infatti osservato, quanto alla prima ipotesi, che la formalità dell’avviso di ricevimento risponde ad una finalità di esclusivo interesse del mittente ai fini dell’eventuale prova della tempestività dell’offerta. Pertanto, non presiedendo quella formalità alla tutela di un interesse dell’Amministrazione o della par condicio dei concorrenti, l’inosservanza di essa non può determinare l’esclusione. Quanto invece alla spedizione mediante “postacelere”, è sufficiente osservare come la giurisprudenza abbia riconosciuto l’equivalenza tra questa modalità di spedizione e quella con raccomandata, tenuto conto dell’identità delle relative caratteristiche.
TAR Puglia, Sezione Lecce - Sentenza 25/05/2004 n. 3176
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il metodo di aggiudicazione in un procedimento di evidenza pubblica costituisce una scelta discrezionale della stazione appaltante, che può essere censurato soltanto nel caso di irragionevolezza e/o incongruità della scelta; ma tale giudizio di incongruità non può scaturire da una valutazione ex post (nel caso di specie dalla circostanza, non prevedibile al momento della pubblicazione del bando di gara, che le imprese rimaste in gara siano solo due) per cui i criteri valutativi che risultano legittimi in base ad una valutazione ex ante devono sempre obbligatoriamente applicarsi a prescindere dal numero dei partecipanti rimasti in gara.
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 24/05/2004 n. 808
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Legittimamente l’Amministrazione richiede ad un professionista del settore una valutazione tecnica delle componenti delle diverse offerte di gara per fare poi propri, con valutazione autonoma, i risultati della consulenza. La giurisprudenza amministrativa ha infatti ritenuto legittima l’ipotesi nella quale l’affidamento ad un consulente esterno, da parte della stazione appaltante, ha avuto soltanto rilievo interno alla procedura di gara, risolvendosi l’incarico in un’attività meramente consultiva che l’amministrazione poi valuterà, con piena libertà per la stessa di recepire o disattendere motivatamente le conclusioni del consulente esterno.Il dirigente di un ente locale è certamente competente a presiedere le commissioni di gara. Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato, infatti, l’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nella parte in cui prevede che i componenti delle commissioni di gara non debbono aver svolto, né possono svolgere, alcuna funzione od incarico tecnico o amministrativo relativamente ai lavori oggetto della procedura e non possono far parte di organismi che abbiano funzioni di vigilanza e controllo rispetto ai lavori stessi, non si applica ai dirigenti degli enti locali. Ciò in quanto l’ordinamento degli enti locali (art. 107 del D.Lgs. n. 267/00) impone ai dirigenti di presiedere le commissioni di gara e di concorso assumendo la responsabilità delle relative procedure. Ne deriva che, con riguardo alle procedure di affidamento di competenza degli enti locali, la disposizione specifica di settore prevale sulla norma di carattere generale prevista dalla legge quadro.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 21/05/2004 n. 3297
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La previsione della dichiarazione relativa all’aver preso completa ed esatta conoscenza dei luoghi, peraltro espressamente contemplata dal secondo comma dell’art. 71 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., è finalizzata alla serietà e alla completezza dell’offerta e si iscrive quindi nell’ambito delle prescrizioni tese a rendere effettivi i principi di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa, postulati dall’art. 97 della Costituzione, sotto il profilo dell’efficacia, dell’adeguatezza, dell’economicità e della speditezza della stessa, così che non può ritenersi che la sua omissione costituisca una mera irregolarità, sanabile aliunde (in particolare, nel caso di specie, con riferimento ad analoghe o identiche dichiarazioni formulate da altre imprese facenti parte della stessa A.T.I. costituenda, anche in considerazione della riferibilità di tali dichiarazioni alle singole imprese raggruppande e non all’associazione di imprese, neppure ancora costituita).
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 05/05/2004 n. 658
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In una gara di progettazione legittimamente l’offerta di ribasso del 100% è ritenuta inammissibile, in ragione della sua formulazione letterale, non potendosi condividere la tesi secondo la quale detta offerta dovrebbe essere “interpretata” come massimo ribasso rispetto alle tariffe minime inderogabilmente fissate per legge. Tale ardita tesi implica che incomberebbe in capo alla Commissione giudicatrice un dovere di “reinterpretare” le offerte presentate dai concorrenti in modo da renderle conformi a prescrizioni inderogabili di legge - al fine di assicurarne l’ammissibilità alla gara - dovere che non trova alcun fondamento nel vigente sistema degli appalti pubblici, anzi contrasta con il principio di immodificabilità dell’offerta ad opera della Pubblica Amministrazione, nonché con il principio di responsabilità, che incombe sull’impresa che partecipa ad una gara pubblica, della chiarezza e completezza delle dichiarazioni rese in tale procedimento, in particolare in relazione a quelle (come nel caso dell’offerta economica) coperte da divieto di immodificabilità ad opera della Commissione.
TAR Abruzzo - Sentenza 04/05/2004 n. 574
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittima l’esclusione disposta per non aver effettuato la dichiarazione relativa all’intento di avvalersi o meno dell’istituto del subappalto, nonché la lettera d’invito nella parte in cui prescrive che la ditta produca detta dichiarazione a pena di esclusione, atteso che l’art. 18 del D.Lvo 17 marzo 1995, n. 157 e l’art. 18 L. 19 maggio 1990, n. 55, nella parte in cui impongono ai concorrenti a gare di appalti di opere pubbliche l’indicazione, all’atto dell’offerta, dei lavori o delle parti di opere che intendono subappaltare, non possono intendersi nel senso di prescrivere l’indicazione dei subappaltatori anche nell’ipotesi in cui l’impresa partecipante non intenda avvalersi della facoltà di subappaltare. La mancata indicazione della dichiarazione di cui sopra, pertanto, ancorché richiesta dalla lettera d’invito, non può comportare di per sé l’esclusione dalla gara dell’impresa che, se non ha prodotto detta dichiarazione, è evidentemente in possesso dei requisiti per eseguire direttamente le opere, che non ha ovviamente più facoltà di subappaltare.
TAR Abruzzo, Sezione L'Aquila - Sentenza 04/05/2004 n. 574
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ illegittima l’esclusione disposta per non aver effettuato la dichiarazione relativa all’intento di avvalersi o meno dell’istituto del subappalto, nonché la lettera d’invito nella parte in cui prescrive che la ditta produca detta dichiarazione a pena di esclusione, atteso che l’art. 18 del D.Lvo 17 marzo 1995, n. 157 e l’art. 18 L. 19 maggio 1990, n. 55, nella parte in cui impongono ai concorrenti a gare di appalti di opere pubbliche l’indicazione, all’atto dell’offerta, dei lavori o delle parti di opere che intendono subappaltare, non possono intendersi nel senso di prescrivere l’indicazione dei subappaltatori anche nell’ipotesi in cui l’impresa partecipante non intenda avvalersi della facoltà di subappaltare. La mancata indicazione della dichiarazione di cui sopra, pertanto, ancorché richiesta dalla lettera d’invito, non può comportare di per sé l’esclusione dalla gara dell’impresa che, se non ha prodotto detta dichiarazione, è evidentemente in possesso dei requisiti per eseguire direttamente le opere, che non ha ovviamente più facoltà di subappaltare.
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 28/04/2004 n. 1517
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’art. 90, comma 2 e 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. dispone che il prezzo complessivo, i prezzi unitari ed il ribasso devono essere indicati in cifre ed in lettere e stabilisce che, in caso di discordanza, debba prevalere il ribasso percentuale o i prezzi unitari indicati in lettere. Deve tuttavia osservarsi che tale criterio va modulato con riferimento alle fattispecie concrete che si presentino all’attenzione dell’interprete, dovendosi distinguere le ipotesi in cui le due indicazioni presuppongano una reale divergenza nella manifestazione della volontà dell’offerente e rivelino una discordanza tale da non potersene ammettere la contemporanea validità, dal caso in cui la riscontrata difformità rappresenti soltanto un errore di scritturazione, che non impedisca l’individuazione dell’effettiva volontà dell’offerente. La regola della prevalenza del dato letterale deve quindi essere applicata tenendo conto del quadro complessivo dell’offerta, che va interpretata in base ai canoni ermeneutici relativi all’interpretazione dei negozi giuridici, dell’espressione della volontà e della riconoscibilità dell’errore ostativo. E’, pertanto, illegittimo il ricorso al criterio della prevalenza del prezzo indicato in lettere rispetto a quello indicato in cifre, quando il contrasto tra i prezzi costituisca il frutto di un errore materiale facilmente riconoscibile. In tale quadro, la regola fissata nel citato art. 90 e recepita nel bando non può prescindere dalla ricerca della effettiva volontà dell’offerente, secondo i principi comuni, tanto più che l’offerta riveste indubbio valore di proposta contrattuale, e come tale deve essere valutata.
TAR Bolzano - Sentenza 23/04/2004 n. 216
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L’obbligo, previsto a pena di esclusione nella legge di gara, di avvalersi del servizio postale, con l’ulteriore specificazione “statale”, impone ai concorrenti di avvalersi del servizio di rete postale pubblica di cui al D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, e non consente ai concorrenti di avvalersi di un corriere privato. Ad abundantiam, va precisato che per il servizio relativo all’invio di raccomandate, attinenti alle gare ad evidenza pubblica, è prevista la riserva di cui all’art. 4, comma 5, del D.Lgs. 22 luglio 1999, n. 261, al fornitore del servizio universale, cioè, oggi, alle Poste italiane S.p.a. L’interesse pubblico sotteso alla prescrizione dell’uso del servizio postale per la trasmissione dei plichi contenenti le offerte va riconosciuto nell’esigenza dell’amministrazione di conseguire pubblica certezza, circa gli estremi della spedizione, e di attribuire l’esclusivo compito di registrare e documentare tali informazioni al servizio postale. Il servizio postale, inoltre, per la sua neutralità nei confronti della gara, può meglio garantire i concorrenti sul rispetto dei termini per la presentazione delle offerte.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 15/04/2004 n. 2160
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La violazione di norme inderogabili per legge, quali le disposizioni relative ai minimi tariffari delle attività di progettazione, non richiede neppure una espressa sanzione di esclusione in caso di inosservanza, specie allorché si tratti, come nella specie, di norme di stretta interpretazione. Conseguentemente, la formulazione di un’offerta contrastante con quanto prescritto da dette norme è destinata ad essere esclusa anche in assenza di una puntuale sanzione espulsiva inserita nella lex specialis della gara. Peraltro, l’offerta così formulata, per essere accettabile, è destinata necessariamente ad essere “ridotta” d’ufficio per essere ricondotta nei limiti fisiologici, venendosi così a determinare una inammissibile violazione della par condicio dei concorrenti. Né può essere utilmente invocato l’art. 1419 c.c., dal momento che la norma ha carattere pattizio e, se applicata, finirebbe per consentire accordi tra amministrazione e impresa in deroga agli stessi contenuti dell’offerta, in una sorta di inammissibile rinegoziazione preventiva dell’offerta stessa (senza neppure sentire, sul punto, la medesima offerente), ciò che non è consentito, in quanto porterebbe a derogare alla stessa disciplina di gara, alterando, inevitabilmente, per quanto detto, la par condicio tra i concorrenti.
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 01/04/2004 n. 2263
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Per quanto concerne la natura giuridica dell’attestato di presa visione degli atti di gara, costituisce una mera illazione l’affermazione secondo cui tale documento non avrebbe alcun contenuto impegnativo per il partecipante, trattandosi di atto formato dallo stesso Comune. E’ vero che nella maggior parte dei casi sono le imprese partecipanti che debbono dichiarare di aver preso visione degli elaborati di gara (e quindi sono chiamate a sottoscrivere dichiarazioni che in qualche modo le impegnano direttamente), ma ciò non implica che, quando invece l’attestazione è formata dalla stessa stazione appaltante, il documento non ha alcun rilievo. L’atto ha invece lo stesso identico valore, perché esso serve, in entrambi i casi, a garantire che l’impresa accorrente ha acquisito piena contezza circa la tipologia e l’entità dei lavori da eseguirsi e delle condizioni contrattuali.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 01/04/2004 n. 1812
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La mancata esibizione della procura della persona che ha sottoscritto l’offerta non può essere sanata da alcuna operazione di interpretazione dei documenti prodotti senza vulnerare in modo non consentito la parità di condizioni tra i soggetti partecipanti alla gara. In effetti la procura speciale è, appunto, il solo documento che può conferire certezza della provenienza ed affidabilità dell’offerta. Nè è necessaria alcuna espressa previsione di esclusione per tale motivo nel bando di gara, in quanto si tratta della individuazione in concreto del soggetto che intende partecipare alla gara e della prova della sua volontà effettiva.
TAR Calabria, Sezione Catanzaro - Sentenza 23/03/2004 n. 690
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Le sole prescrizioni di un bando di gara o di una lettera di invito a partecipare ad una gara per l’aggiudicazione di un pubblico appalto che sono da osservare a pena di esclusione della gara medesima sono quelle dirette a garantire la par condicio tra i concorrenti e ad evitare effetti pregiudizievoli, conseguendone che le esclusioni vanno collegate non già all’inosservanza di ogni e qualsiasi formalità imposta dal bando, bensì alla sola violazione di prescrizioni sostanziali che, essendo essenziali per il proficuo svolgimento delle operazioni concorsuali, non ammettono deroghe.Nelle gare d’appalto pubblico, la chiusura, sigillatura e controfirma delle buste contenenti la documentazione e l’offerta economica assolvono alla triplice funzione di garantire la segretezza, l’identità e l’immodificabilità della documentazione, l’identità e l’immodificabilità dell’offerta e la sicura provenienza dal concorrente invitato alla gara; pertanto, l’assolvimento delle formalità di presentazione dell’offerta relativamente alla busta esterna non possono surrogare le dette formalità per ciò che concerne la documentazione contenuta nell’offerta. Le garanzie essenziali sulla segretezza del contenuto dell’offerta economica e sull’impossibilità di prenderne visione non sono surrogabili, neppure dall’apposizione a verbale della precisazione che l’offerta economica, malgrado l’apertura della busta, non è stata letta da alcuno, atteso che la formalità dell’integrità della busta contenente l’offerta economica non ammette equipollenti.Nelle gare per l’aggiudicazione di contratti della Pubblica Amministrazione mediante appalto concorso, poiché le offerte economiche devono restare segrete per tutta la fase procedimentale in cui la Commissione giudicatrice compie le sue valutazioni sugli aspetti tecnici delle offerte, è indispensabile che le relative buste restino chiuse, in quanto non può ammettersi che, a seguito di una indebita apertura, sorgano contestazioni sulla più o meno corretta conservazione dei plichi e sulla concreta possibilità di prendere visione dei loro contenuti.
TAR Lazio, Sezione II bis Roma - Sentenza 05/03/2004 n. 2140
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio di pubblicità delle operazioni di una gara di pubblici appalti è inderogabile ed impone, nella fase dell’apertura dei plichi contenenti i documenti di ammissione e le offerte, che il materiale documentario trovi correttamente ingresso con le garanzie della seduta pubblica. Ciò in quanto tale modalità costituisce uno strumento di garanzia a tutela, oltre che del pubblico interesse, anche di quello dei partecipanti, affinché possano direttamente assistere alla verifica della integrità dei plichi ed alla identificazione del loro contenuto, operazione che garantisce la serietà della gara, impedendo sostituzioni o alterazioni dei relativi atti. In particolare, il suddetto principio di pubblicità, che non è estensibile alla fase valutativa delle offerte economiche, prescinde dalla circostanza che la ricorrente non abbia richiesto di assistere alle operazioni, in quanto ciò che conta non è tanto detta partecipazione, quanto l’avvenuta pubblicità delle relative sedute, che di per sé è garanzia di regolarità della gara; tale garanzia deve essere adempiuta e assicurata non solo in negativo (le sedute non debbono essere riservate o segrete), ma anche in positivo (il calendario delle sedute deve essere adeguatamente pubblicizzato).La presidenza di una commissione di gara è legittimamente assunta dal segretario comunale, che va sicuramente qualificato dirigente, come si desume anche dal comma 4, dell’art. 97 del T.U. n. 267/2000, secondo cui “Il segretario sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l’attività…”, nonché dallo stesso comma (lettera d), secondo cui detto segretario “esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto e dai regolamenti o conferitagli dal sindaco…”.
TAR Lazio, Sezione II bis Roma - Sentenza 05/03/2004 n. 2139
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Va dichiarata deserta una gara di appalto solo in assenza di almeno due offerte valide e/o appropriate, intendendo per offerte non valide sia le offerte irregolari, in quanto viziate nelle forme prescritte dal bando, sia quelle inammissibili, identificabili nelle offerte prive dei requisiti sostanziali per la partecipazione alla gara, sia l’offerta (sotto il profilo tecnico) che, nel complesso dei suoi elementi propositivi, risulti talmente inadeguata da non potere attingere alla soglia di una effettiva valutazione. Viceversa, non può essere dichiarata deserta una gara di appalto nel caso in cui una delle due offerte rimaste in gara sia risultata anomala, atteso che l’offerta anomala è formalmente valida, ma viene giudicata non conveniente ed esclusa soltanto al termine di una fase della gara successiva all’ammissione ed alla valutazione comparata delle offerte valide.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 27/02/2004 n. 2450
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nel caso in cui l’amministrazione aggiudicatrice abbia ritenuto essenziale, a pena di esclusione, una specifica modalità di presentazione delle offerte di gara e la indichi chiaramente nel bando, deve procedersi ad esclusione nei confronti dell’impresa che, nel presentare un’offerta, non abbia rispettato tale formalità. Infatti, se per un verso è vero che le comminatorie di esclusione relative a modalità di presentazione dell’offerta debbono essere interpretate secondo il comune canone di ragionevolezza, e pertanto sono da considerarsi mere irregolarità, non comportanti l’esclusione, le carenze assolutamente inidonee a influire sulla certa conoscenza dello stato dei fatti da parte della stazione appaltante, lo stesso non può affermarsi, a causa della importanza dell’elemento “prezzo” nella proposta contrattuale, quando le carenze formali (indicazione in apposita dichiarazione allegata all’offerta) riguardino proprio la consistenza matematica dell’offerta (nella specie, l’offerta conteneva il ribasso percentuale ma mancava dell’indicazione del prezzo globale offerto richiesto dalla lex specialis, che sarebbe stato deducibile soltanto a mezzo del calcolo percentuale di ribasso).
TAR Toscana, Sezione I - Sentenza 24/02/2004 n. 529
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Ogni modificazione soggettiva od oggettiva dell’offerta presentata da una impresa in una gara per l’aggiudicazione di un pubblico appalto si appalesa inammissibile in quanto lesiva della par condicio fra i concorrenti e, quindi, del principio di buon andamento della pubblica Amministrazione.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 17/02/2004 n. 623
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E’ legittimamente esclusa da una gara d’appalto una costituenda A.T.I. che inserisce l’impegno a conferire mandato collettivo speciale ad una delle imprese componenti l’associazione nella busta relativa alla documentazione anziché in quella relativa all’offerta economica come previsto dal bando di gara. L’inosservanza di detta prescrizione, infatti, non costituisce mera irregolarità, ma violazione di regole aventi portata sostanziale, atteso che l’art. 13, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (di cui la lex specialis di gara costituisce applicazione), nel consentire la presentazione di offerte da parte di soggetti non ancora costituiti in A.T.I. espressamente prevede che è l“offerta sottoscritta” dalle imprese costituende in A.T.I. - e quindi l’offerta economica – che deve “contenere l’impegno” a conferire mandato collettivo. Che tale impegno debba essere indicato nel contesto del “documento” che contiene l’offerta costituisce, altresì, acquisizione della giurisprudenza. Non può del resto non rilevarsi come l’assunzione di un impegno siffatto, che ridonda in termini di contitolarità e unitarietà del rapporto, trovi la sua sede naturale nella manifestazione di volontà concernente la dichiarazione di offerta “economica”, componente essenziale del consenso negoziale anche in funzione di garanzia della serietà e affidabilità dell’offerta stessa.
TAR Sardegna, Sezione Cagliari - Sentenza 17/02/2004 n. 213
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La circostanza che sia impedito ad un soggetto di essere presente all’apertura delle buste contenenti le offerte costituisce un’evidente violazione del principio di pubblicità delle gare pubbliche. Detto principio, infatti, può essere derogato da parte della Commissione nella sola fase della valutazione tecnica delle offerte, ferma restando la sua rigorosa osservanza nella fase di apertura dei plichi contenenti la documentazione amministrativa e le offerte economiche.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/10/2003 n. 6767
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Ai sensi del combinato disposto dei commi 2 e 7 dell’art. 90 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., non va esclusa l’offerta del concorrente che erroneamente abbia incluso gli oneri per la sicurezza (non soggetti a ribasso) nell’importo totale offerto; bensì va tenuto in considerazione in ogni caso il solo ribasso percentuale (in lettere) offerto.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 30/09/2003 n. 5217
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
E' illegittima l'esclusione del concorrente il cui plico esterno o la cui busta interna rechi i sigilli prescritti sui lembi di chiusura e non anche sui lembi preincollati meccanicamente in sede di fabbricazione della busta, atteso che la funzione della sigla-sigillo è quella di attestare la chiusura della busta da parte del soggetto legittimo presentatore dell’offerta tramite incollaggio dei lembi aperti, a nulla rilevando, ai fini in parola, il fatto che la busta presenti anche lembi che risultino già incollati dal suo costruttore e che non sono, quindi, interessati dall’operazione materiale di inserimento dell’offerta nella busta stessa.
TAR Puglia - Lecce - Sentenza 26/06/2003 n. 4476
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Le valutazioni in ordine all'adeguatezza dell'offerta, sotto i profili tecnici ed economici, espresse con punteggi corrispondenti ai parametri precostituiti nei criteri generali, non richiedono ulteriore motivazione, né sono censurabili per illegittimità se non con riferimento a vizi di eccesso di potere.
TAR Brescia 10/03/2003 n. 266
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
DECRETO PRESIDENZIALEAi sensi dell’art. 2, co. 1, della direttiva generale ricorsi 665/1989 CEE (che privilegia ogni possibile intervento del giudice volto ad ovviare le violazioni che siano state commesse in una gara d’appalto, sì che l’aggiudicazione definitiva possa legittimamente intervenire a favore dell’offerta più vantaggiosa per la stazione appaltante) e disapplicando l’art. 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (che finisce per prevedere una preclusione a che detto intervento provvisorio sia accordato ante causam), va ordinato all’amministrazione appaltante di non stipulare il contratto di appalto con la aggiudicataria provvisoria, in attesa del rilascio dei documenti relativi alla gara richiesto da una ditta concorrente.
Consiglio di Stato 05/03/2003 n. 1214
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nell’ipotesi in cui il termine di presentazione delle offerte cada in un giorno festivo, il termine stesso deve intendersi prorogato al giorno seguente non festivo (art.155, co.4, e 2693, co.3, c.c.); ciò anche perché la scadenza del termine di presentazione delle offerte in un giorno festivo determina una situazione obiettiva di incertezza e, nel caso in cui sussista tale situazione, per principio generale, va prescelta la soluzione favorevole alla massima partecipazione dei concorrenti.
TAR Lazio, Sezione I ter - Sentenza 03/12/2002 n. 11114
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La mancata sottoscrizione dell'offerta da parte di uno dei partecipanti alla gara determina la nullità della offerta e l'esclusione dell'offerente, anche in mancanza di una esplicita comminatoria in tal senso del bando di gara, per evidenti esigenze di garanzia sia del principio della par condicio fra i partecipanti, sia dell'esigenza di effettivo conseguimento in modo utile degli obiettivi funzionali perseguiti dall'Amministrazione appaltante.Legittimamente viene esclusa una offerta per la mancata sottoscrizione, in calce ed in ogni foglio, della polizza assicurativa allegata all'offerta stessa, non potendosi riferire la paternità della polizza all'offerente, con conseguente impossibilità di determinazione del contenuto della dichiarazione di volontà contrattuale resa.
Corte di Giustizia Amministrativa, Sezione giurisdizionale - Sentenza 16/10/2002 n. 592
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La commissione di una gara d'appalto costituisce organo speciale e temporaneo dell'amministrazione, la cui legittimazione ad operare in via collegiale, nonché in persona del presidente, per quanto attiene ai poteri a lui individualmente demandati, è necessariamente subordinata alla pendenza del procedimento di gara, sino al limite funzionale e temporale del suo esaurimento; è pertanto illegittimo, per incompetenza, il provvedimento con il quale il presidente del seggio di gara dispone la riapertura del procedimento di gara una volta che quest'ultimo si sia concluso con il verbale di aggiudicazione. Ai sensi dell'art. 23 L. R. Sicilia 8 marzo 1971, n. 5, l'avvenuta pubblicazione per tre giorni consecutivi non festivi del verbale di aggiudicazione rende di per sé definitivo l'esito del procedimento di gara e segna altresì il dies a quo ai fini di un'eventuale impugnativa dell'aggiudicazione in sede giurisdizionale. E' illegittimo un provvedimento di riapertura di una gara d'appalto che non sia stato preceduto (né accompagnato) dal formale e motivato annullamento in via di autotutela del precedente provvedimento di aggiudicazione nonché, occorrendo, degli atti del procedimento di gara di cui si sia ravvisata l'illegittimità.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 20/09/2002 n. 4779
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Anche se deve riconoscersi in capo all'Amministrazione appaltante la sussistenza di un potere discrezionale di annullamento della procedura di gara indetta per il conferimento di un appalto, tuttavia tale potere non può essere legittimamente esercitato facendo mero riferimento al riscontro di un vizio di legittimità riguardante fasi procedimentali connotate dall'assoggettamento a regole chiare e precostituite e che comportano operazioni di natura spiccatamente tecnica.E' illegittimo il provvedimento di annullamento della procedura di gara per il conferimento di un appalto con il quale, senza esternare ragioni idonee e facendo mero riferimento ad un semplice vizio di una operazione di gara, si dispone l'annullamento dell'intera procedura, nonostante la oggettiva possibilità di rinnovare l'operazione riconosciuta illegittima; nè l'obbligo di riavvio dell'intera procedura concorsuale può essere desunto dal principio di segretezza che presiede le pubbliche gare, nel caso in cui la rinnovazione delle operazioni riconosciute illegittime abbia natura aritmetica e si fondi su dati immodificabili, non implicanti, pertanto, l'esercizio di alcuna discrezionalità.La prescrizione contenuta nel bando o nella lettera d'invito di indicare un ribasso o aumento in percentuale, rende invalida l'offerta che indichi il ribasso in misura pari allo zero per cento, ma non comporta pure, in modo automatico, l'invalidità di quelle offerte che indichino una percentuale anche minima, in quanto tale comparabile con le altre.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Decisione 15/02/2001 n. 805
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Se alla gara d’appalto sono ammesse varie imprese prive dei prescritti requisiti, qualora con ricorso si censuri l’illegittima ammissione della sola impresa risultata aggiudicataria, in caso di annullamento giurisdizionale dell’aggiudicazione, l’amministrazione, in sede di rinnovazione degli atti di gara, può escludere le imprese che versino nella identica situazione di quella risultata aggiudicataria in base al provvedimento ormai annullato e non considerare le loro offerte nel calcolo della soglia di anomalia.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana 21/02/2000 n. 61
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In Sicilia, ai sensi dell'art. 25 della L.R. Sicilia 29 aprile 1985 n. 21, l'aggiudicazione di una gara d'appalto di lavori pubblici degli Enti locali, in mancanza di reclami proposti dagli interessati, costituisce atto definitivo, che non ha bisogno di approvazione da parte degli organi di governo dell'Ente locale; pertanto, la eventuale deliberazione di approvazione degli atti di gara costituisce semplice atto esecutivo dell'aggiudicazione, inidonea a far venire meno la definitività dell'aggiudicazione già intervenuta
Consiglio di Stato, Sezione V 22/09/1999 n. 1143
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nella procedura dell'appalto concorso, la valutazione delle offerte sotto il profilo tecnico deve essere effettuata in una fase antecedente a quella dell'apertura delle buste contenenti le offerte economiche, poiché va evitato che queste ultime possano influire sulle complessive valutazioni di natura tecnica
TAR Potenza 31/07/1999 n. 294
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio di continuità delle gare d'appalto per l'aggiudicazione di contratti della Pubblica amministrazione riveste un rilievo solo tendenziale e non può considerarsi assolutamente privo di eccezioni, ben potendo verificarsi situazioni particolari, fatti o esigenze che obiettivamente impediscano la concentrazione delle operazioni di gara in una sola seduta
TAR Napoli 28/06/1999 n. 1883
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Ai sensi dell'art. 5 della legge 2 febbraio 1973 n. 14, in una procedura di gara esperita per l'appalto di opera pubblica ai sensi dell'art. 21, co. 1 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. non si può far luogo ad aggiudicazione provvisoria avvenuta alla verifica e correzione dei conteggi presentati da tutti i soggetti ammessi alla procedura.La ditta illegittimamente esclusa da una gara per l'aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione non ha diritto al risarcimento del danno se non prova la diminuzione dell'integrità patrimoniale subita per effetto degli atti illegittimamente posti in essere dall'Amministrazione.
TAR Napoli 21/04/1999 n. 1067
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In assenza di un'espressa previsione del bando di gara o della lettera d'invito, l'utilizzazione, per l'invio dell'offerta di gara, del recapito a mezzo servizio postale in corso particolare, e non in forma raccomandata, non costituisce causa di esclusione dalla gara stessa.L'Amministrazione può negare l'approvazione di un'aggiudicazione provvisoria di pubblica gara, essendole consentito, ove non sia stato ancora emanato l'atto conclusivo del procedimento costituito dall'aggiudicazione definitiva a seguito dell'approvazione degli atti di gara, l'esercizio del potere di annullare d'ufficio gli atti della procedura che si rilevassero illegittimamente disposti, rimuovendoli e proseguendo l'iter procedurale a partire dal momento successivo, non travolto dall'operata rimozione
TAR Catanzaro 18/06/1998 n. 537
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
La modifica in corso di svolgimento di gara dei criteri di attribuzione dei punteggi per l'aggiudicazione di una gara d'appalto altera la par condicio dei concorrenti, con conseguente illegittimità dell'esito della gara.
TAR Catania 24/03/1998 n. 474
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il momento rilevante di verifica delle offerte coincide con la formale operazione di apertura delle buste dinanzi al seggio di gara, ove i partecipanti possono presenziare e formulare le opportune osservazioni, compiendo in quella sede ogni verifica e controllo sull'ammissione dei concorrenti; peraltro, consentire un tardivo riesame di tutte le offerte, anche presentate da soggetti non interessati alla controversia circa l'aggiudicazione esporrebbe l'Amministrazione a forti rischi di brogli ed accordi fraudolenti, non compatibili con le esigenze di certezza ed affidabilità degli atti conclusivi di procedimenti concorsuali
TAR Firenze 18/02/1998 n. 84
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nel caso in cui l'Amministrazione appaltante abbia fissato un tetto massimo costituito dall'importo a base di gara, prevedendo espressamente l'esclusione delle offerte contenenti un prezzo netto superiore al detto importo, ciò che rileva ai fini dell'ammissibilità dell'offerta economica è che essa, valutata al netto del ribasso percentuale ammesso, non superi la soglia costituita dall'importo a base di gara, in modo che sia garantita la finalità di contenere il reale costo dell'opera entro il limite del finanziamento stanziato.A norma dell'art. 29 D.L. vo 19 dicembre 1991 n. 406, tutti i concorrenti ad una gara d'appalto di opera pubblica hanno la facoltà di proporre varianti migliorative al progetto iniziale, senza che ciò incida sul limite economico di ammissibilità delle offerte, che, per tutti, è fissato dalla lettera d'invito nell'importo a base d'asta; pertanto, devono ritenersi consentite soluzioni tecniche migliorative del progetto, purché l'offerta economica formulata mediante indicazioni del ribasso percentuale sull'importo a base d'asta resti entro il limite prefissato.
TAR Salerno 27/10/1997 n. 591
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Nelle gare per l'aggiudicazione dei contratti della Pubblica amministrazione non tutte le inosservanze delle modalità stabilite per la presentazione dell'offerta determinano l'estromissione dal procedimento, ma solo quelle che violano prescrizioni espressamente sanzionate con la esclusione e quelle che pregiudicano la segretezza dell'offerta o la par condicio tra i concorrenti. (Nella specie, è stato ritenuto illegittimo il provvedimento di esclusione da una gara di appalto di una Ditta che aveva presentato un'offerta indicando solo la percentuale di ribasso sul prezzo posto a base d'asta e non la cifra, trattandosi di un adempimento non richiesto dal bando a pena di esclusione e che non poteva, comunque, influire in qualche modo sulla correttezza e regolarità delle operazioni concorsuali)
TAR Genova, Sezione II 01/07/1996 n. 237
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
L'ammissione con riserva è istituto conforme ai principi che regolano le pubbliche gare, in quanto la valutazione delle offerte è operazione autonoma dall'ammissibilità delle stesse, la cui verifica può essere demandata ad una successiva fase procedimentale.In una gara di appalto, l'apertura delle buste contenenti l'enunciazione delle risorse messe a disposizione dalle concorrenti in un momento antecedente la specificazione del punteggio da assegnare, sia pure nel dettaglio, viola i principi della indispensabile segretezza delle offerte e della par condicio tra i concorrenti.
TAR Palermo 27/05/1996 n. 626
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
Il principio di continuità delle gare di appalto è finalizzato ad evitare pericoli di deviazione nella valutazione delle offerte, per cui non può essere considerato assolutamente insuscettibile di eccezioni, ben potendo verificarsi situazioni particolari, le quali obiettivamente impediscano la concentrazione delle operazioni in una sola seduta.
TAR Pescara 09/02/1996 n. 139
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In materia di appalti di lavori pubblici, ai sensi dell'art. 32 della legge 8 giugno 1990 n. 142, spetta al Consiglio comunale l'individuazione delle modalità di scelta del contraente, ma non l'approvazione della successiva aggiudicazione del contratto la quale, pertanto, rientra nella competenza della Giunta municipale.Nel caso in cui per l'aggiudicazione di un contratto di appalto di opere pubbliche sia istituita una Commissione per l'esame e la valutazione delle offerte presentate dai concorrenti, la conoscenza degli elementi delle singole offerte e della relativa paternità non può in alcun modo precedere la fissazione dei criteri di valutazione delle offerte stesse.La rinnovazione parziale di un procedimento di gara di appalto è ammissibile solamente quando negli atti già compiuti sia stata accertata una illegittimità in relazione a regole di comportamento chiare e precostituite in modo che la rideterminazione dei risultati sia l'effetto di una mera operazione tecnica, mentre la stessa deve essere esclusa quando debbono essere compiute nuovamente delle valutazioni discrezionali.La rinnovazione integrale della gara di appalto comportante una nuova predeterminazione dei criteri di massima non può essere compiuta dalla medesima Commissione che aveva già esaminato le offerte
Consiglio di Stato, Sezione V 28/12/1994 n. 1616
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.1
In sede di ammissione alla gara per l'aggiudicazione di un appalto di opere pubbliche, è illegittima la determinazione di un criterio di scelta basato su una idoneità tecnico-economica non rapportata alla natura ed all'importo delle opere da eseguire e che sia discriminatorio a favore delle imprese con sede in un determinato territorio. (Nella specie, venivano favorite le imprese del Trentino).