Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "commissioni giudicatrici"

TAR Piemonte, Sezione I - Sentenza 28/02/2007 n. 882
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La giurisprudenza amministrativa esclude che possano sussistere situazioni di incompatibilità tra un componente della Commissione giudicatrice ed i soggetti partecipanti alla gara quando l’attività professionale svolta si sia esaurita (come nella specie), anche perché sarebbe incongruo imporre che colui che ha avuto rapporti d’affari (in questo caso professionali) con un altro soggetto debba poi astenersi dal giudicarlo in veste di commissario di gara per un numero indeterminato di anni (cfr. TAR Piemonte, Sez. II, 16 settembre 2000, n. 989; TAR Piemonte, Sez. I, 27 maggio 2003, n. 764, confermata da Cons. Stato, Sez. VI, 13 febbraio 2004, n. 563).
TAR Calabria, Sezione I Reggio Calabria - Sentenza 22/11/2006 n. 1750
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Secondo quanto affermato dalla giurisprudenza amministrativa, la possibilità di sostituire i membri di una Commissione giudicatrice non incide sulla regolare composizione della Commissione stessa, qualora la persona nominata abbia le medesime qualità e svolga le medesime funzioni di quella sostituita, non assumendo rilevanza nell’organo collegiale il nominativo, ma la qualità della persona, ovvero le funzioni di cui la stessa risulta investita (cfr. T.A.R. Abruzzo, n. 165 del 5 aprile 2002), e il soggetto che è subentrato a far parte della Commissione di gara ha proceduto ad effettuare, unitamente agli altri componenti, un nuovo ed approfondito esame di tutta la documentazione presentata dalle imprese ammesse alla gara.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 09/08/2006 n. 7916
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Determina il travolgimento dell’intera procedura la violazione dell’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che espressamente prevede, al comma 5, che “La commissione è presieduta da un dirigente dell’amministrazione aggiudicatrice o dell’ente aggiudicatore”, e al comma 6, che “I commissari sono scelti mediante sorteggio tra gli appartenenti alle seguenti categorie ...”, nonché la violazione dell’art. 92 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., attuativo del citato art 21, che disciplina le modalità di scelta dei componenti la commissione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 05/07/2006 n. 4267
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La verifica dell’offerta anomala, sulla base delle giustificazioni presentate dai ricorrenti, è compito che spetta alla Commissione giudicatrice e non ad un ufficio dell’Amministrazione, anche se tale ufficio risulta competente nel settore al quale attiene l’oggetto della gara. L’ufficio può, infatti, dare pareri di ordine tecnico, ragguagli ed altri elementi utili alla valutazione delle offerte, ma non può essere rimesso allo stesso il giudizio definitivo sulla congruità delle offerte, allorché sia costituita una apposita Commissione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 15/05/2006 n. 2711
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’art. 21, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. stabilisce che “La commissione è presieduta da un dirigente dell’amministrazione aggiudicatrice o dell’ente aggiudicatore”. Qualora la norma citata venga violata, oltretutto con una motivazione generica e fittizia, fondata su possibili future incompatibilità dei dirigenti in servizio, sono invocati invano i principi di terzietà degli organi giudicanti nelle procedure concorsuali. Va tenuto conto, al riguardo, del fatto che il contemperamento tra le opposte esigenze di terzietà complessiva dell’organo giudicante e di presenza dell’amministrazione non è necessariamente il medesimo nelle procedure di concorso per posti d’impiego e in quelle di gara per la scelta di un contraente. Occorre tenere conto, inoltre, del fatto che la legge disciplina distintamente la posizione del presidente da quella degli altri componenti della commissione giudicatrice e che le incompatibilità stabilite per questi ultimi non sono necessariamente riferibili al presidente che, appunto, deve essere un dirigente dell’amministrazione appaltante (fattispecie nella quale era stato nominato presidente della gara un funzionario della regione - il segretario generale della giunta regionale - anziché un dirigente dell’amministrazione appaltante).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 26/04/2006 n. 802
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Sussiste la violazione dell’art. 21, comma 6, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e dell’art. 92 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. nel caso in cui i due commissari esterni della commissione giudicatrice non siano stati scelti pubblicamente mediante sorteggio nonostante il rinvio nella lex specialis a tali disposizioni. Infatti, qualora il procedimento si sia svolto secondo modalità del tutto diverse da quelle alle quali aveva inteso autovincolarsi la stazione appaltante (procedendosi alla richiesta di due nominativi alla Soprintendenza Beni Archeologici ed alla conseguente nomina dei due commissari da questa indicati), non rileva la circostanza evidenziata in ordine alla elevata qualificazione e competenza tecnica dei due commissari. Rileva, invece, che la stazione appaltante, dopo aver dettato precise norme di garanzia in ordine al procedimento di nomina della commissione giudicatrice, le ha disattese, integrando, per ciò solo, una illegittimità suscettibile di viziare in via derivata l’intera procedura concorsuale.
TAR Lazio, Sezione IIter Roma - Sentenza 24/03/2006 n. 2110
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Qualora la riformulazione della graduatoria sia avvenuta in assenza di un componente della commissione di gara, ma le operazioni effettuate in tale sede si siano tradotte in mere operazioni di rettifica dei conteggi già effettuati e viziati da mero errore materiale, la natura del tutto vincolata dell’attività svolta ed il carattere oggettivo dei metodi matematici applicati non rendono necessaria la presenza del plenum dei componenti della commissione di gara. Tale presenza, infatti, come affermato da un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, è necessaria solo per le attività di natura discrezionale o tecnica.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 23/03/2006 n. 3136
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Secondo una consolidata giurisprudenza amministrativa la commissione giudicatrice di una gara di appalto costituisce un collegio perfetto e deve perciò operare con il plenum dei suoi componenti, fatto salvo che per le attività preparatorie ed istruttorie vincolate e verificabili anche a posteriori. Le determinazioni assunte in merito all’ammissione delle offerte consegnate non sono di natura meramente materiale, istruttoria o preparatoria, trattandosi di attività di contenuto decisorio che, in quanto tale, va svolta dalla commissione in composizione piena, nel rispetto del principio della collegialità perfetta (C.d.S., Sez. V, 23 luglio 2002, n. 4022).Nei collegi perfetti la presenza di tutti i componenti è richiesta per quorum strutturale e non può essere sopperita da un’acquisizione postuma di assenso e ancor meno da una mera presa d’atto da parte del membro assente; ciò in quanto è nel contributo dialettico alla discussione ed alla decisione da parte di ciascun componente che risiede la specificità del metodo collegiale.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 20/03/2006 n. 1444
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nell’attuale assetto ordinamentale degli Enti locali può validamente sussistere la concentrazione, da parte del dirigente comunale, dei ruoli di presidente della commissione di gara e responsabile del procedimento, che procede all’approvazione definitiva degli atti della stessa. Ciò in considerazione del fatto che l’attività di approvazione definitiva degli atti di gara non può più essere qualificata alla stregua dell’attività di controllo e che la disposizione specifica di settore di cui all’art. 107, comma 3, lettere a) e b), del D.Lgs. n. 267/2000 prevale sulla norma generale di cui all’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 16 settembre 2004, n. 6029; 28 giugno 2004, n. 4772; 1° aprile 2004, n. 1812; 18 settembre 2003, n. 5322; 21 giugno 2002, n. 3404).In presenza di criteri di assegnazione dei punteggi caratterizzati da significativi margini di discrezionalità tecnica, ma non sufficientemente definiti dalla lex specialis della gara o dalla Commissione valutatrice (in sede di determinazione di sottocriteri valutativi), quest’ultima deve fornire adeguata motivazione in merito alle ragioni che, sul piano tecnico, hanno indotto a differenziare i detti punteggi discrezionali. Ne discende che può essere omessa la motivazione del punteggio assegnato solo allorché i criteri di massima siano tali, per il loro carattere puntuale e stringente, da consentire essi stessi la ricostruzione dell’iter logico che ha portato la Commissione a conferire detti punteggi espressi in termini esclusivamente numerici (cfr. le decisioni della Sezione 16 novembre 2005, n. 6399; 6 ottobre 2003, n. 5899; Sezione VI, 7 settembre 2004, n. 5830; 10 gennaio 2003, n. 67; 4 novembre 2002, n. 6004).
TAR Lombardia, Sezione Brescia - Sentenza 13/01/2006 n. 42
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le funzioni affidate alla commissione, concernenti la valutazione di anomalia dell’offerta devono essere circoscritte a quelle di natura meramente amministrativo-procedurale, dovendosi invece demandare all’esclusiva competenza del RUP (e del relativo personale di supporto) la valutazione tecnico-economica delle giustificazioni così come prescrive l’art. 89, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.. In particolare, sono demandati alla commissione (o all’autorità che presiede o svolge la gara) solo compiti di natura procedurale, volti alla determinazione della soglia di anomalia (attraverso la mera operazione matematica di cui all’art. 21, comma 1bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.) e all’individuazione delle offerte che presentano un ribasso percentuale superiore alla stessa (attraverso altra operazione meramente aritmetica), mentre le verifiche tecniche, in contraddittorio con l’offerente, sono demandate all’organo dotato della relativa competenza, cioè al RUP che si avvale degli organismi tecnici della stazione appaltante. Occorre, inoltre, osservare che la verifica di anomalia dell’offerta costituisce un subprocedimento che formalmente ha un rilievo preciso e distinto rispetto al procedimento di evidenza pubblica diretto all’aggiudicazione (anche se ad esso collegato), che si connota per contenuti sostanzialmente di merito tecnico ed economico sull’offerta in esame. Qualora la stazione appaltante non disponga di propri organismi tecnici, la stessa si può avvalere di altri soggetti competenti, estranei alla propria struttura, cui demandare tale verifica (cfr. TAR Brescia 25.10.2005 nn. 1048 e 1049). Una volta che la commissione abbia acquisito le valutazioni dell’organismo tecnico di supporto (interno o esterno che sia), il ricorso alla motivazione per relationem può costituire una prassi del tutto legittima anche in materia di verifica di offerte anomale, così come riconosciuto da un consolidato orientamento giurisprudenziale (cfr. Consiglio Stato, Sez. VI, 3.3.2002 n. 1853; Sez.VI, 6.8.2002 n. 4094; Sez. VI, 10.4.2002 n. 1929; Tar Brescia 25.10.2005 nn. 1048 e 1049).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 22/11/2005 n. 6496
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E’ illegittimo l’operato di una giunta comunale che, pur esplicitamente richiamando l’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. in ordine alla composizione della commissione, nomina, oltre ai cinque componenti (ossia il numero massimo di commissari previsto dal citato art. 21) ulteriori due membri, nelle persone di professionisti (un avvocato ed un commercialista), qualificati come “consulenti esterni”, incaricati di offrire alla commissione il necessario “supporto amministrativo”, laddove emerge dagli atti che tali “consulenti”, in luogo di limitarsi a prestare ai membri della commissione l’assistenza professionale loro eventualmente richiesta (come è giuridicamente possibile), presenziarono a tutte le sedute di gara, ivi incluse quelle riservate. E’ evidente, infatti, che tale partecipazione è indice di un apporto attivo che travalica il circoscritto concetto di “consulenza” e che conduce, conseguentemente, all’invalidazione di tutti gli atti posti in essere dalla commissione. Se, infatti, i “consulenti esterni” hanno operato come veri e propri componenti, risulta violato sia il dettato normativo dell’art. 21, comma 5, della citata legge n. 109/1994 e s.m., relativamente al numero massimo di cinque commissari da esso previsto, sia il principio di perfetta collegialità delle sedute della commissione di gara, sotto il profilo dell’illegittima presenza alle sedute, ivi comprese quelle svoltesi in maniera riservata, di persone non aventi titolo a parteciparvi.
TAR Sicilia, Sezione Palermo I - Sentenza 09/11/2005 n. 4992
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Secondo un costante orientamento giurisprudenziale la commissione di gara costituisce organo speciale e temporaneo dell’Amministrazione, la cui legittimazione ad operare in via collegiale, nonché in persona del presidente, è necessariamente subordinata alla pendenza del procedimento di gara e sino al limite funzionale e temporale del suo esaurimento (cfr. C.G.A. 30 settembre 1998 n. 581), oltre il quale il presidente del seggio cessa la propria funzione, non potendo quindi disporre in alcun modo la riapertura delle operazioni concorsuali.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 05/10/2005 n. 5360
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La commissione di gara è un organo straordinario e temporaneo dell’amministrazione aggiudicatrice e non già una figura organizzativa autonoma e distinta rispetto ad essa, la cui attività acquisisce rilevanza esterna solo in quanto recepita ed approvata dagli organi competenti della predetta amministrazione appaltante. Infatti, essa svolge compiti di natura essenzialmente tecnica, con funzione preparatoria e servente, rispetto all’amministrazione appaltante, essendo investita della specifica funzione di esame e valutazione delle offerte formulate dai concorrenti, finalizzata alla individuazione del miglior contraente possibile, attività che si concreta nella c.d. aggiudicazione provvisoria. Come è intuitivo, la funzione di detta commissione si esaurisce soltanto con l’approvazione del proprio operato da parte degli organi competenti dell’amministrazione appaltante e, cioè, con il provvedimento di c.d. aggiudicazione definitiva; nel periodo intercorrente tra tali atti non può fondatamente negarsi il potere della stessa commissione di riesaminare nell’esercizio del potere di autotutela il procedimento di gara già espletato, anche riaprendo il procedimento di gara per emendarlo da errori commessi e da illegittimità verificatesi, anche in relazione all’eventuale illegittima ammissione o esclusione dalla gara di un’impresa concorrente. Tale potere di riesame, infatti (che potrebbe essere esercitato anche indirettamente, informando del dubbio di legittimità del proprio stesso operato l’organo dell’amministrazione appaltante investito del potere di approvazione degli atti di gara e invitandolo, pertanto, a sospendere il procedimento finalizzato all’aggiudicazione definitiva e a rimettere gli atti alla stessa commissione di gara per il riesame delle questioni dubbie) costituisce concreta attuazione dei principi costituzionali di legalità, imparzialità e buon andamento (consacrati dall’articolo 97 della Costituzione) che devono informare qualsiasi attività della Pubblica Amministrazione e che impongono, conseguentemente, l’adozione di atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire (C.d.S., sez. V, 2 luglio 2001, n. 3610) e che, nel caso di specie, si configura proprio come autotutela (C.d.S., sez, V, 28 febbraio 2002, n. 1224; 3 febbraio 2000, n. 661).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 03/10/2005 n. 5267
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La norma di cui all’art. 55 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. è tassativa e non ammette deroghe, né nella parte in cui stabilisce il numero minimo (almeno tre) dei componenti della commissione giudicatrice per il concorso di idee, per il concorso di progettazione e per gli appalti di servizi, né circa la qualificazione che i tre membri necessari devono possedere (tecnici esperti nella materia oggetto del concorso o dell’appalto), né, infine per quanto riguarda il rapporto di dipendenza con la stazione appaltante di almeno uno dei membri con qualificazione di tecnico esperto.La norma regolamentare in parola non si pone in contrasto con l’art. 21 della legge quadro 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che fissa il numero massimo dei componenti della commissione, lasciando alla stazione appaltante la scelta di costituire commissioni con un più ridotto numero di componenti. Ove la committente preferisca optare per una commissione di tre membri, dovrà avere l’accortezza di individuare il dirigente chiamato a presiedere fra quanti possano qualificarsi fra i tecnici esperti nella materia oggetto del concorso o dell’appalto, altrimenti, in difetto di specifiche professionalità nell’ambito della dirigenza, dovrà fare ricorso ad una commissione di cinque membri.La formula secondo cui deve trattarsi di tecnici esperti della materia “oggetto” della gara deve essere intesa nel senso che è necessario individuare lo specifico bene che la committente mira a perseguire attraverso la gara ed a ciò deve inerire, anche secondo l’insegnamento desumibile dalla sentenza della Corte costituzionale n. 453 del 15 ottobre 1990, il bagaglio di conoscenza ed esperienza richiesto dalla normativa (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 18 marzo 2004 n. 1408).
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 09/09/2005 n. 4685
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. riguarda le commissioni aggiudicatrici negli appalti di lavori pubblici. In caso di appalto pubblico di servizi indetto (in applicazione dell’art. 17, comma 10, della citata legge n. 109/1994 e s.m.) ai sensi del D.Lgs. n. 157/1995, rileva l’art. 55, comma 1, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., secondo cui “la commissione giudicatrice per il concorso di idee, per il concorso di progettazione e per gli appalti di servizi è composta da un numero di membri tecnici non inferiore a tre, esperti nella materia oggetto del concorso o dell’appalto, di cui almeno uno dipendente della stazione appaltante”.L’art. 21, comma 5, della legge n. 109/1994 e s.m. codifica un principio immanente nell’ordinamento generale, che trascende il settore dei lavori pubblici, per rendersi operativo in qualsiasi gara, in quanto risponde ai criteri di rango costituzionale di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa, solo relativamente all’esigenza che la commissione giudicatrice sia composta, almeno prevalentemente, da persone fornite di specifica competenza tecnica o munite di qualificazioni professionali che tale competenza facciano presumere.I criteri di massima relativi alla scelta del contraente devono essere previamente stabiliti anche con riguardo al così detto confronto a coppie. Ciò a garanzia dell’imparziale svolgimento di procedure selettive e per un’oggettiva verifica delle stesse, nonché in attuazione del principio di correttezza dell’azione amministrativa. Ne consegue che la commissione aggiudicatrice, nell’applicazione del metodo a coppie, può attribuire i punteggi solo dopo avere fissato i criteri di valutazione delle offerte.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 13/07/2005 n. 3255
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In sede di gara per l’aggiudicazione di un appalto di lavori pubblici la verifica della congruità dell’offerta va riferita a tutti gli elementi giustificativi forniti dai concorrenti, analiticamente considerati, ma una volta che l’impresa sia stata ammessa a giustificarsi in modo analitico e che l’Amministrazione abbia confutato in modo parimenti analitico le voci di prezzo non occorre una ulteriore fase valutativa avente ad oggetto l’offerta nella sua globalità (Cons. Stato, IV Sez., 25 luglio 2001 n. 4082, 5 aprile 2003 n. 1787 e 7 giugno 2004 n. 3554).La Commissione legittimamente dichiara incongrua l’offerta sospettata di anomalia se l’impresa che l’ha presentata non fornisce all’organo collegiale i chiarimenti da esso richiesti ovvero se gli stessi sono giudicati non esaustivi (Cons. Stato, IV Sez., 17 settembre 2004 n. 6183) a conclusione di una valutazione che soggiace solo entro limiti ridottissimi al sindacato del giudice della legittimità (T.A.R. Bologna, I Sez., 21 agosto 2002 n. 1091).
TAR Calabria, Sezione II Catanzaro - Sentenza 13/04/2005 n. 621
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Non è viziata da incompetenza la decisione della Commissione di gara di non far luogo all’apertura delle buste e di rimettere gli atti all’amministrazione comunale qualora la decisione di riapertura dei termini sia stata assunta dall’organo competente (la Giunta comunale) alla quale la commissione, sulla base della mancata chiarezza della clausola contrattuale, si è limitata a rimettere gli atti, proponendo quattro possibili comportamenti da adottare a fronte della rilevata dubbia interpretazione. Legittimamente dunque l’atto con il quale è stata adottata la decisione di riaprire i termini di gara è stato posto in essere dall’organo competente.La decisione (assunta dalla Giunta comunale) di riaprire i termini di gara deve considerarsi legittima, in quanto non viola i principi e le regole generali relative al corretto svolgimento della procedura concorsuale, nel caso in cui sia stata assunta a buste chiuse e la nuova formulazione della clausola sia stata indirizzata a tutti i partecipanti alla gara. Tali modalità fanno sì che l’operato della Giunta risulti adottato in conformità ai canoni di imparzialità e di buon andamento e nel rispetto della par condicio dei concorrenti.Non vi è norma di legge che faccia divieto alle Amministrazioni pubbliche di disporre la riapertura dei termini di gara di un pubblico appalto (non prevedono nulla, al riguardo, né l’art. 66 del R.D. 23.5.1924, n. 827, che disciplina la pubblicazione degli avvisi d’asta negli appalti pubblici dello Stato, né l’art. 12 del D.Lgs.19.12.1991 n. 406, recante norme comuni di pubblicità per gli appalti comunitari di opere pubbliche). La giurisprudenza, per converso, ammette in modo pacifico la possibilità di riapertura dei termini di gara, purché ovviamente ne sussista la ragione, essa sia esplicitata adeguatamente nel contesto del provvedimento amministrativo e non sia violata la par condicio dei concorrenti (cfr.: Cons. Stato IV 29.5.1998 n. 900; idem 13.10.1986 n. 664; T.A.R. Calabria 28.4.1999 n. 519; T.A.R. Lazio II 25.5.1998 n. 996).
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 05/04/2005 n. 1863
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le commissioni di gara sono organi straordinari, che cessano di esistere nel momento in cui la gara si conclude con l’aggiudicazione (o con la mancata aggiudicazione, se, ad esempio, non sono pervenute offerte valide). Pertanto, le attività successive possono e debbono essere compiute dalla stazione appaltante, a meno che non si tratti di procedere ad una nuova valutazione delle offerte (ad esempio, in presenza di reclami da parte delle imprese non aggiudicatarie), ma sempre che il responsabile del procedimento non sia in grado di compiere da sé tali atti.
TAR Marche - Sentenza 15/03/2005 n. 241
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La Commissione aggiudicatrice di una gara pubblica può legittimamente introdurre elementi di specificazione dei criteri generali stabiliti dal bando di gara o dalla lettera di invito per la valutazione delle offerte, attraverso la previsione di sottovoci rispetto alle categorie principali già definite, ove ciò occorra per una più esatta valutazione delle offerte medesime, a condizione che a tale determinazione di sottocriteri di valutazioni si addivenga prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte (Cons. St., sez.VI, 20 dicembre 1999, n. 2117; sez.V, 26 gennaio 2001, n. 264).
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 03/03/2005 n. 331
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La formale chiusura della gara pubblica segna il discrimine tra la competenza dell’organo straordinario costituito dalla Commissione di gara e gli organi ordinari dell’Amministrazione appaltante. Prima di tale momento è la Commissione a dover provvedere a tutti gli adempimenti necessari, ivi compresa l’eliminazione di eventuali errori commessi; dopo riprendono vigore le normali competenze degli organi ordinari dell’Amministrazione. Con la formale chiusura della gara, infatti, l’organo temporaneo si estingue e, in conseguenza, riprendono vigore le norme che disciplinano le competenze degli organi ordinari dell’ente.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 21/02/2005 n. 727
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In applicazione dell’art. 21, comma 6, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., da individuarsi quale principio generale là dove afferma che: “I commissari non debbono avere svolto né possono svolgere alcuna altra funzione od incarico tecnico o amministrativo relativamente ai lavori oggetto della procedura”, il responsabile del procedimento - figura precipua nella materia degli appalti, avente un suo preciso ruolo - non può coincidere con il dirigente chiamato a presiedere la commissione di gara, quando questa sia necessaria. Meno che mai può pensarsi ad una doppia presidenza.
TAR Calabria, Sezione Reggio Calabria - Sentenza 09/02/2005 n. 89
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Il giudizio sull’anomalia dell’offerta nelle gare di appalto di opere pubbliche costituisce una tipica valutazione tecnico-discrezionale dell’Amministrazione ed è sindacabile solo ove presenti palesi errori di fatto, aspetti di manifesta irrazionalità ovvero evidenti contraddizioni logiche. Pertanto, fermo restando che le determinazioni finali dell’Amministrazione devono basarsi su un’adeguata istruttoria e su una congrua motivazione (affinché in sede giurisdizionale possa verificarsi se esse risultano affette da eccesso di potere), l’Amministrazione deve, a tal fine, prendere specificamente in considerazione le giustificazioni rese dall’impresa, la cui offerta sia assoggettata alla verifica di anomalia, e deve chiaramente esporre le ragioni per cui le abbia poi considerate insoddisfacenti, convincendosi così che l’offerta (apparentemente) migliore o più conveniente non sia poi in realtà tale, in quanto effettivamente anomala e non in grado di dare adeguato affidamento circa il corretto adempimento del contratto da stipulare.L’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. non impone che la valutazione delle offerte sia affidata obbligatoriamente ad apposito organo collegiale (commissione giudicatrice) deputato espressamente alla valutazione delle offerte, come invece prescrive l’art. 21, comma 4, della medesima legge per l’aggiudicazione degli appalti mediante appalto-concorso nonché per l’affidamento di concessioni mediante licitazione privata, ma più genericamente prevede che il responsabile del procedimento, nell’esercizio del compito affidatogli dalla norma (“...esamina le giustificazioni presentate dai concorrenti, ai sensi dell’art. 21, comma 1bis della legge, e valuta la congruità delle offerte...”) possa avvalersi di “...organismi tecnici della stazione appaltante...” dei quali la stessa norma non definisce né la natura né la composizione. L’Amministrazione - e per essa il responsabile del procedimento - può, dunque, avvalersi o di propri organi tecnici, se già istituzionalmente previsti, ovvero può procedere all’istituzione di apposito organismo tecnico.Deve ritenersi ormai consolidato l’avviso secondo cui, alla stregua della richiamata normativa nazionale e comunitaria, il giudizio di verifica di un’offerta sospetta di anomalia ha natura globale e deve risultare da un’analisi di carattere tecnico sia delle singole componenti in cui l’offerta si articola sia della relativa incidenza di dette componenti sulla medesima offerta, ma considerata nel suo insieme, al fine di valutare se l’anomalia riscontrata con riguardo alla singola voce o componente si traduca o meno nell’inattendibilità dell’offerta nel suo complesso (cfr. Cons. Stato, VI, 10.2.2000, n. 707; 19.5.2000, n. 2908; 11.12.2001, n. 6217 e 14.1.2002, n. 157; T.A.R. Lazio, Roma, III, 20.2.2003, n. 1357). Giova, dunque, ribadire che il giudizio di anomalia non deve mirare unicamente a ricercare inesattezze in ogni singolo elemento, bensì a valutare se l’offerta nel suo complesso sia seria ed attendibile e trovi rispondenza sia nella realtà di mercato sia in quella aziendale. Tutto ciò, ovviamente, in un quadro che garantisca la ricerca di un equilibrio tra la convenienza dell’Amministrazione ad affidare l’appalto al prezzo più basso e l’esigenza di evitarne l’esecuzione, qualora il ribasso si attesti al di là del ragionevole limite dettato dalle leggi di mercato (T.A.R. Lazio, III, 20.2.2003, n. 1537; 2.12.2002, n. 11032).
TAR Marche - Sentenza 04/02/2005 n. 128
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In base alla normativa vigente, il dirigente o il funzionario investito della relativa funzione, nei Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale ex art. 109, comma 2, del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, è responsabile sia nella fase istruttoria sia in quella di emanazione del provvedimento finale del procedimento e non può sottrarsi a tale responsabilità impostagli dalla legge, astenendosi da una delle due fasi. E’ legittimo, pertanto, in tali circostanze, che il responsabile del procedimento sia Presidente della Commissione giudicatrice e che approvi gli atti della Commissione medesima e disponga dell’aggiudicazione definitiva della gara.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 10/12/2004 n. 2348
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E’ legittimo l’operato della commissione di gara la quale, preso atto di un errore nel conteggio della soglia di anomalia, prima che fosse pronunciata l’aggiudicazione definitiva, procede ad annullare l’aggiudicazione provvisoria con rideterminazione della soglia ed aggiudicazione a favore di altra impresa.Il potere di autotutela del seggio di gara, invero, permane fino al momento in cui la stazione appaltante, appropriandosi degli atti da quello posti in essere, ne suggella gli esiti e l’approvazione degli atti con la aggiudicazione definitiva. Fino a quel momento non vi è ragione di negare all’organo strumentale della stazione appaltante di emendare la sua pregressa attività con atti di ritiro, sempre che ricorrano i presupposti per la loro adozione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 12/10/2004 n. 6568
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’apposizione di due numeri in cifre, inconciliabili fra loro, peraltro indicati solo a matita, non integra il contenuto minimo di un’offerta economica. La giurisprudenza amministrativa del resto si è già pronunciata nel senso dell’assoluta invalidità di una offerta economica formulata con l’uso della matita (Cons. Stato, Sez. V, 30 gennaio 2002, n. 512).Deve ritenersi che le esigenze di celerità e di regolarità delle operazioni di gara, sottese al principio di continuità delle stesse, non vengano lese nei casi in cui vi siano delle interruzioni non immotivate, ma causate dalla necessità da parte della Commissione di gara di acquisire riscontri professionali qualificati su punti controversi del procedimento. Del resto il giudizio sulla complessità delle questioni sottoposte al vaglio dei consulenti, in quanto soggettivo, è rimesso alla discrezionalità della Commissione di gara e non può essere sindacato, se non in casi di manifesta illogicità.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 07/10/2004 n. 13583
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Va condivisa l’opinione maggioritaria (da ultimo, Cons. St., sez. VI, 13 febbraio 2004, n. 558) che pone un rapporto di proporzionalità inversa tra la motivazione del giudizio e il grado di dettaglio e di analiticità della predefinizione degli elementi e dei criteri di valutazione posti dalla lex specialis della gara (ivi inclusa la possibile attività di specificazione rimessa alla commissione giudicatrice). Ed infatti, quando la regola di gara è sufficientemente articolata e dettagliata, il semplice punteggio numerico acquista una sua adeguata leggibilità e controllabilità rinvenendo la propria chiave esplicativa di lettura nell’analitica disciplina dell’attività valutativa.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 12/08/2004 n. 1317
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Per costante giurisprudenza i criteri che devono essere seguiti da una Commissione di concorso devono essere determinati prima di avere cognizione dei titoli dei concorrenti, in modo da assicurare ogni garanzia sul procedimento valutativo e da escludere la possibilità di individuare criteri non obiettivi. Costituisce, infatti, regola fondamentale in materia di procedure concorsuali che la Commissione giudicatrice debba preventivamente, rispetto alla conoscenza delle offerte presentate, stabilire criteri obiettivi e puntuali di valutazione delle stesse, e ciò a presidio dei principi di imparzialità e correttezza del procedimento di gara (nella specie, dopo l’aggiudicazione della gara alla ditta ricorrente, la Commissione aveva modificato i parametri di valutazione dei curricula. In particolare erano stati stimati tutti i lavori di restauro artistico effettuati dalle ditte concorrenti, diversamente da quanto stabilito in precedenza, quando erano state valutate solo le esperienze professionali maturate negli ultimi cinque anni e questa diversa valutazione aveva portato all’aggiudicazione della gara ad un’altra ditta).
TAR Calabria, Sezione Catanzaro - Sentenza 01/07/2004 n. 1484
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In sede di appalto-concorso per l’affidamento di lavori pubblici, è illegittima per violazione dell’art. 1, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., e per conseguente incompatibilità, la nomina a Presidente della Commissione di gara di un soggetto che, in precedenza, abbia svolto funzioni di componente e relatore del comitato tecnico amministrativo deputato ad esprimere valutazioni sulla qualificazione del progetto posto a base della gara (nella specie, il Presidente di gara nominato, in precedenza, aveva reso parere favorevole al responsabile del procedimento sul declassamento del progetto dei lavori posto a base della procedura concorsuale, da definitivo a preliminare).In sede di appalto-concorso per l’affidamento di lavori pubblici, è illegittima, per violazione dell’art. 21, comma 6, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., la nomina a componente della commissione di gara di un soggetto che, alla data della nomina medesima, non ha ancora maturato il requisito dell’iscrizione al rispettivo albo professionale da almeno dieci anni.
TAR Basilicata - Sentenza 28/06/2004 n. 594
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In sede di verifica dell’anomalia delle offerte le valutazioni della commissione di gara costituiscono espressione di un potere di natura tecnico discrezionale i cui limiti di sindacato sono correlati alla manifesta illogicità, alla incongruità della motivazione, all’errore di fatto, a profili cioè che non vanno a scalfire la sfera di autonomia decisionale riservata in tale ambito alla potestà dell’Amministrazione. Una percentuale di introiti di pochissimo superiore al 2%, è comunque già di per sé così esigua da rendere l’offerta sostanzialmente non remunerativa.Il comma 5 dell’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., contestualizzato all’interno dell’articolo di cui fa parte, si riferisce alle gare effettuate mediante appalto-concorso e licitazione privata per affidamento di concessioni di cui al comma 2, nelle quali, avendo la commissione discrezionalità valutativa dei progetti-offerta, ha senso vietare ai commissari altre funzioni di carattere tecnico o amministrativo relativamente ai lavori oggetto della procedura. Viceversa il divieto non può concernere gare di pubblico incanto da effettuarsi col criterio di aggiudicazione del massimo ribasso percentuale sull’importo a base d’asta nelle quali è assente una tale attività valutativa.Per le procedure di gara di competenza degli enti locali le disposizioni ordinamentali, che impongono ai dirigenti di presiedere le commissioni di gara assumendo le responsabilità delle relative procedure e che prevedono che la responsabilità della fase preparatoria del procedimento e quella della sua conclusione facciano capo allo stesso dirigente, prevalgono sulla norma di carattere generale della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m..
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 28/05/2004 n. 3471
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’esigenza di prefissazione dei criteri di valutazione da parte della Commissione giudicatrice è un principio di correttezza dell’azione amministrativa ineludibile per tutti i procedimenti di evidenza pubblica (e pertanto anche per la valutazione del metodo a coppie) a garanzia dell’imparziale svolgimento di tali procedimenti, al fine di consentire la verifica dell’operato dell’Amministrazione sia da parte del privato interessato che da parte del Giudice Amministrativo, al quale deve essere permesso di poter ricostruire l’iter logico seguito dalla stazione appaltante. Del resto, la circostanza che la procedura seguita sia stata quella del confronto a coppie non riduce in qualche modo l’obbligo di indicare in via preventiva i criteri da seguire nella valutazione o per lo meno di motivare i singoli punteggi assegnati, in quanto tale metodo, se definisce la preferenza accordata ad un’offerta tecnica rispetto ad un’altra o alle altre, non esplicita in alcun modo i criteri seguiti per l’attribuzione della preferenza, che è poi il dato che rileva.
TAR Puglia, Sezione Lecce - Sentenza 25/05/2004 n. 3176
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nel corso del procedimento di evidenza pubblica la Commissione giudicatrice non può disapplicare le regole prestabilite con la lex specialis (neppure nel caso in cui talune delle regole non risultino conformi alla jus superveniens, salvo l’esercizio del potere di autotutela), ma deve limitarsi alla piena applicazione delle stesse (senza che residui alcun margine di discrezionalità), poiché diversamente verrebbe alterato il principio della par condicio tra i concorrenti, il quale risulterebbe sicuramente pregiudicato se fosse consentita la modificazione delle regole di gara già predeterminate.
TAR Puglia, Sezione Lecce - Sentenza 25/05/2004 n. 3176
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Il metodo di aggiudicazione in un procedimento di evidenza pubblica costituisce una scelta discrezionale della stazione appaltante, che può essere censurato soltanto nel caso di irragionevolezza e/o incongruità della scelta; ma tale giudizio di incongruità non può scaturire da una valutazione ex post (nel caso di specie dalla circostanza, non prevedibile al momento della pubblicazione del bando di gara, che le imprese rimaste in gara siano solo due) per cui i criteri valutativi che risultano legittimi in base ad una valutazione ex ante devono sempre obbligatoriamente applicarsi a prescindere dal numero dei partecipanti rimasti in gara.
TAR Puglia, Sezione Lecce - Sentenza 25/05/2004 n. 3176
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Ai sensi dell’art. 1, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. le Regioni sono tenute ad applicare le norme di detto decreto “fino a quando non avranno adeguato la propria legislazione ai principi desumibili dalla legge” 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (norma ritenuta non lesiva dell’autonomia delle regioni a statuto ordinario dalla Corte Costituzionale nella sentenza 1 ottobre 2003 n. 302). Considerato che la regione Puglia non ha ancora emanato in materia di appalti di lavori alcuna disposizione sulla composizione delle Commissioni giudicatrici e sul criterio di scelta dei commissari, l’amministrazione provinciale è tenuta a rispettare la regola del sorteggio, di cui all’art. 21, comma 6, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e dell’art. 92, commi 1 e 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 24/05/2004 n. 808
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Legittimamente l’Amministrazione richiede ad un professionista del settore una valutazione tecnica delle componenti delle diverse offerte di gara per fare poi propri, con valutazione autonoma, i risultati della consulenza. La giurisprudenza amministrativa ha infatti ritenuto legittima l’ipotesi nella quale l’affidamento ad un consulente esterno, da parte della stazione appaltante, ha avuto soltanto rilievo interno alla procedura di gara, risolvendosi l’incarico in un’attività meramente consultiva che l’amministrazione poi valuterà, con piena libertà per la stessa di recepire o disattendere motivatamente le conclusioni del consulente esterno.Il dirigente di un ente locale è certamente competente a presiedere le commissioni di gara. Secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato, infatti, l’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nella parte in cui prevede che i componenti delle commissioni di gara non debbono aver svolto, né possono svolgere, alcuna funzione od incarico tecnico o amministrativo relativamente ai lavori oggetto della procedura e non possono far parte di organismi che abbiano funzioni di vigilanza e controllo rispetto ai lavori stessi, non si applica ai dirigenti degli enti locali. Ciò in quanto l’ordinamento degli enti locali (art. 107 del D.Lgs. n. 267/00) impone ai dirigenti di presiedere le commissioni di gara e di concorso assumendo la responsabilità delle relative procedure. Ne deriva che, con riguardo alle procedure di affidamento di competenza degli enti locali, la disposizione specifica di settore prevale sulla norma di carattere generale prevista dalla legge quadro.
TAR Marche - Sentenza 24/05/2004 n. 307
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In caso di ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa la valutazione della componente economica dell’offerta deve avvenire dopo l’apprezzamento e l’attribuzione dei previsti punteggi agli elementi tecnici della proposta contrattuale. Ciò al fine di evitare qualsiasi condizionamento nell’attività di valutazione delle caratteristiche degli elementi tecnici, la quale implica apprezzamenti di carattere discrezionale a differenza della valutazione dei diversi corrispettivi o prezzi offerti dalle ditte concorrenti, dal momento che l’attribuzione a questi ultimi dei relativi punteggi avviene attraverso meccanismi automatici (punteggio massimo all’offerta economicamente più conveniente e punteggi proporzionalmente ridotti alle altre offerte) che escludono qualsiasi giudizio discrezionale. Da ciò consegue l’illegittimità dell’operato della Commissione di gara nel caso in cui la medesima inverta l’ordine di apprezzamento dei parametri di valutazione delle stesse, provvedendo preliminarmente all’apertura delle buste contenenti i corrispettivi economici proposti dai diversi concorrenti, eludendo in tal modo il giusto procedimento desumibile dai principi normativi affermati nell’art. 91 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., che impongono di mantenere segrete le offerte economiche per tutta la fase procedimentale in cui la Commissione giudicatrice compie le sue valutazioni sugli aspetti tecnici delle offerte. Infatti nelle gare per l’aggiudicazione dei contratti della Pubblica Amministrazione, le regole di comportamento diretto a garantire la imparzialità e la par condicio dei concorrenti sono inderogabili, anche in mancanza di prescrizioni espresse, come è il caso del dovere da parte dell’organo di gara di esaminare gli elementi di valutazione di carattere automatico, come il prezzo, solo dopo avere esaurito la valutazione dei profili implicanti apprezzamenti di ordine discrezionale, onde evitare che i primi possano influire sull’apprezzamento dei secondi.
TAR Lazio, Sezione Roma - Sentenza 07/05/2004 n. 3904
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’art. 21, comma 7, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. concerne esclusivamente il settore dei lavori pubblici e non si applica agli appalti regolati solo dal D.Lgs. n. 157/1995. Quest’ultimo, eccezion fatta per gli incarichi di progettazione, non pone regole particolari per la nomina della Commissione giudicatrice dopo la scadenza del termine fissato per la presentazione delle offerte, né fa alcun rinvio, sul punto, alla citata legge quadro sui lavori pubblici.
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 05/05/2004 n. 658
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In una gara di progettazione legittimamente l’offerta di ribasso del 100% è ritenuta inammissibile, in ragione della sua formulazione letterale, non potendosi condividere la tesi secondo la quale detta offerta dovrebbe essere “interpretata” come massimo ribasso rispetto alle tariffe minime inderogabilmente fissate per legge. Tale ardita tesi implica che incomberebbe in capo alla Commissione giudicatrice un dovere di “reinterpretare” le offerte presentate dai concorrenti in modo da renderle conformi a prescrizioni inderogabili di legge - al fine di assicurarne l’ammissibilità alla gara - dovere che non trova alcun fondamento nel vigente sistema degli appalti pubblici, anzi contrasta con il principio di immodificabilità dell’offerta ad opera della Pubblica Amministrazione, nonché con il principio di responsabilità, che incombe sull’impresa che partecipa ad una gara pubblica, della chiarezza e completezza delle dichiarazioni rese in tale procedimento, in particolare in relazione a quelle (come nel caso dell’offerta economica) coperte da divieto di immodificabilità ad opera della Commissione.
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 29/04/2004 n. 300
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La commissione di gara è un organo straordinario e temporaneo della stessa Amministrazione aggiudicatrice e non già una figura organizzativa autonoma e distinta rispetto ad essa; ed infatti la sua attività acquisisce rilevanza esterna solo in quanto recepita dalla stazione appaltante. Essa, in particolare, quale organismo di natura essenzialmente tecnico svolge in favore dell’Amministrazione aggiudicatrice una funzione preparatoria e servente, essendo investita della specifica funzione di esame e valutazione delle offerte formulate dai concorrenti, finalizzata alla individuazione del miglior contraente possibile, che si concretizza nella c.d. aggiudicazione provvisoria. In tale specifica fase procedimentale si inserisce il sub procedimento di verifica dell’anomalia dell’offerta che, incentrandosi su valutazioni di natura tecnico discrezionale, è logicamente svolto proprio dalla commissione di gara, spettando poi all’Amministrazione aggiudicatrice il potere di valutare e decidere se approvare o meno gli atti della commissione di gara e di provvedere quindi all’aggiudicazione definitiva.Nelle gare per l’aggiudicazione di contratti comunali non sussiste incompatibilità tra la funzione di presidente della commissione di gara e quella di organo che dispone l’aggiudicazione definitiva, entrambe nella persona del dirigente di settore.
TAR Veneto - Sentenza 21/04/2004 n. 1145
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La giurisprudenza consente che determinate attività, di natura non solo istruttoria, preparatoria, vincolata, ecc., ma anche valutativa di elementi di fatto e di diritto, possano essere svolte da un membro della commissione, a condizione che il lavoro di questi sia sottoposto, poi, alla valutazione dell’intera commissione.
TAR Piemonte, Sezione II - Sentenza 19/04/2004 n. 637
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Atteso che l’art. 21, comma 4, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. recita: “Qualora l’aggiudicazione o l’affidamento dei lavori avvenga ai sensi del comma 2, la valutazione è affidata ad una commissione giudicatrice secondo le norme stabilite dal regolamento”, e il comma 2 citato fa riferimento alle sole procedure regolate dal criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la stessa presenza della commissione di gara è da ritenersi indispensabile solo nelle gare in cui la scelta della stazione appaltante comporti necessariamente una valutazione tecnico-discrezionale e non anche nelle procedure regolate dal criterio del massimo ribasso, in cui l’individuazione dell’impresa aggiudicatrice presuppone un mero calcolo matematico. Così stando le cose, anche la disposizione di cui al comma 5 del citato art. 21, che vieta di introdurre nelle commissioni di gara componenti di organi di controllo o di vigilanza sull’operato della commissione, potrà assumere carattere vincolante solo negli appalti caratterizzati dal criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e non anche nelle procedure improntate sul criterio del massimo ribasso, ove la commissione non costituisce un organo necessario e la sua disciplina è sostanzialmente rimessa a scelte discrezionali dell’Amministrazione.L’art. 89 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. - nel disporre che “ove il soggetto che presiede la gara, individui offerte che presentano un ribasso percentuale superiore a quello considerato soglia di anomalia in base alle disposizioni di legge, sospende la seduta e comunica i nominativi dei relativi concorrenti, ai sensi dell’art. 21, comma 1bis, della legge, al responsabile del procedimento” - regola la sola procedura di verifica delle offerte anomale e non è invece applicabile all’ordinario accertamento dei presupposti di ammissione alla gara, che resta ovviamente affidato alla commissione di gara.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 09/04/2004 n. 1296
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La normativa speciale in materia di lavori pubblici, individuando una specifica figura nell’ambito del procedimento per la scelta del contraente cui affidare la realizzazione delle opere ed attribuendo al relativo organo precisi e puntuali compiti, costruisce normativamente un centro di competenze e responsabilità esclusive che le Amministrazioni aggiudicatrici non possono non individuare (se non nel caso eccezionale di cui all’art. 7, comma 5, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., limitato alle procedure svolte presso Enti locali) e con riferimento al quale, soprattutto, esse debbono lasciare la competenza ad adottare tutti gli atti che costituiscono la regìa istruttoria del procedimento selettivo, al fine di salvaguardare i principi di unicità, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa che sempre deve informare il comportamento dell’organismo procedente in materia di appalti pubblici. Solo il dirigente responsabile dell’Unità organizzativa competente (per materia ovvero secondo altro criterio stabilito in via generale dall’Ente), essendo l’organo cui è rimessa la complessiva responsabilità del procedimento selettivo, può disporre autonomamente, in luogo del responsabile del procedimento, circa le decisioni da assumere e gli atti fondamentali da adottare nel corso dell’istruttoria procedimentale, tenendo pur sempre in conto gli ambiti di autonomia operativa rimessi dalle norme alla competenza del responsabile del procedimento.In materia di appalti pubblici, l’assegnazione allo stesso dirigente della responsabilità unitaria del complesso procedimento di gara, lungi dal configgere con l’art. 97 Cost., che imporrebbe una distinzione tra controllato e controllore, si rivela, invece, coerente con il disegno politico del legislatore (agevolmente ravvisabile nella produzione normativa degli ultimi dieci anni in materia) di riservare ai dirigenti compiti manageriali, caratterizzati dalla diretta responsabilità in merito al raggiungimento degli obiettivi dell’Ente, alla correttezza ed efficienza dell’azione amministrativa e al conseguimento dei risultati di gestione, e di escludere l’organo di indirizzo politico da ogni ipotesi di responsabilità in ordine alla legittimità dell’esercizio di compiti di amministrazione attiva.La previsione secondo cui per la verifica delle offerte anomale il responsabile del procedimento può avvalersi degli organismi tecnici della stazione appaltante ed anche, eventualmente, di soggetti esterni alla commissione di gara non confligge con le prescrizioni contenute nella legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. in quanto, per il tecnicismo che contraddistingue tale fase, ben può il responsabile individuare degli esperti che possano affiancarsi alla commissione stessa; deve tuttavia coordinarsi con le altre prescrizioni che, in tema di competenze attribuite agli organi dell’Amministrazione procedente nel corso della procedura selettiva per l’affidamento del contratto di appalto di lavori pubblici, individuano nel responsabile del procedimento il primum movens della gestione dell’istruttoria e, comunque, affidano al dirigente dell’Unità organizzativa competente la esclusiva competenza - al più trasferibile al responsabile del procedimento – all’adozione dei provvedimenti di nomina delle commissioni che svolgono le funzioni tecnico-istruttorie nel corso della selezione (art. 7 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e art. 7 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 01/04/2004 n. 1812
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’ordinamento degli enti locali, nella parte in cui definisce le competenze dei dirigenti di tali enti, non è suscettibile di essere conciliato con la disposizione dell’art. 21 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. in quanto, con norma chiara, impone ai dirigenti di presiedere le commissioni di gara e di concorso assumendo la responsabilità delle relative procedure (art. 107, terzo comma, lett. a) e b) del testo unico di cui al D.Lgs. n. 267/2000). La disposizione in parola, che si inserisce armonicamente in un ordinamento che tende a ridurre i controlli formali da parte di soggetti interni ed esterni all’Ente introducendo, all’opposto, forme di verifica dell’attività in cui sia solo il risultato della gestione ad essere valutato in termini di efficienza, rendimento e regolarità amministrativa e contabile in relazione al conseguimento degli obiettivi di gestione assegnati ai dirigenti dagli organi di governo dell’ente nell’esercizio della loro funzione di indirizzo, impone, anziché escludere, che i dirigenti dei singoli settori siano responsabili del buon esito dell’azione amministrativa ad essi demandata e, quindi, siano titolari dei poteri amministrativi che nel corso dei vari procedimenti devono essere esplicati. Il regime giuridico della loro responsabilità è ordinato sulla valutazione del risultato conseguito e non sulla correttezza o meno dei singoli atti compiuti e, quindi, coerentemente con tale impostazione, essi sono dotati di tutti i poteri che possono direttamente incidere sull’efficienza della loro azione amministrativa. Per queste ragioni, con riguardo alle procedure di affidamento di competenza degli enti locali, la disposizione specifica di settore prevale sulla norma di carattere generale prevista nella legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 29/03/2004 n. 1664
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Pur essendo preceduta da lettera di invito, la procedura di “trattativa privata” è comunque meno soggetta alle rigide formalità cui soggiacciono l’asta pubblica e la licitazione privata come disciplinate dalla normativa comunitaria e dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. In particolare, il rinvio generico alla normativa statale, regionale e comunitaria sui lavori pubblici, contenuto nella lettera di invito, non significa che i partecipanti devono autonomamente documentare il possesso di tutti i requisiti stabiliti dalla normativa legislativa e regolamentare che regola la materia; al contrario, tale improponibile asserzione rischierebbe di esporre i partecipanti alle gare all’arbitrio dell’Amministrazione, che non avrebbe più vincoli certi di riferimento nell’esercizio del pur necessario potere discrezionale.Nella procedura di trattativa privata l’Amministrazione non è tenuta a stabilire nel bando, e, quindi, ad applicare le disposizioni sulla valutazione dell’anomalia delle offerte, che, come è noto, riguardano solo i pubblici incanti e le licitazioni private, (art. 21, comma 1 bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e art. 30 della direttiva CEE n. 93/37).L’art. 21, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, come modificato dall’art. 7 della legge 18 novembre 1998, n. 415, si riferisce espressamente alla commissione giudicatrice dell’appalto concorso e della licitazione privata, e sanziona la incompatibilità tra i membri della commissione e coloro che saranno chiamati a far parte di organismi con funzione di vigilanza e controllo sulla procedura di gara unicamente in relazione alla successiva fase esecutiva dell’appalto e, segnatamente, alla fase di approvazione del contratto. Ne consegue che le suddette disposizioni non sono applicabili alla diversa ipotesi della trattativa privata e che la cosiddetta approvazione degli atti di gara d’appalto, che per gli Enti Locali costituisce l’atto finale del procedimento, può essere adottata anche dal soggetto che ha presieduto il seggio di gara, non sussistendo al riguardo alcuna incompatibilità.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 23/03/2004 n. 432
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Ai sensi dell’art. 107 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, la competenza alla nomina della commissione di gara, quale atto di gestione, spetta, di volta in volta, al dirigente (o al suo legittimo sostituto) preposto al settore interessato, il quale, in relazione alla medesima branca amministrativa, rappresenta l’organo apicale dell’ente. Nessuna norma o principio preclude, poi, al Dirigente, cui compete la responsabilità delle procedure d’appalto, di nominare se stesso - o anche un funzionario di livello superiore - Presidente di una commissione di gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 18/03/2004 n. 1408
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L’art. 21, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. codifica un principio, immanente nell’ordinamento generale, che trascende il settore dei lavori pubblici, per rendersi operativo in qualsiasi gara, in quanto risponde ai criteri di rango costituzionale di buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa. Deve, pertanto ritenersi che, pur in mancanza, nel settore degli appalti di servizi, di un’espressa disposizione concernente la composizione della commissione giudicatrice, questa, avendo anche in detto settore il compito di valutare la qualità del servizio offerto, deve essere composta, almeno prevalentemente, da persone fornite di specifica competenza tecnica o munite di qualificazioni professionali che tale competenza facciano presumere. Una composizione formata da personale amministrativo e da un solo tecnico, di cui, peraltro, non è indicata la qualificazione professionale, non appare in grado di garantire una sufficiente competenza dei membri della commissione in merito alla valutazione della qualità del servizio offerto dai concorrenti.
TAR Lazio, Sezione II bis Roma - Sentenza 05/03/2004 n. 2140
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Il principio di pubblicità delle operazioni di una gara di pubblici appalti è inderogabile ed impone, nella fase dell’apertura dei plichi contenenti i documenti di ammissione e le offerte, che il materiale documentario trovi correttamente ingresso con le garanzie della seduta pubblica. Ciò in quanto tale modalità costituisce uno strumento di garanzia a tutela, oltre che del pubblico interesse, anche di quello dei partecipanti, affinché possano direttamente assistere alla verifica della integrità dei plichi ed alla identificazione del loro contenuto, operazione che garantisce la serietà della gara, impedendo sostituzioni o alterazioni dei relativi atti. In particolare, il suddetto principio di pubblicità, che non è estensibile alla fase valutativa delle offerte economiche, prescinde dalla circostanza che la ricorrente non abbia richiesto di assistere alle operazioni, in quanto ciò che conta non è tanto detta partecipazione, quanto l’avvenuta pubblicità delle relative sedute, che di per sé è garanzia di regolarità della gara; tale garanzia deve essere adempiuta e assicurata non solo in negativo (le sedute non debbono essere riservate o segrete), ma anche in positivo (il calendario delle sedute deve essere adeguatamente pubblicizzato).La presidenza di una commissione di gara è legittimamente assunta dal segretario comunale, che va sicuramente qualificato dirigente, come si desume anche dal comma 4, dell’art. 97 del T.U. n. 267/2000, secondo cui “Il segretario sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l’attività…”, nonché dallo stesso comma (lettera d), secondo cui detto segretario “esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto e dai regolamenti o conferitagli dal sindaco…”.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 03/03/2004 n. 2589
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E’ legittimo che uno dei componenti della commissione rivesta allo stesso tempo la qualità di responsabile del procedimento. Infatti, tale cumulo è pacificamente consentito in capo alla medesima persona fisica, al fine di consentire la completa attuazione dei compiti connessi alla procedura e per la realizzazione della evidente finalità di assicurare economicità ed efficienza dell’azione amministrativa.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 10/02/2004 n. 2017
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In presenza di criteri sufficientemente specifici, la commissione potrebbe esaurire il suo compito con l’attribuzione di punteggi solo numerici. Tuttavia, una volta che la commissione abbia deciso di giustificare i giudizi con un giudizio, seppure sintetico, è certamente censurabile, e viziato per difetto di motivazione, l’utilizzo di formule stereotipate e perfettamente uguali per tutte le offerte e per tutti i concorrenti, prive di alcun riferimento concreto alle specifiche caratteristiche degli elaborati in realtà esaminati.
TAR Sardegna - Sentenza 03/02/2004 n. 100
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nel caso in cui non si può ritenere sussistente alcuna manifesta illogicità o irragionevolezza delle motivazioni espresse dalla Commissione, ovvero errori di fatto nelle relative valutazioni, sono inammissibili le censure volte a contestare il merito delle valutazioni tecnico discrezionali di competenza della Commissione di gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 20/01/2004 n. 155
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le operazioni delle Commissioni di gare di appalto devono essere svolte dal plenum e non possono essere delegate a singoli membri o a sottocommissioni, soprattutto per quel che riguarda le attività propriamente valutative, come la valutazione delle offerte, potendosi al più consentire la deroga al principio di collegialità per le attività preparatorie, istruttorie o strumentali vincolate, fermo restando che restano riservate all’intero collegio le attività implicanti valutazioni di carattere tecnico discrezionale. Pertanto, l’affidamento ad una sottocommissione anche di compiti valutativi è da ritenersi illegittimo nel caso in cui la commissione non ha conferito alcun incarico né si è riservata alcun potere di approvazione di proposte formulate da sottocommissioni, più semplicemente operando con la presenza ora di alcuni componenti ora di altri, senza che vi sia stato alcun momento finale nel quale il plenum abbia riesaminato gli atti e fatte proprie le decisioni assunte nel corso della procedura. La specificazione e l’integrazione dei criteri generali di valutazione delle offerte, già indicati nel bando o nella lettera d’invito, può essere fatta solo prima dell’apertura delle buste recanti le offerte. Il fatto che l’apertura delle buste sia stata effettuata da un organo diverso dalla commissione tecnica che ha esaminato le offerte nulla toglie all’applicabilità del suddetto principio, poiché ciò che conta non è la conoscenza effettiva delle offerte da parte della commissione tecnica ma la loro conoscibilità, che di per sé sola viola i principi di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 20/01/2004 n. 14
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In una gara indetta con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa è illegittimo l’operato della Commissione che, avvedutasi, successivamente alla conoscenza delle offerte tecniche, di un errore nella formula matematica di valutazione dell’offerta economica indicata nel capitolato (che la rendeva, di fatto, inapplicabile), abbia deliberato di correggere la formula stessa e di richiedere alle imprese concorrenti la riformulazione dell’offerta. In tale ipotesi, infatti, l’unica opzione corretta è quella di disporre l’annullamento d’ufficio dell’intera procedura e la sua riedizione, dovendosi considerare ogni altra determinazione intesa a conservare l’attività procedimentale svolta (compresa la correzione della formula) inficiata dalla violazione delle regole che impongono la trasparenza del confronto concorrenziale.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 18/12/2003 n. 6217
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La commissione giudicatrice può introdurre elementi di specificazione ed integrazione dei criteri generali di valutazione delle offerte, già indicati nel bando di gara o nella lettera d’invito, oppure fissare sottocriteri di adattamento di tali criteri o regole specifiche sulle modalità di valutazione. Essa esorbita, invece, dai suoi poteri se introduce una regola selettiva completamente nuova (e determinante), poiché non desumibile dalle disposizioni contenute nella legge ovvero nella lettera d’invito.
TAR Lazio, Sezione Roma III - Sentenza 29/09/2003 n. 7829
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E’ illegittima l’esclusione dalla gara di concorrenti destinatarie di provvedimenti di sospensione dalla partecipazione a tutte le gare pubbliche ex art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, già ritenuti illegittimi e quindi annullati dal giudice amministrativo, nel caso in cui le determinazioni della Commissione giudicatrice si basano in via esclusiva su tali provvedimenti, giacché è del tutto assente ogni motivazione autonoma sulla situazione di irregolarità delle stesse imprese.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 18/09/2003 n. 5322
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In una procedura di affidamento di incarichi di progettazione sono cumulabili in capo alla stessa persona fisica le funzioni di responsabile del procedimento e di componente della commissione giudicatrice, atteso che l’approvazione degli atti di gara e, in particolare, dell’operato della Commissione da parte dello stesso soggetto che ha assunto sin dall’inizio la responsabilità piena dell’intero procedimento non può essere tecnicamente ascritta alla nozione di controllo, che esigerebbe un organo terzo, ma implica l´esercizio di una potestà funzionalmente connessa alla responsabilità unitaria del procedimento di gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 18/09/2003 n. 5322
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Non è applicabile alle gare di progettazione l’art. 21, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., non essendo neanche astrattamente configurabile nell’affidamento di un incarico di progettazione l’ipotesi di incompatibilità ivi considerata, che presuppone l’appalto dei lavori e non della loro elaborazione progettuale, né risultando la stessa applicabile in via analogica al caso ontologicamente diverso, e per nulla analogo, del contestuale espletamento da parte del commissario di altre funzioni amministrative nella procedura di gara.
TAR Puglia - Lecce - Sentenza 26/06/2003 n. 4476
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La Commissione giudicatrice della gara è facultata ad introdurre elementi di specificazione nell'ambito dei criteri generali fissati dal bando o dalla lettera di invito per la valutazione delle offerte, con la previsione di sottovoci rispetto alle categorie generali già fissate; tale potere discrezionale è esercitabile ove le indicazioni originarie non risultino adeguate a rappresentare la peculiarità delle singole offerte.
TAR PIEMONTE - Sentenza 27/05/2003 n. 764
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'interesse a ricorrere che rende ammissibile l'impugnazione non viene meno neppure in conseguenza dell'allegato esaurimento delle attività connesse all'incarico. Va infatti prestato consenso all'orientamento giurisprudenziale che considera sufficiente la mera sussistenza dell'interesse morale alla ripetizione dell'incanto, per individuare la situazione soggettiva contestata.La giurisprudenza in tema di incompatibilità della posizione di membro delle giurie di gara ha riguardo alla situazione di assenza di rapporti obbligatori tra il membro ed i partecipanti; non sussiste l'impedimento alla partecipazione ai lavori collegali, allorché la prestazione che comporterebbe l'incompatibilità è del tutto esaurita.
TAR VENETO, Sezione II - Sentenza 14/04/2003 n. 598
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Va pronunciato l’annullamento degli atti di gara nel caso in cui la commissione esaminatrice abbia redatto un unico verbale nel quale si sia limitata a dichiarare la data di inizio e quella di conclusione dei lavori e a descrivere in modo generico le operazioni svolte.La verbalizzazione delle singole sedute, da parte della commissione esaminatrice, deve necessariamente tenere conto di tre circostanze e, segnatamente: a) l'articolazione e l’indicazione delle varie sedute (data, numero e orario); b) la regolare composizione dell'organo in ciascuna di esse; c) la sufficiente descrizione delle attività valutative compiute, e ciò in misura direttamente proporzionale all'ampiezza della discrezionalità tecnica disponibile, al fine di verificare il rispetto del principio secondo cui in materia di gare d’appalto gli elementi di valutazione aventi carattere automatico (offerta economica) devono essere esaminati dopo gli elementi comportanti valutazioni discrezionali (offerta tecnica) e il rispetto del principio di continuità delle gare di appalto, al fine di accertare il rispetto della par condicio delle ditte concorrenti.
Consiglio di Stato 01/03/2003 n. 1162
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Ai sensi dell’articolo 21 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., per le gare d’appalto di opere pubbliche mediante appalto-concorso e licitazione privata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la commissione di gara, necessariamente presieduta da un dirigente dell’amministrazione aggiudicatrice, può esser composta da soli funzionari dell’amministrazione stessa.
T.R.G.A. bz, Sezione Bolzano - Sentenza 12/02/2003 n. 48
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nel caso in cui il bando o la lettera d'invito stabiliscano i criteri generali per la valutazione delle offerte in una gara d'appalto pubblico, alla commissione giudicatrice si deve riconoscere il potere di introdurre elementi di specificazione e prevedere sottovoci delle categorie principali già definite, ove ciò occorra per una più esatta valutazione delle offerte.L’esercizio del potere (rectius potere – dovere) della commissione giudicatrice di un appalto di introdurre elementi di specificazione e prevedere sottovoci delle categorie principali già definite è soggetto ad un limite temporale ben preciso, costituito dal momento dell’apertura delle buste contenenti le offerte; dopo la conoscenza di queste, infatti, l’introduzione di elementi o parametri specificativi mette potenzialmente la commissione giudicatrice nella possibilità di adattare la propria valutazione ed il conseguente punteggio alle caratteristiche precisate o, comunque, ricavabili dai prodotti offerti, con possibili conseguenze preferenziali nei confronti di uno o più partecipanti alla gara e, quindi, con pericolo di violazione del principio della par condicio e di quello dell’imparzialità che necessariamente lo sottende.La commissione giudicatrice di un appalto non può esercitare il potere di introdurre elementi di specificazione e prevedere sottovoci delle categorie principali già definite una volta che siano state aperte le offerte tecniche, a nulla rilevando che non siano state aperte anche le buste contenenti le offerte economiche, in quanto è sufficiente la conoscenza potenziale delle offerte tecniche da parte della Commissione perché si prospetti il pericolo di lesione dei principi della par condicio e di imparzialità.
Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria - Sentenza 29/01/2003 n. 2
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E’ illegittimo l’operato di una commissione di gara che, in presenza di quattro offerte, ha disposto l’esclusione automatica dalla gara di offerte anomale, nel caso in cui il bando stabilisca, in applicazione del regime transitorio previsto dall’art. 2 del decreto legge n. 65 del 1989, che l’esclusione automatica può essere disposta soltanto in presenza di quindici offerte valide.
TAR Puglia-Bari, Sezione I - Sentenza 28/01/2003 n. 394
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Ai sensi dell’art. 21, co. 5, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., il dirigente amministrativo che svolga o abbia svolto qualsiasi funzione ed incarico tecnico o amministrativo in relazione all’appalto oggetto della procedura, ivi compresa l’adozione di atti preparatori (indizione della gara; approvazione del bando e della lettera di invito; nomina della commissione), versa in condizione soggettiva assoluta di incompatibilità ad assumere l’ufficio di componente o presidente della commissione giudicatrice; il connesso vizio di composizione dell’organo collegiale vizia in modo insanabile tutti gli atti e le operazioni di gara e la stessa aggiudicazione.Il vizio di composizione della commissione giudicatrice di un appalto pubblico, derivante dalla presenza di commissario in posizione soggettiva di incompatibilità, non è suscettibile di sanatoria attraverso la sola rinnovazione dell’approvazione degli atti di gara da parte di altro dirigente amministrativo diverso da quello cui si riferisce l’incompatibilità, perché esso investe tutti gli atti e le operazioni di gara in relazione al un radicale difetto di legittimazione ad operare della commissione, e può essere rimosso soltanto mediante la rinnovazione parziale della gara ad opera di altra commissione, diversamente composta almeno quanto al commissario in posizione di incompatibilità.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 02/01/2003 n. 1
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Illegittimamente la commissione di gara, nel caso in cui sia riscontrata una discordanza tra il prezzo complessivo offerto ed il ribasso percentuale indicato nella stessa offerta, corregge quest'ultimo, adottando, ai fini della conseguente definizione della procedura di gara, il valore percentuale risultante dal rapporto tra il prezzo posto a base della procedura e quello indicato dall'impresa, atteso che l'art.90 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n.554 s.m., prevede al 2° comma che «in caso di discordanza prevale il ribasso percentuale indicato in lettere» e che il 7° comma dello stesso articolo stabilisce che la commissione «dopo l'aggiudicazione definitiva e prima della stipulazione del contratto, procede alla verifica dei conteggi presentati dall'aggiudicatario tenendo per validi e immutabili i prezzi unitari e correggendo, ove si riscontri un errore di calcolo, i prodotti o la somma.... In caso di discordanza fra il prezzo complessivo risultante da tale verifica e quello dipendente dal ribasso percentuale offerto, tutti i prezzi unitari sono corretti in modo costante in base alla percentuale di discordanza. I prezzi unitari offerti eventualmente corretti, costituiscono l'elenco dei prezzi unitari contrattuali». Da queste disposizioni regolamentari si evince infatti che, nelle gare soggette a tale disciplina, nella fase di verifica e valutazione dell'offerta deve sempre essere accordata prevalenza al ribasso percentuale indicato in lettere rispetto al prezzo complessivo.
TAR Lazio, Sezione I bis - Sentenza 13/12/2002 n. 2246
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nelle gare per l'affidamento di appalti pubblici, la commissione preposta all'esame delle offerte (fino a quando gli atti del procedimento siano della sua disponibilità) ovvero l'organo di amministrazione attiva, cui gli atti medesimi siano stati trasmessi per l'approvazione, possono sempre procedere - in esercizio del potere di autotutela decisoria - al riesame, rettifica ed annullamento degli atti del procedimento di gara.Una volta che sia stato attivato il procedimento di riesame di una gara d'appalto, sussiste in capo alle ditte ammesse a presentare le offerte una differenziata posizione di interesse legittimo a che detto procedimento si concluda entro congruo termine al fine dell'individuazione del soggetto aggiudicatario della commessa pubblica. In presenza di ritardo nella conclusione del procedimento in questione, pertanto, le imprese interessate possono rendere significativo il comportamento omissivo a mezzo della formalizzazione del silenzio-rifiuto, per poi tutelarsi in sede giurisdizionale. Ai sensi dell'art. 16, comma quarto, del R.D. 18 novembre 1923, n. 2440, deve escludersi che il verbale di aggiudicazione equivalga a contratto e che, mediante esso, sorga il vincolo contrattuale fra l'impresa migliore offerente e l'Amministrazione.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 11/11/2002 n. 6194
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le commissioni giudicatrici delle gare di appalto costituiscono di regola dei collegi perfetti che, per la determinazione dei criteri di valutazione e di giudizio, nonché per le decisioni conclusive (fasi queste rispetto alle quali si configura l'esigenza che tutti i suoi componenti offrano il loro contributo ai fini di una corretta formazione della volontà collegiale), debbono necessariamente operare con il plenum e non con la semplice maggioranza dei loro componenti, intendendosi per plenum quello risultante dalla composizione fissata nel provvedimento di nomina della commissione; può derogarsi al principio della collegialità solo per le attività preparatorie, istruttorie o strumentali vincolate, fermo restando che restano riservate all'intero collegio le attività implicanti valutazioni di carattere tecnico-discrezionale.Le operazioni delle commissioni di gara riguardanti le attività propriamente valutative (quale ad es. la valutazione delle offerte), devono essere necessariamente svolte, a pena di illegittimità, dal plenum e non possono essere delegate a singoli membri od a sottocommissioni. E' illegittimo l'operato di una commissione di gara che abbia compiuto valutazioni tecnico-discrezionali nonostante le dimissioni per incompatibilità sopravvenuta di uno dei suoi membri esperti (nella specie si trattava di un componente indicato dalla Direzione nazionale antimafia), che non sia stato tempestivamente sostituito.
Corte di Giustizia Amministrativa, Sezione giurisdizionale - Sentenza 16/10/2002 n. 592
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La commissione di una gara d'appalto costituisce organo speciale e temporaneo dell'amministrazione, la cui legittimazione ad operare in via collegiale, nonché in persona del presidente, per quanto attiene ai poteri a lui individualmente demandati, è necessariamente subordinata alla pendenza del procedimento di gara, sino al limite funzionale e temporale del suo esaurimento; è pertanto illegittimo, per incompetenza, il provvedimento con il quale il presidente del seggio di gara dispone la riapertura del procedimento di gara una volta che quest'ultimo si sia concluso con il verbale di aggiudicazione. Ai sensi dell'art. 23 L. R. Sicilia 8 marzo 1971, n. 5, l'avvenuta pubblicazione per tre giorni consecutivi non festivi del verbale di aggiudicazione rende di per sé definitivo l'esito del procedimento di gara e segna altresì il dies a quo ai fini di un'eventuale impugnativa dell'aggiudicazione in sede giurisdizionale. E' illegittimo un provvedimento di riapertura di una gara d'appalto che non sia stato preceduto (né accompagnato) dal formale e motivato annullamento in via di autotutela del precedente provvedimento di aggiudicazione nonché, occorrendo, degli atti del procedimento di gara di cui si sia ravvisata l'illegittimità.
TAR Puglia-Bari, Sezione II - Sentenza 18/07/2002 n. 3399
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La commissione di gara è organo strumentale dell'Amministrazione appaltante; gli atti da essa compiuti, nell'esercizio delle relative attribuzioni, hanno rilevanza interna al procedimento concorsuale e sono direttamente imputati, in virtù del rapporto di servizio occasionale e necessario che si instaura tra i suoi membri e l'amministrazione di riferimento, all'Ente - Persona che l'ha nominata. Pertanto, i suoi componenti rispondono a titolo di responsabilità amministrativa (dinanzi alla Corte dei Conti) per gli eventuali danni causati all'erario nell'esercizio della loro attività, ove abbiano agito con colpa grave o dolo.I membri della commissione di gara non assumono la qualità di controinteressati (litisconsorzio necessario) nel giudizio risarcitorio per lesione di interessi legittimi proposto a seguito dell'annullamento dell'aggiudicazione della gara, in quanto essi sono privi di legittimazione passiva (non sussistendo nei loro confronti una posizione giuridica differenziata rispetto all'atto impugnato ed una distinta legitimatio ad causam).La conseguibilità in termini di certezza dell'aggiudicazione di un appalto (attività vincolata che consegue all'annullamento giurisdizionale che sia avvenuto non sulla base di un difetto di motivazione, in via di principio sanabile con la ripetizione del provvedimento - vizio formale - ma sulla base di una violazione di legge e/o di un difetto di funzione dell'atto a suo tempo impugnato), comporta il risarcimento del danno nella misura del 100% delle voci legate al profitto derivante dall'aggiudicazione mancata. L'ammontare dei danni va determinato secondo i criteri dell'art. 1223 cod. civ., tendendo presente, sul versante del danno emergente: a) il pregiudizio economico subito dall'impresa per la perdita di chances legata alla impossibilità di far valere, nelle future contrattazioni, il requisito economico corrispondente alla mancata fatturazione dei lavori; b) l'inutile immobilizzazione di risorse umane e mezzi tecnici (tra cui, mancata economia di scala - materiali e/o attrezzature necessariamente acquistati per l'esecuzione dello specifico appalto di due edifici scolastici in luogo di sei previsti in gara).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 24/05/2002 n. 2863
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'aggiudicazione provvisoria, in quanto atto preparatorio e non conclusivo del procedimento, non obbliga l'interessato all'immediata impugnazione, dato che questa può essere differita al momento in cui si ricorre contro l'aggiudicazione definitiva. Il termine per ricorrere contro l'aggiudicazione di un pubblico contratto, pertanto, decorre dalla piena conoscenza di quella definitiva, con la possibilità di far valere nel relativo giudizio anche i vizi propri di quella provvisoria.La commissione giudicatrice, fino a quando non perde la disponibilità degli atti di gara a seguito della loro trasmissione all'organo competente ad approvarli, può rivedere il proprio operato correggendo gli errori in cui sia eventualmente incorsa. Detta facoltà, che sotto lo speculare profilo del buon andamento dell'azione amministrativa è configurabile altresì come dovere, è espressione del potere di autotutela spettante alla pubblica Amministrazione ed a ciascuno dei suoi organi, compresi quelli straordinari, quali, appunto, le commissioni preposte alle procedure di evidenza pubblica.
Consiglio di Stato, Sezione V 24/05/2002 n. 2779
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Fino a quando non perda la disponibilità degli atti di gara (con la loro trasmissione all'organo competente ad approvarli) è sempre consentito e doveroso che la commissione giudicatrice riveda il proprio operato correggendo gli errori in cui sia eventualmente incorsa. Qualora la correzione avvenga senza seduta pubblica, non è censurabile tale circostanza se l'errore di trascrizione corretto risulta dagli atti della cui integrità fa fede il verbale di gara.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/04/2002 n. 1972
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nelle procedure di gara ad evidenza pubblica (nella specie si trattava di una asta pubblica, mediante offerte segrete su minimo palese, ai sensi dell'art. 75 del r.d. 827/924), deve trovare applicazione il principio della separazione fisica dell'offerta economica rispetto al resto della documentazione amministrativa, in ossequio all'assunto generale secondo cui i documenti necessari alla qualificazione dei concorrenti ad una gara d'appalto di opera pubblica devono essere prodotti ed esaminati separatamente rispetto all'offerta economica, in quanto il fine di garantire un ordinato svolgimento della gara e tutelare nello stesso tempo l'esigenza di obiettività e di imparzialità nella disamina dei requisiti di partecipazione e dei relativi documenti probatori può essere conseguito solo se le verifiche documentali siano effettuate in una fase antecedente a quella in cui si conoscerà l'ammontare delle offerte economiche. Nel caso in cui il bando di gara preveda che la offerta economica va inserita in una busta all'interno del plico contenente la documentazione allegata all'offerta, va esclusa l'offerta inserita in un unico plico, senza sigillare in un'autonoma busta l'offerta stessa.Nel caso in cui le disposizioni regolamentari dell'Ente prevedano, a garanzia della trasparenza dell'azione amministrativa e dell'imparzialità della commissione di gara, che della commissione stessa debbono far parte due membri nominati tra soggetti qualificati, estranei all'amministrazione, che abbiano i requisiti per l'eleggibilità alla carica di consigliere comunale, ma che non ricoprano cariche di carattere politico e sindacale, è illegittimo il bando di gara con il quale i due membri siano stati individuati in soggetti appartenenti alla stessa amministrazione, essendo il diverso presupposto di eleggibilità alla carica di consigliere comunale, accompagnato dalla non copertura di cariche di carattere politico e sindacale, un requisito aggiuntivo ed ulteriore, non alternativo o sostitutivo, rispetto al predetto status di estraneità rispetto all'Amministrazione.
TAR Pescara 02/11/1999 n. 807
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'art. 21, co. 5 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., che prevede l'esclusione da successivi incarichi di coloro che in qualità di membri delle Commissioni giudicatrici di gare pubbliche abbiano concorso all'approvazione di atti dichiarati illegittimi, trova applicazione esclusivamente nei confronti di quanti abbiano agito con dolo o colpa grave, quest'ultima da valutare ai sensi dell'art. 2236 Cod. civ., tenendo conto, peraltro, della difficoltà e dei problemi tecnici connessi all'attività svolta.
TAR Trento 27/03/1999 n. 116
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Tutte le operazioni di gara relative ai procedimenti concorsuali finalizzati alla scelta del privato contraente con la Pubblica amministrazione, da porre in essere fino al momento di formale chiusura della stessa, sono di competenza della Commissione giudicatrice all'uopo nominata; pertanto, è di competenza del detto organo collegiale anche la verifica delle offerte sospette di anomalia, da compiere prima di concludere il procedimento con l'individuazione dell'aggiudicatario.Ai sensi dell'art. 20, co. 2, lett. b) della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., i concessionari di costruzione e gestione di lavori pubblici sono tenuti ad applicare le procedure di scelta del contraente e i criteri di aggiudicazione previsti dagli artt. 20 e 21 stessa legge, risultando irrilevante a tal fine che essi abbiano veste societaria (nella specie, società per azioni) e risultando invece assorbente il rilievo che essi agiscono nell'esercizio di pubbliche funzioni ad essi trasferite dall'Amministrazione concedente.Nel sistema introdotto dall'art. 21, co.1 bis della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., per le opere di importo superiore alla soglia comunitaria, non tutte le offerte presentate dalle imprese concorrenti devono essere sottoposte a verifica di anomalia, ma solo quelle che, in base a dati oggettivi e predeterminati finalizzati a garantire l'imparzialità dell'azione amministrativa, siano sospette di ribasso anomalo.
Consiglio di Stato, Sezione IV 12/01/1999 n. 13
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le adunanze della Commissione aggiudicatrice di un appalto-concorso effettuate in assenza di alcuni membri non inficiano la legittimità delle operazioni se nelle stesse adunanze non siano state assunte decisioni ma espletate solo attività preparatorie.
TAR Roma 21/12/1998 n. 3701
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La Commissione giudicatrice di un appalto concorso costituisce un collegio perfetto e, quindi, deve operare col plenum dei suoi componenti, quanto meno nelle fasi in cui l'organo è chiamato a fare scelte discrezionali, rispetto alle quali si configura l'esigenza che tutti i suoi componenti offrano il loro contributo ai fini di una corretta formazione della volontà collegiale.La Commissione giudicatrice di un appalto concorso non può validamente operare se non con la presenza di tutti i componenti non solo nella fase decisoria, ma anche nella fase di acquisizione degli elementi formativi della volontà.
Consiglio di Stato, Sezione V 13/06/1998 n. 831
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In materia di contratti della Pubblica Amministrazione, i compiti della commissione di gara si esauriscono con la formazione della graduatoria che essa è tenuta a compilare sulla base degli elementi di valutazione offerti dai concorrenti entro il termine fissato dal bando; detta graduatoria è sempre provvisoria, giacché spetta all'organo competente ad approvarla, conferirle il connotato della definitività; pertanto, la commissione non può predisporre una graduatoria "provvisoria" da sottoporre alle osservazioni degli interessati per procedere, poi, alla stesura di quella definitiva.
TAR Napoli 06/05/1998 n. 1353
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Nella procedura di appalto concorso la Commissione giudicatrice deve assicurare la predeterminazione dei criteri di esercizio del giudizio tecnico discrezionale sugli elaborati progettuali, salvo nel caso in cui la previsione di parametri e fattori ponderali è già sufficientemente analitica nel bando o nel capitolato speciale, ben potendo, in tale evenienza, l'ulteriore preventiva articolazione dei criteri di valutazione, da parte della Commissione, interessare soltanto i parametri di giudizio maggiormente rilevanti o che si prestano a sistemi di calcolo predefiniti.
TAR Perugia 24/12/1997 n. 615
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In tema di aggiudicazione dei contratti della Pubblica amministrazione, il termine per l'impugnazione del provvedimento che decide definitivamente sulla graduatoria formulata dall'apposita Commissione di gara, che contempla anche la posizione del ricorrente, decorre dalla notifica individuale della stessa ovvero dalla sua piena conoscenza.Ai sensi dell'art. 21 co. 5 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., le Commissioni giudicatrici degli appalti concorsi devono avere un numero dispari di componenti non superiore a cinque; pertanto, costituendo le disposizioni della detta legge quadro in materia di lavori pubblici principi fondamentali della legislazione dello Stato, l'autonomia legislativa regionale è tenuta a conformarsi ad essi.La valutazione di scelta dell'offerta economicamente più vantaggiosa demandata alla Commissione giudicatrice di un appalto concorso presuppone una posizione di assoluta imparzialità da parte di ciascuno dei singoli componenti quale imprescindibile garanzia di obiettività di giudizio; pertanto, dal momento che i membri della Commissione si trovano ad esercitare una funzione lato sensu giudicante che li pone in posizione di terzietà e di indipendenza, è necessaria l'assenza di vincoli, condizionamenti o interessi di alcun genere con le Imprese concorrenti.
TAR Torino, Sezione II 23/10/1997 n. 537
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le interruzioni o sospensioni dei lavori - da parte di una Commissione giudicatrice di una gara d'appalto - non sono da considerarsi illegittime quando appaiono giustificate dall'obiettiva complessità dei lavori, non potendo in tali casi invocarsi il principio di continuità delle operazioni di gara il quale va inteso in rapporto alla ratio che ne ha ispirato la formulazione, e che consiste pacificamente nella tutela della genuinità e dell'immutabilità delle offerte.
TAR Venezia 21/10/1997 n. 1479
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Le valutazioni effettuate dalla Commissione giudicatrice di una gara per l'appalto di lavori pubblici, anche se non si esternano con un giudizio descrittivo ma attraverso punteggi, sono tuttavia legittime allorché il punteggio numerico è riferito ad elementi estremamente analitici ed a confronti dialettici tra i progetti.Il carattere tecnico discrezionale del giudizio, in una gara per l'appalto di lavori pubblici, esclusivamente affidato ad un punteggio e non ad un'analitica motivazione, non esclude affatto la possibilità che il risultato della valutazione sia sottoposto a sindacato giurisdizionale, il quale è possibile mediante la ricerca della coerenza del giudizio espresso in rapporto agli elementi oggettivi assunti, in base ai canoni di logicità ed in relazione anche ad elementi estrinseci al giudizio; in questo caso l'imparzialità e la congruità della valutazione sono garantite dal carattere tecnico della selezione e dalla collegialità, dall'autonomia e dalla competenza della Commissione giudicatrice.
TAR Milano 10/07/1997 n. 1236
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Se è vero che in un appalto concorso la valutazione del profilo tecnico, avendo natura discrezionale, deve precedere, e non seguire, la conoscenza delle offerte economiche, la cui valutazione è vincolata a parametri oggettivi, è pur vero che dalla inosservanza del principio non discende automaticamente la illegittimità del procedimento.Ciascuno dei componenti della Commissione di gara per l'aggiudicazione di un contratto della Pubblica amministrazione - che si configura quale collegio perfetto - è portatore di un specifica professionalità, cioè di peculiari competenze e conoscenze tecniche e/o amministrative e l'apporto di ogni membro è quindi determinante e necessario ai fini delle decisioni che la Commissione stessa è chiamata ad assumere, con la conseguenza che l'assenza anche di uno solo dei componenti inficia i lavori del collegio che abbia operato in composizione non integrale; né può ammettersi una successiva possibilità di sanatoria, posto che il contributo che ogni componente è chiamato a fornire risulta indispensabile non solo rispetto al momento finale in cui si manifesta la volontà dell'organo, ma anche e soprattutto nella precedente fase di discussione e di formazione della volontà stessa.
Consiglio di Stato, Sezione V 05/06/1997 n. 479
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E' ragionevole e comunque non contestabile nel merito avanti al giudice di legittimità la elaborazione, da parte della commissione giudicatrice di un appalto concorso, di una formula matematica da applicarsi al punteggio dell'elemento prezzo, al fine di evitare che un'offerta particolarmente conveniente sotto il profilo economico abbia rilievo decisivo per l'aggiudicazione, con la conseguente eliminazione della rilevanza degli aspetti tecnici, considerati decisivi in relazione alla complessità delle opere da realizzare.
TAR Salerno 20/05/1997 n. 306
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Per la sua natura di atto infraprocedimentale, il provvedimento di nomina della Commissione esaminatrice di una gara di appalto va impugnato in uno con l'atto finale di aggiudicazione.Nel procedimento per l'aggiudicazione di un appalto (nella specie, appalto dei servizi funebri comunali), è illegittimo l'operato della Commissione giudicatrice delle offerte che, pur avendo competenza esclusiva, ai sensi delle disposizioni di nomina, ad operare la valutazione tecnico discrezionale delle offerte stesse, demandi a soggetti estranei all'Amministrazione tale compito, con affidamento di apposite perizie, in palese violazione dei principi regolanti la valutazione delle offerte, che escludono la possibilità di apporti esterni ed estranei alla Commissione di gara.
TAR Torino, Sezione II 21/04/1997 n. 203
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Il segretario della Commissione giudicatrice di un appalto, tranne le ipotesi in cui per espressa disposizione normativa tali funzioni siano direttamente attribuite ad un componente della stessa con funzioni valutative, non può essere considerato membro della medesima, in quanto non è legittimato a svolgere alcuna funzione tecnico valutativa, avendo al contrario solo funzioni certificatorie, di custodia e di stesura degli atti; pertanto, l'eventuale mancanza del segretario ovvero la sua sostituzione di fatto ad opera di uno dei membri della Commissione, intanto può riflettersi sulla legittimità dell'attività da questa svolta in quanto si assuma che la verbalizzazione sia avvenuta in modo erroneo, inesatto o incompleto, venendosi in tal modo a menomare le garanzie delle ditte partecipanti.E' legittima l'esclusione da una gara di appalto di due offerte presentate da due distinte imprese con l'ausilio tecnico di due professionisti appartenenti allo stesso studio associato, atteso che la detta circostanza è in grado di compromettere la garanzia di segretezza delle offerte e violare, in tal modo, il principio di par condicio tra i concorrenti
TAR Catania 01/04/1997 n. 573
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
Ai sensi dell'art. 9, D.L. 6 febbraio 1991 n. 35, convertito dalla legge 4 aprile 1991 n. 111, le presidenze delle Commissioni per gli appalti sono, di norma, attribuite ai dirigenti responsabili di servizio, secondo le rispettive competenze; pertanto, non può escludersi la facoltà di attribuzione della presidenza delle Commissioni di gara anche al direttore amministrativo capo servizio di Unità sanitaria locale, che ricopre posizione funzionale dirigenziale, sufficiente ed idonea per lo svolgimento di tale incarico.
TAR Firenze, Sezione II 24/03/1997 n. 197
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
E' vietata in modo tassativo la presenza di componenti politici - e cioè di membri non qualificati esclusivamente per le proprie competenze tecniche - nelle Commissioni per l'aggiudicazione di appalti di opere pubbliche.
TAR Lazio - Sentenza 14/03/1997 n. 228
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'ammissione alla gara per l'aggiudicazione mediante appalto-concorso di un contratto con la P.A. attiene alla regolarita' della documentazione, laddove la validita' del progetto e' la risultante di un giudizio sul come esso e' stato redatto, con la conseguenza che, formandosi i due giudizi su piani diversi, la conclusione favorevole al primo non confligge con una eventuale conclusione contraria del secondo; pertanto, non sussiste alcuna contraddittorieta' nel comportamento della Commissione giudicatrice che, dopo aver ammesso un concorrente avendo ritenuto regolare la documentazione presentata, lo esclude dall'aggiudicazione per l'invalidita' del progetto presentato.La Commissione giudicatrice di un appalto concorso costituisce collegio perfetto; pertanto, i suoi componenti non solo devono partecipare alle sedute per offrire il proprio contributo alla deliberazione da assumere, ma non possono esimersi dall'esprimere il proprio giudizio; pertanto, e' illegittima la deliberazione assunta dalla Commissione con l'astensione di alcuni suoi componenti.
TAR Palermo 12/09/1996 n. 1149
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'indubbia natura di provvedimento amministrativo dell'aggiudicazione di un contratto comporta che questa sia suscettibile di provvedimenti di secondo grado (annullamento e revoca d'ufficio) che, indipendentemente dall'esito di procedimenti di controllo, l'Amministrazione può adottare dopo aver accertato la regolarità degli atti di gara, in ordine alle cui operazioni può esercitare un autonomo potere correttivo.Il giusto procedimento desumibile dall'art. 97 Cost., e per quanto concerne le gare di appalto delineato dalle norme di contabilità di Stato, esige, in via generale, che la Pubblica amministrazione pubblichi il bando di gara, con l'indicazione, oltre che della procedura di aggiudicazione prescelta, e concluda il procedimento di gara con provvedimento coerente con i presupposti che ne hanno determinato l'instaurazione.In base al nuovo ordinamento delle autonomie locali, ispirato al principio per cui i poteri di indirizzo e controllo spettano agli organi elettivi mentre la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti, la presidenza delle Commissioni di gara, con le connesse responsabilità sulle procedure di appalto, spetta ai dirigenti.
Consiglio di Stato, Sezione V 23/08/1996 n. 947
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
In una gara d'appalto, la Commissione aggiudicatrice non può sostituirsi all'Amministrazione nell'effettuare una valutazione di merito circa la portata e le finalità dell'intervento, ovvero per dirimere i dubbi e le incertezze derivanti dalla intrinseca insufficienza esplicativa della documentazione di gara, giacché, in tal caso, risulterebbe violato il principio in virtù del quale gli elementi che individuano l'oggetto dell'appalto debbono essere indicati, in modo chiaro ed univoco, negli atti che pongono la disciplina della gara.
Consiglio di Stato 29/05/1996 n. 469
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
La nomina a membro di una Commissione giudicatrice di appalto concorso, quando non rifletta le mansioni proprie ed istituzionali dell'interessato, si risolve in un incarico di tipo professionale (contratto d'opera intellettuale) piuttosto che come conferimento di funzioni amministrative, con la conseguenza che l'incarico stesso deve essere retribuito non solo ai componenti della Commissione liberi professionisti, ma anche ai componenti appartenenti alla Pubblica amministrazione.
TAR Cagliari 26/11/1993 n. 1557
legge 109/94 Articoli 21 - Codici 21.5
L'esigenza che nei procedimenti concorsuali per l'aggiudicazione dei pubblici contratti sia garantita la par condicio fra i concorrenti, esigenza che costituisce specifica applicazione, nella materia, del più ampio principio di imparzialità dell'azione amministrativa, impone che la Commissione di gara, costituisca per l'esame delle offerte, fissi i criteri per la valutazione delle stesse prima di conoscere gli elementi di cui queste si compongono .