Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "sospensione"

TAR Lazio, Sezione I - Sentenza 03/12/2002 n. 11193
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
L’illegittimo ordine di sospensione dei lavori emesso in conseguenza di un provvedimento di revoca dell’assenso a stipulare il contratto, non può che essere considerato anch’esso causa illecita di un danno che, solo per questo, assume i caratteri dell’ingiustizia.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I - Sentenza 23/05/2002 n. 7543
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
Costituisce causa di legittima sospensione dei lavori da parte dell'amministrazione committente il verificarsi di casi di forza maggiore, fra i quali deve farsi rientrare anche il factum principis consistente in ordini o divieti di un'autorità amministrativa estranea al rapporto contrattuale, dai quali derivi l'impossibilità di eseguire la prestazione a prescindere dal comportamento dell'obbligato e senza sua colpa riguardo alle cause che hanno determinato i medesimi.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 22/10/1998 n. 10502
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalto di opere pubbliche, la riserva dell'appaltatore per pregiudizi o maggiori esborsi conseguenti alla sospensione dei lavori, legittimamente od illegittimamente disposta dall'Amministrazione, deve essere formulata quando emerge, secondo una valutazione riservata al giudice di merito, la concreta idoneità del fatto a produrre i suddetti pregiudizi od esborsi; ove tale momento si verifichi all'atto della cessazione della sospensione, la riserva è tempestiva se inserita nel verbale di ripresa dei lavori o, in mancanza di tale verbale, nel registro di contabilità, subito dopo la revoca dell'ordinanza di sospensione.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 05/05/1998 n. 4502
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalti di opere pubbliche, l'appaltatore deve formulare, a pena di decadenza, la c.d. riserva per maggiori compensi o rimborsi conseguenti alla sospensione dei lavori al più tardi nel verbale di ripresa dei lavori (salva restando la successiva registrazione ed esplicazione della stessa nel registro di contabilità) ovvero, in mancanza di questo (la cui compilazione è rimessa alla iniziativa dell'appaltante) mediante tempestiva comunicazione all'Amministrazione con apposito atto scritto, restando in proposito irrilevante che la sospensione medesima sia ascrivibile a dolo o colpa dell'Amministrazione appaltante, sempre che si tratti di vicende o comportamenti direttamente incidenti sull'esecuzione dell'opera; ai fini della tempestività della riserva, difatti, l'onere della formulazione da parte dell'appaltatore si rende attuale (e va, perciò, adempiuto) nel momento in cui emerge la concreta idoneità del fatto a produrre il conseguente pregiudizio od esborso, ciò che può ben verificarsi anche solo al momento della cessazione della sospensione (c.d. fatto continuativo).
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 09/08/1997 n. 7450
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalto di opere pubbliche, nel caso in cui la sospensione dei lavori disposta dall'Amministrazione in presenza delle condizioni stabilite dall'art. 30 secondo comma prima parte del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, superi i termini per la medesima prevista, l'appaltatore ha la scelta tra lo scioglimento del contratto o la sua prosecuzione con diritto alla rifusione dei danni derivanti dal prolungamento della sospensione, ove l'Amministrazione si opponga allo scioglimento, ma l'applicazione della richiamata disposizione e l'opzione dell'appaltatore di chiedere lo scioglimento del contratto si riferiscono solo a sospensioni legittime, dovute a ragioni di pubblico interesse o necessità, non già alla protrazione illegittima della sospensione, verificatasi per fatto colposo addebitabile ad uno dei contraenti; ne consegue che la sospensione dei lavori, disposta dall'Amministrazione committente su richiesta dello stesso appaltatore, anche se protratta oltre i limiti segnati dall'art. 30 del D.P.R. n. 1063 del 1962, non fa nascere la facoltà dell'appaltatore di ottenere lo scioglimento del rapporto contrattuale.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 05/08/1997 n. 7196
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalti pubblici, l'opzione concessa all'appaltatore dall'art. 30 del Capitolato generale approvato col D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 di chiedere lo scioglimento del contratto senza indennità, in caso di sospensione dei lavori, ed il conseguente diritto al risarcimento dei danni solo nel caso in cui l'Amministrazione si sia opposta a tale richiesta di scioglimento, si riferiscono a sospensioni legittime dei lavori, in quanto « dovute a ragioni di pubblico interesse o necessità » (come espressamente previsto all'inizio dell'art. 30 cit. secondo comma, non già ad ipotesi di sospensione illegittima od a protrazione illegittima della sospensione (nella specie, verificatasi per fatto colposo imputabile all'Amministrazione committente).
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione V 09/10/1996 n. 8824
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalto di opera pubblica, la clausola del capitolato particolare (o speciale), che attribuisca all'Amministrazione committente (nella specie, un Comune) la facoltà di ordinare « a seconda delle esigenze » la sospensione dei lavori senza che l'impresa appaltatrice possa formulare riserve, è efficace ancorché non approvata specificamente per iscritto, in quanto l'obbligo dell'indicata approvazione non è configurabile in ordine alle condizioni che, sebbene predisposte da uno dei contraenti, non si riferiscono ad una serie indefinita di contratti e non possono, quindi, comprendersi tra le condizioni generali contemplate dall'art. 1341 c.c., risultando, invece, contenute nel predetto capitolato, integrativo del contratto in concreto concluso e redatto in occasione della stipulazione di questo.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 26/07/1995 n. 8178
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalto di opera pubblica, l'art. 30 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 prevede, in modo univoci, che il diritto dell'appaltatore al conseguimento dei maggiori oneri, derivanti dal prolungamento della sospensione dei lavori, decisa dalla Pubblica amministrazione, oltre i termini previsti dalla norma medesima, presuppone il perdurare del rapporto contrattuale per volontà dell'Amministrazione, la quale, ove intenda tener ferma la sospensione per ragioni di pubblico interesse e, contemporaneamente, mantenere vincolato l'appaltatore (che non abbia esercitato la facoltà di recesso) al rapporto contrattuale, entrato in fase di quiescenza, dovrà rivalerlo degli indicati oneri; tale disciplina non trova applicazione nell'ipotesi in cui, cessata la sospensione, i lavori non siano stati terminati per non avere l'appaltatore ottemperato all'ordine di ripresa degli stessi, impartito dall'Amministrazione alla quale non risultino addebitabili inadempienze di alcun genere (nella specie, neanche dedotte dall'imprenditore).
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 07/03/1995 n. 2651
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
In tema di appalti pubblici, l'opzione concessa all'appaltatore dall'art. 30 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 di chiedere lo scioglimento del contratto senza indennità in caso di sospensione dei lavori ed il conseguente diritto al risarcimento dei danni solo nel caso in cui l'Amministrazione si sia opposta a tale richiesta di scioglimento, si riferiscono a sospensioni legittime dei lavori, quale che sia stata la loro durata, in quanto « dovute a ragioni di pubblico interesse o necessità » (come espressamente previsto all'inizio del capoverso dall'art. 30 cit.), non già protrazione illegittima della sospensione (nella specie, verificatasi per fatto colposo imputabile all'Amministrazione committente).L'art. 45 del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063 (approvazione del Capitolato generale d'appalto per le opere pubbliche), nello stabilire la composizione del collegio arbitrale, prevede che, dei cinque componenti, tre sono in posizione di terzietà (il presidente, il magistrato del Consiglio di Stato, il componente tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici), uno è il libero professionista nominato dall'appaltatore, uno è il funzionario del Ministero dei lavori pubblici o l'avvocato dello Stato nominato dal Ministero dei lavori pubblici o da un suo delegato: ne consegue - in base alla logica simmetrica dei criteri di nomina e dell'equilibrio che tendono a realizzare - che il membro del collegio arbitrale nominato dal Ministro assume la qualià di fiduciario della controparte dell'appaltatore cosicché quando, per effetto di delegazione amministrativa intersoggettiva, controparte dell'appaltatore non è più il Ministro, bensi il Comune, è a quest'ultimo (e non al Ministro) che l'appaltatore deve rivolgersi per ottenere la nomina del membro del collegio arbitrale che impersona il fiduciario della controparte.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 14/02/1995 n. 1570
legge 109/94 Articoli 25 - Codici 25.3.2
Nell'appalto di opere pubbliche, qualora la sospensione dei lavori disposta dall'Amministrazione, in presenza delle condizioni stabilite dall'art. 30, secondo comma, prima parte, del D.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, superi i termini per la medesima previsti, l'appaltatore ha la scelta tra lo scioglimento del contratto di appalto, ovvero la sua prosecuzione, ma ha diritto alla rifusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre i termini suddetti soltanto se l'Amministrazione si opponga allo scioglimento, mentre non ha diritto ad ulteriori compensi od indennizzi ove preferisca protrarre l'esecuzione del contratto, ritenendo, nel suo interesse, di proseguire i lavori.