Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "in genere"

TAR Sicilia, Sezione I Palermo - Sentenza 28/09/2005 n. 1659
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
L’affidamento della Direzione Lavori direttamente ad una persona fisica (in specie un dipendente a tempo determinato della stazione appaltante), in luogo dell’Ufficio Tecnico nell’ambito del quale successivamente individuare il professionista incaricato, non costituisca una violazione dell’art. 17, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.. Detto incarico, infatti, deve comunque essere svolto ed affidato ad una persona fisica né la norma citata può trovare limitata applicazione in ragione dell’articolazione interna della stazione appaltante.La priorità di affidamento della direzione lavori al tecnico progettista, di cui al medesimo art. 17, può essere riconosciuta nel rispetto del limite della soglia comunitaria prevista dall’art. 1 del D.Lgs n. 157/1995, pari a €. 236.945,00 (a seguito del ribasso della precedente soglia pari a €. 249.681,00). Pertanto, quando (come nel caso di specie) le competenze tecniche per la direzione lavori superano la soglia comunitaria appare legittimo l’operato della stazione appaltante che procede ad individuare al proprio interno il tecnico cui affidare la direzione lavori di che trattasi.
Corte dei Conti Toscana, Sezione di controllo - Decisione 11/05/2005
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
L’esclusione degli incarichi conferiti ai sensi della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. dall’ambito di operatività della Legge Finanziaria 2005 (art. 1, comma 42, L. n. 311/04) va interpretata solo con riferimento agli incarichi professionali di progettazione, direzione lavori e collaudo e non agli incarichi di studio o di ricerca o alle consulenze conferiti a soggetti estranei in materia di lavori pubblici. Ciò in quanto, per i comuni canoni ermeneutici, l’eccezione ivi prevista per gli incarichi conferiti ai sensi della legge n. 109/94 non si ritiene suscettibile di interpretazione estensivo - analogica.Conseguentemente, ai sensi dell’art. 17 della citata legge n. 109/1994 e s.m., le prestazioni escluse dalla disciplina dettata dalla legge finanziaria sono solo quelle relative: alla progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva (comprensive naturalmente delle specifiche attività indicate nell’art. 16 , commi 3, 4 e 5 della medesima legge), alla direzione dei lavori ed agli incarichi di supporto tecnico amministrativo alle attività del responsabile unico del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale dei lavori pubblici. L’affidamento all’esterno degli incarichi di progettazione e delle attività tecnico amministrative connesse alla progettazione segue, infatti, la specifica disciplina dettata nei commi 10, 11 e 12 del medesimo art. 17 e presuppone in ogni caso, ai sensi del comma 4, la carenza in organico di personale tecnico, la difficoltà di rispettare i tempi della programmazione o di svolgere le funzioni di istituto ovvero lavori di speciale complessità o ancora la necessità di predisporre progetti integrali. L’affidamento all’esterno dei compiti di supporto all’attività del responsabile del procedimento è, invece, disciplinato dall’art. 7, comma 5, della medesima legge n. 109/1994 e s.m., che richiama le procedure e le modalità previste dal D.Lgs. n. 157/1995 e presuppone carenze accertate di organico ovvero la difficoltà nel reperimento delle adeguate competenze professionali in relazione alle caratteristiche dell’intervento. Non risulta in ogni caso possibile affidare all’esterno i compiti del responsabile unico del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale dei lavori pubblici. Il fine delle collaborazioni esterne, consistente nello svolgimento di funzioni che supportano l’ente ma non sostituiscono il lavoro del personale, non consente di attribuire mediante incarichi esterni compiti di gestione e di rappresentanza che costituiscono attribuzioni tipiche dei funzionari e dirigenti comunali legati da un vincolo di subordinazione e incardinati nella pubblica amministrazione.(Parere 11 maggio 2005)
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 26/04/2005 n. 1916
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
L’art. 10 del Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., emanato con D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, sottrae all’accesso le relazioni riservate del direttore dei lavori e del collaudatore, e non c’è ragione per cui la norma non debba essere applicata (cfr.: Cons. Stato, V, 14 aprile 2004, n. 2163). La circostanza (posta dal giudice di primo grado a fondamento della domanda di accesso) che l’articolo 31 della citata legge n. 109/1994, nel testo modificato dalla legge 1 agosto 2002 n. 166, non rechi più l’aggettivo “riservata”, che qualificava la relazione, è da ritenersi insignificante, sia perché è ben chiaro a quali documenti si riferisce l’art. 10 del Regolamento sia perché il collaudo delle opere pubbliche, in particolare, è ancora disciplinato dall’articolo 100 del regio decreto 25 maggio 1895 n. 350, che definisce “segreta” la relazione del collaudatore. La questione (prospettata dalla società resistente) dell’inapplicabilità dell’art. 10 del Regolamento in forza delle norme transitorie contenute nell’articolo 232 del Regolamento medesimo, non si pone, non essendovi soluzione di continuità tra le norme anteriori che statuivano la segretezza o riservatezza delle relazioni del collaudatore e del direttore dei lavori (secondo la stessa sentenza impugnata, la legge n. 109/1994 nel testo in vigore fino al 2002) ed il Regolamento del 1999.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 09/12/2004 n. 7888
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il sistema derivante dagli artt. 17 e 27 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. non richiede affatto che, una volta effettuata la scelta dell’affidamento della progettazione a libero professionista esterno alla stazione appaltante, quest’ultima resti anche vincolata nella assegnazione, al medesimo, della direzione dei lavori. Al contrario, dalle norme in parola deve desumersi che prioritario è, in ogni caso, l’obbligo dell’Amministrazione di “istituire” nel proprio ambito un ufficio di direzione, ogni qual volta sia possibile reperire, all’interno, le professionalità richieste dall’opera che si intende realizzare.
TAR Umbria, Sezione Perugia - Sentenza 06/12/2004 n. 736
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Deve essere accolta la richiesta di accesso alle relazioni del direttore lavori e dell’organo collaudatore, considerato che nel nuovo testo dell’art. 31-bis della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., modificato dalla legge 1 agosto 2002, n. 166, art. 7, la parola “riservata” non compare più. Pertanto, se è vero, come ampiamente dimostrato da Cons. Stato, sez. V, n. 2163/2004, che solo la presenza di quella parola nel testo dell’art. 31-bis conferisce (o meglio conferiva) legittimità al divieto di accesso di cui all’art. 10 del regolamento, si deve concludere che, una volta che quella parola è stata eliminata dal legislatore, la relazione non è più “riservata” e non può essere più sottratta all’accesso.Non rileva il contrario tenore dell’art. 10 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. secondo cui “sono sottratte all'accesso le relazioni riservate del direttore dei lavori e dell’organo di collaudo sulle domande e sulle riserve dell’impresa, in quanto, secondo i principi generali sulla gerarchia delle fonti, nel conflitto di due norme diverse, occorre dare preminenza a quella legislativa, di livello superiore rispetto alla disposizione regolamentare ogni volta che preclude l’esercizio di un diritto soggettivo; al Giudice amministrativo, infatti, va riconosciuta la potestà anche in mancanza di richiesta delle parti, di sindacare gli atti di normativa secondaria al fine di stabilire se essi abbiano attitudine, in generale, ad innovare l’ordinamento e, in concreto, a fornire la regola di giudizio per risolvere la questione controversa (Cons. Stato, sez. IV. n. 498/1998).
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 04/02/2004 n. 123
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
La relazione “riservata” del direttore dei lavori è stata definita tale dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nel testo introdotto dal D.L. 3 aprile 1995 n. 101, che ha posto termine alle incertezze interpretative sorte nel passato. Tale definizione non può che richiamare quel “divieto di divulgazione” cui fa riferimento l’art. 24 comma 1, della legge n. 241/90, con il quale il legislatore ha inteso sottrarre alla disciplina generale sull’accesso i “casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti dall’ordinamento”. Ne consegue che il divieto di accesso alla relazione riservata del direttore dei lavori, previsto dall’art. 10 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., appare essere non tanto la fonte primaria del divieto di accesso in questione, ma solamente una mera ripetizione di un divieto già previsto dal combinato disposto della legge n. 241/90 e della legge n. 109/94 sopra citata.Non appare invece sottratto all’accesso il giornale dei lavori per il quale, in primo luogo, non sussistono divieti espressi e, in secondo luogo, non emergono caratteristiche di riservatezza, stante la sua natura di documento atto a raccogliere anche elementi frutto di contraddittorio tra stazione appaltante ed appaltatore.
TAR Marche - Sentenza 29/12/2003 n. 1933
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
L’art. 17, comma 14, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. ha stabilito che in caso di affidamento di incarichi di progettazione di cui al precedente quarto comma - cioè di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva - l’attività di direzione lavori è affidata, con “priorità” rispetto ad altri professionisti esterni, al progettista incaricato, “ma in tal caso il conteggio effettuato per stabilire l’importo stimato, ai fini dell'affidamento dell’incarico della progettazione, deve comprendere la direzione lavori”. Da ciò consegue che la prevista priorità è attuabile solo in fase di affidamento della progettazione. Se, invece, l’affidamento della direzione lavori e delle altre attività connesse non è stata disposta contestualmente all’affidamento dell’incarico della progettazione, questa priorità può, tutt’al più, essere attuata solo se l’ulteriore compenso, aggiunto a quello dovuto per la progettazione, non supera la soglia prestabilita, costituendo, altrimenti, il frazionamento nel tempo degli incarichi evidente elusione del limite stabilito per l’affidamento diretto.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 07/11/2003 n. 7130
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
L’impresa il cui direttore tecnico abbia partecipato alla progettazione dell’opera va esclusa ai sensi dell’art. 17, comma 9, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che fa espresso divieto agli affidatari degli incarichi di progettazione, nonché ai loro dipendenti e collaboratori, di concorrere nelle gare per l’affidamento dell’esecuzione dei lavori progettati. Il legislatore, infatti, vietando a coloro che, direttamente o indirettamente, abbiano partecipato alla progettazione di concorrere nelle gare per l’affidamento dell’esecuzione dei lavori progettati ha voluto assicurare la massima autonomia e l’assoluta separazione tra attività di progettazione dei lavori e le attività esecutive degli stessi e, quindi, evitare che il redattore del progetto possa essere in modo diretto o indiretto anche l’esecutore dei lavori. Tale finalità risulta certamente frustrata nel caso in cui si verifichi una perfetta coincidenza tra il progettista e il direttore tecnico della società appaltatrice, atteso il ruolo centrale, di interlocutore per la società, che tale organo assume nell’esecuzione dei lavori appaltati e la particolare situazione in cui egli versa, essendo, al tempo stesso, anche il progettista dei lavori.
TAR Sardegna - Sentenza 24/06/2003 n. 764
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
E' illegittimo il diniego all'accesso sulle relazioni riservate del direttore lavori e del collaudatore.La preclusione all'esercizio del diritto di accesso sussiste, in funzione della tutela del segreto professionale forense, solo quando venga in considerazione un'attività di consulenza immediatamente e direttamente orientata alla tutela giurisdizionale o contenziosa degli interessi dell'Amministrazione, e non anche quando essa sia indirizzata a fornire alla stessa Amministrazione elementi valutativi su procedimenti in corso, configurandosi essa, quindi, come attività tipicamente istruttoria e non ravvisandosi, dunque, motivi per sottrarla all'applicazione di un istituto essenzialmente finalizzato a garantire la trasparenza dell'azione amministrativa.
Corte di Cassazione, sezione penale, Sezione III penale - Sentenza 17/12/2002 n. 42215
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il direttore dei lavori è un professionista abilitato, incaricato dall’appaltatore o dal committente, che sovrintende alle opere, assumendo la responsabilità tecnica della loro esecuzione. Ai sensi dell’art. 6, co. 1, della legge 47/1985, il direttore dei lavori è tra i soggetti tenuti all’osservanza della conformità della edificazione alla concessione edilizia ed alle modalità esecutive stabilite nella medesima; il compito di controllo di tale soggetto (la cui violazione è sanzionata dall’art. 20 L. cit.) è quindi circoscritto all’accertamento di un valido provvedimento concessorio ed al suo rispetto.Per ritenere il direttore dei lavori responsabile del reato di edificazione senza concessione, non è sufficiente che egli sia venuto meno all’obbligo, che ha assunto con l’incarico, di verificare l’esatta esecuzione dei lavori stessi, ma occorre dimostrare altresì un suo effettivo contributo causale, di natura morale, alla commissione dell’illecito materialmente posto in essere da altra persona.La mera inattività nel controllo sull’andamento dei lavori non è sufficiente per ritenere il direttore dei lavori responsabile del reato di edificazione senza concessione, nel caso in cui il manufatto abusivo realizzato sia autonomo e non connesso con quello per il quale sia stata assunta la direzione dei lavori.
TAR Lazio, Sezione III, - Sentenza 27/11/2002 n. 10824
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il divieto di accesso alle "relazioni riservate del D.L. e del collaudatore" si cui all'art. 10 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 e s.m., non è assoluto e soccombe a fronte dell'articolo 24 della legge n. 241 del 1990, almeno quando siano venute meno le esigenze di tutela nel corso del precontenzioso.
Corte dei Conti Umbria, Sezione Giurisdizionale - Sentenza 19/10/2002 n. 498/EL/2002
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Sussiste la giurisdizione della Corte dei Conti sulle pretese risarcitorie nei casi in cui vi sia cumulo della posizione di progettista di opere pubbliche e di direttore dei lavori; in tali ipotesi, infatti, i doveri di verifica del progetto, propri del direttore dei lavori (ex art. 5 del R.D. 25 maggio 1895, n. 350), vengono ad attualizzarsi già nella fase della progettazione, così che la progettazione continua ad avere una sua autonomia solo ideale ed astratta dalla direzione dei lavori, mentre l’ufficio di direzione dei lavori ed i doveri che ad esso si correlano assorbono quelli del progettista. In sostanza, nei casi di che trattasi, la figura del progettista sfuma in quella del direttore dei lavori, figura questa da sempre ritenuta soggetta alla giurisdizione della Corte dei conti.
Corte dei Conti, Sezione II Centr. 16/10/2000 n. 303
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il direttore dei lavori viene inserito nell’organizzazione amministrativa della stazione appaltante, della quale è abilitato ad esprimere la volontà all’esterno, con la conseguenza che sussiste giurisdizione contabile in riferimento ai danni che si assumono cagionati dal direttore dei lavori in pregiudizio dell’amministrazione appaltante. Deve essere ravvisato un carattere di antigiuridicità connotato altresì da colpa di rilevante gravità, nel comportamento del direttore dei lavori appaltati dal Comune che, sia pure al fine di superare contraddizioni ed inadeguatezze progettuali, disponga varianti di progetto senza previo consenso dell’amministrazione appaltante, omettendo altresì di contabilizzare le spese per i lavori aggiuntivi ed obbligando, in definitiva, l’amministrazione stessa per una spesa finale molto superiore all’iniziale prezzo di aggiudicazione.
Consiglio di Stato, Sezione V 09/09/1999 n. 1027
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
In tema di appalto di lavori pubblici, la distinzione di funzioni fra ingegnere capo e direttore dei lavori non è di tipo quali quantitativo, sotto l'aspetto tecnico e professionale, ma si ricollega esclusivamente al ruolo gerarchicamente sovraordinato che compete alla figura dell'ingegnere capo nell'ambito dell'ordinamento della Pubblica amministrazione ed alla correlativa esigenza che le decisioni di maggior rilevanza nell'organizzazione e conduzione dei lavori vengano assunte al più elevato livello di responsabilità dirigenziale, in forma di veri e propri provvedimenti amministrativi; pertanto, ferma restando la possibilità di affidare a professionisti esterni i compiti inerenti alla direzione dei lavori, un'analoga possibilità non sussiste per le funzioni di alta vigilanza proprie dell'ingegnere capo.Ai dirigenti della Pubblica amministrazione, ai quali in ragione del mandato ricevuto spetta il compito di emettere gli atti e i provvedimenti in cui si sostanzia la funzione di ingegnere capo per l'esecuzione di opere pubbliche, non hanno titolo ad alcuna speciale retribuzione, poiché si tratta di un mandato inerente all'ufficio ricoperto e alle funzioni gerarchiche di loro competenza.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione unite 26/03/1999 n. 188
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il direttore dei lavori per la realizzazione di un'opera pubblica appaltata da un'Amministrazione comunale, in considerazione dei compiti e delle funzioni che gli sono devoluti, che comportano l'esercizio di poteri autoritativi nei confronti dell'appaltatore e l'assunzione della veste di « agente », deve ritenersi funzionalmente e temporaneamente inserito nell'apparato organizzativo della Pubblica amministrazione che gli ha conferito l'incarico, quale organo tecnico e straordinario della stessa, con la conseguenza che, con riferimento alla responsabilità per danni cagionati nell'esecuzione dell'incarico stesso, è soggetto alla giurisdizione della Corte dei conti, ai sensi dell'art. 52 co. 1 del T.U. 12 luglio 1934 n. 1214, che dalla data di entrata in vigore della legge 8 giugno 1990 n. 142 e s.m., in base all'art. 58 di quest'ultima, è divenuto applicabile agli amministratori ed al personale degli Enti locali, la cui posizione era in precedenza regolata dalle disposizioni degli artt. 251 e segg. del T.U. 3 marzo 1934 n. 383, che distinguevano fra la c.d. responsabilità formale e la responsabilità amministrativa, devolvendo la prima alla giurisdizione contabile e la seconda a quella ordinaria. (Nell'affermare tale principio, le Sezioni unite hanno anche precisato che il citato art. 52 è applicabile con riguardo ai giudizi pendenti alla data dell'entrata in vigore della legge n. 142 del 1990 cit., alla stregua dell'art. 5 c.p.c. nel testo all'epoca vigente, che considerava influenti sulla giurisdizione i mutamenti della legge regolatrice della giurisdizione stessa, nonché con riferimento al caso, nel quale la direzione dei lavori si fosse a quella data già esaurita, non sussistendo in proposito alcuna violazione dell'art. 25 co. 1 Cost., che è applicabile soltanto in materia penale).
TAR Cagliari 23/12/1998 n. 1397
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Ai sensi dell'art. 58 del decreto legislativo 3 febbraio 1993 n. 29 e s.m., le Pubbliche amministrazioni possono conferire ai propri dipendenti anche incarichi non previsti da specifiche disposizioni di legge, ammettendosi quindi, sempreché ciò avvenga nell'interesse dell'Amministrazione, il conferimento di attività a titolo di prestazione professionale, da svolgersi fuori dell'orario di lavoro; pertanto, è legittimo il conferimento da parte dell'Amministrazione comunale dell'incarico di direzione lavori a tecnici appartenenti all'Ufficio tecnico dell'Ente.Il conferimento di un incarico professionale al pubblico dipendente comporta la retribuibilità delle relative prestazioni in base alle tariffe professionali ridotte da un terzo alla metà, in quanto tali prestazioni non possono inquadrarsi nel rapporto di pubblico impiego; pertanto, i relativi compensi non vanno soggetti al regime della onnicomprensività.Ai sensi dell'art. 27 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., qualora l'Amministrazione aggiudicatrice di lavori pubblici non possa espletare l'attività di direzione dei lavori per carenza di organico accertata e certificata, la priorità prevista per l'affidamento della detta attività al medesimo professionista che ha espletato l'incarico di progettazione non opera quando l'Amministrazione ritenga di costituire il relativo ufficio tramite un gruppo di tecnici dipendenti, avendo in tal caso l'Amministrazione stessa agito ad un diverso livello, avvalendosi di soggetti interni, ancorché a titolo professionale.
Consiglio di Stato, Sezione IV 10/12/1998 n. 1771
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Ai sensi dell'articolo 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241, l'appaltatore di opera pubblica ha diritto di prendere visione della relazione riservata del direttore dei lavori di cui all'articolo 63 co. 4, lett. i) del R.D. 25 maggio 1895 n. 350.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione II 23/07/1998 n. 7245
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Nella gara per l'appalto di opere pubbliche, se è normativamente previsto - nella specie legge Regione Campania 31 ottobre 1987 n. 51 art. 27 - che l'impresa appaltatrice indichi, onde garantire una migliore efficienza tecnica, un direttore dei lavori per la loro esecuzione, l'organizzazione e la vigilanza nell'interesse degli addetti e dei terzi, pur se l'ente pubblico committente non abbia nominato un funzionario dell'ufficio tecnico - art. 24 legge regionale citata - o un esperto esterno di fiducia, ai sensi dell'art. 1, comma secondo, del R.D. 8 febbraio 1923 n. 422, a tutela degli interessi della P.A., e si sia invece avvalso della competenza professionale del direttore dei lavori dell'impresa, è questa obbligata a compensarlo, anche perché se la P.A. stipula un contratto d'opera professionale con un collaboratore non dipendente è necessario che la delibera di incarico assuma la forma di un atto sottoscritto dal rappresentante esterno dell'ente, con la specifica indicazione dei compiti e del compenso spettantigli.
TAR Bari 28/03/1998 n. 329
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Ai sensi dell'art. 25 della legge 7 agosto 1990 n. 241, l'appaltatore di opera pubblica ha diritto di prendere visione della relazione riservata del direttore dei lavori di cui all'art. 63, co. 4, lett. i) del R.D. 25 maggio 1895 n. 350.
TAR Puglia, Sezione II 31/01/1998 n. 113
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Sussiste il diritto di accesso alle relazioni riservate del direttore dei lavori e dei collaudatori da parte del titolare della ditta che ha realizzato l'opera.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione III 17/06/1997 n. 5409
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Nel contratto di appalto, se non diversamente pattuito, la nomina del direttore dei lavori, sia da parte del committente - di cui quegli è un rappresentante limitatamente al campo tecnico - sia da parte dell' appaltatore - nel cui interesse il medesimo svolge l' incarico - è una facoltà, il cui mancato esercizio non incide sulla disciplina normativa della responsabilità per i danni derivati dall' esecuzione di tali lavori.
TAR Milano 23/04/1997 n. 519
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Il direttore dei lavori assume la veste di agente della Pubblica amministrazione, in quanto organo tecnico inserito sia pure temporaneamente nell'apparato organizzativo della medesima, e resta conseguentemente assoggettato alla responsabilità patrimoniale derivante dall'esecuzione di opere che comportino spese non autorizzate; pertanto, egli ha interesse a vedere regolarizzato il proprio operato mediante l'approvazione di spesa a sanatoria, fermo restando che tale interesse, se va riconosciuto relativamente alle opere già effettuate, non è invece configurabile in relazione a quelle da eseguire.Nel vigente sistema normativo non è rinvenibile alcuna norma che conferisca al direttore dei lavori la facoltà di anticipare di propria iniziativa opere previste in lotti successivi non ancora appaltati; pertanto, l'ordinazione di lavori non previsti dal contratto d'appalto dà luogo a spese non autorizzate e prive di copertura.
Corte di Cassazione, sezione penale, Sezione V 21/11/1996 n. 9950
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
Anche dopo che la legge 28 gennaio 1994 n. 84 ha disposto la trasformazione dei consorzi autonomi dei porti in società di diritto privato i responsabili continuano a rivestire la qualità di pubblici ufficiali nelle attestazioni e certificazioni inerenti l'esecuzione dei lavori assegnati con la procedura degli appalti pubblici sicché deve rispondere del reato di falso ideologico in atto pubblico il responsabile del consorzio che attesti, sottoscrivendo uno stato di avanzamento, come eseguiti dall'impresa appaltatrice lavori in realtà già eseguiti in precedenza ed indipendentemente dall'appalto da altra ditta.Nel falso ideologico in atto pubblico il bene tutelato è quello dell'affidamento che chi prende cognizione dell'atto fa nella corrispondenza al vero della informazione che l'atto contiene, secondo il significato comunemente dato alle espressioni utilizzate in quel determinato contesto; pertanto, è necessario, perché il falso assuma rilevanza penale, né la determinazione di un danno ulteriore per l'Amministrazione né il pregiudizio derivante dalla lesione dell'interesse probatorio connesso all'oggetto materiale della condotta di falsificazione; deve quindi rispondere di tale reato il responsabile di un consorzio autonomo di porto che attesti falsamente, sottoscrivendo lo stato di avanzamento di lavori inerenti al porto e aggiudicati con la procedura degli appalti pubblici, che sono stati eseguiti dalla ditta appaltatrice lavori in effetti già realizzati in precedenza da altra ditta indipendentemente dall'appalto in essere anche se da tale falsa attestazione non sia derivato in concreto alcun danno patrimoniale per l'Amministrazione.
Consiglio di Stato 20/03/1995 n. 347
legge 109/94 Articoli 17, 27 - Codici 17.3, 27.1
E' infondata la tesi - in tema di convenzioni per la concessione di sola costruzione concernenti lavori aeroportuali - secondo cui spetta al concessionario compensare i tecnici che svolgono le funzioni dell'ingegnere capo (salvo rivalersene computando il relativo costo ai fini della determinazione del corrispettivo per spese generali) basandosi essa, da un canto sul presupposto che dette funzioni siano imputabili al concessionario medesimo, non all'Amministrazione concedente, e dall'altro canto che il potere riservato a quest'ultima dalle convenzioni sia soltanto quella di designare le persone fisiche chiamate ad esplicarle in concreto; in altri termini anche i poteri inerenti alla figura dell'ingegnere capo, oltre che quelli inerenti alla figura del direttore dei lavori, sarebbero trasferiti al concessionario e la sola differenza, rispetto allo schema usuale della concessione, consisterebbe in ciò che l'Amministrazione concedente si riserva una certa ingerenza nella scelta delle persone fisiche designate ad esercitarli in concreto; al contrario, in tali convenzioni, quelle funzioni direttive e di vigilanza - che per comodità si suole indicare con riferimento alla figura dell'ingegnere capo delineata dal R.D. 25 maggio 1895 n. 350 - sono escluse dall'ambito della concessione e riservate in via esclusiva all'Amministrazione concedente.La distinzione tra la figura del direttore dei lavori e quella dell'ingegnere capo ha senso solo nel contesto di un ordinamento gerarchico come quello della Pubblica amministrazione.L'ingegnere capo non si differenzia dal direttore dei lavori per un plus di conoscenze e di esperienze tecnico-professionale ma solo perché titolare di un ufficio dotato di supremazia gerarchica nell'ordinamento amministrativo; infatti il R.D. 25 maggio 1895 n. 350 sottrae al direttore dei lavori la competenza a prendere questa o quella decisione, e la riserva all'ingegnere capo, non perché detta decisione sia ontologicamente estranea alle competenze tecnico-professionali del primo, ma perché vuole che essa, per la sua maggiore rilevanza, sia presa ad un livello gerarchicamente superiore.Alla luce della ratio che nel sistema del R.D. 25 maggio 1895 n. 350 informa la separazione della figura dell'ingegnere capo da quella di direttore dei lavori ed alla ripartizione delle rispettive sfere di competenza, gli atti dell'ingegnere capo si qualificano essenzialmente come provvedimenti, piuttosto che come soluzioni di problemi tecnici.Le clausole convenzionali relative a concessione di lavori aeroportuali non possono avere senso se non in quanto le si intenda come volte a riservare all'Amministrazione concedente la potestà d'interferire nello svolgimento della concessione mediante atti provvedimentali o comunque costituenti esercizio di poteri autoritativi; pertanto, da un lato i funzionari cui spetta, in ragione del mandato ricevuto, emettere quegli atti e quei provvedimenti non hanno titolo ad una speciale retribuzione, perché si tratta di un mandato inerente all'ufficio ricoperto, ed alle funzioni gerarchiche di loro competenza, e dall'altro, queste attività non possono ritenersi comprese nelle funzioni di « direzioni lavori » attribuite al concessionario; tanto meno può dirsi che il concessionario svolga quelle funzioni avvalendosi del personale dell'Amministrazione concedente, cosi che egli debba, per un verso, compensare le relative prestazioni, e per altro verso possa correlativamente accrescere il quantum delle spese generali di cui deve essere a sua volta compensato dalla concedente.