Massime per Atto Ricercato: Parere di Precontenzioso n. 69 del 11/06/2009 - rif. PREC 23/09/S

Parere di Precontenzioso n. 69 del 11/06/2009 - rif. PREC 23/09/S d.lgs 163/06 Articoli 7 - Codici 7.1
In relazione alle ipotesi in cui la stazione appaltante ometta di richiedere e/o indicare il CIG nella documentazione di gara, l’Autorità ha precisato che la stessa deve procedere a pubblicare un avviso di rettifica. Dal momento che dalla procedura di accreditamento presso il sistema SIMOG sono esonerate esclusivamente le procedure o i lotti di valore inferiore a 20.000 euro, per i servizi, e di 40.000 euro, per i lavori, nel caso in cui il valore del contratto sia superiore a queste soglie, ma inferiore a 150.000 euro, sebbene non sussista l’obbligo di contribuzione all’Autorità, tuttavia ciò non comporta anche l’esonero per la stazione appaltante di procedere al relativo accreditamento presso il sistema SIMOG al fine di ottenere il CIG.
Parere di Precontenzioso n. 69 del 11/06/2009 - rif. PREC 23/09/S d.lgs 163/06 Articoli 2 - Codici 2.1
Sebbene la valutazione di un possibile annullamento in autotutela di una procedura di gara rientri nell’esclusiva potestà discrezionale di una stazione appaltante, che è chiamata a decidere in tal senso laddove sussistano ragioni di opportunità e di interesse pubblico attuale e concreto, tale provvedimento dovrà, in ogni caso, essere adottato fondando la valutazione non sulla mera esigenza di ripristinare la legalità in una procedura di gara, ma tenendo conto della sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale alla rimozione dell’atto. Se l’illegittimità del provvedimento, infatti, giustifica l’esercizio del potere di autotutela nel caso in cui la procedura sia inficiata da vizi che non hanno consentito di assicurare il rispetto della concorrenza tra le imprese e la par condicio tra le stesse, occorre, comunque, che vengano individuati da parte della stazione appaltante tutti gli interessi pubblici attuali, distinti dal mero interesse al ripristino della situazione di legittimità che giustifica la rimozione dell’atto viziato.