Determinazione n. 3 del 3 Giugno 2010

Procedimento per il rilascio del nulla osta a nuova  attestazione di qualificazione SOA su istanza dell’impresa cui sia stata  dichiarata decaduta l’attestazione a seguito di accertamento di false  dichiarazioni; indicazioni interpretative dell’articolo 17, comma 1, lett. m)  del d.P.R. 25 gennaio 2000, n.34.

Premessa

Con determinazione n. 6  del 15 novembre 2006 l’Autorità ha fornito indicazioni in ordine al  procedimento di controllo sulle attestazioni di qualificazione ai sensi del  combinato disposto degli articoli 14 e 16 del d.P.R. 25 gennaio 2000, n.34 e  dell’articolo 6, comma 7, lett. m) del d.lgs. 12 aprile 2006, n.163 (d’ora  innanzi, il “Codice”).

In particolare, con la citata  determinazione è stato chiarito che il procedimento di controllo sulle attestazioni mira a  verificare che l’attestazione di qualificazione sia stata emessa nel pieno  rispetto dei requisiti indicati nel predetto regolamento al fine di evitare  l’immissione e la permanenza nel mercato di attestazioni fondate su false  documentazioni. Inoltre è stato affermato che nel procedimento de quo rileva il fatto oggettivo della  mancanza di veridicità dei documenti prodotti in sede di qualificazione e che  tale circostanza, idonea ad incidere sul requisito di affidabilità  professionale, comporta la decadenza dell’attestazione (così ancheTAR Lazio, sez. III, 29 dicembre 2006,  n.16399). E’ stato poi precisato che  la restituzione dell’attestazione di qualificazione alla SOA emittente  non arresta il relativo procedimento di controllo, che deve concludersi con un  accertamento in ordine alla veridicità della documentazione presentata  dall’impresa.

L’Autorità ha tuttavia  evidenziato che la ricerca in ordine alla non imputabilità soggettiva  dell’alterazione documentale o alla buona fede nelle dichiarazioni rese  dall’impresa che ha conseguito l’attestazione acquista rilevanza ai fini del  rilascio di nuova attestazione. Ciò in quanto in caso di falso non imputabile,  ai sensi dell’articolo 17, comma 1 lett. m), del d.P.R. n. 34 del 2000,  sussisterà il requisito di ordine generale di non aver reso false dichiarazioni  circa il possesso dei requisiti richiesti per l'ammissione agli appalti e per  il conseguimento dell'attestazione di qualificazione (così anche Cons. Stato,  sez. VI, 24 gennaio 2005, n.129).

Analogamente va considerata la  situazione dell’impresa nel caso in cui la SOA, nell’ambito dell’istruttoria  necessaria per la verifica dei requisiti di qualificazione ai sensi  dell’articolo 15 del d.P.R. n. 34/2000, abbia riscontrato la falsità dei  documenti prodotti ed abbia perciò negato il rilascio dell’attestato.

Con la presente determinazione  l’Autorità intende stabilire le regole del procedimento per il nulla osta al  rilascio di nuova attestazione da parte delle SOA a seguito di istanza  dell’impresa cui sia stata dichiarata decaduta l’attestazione per falsa  dichiarazione o cui sia stata negata l’attestazione per gli stessi motivi.

 

1. Durata  del periodo di interdizione

L’articolo 17 del d.P.R. n. 34/2000,  recante i requisiti di ordine generale necessari ai fini della qualificazione  per l’affidamento di lavori pubblici di importo superiore a 150.000 euro, alla  lett. m) stabilisce il divieto ad ottenere l’attestazione per le imprese che  abbiano fornito dichiarazioni o documentazione non veritiere in sede di  qualificazione, senza alcun limite temporale. L’Autorità ha suggerito al  riguardo un’indicazione in via interpretativa (cfr. determinazioni n. 16/23-2001,  n. 6/2004, n. 1/2005), ritenendo che, in analogia con la fattispecie di cui  all’articolo 75 del d.P.R. n.554/1999 (oggi articolo 38 del Codice), la  sanzione interdittiva alla qualificazione operi per il periodo di un anno  dall’inserimento nel casellario informatico della notizia della falsa dichiarazione.  Ciò in quanto la preclusione sine die all’attestazione – il cui possesso è condizione necessaria nel nostro  ordinamento per la realizzazione di lavori pubblici – senza possibilità per  l’impresa di ottenere una nuova attestazione, risulterebbe contraria ai  principi di ragionevolezza e proporzionalità, oltre a comportare un  ingiustificato differente apprezzamento del medesimo fatto laddove si consideri  che l’articolo 75, comma 1, lett. h) del d.P.R. n. 554/1999 ed ora l’articolo  38, comma 1, lett. h) del Codice, prevedono espressamente la durata annuale con  riferimento alla sanzione interdittiva dalla partecipazione alle gare d’appalto  in caso di falsa dichiarazione, resa dai concorrenti, sulle condizioni  rilevanti per la partecipazione stessa.

L’interpretazione propostadall’Autorità dell’articolo 17 del  d.P.R. n. 34/2000, non contestata dal giudice amministrativo  (cfr. TAR Lazio, sez. III, n. 6622/2006),  trova ulteriore conforto anche nelle disposizioni in materia di qualificazione  contenute nelle previsioni del regolamento di attuazione del Codice, ex articolo 5 del d.lgs. n.163/2006. In  particolare, agli articoli 78 e 79 di tale disciplina è previsto che, in caso  di mancato rilascio o decadenza dell’attestazione per falsa documentazione, con  riguardo sia ai requisiti di ordine generale sia ai requisiti di ordine  speciale, l’effetto interdittivo al conseguimento di un nuovo attestato è  limitato ad un anno dall’iscrizione nel casellario dell’informazione relativa  al falso, decorso il quale l’iscrizione perde efficacia.

La citata previsione  regolamentare costituisce attuazione dell’articolo 40 del Codice, concernente  il sistema di qualificazione dei soggetti esecutori di lavori pubblici, ove è  demandata al regolamento la definizione dei requisiti di ordine generale in  conformità all’articolo 38 e costituisce pertanto attuazione anche  dell’articolo 38, comma 1, lett. m-bis).

La formulazione delle due norme  sembrerebbe evidenziare una parziale difformità che può tuttavia trovare una ratio tenendo conto delle diverse  fattispecie a cui si riferiscono le due disposizioni: l’articolo 38 del Codice  concerne la valutazione dei requisiti generali effettuata in sede di ogni  singola gara per l’affidamento di tutti i contratti pubblici; l’articolo 17 del  d.P.R. n. 34/2000 attiene alla valutazione degli stessi requisiti ai diversi,  seppur concorrenti, fini del rilascio dell'attestazione di qualificazione SOA  la quale costituisce condizione necessaria e sufficiente per la dimostrazione  dell'esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria dell’impresa  affidataria di lavori pubblici.

Al fine pertanto di  evitare il rischio di una irrazionalità del quadro normativo, occorre  fornire una lettura coordinata delle due  norme: in tal senso la previsione dell’articolo 38 lett. m-bis) sarebbe volta a consentire di pubblicizzare a tutte le  stazioni appaltanti la notizia della decadenza dell’attestazione e  parallelamente ad estendere a tutti gli affidamenti di qualunque contratto  ricadente nel Codice la preclusione alla partecipazione (cfr. parere n.  248/2008 “Se è pacifico, infatti, che non  occorre l’attestazione di qualificazione per partecipare alle gare per  l’affidamento di servizi, è comunque esigenza primaria del sistema garantire  che l’aspirante contraente della p.a. per l’affidamento di un appalto di  servizi sia un soggetto moralmente affidabile, che non abbia mai reso  dichiarazioni false che hanno condotto alla sospensione o alla revoca  dell’attestazione SOA, ben potendo verificarsi l’ipotesi che il prestatore di servizi  sia in possesso di un attestato di qualificazione SOA). E’ evidente, inoltre, che in virtù dell’articolo 38, comma 1,  lett. m-bis), il divieto di  partecipare alle procedure di affidamento di contratti pubblici si estende  anche alle gare d’appalto di lavori di importo inferiore a 150.000 euro, per le  quali non è richiesto il possesso dell’attestato SOA.

La previsione  dell’articolo 38, comma 1, lett. m-bis),  troverebbe una sua ratio anche nella  particolare natura dell’attestazione di qualificazione che ha un’efficacia  prolungata nel tempo e può essere soggetta a rinnovo anche prima della  scadenza. Al riguardo, occorre considerare che (come precisato dall’Autorità  nella determinazione n. 5/2004) nel casellario informatico sono presenti, oltre  alle attestazioni in corso di validità, anche quelle non più valide in quanto  sostituite da quelle in corso di validità oppure ritirate o annullate e,  quindi, per ogni impresa qualificata è possibile conoscere non solo l'attestazione  in corso di validità ma anche lo storico di quelle che non lo sono più.

 L’iscrizione nel casellario della decadenza di  una determinata attestazione di qualificazione ha la finalità di precisare  pertanto che, ai fini della partecipazione, l’operatore non può avvalersi di  un’altra attestazione storica anche se non  scaduta.

Ciò anche  alla luce del fatto che l’attestazione di qualificazione è una “patente”  abilitante la quale evidentemente non può essere che una sola. Una duplicazione  di attestazioni per i medesimi requisiti contrasterebbe con il principio di  certezza del diritto. La rinnovazione dell’attestazione, alla scadenza  quinquennale, rappresenta una nuova attestazione e il fatto che essa possa  essere chiesta anche prima della scadenza, ex articolo 15 del d.P.R. n. 34/2000, per incrementi di classifiche e categorie,  conferma che il sistema presuppone l’esistenza di una sola attestazione (“pertanto deve ritenersi che quando un  soggetto … chiede un’ulteriore attestazione per il riconoscimento degli stessi  o di superiori requisiti abilitativi, il rilascio della seconda attestazione  costituisce rinuncia alla prima  secondo il meccanismo del rinnovo dell’attestazione”, cfr. TAR Lazio, sez. III,  11 novembre 2009, n. 11088).

In altri  termini con la disposizione dell’articolo 38, comma 1, lett. m-bis) il legislatore avrebbe voluto  affermare che l’operatore economico per essere abilitato a partecipare alle  gare ha sempre bisogno di una nuova attestazione rilasciata in data successiva  a quella relativa alla data di inserimento nel casellario della notizia della  decadenza dell’attestazione. La nuova attestazione  può essere ottenuta o a seguito della  “riabilitazione” che l’Autorità, la giurisprudenza ed il regolamento attuativo  hanno individuato nel decorso di un periodo di un anno, trascorso il quale  l’operatore può essere riattestato, o nel caso di falso non imputabile, in  quanto ricorrerebbe il requisito di ordine generale di cui all’articolo 17, comma 1, lett.  m); la non imputabilità  deve essere  provata dall’interessato (cfr. Tar Lazio, sez. III, 2 febbraio 2009, n. 939).

La  ricostruzione del quadro normativo e l’interpretazione offerta risultano  maggiormente ragionevoli alla luce degli elementi necessari per la valutazione  in ordine alla affidabilità delle imprese. Prospettare infatti un’interpretazione  dell’articolo 38, comma 1 lett. m-bis),  ai sensi della quale la produzione di false dichiarazioni o falsa  documentazione in sede di qualificazione determina l’interdizione dell’impresa sine die dalle gare d’appalto, oltre che  contrario ai principi di ragionevolezza e proporzionalità,  comporterebbe un’ingiustificata disparità di  valutazione per un medesimo fatto (false dichiarazioni) e andrebbe in senso  contrario al rilevante ruolo che il decorso del tempo ha nell’apprezzamento  della ricorrenza degli altri requisiti generali previsti dall’articolo 38 del Codice,  al fine di verificare se l’esame della fattispecie concreta porti a ritenere  scarsamente affidabile il soggetto partecipante.

Sulla base delle  considerazioni svolte, si è dell’avviso di confermare che – nel caso in cui  l’impresa abbia reso dichiarazioni non veritiere in sede di rilascio  dell’attestazione di qualificazione – il divieto  previsto dall’articolo 17, comma 1, lett. m),  del d.P.R. n. 34/2000 in merito al rilascio dell’attestazione di  qualificazione, nonché in merito all’esito positivo della verifica triennale,  opera per il periodo di un anno e decorre dalla data di inserimento nel  casellario informatico dell’annotazione in ordine alle dichiarazioni non  veritiere rese dall’impresa.

Nucleo basilare per  l’effetto preclusivo di entrambe le norme - articolo 38, comma 1, lett. m-bis) e articolo 17, comma 1, lett. m) -  è quindi l’iscrizione nel casellario di apposita  annotazione da parte dell’Autorità che pubblicizzi le false dichiarazioni o la  produzione di falsa documentazione da parte dell’impresa: dal momento  dell’iscrizione decorre infatti il termine di un anno entro il quale ha  efficacia la causa di esclusione di cui all’articolo 38 lett. m-bis) ed oltre  il quale l’impresa potrà richiedere una nuova attestazione.

Ne consegue  che, per quanto riguarda l’ambito relativo alla qualificazione, decorso il  termine di un anno dall’inserimento nel casellario informatico ex articolo 27 del d.P.R. n. 34/2000  della notizia della decadenza o del diniego dell’attestazione per false  dichiarazioni o per la presentazione di falsa documentazione, l’impresa  interessata può stipulare con la SOA il contratto di attestazione e conseguire  la qualificazione al ricorrere dei presupposti previsti dal d.P.R. 34/2000.

L’effetto preclusivo di un anno  all’ottenimento dell’attestazione di qualificazione decorrente dalla data di  inserimento nel casellario informatico dell’informazione in ordine alle  decadenza dell’attestazione per dichiarazioni non veritiere può tuttavia venire  a cessare a seguito dell’accertamento della non imputabilità; ciò in quanto in  caso di falso non imputabile, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lett. m), del  d.P.R. n. 34 del 2000, sussisterà il requisito di ordine generale di non aver  reso false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti previsti per  l'ammissione agli appalti e per il conseguimento dell'attestazione di qualificazione.

Di conseguenza occorre indicare  le modalità del procedimento di valutazione dell’imputabilità o meno  all’impresa della falsa documentazione prodotta e/o delle dichiarazioni non  veritiere rese in fase di qualificazione ed individuare il soggetto deputato ad  effettuare tale valutazione.

 

2. Modalità  del procedimento e soggetto deputato a valutare la non imputabilità

Il procedimento per la  verifica della “non imputabilità” ha come presupposto l’iscrizione nel  casellario della notizia della decadenza o del diniego dell’attestazione per  l’avvenuta presentazione di false dichiarazioni e/o documentazioni.

Le imprese nei cui  confronti sia stata applicata la decadenza dell’attestato SOA o il diniego  dell’attestazione per aver prodotto falsa documentazione o reso dichiarazioni  mendaci in fase di qualificazione possono presentare, infatti, istanza per  ottenere una nuova attestazione e in tal modo l’impresa che ritenga di non  essere responsabile della produzione documentale non veritiera ha la  possibilità di tornare ad operare nel settore dei contratti pubblici in un  momento anteriore alla scadenza del periodo interdittivo di un anno.

In sede di istanza  di nuovo contratto occorrerà che sia l’impresa - in qualità di soggetto interessato  ad ottenere il rilascio di una nuova attestazione - a dimostrare la sua totale  estraneità alla accertata alterazione documentale e/o falsa dichiarazione,  posto che la richiesta di riattestazione   implica la necessaria valutazione circa l’eventuale non imputabilità all’impresa della  falsa documentazione prodotta e/o delle dichiarazioni non veritiere rese in  fase di qualificazione.

La valutazione dell’istanza di non imputabilità è  infatti un procedimento distinto rispetto al procedimento di controllo della  sussistenza oggettiva del falso, in quanto si basa su presupposti diversi e si  svolge, altresì, secondo modalità e criteri di valutazione differenti.

Ragioni di  snellezza e di semplificazione consentono, tuttavia, nell’ipotesi in cui il  procedimento di valutazione e di accertamento del falso in termini oggettivi  venga istruito dall’Autorità, di rendere contestuale lo svolgimento di entrambi  i procedimenti qualora l’impresa, con apposita istanza, chieda che, in caso di  accertamento della non veridicità dei documenti prodotti ai fini  dell’attestazione e conseguente dichiarazione di decadenza dell’attestato, sia  valutata altresì la non imputabilità della falsa documentazione nei propri  confronti. In un’ottica di economicità procedimentale, la decisione in merito  alla eventuale non imputabilità del falso, da adottare contestualmente alla  dichiarazione di decadenza dell’attestazione e solo in presenza di tutti gli  elementi utili ai fini di una compiuta valutazione della singola fattispecie,  consentirebbe all’impresa istante di poter stipulare un nuovo contratto di  attestazione senza dover attendere l’anno di interdizione.

L’istanza di  riattestazione dà quindi luogo ad un procedimento "di secondo grado”  diretto a valutare la non imputabilità all’impresa della accertata falsità di  documenti e/o dichiarazioni. Si ritiene che il soggetto legittimato a compiere  tale valutazione sia necessariamente l’Autorità nella sua veste di organo terzo  e imparziale, in virtù del suo ruolo di garante dell'efficienza e corretto funzionamento  del mercato, nonché della funzione di vigilanza sul sistema di qualificazione. L’Autorità  è dunque destinataria delle istanze di nuova attestazione e svolge il  procedimento in contraddittorio sia con l’impresa interessata sia con la SOA  che ha rilasciato l’attestazione poi decaduta.

Laddove il procedimento avviato dall’Autorità si  concluda con l’insussistenza dell’imputabilità, ne sarà data pubblicità nel  casellario informatico.

 

3.Nozione di imputabilità 

Occorre ora definire il concetto di “imputabilità  della falsa attestazione”.

Al riguardo si ritiene che l’imputabilità all’impresa  della falsità documentale, che preclude, prima del decorso di un anno, il  conseguimento di una nuova attestazione, deve essere intesa in termini di  riferibilità soggettiva e oggettiva del fatto all’impresa che ha compiuto  l’azione con violazione degli ordinari parametri dei doveri di diligenza.

L’impresa quale persona giuridica agisce peraltro per  mezzo dei suoi organi, con i quali è in rapporto di immedesimazione funzionale  ed organica. E dunque, i soggetti rappresentativi dell’impresa, particolarmente  quando sono posti in posizione apicale nella sua struttura organizzativa ed  operativa, impersonano l’impresa stessa, di modo che la colpevolezza di tali  soggetti nella commissione di determinati fatti comportanti misure  sanzionatorie amministrative è ad un tempo colpevolezza personale del soggetto  persona fisica che materialmente ha commesso il fatto e colpevolezza  “organizzatoria” dell’impresa nella cui sfera ricadono le conseguenze del  fatto.

Nel caso di fatti antigiuridici  ricollegabili alla condotta di soggetti posti in posizione organica apicale,  per i quali pienamente opera il principio di identificazione dell’organo con la  persona giuridica di riferimento, l’imputazione del fatto all’impresa è da valutare  con particolare rigore. Con riguardo ai fatti commessi dai dipendenti l'ente è  amministrativamente responsabile delle false dichiarazioni rese dai medesimi  nel caso in cui il comportamento sia stato reso possibile dall'inosservanza  degli obblighi di direzione o vigilanza; tale inosservanza resta esclusa,  insieme alla responsabilità, se l'ente dimostri di avere adottato ed attuato in  modo efficace, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione,  gestione e controllo idoneo a prevenire fatti della specie di quello  verificatosi.

Il modello strutturale  dell’impresa deve prevedere, in relazione alla natura e alla dimensione  dell'organizzazione nonché al tipo di attività svolta, misure idonee a  garantire lo svolgimento dell'attività nel rispetto della legge e a scoprire ed  eliminare tempestivamente situazioni di rischio.

L'efficace attuazione del  modello richiede, pertanto, il possesso di una serie di caratteristiche funzionali  e strutturali quali: una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso  modello ove siano scoperte significative violazioni delle prescrizioni ovvero  quando intervengano mutamenti nell'organizzazione o nell'attività; ovvero un  sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure  indicate nel modello.

La circostanza che  la produzione documentale non veritiera sia riferibile al precedente  amministratore della società, al quale, proprio per questo, sia stato revocato  il mandato e che si sia poi, comunque, dimesso dalla carica, non è sufficiente  ad escludere la imputabilità all’impresa degli atti compiuti da detto  amministratore.

Analoga  considerazione in ordine alla riferibilità all’impresa deve essere svolta anche  qualora essa si avvalga, nei rapporti con la pubblica amministrazione, di un  soggetto terzo, estraneo alla propria organizzazione stabile, in quanto rileva  unicamente il fatto che, a seguito della valutazione da parte dell’impresa  dell’opportunità di ricorrere ad un professionista esterno per l’espletamento  di determinati compiti, il terzo sia formalmente qualificato ad agire per conto  e nell’interesse della stessa (così anche TAR Lazio, sez III, 29 aprile 2010,  n. 8809). L’impresa non è dunque esonerata – neanche in tale ipotesi - dal  controllare le modalità con cui è svolto l’incarico, attese le conseguenze  ricollegabili agli atti posti in essere dal soggetto terzo.

In sostanza l’imputabilità all’impresa di una  produzione documentale non veritiera utilizzata ai fini del conseguimento da  parte dell’impresa stessa di un’attestazione SOA può essere esclusa solo quando  la falsità sia stata prodotta da soggetti terzi totalmente estranei all’impresa  e sempre che la falsità medesima sia maturata al di fuori di ogni possibile  controllo da parte della stessa, verificabile alla stregua degli ordinari  parametri di diligenza richiesti. Non  si deve far riferimento ad una nozione soggettiva di colpa, ma ad una nozione  oggettiva per cui la colpa consiste nell’inosservanza della normale diligenza,  intesa come sforzo volitivo e tecnico da parametrare ad obiettivi canoni  sociali e professionali di condotta (così  anche TAR Lazio, sez. III, n.8809/2010 cit.).

Ulteriori e diverse interpretazioni del concetto di  imputabilità rischiano di produrre effetti distorsivi della norma. In  particolare, la tesi favorevole ad esprimere l’imputabilità dell’impresa in  termini esclusivamente penali, facendo coincidere la responsabilità effettiva  con la pronuncia di una sentenza di condanna definitiva da parte del giudice  penale (pronuncia che spesso interviene in esito ai processi nei diversi grado  di appello), condurrebbe ad integrare gli estremi di cui all’articolo 17, comma  1, lett. c), del d.P.R. n. 34/2000 [sentenza passata in giudicato o decreto penale  di condanna per reati incidenti sulla moralità professionale dell’impresa], che  configura diversa ed ulteriore ipotesi di preclusione al conseguimento  dell’attestato di qualificazione. Inoltre, l’attesa dell’accertamento in via  definitiva del falso e della colpevolezza dell’autore della dichiarazione da  parte dell’autorità penale trova il suo limite nell’assenza di una previsione,  nel procedimento amministrativo, circa la pregiudizialità necessaria  dell’azione penale rispetto a quella amministrativa (così anche Cons. Stato,  sez. V, 18 gennaio 2006, n.122; TAR Lazio, sez. III, 18 aprile 2007, n.3389),  la quale è volta a tutelare tempestivamente l’interesse pubblico.

La riferibilità  all’impresa della falsa dichiarazione e/o falsa documentazione richiede un’indagine  caso per caso, con un livello di approfondimento tale da giungere ad un  ragionevole giudizio di responsabilità dell’impresa nel senso della  riconducibilità del falso alla sfera volitiva o cognitiva dell’imprenditore.

 

4.Responsabilità del cessionario per false  dichiarazioni rese dall’impresa cedente e/o per la produzione di falsa  documentazione riferibile all’impresa cedente

L'articolo 15, comma 9, del d.P.R. n. 34/2000 ammette  per l’ipotesi di trasferimento di azienda o di un ramo di essa, la possibilità,  per l’impresa subentrante, di avvalersi dei requisiti di qualificazione  posseduti dal cedente, eventualmente cumulandoli.

Frequentemente si è verificato che l'impresa cessionaria, attestata, ha  imputato la responsabilità dei falsi alla cedente e, in tal caso, occorre  valutare se possa considerarsi fatto idoneo alla insussistenza della  responsabilità dell'impresa l'ipotesi di cessione d'azienda.

Nella fattispecie  al cessionario d'azienda non potrà essere addebitata, ai fini della  qualificazione, la produzione di falsa documentazione proveniente dal cedente,  qualora lo stesso cessionario dimostri l’impossibilità di rilevare il falso con  l’uso dell’ordinaria diligenza. In sostanza la non imputabilità potrà  escludersi non solo nei casi di collegamento societario, peraltro da valutarsi  secondo i ricordati criteri di collegamento strutturale e funzionale, ma in  tutte le ipotesi in cui la falsità sia agevolmente rilevabile da parte del  cessionario.

Si conferma,  inoltre, quanto già affermato nella determinazione n. 5 del 2003 per l’ipotesi  di richiesta di qualificazione di un'impresa che si avvalga dei requisiti di  altra impresa cui sia stata annullata o dichiarata decaduta l'attestazione SOA,  durante l'anno di interdizione dalla partecipazione alle gare e dalla stipula  di un nuovo contratto di attestazione. In particolare, evidenti ragioni di  garanzia della effettività della sanzione costituita dall'annullamento  dell'attestazione SOA impongono di estendere il divieto di acquisire la  qualificazione durante l'anno di interdizione dalle gare e dalla stipula di un  nuovo contratto di attestazione anche alle imprese cessionarie, conferitarie,  locatarie, ecc., di azienda o di ramo proveniente dall'impresa direttamente  colpita dall'annullamento dell'attestazione.

Tale estensione  del divieto opera nel senso di impedire che l'impresa avente causa si  qualifichi, in tutto o in parte, utilizzando requisiti di ordine speciale  posseduti originariamente dall'impresa dantecausa colpita dall’interdizione. Gli organismi di attestazione, al fine di  verificare l’operatività del divieto, oltre a consultare il  casellario per riscontrare la presenza a  carico della cedente di eventuali annotazioni di decadenza dell’attestato per  falsa documentazione, dovranno accertare, con l’utilizzo dei supporti  informatici o presso la SOA della cedente, che non sia stato avviato il  procedimento ex articolo 40, comma 9-ter del Codice. Tale verifica deve  risultare agli atti del fascicolo contenente tutta la documentazione relativa  all’attestazione dell’impresa anche mediante la stampa dell’avvenuta  consultazione degli archivi informatici. Il medesimo divieto, invece, non opera  qualora la qualificazione dell'impresa avente causa si fondi esclusivamente sui  requisiti originariamente maturati in capo a quest'ultima, senza alcun apporto,  quindi, da parte dell'impresa direttamente colpita dal provvedimento di  annullamento dell'attestazione.

 

5.Contenuti  dell’istanza per il rilascio del nulla osta ai fini di una nuova attestazione

L'istanza  può essere presentata all’Autorità dal legale rappresentante dell’impresa,  ovvero dal procuratore munito di mandato risultante dalla stessa istanza, che  intenda stipulare un nuovo contratto di attestazione solo dopo aver ricevuto il  provvedimento di decadenza dell’attestazione per falsa dichiarazione e/o falsa  documentazione e la relativa comunicazione di annotazione nel casellario  informatico, salvo i casi di contestualità dei due procedimenti.

L’impresa,  a pena di improcedibilità, deve corredare l’istanza con ogni documentazione  idonea a comprovare l’estraneità alla alterazione documentale e l’impossibilità  della stessa di conoscere la falsità della documentazione o della dichiarazione  con l’uso della normale diligenza.

L’impresa  cessionaria deve corredare la propria istanza di nuovo contratto di  attestazione della documentazione ritenuta utile a dimostrare la propria non  imputabilità e l’estraneità alle falsità riconducibili alla cedente, nonché della  seguente ulteriore documentazione richiesta a pena di improcedibilità:

       
  1. atto di cessione regolarmente registrato presso  la Camera di Commercio;
  2.    
  3. documento consistente in atto allegato alla  cessione o relazione giurata da cui risultino, laddove non esplicitamente  dettagliati nell’atto di cessione, i requisiti materiali (attrezzature,  immobili, personale, direttore tecnico, ecc.) e immateriali acquisiti e la loro  consistenza economica, nonché il prezzo pattuito e la prova dell’avvenuto  pagamento, con eventuale documentazione a corredo;
  4.    
  5. atto pubblico richiesto a pena di nullità, con  indicazione degli elementi suindicati in quanto compatibili con la natura  dell’atto, in caso di donazione di azienda;
  6.    
  7. relazione da cui risulti la consistenza  dell’impresa prima dell’acquisizione del ramo d’azienda;
  8.    
  9. dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante,  ai sensi dell'articolo 47 del d.P.R. n. 445/2000, che attesti  l'esistenza/inesistenza di situazioni di controllo o di collegamento o di  qualsiasi altro legame, diretto o indiretto, con l’impresa cedente  (specificando, in caso affermativo, in cosa si concretizzi il collegamento o il  legame con il soggetto cedente e perché lo si ritenga ininfluente);
  10.    
  11. dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell'articolo  n. 47 del d.P.R. n. 445/2000, del legale rappresentante e del direttore tecnico  nonché dei soci, in merito allo stato di famiglia, con indicazione del coniuge,  dei figli, dei genitori, dei fratelli e delle sorelle;
  12.    
  13. visura camerale storica dell’impresa  cessionaria.

L’Autorità,  acquisita la documentazione richiesta a pena di improcedibilità, comunica  all’impresa e alla SOA l’avvio del procedimento. La documentazione a corredo  dell’istanza non fa venire meno la facoltà dell’Autorità di chiedere ulteriori  integrazioni o chiarimenti in ragione di specifiche esigenze inerenti  l'istruttoria.


Sulla base delle considerazioni sopra esposte


Il Consiglio


Ritiene che:

       
  1. decorso il termine di un anno dall’inserimento  nel casellario della notizia della decadenza o del diniego dell’attestazione  per false dichiarazioni o per la presentazione di falsa documentazione,  l’impresa interessata può attestarsi al ricorrere dei presupposti previsti per  il rilascio dell’attestazione di qualificazione;
  2.    
  3. l’Autorità, in quanto organo terzo ed  imparziale, è il soggetto deputato a ricevere e valutare l’istanza dell’impresa  cui sia stata dichiarata decaduta o negata l’attestazione di qualificazione SOA  per aver prodotto falsa documentazione o reso dichiarazioni mendaci, volta al rilascio  del nulla osta al fine di ottenere una nuova attestazione;
  4.    
  5. l’accertamento in merito alla non riferibilità  all’impresa del falso tiene conto della nozione civilistica di imputabilità,  assumendo rilievo la commissione del fatto con violazione degli ordinari  parametri di diligenza; in tal senso, l’impresa è responsabile degli atti posti  in essere da soggetti rappresentativi della stessa o da suoi dipendenti o da  soggetti terzi formalmente qualificati ad agire per conto e nell’interesse  dell’impresa, come specificato nella presente determinazione;
  6.    
  7. in caso di trasferimento di azienda o di un ramo  di essa, la verifica è volta ad accertare la non imputabilità al soggetto  cessionario della falsa documentazione riconducibile al soggetto cedente o la  buona fede dell’impresa cessionaria nell’utilizzo dei requisiti dell’impresa  cedente;
  8.    
  9. si conferma il divieto stabilito con la  determinazione n.5/2003 per effetto del quale non e' ammissibile la  qualificazione di un'impresa che utilizzi i requisiti di altra impresa cui sia  stata dichiarata decaduta l'attestazione SOA, durante l'anno di interdizione  dalla partecipazione alle gare e dalla stipula di un nuovo contratto di  attestazione, fatto salvo l’avvenuto accertamento della non imputabilità in  capo all’impresa cessionaria;
  10.    
  11. gli  organismi di attestazione, al fine di verificare l’operatività del divieto di  cui al precedente punto 5,  oltre a consultare  il  Casellario per riscontrare la  presenza a carico della cedente di eventuali   annotazioni di decadenza dell’attestato per falsa documentazione,  dovranno accertare, con l’utilizzo dei supporti informatici o presso la SOA  della cedente, che non sia stato avviato il procedimento ex art. 40, comma  9-ter del Codice. Tale verifica deve risultare agli atti del fascicolo  contenente tutta la documentazione relativa all’attestazione dell’impresa.

 

Firmato:

Il Relatore: Piero Calandra

Il Presidente: Luigi Giampaolino