Comunicato n. 41 del Consiglio della Camera arbitrale del  15 ottobre 2014


Risoluzione di massima sulla misura del  deposito in acconto

       
  • A seguito dell’emanazione della legge 27 febbraio 2009, n. 14, entrata in  vigore il 1° marzo 2009, (conversione in legge, con modificazioni, del decreto  legge 30 dicembre 2008, n. 207, art. 29, comma 1-quinquiesdecies) e  successivamente del decreto legislativo n. 53/2010 (entrato in vigore il  27/04/2010), art. 5, comma 1, lett. h), l’art. 241, comma 12 del decreto  legislativo 12 aprile 2006, n. 163 è stato così modificato:” Il collegio  arbitrale determina nel lodo definitivo ovvero con separata ordinanza il valore  della controversia e il compenso degli arbitri con i criteri stabiliti dal  decreto del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro di grazia  e giustizia 2 dicembre 2000, n. 398, e applica le tariffe fissate in detto  decreto. I compensi minimi e massimi stabiliti dalla tariffa allegata al  regolamento di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 dicembre 2000,  n. 398, sono dimezzati. Sono comunque vietati incrementi dei compensi massimi  legati alla particolare complessità delle questioni trattate, alle specifiche  competenze utilizzate e all’effettivo lavoro svolto. Il compenso per il  collegio arbitrale, comprensivo dell’eventuale compenso per il segretario, non  può comunque superare l’importo di 100mila euro, da rivalutarsi ogni tre anni  con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il  Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. L’art. 24 del decreto-legge 4  luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006,  n. 248, si interpreta come non applicabile a quanto disciplinato ai sensi del  presente comma…”
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  • L’ applicazione delle nuove norme, va  effettuata per la liquidazione dei compensi ai collegi arbitrali costituiti  dopo l’entrata in vigore del d.lgs 53/2010.
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  • Conseguentemente occorre adeguare la direttiva  relativa agli importi del deposito cauzionale che le parti sono tenute a  versare in acconto del corrispettivo arbitrale (art. 243, comma 6, d.lgs  163/2006) facendo riferimento alla tabella allegata al d.m. 2 dicembre 2000, n.  398, come modificato dall’art. 5, comma 1, lett. h) del d.lgs 53/2010.

Tutto ciò premesso,

Il  Consiglio

       
  • Visto l’art. 241, comma 2, del decreto legislativo  12 aprile 2006, n. 163;
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  •  Visto  l’art. 816-septies del codice di procedura civile;
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  • Visto l’art. 243, comma 6, del decreto  legislativo 12 aprile 2006, n. 163;
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  • Visto il Comunicato del Presidente della camera  arbitrale n. 35/2012 sulla misura del deposito in acconto dell’uno per mille  negli arbitrati c.d. amministrati;
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  • Considerato che i compensi spettanti agli  arbitri devono essere determinati secondo le tariffe indicate nella tabella  allegata al d.m. 2 dicembre 2000, n. 398 come modificate dall’art. 5, comma 1,  lett.h) del d.lgs n. 53 del 2010;
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  • Ritenuto che, anche il deposito in acconto deve  essere calcolato sulla base delle predette tariffe adottando, come parametri di  riferimento, i compensi stabiliti per i vari scaglioni di valore previsti nel  menzionato decreto ministeriale, in sostituzione della precedente delibera del  deposito stesso (Comunicato del Presidente della camera arbitrale n. 25/2007);
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  • Tenuto conto di alcune richieste pervenute  dalle parti di riduzione della somma determinata dalla Camera arbitrale del  deposito in acconto;
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  • Considerato che il deposito in acconto, oltre a  convalidare la serietà dell’intrapresa procedura arbitrale, è destinato a  rafforzare la garanzia del credito che spetta agli arbitri in corrispettivo  dell’opera professionale loro commessa, per cui esso deve essere quantificato  in una misura che sia coerente con tale funzione di garanzia, nel rispetto  degli interessi patrimoniali delle parti dei procedimenti arbitrali, e ciò  tanto più che l’esperienza finora acquisita ha dimostrato che quel deposito  spesso è l’unica e pronta risorsa finanziaria sulla quale gli arbitri possono,  almeno in parte, soddisfarsi dopo aver svolto la richiesta opera professionale;
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  • Ritenuto pertanto che della giusta aspettativa  al compenso per il lavoro eseguito e il rimborso delle spese sostenute, non può  non tenersi conto del corretto esercizio del potere discrezionale attribuito  alla Camera arbitrale, in coerenza anche con i precetti costituzionali che  disciplinano il lavoro in tutte le sue forme;
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  • Considerato che l’interesse delle parti dei  procedimenti arbitrali non è pregiudicato dall’equa determinazione del deposito  in acconto, alla luce anche della prassi comunemente adottata negli arbitrati  liberi e della limitata durata dei giudizi arbitrali, cui è correlata la  giacenza del deposito;

Tutto ciò premesso, ritenuto e  considerato, il Consiglio all’unanimità delibera la seguente

Risoluzione  di massima

Sulla misura del deposito in  acconto

       
  1. Il deposito in acconto previsto dall’art. 243,  comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ed al cui versamento è  condizionato l’avvio del giudizio arbitrale, va determinato in relazione al  presumibile valore della controversia (v. art. 241, comma 12, del decreto  legislativo n. 163 del 2006), quale risulta dalla documentazione in atti  (domanda di arbitrato e atto di resistenza);
  2.    
  3. Detto deposito deve essere idoneo a svolgere la  sua funzione di garanzia del credito degli arbitri, così da assicurare, almeno  in parte, il pronto pagamento del compenso (e delle spese) per l’opera  prestata, e da cautelare nel contempo gli arbitri stessi contro il rischio  dell’insolvenza, dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento delle parti  debitrici;
  4.    
  5. Esso pertanto è quantificato in via generale e  forfettaria nella misura di € 15.000,00 salvo per i procedimenti arbitrali in cui  il presumibile valore della controversia rientra nel primo scaglione della  tabella allegata al d.m. 398/2000 (fino ad € 103.291,38) nel qual caso il deposito  viene calibrato caso per caso sul presumibile importo della lite;
  6.    
  7. L’ importo come sopra determinato a titolo di  acconto in aggiunta all’importo dovuto a titolo di acconto sull’uno per mille  (v. Comunicato 35) dovrà essere sollecitamente versato sul c/c bancario 48067.88 intestato all’Autorità Nazionale  Anticorruzione (cod. fisc. 97584460584), acceso  presso il Monte dei Paschi di Siena sede di Via del Corso 232, 00186 Roma, il  cui codice IBAN è: IT 77 O 01030  03200 000004806788; in occasione di tali versamenti dovranno essere specificate  oltre all’indicazione delle parti e del presidente del collegio, le relative  causali: “Acconto sul corrispettivo del collegio arbitrale” e “Acconto sull’uno  per mille”;
  8.    
  9. Agli adempimenti  suddetti è condizionata la costituzione del collegio arbitrale, che,  altrimenti, non potrà avere luogo;
  10.    
  11. Nella eventualità  che, a procedura definita, il deposito dell’acconto sul corrispettivo arbitrale  e dell’acconto sull’uno per mille si rivelino eccedenti rispetto al dovuto,  l’esubero sarà restituito al depositante a cura del competente Ufficio  finanziario dell’Autorità, su pronta segnalazione della segreteria di questa Camera  arbitrale.

Deliberato nella seduta del 14 ottobre 2014, verbale n.398.