Delibera numero 1001 del 23 ottobre 2019

UIS 2778/2018 - Visita ispettiva presso l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Fascicolo UVCS 2019/2019

Delibera n. 1001 del 23 ottobre 2019

Oggetto: UIS 2778/2018 - Visita ispettiva presso l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale.

Fascicolo UVCS 2019/2019

Il Consiglio

nell’adunanza del 23 ottobre 2019;

Visto l’articolo 19, comma 2, del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, secondo cui i compiti e le funzioni svolti dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sono trasferiti all’Autorità nazionale anticorruzione;
Visto il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e successive modificazioni;
Vista la relazione dell’Ufficio Vigilanza centrali di committenza e concessioni di servizi,

Considerato in fatto

Con relazione ispettiva prot. n. 37995 del 13.05.2019 è stato sottoposto al Consiglio dell’Autorità l’esito delle attività di indagine espletate nel mese di giugno 2018 nei confronti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale (AdSP di Civitavecchia).
L’indagine ha riguardato prevalentemente il complesso delle attività e procedure contrattuali poste in essere dalle società concessionarie dei servizi portuali, quali la Port Mobility S.p.A. per i servizi di mobilità, la Port Utilities S.p.A. per i servizi di energia e la S.E. Port S.r.l. per il servizio di raccolta rifiuti.
Nell’istruttoria è confluito anche il processo di revisione delle concessioni di servizi di interesse generale, tra cui la concessione Port Mobility S.p.A., nonché la concessione Port Utilities S.p.A., con aggiornamento fornito da AdSP con nota n. 678 del 17.1.2019.
Particolare attenzione è stata dedicata alla verifica dei c.d. “servizi a terra” gestiti in house dalla Port Authority Security S.r.l., rispetto alla quale viene dato conto nella disamina ispettiva degli atti acquisiti, delle interlocuzioni dell’Autorità Portuale con il Ministero Infrastrutture e Trasporti, della genesi della Società e delle attività ad essa demandate dall’atto costitutivo e dal contratto di servizio, con particolare riferimento alle tariffe e alla disciplina del controllo analogo, oltre ad altri dati societari (fatturato, inattività, nomina amministratore unico, recenti adeguamenti statutari e attività contrattuale “a valle”).
Ciò premesso, le osservazioni formulate dal gruppo ispettivo hanno riguardato:
1) la costituzione della Port Mobility S.p.A. (nel prosieguo anche P.M.) ai sensi dell’art. 23, comma 5, della L. n. 84/1994 e i riflessi di profilo giuridico delle successive modifiche della compagine sociale della concessionaria;
2) il grado di adempimento della P.M. all’obbligo di esternalizzare una quota pari all’80% dei contratti relativi alla concessione, ai sensi dell’art. 177 del d.lgs. 50/2016;
3) la procedura di gara informale di aggiudicazione dell’attuale concessione Port Utilities S.p.A.;
4) la gara informale ex art. 30 del d.lgs. n. 163/2006 per l’aggiudicazione della concessione di servizi S.E. Port S.r.l.;
5) relativamente agli affidamenti campionati, le criticità relative alla gara CIG 617894745E;
6) la gestione in house della Port Authority Security S.r.l.

In estrema sintesi, le criticità rilevate nella prima fase istruttoria si erano incentrate sui seguenti aspetti.
1.- Prosecuzione del rapporto concessorio tra la Port Mobility S.p.A. e la AdSP, inizialmente consentito dall’art. 23, comma 5, della L. n. 84/1994, pur a seguito della radicale trasformazione della compagine sociale di Port Mobility a causa del subentro di operatori economici privi del requisito del pregresso esercizio di attività portuali previsto dal citato art. 23.
L’AdSP di Civitavecchia, infatti, ai fini della costituzione della P.M. si è avvalsa della facoltà prevista dall’art. 23, comma 5, della citata L. n. 84/1994 che consentiva alle Autorità Portuali istituite nei porti in cui le Organizzazioni portuali svolgevano i servizi di interesse generale di continuare a svolgere in tutto o in parte tali servizi, escluse le operazioni portuali, utilizzando -fino ad esaurimento degli esuberi- il personale delle suddette Organizzazioni Portuali, promuovendo anche la costituzione di una o più società tra le imprese operanti nel porto, riservandosi una partecipazione comunque non maggioritaria. In forza di tale norma eccezionale l’AdSP di Civitavecchia ha costituito nel corso del 2004 la società per azioni P.M. riservandosi la titolarità del 19% del capitale sociale e suddividendo il residuo 81% tra le società Autostrade per l’Italia e SABA Italia, concessionarie di aree di sosta per veicoli in ambito portuale e Royal Bus, esercente attività di trasporto a mezzo bus turistici. I tre soggetti privati che partecipavano al capitale sociale di P.M. erano tutti in possesso dei requisiti previsti dal citato art. 23 co. 5, in quanto tutti operanti nel porto di Civitavecchia. Pertanto, con atto convenzionale del 26.5.2005 l’AdSP ha concesso in esclusiva alla nuova società la gestione per 30 anni del servizio di mobilità in ambito portuale e tale concessione è avvenuta senza ricorrere ad una procedura di gara ad evidenza pubblica, giusta deroga ai sensi dell’art. 23, comma 5, della L. n. 84/1994. Tuttavia nel corso degli anni la compagine sociale di P.M. ha subito radicali trasformazioni rappresentate dalla fuoriuscita della totalità dei soci iniziali, i quali hanno ceduto le proprie quote di partecipazione a nuovi soggetti – Rogedil Servizi S.r.l. (96%) e Sportiello Riparazioni Costruzioni Navali S.r.l. (3%). Rilevato che la Rogedil Servizi non è un’impresa portuale, bensì una società di ingegneria, proprio l’esclusione di tale società dal novero delle imprese portuali rende incerta la permanente configurabilità della P.M. quale società riconducibile nell’alveo dell’art. 23 co. 5 della L. n. 84/1994. Pertanto, il trasferimento dei pacchetti azionari -da parte degli originari soci in possesso dei requisiti previsti dalla norma speciale- a soggetti che ne fossero privi ha suscitato significative perplessità sulla legittimazione dell’attuale società concessionaria a proseguire nello svolgimento dei servizi affidati con la convenzione del 2005. A fronte del suddetto mutamento societario, inoltre, l’AdSP di Civitavecchia non ha svolto alcuna attività di verifica sulle conseguenze che le alienazioni delle originarie quote societarie avrebbero prodotto sul rapporto di concessione; in particolare non si è stato verificato se le modifiche dell’assetto societario di P.M. avrebbero potuto far venir meno le condizioni per l’affidamento diretto della concessione alla P.M. stessa. Un ultimo profilo di criticità concerne l’introduzione ad opera del Piano servizi e tariffario approvato nel luglio 2005 di un corrispettivo minimo garantito alla concessionaria per i servizi svolti: il Piano prevede che qualora venga registrato un numero di passeggeri inferiore a 1.400.000 debba assicurarsi il ristoro delle somme corrispondenti alla P.M., previa individuazione di meccanismi perequativi di equilibrio. Tale previsione è sembrata implicare una rilevante modifica rispetto alla concessione originaria, traslando in capo alla concedente AdSP l’onere economico connesso al fattore di rischio di gestione che, nel modello concessorio dovrebbe invece permanere in capo al concessionario;
2.- Inadempimento della Port Mobility S.p.A. all’obbligo di esternalizzare una quota pari all’80% dei contratti relativi alla concessione, come previsto dall’art. 177 del d.lgs. 50/2016. Come noto, l’art. 177 del codice dei contratti pubblici impone ai titolari di concessioni non affidate con procedure ad evidenza pubblica di esternalizzare a terzi una quota pari all’80% dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni mediante procedura ad evidenza pubblica; il secondo comma dell’art. 177 assegna ai concessionari un termine finale di durata biennale per l’adeguamento della percentuale di affidamenti esterni. Ai sensi della richiamata normativa opera, dunque, un criterio di adeguamento graduale per cui allo scadere di ciascun contratto il concessionario deve procedere ad affidare mediante gara i relativi affidamenti. Nella prima fase istruttoria, la società Port Mobility è risultata inadempiente rispetto all’obbligo di esternalizzazione previsto dall’art. 177, essendo scaduto nell’aprile 2018 il termine biennale assegnato per il relativo adeguamento. Sul punto la relazione ispettiva ha evidenziato che l’AdSP non ha sufficientemente ed efficientemente monitorato sull’applicazione dell’art. 177 in capo alla concessionaria P.M. Infatti, l’AdSP avrebbe dovuto attivarsi concretamente e tempestivamente per impegnare la società concessionaria ad adempiere correttamente all’obbligo di esternalizzazione. In sede istruttoria è stato inoltre evidenziato che la convenzione del 2005 tra l’AdSP di Civitavecchia e la P.M. non è stata adeguata alle sopravvenute disposizioni normative, rispettivamente all’art. 177 del Codice dei contratti pubblici e alle Linee Guida n. 11 dell’A.N.AC, non essendo stata recepita l’indicazione degli obblighi da esse derivanti; infine, è stato rilevato che l’AdSP non ha adempiuto a quanto disposto con il Comunicato del Presidente dell’A.N.AC emanato in data 17.05.2017 finalizzato a realizzare una ricognizione generale di tutti i concessionari titolari di contratti non affidati tramite procedura ad evidenza pubblica; tale Comunicato impone alle concessionarie la compilazione di un modulo riepilogativo contenente dati da comunicare necessariamente all’A.N.AC. Anche con riguardo a quest’ultimo onere l’Autorità Portuale era risultata inadempiente.
3.- Informale procedura di gara con la quale è stata aggiudicata la concessione di servizi alla Port Utilities S.p.A. La procedura prescelta per aggiudicare l’attuale concessione è stata quella dell’allora vigente art. 30 del d.lgs. n. 163/2006. Dagli atti acquisiti è emersa la previsione di un termine entro cui presentare domanda di ammissione alla gara estremamente breve, atteso che la pubblicazione del bando è stata effettuata il 4 febbraio 2015 a fronte della scadenza del termine di presentazione delle domande fissato al 27 febbraio successivo; ciò in violazione dei principi generali in tema di contratti pubblici, tra i quali quello di proporzionalità tra la portata della concessione da aggiudicare e la fissazione di un termine ad essa congruo per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara. Inoltre la relazione ispettiva ha segnalato l’assenza nell’avviso di gara di alcuni elementi fondamentali per consentire ai soggetti interessati di valutare in maniera più consapevole la possibilità di partecipare alla gara. In particolare il riferimento è alla mancata indicazione del valore complessivo stimato della concessione, nonché degli elementi economici su cui offrire a rialzo, ossia canone annuo e percentuale sugli introiti. Quest’ultimo elemento è stato indicato solo successivamente nella lettera di invito, mentre l’individuazione del canone era rimessa, nella medesima lettera, alla ditta. È stato altresì evidenziato la mancata indicazione, nel medesimo avviso di gara, dei criteri e dei relativi punteggi dell’OEPV ex art. 83 del d.lgs. 163/2006 e comunque la mancata indicazione, nella lettera di invito, degli stessi punteggi.
Altra criticità rilevata con riguardo alla Port Utilities è stata ravvisata nell’omessa comunicazione, in sede di ispezione, di un contenzioso esistente (sfociato nelle sentenze Tar Lazio-Latina, Sez. I, n. 304/2017 e del Consiglio di Stato, Sez. V, n. 3953/2018), rinvenuto solo autonomamente dal gruppo ispettivo nella fase istruttoria degli atti acquisiti. Il ricorso vertente su una istanza di accesso agli atti della gara per la concessione di servizi, ha fatto emergere una ulteriore questione inerente alla controversa estensione territoriale del servizio idrico oltre il porto di Civitavecchia: infatti dall’attività ispettiva sono emerse incongruenze tra l’estensione territoriale del servizio idrico prevista nel bando di gara e quanto poi effettivamente svolto a fronte di situazioni locali nei porti minori, con particolare riferimento al porto di Gaeta. Infine, con nota n. 678 del 17 gennaio 2019 la AdSP ha spontaneamente prodotto un aggiornamento consistente nella notizia per cui l’Ente ha avviato il procedimento di decadenza della concessione. Tale procedimento sarebbe stato attivato in quanto a seguito dell’attività di controllo da parte della AdSP sarebbero state rilevate diverse criticità, tra le quali rilevano quelle inerenti alla mancata esecuzione degli investimenti indicati nell’atto di concessione, inosservanza del PIF e del cronoprogramma nonché questioni riguardanti i subaffidamenti a terzi di alcune attività in concessione. Il termine di conclusione del procedimento di decadenza, indicato nella nota di avvio, è stato fissato dalla AdSP in 90 giorni.
4.- Informale procedura di gara indetta per l’aggiudicazione della concessione di servizi alla S.E. Port S.r.l. Sulla questione vengono mosse le stesse osservazioni già rese in relazione alla Port Utilities S.p.A. per quanto attiene alla gara informale espletata ai sensi dell’art. 30 del d.lgs. n. 163/2006 svolta a cavallo tra la fine del 2014 ed il 2015, con particolare riferimento al termine non del tutto congruo per presentare la domanda di ammissione, considerando la portata della concessione (bando inviato il 22.10.2014 – scadenza termine il 14.11.2014), all’assenza di indicazione nell’avviso del canone minimo da offrire e della percentuale sugli introiti (il valore stimato della concessione in tal caso era presente) e all’assenza di indicazione di criteri e punteggi per l’aggiudicazione con l’OEPV, nonostante l’espresso richiamo all’art. 83 dell’allora vigente d.lgs. n. 163/2006 nel bando, con un totale rinvio anche in questo caso alla lettera di invito. Inoltre è emerso che a fronte della previsione di cui all’art. 7 della convenzione di concessione del 2016, secondo cui “con cadenza annuale per il primo anno e, a partire dal secondo anno, con cadenza biennale, le parti valuteranno l’apertura di un tavolo tecnico allo scopo di verificare l’efficienza dell’organizzazione del servizio, i risultati economici raggiunti [.. .] allo scopo di pervenire all’eventuale ridefinizione dei contenuti del piano stesso o di tutto o parte del piano tariffario, al fine di ristabilire l’equilibrio economico – finanziario della gestione, l’efficienza e la qualità del servizio”, la AdSP (nota 13236 del 26.09.2018) ha ritenuto di non dover avviare alcun procedimento con la concessionaria finalizzato alla eventuale revisione della concessione o presentazione di un nuovo piano quinquennale, ritenendo valido quello presentato, in base al quale continueranno ad essere svolte le attività secondo le tariffe ivi indicate. Sulla questione si ritiene che, a fronte di una convenzione di importante durata, possa essere utile ed opportuno per le parti applicare comunque la predetta norma contrattuale, organizzando i previsti tavoli biennali.
5.- Criticità relative alla gara estratta a campione CIG 617894745E. Si tratta della procedura aperta per l’affidamento in concessione ai sensi dell’art. 30 d.lgs. n. 163/2006 del servizio di gestione, supervisione e direzione del processo di conduzione, con delega di responsabilità, dei quattro impianti di depurazione delle acque di prima pioggia e della rete di drenaggio delle acque meteoriche del Porto Commerciale di Gaeta, nonché dei servizi accessori (gestione impianto lava ruote e spazzamento ambiti portuali). Del predetto CIG la AdSP ha prodotto gli atti di gara (allegato n. 18 al verbale 22.06.2018) dai quali si evince la previsione nel bando e nel disciplinare di un canone concessorio fisso di € 1000,00/anno (comprensivo anche della concessione demaniale) e la percentuale dell’1% del fatturato derivante dallo svolgimento dell’attività dovuto dal concessionario alla AdSP. In merito a tale previsione si è osservato come sarebbe stato più opportuno impostare l’indicazione del canone concessorio e della percentuale sugli introiti come soglia minima su cui offrire a rialzo, distinguendo in particolare quale parte del canone si dovesse intendere come corrispettivo della concessione di servizi e quale parte, invece, come canone demaniale. Tale distinzione, infatti, non era stata evidenziata nel disciplinare di gara, bensì è stato posto il canone fisso e onnicomprensivo di € 1000,00.
Preso atto degli esiti dell’indagine ispettiva ed esaminati gli atti del fascicolo, l’Autorità, nell’Adunanza 26.6.2019, ha disposto l’invio della comunicazione di risultanze istruttorie (CRI), inoltrata alla AdSP di Civitavecchia con prot. n. 53103 del 1.7.2019.
A seguito della citata CRI la AdSP ha dapprima richiesto un’audizione, espletata in data 18.7.2019 (verbale prot. n. 67396 del 28.8.2019) e successivamente ha depositato agli atti del procedimento memoria di controdeduzioni con allegata documentazione (prot. n. 63125 del 2.8.2019), con successiva integrazione in atti al prot. n. 76871 del 2.10.2019 (parere giuridico di parte sulla posizione di P.M.).
La memoria difensiva si limita a controdedurre nel merito ai primi due rilievi della CRI, mentre la successiva integrazione non aggiunge alcun elemento di novità rispetto al quadro difensivo già delineato in atti.
Nell’esporre le proprie controdeduzioni, AdSP ha sottoposto all’Autorità un quesito di natura giuridica strettamente correlato alla linea difensiva sostenuta in memoria rispetto al primo profilo di criticità attinente alle ricadute giuridiche sulla concessione derivanti dall’ingresso nella compagine sociale di P.M. di società priva del requisito di qualificazione richiesto dall’art. 23, comma 5, della L. n. 84/1994.
In particolare, AdSP chiede l’orientamento dell’Autorità in merito alla possibilità di avvalersi dell’art. 177 del codice dei contratti quale meccanismo per sopperire e, quindi, sanare l’attuale insussistenza dei requisiti soggettivi in capo al concessionario di cui al citato art. 23.
Nel controdedurre ai rilievi ANAC contenuti in CRI e per quanto qui di interesse, AdSP espone nell’ordine le seguenti motivazioni:
1) con riferimento alle cessioni di quote societarie detenute dagli originari azionisti viene eccepito, in primis, che né la normativa comunitaria, né quella nazionale prevedono divieti in ordine alla modifica della compagine societaria; esse si limitano, invece, a prevedere la necessaria indizione di nuova gara nel solo caso in cui sopraggiungano modifiche sostanziali del rapporto concessorio. Nel caso di specie, le modifiche societarie che hanno interessato P.M. non avrebbero la portata di variazioni significative dell’oggetto sociale.
In secondo luogo AdSP, con riguardo all’art. 23 della L. n. 84/1994, espone che sebbene tale normativa, nel riconoscere la possibilità per le Autorità portuali di continuare a svolgere i servizi di interesse generale anche mediante la costituzione di una o più società tra le imprese operanti nel porto, ponga delle condizioni specifiche quali l’utilizzo dei lavoratori in esubero e lo svolgimento da parte di tali imprese di servizi di attività portuale, non sembrerebbe imporre il mantenimento dei suddetti requisiti per tutta la durata della concessione. Ciò posto, anche qualora si ritenga che l’insussistenza del requisito dell’operatività nel porto richiesto all’impresa partecipante determini il venir meno del rapporto concessorio, AdSP prospetta una soluzione applicabile richiamando la posizione della Corte di Giustizia (espressa nella sentenza 13 aprile 2010, C-91/08, Wall) secondo cui non vi sarebbe un obbligo di risoluzione del contratto laddove vengano meno i requisiti per la legittima conservazione del rapporto concessorio affidato in via diretta, ma spetterebbe allo Stato membro reintrodurre la trasparenza adottando tutti i provvedimenti all’uopo necessari. AdSP propone, nel caso di specie, di ricondurre il rapporto concessorio di P.M. nell’alveo della legalità attraverso l’espletamento di procedura ad evidenza pubblica a valle del rapporto stesso per l’affidamento dei contratti da parte del concessionario; si tratterebbe, in altri termini, della modalità di recupero della concorrenzialità contemplata in via generale dall’art. 177 del codice dei contratti pubblici, sul quale si chiede il parere all’Autorità;
2) per quanto attiene all’obbligo di P.M. di esternalizzare una quota pari all’80% dei contratti relativi alla concessione ai sensi dell’art. 177 del d.lgs. n. 50/2016, AdSP osserva che il recente intervento del d.l. 32/2019 (Sblocca cantieri) sul codice dei contratti pubblici ha determinato una proroga al 31 dicembre 2020 del termine entro il quale i concessionari sono tenuti a conformarsi a quanto previsto dal citato art. 177. Pertanto, AdSP non risulterebbe, allo stato, inadempiente rispetto al suddetto obbligo in quanto non è ancora spirato il termine ultimo per l’adeguamento all’art. 177.

Ritenuto in diritto

Preliminarmente, deve rilevarsi come il quesito posto da AdSP in merito alla possibilità di sanare la sopravvenuta carenza, in capo al concessionario P.M., dei requisiti di qualificazione richiesti ex lege ai fini della prosecuzione del rapporto concessorio, mediante applicazione dell’art. 177 del d.lgs. n. 50/2016, assuma portata dirimente rispetto alla principale contestazione formulata in CRI.
Il citato art. 177 impone ai titolari di concessioni non affidate con procedure competitive di aggiudicare l’80% dei contratti di importo pari o superiore a 150.000 euro mediante procedure di evidenza pubblica. Si tratta di una norma finalizzata a recuperare a valle i livelli di concorrenzialità disattesi al momento di affidamento della concessione. Pertanto, l’obbligo di esternalizzazione ivi previsto non può sanare, come prospetta AdSP, la sopravvenuta mancanza di requisiti soggettivi di qualificazione in capo all’azionista di maggioranza (Rogedil Servizi S.r.l.) del concessionario P.M., nello specifico il pregresso esercizio di attività portuali.
L’art. 23, comma 5, della L. n. 84/1994, che deroga al regime ordinario della gara pubblica per la scelta dell’operatore di attività portuali, nel richiedere una pregressa esperienza in materia, tende a salvaguardare determinati livelli di qualità ed efficienza delle prestazioni; pertanto, si tratta di requisito la cui carenza non può essere colmata mediante diversi espedienti, quali la suggerita applicazione dell’art. 177 che, come esposto, è finalizzato invece a ripristinare gli equilibri concorrenziali alterati dall’affidamento diretto.
Nella fase di esecuzione del contratto il subentro è disciplinato dall’art. 106, comma 1, lett. d), del d.lgs. n. 50/2016 (ex art. 116 d.lgs. n. 163/2006) che, ancorché testualmente riferito ai contratti di appalto, trova applicazione anche alle concessioni in forza della previsione di cui all’art. 164, comma 2, del medesimo codice.
Il comma 1 del citato art. 106 prevede che “Le modifiche, nonché le varianti, dei contratti di appalto in corso di validità devono essere autorizzate dal RUP con le modalità previste dall'ordinamento della stazione appaltante cui il RUP dipende. I contratti di appalto nei settori ordinari e nei settori speciali possono essere modificati senza una nuova procedura di affidamento nei casi seguenti: …..OMISSIS …..d) se un nuovo contraente sostituisce quello a cui la stazione appaltante aveva inizialmente aggiudicato l'appalto a causa di una delle seguenti circostanze: 1) una clausola di revisione inequivocabile in conformità alle disposizioni di cui alla lettera a); 2) all'aggiudicatario iniziale succede, per causa di morte o a seguito di ristrutturazioni societarie, comprese rilevazioni, fusioni, scissioni, acquisizione o insolvenza, un altro operatore economico che soddisfi i criteri di selezione qualitativa stabiliti inizialmente, purché ciò non implichi altre modifiche sostanziali al contratto e non sia finalizzato ad eludere l'applicazione del presente codice”.
Ne deriva che, a stretto rigore, sul piano normativo è espressamente preclusa la possibilità di subentro nel contratto per gli operatori economici privi dei prescritti requisiti di “selezione qualitativa” fissati ab origine.
Da quanto esposto si evince che nel caso di specie AdSP dovrebbe risolvere la concessione per perdita del requisito di qualificazione del concessionario; tuttavia, in luogo della risoluzione potrebbe valutarsi la possibilità di ripristinare il requisito carente mediante fuoriuscita di Rogedil dalla compagine sociale del concessionario, con contestuale dismissione delle azioni a favore di società dotata dei requisiti previsti dal citato art. 23 (pregressa esperienza in ambito di servizi portuali) ovvero mediante individuazione del nuovo partner per mezzo di gara ad evidenza pubblica.
Per quanto riguarda lo stato di attuazione dell’art. 177 si ritiene di condividere le argomentazioni difensive in ragione dell’intervenuto d.l. n. 32/2019 (Sblocca cantieri) sul codice dei contratti pubblici, il quale ha determinato, con l’art. 1, comma 20, lett. bb), una proroga al 31 dicembre 2020 del termine entro il quale i concessionari sono tenuti a conformarsi a quanto previsto dal citato art. 177.
Pertanto, la verifica sul raggiungimento della soglia di esternalizzazione pari all’80% potrà essere effettuata non prima della scadenza del nuovo termine normativamente indicato.
Per quanto riguarda le altre criticità evidenziate nella comunicazione di risultanze istruttorie, rilevato che nella memoria di controdeduzioni acquisita al prot. n. 63125 del 2.8.2019 non si riscontrano argomentazioni difensive di rilievo, si ritiene di confermare in questa sede le relative contestazioni.
Tutto ciò considerato e ritenuto,

DELIBERA

▪ di confermare i rilievi e le criticità contestate con comunicazione di risultanze istruttorie prot. n. 53103 del 1.7.2019 nei limiti di cui in motivazione, limitatamente ai punti 1, 3, 4 e 5 riportati nella parte in fatto della presente delibera;
▪ di archiviare il rilievo di cui al punto 2, concernente l’adempimento previsto dall’art. 177 del codice dei contratti, preso atto delle argomentazioni difensive da ultimo prodotte in atti e dell’intervenuta evoluzione normativa sul punto;
▪ di invitare l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale a comunicare all’Autorità le iniziative e/o gli atti che intende adottare in relazione alle contestazioni contenute nella presente delibera, mediante sintetica informativa da trasmettere entro il termine di 45 giorni dalla ricezione della stessa;
▪ di dare mandato al competente Ufficio dell’Autorità di inviare la presente delibera al Responsabile p.t. dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale.
 

Il Presidente f.f.
Francesco Merloni

 

Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data 4 novembre 2019

Il Segretario Maria Esposito

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