Delibera numero 273 del 04 marzo 2020

procedimento sanzionatorio avviato nei confronti di omissis per l’adozione di misure discriminatorie/ritorsive nei confronti di un whistleblower

Adunanza del 4 Marzo 2020

 

Riferimenti normativi: art. 54 bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dall’art. 1 della l. 30 novembre 2017, n. 179.
 

 

IL CONSIGLIO

VISTA la legge 6 novembre 2012 n. 190 e s.m.;

VISTO il d.lgs. 165/2001, e in particolare l’art 54 bis come modificato dall’art. 1 della l. 30 novembre 2017 n. 179; 

VISTA la legge 24 novembre 1981 n. 689;

VISTA la legge 7 agosto 1990, n. 241;

VISTO il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104;

VISTO il “Regolamento sull’esercizio del potere sanzionatorio in materia di tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro di cui all’art. 54 bis de decreto legislativo n. 165/2001” di cui alla delibera ANAC n. 1033 del 30 ottobre 2018 (GU n. 269 del 19.11.2019) come modificato dalla delibera ANAC n. 312 del 10 aprile 2019 (GU n. 97 del 26.4.2019);

VISTA la Determinazione ANAC n. 6 del 28 aprile 2015;

Vista la comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio ai sensi dell’art 54 bis co. 1 primo periodo d.lgs. 165/2001 (prot. n. 72838 del 18.09.2019);

Viste le memorie difensive e la documentazione pervenute in sede di istruttoria nonché i contenuti dell’audizione del omissis tenutasi in data omissis;

1. Considerazioni in fatto e istruttoria
La vicenda oggetto di procedimento sanzionatorio prende le mosse da un forte alterco avvenuto il giorno omissis tra omissis, allora Presidente dell’UPD (Ufficio Procedimenti Disciplinari del Comune di omissis), e omissis, omissis.
I membri dell’UPD, su richiesta del Presidente omissis datata omissis, decidevano all’unanimità, in data omissis, di avviare un procedimento disciplinare contro omissis. In data omissis veniva, quindi, inviata a quest’ultimo la contestazione disciplinare e, successivamente, in data omissis, a fronte delle scuse del dipendente, l’UPD, nonostante la posizione contraria del suo Presidente omissis, archiviava il procedimento disciplinare avviato.
In seguito, in data omissis, omissis si dimetteva dalla carica di Presidente dell’UPD e in data omissis deferiva all’A. G. i membri dell’UPD per i reati di abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio, commessi, secondo la sua ricostruzione, non solo in relazione alla vicenda di omissis ma, più in generale, nell’ambito della gestione complessiva dei procedimenti disciplinari condotti in quegli anni. 
Il procedimento penale omissis, instaurato a seguito di tale denuncia, veniva archiviato in data omissis.
 

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Alla denuncia del omissis faceva seguito una seconda denuncia di omissis in omissis, con cui veniva deferita agli inquirenti la condotta di omissis. A seguito di tale denuncia, veniva instaurato il procedimento penale n omissis.

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Dopo circa cinque mesi dalla seconda denuncia, omissis, in data omissis, presentava una formale richiesta di riapertura del procedimento penale omissis archiviato il omissis, indicando come fatto nuovo, idoneo a consentire la riapertura delle indagini ai sensi dell’art. 414 c.p.p., l’esercizio dell’azione penale nei confronti di omissis nell’ambito del procedimento penale omissis. Nella suddetta richiesta si legge, infatti, quanto segue “a seguito di regolare denuncia/querela presentata in data omissis presso la Stazione dei Carabinieri di omissis, il P.M. dott. omissis (procedimento penale n. omissis), esercitava l’azione penale con udienza fissata in data omissis”. Pertanto, egli chiedeva nuovamente di procedere penalmente nei confronti dei membri dell’UPD per gli stessi reati già denunciati in data omissis.

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L’UPD, in data omissis, veniva a conoscenza, su segnalazione del RPCT del comune, del fatto che omissis aveva denunciato omissis il omissis. Pertanto, con nota prot. n. omissis, avviava un procedimento disciplinare nei confronti di omissis.
Gli illeciti disciplinari contestati sono i seguenti:

 

  1. violazione dell’art. 6 comma 4 del Codice di comportamento secondo cui “il dipendente segnala in via riservata al Responsabile della prevenzione della corruzione le situazioni di illecito o irregolarità di cui venga a conoscenza nel luogo di lavoro e durante lo svolgimento delle proprie mansioni. Sono oggetto di segnalazione i comportamenti, i rischi, i reati ed altre irregolarità che possono risultare a danno dell’interesse pubblico”. Secondo la valutazione dell’UPD, omissis avrebbe violato tale norma per non aver informato il Segretario Generale RPCT della denuncia penale contro omissis, già sottoposto a procedimento disciplinare, dando di fatto luogo ad un conflitto d’interessi dovuto alla circostanza di rivestire contestualmente, rispetto a fatti ritenuti penalmente rilevanti, la posizione di denunciante e quella di parte offesa.
  2. violazione dell’art. 10 comma 6 del Codice di comportamento a mente del quale “ai dipendenti ed ai Responsabili di servizio è vietato rilasciare dichiarazioni agli organi di informazione inerenti l’attività lavorativa e quella dell’ente nel suo complesso, in assenza di una specifica autorizzazione da parte del sindaco”. omissis avrebbe violato tale disposizione per aver rilasciato, il omissis, una dichiarazione relativa ad una inchiesta oggetto di un servizio televisivo in onda su omissis e un’intervista al quotidiano omissis. In particolare, come si legge nel provvedimento sanzionatorio, l’UPD afferma che “è evidente che omissis rilasciava volontariamente intervista al quotidiano on line” e che “tale intervista non risulta disconosciuta formalmente con denuncia/querela”.

In data omissis, omissis presentava all’UPD istanza di annullamento della contestazione del omissis; in essa notiziava l’Ufficio di averne denunciato - in data omissis - i componenti nella persona della dott.ssa omissis.
Il procedimento disciplinare si concludeva, in data omissis, con l’irrogazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per 10 giorni, con privazione della retribuzione (provvedimento sanzionatorio n. omissis).
 

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Nel corso del procedimento disciplinare, in particolare nella memoria del omissis inviata sia all’UPD che al Sindaco del comune di omissis, omissis riferiva, non solo di aver denunciato il omissis all’A.G. tre membri dell’UPD, ma riferiva anche di aver deferito all’A.G. due suoi collaboratori omissis.
Alla luce di ciò l’UPD, in data omissis, formulava nei confronti di omissis una seconda contestazione disciplinare.
Gli illeciti disciplinari contestati sono i seguenti:

 

  1. violazione dell’art. 6 comma 4 del Codice di comportamento secondo cui “il dipendente segnala in via riservata al Responsabile della prevenzione della corruzione le situazioni di illecito o irregolarità di cui venga a conoscenza nel luogo di lavoro e durante lo svolgimento delle proprie mansioni. Sono oggetto di segnalazione i comportamenti, i rischi, i reati ed altre irregolarità che possono risultare a danno dell’interesse pubblico”;
  2. violazione dell’art. 8 del DPR n. 62 del 2013: “II dipendente rispetta le misure necessarie alla prevenzione degli illeciti nell’amministrazione. In particolare, il dipendente rispetta le prescrizioni contenute nel piano per la prevenzione della corruzione, presta la sua collaborazione al responsabile della prevenzione della corruzione e, fermo restando l’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria, segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza”;
  3. condotta non conforme agli obblighi informativi in relazione all’art. 2 della Legge Quadro n. 65l86: il sindaco o l’assessore da lui delegato, nell'esercizio delle funzioni di cui al precedente articolo, impartisce le direttive, vigila sull’espletamento del servizio e adotta i provvedimenti previsti da leggi e regolamenti.

Il secondo procedimento disciplinare si concludeva in data omissis con l’irrogazione della sanzione della sospensione dal servizio per 12 giorni, con privazione della retribuzione (omissis).
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Alla luce dell’accaduto, omissis si rivolgeva ad ANAC in data omissis (prot. n. omissis), in data omissis (omissis), in data omissis (prot. n. omissis), in data omissis (omissis) e, mediante piattaforma informatica, in data omissis (omissis).
Le comunicazioni di misure ritorsive con cui l’Ufficio veniva a conoscenza dell’adozione dei provvedimenti disciplinari contestati da omissis sono:

  • quella presentata mediante piattaforma informatica in data omissis e identificata con omissis con cui il whistleblower trasmetteva la sanzione disciplinare del omissis, già anticipata, in bozza, con la nota prot. n. omissis;
  • la nota prot. n. omissis con cui il whistleblower trasmetteva la seconda sanzione disciplinare del omissis.

Alla luce dei fatti e dei contenuti della documentazione pervenuta, l’Ufficio, con nota prot. n. omissis, avviava il procedimento sanzionatorio nei confronti di omissis.
Il procedimento sanzionatorio si concludeva, quindi, con provvedimento n. omissis che irrogava all’omissis la sanzione amministrativa pari a euro omissis.

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Si evidenzia che nel corso dell’istruttoria condotta dall’Ufficio nell’ambito del procedimento avviato nei confronti di omissis, nello specifico in sede di audizione del omissis, il Consiglio formulava una richiesta di integrazione documentale (nota prot. omissis) – con la quale “al fine di poter adottare la decisione conclusiva”, si richiedeva “al Comune l’elenco delle decisioni dell’UPD che si sono concluse con l’irrogazione della sanzione dal omissis ad oggi, indicando anche le contestazioni per le quali le sanzioni sono state irrogate”. L’UPD con nota prot. omissis, indicava i procedimenti disciplinari che dal omissis ad oggi si concludevano con l’irrogazione di sanzioni disciplinari.
La documentazione fornita, se da un lato costituiva (insieme a molti altri elementi) un indizio della discriminazione e ritorsione subita da omissis da parte della omissis; dall’altro faceva emergere il fumus della sussistenza di un possibile intento discriminatorio e ritorsivo anche in capo agli altri componenti dell’UPD firmatari delle sanzioni disciplinari irrogate a omissis, i quali dal omissis al omissis avevano esercitato il potere disciplinare nei confronti di altri dipendenti del Comune di omissis
Pertanto, la nota prot. omissis ha costituito per l’Autorità il momento nel quale è emerso, relativamente alle posizioni degli altri componenti dell’UPD, il fumus della possibile violazione da parte di costoro dell’art 54 bis d.lgs. 165/2001.
Alla luce di ciò, come puntualmente specificato in sede di avvio del procedimento, l’Autorità riteneva possibile avviare un nuovo procedimento sanzionatorio con nota prot. ANAC n omissis nei confronti di:

 

  • omissis
  • omissis
  • omissis
  • omissis

Pertanto, si invitavano i suddetti soggetti a fornire la prova dell’assenza di un loro intento ritorsivo nell’adozione dei provvedimenti disciplinari adottati nei confronti di omissis.

2. Considerazioni in diritto

Tutti i responsabili nel corso del procedimento hanno sostenuto la tardività dell’avvio del procedimento in oggetto in quanto:
“avuto riguardo alla comunicazione di avvio del procedimento avvenuta in data omissis, risulta sforato l'anzidetto termine di 90 giorni rispetto a tutte le segnalazioni effettuate da omissis ed in particolare, risultano decorsi:

  • giorni 199 dalla comunicazione inoltrata attraverso piattaforma informatica omissis;
  • giorni 238 dalla segnalazione del omissis;
  • giorni 218 giorni dalla segnalazione del omissis;
  • giorni 197 giorni dalla segnalazione del omissis;
  • giorni 91 giorni dalla segnalazione del omissis”.

Preso atto di ciò, si ritiene di accogliere tale eccezione procedurale, in quanto il Regolamento indica in 90 giorni il termine massimo per la comunicazione di avvio del procedimento e detto termine, sempre ai sensi della citata disposizione, decorre dall'acquisizione della notizia della violazione di cui all'art. 54-bis comma 6, o della comunicazione o della segnalazione.

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Tutto quanto sopra considerato,

DELIBERA

di archiviare per scadenza dei termini il procedimento sanzionatorio avviato ex art. 54 bis co 6 primo periodo d.lgs. 165/ con nota prot. ANAC n. omissis nei confronti di:

 

  • omissis
  • omissis
  • omissis
  • omissis

Avverso la presente delibera è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio -Roma nel termine di 60 giorni, ai sensi dell’art. 119, comma 1, lettera b) del d.lgs. 104/2010.

Il Presidente f.f.
Francesco Merloni
Depositata presso la Segreteria del Consiglio in data  2 aprile 2020
Per il Segretario Maria Esposito
Il Segretario Generale Angela Lorella Di Gioia

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