Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "amministrazioni aggiudicatrici"

Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 04/10/2005 n. 668
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
L’organismo di diritto pubblico è istituto di risalente creazione del diritto comunitario ed introdotto in quell’ordinamento al fine di contrastare la prassi, instaurata a fini elusivi da taluni paesi membri, di ricorrere alla cosiddetta concessione di committenza, attualmente vietata dall’art. 19 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. La creazione della figura dell’organismo di diritto pubblico sottende quindi la ratio di evitare che dietro lo schermo di un soggetto, eventualmente anche privato (ma a questi fini solo formalmente) la mano pubblica continui a gestire il monopolio dei pubblici appalti di lavori. In tale ottica è logica la equiparazione dell’organismo di diritto pubblico alle Amministrazioni aggiudicatrici e la estensione ad esso di tutti gli obblighi, non solo sostanziali, ma anche formali che fanno carico a queste ultime.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 04/10/2005 n. 668
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
Il Consorzio per le Autostrade siciliane è riconducibile nel novero della categoria degli organismi di diritto pubblico, categoria normativamente equiparata alle amministrazioni aggiudicatrici e quindi assoggettata ai medesimi obblighi. Ne consegue che esso è tenuto ad applicare integralmente le norme della citata legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., come recepita in Sicilia con la legge 2 agosto 2002, n. 7 e s.m. e, pertanto, anche le disposizioni che prevedono la nomina del responsabile unico del procedimento.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 07/09/2004 n. 5843
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
Anche nel sistema normativo anteriore alla legge n. 166/2002 (c.d. Merloni quater, che ha abrogato l’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994), si doveva ritenere che né il T.U. enti locali (D.Lgs. n. 267/2000), nè l’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994, nel testo introdotto dalla legge n. 415/1998 (cd. Merloni ter), precludessero agli enti aggiudicatori, e, segnatamente, alle società miste costituite dagli enti locali, di operare sul mercato in veste di esecutori di lavori pubblici per conto di stazioni appaltanti terze. Conseguentemente, non era precluso a detti soggetti il conseguimento dell’attestazione di qualificazione di cui all’art. 8 della legge n. 109/1994.Già nel vigore dell’art. 113 del D.Lgs. n. 267/2000, nel testo anteriore alle innovazioni introdotte con la legge n. 448/2001, con il D.L. n. 269/2003 e con la legge n. 350/2003, sussisteva per le società miste costituite da enti locali la possibilità di svolgere attività imprenditoriali c.d. extraterritoriali, assumendo il ruolo di esecutori di appalti pubblici indetti da altre stazioni appaltanti pubbliche (diverse dagli enti locali che hanno dato vita alle società miste). Tuttavia, poiché l’attività extraterritoriale si appalesa subordinata alla dimostrazione che in tal guisa viene soddisfatta una specifica esigenza della medesima collettività, che non si traduca in un mero ritorno di carattere imprenditoriale, essa è da ritenere non ammissibile se vi sia una concreta incompatibilità con gli interessi della collettività di riferimento, determinata da una distrazione di risorse e mezzi effettivamente apprezzabile e realisticamente in grado di arrecare pregiudizio allo svolgimento del servizio pubblico locale.L’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994, nel testo introdotto dalla legge n. 415/1998 (c.d. Merloni ter, oggi abrogato dalla legge n. 166/1992 - c.d. Merloni quater), secondo cui “i soggetti di cui al comma 2 provvedono all’esecuzione dei lavori di cui alla presente legge, esclusivamente mediante contratti di appalto o di concessione di lavori pubblici ovvero in economia nei limiti di cui all’articolo 24”, non andava interpretato nel senso di un divieto assoluto di esecuzione diretta dei lavori pubblici (obbligo di esternalizzazione e correlato divieto di in house construction) da parte delle Amministrazioni aggiudicatrici, atteso che la norma tendeva ad impedire il cumulo in uno stesso soggetto del ruolo di stazione appaltante e di soggetto esecutore per lavori di propria pertinenza, ma non il caso in cui un soggetto fosse ente aggiudicatore per un dato appalto e soggetto affidatario in un altro appalto.
TAR Ancona 25/09/1999 n. 973
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
Le controversie concernenti l'aggiudicazione di un appalto stipulato da un Ente pubblico economico (nella specie un Consorzio per l'area di sviluppo industriale), che agisca in proprio e in posizione di parità con gli aspiranti alla gara, non già quale concessionario di un Ente pubblico non economico, appartengono alla cognizione del giudice ordinario, in quanto gli atti attinenti alla procedura di scelta dell'aggiudicatario (bando, lettera d'invito, verbale di aggiudicazione e approvazione dello stesso), non ineriscono all'organizzazione dell'Ente e non sono idonei a degradare la posizione soggettiva dei terzi, in essi coinvolti, ad interesse legittimo; su tale assetto della giurisdizione non influisce l'art. 31 bis comma 2 D.L. 3 aprile 1995 n. 101, convertito dalla L. 2 giugno 1995 n. 216 - secondo cui i ricorsi relativi ad esclusione da procedure di affidamento di lavori pubblici per la quale sia stata pronunciata ordinanza di sospensione ai sensi dell'art. 21 L. 6 dicembre 1971 n. 1034 devono essere discussi nel merito entro novanta giorni dalla data dell'ordinanza di sospensione - trattandosi di norma da interpretarsi in senso puramente letterale, non già come disposizione attributiva di giurisdizione in materia di esclusione dall'affidamento di lavori pubblici qualora la relativa controversia sia devoluta al giudice ordinario, ma solo come norma volta alla sollecita definizione di dette controversie nei casi in cui esse appartengano alla cognizione del giudice amministrativo, il quale abbia esercitato i propri poteri di sospensiva
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 04/08/1998 n. 7639
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
L'azienda municipalizzata come quella esercente servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani integra una struttura dotata di propria autonoma organizzazione, distinta da quella pubblicistica del Comune, e svolge attività economica con ampia libertà nonché con modalità e strumenti di natura tipicamente imprenditoriali. Ciò comporta, in tema di contratti conclusi da aziende municipalizzate equiparate agli enti pubblici economici - e cioè da soggetti che per il carattere imprenditoriale della loro attività non sono assimilabili agli enti pubblici non economici, quanto alla disciplina delle procedure strumentali a tale conclusione - che ove si proceda, al fine di individuare la più vantaggiosa proposta contrattuale, ad una selezione di possibili contraenti indicendo una gara, le operazioni a questa inerenti costituiscono esercizio di attività imprenditoriale, non dissimile - atteso che non investe profili generali di autorganizzazione - da quella che può porre in essere qualsiasi imprenditore privato, con la conseguenza che le controversie ad essa inerenti non esorbitano dall'ambito della giurisdizione ordinaria.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana 08/07/1998 n. 413
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
I Consorzi per le aree di sviluppo industriale e per i nuclei di industrializzazione della Sicilia, secondo la L. reg. 4 gennaio 1984 n. 1, sono Enti pubblici non economici, sottoposti a vigilanza e tutela dell'Autorità regionale; pertanto, ad essi si applica la normativa fissata con il decreto legislativo 19 dicembre 1991, n.406 e s.m., in materia di appalto di opere pubbliche.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 15/12/1997 n. 12654
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
Le aziende speciali già disciplinate dal R.D. 15 ottobre 1925, n. 2578 (T.U. unico della legge sull'assunzione diretta dei pubblici servizi da parte dei comuni e delle provincie) sono ora ancor più nettamente delineate quali enti pubblici economici dall'art. 23 della legge 8 giugno 1990, n. 142, sul nuovo ordinamento delle autonomie locali, e ciò comporta che riguardo alle dette aziende operi, anche sotto il profilo della conseguente responsabilità, la distinzione fra gli atti nei quali si esplica, con moduli imprenditoriali, l'attività gestionale, e quelli che sono espressione di poteri autoritativi o di funzioni pubbliche. Ne deriva che l'azione di risarcimento del danno proposta dal Procuratore Regionale della Corte di conti nei confronti del direttore generale e dei componenti la commissione amministrativa di una azienda municipalizzata di trasporti, in relazione al pregiudizio risentito da quest'ultima per la stipulazione, a condizioni svantaggiose, di un contratto a trattativa privata fuori dei casi consentiti dalla legge, individua una responsabilità attinente essenzialmente all'attività di impresa dell'azienda, ed è pertanto devoluta alla cognizione del giudice ordinario.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Unite 09/07/1997 n. 6225
legge 109/94 Articoli 2 - Codici 2.3.1, 2.3.3
La natura di enti pubblici economici da riconoscere (salvo contrarie indicazioni emergenti dai singoli statuti) alle aziende consortili soggette alla disciplina del T.U. delle leggi sull'assunzione diretta dei pubblici servizi da parte dei comuni e delle province (R.D. 15 ottobre 1925 n. 2578) nonché del D.P.R. 4 ottobre 1986 n. 902, contenente il regolamento delle aziende di servizi dipendenti dagli enti locali, e della legge 8 giugno 1990 n. 142 sull'ordinamento delle autonomie locali, comporta che le controversie concernenti l'aggiudicazione di un appalto stipulato da una di dette aziende, quando essa agisca in proprio e in posizione di parità con gli aspiranti alla gara e non già quale concessionario di un ente pubblico non economico, appartengono alla cognizione del giudice ordinario, in quanto gli atti attinente alla procedura di scelta dell'aggiudicatario non ineriscono alla organizzazione dell'ente e non sono idonei a degradare la posizione soggettiva dei terzi in essi coinvolti a interesse legittimo, (senza che in contrario assuma rilievo l'applicabilità all'appalto (per richiamo fattone dall'appaltante, spontaneamente o in quanto obbligatovi) del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n. 406, di attuazione della direttiva comunitaria 89/440 in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti di lavori pubblici, rilevando ai fini del carattere autoritativo oppur no degli atti del procedimento di aggiudicazione la qualità del soggetto che li ha posti in essere, non la loro disciplina sostanziale.