Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "altri enti aggiudicatori o realizzatori"

TAR Emilia Romagna, Sezione Parma - Sentenza 25/05/2005 n. 288
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Ad esclusione di talune particolari eccezioni, la progettazione esterna di opere pubbliche e la direzione lavori disciplinate dalla legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. (“Legge quadro in materia di lavori pubblici”) possono essere affidate alle sole tipologie di soggetti elencate in modo tassativo dall’art. 17 della legge n. 109 medesima e tra le suddette tipologie di soggetti non rientrano le società miste di cui al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato dal D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 23 gennaio 2002, n. 391). D’altra parte, l’attività di progettazione esula dal novero dei servizi pubblici e non è quindi suscettibile di esercizio a mezzo delle indicate figure societarie, neppure se si abbia riguardo alle loro funzioni tipiche. Dette considerazioni rendono manifesta l’illegittimità della scelta di costituire una società mista a prevalente capitale pubblico locale per lo svolgimento di compiti che incontrano un ostacolo insuperabile al loro esercizio nell’impiego di un modulo organizzativo non ammesso dall’ordinamento.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 18/04/2005 n. 671
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Si deve ritenere corretta una esegesi del diritto comunitario secondo cui: - per la scelta del socio privato occorre seguire una procedura di evidenza pubblica; - non occorre seguire procedura di evidenza pubblica per l’affidamento alla società mista dell’appalto cui è finalizzata la costituzione della società, se per la scelta del socio privato si è seguita procedura similare; - per gli ulteriori affidamenti a società mista, occorre seguire le procedure di evidenza pubblica (ed è questo il caso pratico deciso dalla Corte di Giustizia sez. I, 11 gennaio 2005, n. 2603, C-26/03.).In relazione agli affidamenti diretti alle società miste, nel diritto italiano è ormai incontroverso che per la scelta del partner privato occorra seguire procedure di evidenza pubblica, anche se si tratta di socio di minoranza, con la conseguenza che, se si è seguita la procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato, sembra corretto ritenere che non occorra ulteriore gara per l’affidamento alla società mista dell’appalto originario cui è finalizzata la sua costituzione.Conseguentemente, in ordine al caso di specie, si è dell’avviso che, limitatamente ai lavori e servizi specifici e originari, per i quali è stata costituita la società, è sufficiente una sola procedura di evidenza pubblica, e dunque basta quella utilizzata per la scelta dei soci privati, da intendersi come finalizzata alla selezione dei soci più idonei anche in relazione ai lavori e servizi da affidare alla società. In sostanza, la mancata osservanza della procedura concorsuale nell’affidamento dell’appalto è compensata dal rispetto di una procedura di evidenza pubblica per la scelta del socio privato. Altrimenti opinando, la costituzione di tali società miste non avrebbe alcuna pratica utilità, mentre la procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento dei singoli servizi costituirebbe un’inutile duplicazione di un procedimento già esperito.
TAR Valle d'Aosta - Sentenza 17/03/2005 n. 36
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Va ritenuto erroneo il presupposto che la manutenzione degli impianti tecnologici sia da ricondurre alla normativa in materia di servizi. Va, invece, osservato che l’elenco contenuto nell’allegato 1 del D.Lgs. n. 157/1995 - da ritenersi tassativo - non contempla tra gli appalti di servizi quelli concernenti i lavori di manutenzione degli impianti tecnologici, mentre l’art. 2, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. annovera espressamente tra i lavori pubblici le attività di restauro e manutenzione di opere e impianti (v., in questo senso, Cons. St., Sez. V, 4 maggio 2001, n. 2518).Ricondotto l’appalto nell’ambito della citata legge quadro sui lavori pubblici, detta legge, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lett. b), della stessa, deve ritenersi applicabile anche ai “concessionari di lavori e di servizi pubblici” e dunque alla S.p.A. concessionaria di servizio pubblico.Circa la corrispondenza tra la categoria OG11 e la categoria OS30, va rilevato che la lettura della deliberazione dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici n. 165 dell’11 giugno 2003 evidenzia come l’Autorità si sia limitata a riconoscere la “possibilità” per le amministrazioni “di esprimere un rapporto in termini di similarità o di analogia tra lavori da affidare e lavori eseguiti”, e pertanto essa non si applica laddove di tale possibilità la stazione appaltante abbia ritenuto di non avvalersi.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 07/09/2004 n. 5843
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Anche nel sistema normativo anteriore alla legge n. 166/2002 (c.d. Merloni quater, che ha abrogato l’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994), si doveva ritenere che né il T.U. enti locali (D.Lgs. n. 267/2000), nè l’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994, nel testo introdotto dalla legge n. 415/1998 (cd. Merloni ter), precludessero agli enti aggiudicatori, e, segnatamente, alle società miste costituite dagli enti locali, di operare sul mercato in veste di esecutori di lavori pubblici per conto di stazioni appaltanti terze. Conseguentemente, non era precluso a detti soggetti il conseguimento dell’attestazione di qualificazione di cui all’art. 8 della legge n. 109/1994.Già nel vigore dell’art. 113 del D.Lgs. n. 267/2000, nel testo anteriore alle innovazioni introdotte con la legge n. 448/2001, con il D.L. n. 269/2003 e con la legge n. 350/2003, sussisteva per le società miste costituite da enti locali la possibilità di svolgere attività imprenditoriali c.d. extraterritoriali, assumendo il ruolo di esecutori di appalti pubblici indetti da altre stazioni appaltanti pubbliche (diverse dagli enti locali che hanno dato vita alle società miste). Tuttavia, poiché l’attività extraterritoriale si appalesa subordinata alla dimostrazione che in tal guisa viene soddisfatta una specifica esigenza della medesima collettività, che non si traduca in un mero ritorno di carattere imprenditoriale, essa è da ritenere non ammissibile se vi sia una concreta incompatibilità con gli interessi della collettività di riferimento, determinata da una distrazione di risorse e mezzi effettivamente apprezzabile e realisticamente in grado di arrecare pregiudizio allo svolgimento del servizio pubblico locale.L’art. 2, comma 5bis, della legge n. 109/1994, nel testo introdotto dalla legge n. 415/1998 (c.d. Merloni ter, oggi abrogato dalla legge n. 166/1992 - c.d. Merloni quater), secondo cui “i soggetti di cui al comma 2 provvedono all’esecuzione dei lavori di cui alla presente legge, esclusivamente mediante contratti di appalto o di concessione di lavori pubblici ovvero in economia nei limiti di cui all’articolo 24”, non andava interpretato nel senso di un divieto assoluto di esecuzione diretta dei lavori pubblici (obbligo di esternalizzazione e correlato divieto di in house construction) da parte delle Amministrazioni aggiudicatrici, atteso che la norma tendeva ad impedire il cumulo in uno stesso soggetto del ruolo di stazione appaltante e di soggetto esecutore per lavori di propria pertinenza, ma non il caso in cui un soggetto fosse ente aggiudicatore per un dato appalto e soggetto affidatario in un altro appalto.
TAR Lazio, Sezione IIIter Roma - Sentenza 03/05/2004 n. 3666
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Atteso che l’art. 2, comma 2, lett. b) della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. contempla tra i destinatari obbligati all’applicazione di detta legge anche le società private con capitale pubblico, in misura anche non prevalente, che abbiano ad oggetto della propria attività la produzione di beni o servizi non destinati (come nel caso di specie) ad essere collocati sul mercato in regime di libera concorrenza, è illegittimo l’affidamento diretto di lavori pubblici da parte di dette società al socio privato (presente ab origine nella compagine societaria o successivamente inseritovi).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 12/05/2003 n. 2516
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Costituisce orientamento ormai consolidato quello che afferma la necessità della procedura ad evidenza pubblica per la scelta del socio privato, anche di minoranza, dell'Ente locale, nelle società costituite ai sensi dell'art.113 lett.e) d.lgs. n.267/00, nonostante la mancanza di una precisa disposizione normativa che la imponga anche per le società c.d. minoritarie.Tale principio di diritto non può soffrire eccezioni, tenuto conto della rilevanza degli interessi perseguiti dalla necessaria selezione pubblica del partner privato, al cospetto di fattispecie peculiari, la cui prospettata portata esimente (dal predetto obbligo) si risolverebbe in un inammissibile consolidamento di posizioni monopolistiche e nella sottrazione al mercato dei servizi pubblici locali della stessa possibilità di accesso di imprese interessate, già notevolmente compressa e sacrificata dal sistema degli affidamenti diretti (infatti superato dal nuovo assetto delineato dal nuovo testo dell'art.113 t.u.e.l., come introdotto dall'art.35 c.1 legge 28 dicembre 2001, n.448).
Consiglio di Stato - Sentenza 09/05/2003 n. 2467
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Le Società miste costituite dagli enti locali anche in trasformazione di aziende speciali, per avere personalità giuridica propria di diritto privato, non soffrono in via di principio del limite territoriale alla loro attività potendo estenderla, a certe condizioni, anche al di fuori dell'ambito territoriale degli enti di riferimento. Il legislatore con l'art. 35 della legge 448 del 28 dicembre 2001 ha previsto l'obbligo della trasformazione delle aziende speciali in Società per azioni ancorando al termine del periodo provvisorio il divieto di partecipare a gare per l'affidamento di servizi per i soggetti che gestiscono a qualunque titolo servizi pubblici locali in forza di un affidamento diretto, confermando così che fino a quel momento tale partecipazione è ammessa.Il Trattato di Roma (art. 86) e la direttiva CEE 92/50 art. 1, lett. C), prevedono che le Società pubbliche possano agire in regime di parità di trattamento con le imprese private e che tra i prestatori di servizi sono inclusi i soggetti pubblici che forniscono servizi con il che è esclusa ogni limitazione alla facoltà dei soggetti pubblici fornitori di servizi di partecipare alle gare pubbliche. Una recente pronuncia della Corte di Giustizia n. 94/99 del 7 dicembre 2000 ha stabilito al riguardo che gli organismi che beneficiano di sovvenzioni (per quel che qui può interessare sotto forma di sottoscrizione del capitale) sono ammessi al confronto concorrenziale secondo le regole comunitarie senza che vi sia alterazione della regola della parità di trattamento.
TAR CAMPANIA - Sentenza 30/04/2003 n. 4203
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
L’art. 35 della legge 448 del 2001, che ha modificato l’art. 113 del TUEL, prescrive che la erogazione del servizio pubblico di rilevanza industriale avviene con conferimento della titolarità del servizio a società di capitali (non necessariamente miste) da individuarsi attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica (comma 5 nuovo art. 113).L’art. 35 suddetto, al comma 15, introduce la disciplina per i servizi pubblici privi di rilevanza industriale, prevedendo che la gestione avvenga mediante affidamento diretto anche a (v. lett. c) società di capitali costituite o partecipate dagli enti locali, regolate dal codice civile.La nuova disciplina prevede infatti la necessità delle procedure per la scelta dell’altro contraente, in generale, per i servizi industriali, già al momento dell’affidamento del servizio, per la individuazione del soggetto gestore, non accontentandosi della concorrenzialità, eventualmente, soltanto al momento della scelta del socio privato, in caso di affidamento a società mista.Poiché la regola generale, prevista dall’art. 86 del Trattato UE è che le imprese incaricate della gestione dei servizi di interesse economico generale sono sottoposte alle regole della concorrenza nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento in diritto o in fatto della missione o funzione loro affidata, una deroga nel senso di consentire agli stati membri liberamente il tipo di politica e organizzazione da seguire, può consentirsi soltanto in casi ristretti che si pongono come eccezione al principio generale dell’affidamento su gara.Va incentrata l’analisi sulla definizione dell’area dei servizi di natura sociale. Ebbene tale area coincide con i servizi di interesse generale le cui funzioni sono principalmente solidaristiche (mense, asili nido, biblioteche, beneficenza pubblica, assistenza sanitaria volontaria, ecc.), consistenti, secondo la definizione datane dall’articolo 128 comma 2 del D.Lgs.112/1998, in quelle <<attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia>>. Tali servizi, di solito, non realizzano profitti e non si prefiggono di svolgere attività per scopo di lucro (rectius, economica o industriale).Pertanto, non rientrano, secondo la interpretazione che deriva dal contesto in cui è sorta la nuova disciplina, in questa categoria, i servizi pubblici di parcheggio e in genere quelli (sosta, impianti semaforici, transennamenti, segnaletica, rimozione), che appartengono piuttosto alla tipologia di quelli economico-produttivi o industriali, tra i quali vanno ricompresi per esempio il servizio postale, telefonico, ferroviario, elettrico, radiotelevisivo.Alla stregua di tali considerazioni, è illegittimo l’affidamento diretto del servizio della gestione dei parcheggi e della sosta ad una società di capitali, seppure mista a partecipazione anche comunale, in quanto in tal modo sono violate le regole della concorrenza nella scelta dell’affidatario, prima che nella scelta del partner privato.
TAR MARCHE - Sentenza 30/04/2003 n. 246
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
L´art.35 della legge n.448/200 ha introdotto delle sostanziali innovazioni all' art.113 TUEL, limitando, innanzi tutto, la sua applicazione ai servizi pubblici locali "di rilevanza industriale", mentre il precedente testo si riferiva, più in generale, ai "servizi pubblici locali": di contro, per la disciplina dell´affidamento dei servizi che non hanno rilevanza industriale (recte: che saranno definiti dall´apposito regolamento di rilevanza non industriale) è stato aggiunto l´art.113/bis.Per i servizi di rilevanza industriale è stata eliminata la possibilità della gestione in economia o tramite azienda speciale, mentre la possibilità dell´affidamento diretto a società di capitali con partecipazione maggioritaria degli enti locali è consentita unicamente nell´ipotesi della gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali a condizione che "la loro gestione sia separata dall´attività di erogazione dei servizi".Viceversa, l´erogazione dei servizi deve essere effettuata "in regime di concorrenza" e "con conferimento di titolarità a società di capitali individuate attraverso l´espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica" (art.35,V comma, L. n.448/2001).Di conseguenza, se si ammette, come sembra del tutto evidente, che i servizi di gestione delle reti e degli impianti di gas, acqua e depurazione e della loro erogazione siano di "rilevanza industriale", il soggetto cui affidarli deve essere individuato mediante gara pubblica.Tuttavia, l´impossibilità di ottemperare all´obbligo della gara non comporta che, nelle more dell´emanazione previste disposizioni attuative, il Comune abbia ancora la facoltà di costituire una società di capitali o a responsabilità limitata per l´affidamento "diretto" dei servizi di che trattasi.Infatti, l´art.113 del D.Lgs. n.267/2000, che tanto consentiva, comunque non è più in vigore, essendo stato, appunto, sostituito dall´art.35 della legge n.448/2001, né la sua permanente validità, almeno sino all´emanazione del suindicato regolamento governativo, può essere ugualmente ritenuta perché una siffatta deduzione è indirettamente esclusa proprio dal regime transitorio all´uopo stabilito e consistente, sostanzialmente, nella conferma delle gestioni esistenti affidate senza gara, sia pure entro i limiti temporali indicati nel secondo comma del citato art.35 e da integrare, appunto, dall´emanando regolamento e con l´obbligo di effettuare entro il 30.6.2003 la trasformazione delle aziende speciali e dei consorzi gestori in società di capitali.A seguito dunque della generale disciplina posta dall´art.35 della legge n. 448/2001, nonché di quelle specifiche di settore, neppure può essere condivisa l´argomentazione sulla equiparazione della "gestione diretta" alla gestione tramite società interamente partecipata (diversa da quella in capo alla quale è la gestione esistente), che, quindi, sarebbe solo un "organo" interamente controllato dal Comune: a parte che la possibilità della gestione diretta è prevista dall´art.113/bis solo per le attività che non sono di rilevanza industriale e non più per quelle a rilevanza industriale, la costituzione di una società interamente partecipata non è un principio generale insito nell´ordinamento degli Enti locali anche in mancanza di un esplicito presupposto normativo, dal momento che si tratta pur sempre di una forma di gestione introdotta solo da alcuni anni ed a seguito di specifica disposizione di legge, ribadita, appunto, dal precedente testo dell´art.113 del D.Lgs. n.267/2000, però abrogato dall´1.1.2002 e come sopra sostituito; né, ovviamente, può ritenersi che il nuovo assetto legislativo per la gestione dei servizi di rilevanza industriale, anche nel periodo transitorio alla sua completa attuazione, possa essere discrezionalmente disapplicato dai Comuni avvalendosi di assetti organizzativi non più consentiti.
TAR LAZIO, Sezione II bis - Sentenza 22/03/2003 n. 2429
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
I principi comunitari riconoscono come espressione dell'autonomia degli enti pubblici locali la scelta circa le modalità di svolgimento dei servizi pubblici, riferibili a tali enti, potendo questi ultimi gestire direttamente i servizi stessi o affidarli a terzi. Nella seconda ipotesi, alle garanzie sugli standards qualitativi dei servizi in questione si affiancano le garanzie di tutela della concorrenza, quale mezzo per raggiungere il maggior benessere dei consociati attraverso un meccanismo di selezione, tale da consentire il perseguimento del migliore possibile rapporto fra costi e risultati.Anche prima della emanazione della legge n. 448/2001, la Commissione Europea aveva contestato - mediante procedura di infrazione - la prassi italiana di affidare a società miste la gestione dei servizi pubblici locali attraverso forme di affidamento diretto.La normativa interna, al riguardo applicabile, era stata dunque chiarita con circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento delle Politiche Comunitarie) n. 12727 del 19.10.2001, nella quale si ribadisce come l'affidamento dei servizi di cui trattasi debba avere luogo tramite procedure ad evidenza pubblica. Lo stesso articolo 113 del D.Lgs. n. 267/2000 (nel testo sostituito ex art. 35 L. n. 448/2001), a sua volta, dispone che restino "ferme le disposizioni previste per i singoli settori e quelle nazionali di attuazione delle normative comunitarie".La nuova disciplina, riconducibile al medesimo art. 113, poi, avvia un più ampio progetto di revisione, in primo luogo operando una distinzione fra gestione delle reti e degli impianti ed erogazione del servizio pubblico (poiché alla privatizzazione e liberalizzazione in atto debbono affiancarsi idonee misure, atte ad evitare distorsioni alla concorrenza, per effetto dei vantaggi riconducibili alla disponibilità delle reti ed ai diritti di esclusiva, di cui avevano usufruito i monopolisti: in altre parole, affinché ai monopoli pubblici non subentrino monopoli privati, si comincia con l'imporre una separazione, fra soggetti che svolgono attività, già suscettibili di essere svolte in regime di concorrenza e soggetti, che ancora si trovino in una posizione di monopolio naturale). Solo per la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali - ove separata dall'attività di erogazione dei servizi - è previsto nel quarto comma, lettera b) del novellato art. 113 D.Lgs. n. 267/2000 che gli enti locali possano avvalersi "di soggetti allo scopo costituiti", nella forma di società di capitali con partecipazione pubblica maggioritaria, con affidamento anche diretto a tali soggetti dell'attività gestionale in questione.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/04/2002 n. 2297
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Il modulo organizzativo della società mista previsto dall'articolo 22, comma 3 lettera e, della legge n. 142 del 1990 rappresenta una delle forme ordinarie attraverso le quali si esplica la gestione diretta di un pubblico servizio. Tanto è vero che il comune che abbia costituito una società per azioni per l'esercizio di servizi pubblici può affidarglielo senza bisogno di un atto di concessione o di una procedura concorsuale. Nelle società miste la scelta del socio privato di minoranza deve essere compiuta dal comune attraverso una apposita procedura concorsuale, perchè il socio privato è un socio "imprenditore" chiamato a svolgere mediante il suo apporto parte rilevante di un pubblico servizio e ciò esclude che l'amministrazione possa basarsi, nella scelta del socio, su generici apprezzamenti soggettivi e, comunque, di carattere fiduciario perché ciò escluderebbe i principi di buona amministrazione e trasparenza dell'azione amministrativa È legittimo l'affidamento diretto di un servizio pubblico ad una società mista, ai sensi dell'articolo 22, lettera e), della legge n. 142 del 1990 (v. ora artt. 113, 113-bis e 116 del decreto legislativo n. 267 del 2000). La rilevanza del capitale pubblico per assicurare il vincolo di strumentalità della società così costituita non può essere intesa nel senso che ciascun ente pubblico partecipante debba svolgere il ruolo guida della società, ma nel senso che la prevalenza pubblica, attraverso la quale si esplica il controllo sulla società, va riferita all’insieme degli enti e non a ciascuno di essi singolarmente considerato. Una diversa applicazione della norma, sotto il profilo logico, non sarebbe materialmente possibile, giacché la partecipazione prevalente dell'uno esclude necessariamente la prevalenza dell'altro.
TAR Ancona 10/07/1999 n. 908
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Ai sensi dell'art.2, co.2, lett.c), della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., qualora i lavori oggetto di appalto siano a totale finanziamento pubblico, la scelta della ditta appaltatrice deve avvenire col rispetto della procedura ad evidenza pubblica, con la conseguenza che le relative controversie sono devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo, a nulla rilevando che la stazione appaltante sia un soggetto privato.
TAR Bologna 23/03/1999 n. 113
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
I soggetti privati che aggiudicano gare d'appalto di opere pubbliche - ove presentino le caratteristiche richieste dalla disciplina comunitaria e dalla legislazione interna di adeguamento, limitatamente agli atti della serie procedimentale di evidenza pubblica - sono Pubbliche amministrazioni in senso oggettivo, come tali deputate all'esercizio di potestà pubbliche capaci di sortire un effetto affievolito nei confronti delle posizioni dei partecipanti alla gara; pertanto, ai sensi dell'art.33, co.2, lett.e), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.80, rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto gli atti di gara indetta da un Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto per l'aggiudicazione di lavori di costruzione secondo il sistema della licitazione privata ai sensi del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n.406 e s.m.
TAR Bari 16/02/1999 n. 171
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
I soggetti privati, che aggiudicano gare d'appalto di opere pubbliche, ove presentino le caratteristiche richieste dalla disciplina comunitaria e dalla legislazione interna di adeguamento, sono - limitatamente agli atti della serie procedimentale di evidenza pubblica - Pubbliche amministrazioni in senso soggettivo, come tali deputate all'esercizio di potestà pubbliche capaci di sortire un effetto di affievolimento nei confronti delle posizioni dei partecipanti alla gara; pertanto, rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto gli atti di gara indetta da un Ente ecclesiastico per l'aggiudicazione di lavori di costruzione, ammessi al finanziamento pubblico per il Giubileo dell'anno 2000, secondo il sistema della licitazione privata.
Consiglio di Stato, Sezione VI 27/10/1998 n. 1478
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
I soggetti privati che aggiudicano gare d'appalto di opere pubbliche - ove presentino le caratteristiche richieste dalla disciplina comunitaria e dalla legislazione interna di adeguamento, limitatamente agli atti della serie procedimentale di evidenza pubblica - sono Pubbliche amministrazioni in senso soggettivo, come tali deputate all'esercizio di potestà pubbliche capaci di sortire un effetto di affievolimento nei confronti delle posizioni dei partecipanti alla gara; pertanto, rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo le controversie aventi ad oggetto gli atti di una gara indetta da una società per azioni a partecipazione pubblica per l'aggiudicazione di lavori di costruzione secondo il sistema della licitazione privata ai sensi del decreto legislativo 19 dicembre 1991, n.406 e s.m.
TAR Roma 20/05/1998 n. 962
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
L'attribuzione da parte del Comune di Roma all'Agenzia romana per la preparazione del Giubileo di specifici compiti di progettazione - avendo riferimento ad un organismo che, ancorché strutturato sulla base di schemi privatistici, è centro immediato di riferimento di specifiche attribuzioni dell'Ente pubblico - costituisce non già affidamento a terzi dei detti compiti, bensi gestione diretta degli stessi secondo l'assetto organizzativo dell'Ente locale e non è quindi soggetta alla disciplina delle forme e dei procedimenti di aggiudicazione in appalto di servizi pubblici in presenza di una pluralità di aspiranti, previsti dall'art. 17 comma 13 L. 11 febbraio 1994 n. 109 e dal D.L. vo 17 marzo 1995 n. 157 attuativo della direttiva C.E.E. 18 giugno 1992 n. 50/92.La disciplina istitutiva dell'Agenzia romana per la preparazione del Giubileo non riserva alla stessa una posizione dominante nel settore della progettazione degli interventi connessi al Giubileo del 2000, con sottrazione alle regole di libera concorrenza nel mercato, atteso che il detto Ente è chiamato a svolgere, in rapporto di strumentalità, compiti di iniziativa, coordinamento e progettazione appartenenti in via primaria, come attività istituzionale, al Comune ed atteso che, ove l'Agenzia intenda conferire a terzi l'espletamento dei servizi di cui è attributaria, è tenuta, quale organismo di diritto pubblico, ad osservare le procedure di selezione dell'affidatario regolamentate nella direttiva n. 50/92/C.E.E.
TAR Roma, Sezione III 09/10/1997 n. 2328
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia attinente agli atti emanati dal Consorzio Iricav Uno nel corso di una procedura finalizzata all'aggiudicazione di un appalto relativo alla realizzazione del sistema dell'alta velocità, in quanto il detto Consorzio, agendo in qualità di «impresa aggiudicatrice», è tenuto all'osservanza dell'evidenza amministrativa .
Consiglio di Stato, Sezione VI 21/04/1995 n. 353
legge 109/94 Articoli 17, 2 - Codici 17.2, 2.3.2
Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia attinente agli atti emanati dall'Ente autonomo Fiera internazionale di Milano nel corso di una procedura relativa all'aggiudicazione di un appalto-concorso, in quanto detto Ente, agendo nella qualità di «impresa aggiudicatrice», è tenuto all'osservanza delle regole dell'evidenza amministrativa.