Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "ambito di competenza"

TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 14/12/2006 n. 4065
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Costituisce violazione dell’art. 75, comma 1, lett. c), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. l’esclusione dalla gara di un’impresa concorrente disposta dalla stazione appaltante per mancata dichiarazione di inesistenza di decreti penali di condanna, con conseguente incameramento della cauzione, segnalazione del fatto all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici e iscrizione dell’impresa stessa nel casellario informatico di cui all’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m..Il decreto penale di condanna, infatti, non rientra nella formulazione normativa di cui al citato art. 75 e comunque non può escludersi che il concorrente non comprenda di dover dichiarare anche l’inesistenza di decreti penali di condanna (nella fattispecie il legale rappresentante nemmeno poteva conoscere tale esistenza, poiché nel certificato del casellario giudiziale relativo al direttore tecnico non risultava nulla).
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 30/10/2006 n. 6450
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Per consolidata giurisprudenza va affermata la rilevanza, come causa di esclusione, oltre che dei casi di cui all’art. 2359 c.c., anche delle ipotesi non codificate di collegamento sostanziale che testimonino della riconducibilità dei soggetti partecipanti alla procedura ad un unico centro decisionale, con conseguente vanificazione dei principi generali in tema di par condicio, segretezza delle offerte e trasparenza della competizione (da ultimo Cons. Stato, Sez. VI, 14 giugno 2006, n. 3500). Ciò a maggior ragione laddove detta rilevanza del collegamento anche sostanziale sia stata esplicitata nel bando.La previsione regolamentare di cui all’art. 75, lett. h), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. sancisce l’esclusione dagli appalti di lavori pubblici per coloro “che nell’anno antecedente la data di pubblicazione del bando di gara hanno reso false dichiarazioni in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara, risultanti dai dati in possesso dell’Osservatorio dei lavori pubblici”. L’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. prevede, quindi, l’inserzione nel casellario informatico, alla lettera r), dei provvedimenti di esclusione adottati dalle stazioni appaltanti, alla lettera s), delle false dichiarazioni in merito ai requisiti di partecipazione, e alla lettera t), delle altre notizie rilevanti. Leggendo in modo combinato le richiamate disposizioni si deve convenire, coerentemente con una ratio che conferisca effetto utile all’iscrizione di dette notizie, che l’annotazione di un provvedimento di esclusione nel casellario per sussistenza di una non dichiarata e vietata partecipazione di imprese sostanzialmente collegate, implichi l’accertamento di una dichiarazione sostanzialmente falsa in merito alla sussistenza dei requisiti soggettivi di partecipazione atta a giustificare l’esclusione dalle successive procedure.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 19/10/2006 n. 6212
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Il rispetto dei fondamentali principi della par condicio e della segretezza delle offerte, posti a garanzia della regolarità della procedura concorsuale, nell’interesse sia della pubblica amministrazione sia dei partecipanti, postula necessariamente che fra i concorrenti ad una gara non venga in rilievo una relazione idonea a consentire un flusso formativo (delle offerte) e informativo in merito alla fissazione dell’offerta ovvero agli elementi valutativi ad essa sottostanti.In presenza di significativi indizi sintomatici il rischio di un’intesa preventiva si traduce in una seria e ragionevole presunzione che le offerte dei diversi concorrenti siano riconducibili al medesimo centro decisionale. Pertanto, anche a prescindere dall’inserimento di un’apposita clausola nel bando di gara, in presenza di indizi gravi, precisi e concordanti, attestanti la provenienza delle offerte da un unico centro decisionale, è consentita l’esclusione delle imprese, benché non si trovino in situazione di controllo ex art. 2359 c.c. (altrimenti sarebbe facile eludere la descritta norma imperativa posta a tutela della concorrenza e della regolarità delle procedure di gara).Non è condivisibile l’assunto secondo cui la lettera t) dell’art. 27, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 è norma di chiusura delle lettere da a) ad r) dell’articolo medesimo per cui, di conseguenza, le “altre notizie” dovrebbero avere stretta attinenza con le situazioni di cui alle lettere da a) ad r). Al contrario, si ritiene che la struttura della norma quale ipotesi residuale e lo stesso tenore letterale della stessa debbano orientare per l’inserimento nel casellario di “tutte le altre notizie .... ritenute utili” dall’Osservatorio al fine di una configurazione globale della situazione dell’impresa siccome emergente da dati che ne hanno caratterizzato l’attività imprenditoriale.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 16/10/2006 n. 8578
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Il beneficio della dilazione, fruito dall’impresa, non esclude che la stessa abbia omesso il versamento dei contributi previdenziali secondo lo scadenzario previsto dalla legge e neppure esclude che il comportamento di tardivo pagamento integra, ex se, la grave violazione prevista sub lett. d) dell’art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m..Quanto ai versamenti dovuti alla Cassa Edile nessuna rilevanza (men che mai un valore esimente dell’infrazione commessa) può annettersi alla circostanza secondo cui l’impresa avrebbe versato la somma corrispondente all’importo dei prescritti contributi previdenziali nelle mani di propri dipendenti. E’ infatti di tutta evidenza che tale versamento non può ritenersi equivalente al versamento da eseguire presso l’ente previdenziale creditore nei confronti del quale, e non nei confronti dei propri dipendenti, l’impresa è obbligata.La circostanza aggiuntiva che l’impresa, alla data di rilascio dell’attestazione, pur essendo ancora debitrice, dichiari tuttavia di trovarsi in posizione di regolarità contributiva integra l’ipotesi di “falsa dichiarazione” di cui alla lett. m) dell’art. 17 del citato D.P.R. n. 34/2000 e s.m..
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 25/07/2006 n. 6404
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Laddove venga chiarito che i requisiti erano in possesso della ditta prima della domanda di partecipazione alla gara, non sussistono gli estremi della falsa dichiarazione presupposto del provvedimento di annotazione e di irrogazione della sanzione. La mancata dimostrazione del loro possesso, infatti, nei termini previsti dall’art. 10, comma 1quater della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., può avere ripercussioni nel senso di giustificare l’esclusione dalla gara, ma non è idonea a sostenere l’annotazione nel casellario giudiziario, il cui presupposto è proprio l’aver reso false dichiarazioni.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 25/07/2006 n. 1768
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Secondo pacifica giurisprudenza nei bandi di gara per l’affidamento dei pubblici appalti le Pubbliche Amministrazioni possono prevedere ed imporre a carico delle imprese partecipanti prescrizioni ed adempimenti ulteriori rispetto a quelli previsti dalle leggi, con il solo limite del rispetto della “par condicio” e della pertinenza e congruità rispetto allo scopo perseguito (C.g.a., dec. 9 giugno 1998, n. 339; Cons. Stato, Sez. V, 1 giugno 2001, n. 2973; T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 20 gennaio 2004, n. 41) ovvero requisiti di partecipazione e di qualificazione più rigorosi e restrittivi di quelli minimi stabiliti dalla legge, purché tali ulteriori prescrizioni si rivelino rispettose dei principi di proporzionalità e di ragionevolezza, non limitino indebitamente l’accesso alla procedura e siano giustificate da specifiche esigenze imposte dal peculiare oggetto dell’appalto (Cons. Stato, Sez. V, 31 dicembre 2003, n. 9305; Sez. VI 30 aprile 2002, n. 2320; Sez. IV, 29 ottobre 2002, n. 5941; Sez. IV, 9 dicembre 2002, n. 6672; Sez. IV, 29 agosto 2001, n. 4572; Sez. VI Sez. 9 maggio 2000, n. 2682; C.g.a. dec. 21 novembre 1997, n. 500; Cons. Stato, Sez. IV, 20 novembre 1998, n. 1619).L’adempimento richiesto ai partecipanti di dichiarare comunque “... di non violare i principi di trasparenza e segretezza delle offerte al fine di escludere qualsiasi collegamento sostanziale” è tale che, in ipotesi di dichiarazione successivamente rivelatasi falsa, fa scattare non solo, come di regola, l’esclusione dalla gara (in forza dell’art. 10, comma 1bis della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. in combinato disposto con l’art. 2359 c.c. (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 7 settembre 2004, n. 5792), ma anche l’ulteriore sanzione dell’annotazione del fatto nel casellario informatico ai sensi della lett. s) dell’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., che prevede, appunto, l’annotazione di “eventuali falsità nelle dichiarazioni rese in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara, accertate in esito alla procedura di cui all’articolo 10, comma 1quater, della legge”. Allora, la dichiarazione richiesta dal disciplinare di gara non può ritenersi superflua ed appare altresì ispirata (senza, peraltro, richiedere “praeter legem” adempimenti particolarmente complessi o gravosi) ad una ragionevole esigenza di particolare “deterrenza”, in vista dell’interesse pubblico al massimo di trasparenza imprenditoriale-concorrenziale delle imprese partecipanti ed in definitiva all’efficienza ed alla trasparenza dell’azione amministrativa. Ciò in perfetta sintonia con i principi enunciati dall’art. 1, comma 1, della legge n. 241/1990, come modificato dall’art. 1, della legge n. 15/2005 (“L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri ... di efficacia, di pubblicità e di trasparenza ...”).
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 10/07/2006 n. 5753
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
La normativa sul nuovo sistema di qualificazione delle imprese, attuato dal D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., prevede un complesso meccanismo di pubblicizzazione dei dati relativi alle imprese qualificate, con l’istituzione presso l’Osservatorio dei lavori pubblici (art. 4, comma 10, lettera c), della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.) di un casellario informatico (art. 27 del citato D.P.R. n. 34/2000) in cui vanno inseriti, appunto in via informatica, per ogni impresa qualificata, tra le altre “tutte le altre notizie ... che, indipendentemente dall’esecuzione dei lavori, sono dall’Osservatorio ritenute utili ai fini della tenuta del casellario” (art. 27, comma 2, lett. t). Se l’Autorità ha ritenuto - nell’esercizio di un potere discrezionale sindacabile solo nel caso di manifesta illogicità - che la notizia è di rilevanza tale da dover essere pubblicizzata ex art. 27, comma 2, lett. t), del D.P.R. n. 34/2000, parimenti necessario è che la stessa sia fornita in modo completo. Nella specie, i certificati non veritieri appartenevano all’impresa cedente, dalla quale la società cui l’annotazione si riferiva aveva acquistato il relativo ramo d’azienda. Da questa premessa consegue la necessità che l’Autorità integri l’annotazione effettuata nel casellario informatico con la precisazione che le certificazioni di esecuzione lavori, in virtù delle quali era stata rilasciata l’attestazione all’impresa cessionaria, appartenevano alla cedente, circostanza quest’ultima che nella sua realtà fattuale è riconosciuta dalla stessa Autorità. All’impresa cessionaria, del resto, non è attribuibile neanche un comportamento contrario all’ordinaria diligenza. Come chiarito, infatti, dalla stessa Autorità (Determinazione 5 giugno 2002, n. 11) nel caso di acquisto di ramo d’azienda, affinché la trasmissione dei requisiti già spettanti al cedente abbia luogo, è sufficiente la sola manifestazione di volontà del cessionario di avvalersi degli stessi, e ciò in quanto la disamina della documentazione volta a verificare la sussistenza dei requisiti degli esecutori dei lavori pubblici spetta esclusivamente agli organismi di attestazione autorizzati dall’Autorità a svolgere tale attività.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 16/03/2006 n. 1970
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
L’art. 27, lett. t), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. dispone che nel Casellario informatico delle imprese qualificate sono inserite “tutte le altre notizie riguardanti le imprese che, anche indipendentemente dall’esecuzione dei lavori, sono dall’Osservatorio ritenute utili ai fini della tenuta del Casellario”. Il tenore letterale di detta norma lascia ampio spazio all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, in assenza di ulteriori norme impeditive dell’effetto, per l’inserimento di informazioni ritenute utili, con la conseguenza che non può ritenersi che il mero decorso del termine previsto dall’art. 75, lett. h), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., relativo alle false dichiarazioni, produca automaticamente la caducazione della annotazione. E’ ben possibile, invece, che l’Autorità valuti la necessità di mantenere la notizia, attraverso l’integrazione dell’annotazione, al fine di soddisfare esigenze di pubblico interesse e di pubblicità in relazione ad un fatto - quello che l’impresa abbia reso false dichiarazioni - che, pur avendo esaurito l’efficacia interdittiva, è comunque utile alla stazione appaltante ai fini dell'esercizio dei poteri di verificazione e vigilanza.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 26/01/2006 n. 24
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
La decisione dell’Autorità di Vigilanza di annullamento dell’attestazione SOA, incidendo con efficacia ex tunc sulla validità ed operatività dell’attestazione SOA prodotta ai fini della partecipazione alla gara di cui trattasi, esplica valenza ricognitiva di una situazione di carenza originaria del possesso di un requisito essenziale ai fini della partecipazione alla gara.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 19/10/2005 n. 2128
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Le deliberazioni dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici costituiscono un mero atto di impulso per l’intervento della stazione appaltante, che raccogliendo l’invito adotta il provvedimento conclusivo della procedura. Tali deliberazioni, pertanto, non sono costitutive di alcun effetto lesivo.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 26/07/2005 n. 10386
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Non è condivisibile l’assunto circa l’equipollenza tra la categoria OG 11, posseduta per l’intero importo dei lavori, e le categorie OS 3, OS 28 ed OS 30. Va, infatti, rilevato che le categorie in questione sono a qualificazione obbligatoria e che le stesse sono contemplate dall’art. 72, comma 4, lett. e), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. nell’ambito delle opere speciali, qualora siano di importo superiore a quelli stabiliti dal successivo art. 73, comma 3, del citato D.P.R. n. 554/1999 e s.m. In sostanza le categorie OS 30, OS 3 ed OS 28 assurgono al rango di opere speciali allorquando le relative lavorazioni abbiano, singolarmente considerate, un importo superiore al dieci per cento dell’importo complessivo dell’opera o lavoro, ovvero abbiano un importo superiore a 150.000 euro. In tal caso trova applicazione la norma di cui all’art. 74, comma 2, del suddetto D.P.R. n. 554/1999 e s.m. che stabilisce: “Le lavorazioni relative a opere generali e a strutture, impianti ed opere speciali di cui all’art. 72, comma 4, indicate nel bando di gara, non possono essere eseguite direttamente dalle imprese qualificate per la sola categoria prevalente, se prive delle relative adeguate qualificazioni...”. Orbene la citata disposizione, che è finalizzata evidentemente a garantire che lavorazioni di elevata specializzazione, allorquando assumano una significativa consistenza nell’ambito dell'economia generale dell’opera, siano svolte esclusivamente da soggetti in possesso delle relative qualificazioni, verrebbe completamente svuotata di ogni portata precettiva se fosse consentito, attraverso il sistema dell’equipollenza, di sopperire alla carenza di qualificazione per le lavorazioni relative alle opere speciali attraverso una qualificazione di carattere generale come la OG 11. Aderendo all’interpretazione prospettata in questa sede il meccanismo dell’equipollenza non viene eliminato del tutto, potendo operare al di sotto dei richiamati limiti stabiliti dall’art. 73, comma 3, del D.P.R. n. 554/1999, ma viene ricondotto alla sua più autentica ratio, che è quella di consentire all’impresa che dispone della qualificazione per opere generali di svolgere le lavorazioni specializzate ricomprese nella qualificazione generale ove le stesse restino nell’ambito dell’accessorietà rispetto alle opere generali di cui l’impresa possiede la qualificazione. Laddove invece le opere specializzate assurgano al rango di opere speciali, e ciò avviene allorché i relativi importi superino i limiti stabiliti dalla norma citata, l’equipollenza non ha più ragione di operare dal momento che l’opera speciale, pur inserendosi nel contesto di un’opera più generale, nondimeno assume autonoma rilevanza, richiedendo una specifica qualificazione. Ne consegue, conclusivamente, che non si può ritenere fungibile la attestazione richiesta per le categorie SOA OS 3 OS 28 ed OS 30 con altre attestazioni, nemmeno quella SOA OG11. A proposito dell’opposto orientamento espresso sul punto della equivalenza delle due qualificazioni dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, lo stesso non può assumere rilievo dirimente. Ciò in quanto (come già puntualizzato dalla decisione n. 6760/03 del Consiglio di Stato) la potestà di “vigilanza sul sistema di qualificazione” delle imprese, attribuita all’Autorità dall’art. 4, comma 4, lett. i), della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. non ha contenuto indeterminato, ma deve essere esercitata nelle forme indicate dall’art. 14 del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34 e s.m., che rappresenta la fonte regolamentare precipuamente destinata a disciplinare, in applicazione dell’art. 8 della citata legge n. 109/1994, il sistema delle qualificazioni. In altri termini, le determinazioni, che l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici assume in risposta ai quesiti rivolti dagli operatori del settore circa l’interpretazione della normativa vigente nella materia, costituiscono la manifestazione di opinioni dotate di indiscutibile autorevolezza, in ragione della particolare competenza dell’Organo, che possono anche conseguire un apprezzabile effetto di uniformità e di chiarezza nell’applicazione della legge. Si tratta, tuttavia, di pronunciamenti che non possono risolversi nella funzione di interpretazione autentica, o di integrazione, della normativa, difettando l’Autorità del relativo potere, e, pertanto, non rappresentano neppure un vincolo per le Amministrazioni nello svolgimento delle procedure di selezione di loro competenza (v. Cons. St., Sez. V, 21 aprile 2002 n. 2180, in materia di bando-tipo redatto dall’Autorità).
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 07/09/2004 n. 5792
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
La notizia relativa all’esclusione di alcune imprese da una procedura di aggiudicazione, in quanto legate da un collegamento sostanziale che rivela l’imputazione delle relative offerte ad un unico centro decisionale, merita senz’altro di essere annotata e pubblicata, per mezzo della sua iscrizione nel casellario informatico, in quanto idonea a segnalare una circostanza di estrema rilevanza per la corretta conduzione delle procedure di affidamento dei lavori pubblici.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 01/09/2004 n. 8214
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Le SOA, pur essendo organismi privati, svolgono una funzione pubblicistica di certificazione, che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico, sicché si verifica un’ipotesi di esercizio privato di funzione pubblica. Ne consegue l’interesse pubblico all’attività di certificazione la quale, infatti, è circondata di garanzie e controlli pubblici. In questo sistema le attestazioni sono destinate ad avere una particolare efficacia probatoria, come confermato dall’art. 1 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 che recita: “l’attestazione di qualificazione rilasciata a norma del presente regolamento costituisce condizione necessaria e sufficiente per la dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria ai fini dell’affidamento di lavori pubblici. Le stazioni appaltanti non possono richiedere ai concorrenti la dimostrazione della qualificazione con modalità, procedure e contenuti diversi da quelli previsti dal presente titolo, nonché dai titoli III e IV”. Il legislatore, nell’ottica della semplificazione, ha inteso demandare lo svolgimento di un’attività in passato affidata a soggetti pubblici - la certificazione - , a soggetti privati, ma la diversa natura giuridica (pubblica o privata) del soggetto che esercita l’attività di certificazione, non incide sulla natura giuridica dell’attività stessa, che era in passato, e rimane oggi, una funzione pubblica di certificazione, volta a ingenerare pubblica fiducia nel contenuto dell’atto. Ne consegue che le attestazioni rilasciate dalle SOA hanno natura pubblica e sono atti vincolati.Da quanto sopra emerge, inoltre che se, da una parte, le SOA sono soggetti privati che esercitano una funzione pubblica e all’Autorità sono attribuiti poteri penetranti di vigilanza e controllo sia sulle SOA sia sulle singole attestazioni, dall’altra parte, è logico desumere la sussistenza del potere dell’Autorità di annullare direttamente le attestazioni SOA. In tal senso depone - nonostante il dato letterale non appaia univoco, considerata la parcellizzazione in varie norme delle diverse disposizioni - il criterio sistematico, oltre che quello logico, di interpretazione delle norme richiamate e del sistema descritto per cui: se l’Autorità può vincolare il contenuto dell’attestazione e può, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA revocando l’autorizzazione generale e precludendo, così, ogni ulteriore attività, deve ritenersi che possa anche intervenire direttamente sull’attestazione, annullandola. Ragionando diversamente si potrebbe giungere ad un paradosso nelle ipotesi di inerzia della SOA, poiché si consentirebbe ad imprese che hanno ottenuto l’attestazione sulla base di presupposti erronei (o falsi), di continuare a partecipare alle gare di appalto sine die. In sostanza, il ritiro dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività nei confronti della SOA inadempiente potrebbe rivelarsi inefficace ai fini considerati in questa sede perché, quando una SOA cessa la sua attività, le attestazioni da essa rilasciate devono essere trasferite ad altra SOA e si potrebbe verificare il caso in cui la SOA che ha rilasciato un’attestazione sulla base di falsi presupposti ometta (contravvenendo alle indicazioni vincolanti dell’Autorità) di revocare l’attestazione viziata (determinando la revoca alla SOA dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività), ma l’attestazione viziata viene trasferita ad altra SOA e continua ad essere efficace. Un’impostazione di tal fatta, che lasciasse aperti spazi così vistosi di ambiguità, verrebbe a contraddire il sistema di certezze e di rigore che il legislatore ha inteso realizzare intorno agli affidamenti e all’esecuzione dei lavori pubblici.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 27/05/2004 n. 5035
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Secondo l’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., l’Autorità, ove sia posta a conoscenza di atti riguardanti le imprese qualificate, è tenuta - salvo il caso che consti l’inesistenza in punto di fatto dei presupposti o comunque l’inconferenza della notizia comunicata dalla stazione appaltante - a procedere all’annotazione nel casellario informatico dei relativi contenuti, tenuto conto che, nel nuovo sistema unico ed obbligatorio di qualificazione delle imprese, detto casellario é ex lege la fonte ufficiale cui le singole stazioni appaltanti possono e devono attingere le notizie necessarie per verificare se un’impresa sia in condizioni o meno di potere legittimamente contrarre con la pubblica amministrazione in materia di opere e lavori pubblici. Costituisce, dunque, dovere dell’Autorità, per il tramite dell’Osservatorio dei lavori pubblici ed in applicazione delle norme degli artt. 4, comma 16, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. e 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., procedere alla puntuale e tempestiva annotazione nel casellario delle anzidette notizie riguardanti le imprese qualificate, così come pervenute, di modo che le stazioni appaltanti, le quali sono gli unici soggetti ai quali la legge ha affidato il potere di esclusione dalle gare, siano messe in grado, altrettanto tempestivamente, di operare le valutazioni di competenza, sia che esse consistano in un’attività vincolata, come ad esempio nel caso di esclusione di impresa che versi in stato decozionale (art. 75, lett. a), del D.P.R. n. 554/1999) sia che comportino una valutazione discrezionale, come ad esempio nelle ipotesi di reati che incidono sull’affidabilità morale e professionale (art. 75, lett. c), del D.P.R. n. 554/1999).
TAR Sardegna - Sentenza 22/12/2003 n. 1745
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Il Casellario informatico ex art. 27, D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 deve riportare fatti, incidenti sull’affidabilità delle imprese, espressamente elencati nella suddetta disposizione, mentre non può contenere giudizi opinabili e di cui non è possibile dimostrare il fondamento. La forza espansiva della lettera t) del citato art. 27 non può giungere a ricomprendere qualsiasi annotazione negativa nei confronti di un’impresa. Diversamente opinando, l’elencazione disposta nelle lettere precedenti avrebbe un significato meramente esemplificativo, per cui le imprese si troverebbero esposte a provvedimenti sostanzialmente sanzionatori del tutto atipici. Di conseguenza, gli atti con i quali l’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici dispone l’iscrizione di un’annotazione nel Casellario Informatico in contrasto con tali principi nonché l’annotazione medesima devono essere annullati.
TAR LAZIO - Sentenza 29/04/2003 n. 3685
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
Dall'articolo 75 del regolamento n° 554/1999 non possono ricavarsi elementi interpretativi utili a legittimare un potere di sospensione dalle gare esercitato dall'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici in via autonoma e distinta da quello (esclusivamente) spettante ad ogni stazione appaltante.
TAR LAZIO, Sezione III - Sentenza 29/04/2003 n. 3659
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
La determinazione n. 27/2002 dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (nella parte relativa alla portata del divieto di cumulo tra attività di attestazione e attività di certificazione) non è suscettibile di produrre ex se ed immediatamente effetti diretti pregiudizievoli sulla situazione giuridica soggettiva delle SOA, in capo alle quali, pertanto, non è configurabile un interesse a ricorrere.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 05/04/2003 n. 1785
legge 109/94 Articoli 10, 4 - Codici 10.3, 4.2
La bozza del disciplinare di gara di cui alla determinazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici 4 settembre 2000 (pubblicata nella G.U. 4 settembre 2000, n. 206), ai sensi dell’art.4, co.16, lett. g) , della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., non ha natura regolamentare, né valore vincolante per le Amministrazioni procedenti.I compiti attribuiti all’Autorità dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici sono compiutamente e tassativamente elencati all’art.4, co.4, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., non potendosi riconoscere a tale Autorità competenze ulteriori rispetto a quelle alla stessa puntualmente assegnate; in particolare, ai sensi dall’art.4, co.16, lett. g) della citata legge n. 109 del 1994 e successive modificazioni, all’Autorità spetta solo la «... la formulazione di tipologie unitarie da mettere a disposizione delle amministrazioni interessate", le quali non hanno carattere vincolante per le Amministrazioni interessate».