Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "sanzioni"

Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 08/05/2002 n. 2498
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
Nel verificare la sussumibilità della condotta concreta nella fattispecie astratta delineata dall'art.4, co.7, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., l'Autorità è tenuta a verificare l'effettiva assenza di fondati motivi idonei a giustificare ragionevolmente il ritardo o la mancata trasmissione della documentazione richiesta; l'Autorità deve, quindi, esternare le argomentazioni logico-giuridiche poste a base dell'eventuale giudizio di non sufficiente congruità delle ragioni difensive addotte dal soggetto passivo del procedimento sanzionatorio.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 15/11/2001 n. 9454
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
La segnalazione all’Autorità per l’adozione dei provvedimenti applicativi di sanzioni pecuniarie di cui all’art.4, co.7, della legge 11 febbraio 1994 n.109 e s.m., e la stessa applicazione di tali sanzioni sono previste non solo per i concorrenti sorteggiati – quindi nella fase di gara anteriore all’aggiudicazione–, ma pure per l’aggiudicatario ed il concorrente che segua in graduatoria, il quale non comprovi i requisiti o non confermi le dichiarazioni rese.
TAR Campania, Sezione I - Sentenza 24/10/2001 n. 5318
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
Sussiste il potere sanzionatorio dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, ai sensi dell’art.4, co.7, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., di comminare una sanzione ai soggetti richiesti ai sensi del comma sesto che si rifiutino o omettano di fornire i dati richiesti, non solo in caso di mancata risposta alle richieste che riguardano l’istruttoria degli appalti in corso o da iniziare, nella attività di vigilanza, ma anche quando le richieste della Autorità siano destinate a analisi economiche o statistiche, oppure siano propedeutiche a relazioni da fornire annualmente al Parlamento. La sanzione punisce il mancato rispetto della prescrizione che impone di fornire i dati richiesti, sia a fini di vigilanza che a fini statisici.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 25/07/2001 n. 2431
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
L’invio degli elementi richiesti con un ritardo abnorme, rispetto a tutte le proroghe stabilite, tale da rendere inutile la produzione, è per ciò stesso equiparabile ad un’omissione.
TAR Campania, Sezione Salerno - Sentenza 10/05/2001 n. 1296
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
Un ritardo reiterato nella comunicazione dei dati richiesti, oltre i termini prorogati, equivale ad una omissione, specie se il termine prorogato si rivela improcrastinabile, perché i dati ricevuti successivamente sarebbero risultati inutili per i fini cui dovevano servire.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 17/01/2001 n. 482
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
L’obbligo per le amministrazioni di “comunicazione” è espressione del dovere di cooperazione tra Stato, Regioni e Province autonome.Il potere sanzionatorio in ordine all’omessa o non veridica trasmissione di dati richiesti è connesso al rispetto dell’obbligo di comunicazione; ne discendono l’obbligo giuridico di “comunicazione” all’Autorità e l’assoggettabilità al procedimento sanzionatorio per cui è causa.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 17/01/2001 n. 1323
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
La mancata comunicazione dei dati all’Autorità nel termine prefissato, funzionale all’acquisizione degli elementi per la predisposizione della relazione al Parlamento, integra gli estremi della omissione dell’adempimento prescritto, a nulla rilevando la successiva (dopo la scadenza del termine) comunicazione da parte della società.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione I 11/01/1999 n. 177
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
In caso di violazione amministrativa riconducibile ad una società, dotata o meno di personalità giuridica, la relativa sanzione va irrogata alla persona fisica autrice del fatto (rappresentante o dipendente dell'ente, nell'esercizio delle sue funzioni o incombenze), salva l'eventuale responsabilità solidale della società medesima.
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Lavoro 10/12/1998 n. 12459
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
A norma dell'art. 3 legge 24 novembre 1981 n. 689 è responsabile di una violazione amministrativa solo la persona fisica a cui è riferibile l'azione materiale o l'omissione che integra la violazione. Pertanto con riferimento alle società di persone (nella specie società in accomandita semplice) il principio che la responsabilità per le sanzioni amministrative è personale e che quindi della singola violazione risponde la persona fisica autore dell'illecito, salva la responsabilità solidale della società (art. 3 e 6 legge n. 689 del 1981), comporta conseguenze applicative che possono differire a seconda della natura della condotta illecita per cui è comminata la sanzione amministrativa; se, infatti, per la violazione di legge è richiesto un comportamento positivo, la responsabilità della condotta illecita ricade solo su chi materialmente l'ha messa in essere (salvo l'eventuale concorso morale o materiale di altre persone fisiche, e in particolare di altri amministratori, che sia provato dall'autorità irrogatrice della sanzione); qualora, invece, sia in questione un comportamento omissivo, come il mancato versamento alle scadenze previste dalla legge dei contributi previdenziali dovuti per un lavoratore dipendente, rileva il dovere di provvedere incombente personalmente su ciascuno dei soci aventi il potere di amministrare la società (salva l'eventuale prova dell'esistenza di un amministratore preposto in via esclusiva alla gestione del personale e all'adempimento di tutti gli obblighi conseguenti).
Corte di Cassazione, sezione civile, Sezione Lavoro 18/11/1997 n. 11473
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.1
Il principio posto dall'art. 3 della legge 24 novembre 1981 n. 689, secondo cui per le violazioni colpite da sanzione amministrativa è richiesta la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva sia essa dolosa o colposa, deve essere inteso nel senso della sufficienza dei suddetti estremi, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa, atteso che la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l'onere di provare di aver agito senza colpa. Nella specie, in relazione ad omessa richiesta di nulla osta per l'assunzione nominativa di alcuni lavoratori, il datore di lavoro aveva dedotto di essersi trovato in uno stato di forza maggiore, per effetto anche del comportamento ostruzionistico dei lavoratori e dei sindacati; la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha osservato che uno stato di forza maggiore era da escludersi in radice, poiché il giudice di merito aveva accertato che il datore di lavoro avrebbe potuto formulare richieste di passaggio diretto dei lavoratori in questione, già alle dipendenze del precedente appaltatore, il quale aveva fornito la necessaria documentazione.