Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "vigilanza"

Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 12/09/2006 n. 5317
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L’art. 4 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., dopo aver previsto al comma 1 l’istituzione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, ne ha precisato puntualmente i compiti al successivo comma 4. Dall’attento esame di tali compiti non si evince che l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici sia dotata di poteri di supremazia gerarchica nei confronti delle amministrazioni aggiudicatrici, statali o locali, così da poter ipotizzare un potere di annullamento per vizi di legittimità dei provvedimenti da queste adottati in tema di affidamento di lavori pubblici. A conforto di tale assunto è significativa la disposizione contenuta nel comma 9 del citato art. 4, ai sensi del quale, qualora, a seguito dell’esercizio dei poter ispettivi o di verifica, l’Autorità accerti l’esistenza di irregolarità, essa è tenuta a trasmettere gli atti ed i propri rilievi agli organi di controllo e, se le irregolarità hanno rilevanza penale, agli organi giurisdizionali competenti; nel caso di pregiudizio per il pubblico erario, gli atti ed i rilievi sono trasmessi anche ai soggetti interessati e alla procura generale della Corte dei Conti. In altri termini, l’Autorità di vigilanza ha il compito di assicurare il corretto esercizio della funzione pubblica in materia di lavori pubblici e non già quello, più specifico di verificare che l’attività posta in essere dalle stazioni appaltanti sia coerente e rispettosa della disciplina positiva stabilita dal legislatore. Ciò in concordanza con la stessa ricostruzione dogmatica del concetto di vigilanza, che implica un rapporto organizzatorio diverso e più tenue del rapporto gerarchico e che deve essere inteso come potere strumentale al corretto esercizio della funzione in quella determinata materia stabilita dalla legge e non è caratterizzata dal controllo su di un’attività amministrativa già svolta, ponendosi piuttosto come indirizzo all’attività da svolgersi.Laddove l’Autorità, avendo riscontrato a seguito dell’esercizio dei suoi poteri ispettivi l’esistenza di alcune irregolarità nell’affidamento diretto di alcuni incarichi di progettazione di lavori pubblici, si è limitata a segnalare la circostanza all’amministrazione appaltante, senza annullare (non avendone il potere) i relativi atti, ma sollecitando eventualmente l’esercizio dei poteri di autotutela (attraverso l’invito rivolto al Comune “a mettere in atto le conseguenti azioni tese a garantire la conformità della procedura in oggetto alle disposizioni di legge e di comunicarle tempestivamente”) l’autonomia dell’ente locale è pienamente rispettata. Con tale invito, infatti, non è stato imposto al Comune alcun comportamento o attività necessitata, ben potendo l’amministrazione comunale, del tutto correttamente ed in piena conformità ai principi delineati dall’art. 97 della Costituzione, esporre in un apposito atto deliberativo, le particolari ragioni che giustificano il proprio comportamento e che fondano la legittimità degli atti oggetto di rilievo, senza nemmeno dover necessariamente procedere al loro ritiro nell’esercizio del potere di autotutela (che, tra l’altro, deve a sua volta fondarsi, com’è noto, sulla puntuale individuazione di uno specifico interesse pubblico, concreto ed attuale, non necessariamente consistente nel mero ripristino della legalità violata).
TAR Lazio, Sezione Roma III - Sentenza 25/05/2005 n. 4116
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
All’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici è attribuito il potere di controllare la sussistenza dei requisiti per il rilascio delle attestazioni, con un procedimento che richiede il necessario contraddittorio con l’impresa sottoposta a verifica. Tale procedimento sfocia in un provvedimento con cui l’Autorità incide in maniera penetrante sul potere delle SOA in ordine alle attestazioni, in quanto l’Autorità “indica” in maniera vincolante le “condizioni da osservarsi nell’esecuzione del contratto stipulato”. L’Autorità, dunque, detta alle SOA il contenuto dell’atto da adottare, sia che tale atto sia il rilascio dell’attestazione sia che tale atto sia la modifica o la revoca di un’attestazione già rilasciata, e, in caso di inerzia della SOA, l’Autorità stessa procede all’annullamento ovvero alla modifica dell’attestazione.Ai sensi dell’art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., tra i requisiti di ordine generale necessari per conseguire la qualificazione, rientra la “inesistenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione”. Ne discende che le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione sono un fatto di tale gravità da essere di per sé ostativo dell’ottenimento dell’attestazione, sicché, a fronte di documentazione di cui è stata accertata la falsità, e dunque preclusiva dell’ottenimento dell’attestazione, correttamente la SOA procede alla revoca dell’attestazione medesima.La circostanza secondo cui la falsità della documentazione non sia imputabile all’impresa in quanto tale non appare rilevante, perché ciò che viene in rilievo, al fine dell’annullamento dell’attestazione di qualificazione, è il fatto oggettivo della falsità della dichiarazione, indipendentemente da ogni ricerca in ordine all’imputabilità soggettiva del falso. Ne consegue che l’attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di false dichiarazioni va annullata - o revocata - anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all’impresa che ha conseguito l’attestazione. La suddetta non imputabilità, tuttavia, acquista rilevanza ai fini del rilascio di nuova attestazione, in quanto, in caso di falso non imputabile, ai sensi del richiamato art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. n. 34/2000 e s.m., sussisterà il requisito di ordine generale di non aver reso false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione.
TAR Lazio, Sezione Roma - Sentenza 12/05/2004 n. 4342
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L’Autorità vigila sul sistema di qualificazione (art. 4, comma 4, lett. i), legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.) e, nell’esercizio di tale potere, tra l’altro, controlla che le SOA operino secondo le procedure pattuite e rilascino le attestazioni nel pieno rispetto dei requisiti stabiliti nell’art. 4 e nel Titolo III del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (art. 14, D.P.R. n. 34/2000). l’Autorità, quindi, deve controllare che le attestazioni siano rilasciate ad imprese in possesso di determinati standards di qualità aziendale (art. 4, D.P.R. n. 34/2000) e dei requisiti di qualificazione indicati nelle norme contenute nel Titolo III del D.P.R. n. 34/2000. La verifica del mancato possesso dei requisiti richiamati consente all’Autorità, in caso di inerzia della SOA, di annullare le attestazioni da questa rilasciate. Detto annullamento è, quindi, frutto dell’esercizio del potere di controllo dell’Autorità e non di poteri sanzionatori.Qualora l’annullamento sia determinato dal fatto che sia stata riscontrata l’inattendibilità di (tutti o parte dei) certificati comprovanti i lavori eseguiti dall’impresa interessata, idonei a dimostrare i requisiti di ordine speciale utili per ottenere l’attestazione SOA (art. 18 D.P.R. n. 34/2000), l’Autorità non può fare altro che annullare le attestazioni rilasciate dalle SOA, poiché, in tali ipotesi - oltre alla possibilità che venga meno un requisito di ordine speciale - viene, comunque, a mancare uno dei requisiti di ordine generale richiesto dall’art. 17, comma 1, lett. m), D.P.R. n. 34/2000, e, cioè, “l’assenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione”. E’ chiaro che, in questa ipotesi, dopo l’annullamento dell’attestazione precedentemente ottenuta, l’impresa potrà presentare una nuova domanda di qualificazione (ai sensi dell’art. 15, D.P.R. n. 34/2000), corredata da documenti idonei a comprovare il possesso dei prescritti requisiti, la cui “sostanza” e “veridicità” dovrà essere verificata dalle SOA, in ossequio all’art. 12, comma 1, D.P.R. n. 34/2000, prima del rilascio della nuova attestazione.
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 29/04/2004 n. 300
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Le determinazioni che l’Autorità di Vigilanza sui lavori pubblici assume in risposta ai quesiti rivolti agli operatori del settore circa l’interpretazione delle disposizioni vigenti nella materia, segnatamente con riferimento al sistema di qualificazione delle imprese, costituiscono manifestazioni di opinione dotate di autorevolezza, in ragione della particolare competenza dell’organo, ma non hanno funzione di interpretazione autentica o di integrazione della normativa, difettando l’Autorità del relativo potere, né effetto vincolante per le Amministrazioni nello svolgimento delle procedure di selezione di loro competenza.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 02/03/2004 n. 993
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Acclarato, alla luce della disciplina positiva, che le SOA sono soggetti privati che esercitano una funzione pubblica di certificazione, che sfocia in un’attestazione con valore di atto pubblico, e che all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici sono attribuiti poteri penetranti di vigilanza e controllo sia sulle SOA che sulle singole attestazioni, è agevole desumere, in chiave di ricostruzione logica e sistematica, - al di là del mero dato letterale - la sussistenza di un potere, in capo all’Autorità, di annullare in via diretta le attestazioni SOA. E, invero, dal quadro normativo emerge che: - l’Autorità indica in maniera vincolante le condizioni che le SOA devono rispettare nel contenuto dell’atto che esse adottano (rilascio, modifica, revoca, diniego dell’attestazione); - l’Autorità può sanzionare la SOA che rimane inadempiente alle indicazioni, addirittura con la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività; - le SOA sono tenute ad inviare all’Autorità tutte le attestazioni che rilasciano; - l’Autorità controlla le attestazioni, oltre che su iniziativa degli operatori nel mercato, anche di propria iniziativa, mediante periodico controllo a campione. I criteri ermeneutici logico e sistematico inducono a ritenere che se l’Autorità può indicare in maniera vincolante il contenuto dell’attestazione, e può addirittura, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA precludendone ogni ulteriore attività (mediante la revoca dell’autorizzazione generale), a maggior ragione l’Autorità può adottare la misura, di minore impatto, di intervenire in via diretta sull’attestazione, annullandola.L’intervento diretto dell’Autorità, mediante annullamento dell’attestazione viziata, è un rimedio indispensabile solo nelle ipotesi di inerzia della SOA: sicché, in prima battuta, l’Autorità deve indicare alla SOA il contenuto dell’atto che questa deve adottare (rilascio, modifica, ritiro, dell’attestazione); in caso di inerzia della SOA, l’Autorità interverrà in via diretta ad adottare l’atto omesso dalla SOA. In mancanza, si consentirebbe ad imprese che hanno ottenuto l’attestazione sulla base di presupposti erronei (o falsi), di continuare a partecipare alle gare di appalto sine die, così frustrando la ratio posta a base dell’istituzione del controllo pubblico sugli organismi di qualificazione, data dalla necessità di assicurare il virtuoso andamento del mercato, mediante la limitazione del perimetro delle imprese ammesse a partecipare alle procedure in virtù delle relative referenze oggetto di certificazione. Il solo ritiro dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività nei confronti della SOA inadempiente potrebbe non essere un rimedio efficace, perché quando una SOA cessa la sua attività, le attestazioni da essa rilasciate devono essere trasferite ad altra SOA.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 02/03/2004 n. 991
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Acclarato, alla luce della disciplina positiva, che le SOA sono soggetti privati che esercitano una funzione pubblica di certificazione, che sfocia in un’attestazione con valore di atto pubblico, e che all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici sono attribuiti poteri penetranti di vigilanza e controllo sia sulle SOA che sulle singole attestazioni, è agevole desumere, in chiave di ricostruzione logica e sistematica, - al di là del mero dato letterale - la sussistenza di un potere, in capo all’Autorità, di annullare in via diretta le attestazioni SOA. E, invero, dal quadro normativo emerge che: - l’Autorità indica in maniera vincolante le condizioni che le SOA devono rispettare nel contenuto dell’atto che esse adottano (rilascio, modifica, revoca, diniego dell’attestazione); - l’Autorità può sanzionare la SOA che rimane inadempiente alle indicazioni, addirittura con la revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività; - le SOA sono tenute ad inviare all’Autorità tutte le attestazioni che rilasciano; - l’Autorità controlla le attestazioni, oltre che su iniziativa degli operatori nel mercato, anche di propria iniziativa, mediante periodico controllo a campione. I criteri ermeneutici logico e sistematico inducono a ritenere che se l’Autorità può indicare in maniera vincolante il contenuto dell’attestazione, e può addirittura, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA precludendone ogni ulteriore attività (mediante la revoca dell’autorizzazione generale), a maggior ragione l’Autorità può adottare la misura, di minore impatto, di intervenire in via diretta sull’attestazione, annullandola.L’intervento diretto dell’Autorità, mediante annullamento dell’attestazione viziata, è un rimedio indispensabile solo nelle ipotesi di inerzia della SOA: sicché, in prima battuta, l’Autorità deve indicare alla SOA il contenuto dell’atto che questa deve adottare (rilascio, modifica, ritiro, dell’attestazione); in caso di inerzia della SOA, l’Autorità interverrà in via diretta ad adottare l’atto omesso dalla SOA. In mancanza, si consentirebbe ad imprese che hanno ottenuto l’attestazione sulla base di presupposti erronei (o falsi), di continuare a partecipare alle gare di appalto sine die, così frustrando la ratio posta a base dell’istituzione del controllo pubblico sugli organismi di qualificazione, data dalla necessità di assicurare il virtuoso andamento del mercato, mediante la limitazione del perimetro delle imprese ammesse a partecipare alle procedure in virtù delle relative referenze oggetto di certificazione. Il solo ritiro dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività nei confronti della SOA inadempiente potrebbe non essere un rimedio efficace, perché quando una SOA cessa la sua attività, le attestazioni da essa rilasciate devono essere trasferite ad altra SOA.
TAR Calabria, Sezione II Catanzaro - Sentenza 13/01/2004 n. 74
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il fatto che la stazione appaltante, in presenza di un atto dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, sia indotta o anche costretta ad emanare un provvedimento di revoca della precedente aggiudicazione e di nuova aggiudicazione non significa affatto che tra i due atti esista una concatenazione tale da far considerare sussistente un nesso di consequenzialità necessaria. La soggezione dell'amministrazione aggiudicatrice al potere sanzionatorio dell'Autorità non si riflette in alcun modo sulla sostanza dell'attività giuridica della stessa, che non può configurarsi, per ciò solo, come attuativa rispetto a quella posta in essere dall'Autorità di vigilanza.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/10/2003 n. 6760
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L’attività di vigilanza dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici non può manifestarsi nella emanazione di criteri o direttive concernenti il sistema della qualificazione delle imprese, sia perché il conferimento di tale potestà avrebbe dovuto essere esplicitato nella stessa sede nella quale si sono definite le forme della vigilanza sia perché l’art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. demanda la disciplina dei requisiti necessari per la qualificazione al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (che li enuncia nel Titolo III) sulla cui osservanza l’Autorità deve vigilare senza alcun potere di integrazione o interpretazione adeguatrice. I pronunciamenti emessi in merito costituiscono, pertanto, la manifestazione di opinioni, dotate di indiscutibile autorevolezza in ragione della particolare competenza dell’Organo e che possono anche conseguire un apprezzabile effetto di uniformità e di chiarezza nell’applicazione della legge, ma non possono risolversi nella funzione di interpretazione autentica o di integrazione della normativa, difettando l’Autorità del relativo potere, e, conseguentemente, non rappresentano neppure un vincolo per le Amministrazioni nello svolgimento delle procedure di selezione di loro competenza.
TAR, Sezione Marche - Sentenza 11/04/2003 n. 243
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Le indicazioni dell'Autorità, se dirette ad una Pubblica Amministrazione, definiscono il contenuto di una fattispecie e di una corretta azione amministrativa e costituiscono elemento di necessaria ponderazione nelle scelte amministrative.La pronunzia dell'Autorità non è priva di elementi volitivi e di effetti costitutivi e si configura come un atto di accertamento contenente una dichiarazione di scienza, diretta ad eliminare una situazione di obiettiva incertezza in ordine ad una data realtà giuridica, e a siffatto accertamento si connette e si assomma un effetto propulsivo d'invito espresso o tacito d'obbligatorio riesame amministrativo in sede di autotutela.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 03/04/2003 n. 2992
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il potere di vigilanza, conferito dalla legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., all’Autorità, è parte del reticolo di funzioni che trovano il loro fine ed il loro compimento nell’attività di proposta, referto e denunzia ad essa attribuito e non costituisce una distinta attribuzione dell’Autorità, comportante l’esercizio di un concreto e specifico potere provvedimentale, direttamente incidente sulle amministrazioni e sui soggetti partecipanti alle procedure per l’affidamento di lavori pubblici. Il potere di esclusione dalle gare, per le ipotesi previste e regolate dall’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n.554 e s.m., non sembra riconducibile alla competenza dell’Autorità, considerato che vi ostano: l’assenza nella medesima norma di una specifica indicazione al riguardo; l’esistenza di concreti confini tracciati dal legislatore in materia di potere sanzionatorio dell’Autorità, con le norme di cui all’art.4, co.4, lett.h), e all’art.10, co.1 quater, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m.; la competenza della sola stazione appaltante ad escludere dalle gare. Ai sensi dell’art.27 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n.34 e s.m., l’annotazione nel Casellario informatico deve essere disposta dall’Autorità – con gli automatici effetti propri recati dalle stesse norme richiamate nelle disposizioni di cui alle lettere r) e s) del suo secondo comma – soltanto per le ipotesi espressamente ivi indicate, con la conseguenza che ogni altra interpretazione comunque estensiva della portata dispositiva di tali norme che abbia a scopo l’annotazione, agli stessi anzidetti titoli, di fattispecie diverse da quelle considerate, non può che essere ritenuta illegittima.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 02/04/2003 n. 2988
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il potere di vigilanza, conferito dalla legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., all’Autorità, è parte del reticolo di funzioni che trovano il loro fine ed il loro compimento nell’attività di proposta, referto e denunzia ad essa attribuito e non costituisce una distinta attribuzione dell’Autorità, comportante l’esercizio di un concreto e specifico potere provvedimentale, direttamente incidente sulle amministrazioni e sui soggetti partecipanti alle procedure per l’affidamento di lavori pubblici.Il potere di esclusione dalle gare, per le ipotesi previste e regolate dall’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554 e s.m., non sembra riconducibile alla competenza dell’Autorità, considerato che vi ostano: l’assenza nella medesima norma di una specifica indicazione al riguardo; l’esistenza di concreti confini tracciati dal legislatore in materia di potere sanzionatorio dell’Autorità, con le norme di cui all’art. 4 co. 4 lett. h) e all’art. 10 co. 1 quater della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m.; la competenza della sola stazione appaltante ad escludere dalle gare.Ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34, l’annotazione nel Casellario informatico deve essere disposta dall’Autorità – con gli automatici effetti propri recati dalle stesse norme richiamate nelle disposizioni di cui alle lettere r) e s) del suo secondo comma – soltanto per le ipotesi espressamente ivi indicate, con la conseguenza che ogni altra interpretazione comunque estensiva della portata dispositiva di tali norme che abbia a scopo l’annotazione, agli stessi anzidetti titoli, di fattispecie diverse da quelle considerate, non può che essere ritenuta illegittima.
TAR Marche - Sentenza 31/03/2003 n. 203
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Gli atti dell'Autorità, espressione dell'esercizio del potere di vigilanza «sull'osservanza della disciplina legislativa e regolamentare in materia» e sul sistema di qualificazione, ai sensi dell'art.4, co.4, lettere a), b) e c) ed i), della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., si configurano come atti di accertamento in ordine alla conformità di singole fattispecie alle disposizioni di legge, contenenti una dichiarazione di scienza (diretta ad eliminare una situazione di obiettiva incertezza in ordine ad una data realtà giuridica) alla quale si connette e si assomma un effetto propulsivo d'invito, espresso o tacito, d'obbligatorio riesame amministrativo in sede di autotela.La delibera dell'Autorità è manifestazione volitiva in quanto pone l'obbligo di dare una risposta, pena l'irrogazione di una sanzione, imponendo al destinatario di prendere in considerazione i rilievi avviando un procedimento di secondo grado destinato a concludersi con un provvedimento motivato di conferma, di riforma o di auto annullamento e/o revoca, nel rispetto del principio di legalità e di tipicità degli atti autoritativi, traendo la propria fonte nell'art.4, commi 4 (lettere a, b, c, i), 6, 7, e 9, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., e del D.P.R. 21 dicembre 1999, n.554 e s.m.
TAR Lazio 12/03/2003 n. 1868
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Ai sensi di quanto previsto dal D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34 (Regolamento recante il sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici di cui alla L. 11 febbraio 1994 n. 109), l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, nei confronti delle S.O.A., ha solo i poteri di controllo previsti dagli artt. 14 e 16, che comportano rispettivamente l'attivazione del procedimento sanzionatorio disciplinato dall'art. 10 comma 5, consistente nella revoca dell'autorizzazione alla S.O.A. e nella possibilità di dettare a quest'ultima le condizioni da osservarsi nell'esecuzione del contratto stipulato con l'Impresa che ha richiesto l'attestazione e che se l'è vista negare; è pertanto illegittimo il provvedimento col quale l'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici dispone l'annullamento o la modifica di un'attestazione rilasciata da una S.O.A.
TAR Lazio 12/03/2003 n. 1868
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Conformemente a quanto ritenuto dalla Corte costituzionale (con sentenza 7 novembre 1995, n. 482), deve affermarsi che le attribuzioni riconosciute all’Autorità non sostituiscono né surrogano alcuna competenza di amministrazione attiva o di controllo, e le attività rimesse, in generale, alla competenza dell’Autorità, nonché quelle più specifiche attribuitele (ispezioni, indagini a campione, etc.) hanno carattere esclusivamente strumentale allo svolgimento del generale potere di vigilanza, senza mai comportare, in ogni caso, ingerenze negli indirizzi e nelle scelte relative alla realizzazione delle opere.
TAR Emilia - Romagna, Sezione I - Sentenza 13/02/2003 n. 902
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
I pareri dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici non presentano carattere vincolante, si configurano come mero apporto consultivo e la valenza meramente interpretativa dell'atto lo rende di per sè inidoneo a pregiudicare la posizione dei terzi, dunque non lesivo nè impugnabile.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 11/02/2003 n. 743
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L'atto con il quale l'organo di controllo invita l'Amministrazione ad adottare un provvedimento di autotutela, costituendo una mera proposta volta ad assicurare il rispetto della normativa vigente e non avendo carattere vincolante, è inidoneo a ledere la posizione dei privati interessati e della stessa P.A.
TAR Sicilia, Sezione Catania - Sentenza 03/02/2003 n. 172
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il potere di controllo attribuito dalla legge all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in tema di qualificazione non solo comprende per esplicita previsione normativa il potere di verifica dell’esistenza delle condizioni per il rilascio dell'autorizzazione alla SOA nonché quello di revoca dell’autorizzazione medesima, ma deve essere inteso anche come potere di accertamento della regolarità della funzione autorizzata, potere il cui esercizio è idoneo ad incidere sia sull’esistenza dei singoli organismi di attestazione (con rilascio e revoca dell’autorizzazione) sia, conseguentemente, sulla validità degli atti da essi posti in essere, con riferimento alle attestazioni rilasciate dalle SOA.I compiti di controllo attribuiti all’Autorità in tema di qualificazione si estrinsecano nel potere di vigilanza, anche dopo il rilascio, sull’attività di qualificazione e sulla presenza in capo alle SOA dei requisiti tecnico–giuridici previsti dalla legge sul rispetto delle condizioni previste dalla legge e dal regolamento, e ricomprendono anche il potere dell’Autorità di incidere sulle attestazioni (riducendole o invalidandole) rilasciate alle imprese dalle SOA.Considerato che l’Autorità, a prescindere da una richiesta di parte, provvede alla verifica a campione di un determinato numero di attestazioni, con la conseguente possibilità di modificare o revocare l’attestazione, è in re ipsa che l’Autorità può, a maggior ragione, anche nel caso di procedimento avviato su istanza di parte e qualora ne ricorrano le condizioni, adottare provvedimenti che incidano sulle attestazioni rilasciate dalle SOA, riducendole o annullandole.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 16/10/2002 n. 8722
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
La relazione tra l'Autorità e le SOA costituisce un rapporto pubblicistico, atteso che il potere di autorizzazione, controllo e vigilanza dell'Autorità sulle SOA costituisce espressione di una potestà amministrativa, a fronte della quale è possibile configurare esclusivamente interessi legittimi.La SOA ed impresa aspirante all'attestazione sono legate da un vincolo privatistico, che deriva dalla sottoscrizione di un apposito contratto, il cui sinallagma si sostanzia nella prestazione della SOA di verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio dell'attestazione richiesta e nella controprestazione di riconoscere il compenso: le controversie che discendono dall'esecuzione di tale rapporto rientrano nella sfera di cognizione del giudice ordinario.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 16/10/2002 n. 8721
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34, ha inteso scindere in due momenti il procedimento di qualificazione delle imprese, tenendo ben distinto il rapporto che intercorre l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici e le S.O.A. da quello che si instaura tra queste ultime e le imprese da qualificare. Tale distinzione attiene sia alla natura che agli effetti che ciascuna di dette relazioni è suscettibile di produrre: a) quanto alla prima, essa si estrinseca in un tipico rapporto pubblicistico, atteso che il potere di autorizzazione, controllo e vigilanza dell’Autorità sulle S.O.A. costituisce espressione di una potestà amministrativa, a fronte della quale è possibile configurare esclusivamente interessi legittimi; b) diametralmente opposta è la conclusione in merito alla seconda: S.O.A. ed impresa aspirante all’attestazione sono legate da un vincolo privatistico, che deriva dalla sottoscrizione di un apposito contratto, il cui sinallagma si sostanzia nella prestazione della S.O.A. di verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio dell’attestazione richiesta e nella controprestazione di riconoscere un compenso. Pertanto, le controversie che discendono dall’esecuzione di quest’ultimo rapporto rientrano nella sfera di cognizione del giudice ordinario, competente a valutare il comportamento adempitivo di una delle parti del contratto (alla stregua del principio nella specie è stato dichiarato inammissibile, per difetto di giurisdizione, un ricorso con il quale si chiedeva l’annullamento di un provvedimento con il quale l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici aveva diffidato formalmente una S.O.A. a rivedere l’attestazione di qualificazione rilasciata).
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 10/07/2002 n. 6241
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
1.Il potere di vigilanza dell'Autorità "sull'osservanza della disciplina legislativa e regolamentare in materia", attribuitole dall'art.4 della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., è comprensivo anche della facoltà di emanare atti di orientamento per la corretta applicazione della normativa da parte delle amministrazioni soggette al potere di vigilanza.2.L'Autorità fa il punto della normativa nella materia, dando in tal modo alle amministrazioni vigilate un sussidio ermeneutico, e gli atti da essa adottati non possono che ascriversi alla categoria delle circolari interpretative, in quanto destinati ad orientare la successiva attività delle amministrazioni vigilate, ma con effetti non necessariamente vincolanti su di esse, le quali se ne possono discostare, nel caso in cui le reputino contra legem.
TAR Lombardia-Brescia - Sentenza 26/06/2002 n. 996
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
La conclusione del procedimento di riscontro avviato dall'Autorità nell'esercizio dei suoi poteri di vigilanza possiede un'indubbia autorevolezza, di per sé capace di indubitare la procedura di gara e tutti gli atti già posti in essere, oltre a quelli ulteriori pertinenti il compimento dell'opera e la fase della sua futura gestione.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 27/04/2002 n. 1601
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
La vigilanza sul rispetto della normativa in materia di lavori pubblici, anche mediante verifiche sulla regolarità delle procedure eseguite, richiesta di documenti, informazioni e chiarimenti e la facoltà di disporre ispezioni, oltre a concretizzarsi in una funzione di segnalazione e referto al Governo e al Parlamento e di trasmissione di atti e rilievi ai competenti organi di controllo e giurisdizionali, si estrinseca anche nella emanazione di provvedimenti particolari, relativi a situazioni specifiche e contenenti valutazioni sull'illegittimità di singole fattispecie, con il conseguente riconoscimento della natura provvedimentale e della lesività delle deliberazioni dell'Autorità.
Consiglio di Stato - Sentenza 19/04/2002 n. 323
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il potere di vigilanza dell'Autorità dà luogo ad una molteplicità di atti tra i quali rientrano certamente, oltre quelli di regolazione interpretativa, anche gli atti di esame e controllo di singole fattispecie, i quali assumono la valenza di atti diretti a richiamare i soggetti responsabili su quella che viene ritenuta la corretta interpretazione delle norme di legge che disciplinano il settore.Il “potere di vigilanza” dell’Autorità non può essere inteso come controllo sostitutivo, ma come potere di interpretazione delle norme giuridiche che disciplinano il settore dei lavori pubblici, di controllo di una loro corretta applicazione da parte dei soggetti tenute ad applicarle, il che giustifica – come logica conseguenza – il riconoscimento, in capo all’Autorità, di una preventiva funzione orientativa dell’operato dei soggetti operanti nel settore, che riposa nell’autorevolezza dell’organo e che non può, quindi, estrinsecarsi in moduli di ingerenza sull’attività amministrativa.Nell’esercizio delle proprie funzioni, l’Autorità non può imporre un particolare e specifico comportamento attivo ai soggetti operanti nel settore dei lavori pubblici, ma può: in via interpretativa, indicare ai soggetti interessati, il corretto comportamento da tenere, al fine di porre in essere azioni conformi alle disposizioni di legge e di indirizzare la relativa attività verso obiettivi di pubblico interesse; in via successiva, segnalare le irregolarità eventualmente accertate agli organi di controllo o, nel caso in cui le irregolarità abbiano rilevanza penale, agli organi giurisdizionali competenti.
TAR Lombardia, Sezione III - Sentenza 18/12/2001 n. 8064
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
È inammissibile l’impugnazione di un parere dell'Autorità, sulla cui base l’ente appaltante abbia deciso di incamerare la cauzione, attesa la natura non provvedimentale del parere dell’Autorità.
TAR Campania, Sezione I - Sentenza 05/10/2001 n. 4487
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Il potere ispettivo previsto dall’art.4, co.6, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., si distingue da quello generale di vigilanza e monitoraggio sull’intero settore, previsto dal comma 4 dell’art.4 cit., in quanto si dirige non già verso la ricognizione d’assieme dell’andamento del settore, ma è destinato per sua natura ad appuntarsi su fattispecie puntuali rispetto alle quali l’esito dell’accertamento dell’Autorità può e deve tradursi in un atto amministrativo di formulazione di rilievi (in caso di riscontrate irregolarità) diretti agli organi di controllo.L’atto che costituisce l’esito di un procedimento di vigilanza ispettiva non è un parere, ma un atto che esplica effetti propulsivi di possibili procedimenti di riesame amministrativo in sede di autotutela ed impone al Comune destinatario l’obbligo di buona amministrazione di prendere in considerazione i rilievi, avviando un procedimento di secondo grado destinato a chiudersi con un provvedimento motivato di conferma, di riforma o di autoannullamento/revoca dell'aggiudicazione.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 04/10/2001 n. 8118
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L’atto emanato dall’Autorità non può che ascriversi nella categoria delle circolari, destinate ad orientare la successiva attività delle amministrazioni vigilate, ma con effetti non necessariamente vincolanti su di esse, potendosene discostare, nel caso in cui le reputino contra legem.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 04/10/2001 n. 8118
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Nell’esercizio del potere di vigilanza attribuitole dall’art.4 della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., l’Autorità fa il punto della normativa, primaria e secondaria, dando, in tal modo, alle amministrazioni “vigilate” un sussidio ermeneutico, illustrando la normativa di settore e dandonel’interpretazione più aderente ai principi.
TAR Piemonte - Sentenza 21/12/2000 n. 1427
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L'art.4 della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., non attribuisce all'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici il potere di adottare atti puntuali, idonei ad incidere sulla legittimità degli atti degli organi competenti a stipulare i contratti.
TAR Roma 16/02/2000 n. 1463
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
L'atto di regolazione degli incarichi di progettazione e di direzione dei lavori ai sensi dell'art. 17 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., emesso dall'Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici è insuscettibile di arrecare un danno attuale, tenuto conto della natura meramente orientativa delle indicazioni in esso contenute; pertanto, va respinta la domanda giudiziale con la quale se ne chiede la sospensione dell'esecuzione.
Consiglio di Stato 29/05/1998 n. 988
legge 109/94 Articoli 4 - Codici 4.2.6
Le Autorità amministrative indipendenti operano in piena autonomia rispetto agli apparati dell'esecutivo e agli organi di ogni Amministrazione ed esprimono l'esigenza di dare corpo ad una funzione amministrativa di garanzia, che giustifica la loro indipendenza.La funzione di garanzia svolta dalle Autorità indipendenti (organi collocati al di fuori dell'art. 102 Cost.) - che non sostituisce né surroga alcuna competenza di Amministrazione attiva o di controllo - è incardinata, nell'attuale assetto costituzionale, nella funzione amministrativa attraverso norme che ne plasmano l'attività secondo caratteri oggettivi di concretezza, spontaneità e discrezionalità (propri dell'attività amministrativa).