Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "organismi di attestazione"

Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 19/01/2007 n. 121
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
Il certificato ISO 9001:2000 deve intendersi incluso nel campo di applicazione dell’art. 19 del D.P.R. n. 445/2000, in forza del quale “la dichiarazione sostituiva dell’atto di notorietà può riguardare anche il fatto che la copia di un atto o di un documento conservato o rilasciato da una pubblica amministrazione…sono conformi all’originale”. Deve, infatti, reputarsi che tale certificato possieda la qualificazione di “atto (certificatorio) rilasciato da una pubblica amministrazione”, secondo la lettera del citato art. 19, in coerenza con quanto sostenuto nella sentenza 22 marzo 2005, n. 1178, per cui le S.O.A., “pur essendo organismi privati, rilasciano “attestazioni” aventi contenuto vincolato e rilievo pubblicistico, nell’esercizio di una funzione pubblicistica di certificazione (che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico)”.
TAR Lazio, Sezione Roma III - Sentenza 25/05/2005 n. 4116
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
All’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici è attribuito il potere di controllare la sussistenza dei requisiti per il rilascio delle attestazioni, con un procedimento che richiede il necessario contraddittorio con l’impresa sottoposta a verifica. Tale procedimento sfocia in un provvedimento con cui l’Autorità incide in maniera penetrante sul potere delle SOA in ordine alle attestazioni, in quanto l’Autorità “indica” in maniera vincolante le “condizioni da osservarsi nell’esecuzione del contratto stipulato”. L’Autorità, dunque, detta alle SOA il contenuto dell’atto da adottare, sia che tale atto sia il rilascio dell’attestazione sia che tale atto sia la modifica o la revoca di un’attestazione già rilasciata, e, in caso di inerzia della SOA, l’Autorità stessa procede all’annullamento ovvero alla modifica dell’attestazione.Ai sensi dell’art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., tra i requisiti di ordine generale necessari per conseguire la qualificazione, rientra la “inesistenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione”. Ne discende che le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione sono un fatto di tale gravità da essere di per sé ostativo dell’ottenimento dell’attestazione, sicché, a fronte di documentazione di cui è stata accertata la falsità, e dunque preclusiva dell’ottenimento dell’attestazione, correttamente la SOA procede alla revoca dell’attestazione medesima.La circostanza secondo cui la falsità della documentazione non sia imputabile all’impresa in quanto tale non appare rilevante, perché ciò che viene in rilievo, al fine dell’annullamento dell’attestazione di qualificazione, è il fatto oggettivo della falsità della dichiarazione, indipendentemente da ogni ricerca in ordine all’imputabilità soggettiva del falso. Ne consegue che l’attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di false dichiarazioni va annullata - o revocata - anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all’impresa che ha conseguito l’attestazione. La suddetta non imputabilità, tuttavia, acquista rilevanza ai fini del rilascio di nuova attestazione, in quanto, in caso di falso non imputabile, ai sensi del richiamato art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. n. 34/2000 e s.m., sussisterà il requisito di ordine generale di non aver reso false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 24/01/2005 n. 129
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
Le SOA, ancorché siano organismi privati, svolgono una funzione pubblicistica di certificazione che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico. Si verifica pertanto una ipotesi di esercizio privato di funzione pubblica.Se l’Autorità può indicare in maniera vincolante il contenuto dell’attestazione e può, addirittura, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA precludendone ogni ulteriore attività (mediante la revoca dell’autorizzazione generale), a maggior ragione l’Autorità può adottare la misura, di minore impatto, di intervenire in via diretta sulla attestazione, annullandola.Le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione è un fatto di tale gravità, da essere di per sé ostativo dell’ottenimento dell’attestazione, a prescindere dal numero e dalla entità dei documenti falsi.L’attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di falsi documenti va annullata anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all’impresa che ha conseguito l’attestazione.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 07/09/2004 n. 5843
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
Sussiste il potere dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici di intervenire in via diretta sulle attestazioni SOA, invalidandole in tutto o in parte, dopo aver segnalato la illegittimità alla SOA e nell’inerzia di quest’ultima. Tale potere di annullamento delle attestazioni va esercitato dall’Autorità solo in caso di inerzia della SOA, sicché, in prima battuta, l’Autorità dovrà indicare alla SOA il contenuto dell’atto che questa deve adottare entro un breve termine (rilascio, modifica, ritiro, dell’attestazione); solo in caso di inerzia della SOA, l’Autorità interverrà in via diretta ad adottare l’atto omesso dalla SOA.Il provvedimento con cui l’Autorità di vigilanza indica alla SOA il contenuto dell’atto da adottare deve rispettare le garanzie di partecipazione, sicché contestualmente l’Autorità deve dare avviso di avvio del procedimento all’impresa interessata, ai sensi dell’art. 7 della legge n. 241/1990.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 01/09/2004 n. 8214
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
Le SOA, pur essendo organismi privati, svolgono una funzione pubblicistica di certificazione, che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico, sicché si verifica un’ipotesi di esercizio privato di funzione pubblica. Ne consegue l’interesse pubblico all’attività di certificazione la quale, infatti, è circondata di garanzie e controlli pubblici. In questo sistema le attestazioni sono destinate ad avere una particolare efficacia probatoria, come confermato dall’art. 1 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 che recita: “l’attestazione di qualificazione rilasciata a norma del presente regolamento costituisce condizione necessaria e sufficiente per la dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria ai fini dell’affidamento di lavori pubblici. Le stazioni appaltanti non possono richiedere ai concorrenti la dimostrazione della qualificazione con modalità, procedure e contenuti diversi da quelli previsti dal presente titolo, nonché dai titoli III e IV”. Il legislatore, nell’ottica della semplificazione, ha inteso demandare lo svolgimento di un’attività in passato affidata a soggetti pubblici - la certificazione - , a soggetti privati, ma la diversa natura giuridica (pubblica o privata) del soggetto che esercita l’attività di certificazione, non incide sulla natura giuridica dell’attività stessa, che era in passato, e rimane oggi, una funzione pubblica di certificazione, volta a ingenerare pubblica fiducia nel contenuto dell’atto. Ne consegue che le attestazioni rilasciate dalle SOA hanno natura pubblica e sono atti vincolati.Da quanto sopra emerge, inoltre che se, da una parte, le SOA sono soggetti privati che esercitano una funzione pubblica e all’Autorità sono attribuiti poteri penetranti di vigilanza e controllo sia sulle SOA sia sulle singole attestazioni, dall’altra parte, è logico desumere la sussistenza del potere dell’Autorità di annullare direttamente le attestazioni SOA. In tal senso depone - nonostante il dato letterale non appaia univoco, considerata la parcellizzazione in varie norme delle diverse disposizioni - il criterio sistematico, oltre che quello logico, di interpretazione delle norme richiamate e del sistema descritto per cui: se l’Autorità può vincolare il contenuto dell’attestazione e può, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA revocando l’autorizzazione generale e precludendo, così, ogni ulteriore attività, deve ritenersi che possa anche intervenire direttamente sull’attestazione, annullandola. Ragionando diversamente si potrebbe giungere ad un paradosso nelle ipotesi di inerzia della SOA, poiché si consentirebbe ad imprese che hanno ottenuto l’attestazione sulla base di presupposti erronei (o falsi), di continuare a partecipare alle gare di appalto sine die. In sostanza, il ritiro dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività nei confronti della SOA inadempiente potrebbe rivelarsi inefficace ai fini considerati in questa sede perché, quando una SOA cessa la sua attività, le attestazioni da essa rilasciate devono essere trasferite ad altra SOA e si potrebbe verificare il caso in cui la SOA che ha rilasciato un’attestazione sulla base di falsi presupposti ometta (contravvenendo alle indicazioni vincolanti dell’Autorità) di revocare l’attestazione viziata (determinando la revoca alla SOA dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività), ma l’attestazione viziata viene trasferita ad altra SOA e continua ad essere efficace. Un’impostazione di tal fatta, che lasciasse aperti spazi così vistosi di ambiguità, verrebbe a contraddire il sistema di certezze e di rigore che il legislatore ha inteso realizzare intorno agli affidamenti e all’esecuzione dei lavori pubblici.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 31/05/2003 n. 3020
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
L’annullamento di un atto amministrativo non è di per sé sufficiente a fondare una domanda risarcitoria, essendo invece necessario che tra l’annullamento ed il fatto dannoso che ne è la conseguenza sussista un nesso di causalità (alla stregua del principio è stata respinta la domanda di risarcimento danni avanzata da una S.O.A. nei confronti dell’Autorità di vigilanza sui LL.PP., atteso che la S.O.A. aveva soltanto asserito che in virtù degli atti amministrativi impugnati aveva subito un danno, senza darsi carico di dimostrare né quest’ultimo, né l’esistenza del nesso di causalità tra l’asserito danno e l’attività illegittima posta in essere dall’Amministrazione).
TAR, Sezione Lazio - Sentenza 02/02/2003 n. 1356
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
La sanzione prevista dall'art.4, co.7, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., può essere irrogata nei confronti di un organismo di attestazione solo in due distinte ipotesi: la prima è l'omissione da parte della Soa interessata della comunicazione avente ad oggetto il sopravvenire di evenienze incidenti sulle specifiche situazioni puntualmente elencate dall'art.7, co.7, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n.34 e s.m., la seconda è la «mancata risposta a richieste» dell'Autorità, ai sensi del citato art.7, co.9, del D.P.R.34/2000 e s.m. Non è, invece, contemplata una terza ipotesi sanzionatoria relativa alla mancata comunicazione spontanea, entro quindici giorni dal loro verificarsi, di eventuali circostanze astrattamente suscettibili di incidere sul requisito dell'indipendenza, di cui all'art.7, co.5, del D.P.R. 34/2000 e s.m., non oggetto di una specifica "richiesta " da parte dell'Autorità.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 08/01/2003 n. 1355
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
La sanzione prevista dall'art.4, co.7, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m., può essere irrogata nei confronti di un organismo di attestazione solo in due distinte ipotesi: la prima è l'omissione da parte della Soa interessata della comunicazione avente ad oggetto il sopravvenire di evenienze incidenti sulle specifiche situazioni puntualmente elencate dall'art.7, co.7, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n.34 e s.m., la seconda è la «mancata risposta a richieste» dell'Autorità, ai sensi del citato art.7, co.9, del D.P.R.34/2000 e s.m.Non è, invece, contemplata una terza ipotesi sanzionatoria relativa alla mancata comunicazione spontanea, entro quindici giorni dal loro verificarsi, di eventuali circostanze astrattamente suscettibili di incidere sul requisito dell'indipendenza, di cui all'art.7, co.5, del D.P.R. 34/2000 e s.m., non oggetto di una specifica "richiesta " da parte dell'Autorità.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 16/10/2002 n. 8722
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
La relazione tra l'Autorità e le SOA costituisce un rapporto pubblicistico, atteso che il potere di autorizzazione, controllo e vigilanza dell'Autorità sulle SOA costituisce espressione di una potestà amministrativa, a fronte della quale è possibile configurare esclusivamente interessi legittimi.La SOA ed impresa aspirante all'attestazione sono legate da un vincolo privatistico, che deriva dalla sottoscrizione di un apposito contratto, il cui sinallagma si sostanzia nella prestazione della SOA di verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio dell'attestazione richiesta e nella controprestazione di riconoscere il compenso: le controversie che discendono dall'esecuzione di tale rapporto rientrano nella sfera di cognizione del giudice ordinario.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 16/10/2002 n. 8721
legge 109/94 Articoli 1, 8 - Codici 1.1, 8.2, 8.3
Il D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34, ha inteso scindere in due momenti il procedimento di qualificazione delle imprese, tenendo ben distinto il rapporto che intercorre l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici e le S.O.A. da quello che si instaura tra queste ultime e le imprese da qualificare. Tale distinzione attiene sia alla natura che agli effetti che ciascuna di dette relazioni è suscettibile di produrre: a) quanto alla prima, essa si estrinseca in un tipico rapporto pubblicistico, atteso che il potere di autorizzazione, controllo e vigilanza dell’Autorità sulle S.O.A. costituisce espressione di una potestà amministrativa, a fronte della quale è possibile configurare esclusivamente interessi legittimi; b) diametralmente opposta è la conclusione in merito alla seconda: S.O.A. ed impresa aspirante all’attestazione sono legate da un vincolo privatistico, che deriva dalla sottoscrizione di un apposito contratto, il cui sinallagma si sostanzia nella prestazione della S.O.A. di verificare la sussistenza delle condizioni per il rilascio dell’attestazione richiesta e nella controprestazione di riconoscere un compenso. Pertanto, le controversie che discendono dall’esecuzione di quest’ultimo rapporto rientrano nella sfera di cognizione del giudice ordinario, competente a valutare il comportamento adempitivo di una delle parti del contratto (alla stregua del principio nella specie è stato dichiarato inammissibile, per difetto di giurisdizione, un ricorso con il quale si chiedeva l’annullamento di un provvedimento con il quale l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici aveva diffidato formalmente una S.O.A. a rivedere l’attestazione di qualificazione rilasciata).