Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "requisiti di qualificazione delle imprese"

Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 19/02/2007 n. 832
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Per la verifica dell’osservanza dell’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. occorre unicamente far riferimento alla misura della classifica di qualificazione concretamente spesa dalle imprese raggruppate ai fini del raggiungimento dei requisiti minimi di ammissione alla gara; tale misura è esattamente segnata dalle rispettive quote di partecipazione al raggruppamento.Ogni parametro di valutazione incentrato sul contributo potenziale delle imprese associate, commisurato cioè al possesso delle singole qualificazioni, pecca di eccessiva astrattezza e non trova riscontro nella lettera e nella ratio del dato normativo di riferimento. In tal modo, infatti, la verifica della misura maggioritaria risulta sganciata da elementi certi di raffronto e, soprattutto, il criterio va incontro ad insormontabili difficoltà applicative ogniqualvolta partecipino ad una medesima associazione più imprese in possesso della medesima potenzialità.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 19/02/2007 n. 475
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Le qualificazioni OS10 e OS20 risultano obbligatorie sia ai sensi del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. sia ai sensi del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m.. Ne consegue che, in base a coerenti criteri del quadro normativo, correttamente l’Amministrazione ha richiesto nel bando di gara tutte le qualificazioni occorrenti, non potendo le relative lavorazioni essere eseguite dall’impresa aggiudicataria se non in possesso della relativa qualificazione.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 12/02/2007 n. 525
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Le lavorazioni di cui alla categoria generale OG12 debbono essere fatte rientrare nella categoria delle “strutture, impianti ed opere speciali”, di cui all’art. 72, comma 4, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., con la conseguenza che tale natura ne determinerebbe, in linea di principio, la non subappaltabilità. La giurisprudenza amministrativa, tuttavia, ha specificato che, ai fini di escludere la subappaltabilità di lavorazioni rientranti in categorie generali, ma comprendenti prestazioni specialistiche, è necessaria l’analisi in concreto della natura delle stesse. Il divieto di subappalto delle categorie scorporabili, imposto dall’art. 13, comma 7, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. infatti, non può indiscriminatamente trovare applicazione rispetto a tutte le categorie generali che possono essere fatte rientrare tra le “opere speciali”, ma solo con riferimento ad opere scorporabili altamente specializzate, le quali abbiano singolarmente valore superiore al 15% dell’importo totale dei lavori. Accertato, quindi, il presupposto oggettivo dell’incidenza della singola lavorazione a qualificazione obbligatoria sul totale dei lavori a base d’asta in misura superiore al 15%, la stessa non può essere subappaltata ad un soggetto diverso, in possesso della necessaria qualificazione, solo se si possa ritenere che quelle richieste dallo specifico capitolato speciale siano effettivamente lavorazioni che richiedono comunque una particolare specializzazione (in tal senso Cons. Stato, Sez. IV, 6701/04). Nel caso di specie, ancorché sia stata richiesta dal bando la qualificazione nella categoria OG12 (qualificabile come “opere speciali”), l’esistenza del divieto di subappalto sembra essere esclusa dal fatto che per tutte le lavorazioni appaltate la natura specializzata può essere esclusa.In caso di scorporo di talune lavorazioni a qualificazione necessaria l’impresa che presenta l’offerta deve possedere la qualificazione nella categoria prevalente non per il solo importo specificato nel bando, ma per l’intero importo dei lavori, compresi, quindi, anche i lavori oggetto di subappalto o scorporo, anche se in taluni casi si è ritenuto che fosse sufficiente il possesso della sola qualificazione relativa alle lavorazioni principali, per l’importo delle stesse, laddove nell’offerta fosse stata espressamente individuata la ditta affidataria del subappalto (Cons. Stato, Sez. IV, 6701/04).
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 19/01/2007 n. 121
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il certificato ISO 9001:2000 deve intendersi incluso nel campo di applicazione dell’art. 19 del D.P.R. n. 445/2000, in forza del quale “la dichiarazione sostituiva dell’atto di notorietà può riguardare anche il fatto che la copia di un atto o di un documento conservato o rilasciato da una pubblica amministrazione…sono conformi all’originale”. Deve, infatti, reputarsi che tale certificato possieda la qualificazione di “atto (certificatorio) rilasciato da una pubblica amministrazione”, secondo la lettera del citato art. 19, in coerenza con quanto sostenuto nella sentenza 22 marzo 2005, n. 1178, per cui le S.O.A., “pur essendo organismi privati, rilasciano “attestazioni” aventi contenuto vincolato e rilievo pubblicistico, nell’esercizio di una funzione pubblicistica di certificazione (che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico)”.
TAR Toscana, Sezione II Firenze - Sentenza 15/01/2007 n. 12
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Con specifico riguardo alle opere scorporabili di importo inferiore a € 150.000, che per il loro ammontare si trovano al di fuori dell’applicazione del sistema generale di attestazione-qualificazione facente riferimento alle SOA (cfr. art. 8, comma 2, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., non superato dal recente art. 40 del Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163) anche qualora il bando di gara richieda (come nel caso di specie) la presentazione dell’attestazione rilasciata da una SOA per determinate categorie e classifiche di lavorazioni, nulla, tuttavia, esclude che l’impresa che ne fosse priva possa comunque partecipare all’appalto in ragione dell’art. 28 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., con il conseguente obbligo della stazione appaltante di procedere direttamente all’accertamento dei relativi requisiti tecnico-organizzativi (cfr., in tal senso, T.A.R. Lombardia, Brescia, 22 novembre 2005 n. 1211).Appare condivisibile un’interpretazione dell’art. 28 del D.P.R. n. 34/2000 e s.m. in senso “comunitariamente orientato” e rivolto a rispettare il principio generale della massima partecipazione alle selezioni per l’affidamento di appalti pubblici, tenuto conto della circostanza che l’Amministrazione, attraverso il deposito dell’equipollente certificazione (rispetto all’attestazione SOA, per effetto di detto articolo), non viene a trovarsi in una posizione di rischio circa l’eventuale affidamento dell’appalto ad un soggetto professionalmente inadeguato, potendo pur sempre verificare la veridicità del contenuto di quanto attestato dall’impresa concorrente. Tale interpretazione è in armonia con quanto sostenuto al riguardo dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nella Determinazione 18 luglio 2001 n. 15, ove si chiarisce che “qualora le lavorazioni scorporabili o subappaltabili siano di importo inferiore a 150.000 euro, le imprese che assumono l’esecuzione di dette lavorazioni, nel caso non siano in possesso di attestazione SOA, debbono possedere i requisiti di cui all’articolo 28 del D.P.R. n. 34/2000 e, cioè, avere eseguito direttamente, nel quinquennio antecedente la data di pubblicazione del bando, un importo di lavori non inferiore all’importo del contratto da stipulare, avere sostenuto nel suddetto periodo un costo complessivo per il personale dipendente non inferiore al 15% dell’importo dei lavori eseguiti (o di quello figurativamente individuato) e dimostrare di avere la disponibilità di adeguata attrezzatura”, precisandosi che l’art. 28 fa riferimento alle singole lavorazioni inferiori ad € 150.000,00 e non al valore dell’intero contratto da affidarsi.
TAR Friuli Venezia Giulia - Sentenza 11/01/2007 n. 36
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Se nel certificato rilasciato dalla SOA non compare l’attestazione del possesso del sistema di qualità, a prescindere dalle motivazioni di tale mancanza - che in ogni caso attengono unicamente ai rapporti tra la predetta SOA e l’impresa - sta di fatto che comunque compete a quest’ultima l’attenta verifica dello stato della documentazione prodotta in gara, adempimento che rientra nell’ordinaria diligenza e le conseguenze del cui mancato espletamento non possono ricadere che sulla diretta interessata, posto che l’onere di allegazione della certificazione grava sull’impresa che intende avvalersi del beneficio (del dimezzamento della cauzione) e non certo sulla stazione appaltante.Come la mancata presentazione dell’offerta non potrebbe non comportare l’esclusione della domanda del partecipante, - indipendentemente da un’espressa sanzione di esclusione - allo stesso modo la mancata produzione di uno degli altri adempimenti richiesti sempre tra le condizioni di partecipazione non può che comportare la medesima conseguenza. Trattandosi di condizioni di partecipazione è poi evidente che la stazione appaltante non può consentire alcuna integrazione o regolarizzazione del requisito mancante.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 10/01/2007 n. 58
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Dalla lettura coordinata dell’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. e dell’art. 3, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. consegue necessariamente l’utilizzabilità, da parte di ciascuna impresa concorrente (con riferimento alla classifica IV richiesta dal bando nella categoria prevalente “lavori edili” OG1), della certificazione, per la categoria, per la classifica III, che dà titolo a partecipare alle gare e ad eseguire lavori nei limiti della propria classifica incrementata di un quinto (con riferimento a ciascuna delle imprese riunite o consorziata, allorché, come nella specie, ciascuna di esse sia qualificata per una classifica pari ad almeno un quinto dell’importo dei lavori a base di gara) e consente il cumulo del requisito in questione, purché siano rispettati (come nel caso in esame) le percentuali e gli equilibri fissati dal citato art. 95, comma 2, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m..
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 19/12/2006 n. 2231
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., relativo ai requisiti delle ATI di tipo orizzontale, stabilisce una ripartizione dei lavori tra le associate considerandoli nel loro complesso, senza alcun distinguo per le singole categorie; pertanto il possesso da parte della mandataria dei requisiti in misura maggioritaria si riferisce all’appalto complessivamente considerato, non risultando in alcun modo dalla detta norma che il requisito debba sussistere anche con riferimento a ciascuna singola categoria di intervento (cfr., TAR Catania, 21 settembre 2004, n. 2600). Conseguentemente, è erroneo interpretare il parametro normativo nel senso che la misura minima del 10% dei lavori riguardi anche la categoria scorporabile non subappaltabile.
Corte dei Conti Sicilia, Sezione IV Catania - Sentenza 07/12/2006 n. 2429
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’art. 12, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. ha posto il principio - di carattere generale - del divieto della partecipazione alla medesima gara del consorzio stabile e dei consorziati, mentre l’art. 13, comma 4, ha inteso precisare la portata del divieto, chiarendo che esso riguarda soltanto i consorziati che già partecipano alla gara mediante la struttura consortile, di modo che il divieto si traduce nella preclusione per un’impresa di poter partecipare alla medesima gara due volte, l’una attraverso la struttura del consorzio stabile e l’altra in una qualsiasi diversa forma (cfr. Determinazioni n. 18 del 29 ottobre 2003 e n. 11 del 9 giugno 2004 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici; TAR Sardegna, Sez. I, 20 giugno 2005, n. 1445).L’indicazione delle imprese per conto delle quali il consorzio concorre, contemplata dall’art. 13, comma 4, ha valore non solo in negativo, in quanto le imprese predette non possono partecipare autonomamente alla gara, ma anche in positivo, in quanto i lavori potranno essere eseguiti soltanto dalle predette imprese. L’esecuzione dei lavori solo da parte delle imprese per conto delle quali il consorzio concorre costituisce una scelta obbligata, perché soltanto in questo modo possono essere evitate situazioni paradossali, come quella di far realizzare l’opera da parte di un consorziato che ha partecipato alla gara in concorrenza con il consorzio stesso (cfr., in termini, Determinazione n. 18 del 29 ottobre 2003 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.).Nulla vieta, ovviamente, che il consorzio possa dichiarare in sede di offerta che concorre in proprio e non per conto di alcun consorziato (cfr. Determinazione n. 11 del 9 giugno 2004 dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.). In tal caso, il consorzio potrà: - eseguire direttamente tutte le opere o parte di esse, utilizzando la comune struttura d’impresa; - eseguire tutte le opere o parte di esse mediante una o più delle imprese consorziate, assegnandone ad esse l’esecuzione, totale o parziale, avvalendosi della facoltà di cui all’art. 97, comma 1, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, in base al quale “I consorzi stabili di imprese di cui all’articolo 10, comma 1, lettera c), e articolo 12 della Legge, hanno la facoltà di far eseguire i lavori dai consorziati senza che ciò costituisca subappalto, ferma la responsabilità sussidiaria e solidale degli stessi nei confronti della stazione appaltante”.In siffatto quadro normativo risulta diversa la posizione dei consorziati per conto dei quali il consorzio ha dichiarato di concorrere, ai sensi dell’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m., rispetto a quella dei consorziati ai quali viene assegnata l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., dal momento che: - la dichiarazione di cui all’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m. ha rilevanza esterna, sia ai fini dello svolgimento della gara che dell’esecuzione dei lavori, e rimane cristallizzata nel tempo; - la designazione di cui all’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., in genere successiva all’aggiudicazione, costituisce un semplice atto interno del consorzio, privo di rilevanza esterna, ancorché esso debba essere comunicato alla stazione appaltante e sia sempre modificabile (cfr. Determinazione n. 11 del 9 giugno 2004 dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, cit.).L’art. 97, comma 4, seconda parte, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m. prevede espressamente che “alle singole imprese consorziate si applicano le disposizioni previste per le imprese mandanti dei raggruppamenti temporanei di imprese”. Orbene, a proposito delle imprese mandanti dei raggruppamenti temporanei di imprese, l’art. 95, comma 2, dispone che tali imprese devono possedere i requisiti tecnico organizzativi ed economico finanziari “ciascuna nella misura minima del 10% di quanto richiesto all’intero raggruppamento”. Conseguentemente, in base al combinato disposto delle disposizioni da ultimo riportate, le imprese per le quali il consorzio ha dichiarato di concorrere, ai sensi dell’art. 13, comma 4, della legge n. 109/1994 e s.m., ovvero alle quali viene assegnata l’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 97, comma 1, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., devono possedere una qualificazione minima, pari, quanto meno, al 10% di quella globalmente richiesta per partecipare alla gara.
TAR Sicilia, Sezione IV Catania - Sentenza 09/11/2006 n. 2159
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’interpretazione coordinata dell’art. 95, comma 1, D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. con gli artt. 73 e 74 del Regolamento medesimo comporta, nel caso in cui il bando richieda unicamente la qualificazione nella categoria prevalente e non indichi altre categorie (essendo le lavorazioni riconducibili a queste ultime inferiori al 10% dell’importo complessivo o inferiori a 150.000 euro), che l’impresa singola deve essere in possesso della qualificazione nella categoria prevalente per l’importo totale dei lavori; in tale ipotesi essa può eseguire direttamente tutte le lavorazioni di cui si compone l’intervento, ivi comprese quelle non rientranti nella categoria prevalente, ovvero, a sua scelta, può subappaltare queste ultime ad imprese in possesso delle relative qualificazioni.Nel caso, invece, in cui il bando richieda la qualificazione nella categoria prevalente ed indichi espressamente ulteriori categorie (essendo le lavorazioni riconducibili a queste ultime superiori al 10% dell’importo complessivo o superiori a 150.000 euro), l’impresa singola deve essere in possesso della qualificazione nella categoria prevalente per l’importo totale dei lavori ovvero della qualificazione nella categoria prevalente e nelle categorie scorporabili per i singoli importi; in tale ipotesi essa è tenuta a subappaltare le lavorazioni, non rientranti nelle categorie possedute, ad imprese che abbiano le relative qualificazioni.Infine, nel caso in cui il bando richieda la qualificazione nella categoria prevalente ed indichi altresì ulteriori categorie (essendo le lavorazioni riconducibili a queste ultime superiori al 10% dell’importo complessivo o superiori a 150.000 euro), ove l’impresa singola sia priva di qualificazione in una o più categorie relative a lavorazioni scorporabili, essa può essere ammessa alla gara soltanto se nella categoria prevalente possiede anche i requisiti relativi alle categorie scorporabili, di cui risulta priva; anche in tale ipotesi essa è tenuta a subappaltare le lavorazioni che non rientrano nelle categorie possedute ad imprese che abbiano le relative qualificazioni.L’elemento costante, che accomuna le fattispecie descritte è rappresentato dal fatto che, ai fini dell’ammissione alla gara, la qualificazione nella categoria prevalente e le qualificazioni nelle categorie scorporabili (ove previste), globalmente considerate, devono coprire in ogni caso l’importo totale dei lavori. La superiore scelta va giustificata con la necessità di affidare l’appalto a concorrenti muniti di una struttura imprenditoriale adeguata all’entità dell’intervento costruttivo da eseguire, anche se tenuti a subappaltare le lavorazioni non rientranti nelle categorie possedute.Tale essendo il contenuto prescrittivo dell’art. 95 del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., esso non risulta contraddittorio rispetto agli artt. 73 e 74 del regolamento medesimo, dei quali integra il contenuto, limitandosi a quantificare la misura della qualificazione (id est, la classifica necessaria) nelle singole categorie di lavori.
TAR Abruzzo, Sezione Pescara - Sentenza 21/10/2006 n. 669
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Come previsto dall’art. 73, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m, la qualificazione può essere richiesta per l’esecuzione di lavori “di importo singolarmente superiore al dieci per cento dell’importo complessivo dell’opera ovvero di importo superiore a Euro 150.000”. La locuzione “ovvero” è utilizzata nel citato articolo non in senso disgiuntivo (cioè, con il significato di “oppure”), ma nel senso di “ossia” (cioè, con il significato di ulteriore chiarimento e specificazione), per cui la norma in questione va interpretata nel senso che è necessaria la qualificazione se i lavori siano superiori al 10% e “sempre che” tali lavori siano superiori a Euro 150.000. Ove si seguisse una diversa interpretazione, sarebbe palesemente illogico e contrario al favor della massima partecipazione alle gare il richiedere la qualificazione specialistica per eseguire lavori anche di modestissimo importo, ma ricompresi nel predetto 10% dell’importo complessivo dei lavori (per cui, ad esempio, potrebbe essere necessariamente richiesta la qualifica anche per eseguire lavori, non subappaltabili, di soli Euro 17.000, ove l’importo complessivo dei lavori sia di soli Euro 151.000). Pertanto, la normativa in questione deve essere interpretata nel senso che la qualificazione per una categoria specialistica può essere richiesta per eseguire lavori di importo superiore al 10% dell’importo complessivo dell’opera, solo, però, se tali lavori siano di importo superiore a Euro 150.000.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 19/10/2006 n. 6232
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il possesso della qualificazione nella categoria generale OG11, che concerne una serie di professionalità tecniche, tra cui quelle comprese nelle qualificazioni specialistiche OS3 e OS30, è idonea a consentire la partecipazione alla gara pur senza possedere specificamente le imprese partecipanti all’ATI la specifica qualificazione nelle categorie specialistiche OS3 e OS30. Dalla lettura dell’allegato A al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. si evince, infatti, che la qualificazione nella categoria generale OG11 comprende esattamente in sé quelle di cui alle categorie specialistiche OS3 e OS30, per cui è evidente che il possesso della prima determina automaticamente la capacità di eseguire i lavori delle seconde. Inoltre il possesso della qualificazione in OG11 individua, oltre alla possibilità di eseguire le lavorazioni ivi indicate, anche la possibilità di effettuare un coordinamento delle stesse lavorazioni.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 16/10/2006 n. 8578
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il beneficio della dilazione, fruito dall’impresa, non esclude che la stessa abbia omesso il versamento dei contributi previdenziali secondo lo scadenzario previsto dalla legge e neppure esclude che il comportamento di tardivo pagamento integra, ex se, la grave violazione prevista sub lett. d) dell’art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m..Quanto ai versamenti dovuti alla Cassa Edile nessuna rilevanza (men che mai un valore esimente dell’infrazione commessa) può annettersi alla circostanza secondo cui l’impresa avrebbe versato la somma corrispondente all’importo dei prescritti contributi previdenziali nelle mani di propri dipendenti. E’ infatti di tutta evidenza che tale versamento non può ritenersi equivalente al versamento da eseguire presso l’ente previdenziale creditore nei confronti del quale, e non nei confronti dei propri dipendenti, l’impresa è obbligata.La circostanza aggiuntiva che l’impresa, alla data di rilascio dell’attestazione, pur essendo ancora debitrice, dichiari tuttavia di trovarsi in posizione di regolarità contributiva integra l’ipotesi di “falsa dichiarazione” di cui alla lett. m) dell’art. 17 del citato D.P.R. n. 34/2000 e s.m..
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 04/10/2006 n. 9889
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Dal tenore testuale dell’art. 24, comma 1, lett. b), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, in forza del quale “l’impresa aggiudicataria può utilizzare l’importo complessivo se l’importo delle lavorazioni subappaltate non supera il 30% dell’importo complessivo e il 40% nel caso di lavorazioni appartenenti alle categorie di cui all’allegato A…”, risulta evidente che tale disposizione disciplina la sola ipotesi di lavori eseguiti in regime di subappalto, sia dal punto di vista dell’impresa che li conferisce sia da quello dell’impresa che li esegue, per cui la decurtazione dell’importo dei lavori, ai fini dell’attribuzione della qualificazione, può avvenire solo in presenza di un subappalto. La limitazione prevista dalla citata disposizione, infatti, ha una sua ragione di essere in presenza della diversificazione dell’esecuzione dei lavori che viene a crearsi con il subappalto, che renderebbe iniqua l’esclusiva utilizzazione dell’importo complessivo da parte dell’impresa aggiudicataria a scapito dell’impresa in subappalto, per cui si è stabilito un sistema di conteggio dell’importo in ragione del ruolo che hanno rispettivamente svolto le imprese nell’ambito della realizzazione di un’opera. Laddove, invece, non vi sia stato affidamento delle opere, o di parte di esse, in subappalto (come nel caso di specie) evidentemente la norma in questione non può trovare applicazione e non deve essere attuata nessuna decurtazione dell’importo complessivo dei lavori realizzati direttamente dall’impresa aggiudicataria.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 25/09/2006 n. 1946
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Premesso che l’ATI di tipo misto cumula i requisiti delle ATI verticali con quelli delle ATI orizzontali, occorre ricordare che l’art. 95 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. dispone che: “Per le associazioni temporanee di imprese e per i consorzi di cui all’art. 10, comma 1, lettere d), e) ed e- bis), della legge di tipo orizzontale, i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi richiesti nel bando di gara per le imprese singole devono essere posseduti dalla mandataria o da una impresa consorziata nelle misure minime del 40%; la restante percentuale è posseduta cumulativamente dalle mandanti o dalle altre imprese consorziate ciascuna nella misura minima del 10 per cento di quanto richiesto all’intero raggruppamento. L’impresa mandataria in ogni caso possiede i requisiti in misura maggioritaria”. La norma in parola deve ritenersi applicabile sia alle categorie prevalenti che a quelle scorporabili (T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 19 novembre 2004, n. 2704; T.A.R. Sicilia Catania, Sez. I, 19 settembre 2005, n. 1400). Conseguentemente deve essere esclusa dalla gara l’ATI di tipo misto la cui capogruppo, anche con l’aumento del quinto, non risulta in possesso in misura maggioritaria della qualificazione relativa alla categoria scorporabile.
TAR Basilicata - Sentenza 18/08/2006 n. 516
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il requisito dell’obbligo del possesso della qualità è da ritenersi connesso non all’importo dell’appalto bensì alla classifica della qualificazione, atteso che “le attestazioni costituiscono condizione necessaria e sufficiente per eseguire i lavori fino a un certo importo”. Non è, dunque, l’importo dell’appalto che, varcato un certo limite, comporta “ex se” l’obbligo del possesso del requisito qualità per tutti i concorrenti, siano essi imprese singole ovvero a.t.i., ma è l’importo dei lavori che ciascun concorrente vuole assumere a determinare l’obbligo del possesso del requisito stesso. Quindi la verifica sul possesso del requisito di qualità deve essere fatta solo quando l’importo dei lavori che il concorrente intende assumere integri una classifica di qualificazione per la quale il possesso della qualità sia già divenuto obbligatorio.In quest’ottica appare illegittimo precludere la partecipazione alle gare a raggruppamenti orizzontali comprendenti imprese qualificate per le classifiche I e II (per le quali non è obbligatorio il possesso del requisito della qualità) che intendano assumere lavori per importi corrispondenti alla propria classifica. Ove ciò avvenisse, infatti, le imprese qualificate per le classifiche più basse (I e II) non potrebbero mai associarsi per eseguire lavori di importo superiore alla II classifica, costringendo le stesse (come osservato dall’Autorità nella delibera n. 241/03) ad acquisire il citato requisito, che di fatto diverrebbe obbligatorio anche per le imprese aventi classifica, per stare alla fattispecie, inferiore alla III, violando in tal modo l’art. 4, comma 1, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. che, attraverso il richiamo all’allegato B, prevede il possesso della certificazione di qualità aziendale ovvero il possesso della dichiarazione della presenza di requisiti del sistema di qualità aziendale esclusivamente per le classifiche che vanno dalla III in su. In tal modo verrebbe frustrata altresì la finalità, che come è noto ispira l’istituto dell’associazione temporanea d’impresa, di consentire alle imprese più piccole di maturare significative esperienze di lavoro, capaci di favorire la loro crescita imprenditoriale garantendo al contempo la più ampia, ma non per questo meno qualificata, partecipazione alle procedure di gara per il conferimento di appalti pubblici. Tale finalità corrisponde evidentemente ad un obiettivo di allargamento del mercato nel settore dei pubblici appalti, che è in linea pure con le esigenze di concorrenza che le norme comunitarie prescrivono.
TAR Campania, Sezione VIII Napoli - Sentenza 09/08/2006 n. 7916
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La regola generale, che si evince dal complesso normativo vigente, è che l’indicazione dei progettisti costituisce una circostanza alternativa al possesso, in capo alla stessa azienda, delle capacità tecniche in materia. Se la norma dovesse essere interpretata come obbligo di cumulare le due risorse, ne discenderebbe un’inutile duplicazione, con un aggravio che non emerge dall’intento del legislatore. Pertanto, i soggetti in possesso della qualificazione come appaltatori integrati, proprio perché hanno già dato prova di possedere le richieste capacità progettuali, non devono ulteriormente indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici ed i loro requisiti di qualificazione, onere che invece permane unicamente in capo a quelle imprese qualificate per la sola costruzione dell’opera che partecipino ad una gara di appalto integrato (T.A.R. Lazio, sez. III, 8 luglio 2003, n. 6078).Il criterio di valutazione sull’ammissibilità o meno di proposte modificative in tema di redazione del progetto esecutivo in sede di gara per appalto integrato corre sul filo di una previsione normativa dal contenuto piuttosto elastico. Infatti, secondo l’art. 21 comma 1-ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., nei casi di aggiudicazione degli appalti si può utilizzare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo i parametri indicati nella stessa legge, quando “per la prevalenza della componente tecnologica o per la particolare rilevanza tecnica delle possibili soluzioni progettuali, si ritiene possibile che la progettazione possa essere utilmente migliorata con integrazioni tecniche proposte dall'appaltatore”. Il crinale tra le modifiche consentite e quelle vietate passa quindi attraverso la determinazione dell’ambito di applicazione della nozione di “integrazioni tecniche” indicata dal legislatore. Tuttavia, reputando del tutto incongrua una definizione a priori dell’ambito applicativo della disposizione, il legislatore ha optato per una qualificazione di rinvio, mediante il rimando alle singole categorie rilevanti in sede progettuale. È significativo in tal senso il fatto che, nello stesso articolo, la legge indichi un obbligo di considerazione di una serie di “elementi variabili”, ossia quelli indicati alla lett. a) del comma 2, e cioè il prezzo, il valore tecnico ed estetico delle opere progettate, il tempo di esecuzione dei lavori, il costo di utilizzazione e di manutenzione e gli ulteriori elementi individuati in base al tipo di lavoro da realizzare. Appare impossibile, pertanto, individuare in astratto e definitivamente l’area di applicazione del concetto di “integrazioni tecniche”, voluto dal legislatore. Questa è invece conseguenza di una valutazione tecnica della pubblica amministrazione, modulata sulla natura dell'opera da realizzare e soprattutto della congruità delle soluzioni tecniche proposte in rapporto con la funzione della stessa. Tutto questo, in concreto, significa che la valutazione della pertinenza delle soluzioni modificative proposte va svolta in concreto, e non in astratto, utilizzando i detti parametri. Essa si svolge quindi in una dinamica procedimentale, tale da far emergere le ragioni di preferenza per una o l’altra soluzione, ed è corretta e legittima solo nei limiti in cui non si snaturi l’opzione preliminare operata dalla stazione appaltante, opzione che, nel caso di appalto integrato, è stata già concretizzata nella redazione del progetto definitivo.
TAR Lazio, Sezione III ter Roma - Sentenza 08/08/2006 n. 7108
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., nel prevedere che l’impresa mandataria “in ogni caso possiede i requisiti in misura maggioritaria”, fa riferimento ai requisiti minimi previsti per concorrere allo specifico appalto e non ai requisiti posseduti in astratto ed in termini assoluti dalle singole imprese raggruppate. Diversamente opinando, infatti, si creerebbe un vincolo restrittivo al mercato, in contrasto con il principio della libera determinazione delle imprese in sede associativa, in quanto sarebbero privilegiate comunque le imprese di maggiori dimensioni (determinazione Autorità di vigilanza sui lavori pubblici n. 15/01; T.A.R. Sicilia Sez. I Catania n. 17/6/03 n. 985; CSI 8/3/05 n. 97; T.A.R. Umbria 387/05; ecc.).
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 08/08/2006 n. 6622
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell’art. 17, lett. m), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., tra i requisiti di ordine generale necessari per conseguire la qualificazione rientra la “inesistenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione”. Se ne desume che le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione sono un fatto di tale gravità da essere di per sé ostativo all’ottenimento dell’attestazione, a prescindere dal numero e dalla entità dei documenti falsi. Sicché, a fronte di documentazione di cui è stata accertata la falsità, e dunque preclusiva dell’ottenimento dell’attestazione, correttamente l’Autorità ha proceduto all’annullamento dell’attestazione medesima (si veda sul punto Cons. Stato, sez. VI, 24 gennaio 2005, n. 128).Ai fini dell’applicazione della norma in tema di requisiti di carattere generale per l’ottenimento dell’attestazione SOA, non è necessaria la sussistenza di un accertamento in sede penale del fatto oggetto di contestazione né la modifica della persona fisica dell’amministratore può incidere sulla imputabilità alla società degli atti compiuti da altri amministratori in epoca precedente.L’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici nel sostenere, in analogia alla fattispecie che dà vita alla causa di esclusione dalle gare di cui all’art. 75, comma 1, lett. h) del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., che la preclusione a riottenere la qualificazione in caso di falsità nelle dichiarazioni ha durata annuale e decorre dalla data dell’inserimento nel casellario della notizia circa l’avvenuta revoca dell’attestazione viziata (determinazioni n. 6/2004 e n. 1/2005) non introduce alcuna fattispecie sanzionatoria non prevista dalla legge, limitandosi, al contrario, a fissare un termine a favore delle imprese operanti sul mercato a fronte di una preclusione illimitata prevista dalla norma regolamentare.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 25/07/2006 n. 3299
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La condizione prevista dall’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., secondo cui “l’impresa mandataria, in ogni caso, possiede i requisiti di qualificazione in misura maggioritaria”, non può essere interpretata nel senso che la mandataria deve possedere in assoluto una classifica di qualificazione maggiore di quella della mandanti, occorrendo, invece, che la percentuale venga rapportata alla misura in cui le mandanti “spendono” la rispettiva qualifica ai fini del raggiungimento dei rispettivi requisiti minimi di ammissione alla gara; in altri termini, alla quota di partecipazione al raggruppamento. Qualora, infatti, la disposizione in questione non si riferisse ai requisiti minimi richiesti per lo specifico appalto, ma ai requisiti posseduti in assoluto dai concorrenti, si creerebbe un vincolo restrittivo al mercato, in contrasto con il principio della libertà di determinazione delle imprese in sede associativa, in quanto sarebbero privilegiate comunque le imprese di maggiori dimensioni (cfr. C.G.A. 8 marzo 2005, n. 97 e T.A.R. Lazio, Sez. III, 12 novembre 2003, n. 9851). Ed invero l’interpretazione disattesa condurrebbe a rafforzare sempre più le grandi imprese, impedendo alle altre di assumere il ruolo di mandatarie, se non associandosi con imprese minori e con minori requisiti. Sulla base di tali rilievi va, quindi, ritenuta corretta l’assunzione da parte dell’impresa mandataria di una quota pari al 51% dell’importo dei lavori, laddove la mandante ha indicato una quota pari al 49%, avendo del resto dimostrato di possedere i relativi requisiti di qualificazione.
TAR Lazio, Sezione III Roma - Sentenza 10/07/2006 n. 5753
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La normativa sul nuovo sistema di qualificazione delle imprese, attuato dal D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., prevede un complesso meccanismo di pubblicizzazione dei dati relativi alle imprese qualificate, con l’istituzione presso l’Osservatorio dei lavori pubblici (art. 4, comma 10, lettera c), della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.) di un casellario informatico (art. 27 del citato D.P.R. n. 34/2000) in cui vanno inseriti, appunto in via informatica, per ogni impresa qualificata, tra le altre “tutte le altre notizie ... che, indipendentemente dall’esecuzione dei lavori, sono dall’Osservatorio ritenute utili ai fini della tenuta del casellario” (art. 27, comma 2, lett. t). Se l’Autorità ha ritenuto - nell’esercizio di un potere discrezionale sindacabile solo nel caso di manifesta illogicità - che la notizia è di rilevanza tale da dover essere pubblicizzata ex art. 27, comma 2, lett. t), del D.P.R. n. 34/2000, parimenti necessario è che la stessa sia fornita in modo completo. Nella specie, i certificati non veritieri appartenevano all’impresa cedente, dalla quale la società cui l’annotazione si riferiva aveva acquistato il relativo ramo d’azienda. Da questa premessa consegue la necessità che l’Autorità integri l’annotazione effettuata nel casellario informatico con la precisazione che le certificazioni di esecuzione lavori, in virtù delle quali era stata rilasciata l’attestazione all’impresa cessionaria, appartenevano alla cedente, circostanza quest’ultima che nella sua realtà fattuale è riconosciuta dalla stessa Autorità. All’impresa cessionaria, del resto, non è attribuibile neanche un comportamento contrario all’ordinaria diligenza. Come chiarito, infatti, dalla stessa Autorità (Determinazione 5 giugno 2002, n. 11) nel caso di acquisto di ramo d’azienda, affinché la trasmissione dei requisiti già spettanti al cedente abbia luogo, è sufficiente la sola manifestazione di volontà del cessionario di avvalersi degli stessi, e ciò in quanto la disamina della documentazione volta a verificare la sussistenza dei requisiti degli esecutori dei lavori pubblici spetta esclusivamente agli organismi di attestazione autorizzati dall’Autorità a svolgere tale attività.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 20/06/2006 n. 2805
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui il bando di gara dispone che la categoria prevalente per le opere è la OG1 (edifici civili ed industriali), le altre categorie diverse dalla prevalente sono la OS28 (impianti termici e di condizionamento) ed OS30 (impianti interni elettrici, telefonici, radiotelefonici e televisivi), l’impresa che, essendo in possesso della sola categoria OG1, dichiara nella propria domanda di partecipazione che intende subappaltare le opere relative alla qualificazione OG11, intendendo con ciò procedere, in caso di aggiudicazione, a subappaltare le opere comprese nelle categorie specializzate OS28 e OS30 di cui sopra, rende dichiarazione che appare, alla luce dell’all. A al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. quantomeno in linea generale, corretta. Ed infatti la categoria OG11 corrisponde alle precedenti categorie 5a e 5c, ex DM 770/82, che corrispondono a loro volta alle categorie OS28 e OS30. La esclusione dalla gara per non aver indicato specificatamente queste due categorie appare decisamente formalistica ed immotivatamente punitiva, anche a prescindere dalla corrispondenza sostanziale tra le categorie OG11 e OS28 e OS30 (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 26 maggio 2003, n. 2857 e 30 ottobre 2003, n. 6765, nonchè delibera dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici n. 31 del 2002).
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 19/06/2006 n. 1494
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
È ritenuto in giurisprudenza che la “qualificazione maggioritaria” debba essere riferita esclusivamente all’importo dei lavori a base d’asta ed intesa nel senso che la mandataria debba essere in possesso di una qualifica adeguata con riferimento ad una quota superiore (o comunque non inferiore) a quella assunta dalle altre partecipanti (in tal senso da ultimo C.G.A., 8 marzo 2005, n. 97; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. III, 22 ottobre 2004, n. 2908).Il principio, normativamente sancito, della prevalenza dell’offerta espressa in lettere su quella espressa in cifre risponde all’esigenza di chiarezza ed univocità che sta alla base della fissazione (con l’art. 90 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.) di un tassativo criterio di individuazione dell’offerta da considerare prevalente, sollevando la stazione appaltante da un’improponibile indagine circa l’effettiva volontà dell’offerente.
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 16/05/2006 n. 1125
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Dalla norma imperativa dell’art. 13 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (la quale, essendo autoesecutiva, integra le disposizioni del bando di gara) discende l’obbligo delle imprese partecipanti ad una gara di appalto in forma di ATI di declinare, in sede di gara, la quota delle opere che ciascuna di esse intende eseguire in caso di aggiudicazione. Tale obbligo è strettamente correlato all’esigenza di preventiva verifica dei requisiti di qualificazione in relazione alle quote di partecipazione di ciascuna delle imprese costituenti l’ATI. E’ del tutto evidente che detta esigenza rimarrebbe frustrata, qualora le partecipanti non dessero contezza della quota di lavori che ciascuna di esse intende assumere (T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. III, 1.2.2006, n. 289). Se tale è la ragione dell’obbligo in questione, sarebbe privo di logica ritenere che la quota di ciascuna partecipante alla costituenda ATI possa e debba essere desunta dalla qualificazione posseduta da ciascuna partecipante. Al contrario, proprio la declinazione della quota di lavori che si intende eseguire da parte di ciascuna associata consente all’Amministrazione di verificare se, in concreto, per detta quota ogni esecutrice sia in possesso dei necessari requisiti di qualificazione. E la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato non manca di precisare che, ai sensi del citato art. 13, la partecipazione alla procedura di gara di opere pubbliche delle associazione temporanee è subordinata alla condizione che la mandataria e le altre imprese associate siano già in possesso dei requisiti di qualificazione per la rispettiva quota percentuale, con ciò evidentemente riaffermando la necessità della previa indicazione delle quote di partecipazione (Cons. Stato, sez. V, 12 ottobre 2004, n. 6586).
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 18/04/2006 n. 149
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui la delibera di annullamento dell’attestazione SOA - adottata dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici dopo la presentazione dell’offerta e durante l’espletamento della gara - sia stata sospesa dal TAR, viene meno l’efficacia dell’atto sanzionatorio e viene altresì meno il presupposto per l’adozione di ulteriori provvedimenti che su di esso si fondano, rivivendo gli effetti dell’attestazione di qualificazione a progettare e realizzare opere pubbliche.L’eventuale dichiarazione mendace resa ad una società SOA non sarebbe idonea - ex se - a costituire una valida causa di esclusione del concorrente, in quanto, ai sensi dell’art. 75, comma 1, lett. h), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., a tal fine occorre la falsità di una dichiarazione resa per partecipare ad una procedura concorsuale e non già quella effettuata per ottenere l’attestazione di qualificazione. D’altra parte, ancorché molte delle cause di esclusione di cui all’art. 75 del citato regolamento costituiscono, nel contempo, requisiti necessari per il conseguimento della qualificazione elencati nell’art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., viceversa proprio la falsità nelle dichiarazioni rese ai fini del conseguimento dell’attestazione di qualificazione non costituisce causa di esclusione dalle gare ai sensi del richiamato art. 75 (nella specie, pertanto, l’impresa correttamente è stata ammessa alla gara).
TAR Sicilia, Sezione II Catania - Sentenza 13/04/2006 n. 592
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell’art. 73, comma 3, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. in combinato disposto con il precedente comma 2, le categorie di lavori specializzate si considerano tali ove il loro importo sia superiore al 10% dell’importo complessivo, anche se di importo inferiore a 150.000 euro. A conferma, l’art. 30 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. specifica che le categorie di lavori specializzate sono quelle di valore singolarmente superiore al 10% dell’importo del lavoro.La necessaria qualificazione di categoria specializzata di lavori oggetto dell’appalto (nel caso in esame lavori di smaltimento dell’amianto) determina la necessità del possesso dei requisiti prescritti ex lege (nella specie dal c.d. Decreto Ronchi) per l’esecuzione di essi, anche se non rientranti nella categoria dei lavori prevalenti in base alle previsioni della lettera d’invito. La circostanza che la lettera d’invito non faccia menzione della natura specializzata dei lavori in questione, non determina ex se alcuna conseguenza pratica in ordine ai requisiti che le singole partecipanti devono possedere per lo svolgimento del lavoro, poiché le prescrizioni di qualificazione legislativamente previste sono poste a tutela di interessi di carattere generale (tutela della salute e dell’ambiente) da considerare prevalenti rispetto all’interesse alla più ampia partecipazione alle gare d’appalto.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 05/04/2006 n. 1117
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
E il solo art. 99 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. a fissare i “requisiti del promotore”, rinviando al precedente art. 98 (che individua i “requisiti del concessionario”) per precisare i requisiti che lo stesso promotore deve possedere “al fine di ottenere l’affidamento della concessione” (comma 3). Di conseguenza, mentre i requisiti ex art. 99 devono essere posseduti (e documentati) dall’impresa fin dall’inizio della fase di scelta del promoter, quelli di cui all’art. 98 è sufficiente siano posseduti, una volta che il promotore sia stato individuato, al momento del conferimento della concessione (cfr. T.A.R. Lazio, Latina, 14 gennaio 2003, n. 1). Tale conclusione è in piena armonia con l’orientamento che ritiene non applicabile al caso di project financing il divieto di modifica delle associazioni temporanee sancito dall’art. 13, comma 5bis, della legge n. 109/94 e s.m., ben potendo un soggetto dapprima essere selezionato come promotore e quindi associarsi con altre imprese ai fini del rilascio della concessione (cfr. T.A.R. Umbria, 21 agosto 2002, n. 645).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 14/02/2006 n. 176
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La qualificazione, ottenuta ai sensi dell’art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, è condizione necessaria e sufficiente per la partecipazione alle gare pubbliche. Da tale premessa discende che i soggetti in possesso della qualificazione come appaltatori integrati hanno già dimostrato la propria capacità progettuale indicando i nominativi di professionisti, in possesso di adeguata professionalità, quando hanno fornito i necessari elementi alla SOA. Da ciò ulteriormente consegue che tali soggetti non hanno bisogno di indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici che eseguiranno la progettazione, mentre tale incombente è necessario per le imprese, qualificate per la sola costruzione dell’opera, che partecipino all’appalto integrato.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 31/01/2006 n. 363
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La certificazione SOA consente di precisare che vi è un generale criterio - che è desumibile, al di fuori delle regole sui lavori pubblici, anche dall’art. 18 del D.Lgs. n. 358/92 e dall’art. 17 del D.Lgs. n. 157/95 - circa l’idoneità, derivante dall’iscrizione in elenchi ufficiali di soggetti fornitori o prestatori di servizi o esecutori di opere pubbliche, di dimostrare talune “referenze” senza ulteriori attività probatorie. Infatti, l’attestazione SOA - che è iscrizione in elenchi ufficiali di prestatori di opere e di servizi - secondo quanto è esplicitamente stabilito nell’art. 3 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., “è condizione necessaria e sufficiente per la dimostrazione della esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria ai fini dell’affidamento dei lavori pubblici”. Nel caso di specie l’attestazione era stata pretesa perché erano previsti anche lavori su opere pubbliche e quindi i concorrenti davano, con detta documentazione, prova di una capacità economica e finanziaria che assume valore intuitivamente generale.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 16/01/2006 n. 86
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai fini della partecipazione alle gare di appalto per l’esecuzione di lavori pubblici e della stipulazione dei relativi contratti, gli operatori economici devono, oltre che essere moralmente affidabili, avere apposita qualificazione economico-finanziaria e tecnico- organizzativa. La qualificazione richiesta agli appaltatori è correlata alla tipologia delle lavorazioni oggetto dell’appalto, in modo che sia assicurata la qualità dei lavori, così come prescritto dall’art. 1 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. e va dimostrata, dopo le modifiche di cui alla legge indicata, con la produzione di apposito attestato rilasciato da organismi di diritto privato (SOA) a ciò specificamente autorizzati. La produzione della relativa certificazione costituisce condizione necessaria e sufficiente per ritenere qualificato l’operatore economico, senza alcuna facoltà per la stazione appaltante di considerare adeguata una qualificazione diversa da quella correlata ai lavori da eseguire, oppure di richiedere una documentazione diversa per la dimostrazione della qualificazione al riguardo necessaria. Il nuovo sistema, come è noto, ha sostituito quello precedentemente in vigore, basato sull’iscrizione all’Albo nazionale dei costruttori, implicante, anch’esso, una distinzione per categorie e classifiche delle lavorazioni le quali, per molti aspetti, erano, tuttavia, diversamente accorpate. Con apposita tabella, allegata al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., è stata prevista la corrispondenza tra vecchie e nuove categorie di lavorazioni.
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 16/01/2006 n. 12
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’indicazione in sede di offerta delle quote di partecipazione al raggruppamento delle singole imprese discende dall’art. 13, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. ed è essenziale ai fini della verifica, in concreto, della congruità dei requisiti percentuali richiesti dall’art. 95 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. alle singole imprese associate. Peraltro, dopo qualche incertezza iniziale, la giurisprudenza amministrativa sembra essersi consolidata in tale senso e da ultimo il C.g.a., con decisione 8.3.2005, n. 97, ha ritenuto che le imprese che partecipano alle pubbliche gare di appalto in associazione temporanea abbiano l’onere, a pena di esclusione, di specificare le rispettive quote di partecipazione, al fine di rendere possibile la puntuale verifica, da parte della stazione appaltante, del possesso dei requisiti di qualificazione richiesti (cfr., in tal senso, T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 4.12.2004 n. 2726, idem, Sez. III, n. 1250 del 19 luglio 2005, nonché Cons. St., Sez. V, decisione n. 6586/2004).Non è convincente l’assunto che l’art. 93, quarto comma, del citato D.P.R. n. 554/1999 e s.m. consentirebbe di far risultare le percentuali di partecipazione ai lavori delle imprese della costituenda associazione mediante atto successivo all’aggiudicazione, in quanto la disposizione richiamata, pur non affrontando la problematica relativa alla conoscenza preventiva della qualificazione delle imprese associate in ordine ai lavori in concreto spettanti a ciascuna, nemmeno esclude la necessità di fornire alla stazione appaltante tale elemento già in sede di gara. Questa esigenza è, invece, espressa dall’art. 13, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., il quale dispone che il possesso, da parte delle imprese associate, dei necessari requisiti di qualificazione deve essere accertato ed attestato ai sensi dell’art. 8, in conformità a quanto stabilito dal D.P.C.M. 10 gennaio 1991, n. 55.
TAR Piemonte, Sezione II - Sentenza 13/12/2005 n. 4002
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Se il divieto di subappalto, di cui all’art. 13, comma 7, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. riguarda solo le opere speciali e non quelle di categoria generale quale la OG11, al fine di stabilire l’applicabilità dell’esclusione del subappalto è necessario comunque verificare, nello specifico, che tipo di lavorazioni sono richieste dagli atti della gara di appalto in relazione alla categoria OG11. Infatti, qualora in esito a detta verifica risulti, come nel caso di specie, che le opere in questione coincidono con l’elenco specifico contenuto nell’art. 72, comma 4, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. e rientrano tra gli “impianti” di cui al ricordato art. 13, comma 7, della legge n. 109/1994 e s.m., per i quali è esclusa la possibilità di subappalto, l’applicabilità dell’esclusione del subappalto opera ugualmente. Né la circostanza che le opere OG11 costituiscano una categoria generale può essere di ostacolo al divieto di subappalto, posto che l’art. 74, comma 2, del citato D.P.R. n. 554/1999 e s.m. prevede appunto che “Le lavorazioni relative a opere generali e a strutture, impianti ed opere speciali di cui all’articolo 72, comma 4, indicate nel bando di gara, non possono essere eseguite direttamente dalle imprese qualificate per la sola categoria prevalente, se prive delle relative adeguate qualificazioni”.L’impossibilità di subappalto è, dunque, correttamente prevista dall’amministrazione quando, nello specifico, le opere richieste, ancorché generali (OG11) sono opere di alta specializzazione - conosciute come tali da ogni partecipante alla gara che abbia preso visione della relativa documentazione - ricadenti in disposizioni speciali di legge che escludono l’invocato subappalto.
TAR Sicilia, Sezione Catania IV - Sentenza 20/10/2005 n. 1786
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi del combinato disposto dell’art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. e dell’art. 75, comma 1, lett. h), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., è illegittima l’ammissione ad una gara di appalto dell’ATI aggiudicataria quando una sua mandante, cessionaria di ramo di azienda, abbia acquistato quest’ultimo da un’impresa la cui l’attestazione sia stata annullata dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, perché il rilascio è avvenuto sulla base di documenti che non hanno trovato alcun riscontro in atti o attestazioni di pubbliche amministrazioni. Ciò in quanto l’ATI aggiudicataria non avrebbe potuto utilizzare le qualificazioni provenienti dall’impresa cedente, cui è stata annullata l’attestazione SOA.La presunta buona fede nella stipulazione della cessione del ramo di azienda non può rivestire alcuna rilevanza, atteso che, per costante giurisprudenza, il bene da tutelare non si identifica con la buona fede dei terzi, bensì con l’interesse pubblico alla corretta esecuzione dei lavori, la quale presuppone la capacità tecnica in capo all’impresa incaricata dei lavori medesimi. Al riguardo può essere condivisa, in linea di principio, la possibilità dell’impresa cessionaria di ottenere un’attestazione SOA “a titolo originario”, indipendentemente da quella rilasciata all’impresa cedente. Tale possibilità, tuttavia, non sussiste quando (come nel caso di specie) l’institore dell’impresa cessionaria si identifica con quello dell’impresa cedente, ossia con il soggetto che ha reso le false dichiarazioni che hanno provocato l’annullamento dell’attestazione SOA, e l’institore medesimo non ha specificato, in violazione della normativa richiamata, di non aver reso false dichiarazioni nell’anno antecedente la data di pubblicazione del bando di gara. In tale circostanza, la sanzione si identifica non soltanto con l’esclusione per un anno dalle gara di appalto, ma anche con l’impossibilità di stipulare, sempre per un anno, un nuovo contratto di attestazione.
TAR Toscana, Sezione II - Sentenza 13/10/2005 n. 4672
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il possesso della qualificazione per la categoria generale OG11 comprende in sé anche quella specialistica OS30 (oltre alla OS3, OS5 e OS28) in quanto quest’ultima, per la tipologia di attività cui fa riferimento, deve ritenersi compresa in quella generale OG11. Tale interpretazione trova conferma in alcune determinazioni dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici dalle quali emerge che la categoria OG11 rappresenta (e certifica il possesso della qualificazione per) la somma delle tipologie di attività lavorative OS3, OS5, OS28 e OS30, di cui all’art. 72, comma 4, lett. b), d) ed e) del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m.. Il suddetto orientamento manifestato dall’Autorità trova coincidenza in condivisibili precedenti giurisprudenziali in forza dei quali le imprese che, in possesso di cospicue esperienze specifiche nel settore dell'impiantistica, abbiano optato per l’iscrizione nella categoria generale OG11, in luogo delle singole categorie specialistiche OS3, OS5, OS28 e OS30, non possono poi essere penalizzate con la preclusione alla partecipazione alle relative gare sul presupposto che non hanno avuto anche l’iscrizione a tali categorie (cfr., in tal senso, Cons. Stato, Sez. V, 26 maggio 2003 n. 2857).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 11/10/2005 n. 5490
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Di fronte a clausole non chiare degli atti regolatori della gara si deve concludere nel senso dell’ammissione di imprese che abbiano potuto interpretare erroneamente le prescrizioni date. In particolare, nel caso in cui il bando stabilisce semplicemente che le imprese devono “possedere” la certificazione SOA ed “essere in possesso” della certificazione di qualità ed il disciplinare di gara stabilisce, invece, che deve essere inserita, nella busta “A - documentazione”, l’attestazione rilasciata da SOA “che documenti il possesso della qualificazione in categorie e classifiche adeguate ai lavori da assumere”, non può concludersi che la certificazione di qualità sia da produrre, a pena di esclusione, con la presentazione dell’offerta.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 28/09/2005 n. 5194
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La potestà di avvalimento costituisce un principio di fonte comunitaria non limitato al solo settore degli appalti di servizi, ma di portata generale. Tali conclusioni sono state avvalorate nel tempo dalle sentenze della Corte di Giustizia (causa C-389/92 Ballast Nedam Groep I; C-5/97 Ballast Nedam Groep II; C-176/98), che hanno interpretato l’art. 31, n. 3, della direttiva “servizi” 92/50/CEE (ma uguale previsione è contenuta nell’art. 26 della direttiva “lavori”, n. 93/37/CE) e l’art. 32, n. 2, lett. c), della direttiva “servizi” (del pari, l’art. 27 della direttiva “lavori”) nel senso che dette norme consentono, per la valutazione dei criteri cui deve soddisfare un imprenditore all’atto dell’esame di una domanda di abilitazione presentata da una persona giuridica dominante di un gruppo, di tenere conto delle società che appartengono a tale gruppo, purché la persona giuridica di cui è causa provi di avere effettivamente a disposizione i mezzi di dette società, necessari per l’esecuzione degli appalti. Più recentemente tali principi sono stati normati dal legislatore comunitario con la direttiva 2000/18/CE, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi che, agli articoli 47 e 48, prevede che un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità-economico-finanziarie e/o tecniche - di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi, purché dimostri di disporre dei mezzi necessari a tal fine.Ciò premesso è da ritenere che il principio dell’avvalimento debba operare anche con riguardo alle attestazioni SOA. Queste sostituiscono, infatti, per quanto attiene agli appalti di lavori, ogni altra certificazione o dichiarazione che il concorrente deve rendere ai fini della partecipazione alla gara di appalto in merito alla documentazione dei requisiti di capacità tecnica ed economico-finanziaria. Tali attestazioni dimostrano, infatti, il possesso, da parte del concorrente, di una serie di requisiti utili e necessari ai fini della partecipazione alle gare in relazione ai relativi importi. Ne consegue che l’impresa che dichiari di avvalersi delle capacità tecniche o economico-finanziarie di altra impresa può anche avvalersi, ai fini della partecipazione alla gara e dell’espletamento dei lavori previsti, delle prestazioni di quella stessa impresa, da rendersi in forza delle attestazioni SOA di cui essa è dotata. Il fatto che il bando di gara faccia riferimento all’avvalimento solo con riguardo agli articoli 31 e 32 della direttiva 92/50/CEE (come nel caso di specie) non significa che analoga possibilità non operi, in base al citato principio comunitario di carattere generale, anche per la parte di appalto relativa ai lavori.Atteso che, come precisato, l’avvalimento può essere invocato dall’imprenditore che concorra all’appalto anche per la realizzazione di quei lavori per i quali il medesimo non è in possesso della prescritta attestazione SOA, deve anche ritenersi che ad esso possa fare ricorso non soltanto la “società madre” del gruppo che partecipi all’appalto, ma anche una società del gruppo che sia in grado, per i collegamenti in seno al gruppo stesso, di avvalersi delle prestazioni e dei requisiti di altra società al gruppo medesimo facente capo. Se è vero, infatti, che la giurisprudenza comunitaria in tema di avvalimento si è sviluppata avendo a riferimento fattispecie in cui la società madre partecipava direttamente alla gara, non di meno essa ha affermato un principio di più vasta portata, in virtù del quale è da ritenere indifferente la natura del rapporto che lega le imprese in questione, ben potendo esso correre anche tra società dello stesso gruppo, ancorché la società “madre” non concorra direttamente all’appalto. Tale principio si rinviene, poi, nelle recenti direttive che, normando i principi in questione, tratti dalla giurisprudenza comunitaria, hanno espressamente affermato, come ricordato, che “un operatore economico può, se del caso e per un determinato appalto, fare affidamento sulle capacità di altri soggetti, a prescindere dalla natura giuridica dei suoi legami con questi ultimi (articoli 47 e 48 della direttiva 2000/18/CE relativa a “lavori, servizi e forniture”; norme analoghe sono contenute nella direttiva 2004/17/CE relativa ai settori speciali). La disciplina comunitaria sull’avvalimento rimette alla discrezione delle amministrazioni appaltanti le valutazioni in merito alla verifica della concreta esistenza di rapporti tra imprese validi per attestare la reale sussistenza delle condizioni utili all’avvalimento, senza imporre una valutazione basata su presupposti specifici e predeterminati né che la valutazione stessa preceda necessariamente l’espletamento della gara. Conseguentemente, laddove, come nella specie, la concorrente abbia fornito elementi che la P.A. ha ritenuto sufficienti a corroborare il ricorso all’avvalimento (e tali elementi non sono stati in concreto contestati in sede giudiziale) deve ritenersi pienamente rispettata la disciplina comunitaria di settore.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 20/09/2005 n. 4817
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il comma 5 dell’art. 15 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (regolamento recante il sistema di qualificazione degli esecutori di lavori pubblici), come sostituito dall’art. 1 del D.P.R. 10 marzo 2004, n. 93, ha esteso a cinque anni la validità delle attestazioni SOA già rilasciate alla data di entrata in vigore della legge 10 agosto 2002, n. 166 e il nuovo art. 15-bis (anche questo introdotto dal D.P.R. n. 93/04) ha previsto l’obbligo di procedere alla verifica triennale “…almeno sessanta giorni prima della scadenza del previsto termine triennale”. L’esegesi delle citate disposizioni non autorizza l’opzione ermeneutica secondo la quale la proroga (a cinque anni) dell’efficacia delle attestazioni SOA è condizionata, risolutivamente, all’omesso adempimento della verifica triennale, per cui detta proroga non potrebbe applicarsi all’impresa che a tale adempimento non abbia provveduto. Ciò in considerazione del fatto che la pretesa conseguenza dell’inapplicabilità della proroga non risulta sancita da alcuna previsione e che quella della perdita di efficacia delle attestazioni già rilasciate viene espressamente ricondotta alla sola evenienza dell’esito negativo del controllo (art. 15-bis, comma 5, D.P.R. n. 34/2000). Ne consegue che, in difetto di esplicite e palesi eccezioni alla regola generale espressa, senza deroghe, dal suddetto art. 15, comma 5, D.P.R. n. 34/2000, all’omissione dell’adempimento della verifica triennale non possono connettersi, per via ermeneutica ed in mancanza di riscontri positivi alla relativa esegesi, effetti risolutori o decadenziali che la disposizione omette di sancire e che, anzi, ricollega esplicitamente al solo esito negativo della revisione.
TAR Sicilia, Sezione I Catania - Sentenza 19/09/2005 n. 1400
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La misura minima del 40% dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi richiesti dal bando di gara non può essere raggiunta attraverso l’incremento di un quinto dell’iscrizione posseduta, ai sensi dell’art. 3, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. per due ordini di considerazioni. Sul piano letterale, la disposizione di cui all’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., facendo riferimento al possesso dei requisiti ivi previsti in una “misura minima”, rapportata ai requisiti richiesti in capo alle imprese singole, sembra univocamente riferirsi alla soglia di qualificazione attinta attraverso la mera classifica di iscrizione, e non già all’entità quantitativa dei lavori realizzabili attraverso il beneficio dell’aumento del quinto, di cui parimenti fruiscono anche le imprese partecipanti individualmente alla gara. Sul piano logico-sistematico, la tesi opposta appare contraddetta dalla pratica impossibilità di dare applicazione al beneficio dell’aumento del quinto al fine del raggiungimento da parte delle imprese mandanti di A.T.I. della soglia minima per esse prevista, pari soltanto al 10% dell’iscrizione richiesta all’impresa singola. Tale difficoltà di coordinamento è stata avvertita dalla giurisprudenza, che ha escluso l’elevabilità al 20% dei requisiti minimi di partecipazione richiesti in capo alle mandanti, ex art. 3, comma 2, D.P.R. n. 34/2000 e s.m., in base al rilievo che tale ultima norma non incide sulla portata precettiva dell’art. 95, comma 2, del D.P.R. n. 554/1999 e s.m., disciplinante in forma esaustiva l’entità dei requisiti minimi richiesti sia in capo alla mandataria che alle mandanti di A.T.I. orizzontale (C.G.A., 14 aprile 2003, n. 154).
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 03/08/2005 n. 3946
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Se è vero che (in base ad ordinari canoni di ragionevolezza e diligenza) può di certo richiedersi all’amministrazione di attivarsi d’ufficio al fine di dirimere dubbi circa la completezza della documentazione presentata ogniqualvolta dalla documentazione stessa emergano dubbi circa il possesso di taluni requisiti, non altrettanto può dirsi nei casi in cui la documentazione presentata dall’impresa concorrente descriva una realtà fattuale dai contorni prima facie non equivoci.Nello specifico, in caso di produzione da parte del concorrente di certificato di qualità scaduto l’amministrazione aggiudicatrice neppure usando un altissimo grado di diligenza potrebbe dubitare del fatto che la certificazione di qualità sia effettivamente scaduta e rilevare aliunde (cioè dagli altri documenti di gara prodotti) il possesso di una certificazione in corso di validità. In tale circostanza, pertanto, non è consentito all’amministrazione di richiedere alla ditta una integrazione documentale. Diversamente, se si accedesse alla tesi secondo cui graverebbe sull’amministrazione procedente l’onere di verificare la sussistenza dei requisiti di partecipazione alla gara anche quando la documentazione stessa non consenta di dubitare della veridicità di quanto dedotto, si giungerebbe all’abnorme conseguenza di porre a carico dell’amministrazione oneri insostenibili in termini di verifica documentale. Un’ulteriore, inammissibile conseguenza sarebbe quella di espandere a dismisura (ed oltre i limiti della ragionevolezza) l’applicazione del principio del favor participationis, anche a dispetto del concorrente interesse alla certezza e correttezza delle operazioni di gara, nonché quello di esporre l’amministrazione procedente al rischio pressoché ingovernabile di forme - per così dire - “insidiose” di illegittimità attizia, del tutto indipendenti dal comportamento più o meno diligente degli Uffici e degli organi a ciò preposti.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 26/07/2005 n. 10386
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Non è condivisibile l’assunto circa l’equipollenza tra la categoria OG 11, posseduta per l’intero importo dei lavori, e le categorie OS 3, OS 28 ed OS 30. Va, infatti, rilevato che le categorie in questione sono a qualificazione obbligatoria e che le stesse sono contemplate dall’art. 72, comma 4, lett. e), del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. nell’ambito delle opere speciali, qualora siano di importo superiore a quelli stabiliti dal successivo art. 73, comma 3, del citato D.P.R. n. 554/1999 e s.m. In sostanza le categorie OS 30, OS 3 ed OS 28 assurgono al rango di opere speciali allorquando le relative lavorazioni abbiano, singolarmente considerate, un importo superiore al dieci per cento dell’importo complessivo dell’opera o lavoro, ovvero abbiano un importo superiore a 150.000 euro. In tal caso trova applicazione la norma di cui all’art. 74, comma 2, del suddetto D.P.R. n. 554/1999 e s.m. che stabilisce: “Le lavorazioni relative a opere generali e a strutture, impianti ed opere speciali di cui all’art. 72, comma 4, indicate nel bando di gara, non possono essere eseguite direttamente dalle imprese qualificate per la sola categoria prevalente, se prive delle relative adeguate qualificazioni...”. Orbene la citata disposizione, che è finalizzata evidentemente a garantire che lavorazioni di elevata specializzazione, allorquando assumano una significativa consistenza nell’ambito dell'economia generale dell’opera, siano svolte esclusivamente da soggetti in possesso delle relative qualificazioni, verrebbe completamente svuotata di ogni portata precettiva se fosse consentito, attraverso il sistema dell’equipollenza, di sopperire alla carenza di qualificazione per le lavorazioni relative alle opere speciali attraverso una qualificazione di carattere generale come la OG 11. Aderendo all’interpretazione prospettata in questa sede il meccanismo dell’equipollenza non viene eliminato del tutto, potendo operare al di sotto dei richiamati limiti stabiliti dall’art. 73, comma 3, del D.P.R. n. 554/1999, ma viene ricondotto alla sua più autentica ratio, che è quella di consentire all’impresa che dispone della qualificazione per opere generali di svolgere le lavorazioni specializzate ricomprese nella qualificazione generale ove le stesse restino nell’ambito dell’accessorietà rispetto alle opere generali di cui l’impresa possiede la qualificazione. Laddove invece le opere specializzate assurgano al rango di opere speciali, e ciò avviene allorché i relativi importi superino i limiti stabiliti dalla norma citata, l’equipollenza non ha più ragione di operare dal momento che l’opera speciale, pur inserendosi nel contesto di un’opera più generale, nondimeno assume autonoma rilevanza, richiedendo una specifica qualificazione. Ne consegue, conclusivamente, che non si può ritenere fungibile la attestazione richiesta per le categorie SOA OS 3 OS 28 ed OS 30 con altre attestazioni, nemmeno quella SOA OG11. A proposito dell’opposto orientamento espresso sul punto della equivalenza delle due qualificazioni dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, lo stesso non può assumere rilievo dirimente. Ciò in quanto (come già puntualizzato dalla decisione n. 6760/03 del Consiglio di Stato) la potestà di “vigilanza sul sistema di qualificazione” delle imprese, attribuita all’Autorità dall’art. 4, comma 4, lett. i), della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m. non ha contenuto indeterminato, ma deve essere esercitata nelle forme indicate dall’art. 14 del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34 e s.m., che rappresenta la fonte regolamentare precipuamente destinata a disciplinare, in applicazione dell’art. 8 della citata legge n. 109/1994, il sistema delle qualificazioni. In altri termini, le determinazioni, che l’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici assume in risposta ai quesiti rivolti dagli operatori del settore circa l’interpretazione della normativa vigente nella materia, costituiscono la manifestazione di opinioni dotate di indiscutibile autorevolezza, in ragione della particolare competenza dell’Organo, che possono anche conseguire un apprezzabile effetto di uniformità e di chiarezza nell’applicazione della legge. Si tratta, tuttavia, di pronunciamenti che non possono risolversi nella funzione di interpretazione autentica, o di integrazione, della normativa, difettando l’Autorità del relativo potere, e, pertanto, non rappresentano neppure un vincolo per le Amministrazioni nello svolgimento delle procedure di selezione di loro competenza (v. Cons. St., Sez. V, 21 aprile 2002 n. 2180, in materia di bando-tipo redatto dall’Autorità).
TAR Sicilia, Sezione III Palermo - Sentenza 19/07/2005 n. 754
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Alla stregua dell’Allegato B del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., a partire dall’anno 2005, per l’attestazione di qualità delle imprese con classifica III è cessata la fase transitoria prevista dallo stesso Allegato (fase nella quale era sufficiente il possesso degli “elementi significativi del sistema di qualità”) ed è entrato a regime il sistema basato sul terzo comma dell’art. 4 del regolamento stesso, con conseguente onere per le imprese di comprovare il possesso del “sistema di qualità” esclusivamente a mezzo attestato delle SOA. Il comma 3 dell’art. 4 del citato D.P.R. n. 34/2000 sancisce espressamente che spetta alle SOA attestare “il possesso della certificazione di qualità aziendale ovvero il possesso della dichiarazione della presenza di requisiti del sistema di qualità aziendale, rilasciate da soggetti accreditati, ai sensi delle norme europee della serie UNI CEI EN 45000, al rilascio della certificazione nel settore delle imprese di costruzione”; sicché una impresa certificata SOA non può documentare in altro modo il proprio sistema di qualità.Trattandosi di un requisito soggettivo di ammissione, la certificazione in argomento deve essere posseduta da tutte le componenti dell’ATI (Cons. St., Sez. V, 30 maggio 2005, n. 2576; cfr. Sez. IV, 14 febbraio 2005, n. 435); pertanto nessun rilievo può assumere la produzione da parte della sola mandante di una propria certificazione SOA del sistema di qualità.L’indicazione circa le rispettive quote di partecipazione al raggruppamento discende dall’art. 13, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. ed è essenziale ai fini della verifica, in concreto, della congruità dei requisiti percentuali richiesti dall’art. 95 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. alle singole imprese associate. Peraltro, dopo qualche incertezza iniziale, la giurisprudenza amministrativa sembra essersi consolidata in tale senso e da ultimo ha ritenuto che le imprese che partecipano alle pubbliche gare d’appalto in associazione temporanea abbiano l’onere, a pena di esclusione, di specificare le rispettive quote di partecipazione al fine di rendere possibile la puntuale verifica, da parte della stazione appaltante, del possesso dei requisiti di qualificazione richiesti (C.G.A., dec. 8 marzo 2005, n. 97; vedasi anche, nello stesso senso, T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 4 dicembre 2004, n. 2726; Cons. St., Sez. V, n. 6586/2004).
TAR Abruzzo, Sezione Pescara - Sentenza 18/07/2005 n. 451
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il sistema di qualificazione unica trova applicazione solo per gare di importo superiore a 150.000 euro. Pertanto, nel caso in cui l’appalto ha ad oggetto l’affidamento di lavori di importo inferiore a tale soglia, il bando non può richiedere il possesso di attestazione SOA (nella specie, per la categoria “OS24”), ma deve far riferimento al possesso dei diversi requisiti di cui all’art 28 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 28/06/2005 n. 8841
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La riduzione della cauzione di cui all’art. 8, comma 11quater, lett. a) della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. configura un beneficio riconosciuto ad un’impresa in considerazione di una sua particolare condizione soggettiva - attestata dal possesso della certificazione di qualità - per cui questa è ritenuta maggiormente affidabile, sia come concorrente che come potenziale affidataria dell’appalto. Ne deriva l’automatica applicabilità della norma, nel senso che il beneficio della riduzione della cauzione deve ritenersi operante indipendentemente da un’espressa previsione da parte della lex specialis di gara che non potrebbe nemmeno legittimamente escluderne a priori l’operatività.La portata generale dell’istituto deve, tuttavia, tenere conto della natura soggettiva del beneficio che ne caratterizza l’applicazione nel caso concreto, ancorandola a determinati presupposti. Innanzitutto, occorre che vi sia una manifestazione di volontà espressa ed inequivoca da parte dell’impresa di volersi avvalere della riduzione, dichiarazione in mancanza della quale, infatti, la stazione appaltante si troverebbe di fronte ad una garanzia di importo ingiustificatamente dimezzato, circostanza che, oggettivamente considerata, integrerebbe addirittura gli estremi di una legittima causa di esclusione. Inoltre, trattandosi di un beneficio operante solo in presenza della certificazione di qualità, l’impresa che intenda avvalersene ha l’onere di dimostrare documentalmente il possesso di tale requisito. Infine, poiché la riduzione dell’importo cauzionale è giustificata dalla maggiore affidabilità strutturale ed operativa dell’impresa, è necessario che tale requisito sia posseduto con riferimento all’oggetto specifico dell’appalto, dovendo pertanto esservi corrispondenza tra la categoria prevalente dei lavori posti in gara e quella a cui si riferisce la certificazione di qualità.
TAR Lazio, Sezione Roma III - Sentenza 25/05/2005 n. 4116
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
All’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici è attribuito il potere di controllare la sussistenza dei requisiti per il rilascio delle attestazioni, con un procedimento che richiede il necessario contraddittorio con l’impresa sottoposta a verifica. Tale procedimento sfocia in un provvedimento con cui l’Autorità incide in maniera penetrante sul potere delle SOA in ordine alle attestazioni, in quanto l’Autorità “indica” in maniera vincolante le “condizioni da osservarsi nell’esecuzione del contratto stipulato”. L’Autorità, dunque, detta alle SOA il contenuto dell’atto da adottare, sia che tale atto sia il rilascio dell’attestazione sia che tale atto sia la modifica o la revoca di un’attestazione già rilasciata, e, in caso di inerzia della SOA, l’Autorità stessa procede all’annullamento ovvero alla modifica dell’attestazione.Ai sensi dell’art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., tra i requisiti di ordine generale necessari per conseguire la qualificazione, rientra la “inesistenza di false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione”. Ne discende che le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione sono un fatto di tale gravità da essere di per sé ostativo dell’ottenimento dell’attestazione, sicché, a fronte di documentazione di cui è stata accertata la falsità, e dunque preclusiva dell’ottenimento dell’attestazione, correttamente la SOA procede alla revoca dell’attestazione medesima.La circostanza secondo cui la falsità della documentazione non sia imputabile all’impresa in quanto tale non appare rilevante, perché ciò che viene in rilievo, al fine dell’annullamento dell’attestazione di qualificazione, è il fatto oggettivo della falsità della dichiarazione, indipendentemente da ogni ricerca in ordine all’imputabilità soggettiva del falso. Ne consegue che l’attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di false dichiarazioni va annullata - o revocata - anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all’impresa che ha conseguito l’attestazione. La suddetta non imputabilità, tuttavia, acquista rilevanza ai fini del rilascio di nuova attestazione, in quanto, in caso di falso non imputabile, ai sensi del richiamato art. 17, comma 1, lett. m), del D.P.R. n. 34/2000 e s.m., sussisterà il requisito di ordine generale di non aver reso false dichiarazioni circa il possesso dei requisiti richiesti per l’ammissione agli appalti e per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione.
TAR Sicilia, Sezione II Catania - Sentenza 24/05/2005 n. 887
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La circostanza che venga espressamente richiesto ai partecipanti il possesso della SOA non determina la qualificazione della gara tra quelle di lavori e non di servizi, trattandosi, nel caso di specie indiscutibilmente, di servizio di assistenza e di manutenzione di attrezzature ed impianti già esistenti in edifici comunali. La stazione appaltante ha richiesto il possesso della competenza specifica di cui alla categoria OS3 (che afferisce, oltre che alla realizzazione, anche alla manutenzione degli impugnati antincendio già realizzati presso strutture pubbliche) a garanzia della competenza tecnica dei partecipanti e della serietà delle offerte da ammettere a concorso Non si tratta quindi di appalto di lavori ma di servizi, correttamente disciplinato dal D. L.vo n. 157/95.
TAR Sicilia, Sezione IV Catania - Sentenza 19/05/2005 n. 854
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
I requisiti posseduti dalla mandataria nella misura minima del 40% non possono essere raggiunti mediante l’applicazione del beneficio dell’aumento del quinto, previsto dall’art. 3, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m.. Sul piano letterale, la disposizione di cui all’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., facendo riferimento al possesso dei requisiti ivi previsti in una misura minima, rapportata ai requisiti richiesti in capo alle imprese singole, sembra univocamente riferirsi alla soglia di qualificazione attinta attraverso la mera classifica d’iscrizione, e non già all’entità quantitativa dei lavori realizzabili attraverso il beneficio dell’aumento del quinto, di cui parimenti fruiscono anche le imprese partecipanti individualmente alla gara.Una diversa soluzione interpretativa comporterebbe, infatti, una ingiustificata disparità di trattamento tra le imprese che partecipano all’incanto in forma associata (che potrebbero sommare gli importi delle proprie qualificazioni sino a ricoprire il solo importo a base di gara pur non raggiungendo l’importo di iscrizione corrispondente alla classifica prescritta dal bando) e quelle che vi partecipano singolarmente (che, in ogni caso, debbono possedere l’iscrizione alla categoria per la classifica prescritta dal bando). Ciò in quanto, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del D.P.C.M. 10 gennaio 1991, n. 55 - espressamente richiamato dall’art. 13, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. - l’importo complessivo delle iscrizioni richieste non può essere diversificato in ragione del fatto che l’impresa chieda di partecipare alla gara singolarmente ovvero riunita in associazione temporanea o consorzio.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 18/04/2005 n. 1551
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
E’ legittima l’esclusione dell’impresa che ha dichiarato di voler subappaltare i lavori della categoria OS 30 di importo superiore al 15% dell’importo totale dell’appalto (e dunque soggetti al divieto ex art. 13, comma 7, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.), anche se l’impresa risulti in possesso della correlativa qualificazione ed anche nell’ipotesi in cui la versione originaria del bando consentiva inizialmente tale possibilità, successivamente eliminata in sede di rettifica del bando anteriore alla presentazione delle offerte.
TAR Valle d'Aosta - Sentenza 17/03/2005 n. 36
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Va ritenuto erroneo il presupposto che la manutenzione degli impianti tecnologici sia da ricondurre alla normativa in materia di servizi. Va, invece, osservato che l’elenco contenuto nell’allegato 1 del D.Lgs. n. 157/1995 - da ritenersi tassativo - non contempla tra gli appalti di servizi quelli concernenti i lavori di manutenzione degli impianti tecnologici, mentre l’art. 2, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. annovera espressamente tra i lavori pubblici le attività di restauro e manutenzione di opere e impianti (v., in questo senso, Cons. St., Sez. V, 4 maggio 2001, n. 2518).Ricondotto l’appalto nell’ambito della citata legge quadro sui lavori pubblici, detta legge, ai sensi dell’art. 2, comma 2, lett. b), della stessa, deve ritenersi applicabile anche ai “concessionari di lavori e di servizi pubblici” e dunque alla S.p.A. concessionaria di servizio pubblico.Circa la corrispondenza tra la categoria OG11 e la categoria OS30, va rilevato che la lettura della deliberazione dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici n. 165 dell’11 giugno 2003 evidenzia come l’Autorità si sia limitata a riconoscere la “possibilità” per le amministrazioni “di esprimere un rapporto in termini di similarità o di analogia tra lavori da affidare e lavori eseguiti”, e pertanto essa non si applica laddove di tale possibilità la stazione appaltante abbia ritenuto di non avvalersi.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 03/03/2005 n. 331
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’attestato della SOA è necessario e sufficiente a certificare la capacità economico finanziaria dei concorrenti, mentre gli altri requisiti, tra cui quelli individuati dall’art. 75 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., debbono essere autonomamente accertati dalla stazione appaltante.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 21/02/2005 n. 550
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel nuovo sistema “unico” di qualificazione delle imprese a progettare e realizzare opere pubbliche (disciplinato, in attuazione della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., dal D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m.) soltanto i previsti organismi di diritto privato (Soa: Società Organismo di Attestazione) sono competenti al rilascio dell’attestazione di qualificazione, che comporta la verifica, da parte di detti organismi, della sussistenza dei requisiti di qualificazione richiesti alle imprese che intendano concorrere per l’esecuzione di lavori pubblici.Non vi è norma, né inerente la disciplina specifica di detto sistema di qualificazione né ricavabile dal complesso normativo in materia di autocertificazioni, da cui possa desumersi, ancorché indirettamente, l’esistenza di un “potere” delle imprese stesse di “autocertificare” il possesso di detti requisiti indipendentemente ed in assenza della suddetta attestazione SOA. Il ricorso all’ormai generale principio della c.d. autocertificazione, infatti, non può certo spingersi fino a porre di fatto nel nulla la inderogabile disciplina dell’accertamento e della documentazione dei requisiti di capacità e di moralità richiesti in relazione all’esecuzione di lavori pubblici.Conseguentemente, le imprese partecipanti alla gara non possono non essere in possesso dell’attestazione SOA e non allegare alla domanda di partecipazione l’attestazione medesima, od un’autocertificazione, dalla quale, però, risulti pur sempre il possesso di detta attestazione.
TAR Marche - Sentenza 04/02/2005 n. 127
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Le opere, non ricomprese nella categoria prevalente dell’appalto e classificate ascrivibili nella categoria OG2 di cui al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., non sono affatto da considerare specializzate, stante l’acronimo di identificazione delle stesse “OG”, che importa la loro riferibilità alla categoria di opere generali e non certo di quelle specializzate, classificate con il diverso acronimo “OS”. Il convincimento è avvalorato dalla previsione, recata dall’art. 72, comma 4, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554, avente ad oggetto il Regolamento di attuazione della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., che in sede di individuazione delle opere speciali per le quali è escluso il subappalto in mancanza di apposita qualificazione da parte dell’impresa aggiudicataria, non ha ricompreso nella relativa elencazione le opere edilizie di restauro e di manutenzione dei beni immobili di valenza storico-culturale sottoposti a tutela, ma solo opere di restauro e manutenzione di superfici decorate.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 31/01/2005 n. 231
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
E’ corretta la soluzione, adottata dalla Commissione aggiudicatrice, di escludere dalla gara l’impresa che, avendo presentato una cauzione di importo insufficiente rispetto a quello stabilito dal disciplinare di gara, non si è contestualmente premurata di allegare all’offerta l’unica documentazione, prevista dal bando a pena di esclusione, atta a giustificare la riduzione della cauzione stessa ai sensi dell’art. 8, comma 11-quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. (quale, nel caso di specie, la “certificazione di sistema di qualità rilasciata da organismi accreditati”).La Commissione non era tenuta a consentire la regolarizzazione di una tale cauzione irregolarmente prestata, trattandosi della violazione di una prescrizione, la cui osservanza era espressamente sancita a pena di esclusione, per di più ai fini della concessione di un beneficio (il dimezzamento del bind bond), per il godimento del quale è pur vero che non occorre una espressa domanda di parte (ed in tal senso il beneficio opera automaticamente), ma tuttavia occorre certamente che il concorrente produca, esclusivamente unitamente all’offerta ed al bind bond, anche la prova di essere in possesso della certificazione di qualità. Né si poteva esigere che la stazione appaltante, a fronte di una cauzione prestata per un importo inferiore al dovuto, dovesse implicitamente ritenere che l’offerente versasse in una delle situazioni che consentono il beneficio della cauzione stessa ed invitasse il concorrente a provarla. Ciò sia perché la reciproca lealtà richiesta alle parti di un procedimento di gara non implica che ricada sull’Amministrazione la normale diligenza, cui le imprese devono conformarsi nel formulare le offerte di partecipazione alle pubbliche gare, sia perché l’invito alla regolarizzazione può riguardare solo vizii di natura formale, in ordine ai quali non viene vulnerata la par condicio dei concorrenti, ma non può avere ad oggetto integrazioni, che ne modifichino il contenuto sostanziale.Inoltre, il principio volto a favorire la più ampia partecipazione alle gare pubbliche ha carattere recessivo rispetto al principio per cui le prescrizioni del bando sulle formalità di presentazione delle offerte rilevano, ai fini dell’esclusione dalla gara, quando rispondono ad un particolare interesse dell’Amministrazione o sono poste a garanzia della par condicio. Quest’ultimo principio, poi, ha carattere suppletivo, in quanto opera soltanto là dove una formalità non sia espressamente stabilità a pena di esclusione, giacché in tal caso vige il principio dell’imperatività del provvedimento amministrativo ed il criterio teleologico recede di fronte al criterio formale. Né si può, infine, ritenere che l’onere di fornire la prova della sussistenza del presupposto per la riduzione della cauzione (stabilito, come ricordato, a pena di esclusione dal disciplinare di gara) non trovi fondamento in un interesse pubblico adeguato e sia pertanto irragionevole e contrario al disposto dell’art. 28 della direttiva 14 giugno 1993, n. 93/37/CEE, in quanto posto, con tutta evidenza, a tutela dell’interesse pubblico primario a garantire l’affidabilità dell’offerta, sia in vista dell’eventuale aggiudicazione sia in funzione della serietà e correttezza del procedimento di gara.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana, Sezione giurisdizionale - Sentenza 27/01/2005 n. 22
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., per partecipare alle gare per l’aggiudicazione di contratti della Pubblica Amministrazione è sufficiente la qualificazione relativa alla categoria prevalente, che abilita l’aggiudicatario a realizzare anche i lavori riferiti a categorie scorporabili, purché non si tratti di opere o lavori speciali a qualificazione necessaria e purché ciò non sia diversamente disciplinato da una legittima clausola, all’uopo inserita nel bando di gara.Qualora nel bando venga prevista una diversa disposizione per l’esecuzione di lavori relativi ad una categoria scorporabile, espressamente stabilendosi che nel caso in cui l’aggiudicataria non sia qualificata anche per la categoria secondaria, i relativi lavori devono essere eseguiti in subappalto da impresa qualificata, occorrerà verificare se, in concreto, la citata norma sia stata rispettata con l’affidamento di tali lavori ad una impresa che abbia la necessaria qualificazione per la categoria di riferimento.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 24/01/2005 n. 129
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Le SOA, ancorché siano organismi privati, svolgono una funzione pubblicistica di certificazione che sfocia in una attestazione con valore di atto pubblico. Si verifica pertanto una ipotesi di esercizio privato di funzione pubblica.Se l’Autorità può indicare in maniera vincolante il contenuto dell’attestazione e può, addirittura, in caso di inadempimento della SOA nel recepire tale contenuto, sanzionare la SOA precludendone ogni ulteriore attività (mediante la revoca dell’autorizzazione generale), a maggior ragione l’Autorità può adottare la misura, di minore impatto, di intervenire in via diretta sulla attestazione, annullandola.Le false dichiarazioni sui requisiti per il conseguimento dell’attestazione di qualificazione è un fatto di tale gravità, da essere di per sé ostativo dell’ottenimento dell’attestazione, a prescindere dal numero e dalla entità dei documenti falsi.L’attestazione di qualificazione rilasciata sulla base di falsi documenti va annullata anche se in ipotesi la falsità non sia imputabile all’impresa che ha conseguito l’attestazione.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 14/01/2005 n. 67
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Non sussiste l’obbligo per l’amministrazione di introdurre nel bando anche la possibilità di comprovare il possesso della certificazione di qualità UNI ISO 9000 mediante dichiarazione sostitutiva. Ciò, innanzitutto, perché l’art. 49 del D.P.R. 445/2000 stabilisce espressamente che “i certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti non possono essere sostituiti da altro documento, salvo diverse disposizioni della normativa di settore”, e quello in questione è (a giudizio del collegio) un “certificato di conformità CE” che va fatto rientrare nella categoria dei documenti esclusi dall’autocertificazione. In secondo luogo, perché l’art. 19 del D.P.R. 445/2000, nel prevedere la modalità alternativa dell’autocertificazione sostitutiva, si riferisce ad atti e documenti conservati o rilasciati da una pubblica amministrazione, mentre la certificazione di qualità è rilasciata da soggetto privato, ancorché abilitato dalla legge, che non detiene l’originale ma rilascia l’unico attestato al richiedente, il quale solo può documentarne il possesso effettivo in sede di verifica.
TAR Sicilia, Sezione III Catania - Sentenza 14/01/2005 n. 22
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Sia la giurisprudenza amministrativa prevalente (Cons. Stato, V, 26 maggio 2003, n. 2857; Cons. Stato, V. 30 ottobre 2003, n. 6765, Tar Catanzaro, 2 marzo 2004 n. 515), sia l’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici (determinazioni n. 48/2000, n. 7/2001, n. 8/2002 e n. 83/2004), ripetutamente si sono pronunciate in ordine alla categoria di opere generali OG 11, affermando che essa assorbe le categorie di opere speciali OS 3, OS 5, OS 28 ed OS 30. Occorre tuttavia precisare che queste ultime categorie speciali sono tutte a “qualificazione obbligatoria” (v.:Tabella corrispondenze nuove e vecchie categorie, facente parte dell’allegato A al D.P.R. n. 34/2000), per cui le imprese aggiudicatarie devono essere munite di tali specifiche qualificazioni (v.:premesse all’Allegato A prima indicato), fatta salva la possibilità di sostituirle con la qualificazione nella categoria generale OG 11. Ora, se il possesso della qualificazione nella categoria di opere generali OG 11 è ritenuto sufficiente per sostituire le qualificazioni in categorie di opere speciali a “qualificazione obbligatoria”, a maggior ragione il possesso della qualificazione nella categoria di opere generali OG 1 è idoneo a sostituire le qualificazioni nelle categorie di opere speciali OS 6 ed OS 7, a “qualificazione non obbligatoria”, e quindi eseguibili - per espressa previsione normativa - dalle imprese aggiudicatarie, ancorché prive delle relative adeguate qualificazioni (Tar Reggio Calabria, 5 febbraio 2003, n. 57; Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, determinazione n. 8/2002).
TAR Sardegna, Sezione I - Sentenza 13/01/2005 n. 57
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
In caso di appalto integrato, solo le imprese che non possiedono la qualificazione per prestazione di progettazione e costruzione devono, ai sensi dell’art. 19, comma 1ter, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., indicare o associare per la redazione del progetto esecutivo un ingegnere e un architetto iscritti all’albo professionale e qualificati alla realizzazione del progetto esecutivo.
Consiglio di Stato, Sezione VI - Sentenza 30/12/2004 n. 8292
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Va escluso che, in assenza di previsioni normative speciali, la stazione appaltante possa pretendere forme di qualificazione ulteriori e più limitative rispetto a quella disciplinata dall’art. 8, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., tanto più quando la restrizione implicata dalla lex specialis sia irragionevolmente contrastante con indisponibili principi di rango anche comunitario. (Nella fattispecie, la stazione appaltante, dopo aver aggiudicato l’appalto a seguito di una procedura nella quale la soglia di anomalia era stata calcolata considerando le sole offerte presentate dalle imprese in possesso non solo dell’attestazione SOA per le opere della categoria OS 30, classifica III, ma anche dell’autorizzazione per la cl. di I grado ex DM n. 314/1992, ha legittimamente annullato d’ufficio l’intera procedura di gara; a ciò determinandosi dopo aver interpellato l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici che aveva rimarcato l’esclusività del sistema di qualificazione di cui al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. e l’afferenza dell’autorizzazione ex D.M. n. 314/1992 alla fase esecutiva, non anche a quella relativa al riscontro dei requisiti di partecipazione).
TAR Liguria, Sezione II - Sentenza 20/12/2004 n. 1755
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La questione consistente nello stabilire se, in caso di partecipazione alla gara di RTI, il frazionamento dei requisiti di partecipazione sia consentito soltanto per i requisiti di capacità tecnica ed economico - finanziaria ovvero anche per il requisito della certificazione di qualità non può che essere risolta in senso negativo.In merito si è già espresso il Consiglio di Stato, ritenendo in diverse occasioni che “i requisiti tecnici di carattere soggettivo, tra cui anche le certificazioni di qualità debbono essere posseduti singolarmente da ciascuna impresa, a meno che non risulti che essi siano incontestabilmente riferiti solo ad una parte delle prestazioni, eseguibili da alcune soltanto delle imprese associate” in quanto detta certificazione “mira ad assicurare che l’impresa tenuta a eseguire le prestazioni contrattuali svolga il servizio secondo un livello minimo di prestazioni, accertate da un organismo qualificato, secondo parametri rigorosi delineati a livello europeo, che valorizzano l’organizzazione complessiva dell’attività e l’intero svolgimento nelle diverse fasi, con la conseguenza che, nel caso di associazione temporanea di imprese, tale garanzia deve riguardare tutti i soggetti compresi nel raggruppamento quale dimostrazione del richiesto standard qualitativo” (CdS V, 15 giugno 2001 n. 3188; CdS V, 18 ottobre 2001 n. 5517 ; CdS V, 30 gennaio 2002 n. 507). Dalla natura soggettiva del requisito in esame, pertanto si fa conseguire l’imprescindibilità del suo possesso per ciascuna impresa partecipante, con la sola esclusione di quelle facenti parti di ATI verticali, in cui le prestazioni relative allo specifico servizio per cui è prescritto il possesso di certificazioni di qualità sono affidate ad altre imprese del gruppo, sicché sarebbe illogico ed eccessivamente gravoso esigere da esse certificati di qualità relativi a prestazioni che esse non intendono svolgere.La richiamata impostazione, sebbene formulata nel periodo transitorio e con riferimento al diverso caso in cui la certificazione di qualità aziendale viene considerata come elemento della valutazione dell’offerta, deve essere seguita anche nel caso in cui detta certificazione rappresenta un requisito per la partecipazione alla gara, per i motivi che di seguito si espongono.Diversamente dai requisiti di capacità tecnica ed economico-finanziaria la certificazione di qualità riguarda non il dato statico di ciò che dall’impresa è stato fatto (esperienza pregressa) o la quantità di mezzi da essa messi a disposizione, bensì riguarda l’aspetto dinamico e qualitativo del modo in cui l’impresa svolge la propria attività secondo i principi della cd. “qualità totale” o “sistema di qualità” (capacità di svolgere la propria attività attraverso un sistema organizzativo-gestionale di produzione indirizzato alla soddisfazione dell’esigenza cui il prodotto finale è destinato). Tali principi, che nella legislazione previgente rappresentavano un fattore di rilievo meramente interno, riservato alle scelte organizzative del vertice aziendale, assumono, in virtù della normativa in esame, rilevanza esterna venendo la rispondenza al sistema di qualità di un’impresa ad essere considerata dall’art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. come fulcro del sistema di qualificazione delle imprese e, pertanto, come requisito imprescindibile per la partecipazione della stessa alla gara. Ne consegue che mentre sotto il primo profilo è irrilevante il possesso diretto o meno di detti mezzi, sotto il secondo profilo vengono in considerazione elementi caratteristici della specifica impresa, nella sua individuale capacità gestionale-organizzativa. In tale prospettiva appare pertanto evidente che il principio della sommatoria dei requisiti e delle risorse non è applicabile alla dimostrazione del diverso requisito (soggettivo) della qualità, che riguarda una valutazione del proprium di quella specifica impresa, effettuata previo esame delle caratteristiche produttive, organizzative, gestionali etc., da società a tal fine qualificate e, proprio in virtù della diversa specializzazione richiesta per tale tipo di valutazione, distinte dalle SOA, il cui ambito di attestazione è limitato al ben più agevole e meccanico riscontro del possesso dei requisiti di tipo tecnico ed economico-finanziario.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 15/12/2004 n. 19698
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Dall’art. 3 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. - che recita: “Le imprese sono qualificate per categorie di opere generali, per categorie di opere specializzate, nonché per prestazioni di sola costruzione e per prestazioni di progettazione e costruzione, e classificate, nell’ambito delle categorie loro attribuite, secondo gli importi di cui al comma 4” - si evince con chiarezza che la certificazione SOA, per prestazioni o di sola costruzione o di costruzione e progettazione, è relativa alle categorie di cui all’allegato A indicate nella certificazione stessa. Ne consegue che l’impresa in possesso di certificazione SOA che non ricomprende la categoria OG 11 (qualificata come scorporabile, subappaltabile ed a qualificazione obbligatoria) deve ritenersi effettivamente priva della prequalificazione per prestazioni di progettazione relative alla categoria OG11 - classifica V - classe di progettazione IIIa. Né rileva il fatto che l’ATI avrebbe già dimostrato la propria capacità progettuale e, dunque, non deve indicare in sede di offerta i nominativi dei tecnici che opereranno la progettazione, mentre tale incombente è necessario per le imprese prive di qualificazione SOA, perché è proprio tale qualificazione SOA a non produrre gli effetti desiderati dall’ATI partecipante.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 25/11/2004 n. 5473
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Illegittimamente l’Amministrazione esclude l’equivalenza (assorbimento) tra la qualificazione nella categoria OG11 e la qualificazione nella categoria OS28, richiesta dal bando, anche alla luce di quanto sostenuto al riguardo dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici in varie determinazioni (premessa alla nota illustrativa alle Tipologie di Bandi di gara per l’affidamento di lavori pubblici pubblicate sulla G.U. del 4 settembre 2000, determinazioni nn. 48 del 2000, 7 del 2001 e 8 del 2002 comunicato 6 luglio 2001 n. 12).
TAR Lazio, Sezione Ibis Roma - Sentenza 26/10/2004 n. 11694
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Fra i requisiti per la partecipazione alle gare per lavori o servizi, la certificazione di qualità è preordinata ad assicurare la necessaria corrispondenza tra l’idoneità della ditta partecipante, alla quale il requisito è richiesto, ed il servizio, opera o fornitura oggetto della gara medesima. La previsione di requisiti di tale tipo riflette la scelta dell’Amministrazione di ottenere, nel complesso, una garanzia qualitativa di un determinato ed atteso livello, riferita all’esecuzione dell’intero rapporto contrattuale, considerato in ciascuna delle singole fasi di svolgimento. La certificazione di qualità mira quindi ad assicurare che l’impresa, cui affidare la realizzazione dell’opera o lo svolgimento del servizio, possa ritenersi idonea ad effettuare la prestazione secondo un livello minimo di aspettative, accertato da un organismo qualificato, e secondo parametri rigorosi delineati a livello europeo, che valorizzano l’organizzazione ed il livello complessivi dell’attività nell’intero suo svolgimento nelle diverse fasi. La certificazione di qualità è, alla stregua di quanto precedentemente sottolineato, espressione di una procedura con la quale un soggetto verificatore, esterno all’impresa, terzo e indipendente ed a ciò autorizzato (cosiddetto organismo di certificazione), fornisce attestazione scritta che un prodotto, processo produttivo o servizio, a seguito di valutazione, sia conforme ai requisiti specificati da norme tecniche, garantendone la validità nel tempo attraverso una adeguata attività di sorveglianza (cosiddetta auditing di impresa). La garanzia della validità nel tempo della qualità certificata dipende ovviamente dalla validità della certificazione, a sua volta subordinata alla vigenza temporale di essa. La scadenza della certificazione, infatti, indica che l’organismo di certificazione non può garantire oltre un certo limite temporale la conformità ai requisiti qualitativi di un certo prodotto, processo o servizio, senza sottoporlo a nuova verificazione. Per tale ragione un certificato di qualità scaduto è da considerarsi tamquam non esset, atteso che esso non può assolvere alla funzione di garanzia, per la quale è previsto, oltre il termine di validità indicato nell’attestazione scritta.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 19/10/2004 n. 6701
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell’art. 72 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., le opere generali sono caratterizzate da una pluralità di lavorazioni, indispensabili per consegnare l’opera o il lavoro finito in ogni sua parte, mentre le opere specializzate sono quelle lavorazioni che, nell’ambito del processo realizzativo dell’opera, necessitano di una particolare specializzazione o professionalità.L’art. 74 del citato regolamento prevede la possibilità dell’impresa aggiudicataria, in possesso della qualificazione in categoria prevalente, di eseguire direttamente tutte le lavorazioni se in possesso delle adeguate qualificazioni o subappaltare dette lavorazioni a imprese in possesso delle relative qualificazioni, salvo quanto previsto dall’art. 13, comma 7, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.La norma sembra indicare che le opere generali sono sempre subappaltabili, salvo il divieto di cui all’art. 13, comma 7, della citata legge n. 109/1994, ma detto limite si riferisce testualmente alle sole opere speciali e non alle opere di categoria generale (qual è la OG11- Impianti tecnologici- inserita nell’ all. A al D.P.R. n. 34 del 2000 espressamente fra le categorie di opere generali). Né con tale assunto confligge la deliberazione dell’Autorità di vigilanza per i lavori pubblici n. 31 del 2002 (che ha ritenuto che il divieto di subappalto riguardi anche le categorie generali, avendo le stesse un notevole contenuto tecnologico di rilevante complessità tecnica, identica a quella delle categorie speciali) ove la stessa venga interpretata nei termini, esplicitati dalla decisione n. 4671/03 della VI Sezione, la quale ha ritenuto che, anche ammettendo che il divieto si applichi alle categorie generali, esso sia applicabile in forza del loro essere categorie caratterizzate dalla medesima specializzazione delle categorie speciali e, quindi, una sommatoria di opere speciali che rilevano, a questi fini, singolarmente al fine di verificare l’applicabilità del divieto. La suddetta sentenza ha, invece, escluso l’operatività del divieto per le categorie generali senza altra specificazione in ordine alle modalità applicative dello stesso, perché ciò comporterebbe l’effetto di una estensione generalizzata della portata del divieto, contrariamente alle indicazioni provenienti dal diritto comunitario, dalle innovazioni legislative di cui alla legge n. 166 del 2002, che prevede che i divieti operino per uno o più lavori di alta specializzazione e dalle decisioni più recenti del giudice amministrativo. La menzionata decisione ha ritenuto che le Amministrazioni possano contemplare nei bandi la possibilità di subappalto, costruendo la categoria generale come non assorbente e verificando l’operatività del divieto in relazione alla singola categoria di opera speciale compresa nella categoria generale scorporata, evitando così distonie applicative rispetto ai lavori altamente specializzati, sia nel caso in cui essi siano individuati in categorie del tipo OS sia qualora essi siano considerati come opere generali del tipo OG.E’ illegittima l’esclusione dell’impresa non in possesso di qualificazione nella categoria scorporabile OG11, indicata nel bando in aggiunta alla categoria prevalente OG1, sul presupposto che il divieto di subappalto delle categorie scorporabili imposto dall’art. 13, comma 7, della legge n. 109/1994 trovi applicazione rispetto a tutte le categorie generali. In presenza di più opere speciali, il divieto di subappalto previsto dall’art. 13, comma 7, della legge n. 109/1994, si applica alle sole opere scorporabili altamente specializzate, le quali hanno singolarmente valore superiore al 15% dell’importo totale dei lavori, senza bisogno che, qualora vi siano altre categorie altamente specializzate, anche le altre singolarmente considerate, siano tutte di importo superiore al 15 per cento del valore complessivo dell’intervento.
TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 29/09/2004 n. 4197
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il possesso della qualificazione attestata dalla certificazione SOA è sufficiente ad assolvere ogni onere documentale circa la dimostrazione dell’esistenza dei requisiti di capacità tecnica e finanziaria ai fini dell’affidamento dei lavori di cui trattasi, nonché a garantire la stazione appaltante in ordine all’affidabilità dell’impresa certificata. E, invero, l’art. 1 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. prevede che quanto attestato dalla SOA è necessario e sufficiente a certificare la capacità tecnica ed economico-finanziaria. In tal senso è inequivoco il disposto di cui al quarto comma della disposizione in esame, laddove si stabilisce che “le stazioni appaltanti non possono richiedere ai concorrenti la dimostrazione della qualificazione con modalità, procedure e contenuti diversi da quelli previsti dal presente titolo”. Ne consegue che l’attestazione SOA rilasciata all’interessata è sufficiente ad accreditare, in capo alla stessa, i requisiti generali relativi alla capacità tecnica e finanziaria, il cui possesso non può essere messo in discussione dalla stazione appaltante.La dimostrazione del fatturato per lavori analoghi già eseguiti costituisce, invece, un requisito aggiuntivo alla attestazione di qualificazione, che è consentito richiedere da parte della stazione appaltante soltanto nel caso in cui il bando di gara preveda l’attestazione SOA nella classifica VIII (cfr. TAR Puglia, Bari 29 ottobre 2003 n. 3997). Al riguardo è indubbio che la finalità cui è preordinata la procedura concorsuale sia quella di garantire la selezione dei soggetti che offrano garanzie di affidabilità finanziaria e di capacità professionale nell’esecuzione delle prestazioni richieste. Tuttavia, l’indice di tale idoneità professionale può rinvenirsi soltanto nelle situazioni che la legge espressamente considera rilevanti a tali fini. In tale quadro residua all’amministrazione procedente il potere di valutare, in concreto, la ricorrenza dei presupposti astrattamente definiti dalla legge, ma non la facoltà di riconoscere autonomo rilievo a ulteriori situazioni abilitanti, non previste dalle norme di settore, ma liberamente determinate dalla singola stazione appaltante. Questa gode di margini di discrezionalità nella definizione dei profili formali della procedura e nell’esercizio di tale facoltà può specificare gli adempimenti documentali da osservare, nel rispetto comunque dei canoni di ragionevolezza e del divieto di aggravamento del procedimento, ma è da escludere che i concorrenti in possesso dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione di lavori pubblici possano essere privati della capacità di contrattare con la P.A., per effetto dell’introduzione, attraverso singole previsioni del bando di gara, di requisiti aggiuntivi che possano tradursi in situazioni ostative al conseguimento della qualificazione alla gara. In tal senso, l’amministrazione è già adeguatamente tutelata proprio dalle previsioni contenute nell’art. 1 del regolamento, senza che possa, sotto tale profilo, crearsi utilmente una sorta di presunzione di inaffidabilità fondata sull’asserita specificità delle prestazioni oggetto del contratto. Ciò in quanto il sistema normativo che presidia l’affidamento degli appalti pubblici non riconosce alla stazione appaltante un autonomo potere di integrazione dei requisiti generali di qualificazione ai pubblici incanti e, per quanto ispirato a criteri di rigore, di certezza e di ritualità, è comunque volto a garantire il libero accesso dei concorrenti ed è improntato al favor per la massima partecipazione alle gare, nel proposito di predisporre le condizioni per una selezione più accurata tra un ventaglio più ampio di offerte.
TAR Campania, Sezione I Napoli - Sentenza 27/09/2004 n. 12590
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’individuazione delle categorie di cui al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. avviene non soltanto in base ad una mera classificazione tipologica delle lavorazioni, ma anche sul presupposto della riconosciuta rilevanza di specifici vincoli funzionali sussistenti tra queste. Invero, nell’ambito di una medesima categoria potranno essere comprese attività e lavorazioni che, sebbene ontologicamente distinte, risultano collegate tra loro sotto il profilo funzionale, in quanto accessorie o comunque serventi rispetto ad una specifica opera; ad esempio, nella categoria OG 1, che riguarda la costruzione, manutenzione o ristrutturazione di interventi di edilizia occorrenti per svolgere una qualsiasi attività umana, vengono fatte rientrare espressamente anche eventuali opere connesse, complementari e accessorie. Sovente, inoltre, alla mancanza del predetto vincolo funzionale si accompagna la possibilità di qualificare tali lavorazioni nell’ambito di una diversa ed autonoma categoria: si pensi a quanto si verifica nell’ipotesi della categoria OS 24, che fa riferimento ad impianti non tecnologici volti a migliorare l’uso della città e quindi alla realizzazione di strutture non di natura accessoria e servente rispetto a specifiche costruzioni, ma ad appannaggio dell’intera collettività urbana.In tutti i procedimenti di scelta del contraente per la realizzazione di opere pubbliche l’Amministrazione deve verificare, oltre alla convenienza economica delle offerte ed alle capacità finanziarie delle imprese partecipanti, la loro idoneità ad eseguire in prima persona i lavori. Tale principio non è contraddetto dall’art. 95, terzo comma, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. nella parte in cui prevede che i requisiti relativi alle lavorazioni scorporabili non assunte dalle imprese mandanti sono posseduti dalla mandataria con riferimento alla categoria prevalente né dall’allegato 1 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. che stabilisce che, nel caso di categorie a qualificazione obbligatoria, tra cui figura quella OS 24, qualora tali lavorazioni siano indicate nei bandi di gara come parti dell’intervento da realizzare, non possono essere eseguite dalle imprese aggiudicatarie se queste risulteranno prive delle relative adeguate qualificazioni. Infatti, la prima di tali norme non fa riferimento alla fattispecie di mancanza di requisiti in capo alla mandante - che venendo sostituita in tal senso dalla mandataria potrebbe comunque rendersi aggiudicataria, pur non possedendo i necessari requisiti per l’esecuzione dei lavori che ha dichiarato di voler eseguire - ma alla diversa ipotesi di lavorazioni scorporabili che nessun soggetto mandante dell’A.T.I. si è assunto il compito di eseguire, pertanto, in luogo dell’esclusione dell’intero raggruppamento per carenza dei requisiti, il legislatore ha operato una presunzione di loro assunzione in capo alla mandataria. La seconda norma, invece, prevedendo un espresso divieto di esecuzione in capo all’aggiudicataria, impone ancor più all’Amministrazione il compito di dover verificare chi sarà in caso di mancanza di qualificazione a dover eseguire i lavori ed a quale titolo.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 17/09/2004 n. 6158
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La preclusione per le imprese iscritte al solo albo nazionale di partecipare agli appalti di interesse regionale e l’obbligo di iscrizione all’albo regionale ai sensi della Legge Regione Sardegna 27 aprile 1984, n. 13 non presentano profili di incostituzionalità: il “ragionevole dubbio” rilevato dal primo giudice sotto il profilo dell’impedimento per imprese pur iscritte in un albo valevole in tutto il territorio nazionale trova limite, da un lato, nel legittimo dispiegarsi della competenza esclusiva regionale sarda nella materia dei lavori pubblici (ai sensi dell’art. 3, lett. e), dello Statuto), in uno con la non configurabilità di regolazione comunitaria (in presenza di appalti inferiori alla relativa soglia, come nel caso di specie), dall’altro, nella inesistenza di limitazioni all’iscrizione all’albo regionale per le imprese non “stanziali”. Tale iscrizione, inoltre, trova una sua intrinseca ragionevolezza nella diretta verifica dei requisiti prescritti e, di conseguenza, dell’affidabilità dell’impresa, nonché nella stessa esigenza di evitare partecipazioni episodiche alla realizzazione di interventi locali di limitata consistenza - con possibile negativa incidenza sulla corretta e puntuale esecuzione dei lavori - e quindi nella opportunità di consentire il radicamento di un interesse alla instaurazione di un costante rapporto di collaborazione sul piano della esecuzione degli interventi medesimi.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 16/09/2004 n. 6043
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Qualora l’importo di categorie speciali (nel caso di specie OS3) sia inferiore al dieci per cento dell’importo complessivo dell’appalto o comunque inferiore alla soglia di Euro 150.000, come indicato dalla circolare del Ministero dei lavori pubblici 1 marzo 2000, la stazione appaltante non deve neppure menzionare tali categorie nel bando di gara e comunque le relative lavorazioni, qualunque sia la categoria di appartenenza, sono eseguibili dal soggetto qualificato nella categoria prevalente.
TAR Puglia, Sezione I Bari - Sentenza 16/09/2004 n. 4002
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui, per disposizione del bando di gara, ad un appalto misto di lavori, forniture e servizi trova applicazione l’unitaria disciplina dei soli lavori pubblici, nessun rilievo possono assumere ai fini della legittimità (peraltro del solo requisito di capacità finanziaria) i servizi informatici, ivi incluso il “monitoraggio”. Tali servizi, d’altro canto, potrebbero egualmente ricondursi alla stessa categoria OG3, comprensiva anche della realizzazione di ogni opera “connessa, complementare o accessoria anche di tipo puntuale…nonché di tutti gli impianti automatici, elettromeccanici, elettrici, telefonici, elettronici…” o, al massimo, alla categoria OS30 inerente “…la fornitura, il montaggio e la manutenzione o la ristrutturazione… di reti di trasmissione dati e simili… da realizzarsi in interventi appartenenti alle categorie generali che siano stati già realizzati…”. (Fattispecie relativa ad appalto per la realizzazione del “programma degli interventi finalizzati a migliorare la sicurezza stradale. Gestione e aggiornamento informatizzato del catasto degli arredi stradali; manutenzione integrata delle sovrastrutture e della segnaletica delle strade).
TAR Puglia, Sezione II Lecce - Sentenza 29/07/2004 n. 5591
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La stazione appaltante è tenuta a constatare che la classifica riportata nella certificazione di qualità corrisponda a quella richiesta, così come la stazione appaltante deve verificare se la classifica e la categoria di cui all’art. 3 ed all’allegato A del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m., riportate nell’attestazione SOA, corrispondano a quelle indicate nel bando di gara, senza che ciò implichi il sindacato sul contenuto delle certificazioni medesime.In particolare, relativamente ad imprese non in possesso della certificazione di qualità per il settore di accreditamento EA 28 (ossia quello che riguarda le imprese di costruzione), rilevante nell’appalto, ma solo per il settore EA 17 (che riguarda le imprese che operano nel campo della costruzione e montaggio di carpenteria metallica, componenti strutturali in acciaio o metallo, finiture di opere generali in materiali metallici e plastici, demolizione di opere), si è ritenuto che i processi produttivi utilizzati da un’impresa operante nel settore delle costruzioni presentano profili problematici del tutto diversi da quelli propri di un’impresa che, ad esempio, produce il calcestruzzo o, come nel caso di specie, carpenteria metallica e altre componenti strutturali in acciaio o metallo. Ciò non significa che l’impresa in possesso di certificazione di qualità per un settore diverso dall’EA 28 non sia in grado di eseguire lavori pubblici, ma che essa, per lo specifico settore, non possiede la certificazione di qualità, il che implica il mancato possesso di un requisito che, ai sensi della vigente legislazione sui lavori pubblici, è richiesto a pena di esclusione. Non ha rilievo la circostanza che il bando di gara non dispone nulla circa il settore di accreditamento che deve risultare dalla certificazione di qualità; infatti, una volta assodato che la normativa tecnica volontaria sulla certificazione di qualità si applica ex se alla materia dei lavori pubblici (per espressa disposizione dell’art. 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.), è evidente che il mancato possesso di adeguata certificazione di qualità in capo ad un’impresa possa essere rilevata o dalla stazione appaltante o da una delle imprese partecipanti alla gara.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 26/07/2004 n. 2492
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
In materia di ATI orizzontali, disciplinate dall’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., deve essere precisato che la quota del 40% (e anche quella maggioritaria dell’impresa mandataria rispetto alle mandanti) va riferita all’importo complessivo dell’appalto e non alla categoria prevalente.
TAR Puglia , Sezione II Lecce - Sentenza 22/07/2004 n. 5381
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nelle associazioni temporanee ognuna delle associate deve avere una capacità operativa commisurata ad una certa quota dell’importo totale dei lavori pari, dopo l’aumento del quinto della classifica, ad almeno un quinto dell’importo totale. Quanto detto comporta che ognuna delle imprese associate deve possedere una classifica (iniziale, cioè prima dell’aumento del quinto) superiore al 10% dell’importo dei lavori. Ciò, tuttavia, non comporta la violazione dell’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m., poiché tale norma stabilisce che ognuna delle imprese associate deve possedere i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi nella misura minima del 10%. Tale formula, quindi, da un lato abilita la stazione appaltante a richiedere in ognuna delle imprese associate il possesso dei detti requisiti in misura maggiore rispetto al 10% (secondo un orientamento normativo già espresso nell’art. 8, comma 1, del D.P.C.M. n. 55 del 1991, che limitava la discrezionalità dell’amministrazione prevedendo una banda nell’ambito della quale la stessa amministrazione doveva contenere le proprie determinazioni), dall’altro conferma che il dato del 10% può essere superato dall’applicazione dell’art. 3, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m..
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 28/06/2004 n. 4797
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La presenza di clausole ambigue o, comunque, non univoche - delle quali non può che essere responsabile la stessa amministrazione che ha redatto i provvedimenti regolatori della gara - non giustifica l’esclusione di imprese concorrenti che abbiano fatto affidamento su un’interpretazione non illogica della disciplina del procedimento. Se bando e lettera di invito non dispongono espressamente per la presentazione dell’attestazione specifica inerente anche al sistema di qualità, ma riservano la verifica del possesso dei requisiti di qualificazione nei riguardi dell’aggiudicatario, non può assumere rilevanza un’attestazione incompleta esibita dall’impresa concorrente ai fini della sola ammissione alla gara. Assume, invece, rilevanza, in ossequio al predetto obbligo, il fatto che il requisito sia certificato e posseduto una volta che si proceda all’aggiudicazione definitiva e, poi, alla stipulazione del con-tratto.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 22/06/2004 n. 4360
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il mutamento soggettivo dell’imprenditore individuale, se per un verso consente di utilizzare i requisiti maturati dalla vecchia impresa, per altro verso impone, sotto il profilo formale, il rilascio di nuovo titolo abilitante (iscrizione o attestazione) che consegue ad una verifica del possesso dei requisiti, in particolare di quelli di carattere soggettivo di cui all’art. 17 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 e s.m. (fattispecie in materia di decesso dell’imprenditore individuale e di subentro dei relativi eredi).
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 11/05/2004 n. 2967
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Qualora il bando di gara indichi, quale condizione minima di carattere economico e tecnico necessaria per la partecipazione, che i concorrenti all’atto dell’offerta debbano possedere attestazione rilasciata da società di attestazione (SOA) di cui al D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 regolarmente autorizzata, in corso di validità che documenti il possesso della qualificazione in categorie e classifiche adeguate ai lavori da assumere, senza dire nulla a riguardo della certificazione di qualità aziendale ovvero del possesso della dichiarazione della presenza di requisiti del sistema di qualità aziendale, non può pretendersi che la commissione di gara escluda il concorrente che non ha prodotto anche la documentazione inerente il possesso del requisito della qualità. In tale circostanza, infatti, non può essere condiviso l’assunto per il quale il bando non aveva alcuna necessità di esplicitare il contenuto dell’attestazione SOA e che, comunque, trattandosi di una semplice omissione, la norma regolamentare avrebbe dovuto essere rispettata in base al principio di eterointegrazione, proprio in quanto il bando di gara non si limita affatto a richiedere genericamente la presentazione dell’attestazione (SOA), ma indica altresì il contenuto del documento, costituito dall’accertamento del possesso della qualificazione in categorie e classifiche adeguate ai lavori da assumere. In questa ipotesi particolare, quindi, l’omissione non può essere intesa come uno spazio bianco, colmabile mediante un processo di eterointegrazione, sempre che questo sia configurabile nella materia dei pubblici appalti in presenza del principio che vincola le amministrazioni all’applicazione delle regole contenute nel bando senza che residui in capo all’organo competente alcun margine di discrezionalità nella loro interpretazione (Consiglio di Stato, Sez. V, 20 maggio 2002, n. 2717). La suddetta clausola del bando va, pertanto, intesa come una prescrizione che circoscrive l’onere del candidato alla sola presentazione dell’attestazione concernente il possesso della qualificazione in categorie e classifiche adeguate ai lavori da assumere. Diversamente ragionando, infatti, risulterebbe vulnerato principio del clare loqui , che impone alla stazione appaltante di indicare con esattezza gli oneri procedurali a carico dei concorrenti.
TAR Campania, Sezione I Salerno - Sentenza 29/04/2004 n. 300
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Con il D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 è stato previsto, all’art. 15, recante disposizioni in ordine alla domanda di qualificazione delle imprese che, “in caso di fusione o di altra operazione che comporti il trasferimento di azienda o di un suo ramo, il nuovo soggetto può avvalersi per la qualificazione dei requisiti posseduti dalle imprese che ad esso hanno dato origine” (comma 9). Trattasi di norma che regola, nel nuovo sistema di qualificazione delle imprese (a regime dal 1° gennaio 2002), le medesime ipotesi individuate dalla circolare n. 382 del 1985, richiamata dal IV comma dell’art. 35 della legge 11 febbraio 19994, n. 109 e s.m. di cui non può ipotizzarsi alcuna ultrattività. Ne consegue che la verifica, giusta indicazione emergente anche dalla determinazione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici n. 11 del 5 giugno 2002, comporta necessariamente l’accertamento da parte della SOA, e non della stazione appaltante, dell’effettiva cessione dell’azienda, al cui esito potrà procedersi al rilascio dell’attestazione di qualificazione all’impresa cessionaria previa revoca dell’attestazione rilasciata al cedente, e ciò anche al fine di evitare che, con la medesima attestazione e con la medesima organizzazione, siano abilitati ad operare, medio tempore, due distinti soggetti.
TAR Marche - Sentenza 24/04/2004 n. 184
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui il bando ha espressamente disposto, per i concorrenti non in possesso di attestato SOA, che il requisito di cui all’art. 28, comma 1, lett. a), del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 deve riferirsi a lavori della natura indicata nel bando medesimo, in assenza di impugnazione del bando di gara, trattandosi di requisito di partecipazione immediatamente lesivo per i soggetti non in possesso di qualificazione per la categoria richiesta, vale il principio di diritto che le prescrizioni del bando non possono essere discrezionalmente derogate dall’Amministrazione appaltante, ostandovi la necessità di assicurare la c.d. par condicio tra i soggetti aspiranti all’aggiudicazione.
TAR Veneto, Sezione I - Sentenza 25/03/2004 n. 791
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui la Stazione appaltante, ai fini della partecipazione alla gara, non ha escluso un’equivalenza tra iscrizione alle categorie di opere generali OG e qualificazione nelle categorie di opere specializzate OS, non appaiono rilevanti i richiami alle sentenze della V Sezione del Consiglio di Stato nn. 5976 del 2002 e 2968 del 2003. In ogni caso, detti richiami sono controbilanciati non solo da provvedimenti emessi dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, per la quale presupposto per la qualificazione nella categoria OG11 è l’avere direttamente eseguito impianti appartenenti ai due sottosistemi di impianti rientranti nelle categorie specializzate OS28 e OS30, ma anche da pronunciamenti della giurisprudenza amministrativa (Cons. St., V, n. 2957 del 2003) che riconoscono l’equivalenza suddetta e nei quali si rinviene l’affermazione che il divieto di subappalto riguarda anche le categorie generali come OG11, avendo le stesse un notevole contenuto tecnologico e rilevante complessità tecnologica identica a quella delle categorie speciali (Cons. St., V, n. 4671 del 2003), con conseguente fungibilità tra categoria OG11 e categoria OS30, dato che la qualificazione nella categoria OG11 attesta il possesso delle capacità tecniche, organizzative, economiche e finanziarie idonee a garantire la competenza a eseguire direttamente anche opere rientranti nelle suddette categorie specializzate.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 23/03/2004 n. 1554
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La categoria OS33 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 - Coperture speciali - riguarda la costruzione e la manutenzione di coperture particolari comunque realizzate, quali, per esempio, le tensostrutture, le coperture geodetiche, quelle copri-scopri, quelle pennellate e simili. Vista l’ampiezza della formulazione ed il carattere meramente esemplificativo delle figure specificamente previste, è agevole osservare come nella suddetta categoria rientrino quelle coperture che richiedano l’impiego di tecniche che presuppongono materiali particolari, come membrane di teflon o PVC, e che si caratterizzano, quindi, per l’utilizzo di particolari sistemi di ancoraggio e di tensione (come nel caso di specie). In ogni caso, poi, l’essenzialità di una qualificazione di alta specializzazione come quella prevista dalla categoria OS33, con conseguente non riconducibilità dell’opera nell’ambito della diversa categoria OS 32 - Strutture in legno - è apprezzabile da parte della stazione appaltante in base alla funzione e alle caratteristiche tecniche e strutturali dell’opera.
TAR Calabria, Sezione I Catanzaro - Sentenza 02/03/2004 n. 515
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Anche alla luce delle specifiche e ragionevoli determinazioni adottate dall’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (n. 48/2000 e 8/2002), va autorizzata l’ammissione alle gare per l’aggiudicazione di lavori pubblici di imprese concorrenti in possesso della qualificazione nella categoria OG11, da considerarsi equivalente alla qualificazione nelle categorie OS3, OS5, OS28 ed OS30, espressamente previste dal bando.
TAR Lazio, Sezione II Roma - Sentenza 01/03/2004 n. 1844
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
E’ illegittimo e va annullato l’art. 1 del decreto ministeriale n. 420/2001, a modifica ed integrazione dell’art. 5 del precedente decreto del Ministro per i beni e le attività culturali n. 294 del 2000, in quanto rapporta all’organico complessivo dell’impresa il numero di restauratori e collaboratori richiesti per la sussistenza del menzionato requisito speciale di qualificazione. Infatti un’eccessiva specializzazione delle imprese non giova affatto al mercato, perché deprime la concorrenza e costringe irragionevolmente i soggetti interessati a limitare il proprio campo d’azione ad un settore che, pur essendo caratterizzato da particolare competenza ed elevata professionalità, ben può costituire un segmento qualificato ed importante di una più vasta e complessiva attività aziendale.Sono illegittime e vanno annullate le disposizioni regolamentari di cui agli articoli 7 e 8 del D.M. n. 294/2000, nel testo vigente, laddove viene ancorato alla data di entrata in vigore del decreto (comma 2) il possesso dei prescritti requisiti, sia per i restauratori di beni culturali che per i collaboratori restauratori di beni culturali. Le suddette statuizioni si rivelano illogiche e manifestamente ingiuste, atteso che penalizzano in maniera rilevante non solo coloro che non abbiano maturato i requisiti richiesti, ma anche le imprese alle cui dipendenze essi lavorano, precludendo agli interessati di entrare in possesso del requisito di qualificazione, ove non ne risultino già dotati alla data di entrata in vigore della nuova disciplina regolamentare.
TAR Friuli Venezia Giulia - Sentenza 21/02/2004 n. 70
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
In base all’art. 3, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 la qualificazione SOA in una categoria abilita un’impresa ad eseguire lavori nei limiti della propria classifica, incrementata di un quinto, disposizione che in caso di imprese raggruppate si applica a ciascuna impresa del raggruppamento, a condizione che essa sia qualificata per una classifica pari ad almeno un quinto dell’importo di gara.La disposizione dell’art. 95, comma 2, del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. non può essere intesa nel senso che la mandataria deve possedere in assoluto una classifica di qualificazione maggiore di quella delle mandanti, ma nel senso che essa è tenuta a possedere i requisiti minimi di ammissione allo specifico appalto in misura corrispondente ad almeno il 50% (più 1 centesimo di euro) dell’importo dei lavori, in modo da ottemperare alla determinazione dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici n. 25 del 20 dicembre 2001 secondo cui non è consentito che la percentuale coperta dalle mandanti, al fine di dimostrare, da parte dell’associazione temporanea orizzontale il possesso del 100% dei requisiti minimi, sia costituita da una quota di una mandante che sia di importo superiore a quella della mandataria. Ciò significa che la quota maggioritaria, in ordine ai requisiti economico finanziari prescritti dal bando con riferimento all’impresa mandataria è soddisfatta nel caso in cui essa sia in possesso della qualificazione per un importo superiore al 50% dell’importo a base d’asta .
TAR Abruzzo - Sentenza 30/01/2004 n. 87
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il beneficio di ridurre la polizza fideiussoria al 50%, previsto dall’art. 8, comma 11-quater della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. per le imprese in possesso della certificazione ISO 9000, è venuto meno a decorrere dal 1° gennaio 2003, da quando cioè è divenuto obbligatorio il possesso della suddetta certificazione ISO 9000 per i lavori appartenenti alla III classifica. Detta norma ha un valore premiante, di durata temporalmente limitata, in deroga a quanto previsto dalla norma generale in materia di cauzione provvisoria e definitiva, costituita dall’art. 30 che, per la garanzia provvisoria, stabilisce che sia prestata nella percentuale del 2%. Che l’applicazione del beneficio in parola abbia un valore premiante e una durata temporalmente limitata (ancorché la norma espressamente nulla dica al riguardo) emerge dal sistema e, in particolare, dall’art. 8, comma 4, lett. e), della legge quadro secondo cui il regolamento sul sistema di qualificazione ha il compito di graduare l’entrata in vigore dell’obbligo da parte delle aziende di possedere il sistema di qualità o elementi significativi e correlati dello stesso. L’art. 4 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 ha stabilito la cadenza temporale dell’entrata in vigore di detto obbligo nell’allegato B. Il legislatore, all’art. 8 citato, proprio per la non immediata operatività di qualificazione da parte delle imprese e per incentivarle a ciò, ha previsto il beneficio in questione che, per la sua funzione, è destinato a venir meno quando il possesso dei requisiti di qualificazione da facoltativo diventa obbligatorio, secondo le cadenze temporali di cui al citato allegato B del regolamento. Il beneficio della riduzione al 50% della cauzione non è più applicabile, in altri termini, quando la certificazione di qualità diviene obbligatoria, con la conseguenza che possono continuare a beneficiare di detta riduzione le imprese qualificate per l’esecuzione di lavori appartenenti alle classifiche I e II, esonerate da detto obbligo dal citato art. 8, comma 4, lett. e). Se si desse una lettura diversa dell’art. 8, comma 11-quater, consentendo l’abbattimento della cauzione in ogni caso, si avrebbe un’abrogazione di fatto dell’art. 30, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., secondo cui l’offerta da presentare per l’esecuzione di lavori pubblici deve essere corredata da una cauzione pari al 2% dell’importo dei lavori. Nessun credito pertanto può riservarsi alla nota-circolare del 10.10.2003 del Ministero delle Infrastrutture, palesemente in contrasto con la ratio della norma in argomento.La clausola limitativa della responsabilità del fideiussore del seguente tenore: “Qualora il contraente non risulti aggiudicatario dell’appalto, la presente garanzia sarà nulla ad ogni effetto decorsi i 30 giorni dall’aggiudicazione ad altra ditta partecipante” appare in contrasto con l’art. 30 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. che prevede, da un lato, che sia l’Amministrazione a restituire la cauzione ai non aggiudicatari entro trenta giorni e, dall’altro, che la garanzia provvisoria abbia una validità di almeno 180 giorni dalla data di presentazione dell’offerta. Sino al provvedimento di restituzione, la cauzione provvisoria deve rimanere valida ed efficace, anche perché, ai sensi dell’art. 10, comma 1-quater, ultimo periodo, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., la seconda classificata è obbligata , insieme all’aggiudicatario, a comprovare il possesso dei requisiti prescritti o a confermare le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, pena l’escussione della cauzione provvisoria, e poiché la norma non prevede un termine per la risposta, se la seconda lascia decorrere i 30 giorni dall’aggiudicazione ad altra impresa, l’Amministrazione non potrebbe più escutere la cauzione ove fosse stato previsto il suo svincolo automatico dopo il predetto termine.
TAR Calabria, Sezione II Catanzaro - Sentenza 13/01/2004 n. 74
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Relativamente agli appalti di lavori pubblici di importo inferiore al limite di 150.000 euro, dal combinato disposto degli articoli 18 e 28 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, deve desumersi la necessità, al fine di comprovare la sussistenza dei requisiti di ordine tecnico-organizzativo, di produrre il bilancio, anche se riferito ad un unico anno, corredato dalla relativa nota e riclassificato in conformità delle direttive europee. Ciò in quanto, con specifico riferimento al requisito di ordine tecnico-organizzativo del costo complessivo sostenuto per il personale dipendente, l’art. 18 del citato regolamento prevede espressamente, al comma 11, che esso è documentato con il bilancio corredato dalla relativa nota e riclassificato in conformità delle direttive europee dai soggetti tenuti alla sua redazione, e dagli altri soggetti con idonea documentazione, nonché da una dichiarazione sulla consistenza dell'organico, distinto nelle varie qualifiche, da cui desumere la corrispondenza con il costo indicato nei bilanci e dai modelli riepilogativi annuali attestanti i versamenti effettuati all'INPS e all'INAIL ed alle Casse edili in ordine alle retribuzioni corrisposte ai dipendenti e ai relativi contributi.
TAR Emilia Romagna, Sezione II Bologna - Sentenza 22/12/2003 n. 2710
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La piena equiparazione fra la certificazione di sistema di qualità conforme alle norme europee della serie UNI EN ISO 9000 e la dichiarazione della presenza di elementi significativi e tra loro correlati di tale sistema non sussiste ad ogni effetto ma soltanto, del resto in via transitoria, nell’ipotesi in cui ciò sia puntualmente previsto dalla legge. Tale equiparazione, pertanto, non sussiste per quanto concerne la riduzione del 50% della cauzione e della garanzia fideiussoria, atteso che la lettera a) dell’art. 8, comma 11-quater, la prevede esclusivamente “per le imprese certificate”. Questa precisa indicazione ha carattere decisivo, ancorché nella prima parte dell’art. 8, comma 11-quater si precisa che entrambe le situazioni usufruiscono dei benefici di seguito indicati, in quanto quando il legislatore ha voluto effettuare la suddetta equiparazione lo ha puntualmente indicato. Ciò è avvenuto nella lettera b) del medesimo art. 8, comma 11-quater, ove è specificamente indicato che il beneficio della valutazione quale elementi variabili, di cui all’art. 21, comma 2, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m., si riferisce ad entrambe le situazioni.
TAR Sardegna - Sentenza 22/12/2003 n. 1750
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’art. 4, comma 2, del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34, secondo il quale “la certificazione del sistema di qualità aziendale e la dichiarazione della presenza degli elementi significativi e tra loro correlati del sistema di qualità aziendale si intendono riferite agli aspetti gestionali dell’impresa nel suo complesso, con riferimento alla globalità delle categorie e classifiche” va ragionevolmente inteso nel senso che, ove non diversamente specificato, la certificazione del sistema di qualità aziendale e la dichiarazione della presenza degli elementi significativi e tra loro correlati del sistema di qualità aziendale si riferiscono a tutte le categorie oggetto di attestazione. Ma ciò non esclude affatto che vi possa essere nell’anzidetta certificazione una limitazione di tale riconoscimento con conseguente indicazione di alcune soltanto delle categorie di lavori cui l’impresa è abilitata, con la conseguenza che per quelle non espressamente contemplate la stessa impresa risulterà priva della certificazione di qualità. Va pertanto esclusa la possibilità per l’impresa di far valere il titolo di qualificazione anche al fine di partecipare a gare d’appalto concernenti categorie estranee a quelle specificamente indicate nel titolo posseduto, conclusione che apparirebbe estranea alla ratio della disposizione sopra ricordata.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/10/2003 n. 6765
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Al quesito se, nell’appalto di lavori pubblici, la qualificazione per la categoria di opere generali OG11 assorba quella per la categoria di opere speciali OS30 va data soluzione affermativa, qualora la disciplina speciale della singola gara non rechi alcuna clausola in contrario. E’ da ritenersi, pertanto, legittimo il conforme orientamento assunto al riguardo dall’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici con le determinazioni n. 48 del 2000, n. 7 del 2001 e n. 8 del 2002.
Consiglio di Stato, Sezione V - Sentenza 30/10/2003 n. 6760
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Non è fondata l’interpretazione dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici che, in via eccezionale, deroga al divieto di assorbimento delle qualificazioni per opere speciali da parte delle qualificazioni per opere generali e ammette la validità della partecipazione alle gare da parte di imprese che siano prive delle qualificazioni per OS28 e OS30, esplicitamente richiesta dal bando, in quanto la conseguita qualificazione per OG11 dovrebbe intendersi sostanzialmente equivalente. Ciò in quanto la OG11 non dà alcuna garanzia di particolare capacità tecnica su tutta l’area afferente alle opere specializzate che vi si intendono ricomprese.
TAR Campania, Sezione Napoli I - Sentenza 16/10/2003 n. 12830
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La non identità tra certificazione di qualità posseduta dal concorrente rispetto a quella richiesta per i lavori da appaltare impedisce all’impresa di avvalersi del particolare beneficio del dimezzamento della cauzione previsto dall’art. 8, comma 11quater, della legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m. Ciò in quanto la capacità operativa ed organizzativa dell’impresa è sempre qualificata e certificata in relazione alla tipologia dei lavori, così come classificati nell’allegato A al DPR 25 gennaio 2000, n. 34, per cui il beneficio del dimezzamento della misura della cauzione previsto dalla succitata norma non può che essere riconosciuto nei soli casi in cui l’impresa interessata presenti certificazione di sistema di qualità corrispondente alle categorie dei lavori appaltati.
Consiglio di Stato, Sezione IV - Sentenza 31/05/2003 n. 3020
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L’articolo 19 del d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (il quale prevede il riconoscimento di un incremento premiale, per l’impresa che, oltre al possesso di uno dei requisiti del sistema di qualità di cui all’articolo 4, presenti i tre dei requisiti ed indici economico-finanziari ivi stabiliti) va applicato nei confronti non solo delle società di capitale, ma anche nei riguardi delle imprese costituite in forma individuale.
Consiglio di Stato, Sezione v - Sentenza 09/05/2003 n. 2456
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi del combinato-disposto dell’art. 18, 3° comma, del d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34 (secondo cui "la cifra di affari in lavori … è comprovata da parte delle ditte individuali, delle società di persone … con la presentazione delle dichiarazioni annuali IVA") e dell’art. 31, primo comma, lett. c), dello stesso d.P.R. (il quale esige che la ditta concorrente sia in possesso del requisito finanziario riferito alla cifra di affari effettivamente realizzata), deve ritenersi che il quinquennio al quale fare riferimento è quello anteriore l’anno in cui è stata bandita la gara, non potendo tale quinquennio ricomprendere in alcun modo l’anno finanziario ancora in corso al momento in cui il bando è stato pubblicato.
TAR Lazio, Sezione III - Sentenza 16/10/2002 n. 8720
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
L'art.19 del D.P.R. 25 gennaio 2000, n.34 e s.m. riferisce il beneficio convenzionale premiante, puramente e semplicemente, all'"impresa", la cui latitudine applicativa si ricava dall'art.10, comma 1, della legge 11 febbraio 1994, n.109 e s.m. (cui fa rinvio l'art.1, lett. t), del D.P.R. 34/2000) il quale, tra le altre, contempla alla lett. a) le imprese individuali, assicurando la par condicio fra le imprese che siano comunque in grado di dare dimostrazione del possesso dei richiesti "requisiti ed indici economico finanziari".La disposizione di cui all'art.19, lettere a) e c), del D.P.R. 25 gennaio 2000 n. 34 e s.m., letta alla luce del significato da attribuire alla nozione di impresa, va intesa nel senso che il richiamo agli artt.2424 e 2425 c.c. è operato al solo scopo di identificare, con precisione, le due nozioni di capitale netto e di reddito netto di esercizio, elementi dai quali trarre la prova dell'esistenza dei requisiti prescritti.
TAR Veneto - Sentenza 21/02/2002 n. 767
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell’art.31 del D.PR. 25 gennaio 2000, n.34 e s.m., non è richiesta genericamente la dichiarazione del volume d’affari (nella quale possono farsi confluire anche attività estranee e diverse da quelle oggetto dei lavori da appaltare) ma il volume d’affari specificato generato da lavori (pubblici) di importo non inferiore al valore di quello oggetto dell’appalto da affidare.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana 24/01/2000 n. 18
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
In tema di appalto di opere pubbliche, la mancata sottoscrizione del modello GAP da parte del legale rappresentante dell'Impresa concorrente che riferisce i dati attinenti alla propria organizzazione rende l'atto inesistente, e quindi inidoneo allo scopo cui è preordinato; ne consegue che l'Impresa è legittimamente esclusa dalla gara.
TAR L'Aquila 13/10/1999 n. 586
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La prova della regolare esecuzione di precedenti lavori, richiesta a ciascun concorrente, ai fini dell'ammissione alla gara d'appalto di opera pubblica, deve essere necessariamente costituita da attestazioni provenienti dall'Ente pubblico nel cui interesse i lavori stessi sono stati eseguiti e non può essere sostituita da dichiarazioni, anche se di collaudo, provenienti da un privato concessionario.
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la regione Siciliana 03/06/1999 n. 208
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui un bando di gara per l'aggiudicazione di lavori pubblici consente che più attestazioni o dichiarazioni concettualmente e funzionalmente indipendenti siano contenute in un unico atto, è necessario comunque che le varie dichiarazioni sussistano tutte distintamente e chiaramente, a pena di esclusione.
TAR Catania 31/05/1999 n. 1083
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
La clausola del bando di gara che impone di dimostrare la capacità tecnica e/o la capacità economico finanziaria con riferimento al triennio precedente va interpretata nel senso che il requisito può essere comprovato con riferimento al precedente triennio di attività, senza che ciò precluda in linea di principio la possibilità di provare il medesimo requisito con riferimento ad un periodo di attività imprenditoriale più breve; pertanto, la clausola del bando che prevede la produzione della dichiarazione dell'impresa concernente la capacità tecnica e/o la capacità economico finanziaria attestante sia la cifra globale degli affari che i lavori eseguiti negli ultimi tre anni non comporta l'esclusione delle imprese che non abbiano operato nel triennio precedente.I documenti relativi alla dimostrazione della capacità tecnica ed economico finanziaria che i soggetti appaltanti possono richiedere non sono elementi la cui mancanza determina tout court l'esclusione dalla gara, ma costituiscono dati che, insieme ad altri, concorrono a stabilire se l'imprenditore concorrente è in possesso complessivamente dei requisiti per potere correttamente e seriamente assumere l'impegno contrattuale e portare quindi a buon esito i lavori in appalto, per cui l'esclusione stessa, in mancanza di espressa comminatoria nel bando, può aver luogo soltanto qualora la mancanza di alcuni dati richiesti non consenta di adeguatamente valutare la detta capacità.
TAR Roma 07/04/1999 n. 869
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
In sede di determinazione dei requisiti tecnici per partecipare a gare d'appalto di opere pubbliche, la prescrizione di dotarsi di particolari attrezzature è illegittima solo se manifestamente illogica, perché eccessiva o inadeguata in relazione alle opere o ai servizi formanti oggetto dell'appalto
TAR Palermo 01/02/1999 n. 284
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel procedimento di gara d'appalto per l'aggiudicazione di contratti della Pubblica amministrazione, la produzione senza firma o la mancata produzione del modello G.A.P., col quale le Ditte concorrenti devono fornire notizie di carattere organizzativo, finanziario e tecnico sull'attività svolta in precedenza, nonché ogni indicazione utile ad individuare gli effettivi titolari dell'impresa, costituisce causa di esclusione dalla gara
Consiglio di Stato, Sezione VI 28/04/1998 n. 576
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Nel caso in cui il bando di gara per l'appalto di opera pubblica preveda che le Imprese indichino un costo del personale non inferiore ad una certa percentuale del volume di affari, il parametro da considerare è dato dalla cifra di affari minima richiesta ai fini della partecipazione alla procedura e non da quella, eventualmente superiore, indicata dalla Ditta concorrente.
TAR Palermo, Sezione I 31/07/1997 n. 1599
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai fini della determinazione del costo del personale necessario e sufficiente alla ammissione alla gara, non è rilevante la cifra d'affari dichiarata (eventualmente in misura maggiore a quella richiesta), bensì, secondo il disposto dell'art. 5 del d.P.C.M. n. 55/1991, la cifra d'affari richiesta in bando di gara dall'Amministrazione ai fini dell'ammissione a gara.
TAR Catania 02/07/1997 n. 1460
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il requisito della capacità tecnico finanziaria va provato con riferimento alla natura ed entità dei lavori che formano oggetto dell'appalto e non in maniera astratta con riferimento alle dimensioni dell'Impresa od al suo volume di affari.
TAR Firenze, Sezione II 03/06/1996 n. 296
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Il certificato della cancelleria fallimentare costituisce l'unico documento idoneo a dimostrare, con carattere di attualità, la solidità economica dell'impresa concorrente a pubblico appalto.
TAR Genova, Sezione II 15/11/1995 n. 452
legge 109/94 Articoli 13, 8 - Codici 11.3, 8.3
Ai sensi dell'art. 1, secondo comma del D.L. 31 gennaio 1995 n. 26 convertito dalla legge 29 marzo 1995 n. 95, restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi i rapporti giuridici sorti e gli effetti prodottisi sulla base dei DD.LL. 30 settembre 1994 n. 559 e 30 novembre 1994 n. 658; pertanto, una procedura di gara espletata in vigenza dei detti decreti legge rimane legittima pur in mancanza di applicazione delle ipotesi di esclusione di cui all'art. 8, settimo comma, della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., in quanto la detta norma risultava in quel momento sospesa.