Massime della giurisprudenza classificate per il nodo "corrispettivo"

TAR Lombardia, Sezione III Milano - Sentenza 18/01/2006 n. 93
legge 109/94 Articoli 19, 21 - Codici 19.5, 21.1
L’art. 83 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. prevede che, qualora le offerte pervenute riguardano: “... la sola acquisizione del bene ovvero la sola esecuzione dei lavori ovvero l’acquisizione del bene congiuntamente all’esecuzione dei lavori, la vendita del bene e l’appalto per l’esecuzione dei lavori vengono aggiudicati alla migliore offerta congiunta, sempre che essa sia più conveniente delle due migliori offerte separate. In caso contrario, l’aggiudicazione avviene in favore della migliore offerta relativa all’acquisizione del bene e a quella relativa all’esecuzione dei lavori”. Il comma 4 dello stesso art. 83 dispone altresì che “L’amministrazione aggiudicatrice dichiara la gara deserta qualora nessuna delle offerte pervenute abbia ad oggetto l’acquisizione del bene”. In altre parole, la possibilità che venga presa in considerazione l’offerta separata di sola esecuzione dei lavori è subordinata alla presenza di una proposta (allo stesso tempo separata) riguardante la sola acquisizione dell’immobile tanto che, in caso contrario, la gara viene aggiudicata alla migliore offerta congiunta.Nel caso in cui nessun concorrente ha presentato offerta per la sola acquisizione dell’immobile né le ditte partecipanti con proposta congiunta hanno manifestato disponibilità a “dividerla” nel caso di accertata incongruità dei prezzi proposti per la parte relativa all’esecuzione dei lavori, non può ritenersi che la stazione appaltante avrebbe dovuto comunque scindere le offerte congiunte (quelle giudicate anomale) in modo tale da scegliere la proposta in assoluto più conveniente per l’amministrazione, poiché ciò si scontra, oltre che con la ratio della norma più volte citata, con l’esigenza di salvaguardare l’autonomia imprenditoriale delle imprese concorrenti. Sembra, invero, paradossale costringere l’impresa partecipante ad assumersi un onere contrario (nel caso di specie, la sola acquisizione dell’immobile) alla volontà espressa in sede di gara, atteso che, nel partecipare alla procedura selettiva, l’impresa concorrente effettua preventivamente proprie valutazioni di convenienza, che non possono essere stravolte dall’amministrazione in mancanza di una dichiarazione di disponibilità dalla stessa chiaramente manifestata. Ritenere il contrario non coincide neppure con la ratio della previsione normativa in esame, atteso peraltro che la procedura delineata dal citato art. 83 del D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554 e s.m. è finalizzata alla conclusione di un contratto basato, come noto, sull’accordo raggiunto su un assetto di interessi concordato tra l’amministrazione e la parte privata, la cui volontà manifestata in sede di offerta (che deve formarsi in totale autonomia) non può essere stravolta neanche nell’ottica di una maggiore convenienza per la stazione appaltante.
TAR Cagliari 27/05/1998 n. 531
legge 109/94 Articoli 19, 21 - Codici 19.5, 21.1
Dal combinato disposto dell'art. 19, co. 4 della legge 11 febbraio 1994 n. 109 e s.m., come sostituito dall'art. 6 bis della legge 2 giugno 1995 n. 216, e del successivo comma 5 può desumersi il principio che gli appalti di opere pubbliche debbono essere in via preferenziale e per quanto possibile stipulati a corpo, ma non è fissata alcuna percentuale massima per la parte di lavori da appaltare eventualmente a misura, cosicché questa potrebbe estendersi, al limite, alla quasi totalità dell'opera.
Consiglio di Stato 30/08/1996 n. 1818
legge 109/94 Articoli 19, 21 - Codici 19.5, 21.1
Il rapporto contrattuale basato su un appalto esclude la ricognizione di debito, atteso che il pagamento del corrispettivo in denaro costituisce esatto adempimento dell'obbligo negoziale dell'appaltatore.Nel caso in cui l'Amministrazione non sia parte diretta o indiretta di un contratto d'appalto, il pagamento diretto da essa effettuato, in quanto organo concedente rispetto al concessionario appaltante, in favore dell'appaltatore (in relazione ad un possibile arricchimento senza causa da parte dello Stato) non è legittimo, poiché il rapporto concessorio ha natura amministrativa e non contrattuale che non trasforma la posizione dell'Amministrazione (formalmente estranea al rapporto contrattuale) da terzo a parte del negozio de quo.Il pagamento diretto da parte dell'Amministrazione - a favore di una impresa per riconosciuta realizzazione di lavori pubblici a totale carico dello Stato - in presenza di un atto di pignoramento presso terzi, regolarmente notificato all'Amministrazione, contrasta con gli artt. 2912, 2913, 492 e 546 Cod. proc. civ.; invero, l'atto di pignoramento rende inefficaci ex lege nei confronti dei creditori pignoranti e dei creditori intervenuti gli atti di disposizione dei beni esecutati e, in caso di pagamento diretto all'appaltatore, i medesimi creditori possono, per effetto dell'art. 2913 Cod. civ., escutere l'Amministrazione per l'intera somma costituente credito dell'originario debitore.Il pagamento diretto da parte dell'Amministrazione di un credito relativo ad un contratto di appalto di opera pubblica di cui essa non sia parte, in quanto organo concedente rispetto al concessionario appaltante, non è efficace né opponibile ai creditori, lasciando l'Amministrazione responsabile nei loro confronti, tenuto anche conto che essa, ai sensi dell'art. 546 Cod. proc. civ. è soggetta, a seguito di pignoramento, alla responsabilità del custode in ordine alle somme di denaro pignorate.L'inammissibilità giuridica di un pagamento diretto da parte dell'Amministrazione di un credito ad un contratto di appalto di opera pubblica di cui essa non sia parte (per essere solo concedente) obbliga l'Amministrazione stessa ad attendere l'esito del procedimento di espropriazione attivato dal creditore procedente, e in particolare i provvedimenti emessi dall'Autorità giudiziaria nell'ambito dell'esecuzione forzata.